NOTE

[127] Una delle legende più divulgate è quella di Barlam e Giosafat,

della quale si ha pure una traduzione o imitazione del buon secolo della

lingua. Felice Liebrecht provò ch'essa è una contraffazione cristiana

della vita di Budda Sakia Muni, qual è offerta nel racconto del _Lalita

vastara_ in indiano. Nè già trattasi solo del concetto, delle linee

fondamentali, ma di passi interi. Anche là Sakia Muni è un figlio di re,

che tocco dalle miserie umane, si ritira nel deserto, malgrado la

famiglia sua, a vita religiosa, convertito da un solitario. Un qualche

monaco siro tradusse questa legenda, inserendovi le lodi del

cristianesimo, e valendosi dell'ascetismo monastico, ch'è comune alle

due religioni. Più tardi vi si aggiunsero satire contro la corrutela del

tempo e la depravazione del clero.

[128] La sua vita sta negli _Acta Sanctorum_ al 29 maggio.

[129] Pietro Lombardo, Maestro delle sentenze, avea detto (_Lib_. I,

_dist_. 5) coi trattatisti, che nè il Padre generò la divina essenza, nè

la divina essenza generò il Figlio, nè la divina essenza generò

l'essenza: «col qual nome di essenza intendiamo la divina natura, che è

comune alle tre persone, e tutta in ciascuna».

Parve a Gioachimo, che Pietro portasse la Trinità a quaternità,

asserendo le tre persone, e inoltre l'essenza comune, distinta da esse.

Molto se ne disputò, finchè Innocenzo III condannò il costui libro. Vedi

MATTIA PARIS al 1179, e ci serva di prova de' cavilli allora usitati.

Le profezie di esso furono difese da Gregorio di Lauro, abate

cistercense, nell'opera _B. Joannis Joachim abatis apologetica, sive

mirabilium veritas defensa_. Napoli 1560. L'esame delle dottrine di esso

vedasi in Natale Alessandro, _Historia ecclesiastica_, Tom. VI, pag.

287.

[130] Costituzione _Exiit quid seminat_, nel VI delle Decretali, _tit.

de verbor. significatione_.

[131] A torto dunque Alessandro Natale comincia l'articolo sui

Fraticelli con queste parole: _Fraticellorum sectæ initium dedere Petrus

de Macerata et Petrus de Forosempronio, Ordinis Minorum apostatæ, etc_.

Vol. VI, pag. 83.

[132] BORGHINI, _Trattato della Chiesa e vescovi fiorentini_.

[133] Fra la _Scelta di curiosità letterarie_, che stampasi a Bologna,

nel 1865 si pubblicò una _lettera dei Fraticelli a tutti i Cristiani_,

nella quale rendono ragione del loro scisma. A rinforzo di testi della

Scrittura e del Decreto mostrano essersi «separati dal papa e da li

altri prelati», credendoli rei per eresia, per simonia, per pubblica

fornicazione. Papa Giovanni XXII esser morto pertinace eretico provano

dalle dottrine sue, e principalmente dall'aver condannata la

proposizione che «il nostro Signor Jhesu Christo et li apostoli suoi non

avessero proprio nè in speciale nè in comune». La sua simonia deducono

dall'essere nel Decreto severamente vietato di ricevere denari pel

battesimo, per la cresima, per la comunione, per la sepoltura, ecc.,

«dovendo li doni di Cristo essere dispensati e donati di grazia. Li

fornicatori pure sono scomunicati». E però essi prelati e papi sono

scomunicati, mentre per scomunicati dichiarano i Fraticelli, che

niun'altra colpa hanno se non di non stare alla loro obbedienza. E

«posto che li Catholici non possano avere la sacra comunione di Christo

visibilmente e corporalmente per li heretici che soprastanno, nondimeno,

mentre che colla mente sono congiunti ad Christo, anno la sacra

comunione di Christo invisibilmente».

[134] Bolla _Quorum exigit_ nelle Estravaganti, tit. _De verborum

significatione_.

[135] Vedasi WADINGO, _Ann. Minor._ T. V ad 1298. nº XXIV: e 1306, nº

VIII.

[136] Bonifazio VIII passa per gran nemico di frà Jacopone, eppure a lui

s'attribuisce un canto, che non può se non tenersi come traduzione dello

_Stabat Mater_:

Stava la Vergin sotto della croce

Vedea patir Jesù, la vera luce.

Madre del re di tutto l'universo.

Vedeva il capo che stava inchinato

E tutto il corpo ch'era tormentato,

Per riscattar questo mondo perverso, ecc.

Altri versi di frà Jacopone arieggiano al _Dies iræ_:

Chi è questo gran sire

Rege di grande altura?

Sotterra i' vorria gire,

Tal mi mette paura.

Ove potria fuggire

Dalla sua faccia dura?

Terra, fa copritura

Ch'io nol veggia adirato.

E altrove:

Non trovo loco dove mi nasconda

Monte nè piano, nè grotta o foresta

Chè la veduta di Dio mi circonda.

[137] Sta in ECCARD, _Corp. hist_. Tom. II, pag. 849.

[138] Chronica FR. SALIMBENE; Parma 1857, pag. 233 e seg. Esso frà

Salimbeni, che nella cronaca distesamente parla de' Fraticelli, all'anno

1280 racconta che, avendo i Domenicani fatto bruciar donna Alina per

eretica, il popolo di Parma si levò a rumore, e li cacciò, nè, malgrado

le scomuniche lanciate dal cardinale Latini, poterono tornarvi fino al

1287.

[139] FR. CHRIST. SCHLOSSER, _Abelardo e Dolcino; vita ed opinioni d'un

entusiasta e d'un filosofo_. Gota 1807. — G. BAGGIOLINI, _Dolcino e i

Patareni_. Novara 1838. — JULIUS KRONE, _Frà Dolcino und die Patarener,

historische Episode auf den piemontesischen Religionskriegen_. Leipzig

1844.

Questa ostentata povertà stava forse in mente all'autore

dell'_Imitazione di Cristo_, allorchè scriveva (Lib. II, c. 11): «Dove

si troverà chi a Dio voglia servire gratuitamente? Di rado si trova

alcuno, tanto spirituale, che d'ogni cosa sia denudato. Un vero povero

di spirito e spoglio d'ogni cosa creata, chi lo troverà? se l'uomo abbia

dato ogni sostanza sua, non è ancor nulla. Se abbia fatto gran penitenza

è ancor poco. Se abbia imparato ogni scienza, n'è ancor ben lontano. Se

abbia gran virtù e fervorosa devozione, molto ancora gli manca; quello

cioè che sommamente gli è necessario. E che cos'è? Che, lasciato tutto,

lasci se stesso ed esca affatto da sè, e nulla ritenga d'affezione

privata. Fatto che abbia tutto, senta d'aver fatto nulla, e si riconosca

servo inutile. Allora veramente povero e nudo di spirito potrai essere,

e dir col profeta: _Umile e povero son io_».

[140] La sentenza trovasi in PUCCI, _Storia del vescovado di Siena_,

pag. 253.

[141] Edita nella _Scelta di curiosità letterarie_.

[142] _Hist. di tutte l'heresie_. Vol. IV, pag. 198. Quest'autore,

declamatorio quanto il Gioberti, par sempre armato dello staffile di

pedante per flagellar l'avversario, empio, frodolento, degno d'inferno,

bestemmiatore, scismatico, ecc.

[143] Ep. NICOLAI V, Lib. XXII, pag. 53.

[144] Ep. CALIXTI, Lib. XIV, pag. 255.

Gli eretici d'Italia, vol. I · 第 26 / 82 题