[511] _Due dialoghi: l'uno di Mercurio e Caronte, nel quale, oltre molte
cose belle, gratiose et di buona dottrina, si racconta quel che accadde
nella guerra dopo l'anno MDXXI: l'altro di Lattanzio e di uno
arcidiacono nel quale puntualmente si trattano le cose avvenute in Roma
nell'anno MDXXVII. Di spagnuolo in italiano con molta accuratezza et
tradotti et rivisti. In Vinegia con gratia et privilegio per anni
dieci_. Senza anno, e si suppongono volgarizzati dal Bruccioli. Sono 148
fogli in-8º. Su questa traduzione fu fatta la francese del 1565.
[512] Le coste d'Italia erano molestate e depredate da corsari turchi, e
talvolta da armate. Singolarmente notevole è lo sbarco che, nel 1480,
fecero ad Otranto, ove ben ottocento cittadini furono rapiti: i quali,
piuttosto che rinnegare la fede avita, subirono la morte, e meritarono
d'essere venerati come beati martiri. Sul che or ora pubblicò
un'interessante relazione il canonico Giovanni Scherillo (Napoli 1865).
[513] _The benefit of Christ's death, reprinted in fac-simile from the
italian edition of 1543, together with a french translation printed in
1551, to which is added an english version made in 1548 by E. Courtenay
earl of Devonshire, with an introduction by Churchill Babington_. Londra
1853.
Conosciamo cinque edizioni in italiano fatte a Lipsia dopo il 1835, in
tedesco ad Amburgo e a Strasburgo nel 1856; a Vevey e Lausanne nel 1856,
ed a Parigi. A Torino nel 1860 se ne formò una stereotipa. Per trovare
l'originale bastava ricorrere ala biblioteca della Minerva in Roma,
fondata dal cardinale Torrecremata, poi riccamente dotata dal cardinale
Casanatta, che fu bibliotecario della Vaticana (1620-1700). I Domenicani
di quel convento aveano la licenza di leggere qualunque libro, per veder
quali proibire; locchè fa rinvenire in quella biblioteca una quantità di
libri, divenuti rarissimi, e fino unici. Clemente XI, nel 1701, avea
pubblicato regole per il modo di conservar essi libri separatamente, e
comunicarli solo a chi n'avesse formale licenza.
[514] Su questa necessità delle buone opere è famoso il discorso di
Lutero dopo uscito dal ritiro della Warzburg. In somma negavasi
efficienza a quelle sole opere che soleano profittare al clero
cattolico. Vedasi la nota 20 del nostro Discorso XV.
[515] _Histoire des variations_.
Quanto si vacillasse da principio sul punto della giustificazione appare
dalle accuse che il padre Spina diede al Caterino e dalle difese di
questo _contra schedulam Paulo III oblatam, in qua quinquaginta errorum
Catharinus insimulabatur_; e versano la più parte su ciò e sulla
predestinazione.
Fu uno de' teologi più reputati di quell'età frà Jacobo Nachiante
fiorentino, vescovo di Chioggia (-1569), carissimo a Paolo III, a Giulio
III; sentito assai nel Concilio di Trento, e scrittore di molte opere,
di cui fanno al caso nostro la _Enarratio maximi pontificatus, maximive
sacerdotii Jesu Christi; de primatu Petri: De auctoritate Papæ et
concilj. De actis concilj approbandis per papam. De sacrosanctis
indulgentiis. De expiatorio missæ sacrificio. De natura et sacramento
evangelici matrimonii_. Eppure vi fu chi lo tacciò di errori intorno
all'essenza della libertà; del che peraltro lo difende il Tomassino,
tom. III, tratt. IV _De gratia_, e il Reginaldo _De mente Conc.
trident_., P. II, cap. 77.
[516] _Lettere vulgari di diversi nobilissimi uomini_. Vinegia 1548.
[517] Vorrebbero distinguere due Valdes fratelli; Alfonso e Giovanni: il
primo fosse autor dei dialoghi e segretario dell'imperatore sotto al
Gattinara, col quale assistette alla coronazione di Carlo V a Bologna,
poi al convegno d'Augusta, ove si proclamò la Confessione luterana.
L'altro sarebbe l'eresiarca: ma non parmi evidente la distinzione.
Dalla Società biblica furono ristampate le opere del Valdes a Oxford nel
1845.
[518] BEZA, _Ep._ IV, pag. 200, tom. III, _Opp._
[519] Vita di Galeazzo Caracciolo. Nel processo del cardinale Morene,
fatto dopo il 1555, del quale molto avremo a occuparci in appresso, sta
questa deposizione d'un testimonio, il cui nome, secondo il solito, è
taciuto, come quelli delle altre persone, implicate subordinatamente:
«Volendo io confessar ingenuamente alle VV. SS. Reverendissime (i
cardinali inquisitori) tutti gli errori miei dal principio al fine, dico
che, essendo io a Napoli circa otto anni sono, pochi giorni prima che
andassi a Basignano col N N che era a Napoli; vedendo che io aveva
cominciato a lasciar la mala via del mondo, e con desiderio di ritornar
alla buona delle buone opere, incominciò a tentarmi sopra l'articolo
della giustificazione che siamo giusti pel sangue di Gesù, e non per le
opere nostre; mostrandomi molti lochi nel Testamento Nuovo, i quali par
chiaramente il dimostrino. E però gli dissi che ciò mi piaceva. Il che
detto esso al Valdesio, con cui spesso conversava, e con N ed N che
ancor essi erano a Napoli, il Valdes rispose all'N, secondo mi riferì,
che non si fidasse di me, sapendo che io era carnalissimo, e perciò il
detto Valdes non volle che mai io andassi coll'N a lui, nè che io
intervenissi o sapessi li lor ragionamenti. Pure il N mi andava dicendo
e confermando sopra l'articolo della giustificazione.
«Ritornato a Napoli in casa del N, andai a visitare l'N, e gli portai
certi scritti del N sopra due o tre capitoli dell'epistola di san Paolo
alli Romani, dove parlava ampiamente della giustificazione, conforme al
libretto del _Benefizio di Cristo_, e domandandomi se N gli avea letti,
gli dissi non saperlo, come era vero.
«Mi domandò ancora del signor cardinale Morone, quel che esso teneva
della giustificazione: gli risposi che io non sapeva, altro se non che
il N e il N grandemente il commendavano a Trento della bella mente e
bello animo suo, di esser innamorato di Dio e non delle cose del mondo;
che mostrava essere ben capace della giustificazione per Cristo, e che
sempre pareva loro che più fosse acceso nell'amor di Dio».