duodecimo Kalendarum Maiarum, Indictione secunda; qui vixit annos plus
minus triginta, imperante Domno Justiniano, piissimo Augusto, anno et
Consulatus quarto, pontificante Apostolico viro Domno Sergio Papa anno
secundo._ — Del battesimo e della morte di Caduallo in Roma fa menzione
anche il _Carmen Aldhelmi de Basilica aedificata a Bugge filia regis
Angliae_, in ANGELO MAI, ibid., pag. 388. ALDELMO (morto nel 709)
scrive _Ceduvalla_ e dice senza malizia:
_Alta supernorum conquirens regna polorum,_
_Clarum stelligeri conscendens culmen Olympi._
[235] ANAST., _Vita Constant._ e BEDA, V, c. 20. — Quei Re morirono a
Roma non molto dopo.
[236] _Cymelia_ è espressione generica degli arredi sacri: in
particolare poi v’erano forme innumerevoli di lampade, di vasi, di
coppe, di calici, d’incensieri ecc.
[237] Conchiude così:
_Sergius antistes divino impulsus amore_
_Nunc in fronte sacrae transtulit inde domus._
_Exornans rutilum pretioso marmore tumbum_
_In quo poscentes mira superna vident._
_Et quia praemicuit miris virtutibus olim,_
_Ultima Pontificis gloria major erit._
GRUTER. 1170, n. 3. — A papa Sergio s’attribuisce l’edificazione di
una sola chiesa, e precisamente dell’oratorio di sant’Andrea nella via
Labicana, che egli rinnovò da cima a fondo.
[238] ANAST. in _Joh._ VI.
[239] _Apud fossatum, in quo in unum convenerant._ Il MURATORI traduce
«fossa della città,» ma _fossatum_ è principalmente un accampamento
circuito di fosso: così nella Vita dello stesso Giovanni VI si usa
dell’identica espressione per significare il campo dei Longobardi. —
Non m’accingo a decidere se il fatto ricorresse o no nell’anno 702.
[240] MURATORI, ad ann. 683; MABILLON, _Annal. Bened._, XVII, c. 32,
561 segg.; _Chron. Farfense_ e MURATORI _Prolegom._, a questa Cronica
nel tom. II, p. 2, _Scriptor._ Nei documenti Longobardi di Farfa
ricorre sempre la formula: _Monasterium S. Dei genitricis Mariae quod
situm est in territorio Sabin. in loco ubi dicitur Acutianus_.
[241] La _Tabula chorographica Medii Aevi_ di GIOVANNI BARRETTA (XX,
n. 108) offre in quest’argomento pochissimi chiarimenti, al paro
della _Dissert. IV de ducatu Benev._ di CAMILLO PELLEGRINO. Un passo
degno di nota che trovasi in PROCOPIO, _De B. Goth._ I, 15, estende
il territorio romano, come oggidì, fino a Terracina: μεθ’ ὃυς Καμπανοὶ
ἄρχι ἐς Ταρακήνην πόλιν οἰκοῦσιν οὓς δὴ οἱ Ῥώμης ὃροι ἐκδέχονται.
[242] ANASTASIO non parla che dello sconosciuto luogo _Horrea_;
all’invece PAOLO DIACONO specifica: _Suram Romanorum civitatem,
Hirpinos atque Arcem_. Il CLUVER e il MURATORI leggono: _Soram,
Arpinum, Arcem atque Aquinum_. Sora era un castello antico de’ Sanniti;
l’antica _Arx_, che è l’odierna Arce, è posta tra Arpino e Aquino.
[243] Fu una restituzione di beni ecclesiastici, nè già la donazione di
una intera provincia, qualmente opinava il BARONIO. In tutte le terre
da loro conquistate i Longobardi si erano impossessati dei patrimonî
della Chiesa.
[244] Aveva sostituito un naso d’oro, e quando lo spurgava, i suoi
cortigiani comprendevano che aveva condannato a morte qualcuno.
[245] Ne diede la descrizione il TORRIGIO, _Le sacre grotte Vaticane_,
II, 117, prima che fosse demolita.
[246] Questa imagine, dall’anno 1609 in poi, trovasi nella cappella
Ricci in san Marco di Firenze: così almeno attesta il FURIETTI, _De
Musivis_, c. 5, p. 79.
[247] _Joannes indignus Episcopus fecit B. Dei Genitricis servus._
[248] Rappresenta la Vergine col bambino, velata a foggia greca, seduta
sopra un trono splendidamente adorno: innanzi a lei sta un angelo;
dietro v’ha una mezza figura che offre un dono al bimbo, ed una seconda
figura, che forse è quella di Giuseppe. Il lavoro, condotto su pasta
cattiva e grossolana, è rozzo al pari di quello contemporaneo del santo
Stefano in san Pietro _ad vincula_. Un brutto disegno ne è dato nel
CRESCIMBENI, _Storia della basilica di santa Maria in Cosmedin_ p. 145.
[249] Lo desumo dal _Cronicon Benedicti_, monaco di santo Andrea sul
monte Soratte (_Mon. German._, V, c. 11); _Johannes praeerat papa,
qui fecit oratorium sanctae Dei genitricis, opere pulcherrimo, intra
ecclesia b. Petri apostoli, ubi dicitur a Veronica_.
[250] Sull’argomento del santo sudario (_Sindone_ in greco) vi ha
una piccola letteratura. Mi occorre ammonire il lettore affinchè si
guardi dal torre in mano il libro di ALFONSO PALEOTO intitolato: _Jesu
Christi Crucifixi Stigmata sacrae Sindoni impressa_, dove la dipintura
del corpo di Cristo è tale da metter addosso brividi di paura. Poichè
Cristo pinse sè medesimo sul sudario, non v’ha alcuna delle sue piaghe
che non sia ricercata e discussa con dottrina senza pietà: in breve la
è una repugnante anatomia della sua passione. — L’ALVERI, _Roma in ogni
stato_, II, 210 segg. e il SEVERANO, _Le sette chiese_, p. 154 e segg.,
diedero una storia completa del sudario.
[251] Il gesuita LANDSBERG ci fa certi che questa imagine era fedele
al pari di una fotografia; egli vi seppe scorgere persino le tracce
della ceffata con cui un soldato scelleratissimo percosse il volto di
Cristo: _in quella sacratissima imagine, che si conserva in san Pietro,
si vedono ancora i segni delle dita di quel soldato_. SEVERAN, p. 160.
— La santa Veronica è per disgrazia una finzione derivata dalle parole
_vera icon_ che significano «vera effigie» di Cristo; questa effigie
re Abgaro si dice aver tolto da Edessa. Vedi il LA FARINA, _Storia
d’Italia_, I, p. 210.
[252] OROSIO, _Hist._ XII, c. 4. Nulla qui è detto della Veronica, ma
soltanto che Tiberio, alla notizia della morte e della risurrezione
di Cristo, voleva proclamarlo Dio, e che ne fu impedito dal Senato. Da
OROSIO attinse il racconto OTTONE DI FRISINGA, _Chron._ III, c. 12, ma
neppur esso fa parola della Veronica, sebbene il monaco Benedetto, due
secoli prima di lui, ne conoscesse la storia.
[253] Oggidì ancora nel Panteon si vede una cassa con una iscrizione
che arditamente dice: _In ista capsa fuit portatum sudarium passionis
Domini nostri Jesu Christi a Hierosolymis Tiberio Augusto_.
[254] MABILLON, _Annal. Bened._, lib. XIX, 23.
[255] _Johannicius Ravennianus ille facundus poeta, quia invictissimo
Augusto contrarius fuit, inter duos fornices murina morte vita
privetur._ AGNELLO racconta la storia di quest’uomo nella _Vita
Teodori, Damiani, S. Felicis_. È un racconto da romanzo; la sorella
di lui pregò che le fosse concesso di vedere dalla finestra il mozzo
capo del fratello; lo vide, pianse e morì. AGNELLO si dice pronipote di
Giovanniccio. — Di questo notevole Storico della Chiesa ravennate, che
chiude la sua opera col vescovo Giorgio in sull’anno 846, si leggano
i _Prolegomeni_ nell’AMADESI, _Antistit. Ravenn. Chronotaxis_. Favent.
1783. La sua orrida prosa è una miscela di semplice stile di cronista e
di imitazione ampollosa dei retori antichi.
[256] Dal modo con cui i Bizantini acciecavano i condannati al
supplizio, costringendoli a fissare gli occhi sopra un bacino
arroventato in cui si versava aceto, il MURATORI fa derivare la parola
italiana _abbacinare_. I casi di Ravenna narra AGNELLO nella _Vita S.
Felicis_.
[257] Alla mitra del Papa ANASTASIO dà nome di _camelaucum_
(καμελαύκιον in greco): in italiano s’usa la voce _camauro_. Vedi
l’annotazione del VIGNOLI a questo passo.
[258] ANASTASIO dà la descrizione di questo fatto; ma chi però potrà
prestargli fede che l’Imperatore colla corona in capo si prostrasse
e baciasse i piedi del Pontefice? V’è però aggiunto che egli _pro
delictis suis_ si confessasse e ricevesse la comunione.
[259] È quel giuoco antico ai dischi che anche oggi s’usa in tutta
Italia, ed è conosciuto sotto il nome di _ruzzola_. Nel testo è detto:
_parvuli cum modica orbitella_. AGNELLUS, _Vita Damasi_, c. II, 327.
[260] _Saccos induti sunt — ciliciis se operierunt._ Sono i cappucci
oggidì ancora usati dalle Confraternite. Quelli che li portano di
stoffa di crine (_ciliccino_) sono detti particolarmente i _sacconi_.
— In quest’occasione, AGNELLO, che scriveva soltanto cento anni dopo,
nomina come ornamenti abituali delle donne: _mutatorias vestes_
(varietà di abiti sfarzosi), _et pallia, inaures, et anulos, et
dextralia_ (smaniglie), _et pereselidas_ (?), _et monilia_ (collane),
_et olfactoria_ (ampolline odorose), _et acus, et speculas, et lunulas_
(ornamenti d’oro in forma di luna), _et liliola_ (ornamenti in forma di
giglio), _praesidia_ (?), _et laudosias_ (?). In Ravenna erano ancora
in quel tempo teatri e terme.
[261] AGNELLO dice che quelle lotte sanguinose duravano ancora a’ tempi
suoi.
[262] _Bandum_ significa _vexillum_ (bandiera) e _Bandus_ una schiera
riunita sotto un vessillo. AGNELLO usa con pari significazione _bandus,
militia, numerus. Numerus_, per reggimento di soldatesca, appartiene
ai tempi dell’Impero, e quella voce trovai, in un epigramma di Damaso
nelle catacombe, usata anche per la turba (_exercitus_) dei Martiri.
— Alcuni di quei gonfaloni esistevano già anche sotto l’Esarca. — I
_Papiri Dipl._ del MARINI enumerano: _Numerus felicum Theodosiacus_
(n. 90), _Num. Mil. Sermisiani_, forse composto di Dacî di Sarmisia
(n. 91), _Num. victricis Mediol._ (n. 93), _Num. Arminiorum_ (n. 95),
_Num. felicum Persoarminiorum_ (n. 122), _Num. Veronensium_ (n. 95),
_Num. Juniorum_ e _Num. invicti_ (n. 111). I nomi di questi reggimenti
erano dunque tratti da quelli di paesi o di Imperatori, o da concetti
astratti. I loro officiali erano appellati: _Tribunus, Primicerius,
Adorator_ (parola inesplicabile) e _Optio_ od _Ozio_, che si spiega per
_distributor annonae_.
[263] ὁ δὲ φιλιππικὸς διὰ τοῦ αὐτοῦ σπαθαρίου ταύτην ἐπὶ τὰ δυτικὰ μέρη
ἕως Ῥὠμης ἐξέπεμψεν. THEOPH., _Chronogr._, p. 319.
[264] I Greci chiamavano _pancarea_ quelle manifestazioni in dipinto;
vedine ANAST., _in Vita Constant._, n. 174. Nel secolo decimoquarto,
e più tardi ancora, in alcune chiese di Roma si collocavano di quei
quadri, malagevoli a trattarsi, di Concilî.
[265] Ecco come s’esprime ANASTASIO: _Hisdem temporibus cum statuisset
populus Romanus nequaquam haeretici Imperatoris nomen, aut chartas, vel
figuram solidi suscipere_.
[266] Riporto il passo: _Contigit, ut Petrus quidam pro ducatu
Romanae urbis Ravennam dirigeretur, et praeceptum pro hujusmodi causa
acciperet_, n. 176. È cosa meravigliosa che i _Duces_ di Roma si
facciano visibili precisamente nel tempo in cui il loro potere sta per
iscomparire.
[267] _In Via sacra ante palatium_ etc.
[268] Questa iscrizione degna di nota trovasi nel MARINI, _Pap. Dipl._,
p. 367, nota 1, al n. 424. Videla per la prima volta PIETRO SABINO nel
secolo decimoquinto in santa Anastasia; un frammento indi ne videro
l’UGHELLI e il SUARESIO in san Benedetto _in Piscinula_. Io consultai
tanto questo frammento, quanto la copia del SABINO nell’archivio del
DE ROSSI; non vi si trova variante per il passo _longo refecta gradu_.
Ecco la iscrizione:
_Ultima funereo persolvens munia busto_
_Quo pater illustris membra locanda dedit_
_Adjecit titulos proles veneranda Joannes_
_Ne tantus quovis esset honore minor._
_Hic jacet ille Plato, qui multa per agmina lustrans_
_Et maris undisoni per freta longa volans_
_Claruit insignis regno gratusque minister_
_Celebremque sua praestitit esse manu._
_Post ergo multiplices quas prisca Palatia Romae_
_Praestiterant curas longo refecta gradu_
_Pergit ad aeterni divina palatia regis_
_Sumere cum meritis praemia firma dei._
_Plato V. Ill. Cura Palatii Urbis Romae Vix. An. Pl. M. LXVI. Dep. M.
Nob. Die VII. Indict. XV. Imp. DN. Justiniano Aug. Anno II. P. C. Ejus
Anno II._
Nell’_Epitome Chronicor. Cassinens._ (MURATORI, II, p. I, 354) è detto
che Eraclio, dopo la conquista della Croce, venisse all’_Aurea Urbs_,
e quivi fosse coronato nel palazzo dei Cesari. Mi meraviglia che il
NIBBY, _note al Nardini_, III 136, e il VISCONTI, _Città e famiglie_,
sec. II, 255, potessero prestarvi fede. Lo stesso Cronista, di cui è
difficile che scrivesse prima del mille, narra la egual fiaba anche
dell’imperatore Maurizio.
[269] Dal fervore vivissimo con cui il popolo prendeva parte
all’elezione del Duce, il BETHMANN HOLLWEG (_Dell’origine della libertà
delle città Lombarde_, p. 186), conchiude a ragione che questo Duce,
anzichè un generale, fosse capo del governo nella Città e nell’intiero
Ducato. Non puossi in veruna guisa dubitare che il Duce era reggitore
della Roma di allora come Vicerè dell’Imperatore. — Mi giova qui
introdurre l’osservazione che il secondo trimetro dell’iscrizione
riferita in nota alla pag. 161, deve suonare così: Ῥὼμην τε φυλάξας
ἀβλαβῆ καὶ τὴν δύσιν.
[270] _Hic exordio pontificatus sui calcarias decoqui jussit, et
a porta S. Laurentii inchoans hujus civitatis muros restaurare
decreverat, et aliquam partem faciens etc._ ANAST. _in Gregorio II_, n.
177.
[271] ANAST., n. 180, PAUL. DIACON. _De Gest. Lang._, VI, 36, e BEDA,
_De sex aetat._ ad ann. 4671. Quest’ultimo direbbe _ad Pontemolinum_,
ma è ben un errore di amanuensi posteriori. Il PAGI e il MURATORI
pongono la innondazione all’anno 716, il BARONIO al 717, e così pure
l’_Index Ducum spoletan. et Abbat. Farfensium_ nel MABILLON, _Mus. It._
I, 2, 63.
[272] _Ducatum ei qualiter aggerent quotidie scribendo praestabat._
ANAST. n. 181.
[273] _Quod enim simulacrum Deo fingam, cum si recte aestimes, sit Dei
homo ipse simulacrum?... Nonne melius est in nostra ima dedicandus
est mente, in nostro imo consecrandus est pectore?_ È un bel passo
nell’_Octavius_ di MINUCIO FELICE (Edizione di Parigi, 1605, pag. 367).
[274] _Concil. Illiberis, Can._ 36: _Placuit picturas esse in ecclesia
non debere, ne quod colitur et adoratur in parietibus depingatur_.
[275] Nei primi secoli non fu costume di rappresentare il Cristo nudo
in croce. Negli atrî antichi delle chiese di Roma non s’ebbe trovato
mai un crocifisso; l’antico simulacro della Croce di Lucca rappresenta
il Redentore vestito di tonaca lunga e decente, col diadema in capo.
I mirabili vasi da olio bizantini che trovansi in Monza, ed i quali la
regina Teodolinda ebbe in dono, rappresentano la storia della passione
di Cristo, ma il Salvatore si eleva in gloria al di sopra della
croce, e soltanto i due ladroni pendono dalle croci loro. L’uso del
Crocifisso era ancora assai raro all’età di Gregorio. Alcuni anni fa si
rinvenne nelle rovine del Palatino una caricatura pagana in colori, che
rappresentava un Crocifisso colla testa d’asino.
[276] PRUDENZIO (_Inno_ IX a san Cassiano) ci fa però conoscere uno
di quei quadri di martirî; chè, nella chiesa sepolcrale di _Forum
Cornelii_ (Imola), egli vide dipinta la storia di quel santo maestro di
scuola che i suoi scolari pagani con loro stili da scrivere straziarono
a morte. È questo il più antico cenno che io mi conosca di una pittura
di quel genere; Prudenzio viveva nel secolo quarto. Dappoi, Paolino di
Nola, al principio del secolo quinto, fece ornare la chiesa ch’egli
consecrava a san Felice, con quadri di storie bibliche antiche e di
martirî. Nel secolo sesto crebbero a gran numero i quadri nelle chiese.
[277] Può essere che le prime finzioni di quei ritratti del Cristo
appartenessero al secolo terzo, e fossero di origine gnostica.
AGOSTINO non conosceva alcuna imagine vera del Cristo: _Qua fuerit ille
facie nos penitus ignoramus — nam et ipsius Dominicae facies carnis
innumerabilium cogitationum diversitate variatur et fingitur; quae
tamen una erat, quaecumque erat. De Trinit._ VIII, c. 4, 5, oper. III.
— Alessandro Severo deve aver collocato il simulacro di Cristo nel suo
_Lararium_ (_Lamprid._ c. 29).
[278] _Et quidem zelum vos ne quid manufactum adorari possit, habuisse
laudavimus, sed frangere easdem imagines non debuisse judicamus.
Idcirco enim pictura in ecclesiis adhibetur, ut hi qui litteras
nesciunt, saltem in parietibus videndo legant quae legere in codicibus
non valent._ S. GREG. _Ep._ 110, VII. _Ind._ 2. Pari linguaggio ei
tiene scrivendo a Sereno _Ep._ 9, IX, e a Secondino, _Ep._ 54, VII,
_Ind._ 2.
[279] CICERO _in Verrem_, IV, c. 47, § 94: _Herculis templum est apud
Agrigentinos. — Ibi est ex aere simulacrum Herculis, quo non facile
dixerim quidquam me vidisse pulchrius — usque eo, judices — ut rictum
ejus ac mentum paulo sit attritius, quod in precibus et gratulationibus
non solum id venerari, verum etiam osculari solent_. Il piede del
Pietro di bronzo in Vaticano, dai baci della gente è reso affatto
aguzzo; il bacio prolungato del tempo distrugge i monumenti al pari del
suo dente roditore.
[280] Il CANCELLIERI, _De sacrariis novae Basil. Vatic._ p. 1503 segg.
parla diffusamente di questa statua. Un’altra statua antica di Pietro
e simile a questa, ma in marmo, stava sopra la porta maggiore della
basilica, ed ora si trova nelle Grotte. TORRIGIO, _Le sacre grotte
Vatic._, p. 73.
[281] _Imago cujuslibet Sancti aut Martyris, aut Angeli:_ ANASTAS. n.
184, PAUL. DIAC., VI. c. 49 e THEOPHAN. _Chronogr._, p. 338.
[282] Καὶ μαθὼν τοῦτο Γρηγόριος ὁ πάπας Ῥώμης τοῦς φόρους τῆς Ἰταλίας
καὶ Ῥώμης ἐκώλυσεν. ANASTASIO, che erra nel tempo, parla soltanto della
imposizione di un censo.
[283] _Omnis Italia consilium iniit, ut sibi eligerent Imperatorem, et
Constantinopolim ducerent:_ ANAST., n. 184.
[284] Il racconto di TEOFANIO, p. 343, che il Papa eccitasse Roma
e Italia tutta all’insurrezione (e seguono la sua fede ZONARA e
CEDRENO) è un errore. Mi fa meraviglia che Gregorio nella sua lettera
a Leone non accenni neppure a pensare che gli Italiani intendessero di
eleggersi un novello Imperatore. La _Vita Gregorii II_ dice che egli
ammoniva i Romani: _ne desisterent ab amore, vel fide Romani imperii_.
Il LA FARINA, _Storia d’Italia_, I, 215, dice con amore di patria
affatto moderno: «non oprò da pastore, nè da amico d’Italia».
[285] _Petrum ducem turbaverunt_ oppure _orbaverunt_.
[286] Questa è opinione sostenuta assai modernamente (dopo il PAGI)
dal SUGENHEIN, _Storia dell’origine e dello svolgimento dello Stato
della Chiesa_. È difficile di raccomandarla all’autorità di una fonte
storica; io non ne conosco pur una.
[287] Le due lettere (in greco e in latino) sono negli _Act. Syn. II
Nicaen._ nel LABBÉ, VIII, 651. Il BARONIO ne determina la data all’anno
726, il PAGI al 730, il MURATORI al 729.
[288] Afferma il BARONIO che quella celebre imagine venne, dopo che
Costantinopoli cadde in mano dei Turchi, di Edessa a Roma, dove oggidì
si conserva nella chiesa di san Silvestro _in Capite: Annal._, ad ann.
944.
[289] Εἱκοσιτέσσαρα στάδια ὑποχωρήσει ὁ ἀρχιερεὺς Ῥὼμης εἰς τὴν χώραν
Καμπανίας, καὶ ὕπαγε διῶξον τοὺς ἀνέμους. È un passo difficile a
decifrarsi; sembra che il Papa con sarcasmo e con esagerazione parli
della debolezza di Bisanzio, che, tutto al più, poteva fidare nei suoi
vascelli.
[290] ὅν αἴ πᾶσαι βασιλεῖαι τῆς δύσεως θεὸν ἑπίγειον ἔχουσι. Il BARONIO
non legge neanche ὤς θεὸν. Dunque Pietro è dichiarato Dio, e tale lo
proclama lo stesso Papa.
[291] ὅτι βασιλεὺς καὶ ἱερεὺς εἰμι: nelle lettere medesime.
[292] PAUL DIACON., VI, c. 49. — Dal c. 54 si pare la presa di Ravenna,
onde fa racconto AGNELLO nella _Vita Johannis_, p. 409. La successione
di questi avvenimenti è più confusa che le vie d’un labirinto. Ad ogni
modo, la presa di Ravenna dev’essere anteriore all’anno 730.
[293] _Facta donatione beatissimis Apostolis Petro et Paulo restituit
atque donavit:_ ANAST. Siamo entrati nel periodo delle così dette
«restituzioni» e delle donazioni. Il SUGENHEIM, ecc., p. 11, dice:
«Appare quindi che Sutri fu il primo embrione dello Stato della Chiesa
oltre a Roma.»
[294] _A nec dicenda gente Longobardorum_ — è frase solita in bocca
dei Papi per questo popolo a que’ tempi. La lettera del Papa indiritta
a Orso, doge di Venezia, trovasi in ANDREA DANDOLO, nel MURATORI, XII,
nel BARONIO ad ann. 726, e nel LABBÉ, _Concil._, VII, 177. Il Papa in
essa dice: _Ut ad pristinum statum sanctae Reipublicae in Imperiali
servitio dominorum, filiorumque nostrorum Leonis et Constantini
magnorum Imperatorum ipsa revocetur Ravennatum civitas, ut zelo et
amore sanctae fidei firmi persistere, Domino cooperante, valeamus_.
[295] _Cum cuncto clero, nobilibus etiam consulibus, et reliquis
Christianis plebibus adstantibus decrevit:_ ANASTAS. _in Gregor. III_,
n. 192. È il noto partimento dei tre ordini elettivi di Roma.
[296] _Sex columnas onychinas volubiles concessas ab Eutychio exarcho,
duxit in ecclesiam b. Petri Apostoli._ Meglio _columnae stiratae_, come
opina il VIGNOLI.
[297] Anche i Bizantini tornarono a coltivare fervidamente la pittura,
e ottennero scusa in grazia del Panselinos, che fu il Raffaello di
loro.
[298] Monache fuggitive fondarono nell’anno 750 il convento greco di
santa Maria in Campo Marzo, detto anche di san Gregorio Nazianzeno.
Vedi la piccola Cronica del convento, data alle stampe nell’anno 1750.
[299] A questo edificio si riferiscono alcune iscrizioni in marmo che
trovansi nelle Grotte del Vaticano. Vedi il DE ROSSI, _Due monumenti
inediti spettanti a due concilii Romani de’ secoli VIII e IX_.
[300] _Basilicam s. Dei Genitricis quae in Aquiro dicitur:_ ANASTAS. n.
201. Altri manoscritti hanno _in Aciro, in Adchiro_. Il VIGNOLI legge
_in Cyro_. È assai difficile di poter pensare che il nome derivi dalle
antiche corse equiriche di cavalli, da lunghissimo tempo obbliate:
potrebbesi facilmente spiegarlo da quello di qualche romano Aquirio o
Aquilio, che in origine avesse edificata questa chiesa nelle sue case.
[301] _Hujus temporibus plurima pars murorum hujus civitatis Romanae
restaurata est. Alimoniam quoque artificum, et pretium ad emendam
calcem de proprio tribuit:_ ANAST. n. 202.
[302] Τὰ δέ λεγόμενα πατριμόνια τῶν ἁγίων καὶ κορυφαίων ἀποστόλων τῶν
ἔν τῇ πρεσβυτέρᾳ Ῥώμῃ τιμωμένων ταίς ἐκκλησίαις ἔκπαλαι τελούμενα
χρυσίου τάλαντα τρία ἥμισυ τῷ δημοσίῳ λόγῳ τελεῖσθαι προσέταξεν:
TEOPHAN, p. 334. Di questa confisca fa menzione papa Stefano, _Cod.
Carol. Ep._ VIII; 111 nel CENNI.
[303] Il cardinale DEODATO, sulla fine del secolo undecimo, raccolse
nella sua _Collezione_ (_Cod. Vat._ n. 3833), traendole dai Registri
di Gregorio II, molte notizie sugli affitti di quei fondi; fra altro:
_Theodoro Consuli in annis XXVIII Insulam Capris cum monasterio S.
Stephani_, per la mercede di cento nove solidi d’oro e cento _megarici
vini_. Al prete Eustachio era allogato il convento di san Martino
in Sorrento; a una diaconessa il luogo detto Icaonia nella Campania;
a Teodoro console il convento di san Pancrazio presso Miseno per la
durata di ventotto anni. BORGIA, _Breve istor. del domin. tempor._
ecc., _Append. Docum. I_.
[304] _Hujus temporibus Galliensium castrum recuperatum est — et
in compage sanctae reipublicae atque in corpore Christi dilecti
exercitus Romani annecti praecepit:_ ANAST., n. 203. Di qui si pare
che incominciavasi a denotare il popolo stesso sotto il nome di
_Exercitus_. Peraltro è falsa assolutamente l’opinione del CENNI
(_Monum. Dominat. Pont._, p. 14), che dice: _Gregorius III sanctam
republicam_ (locchè significa chiaramente Stato della Chiesa)
_instituit_.
[305] _Dum — a Gregorio Papa, atque ab Stephano, quondam Patricio et
Duce, vel omni exercitu Romano praedictus Trasimundus redditus non
fuisset:_ ANAST., n. 206, nel principio della _Vita Zachariae_. Il
VIGNOLI legge invero _patricio et duce omnis exercitus Romani_, ma la
lezione riportata di sopra è più antica, ed ha il carattere del tempo,
laonde io mi vi conformo giusta il testo del BIANCHINI.
[306] Accoglie questo fatto il PAGI ad ann. 726, n. 13, 14; è ben
vero che la sua opinione si raccomanda soltanto ad una considerazione
contenuta nel _Lib. Pontif., Vita Steph. III_, n. 235.
[307] Con esse incomincia il _Codex Carolinus_, che è uno dei documenti
più importanti della Storia e decoro della biblioteca di Vienna. Quella
Collezione, ordinata da Carlo magno, contiene novantanove lettere
dei papi Gregorio III, Stefano III, Zaccaria I, Paolo I, Stefano IV,
Adriano I, e dell’antipapa Costantino; sono indiritte a Carlo Martello,
a Pipino e a Carlo magno, e vanno dall’anno 739 al 794. La Collezione
fu stampata nei _Monum. Dominat. Pont._ del CENNI e nel _Cursus
Completus Patrologiae_, ed. Migne t. XCVIII; indi parecchie altre
volte; modernamente fu di nuovo edita dal JAFFÈ. L’intitolazione di
quelle lettere di Gregorio III è questa: _Domno Excellentissimo filio
Carolo subregulo Gregorius Papa_.
[308] Il MURATORI (ad ann. 741) confuta il cardinale BARONIO, il quale
afferma, Liutprando avere assediato Roma e messo a sacco il san Pietro.
Il BARONIO, dal suo punto di vista, pretende ricavarlo da un passo
della seconda lettera di Gregorio.
[309] _Populus peculiaris_, frase fin qui inusata, che denota a
pennello la novella epoca di Roma: il popolo romano divenuto proprietà
e _pecus_ di san Pietro.
[310] _Sacratissimas claves Confessionis B. Petri._ Conosco gli
scrittori e gli argomenti pei quali eglino sostengono che queste chiavi
fossero di foggia diversa da quella delle chiavi che Gregorio sì di
sovente spediva a Principi. Anche a me per fermo il significato del
donativo sembra essere più elevato, e riferirsi in pari tempo alla
protezione del sepolcro.
[311] _Nostris obedias mandatis, ad defendendam Ecclesiam, et
peculiarem populum:_ lettera seconda.
[312] Questo Cronista, pressochè contemporaneo, è il _Continuator
Fredegar._ III, c. 110, nell’edizione di GREGORIO DI TOURS fatta
dal RUINART: _Eo enim tempore bis a Roma sede S. Petri ap. B. Papa
Gregorius claves venerandi sepulcri cum vinculis S. Petri_ (ossiano
schegge di ferro limato) — _legationem — Principi destinavit. Eo pacto
patrato, ut a partibus Imperatoris recederet, et Romanum Consulatum
praefato principi Carolo sanciret._ — Il CENNI, _Mon. Dom._ p. 2,
segg., respinge ogni idea di questo consolato che il RUINART afferma.
L’_Annalista di Metz_, che scrisse cento sessanta anni dopo di Gregorio
(_Monum. Germ._ I, ad ann. 741), senza discorrere di consolato,
v’aggiunse parola di un _decretum Romanor. Principum_; e vi concorda
quasi alla lettera il _Chronic. Mossiacense_ ad ann. 734. — Il RUINART,
il PAGI e il MURATORI perciò accolsero l’idea che il patriziato fosse
conferito a Carlo Martello; e il MURATORI vuol trovarne conferma nel
passo della prima lettera di Gregorio che dice: _Et ipsas sacratissimas
claves confessionis B. Petri, quas vobis ad regnum direximus;_ cioè
alla signoria, precisamente, di Roma. L’altra lezione _ad Rogum_
(preghiera), manca di senso. Per parte mia prendo l’espressione _ad
regnum_ come affatto locale, e cioè _ad regnum Franciae_. L’espressione
_Regnum_ per _Consulatus_ o _Patriciatus_ repugnerebbe affatto ai
concetti di quell’età.
[313] Il MURATORI a quest’occasione ommette di pronunciare il
suo giudizio sull’arte politica romana, e dice: «tralascio altre
osservazioni». — ANAST. _in Zacharia_, n. 208.
[314] _Praedictas quatuor civitates, quas ipse ante biennium
abstulerat_ (dunque nell’anno 740) _eidem sancto cum eorum
habitatoribus redonavit viro. Quas et per donationem firmavit in
Oratorio Salvatoris, sito intra ecclesiam B. Petri apostoli:_ ANAST. n.
210.
[315] _Ubi cum tanta suavitate esum sumpsit, et hilaritate cordis, ut
diceret ipse rex, tantum se nunquam meminisse commessatum:_ ANAST. —
Il _Lib. Pontif._ narra che il Re camminò alla staffa del Pontefice per
un mezzo miglio di strada. Questo fu dunque il primo di quegli atti di
umiliazione, con cui i Re si abbassarono innanzi ai Papi. Similmente,
più tardi anche Pipino fece a papa Stefano da _vicestrator_. Nella
famosa donazione di Costantino, quest’Imperatore avrebbe assunto
officio di palafreniere verso papa Silvestro: ἡμεῖς στράτορας ὀφφίκιον
(!) ὑπελθόντες καὶ τὰ χαλινὰ τοῦ ἵππου αὑτοῦ κατέχοντες (FABRICIUS,
_Bibl. Graeca_, t. VI, p. 6).
[316] Ecco le notevoli parole con cui s’esprime ANASTASIO: _relicta
Romana urbe jam dicto Stephano Patricio et Duci ad gubernandum_. Ripeto
che io ritengo, questo Stefano essere stato un officiale greco; nè v’ha
or bisogno di spiegare in che relazione egli si trovasse rispetto al
Papa. Stefano fu l’ultimo Duce imperiale di Roma. La serie di questi
Duci o Vicerè bizantini di Roma, che noi conosciamo, è la seguente:
Cristoforo duce nel 711, Pietro nel 713, Basilio nel 717, Marino nel
718, Pietro nel 720, Stefano nell’anno 740. — Vedi l’annotazione del
BALDINI ad ANASTASIO, _Vita Constant._, t. IV, p. 616, cui io nulla
posso aggiungere.
[317] Lo narra il Biografo del Papa con ingenua serietà.
[318] _Parti reipublicae restitueret:_ qui dunque per _respublica_
s’intende ancor sempre l’Impero romano. Ma nell’anno 764, papa Paolo I
parla già di una _pars nostra Romanorum_ (Cod. Carol., XXIV, nel CENNI
XXXVIII).
[319] Vedi il SIGURD ABEL, _Della caduta del reame dei Longobardi in
Italia_, Göttingen 1859, p. 22.
[320] PHILIPPS, _Diritto ecclesiastico_, III, 34.
[321] Nella bolla di Adriano, dove trattasi di alcuni beni del
monastero di Farfa (dell’anno 772), è detto: _Imperantibus domno nostro
piissimo Augusto Constantino a Deo coronato magno Imperatore, etc._ Di
Gregorio III e di Zaccaria si hanno parecchi _Acta_ con quella formula
cronologica.
[322] _Donationem in scriptis de duabus massis, quae Nymphos et
Normias appellantur, juris existentis publici eidem sanct. et beat.
Papae S. Romanae eccl. jure perpetuo direxit possidendas:_ ANAST. n.
220. — Le mura ciclopiche di Norba, terra dei Volsci, destano, oggidì
ancora, meraviglia. Il luogo rimase deserto, e in vicinanza ad esso fu
edificata Norma. Lasciata anche questa in abbandono, sorse più al di
sotto Ninfa; ma essa pure cadde, simile a un sepolcro vaghissimo tutto
ricoperto d’edera, e in quello stato oggidì pure si mira. Sembra che
nel secolo ottavo Ninfa fosse abitata, non Norma; ed è probabile che la
paura di assalimenti dei Saraceni, costringesse il popolo a ricoverarsi
nuovamente in Norma ch’era terra forte. Vedansi il WESTPHAL e W. GELL
ai luoghi relativi.
[323]
_Vides ut alta stet nive candidum_
_Soracte._ —
HORAT. I, 9.
_Summe Deum, sancti custos Soractis Apollo_ etc.
VIRGIL. _Aeneis_ XI, 785.
[324] Ne parla anche Adriano nella sua lettera indiritta all’imperatore
Costantino e ad Irene, _Acta synod. II Nicaen._, LABBÉ VIII, p. 750:
_misit ad montem Soractem, ubi S. Silvester — persecutionis causa —
receptus_ etc.
[325] SAN GREGORIO (_Dialog._ 1, c. 7) lo descrive posto sul vertice
del monte, ma non lo appella da san Silvestro. Su una delle pendici del
monte era un convento dedicato a santo Erasmo (GREGOR., _Ep._ 24, I,
Ind. 9). Incerto è quando avesse origine il nome di santo Oreste: quel
nome derivò da una iscrizione ivi rinvenuta SORACTE..., da cui la furba
ignoranza del medio evo costrusse un santo, S. ORESTE. Per un ricovero
di uomini penitenti il nome di Oreste sa di classicume, e tocca nel
segno.
[326] Pipino donò più tardi il chiostro maggiore al Papa, che lo
congiunse a quello di san Silvestro in _Capite_ di Roma. La bolla di
Paolo è nel _Cod. Carol._ XII, nel CENNI, XXXII; MABILLON, _Annal.
Bened._, XXII. n. 12: sulla donazione di Pipino vedasi ancora il _Cod.
Car._ XVI, nel CENNI, XLI. — EGINARDO, nella _Vita di Carlo_ c. 2,
dice: _Monachus factus est in monte Soracte apud ecclesiam S. Silvestri
constructo monasterio_. I Cronisti appellano il monte col nome di
_Zirapti_ e _Sarapte_; così anche la _Cronica del monaco Benedetto_ che
è del secolo decimo (_Mon. Germ._, V, dal 693 al 719).
[327] ANAST. n. 223. LEO OSTIENSIS, _Cronic. Casin._, lib. I, c. 7 e
8. Di altri Principi che intorno a questo tempo si fecero monaci, si
citano Unoldo di Aquitania e Anselmo di Friuli, fondatori del celebre
convento di Nonantola presso Modena.
[328] Il SIGURD ABEL accenna che Rachi avea leso il sentimento di
nazione dei Longobardi con donazioni fatte secondo il diritto romano, e
dimostra che quel popolo lo lasciò cadere allorchè egli uscì di sua via
per le insinuazioni del Papa. _Della caduta del reame dei Longobardi_,
p. 23.
[329] Il _Cod. Carol._ contiene una sola lettera di papa Zaccaria a
Pipino maggiordomo, ai Vescovi ed ai Principi di Francia: è dell’anno
758, ma riguarda soltanto cose di Chiesa.
[330] Con Pipino incominciano le idee di teocrazia. Fu il primo ad
appellarsi re per grazia di Dio. G. WAITZ, _Storia della costituzione
germanica_, III, p. 198.
[331] LE COINTE, _Annal. Eccl. Francor._, ad ann. 752.
[332] Se ne trova il disegno nel SEVERANO: _delle sette chiese_ I,
535. Fu fatto dall’architetto FRANCESCO CONTINI che lo trasse dalla
pianta della Città del BUFFALINI, da disegni esistenti nel san Pietro
in Montorio e nella biblioteca Vaticana, e da tradizioni. Lascio ai
Topografi la descrizione di quel labirinto, e rimetto il lettore anche
alla Tav. XXXVII delle _Basiliche di Roma Cristiana_ del GUTENSOHN e
del KNAPP.
[333] _Ducitur ad palatium Zachariae Papae, quod vulgariter dicitur
Casa major: Ordo Roman._ XIV, nel MABILLON, _Mus. Ital._ I, 260.
[334] _Fecit autem a fundamentis ante scrinium Lateranense porticum
atque turrim_ etc. ANAST. n. 218.
[335] La voce tecnica è _vela — vela serica alytina_ da ἄλυτος,
_insolubilis_, oppure da ἀλήθινος. Che sia esatto?
[336] Del Registro degli affitti di Gregorio II ho già parlato. Questo
Pontefice, intorno al 715, costituiva a beneficio delle lampade del san
Pietro una fondazione, colla dotazione di quarantotto possessioni che
si estendevano fin verso Anagni. La iscrizione marmorea antica che vi
è relativa è oggi infissa nel muro nell’atrio del san Pietro; la bolla
ne è stampata nel _Bullar. sacr. Basil. Vaticanae_, I, 7. Tutti quei
terreni avevano cultura di oliveti.
[337] Il Catalogo delle tenute dell’_Ager romanus_ dell’ESCHINARDI
cita: Fontignano in san Paolo. — Di queste fondazioni fa parola il
_Lib. Pontificalis_. Si veda l’art. _Laurentum_ nel NIBBY, _Analisi de’
dintorni di Roma_.
[338] Per vero lo si chiama anche Stefano III, se si conta il suo
antecessore fra quelli che furono ordinati papi.
[339] Il MURATORI ha determinato questa data sul fondamento di un
diploma del convento di Farfa promulgato da Astolfo, e dato: _Ravennae
in Palatio, IV die m. Julii A. feliciss. regni nostri III, per Indict.
IV feliciter._, nelle _Antiq. Ital. Diss._ 67; nel FATTESCHI, N. X, 264
e nel FANTUZZI, t. V, n. VIII. La monca Storia di AGNELLO tace di un
avvenimento tanto importante.
[340] _Et suae jurisdictioni civitatem hanc Romanam, vel subjacentia
ei castra subdere indignanter asserebat._ Il _Lib. Pontif._, da
questo tempo in poi, contiene notizie abbastanza precise e accertate.
Vedi anche il _Cronic. Vulturnense_, lib. III, 401, ed il MURATORI,
_Script._, I, p. 2.
[341] Il celebre convento di san Vincenzo sul Vulturno, nella diocesi
d’Isernia, fu fondato da tre fratelli longobardi, Tato, Taso e Paldo
intorno al 703. Per qualche tempo contenne dai cinquecento frati: PAOL.
DIACON., IV, c. 40, e la Cronaca del convento edita dal MURATORI, che
la trasse dalla biblioteca Barberina.
[342] _Deprecans imperialem clementiam, ut juxta quod ei saepius
scripserat, cum exercitu ad tuendas has Italiae partes, modis omnibus
adveniret_ etc. ANAST. n. 232.
[343] _Procaedens in laetania cum sacr. imagine Domini Dei et
Salvatoris nostri Jesu Christi, quae acheropita nuncupatur:_ ANAST. n.
233. È la prima volta che si faccia menzione di questa antica imagine.
È dipinta in tavola; la figura è di colore oscuro, con barba, tutta
di stile bizantino. Se ne trova la copia nel MARANGONI, _Istoria della
Cappella di Sancta Sanctorum_, Roma, 1747. — Durante tutto il medio evo
s’adoperò nelle processioni; e alla vigilia dell’Assunta la si lavava
nel Foro, come un tempo la statua di Cibele si mondava nelle acque
dell’Almo (_Ordo Roman._ XI, nel MABILLON, _Mus. It._, II, 151). Vedi
ANDREA FULVIO, _Ant. Rom._ I, _de Ostia_ in sulla fine, il MARTINELLI,
_Roma ex ethn. sac._ p. 157 ed il MARANGONI, _Cose Gentil._ c. 28, 105.
La processione notturna fu bandita soltanto da Pio V, poichè la si avea
tramutata in baccanale.
[344] A ciò si riferiscono le due lettere di Stefano a Pipino
(_Cod. Carol._ X) ed ai Duchi del popolo franco (XI), che il CENNI
opportunamente ordinò a loro posto.
[345] _Jussionem imperialem_, dice ANASTASIO collo stile d’uso.
[346] _Commendans cunctam dominicam plebem bono pastori Domino nostro_,
etc. La espressione _Dominica plebs_, spesso usata nel _Cod. Carol._
per significare i Romani, ha una nota assai efficace, come quella di
_peculiaris populus_.
[347] Nel convento di san Maurizio moriva di febbre Ambrogio,
primicerio. Il suo barbarico epitaffio (nelle cripte del Vaticano)
dice: _Ex hac urbe processit suo secutus pastorem In Roma salvanda
utrique petebant regno tendentes Francorum Sancta perveniens loca B.
Mauritii aulae secus fluvii Rhodani Litus ubi vita noviliter ductus
finivit mense Decemb._ etc. etc. GALLETTI, _del Primicer._, p. 41.
Preferisco leggere _ductus_ anzichè _doctus_.
[348] Il JAFFÉ, _Regesta Pontif. Rom._, fissa ai 14 di Aprile la data
del trattato di Carisiaco. Il FANTUZZI, _Mon. Ravenn._ VI, n. IC,
riporta il documento della donazione ch’è notoriamente falso.
[349] Lo significa manifestamente anche Stefano III (a. 770) nella sua
lettera a Carlo e a Carlomanno (_Cod. Carol._ 45, nel CENNI 49): _vos
b. Petro, et praefato vicario ejus, vel ejus successoribus spopondisse,
se amicis nostris amicos esse, et se inimicis inimicos, sicut et
nos in eadem sponsione firmiter dinoscimur permanere_. E Paolo I
parimenti protesta (_Cod. Carol._, XVI, nel CENNI, XLI e nella lettera
successiva). Così Pipino assunse la _defensio et exaltatio Ecclesiae_
nel senso spirituale e in quello temporale, come si pare da passi
innumerevoli delle lettere di Paolo.
[350] Pipino è denotato soltanto col predicato di _Defensor_ o
_Protector_. Vedasi nel CENNI, a pag. 74, 79, 82, 141, 146, 150,
160, 167, 170, 181, 182, 183, 184, 187, 189, 190, 191, 196, 199,
208, 210, 212, 220, 222, 227, 233 ecc.; sempre _defensor_! — Io
respingo l’opinione del DUCANGE che già fin d’allora il Patriziato
fosse un _dominium_. — Il BORGIA, _Breve Hist._ ecc., p. 51 e _Memor.
stor. di Benevento_, p. 13 e segg., nel Patriziato vede l’avvocazia
della Chiesa, e ciò per il tempo di Pipino è esatto. — ANASTASIO
avvisatamente non fa cenno neppur una volta della elezione dei Re a
Patrizî. Anche il MABILLON, _De re diplom._, II, c. 3, 73, afferma che
Stefano fe’ Pipino patrizio soltanto a titolo di onoranza. — Il diploma
di fondazione di san Silvestro in Capite (nel GIACCHETTI, _Hist. di s.
Silvestro de Capite_, p. 16), che senza dubbio è falso, dà a Pipino
il titolo di _Defensor Romanus_; allora per certo si avrebbe detto:
_Defensor S. Dei Ecclesiae Romanae_.
[351] _Qualiter patricius sit faciendus._ Nell’OZANAM, _Document.
inédits_ etc., p. 482. La stessa formula è riportata testualmente
nel _Glossar._ del DUCANGE, che la trasse da un Cod. Vatic. di PAOLO
DIACONO, _De Gest. longob._: trovasi anche nel MABILLON, _De re
dipl._, c. IX, n. 3. — Su quest’argomento è da confrontarsi CONSTANT.
PORPHYROG., _De Cerimon. Aulae Byz._, I, 47, p. 236 segg. Le indagini
moderne attribuiscono a ragione quella formula al tempo degli Ottoni.
Vedi il _Floril. del Mus. Ren. per la Giurispr._, V, 123, CARLO HEGEL
ecc., I, p. 316 e il GIESEBRECHT, _Stor. dell’Impero ted._, I, 812.
[352] _Sub terribili — sacramento, atque in eodem pacti foedere per
scriptam paginam affirmavit se illico redditurum civitatem Ravennatium
cum aliis diversis civitatibus:_ ANAST., n. 248.
[353] _Cod. Carol._ VII, IX, nel CENNI VI, VII. Non può muoversi dubbio
di sorta sul documento della donazione: _et necesse est, ut ipsum
Chirographum expleatis_. Le forme usate per esprimere la restituzione
sono: _reddere et contradere_.
[354] Si afferma che il Papa riferisse la «restituzione» alla Republica
nazionale italica o romana, perciocchè la conquista di Ravenna avvenuta
sotto Giustiniano fosse stata un’usurpazione: ma allora la signoria
greca, massime dopo Belisario, sarebbe stata sempre usurpazione, e
sarebbe contraddizione inesplicabile che ancora Stefano II, e i suoi
succeditori fino a Carlomagno avessero prestato ossequio all’Imperatore
di Bisanzio, come a capo legittimo di tutto lo Stato romano anche in
Italia. Vedi quell’opinione esposta nella Dissertazione del DÖLLINGER:
_L’Impero di Carlomagno e dei suoi successori_, negli _Ann. istor. di
Monaco_, 1865.
[355] _Vestra melliflua bonitas, vestris mellifluis obtutibus,
nectareas mellifluasque regalis Excellentiae vestrae syllabas._ Al
culmine dei barbarismo è l’espressione _deifluo_ «che sgorga da Dio.»
Il _Christianissimus_ è predicato del Re dei Franchi, già in uso.
[356] _Ut princeps Apostol. suam justitiam suscipiat_ — frase accorta
che abbraccia titolo di diritto e di possesso. La usano anche i
Cronisti tedeschi.
[357] _Cod. Carol._, IV, VI; nel CENNI, VIII, IX. Non si fa menzione
degli Spoletini; però essi erano compresi nelle _Tusciae partibus_.
[358] _Praefatus vero Warneharius — ut bonus athleta Christi decertavit
totis suis viribus_: sulla chiusa delle due lettere.
[359] _Pestifer Aistulfus — nam et multa corpora sanctorum effodiens,
eorum sacra mysteria ad magnum animae suae detrimentum abstulit._
ANAST. n. 249. Accenno di volo soltanto, che nell’anno 653 alcuni
monaci franchi ebbero rubato da Monte Cassino, allora abbandonato,
le salme di Benedetto e di Scolastica, e le portarono nelle Gallie.
Vedi il MURATORI, _Antiq. med. aevi_, V, p. 6, segg. Le Catacombe di
Roma saccheggiate dai Longobardi furono del resto ancora aperte ai
visitatori fino al secolo nono. Soltanto dopo di quel tempo, e fino
al secolo decimoquinto, rimasero obliate e caddero in rovina tale
che se ne dovette indi fare quasi nuova scoperta. Vedi il DE ROSSI,
Introduzione alla sua _Roma sotterranea cristiana_.
[360] Così dice il FLEURY, _Hist. Eccl._, an. 755, n. XVII: _L’Église
y signifie non l’assemblée des fidèles, mais les biens temporels
consacrés à Dieu; le troupeau de Jésus-Christ sont les corps, et non
pas les âmes — et les motifs les plus saints de la religion employés
pour une affaire d’état_. Il MURATORI abbandona «questa delicata
materia» al Francese, e dice soltanto: «Certamente nulla è più capace
di travolgere le nostre idee e di farci nascere in mente delle dolci e
strane immaginazioni, che la sete e l’amore de’ beni temporali, innata
in noi tutti.»
[361] _Cod. Carol._, III, nel CENNI X: _Petrus vocatus Apostolus a
Jesu Christo Dei vivi filio... vobis viris excellentissimis Pippino,
Carolo et Carolomanno tribus Regibus, atque sanctissimis Episcopis,
Abbatibus, Presbyteris, vel cunctis generalibus exercitibus et populo
Franciae_. L’antica lezione di ANASTASIO: _subtili fictione Pipino —
intimavit_ etc. si acconcia ottimamente a questa lettera, ma il VIGNOLI
la corregge, certo rettamente, così: _subtili relatione_ etc.
[362] Sono frasi della lettera medesima: _Ne lanientur, et crucientur
corpora, et animae vestrae in aeterno atque inextinguibili tartareo
igne cum diabolo, et ejus pestiferis Angelis_ etc.
[363] La rivelazione di questi secreti diplomatici la dobbiamo a due
passi dell’ingenua narrazione che leggesi in ANASTASIO, n. 250.
[364] ANASTASIO, nella biografia di Stefano, narra questi fatti
con bella chiarezza: _Asserens isdem Dei cultor, mitissimus Rex,
nulla penitus ratione easdem civitates a potestate beati Petri et
jure Ecclesiae Romanae, vel Pontificis Apostolicae Sedis quoquomodo
alienari_ etc.
[365] Opina il SUGENHEIM che Pipino concedesse al Papa soltanto
l’_utile Dominium_; il MURATORI non si decide, ma propende a questa
sentenza. Il PAGI dà al Papa il dominio assoluto; non occorre dire del
BARONIO, nè del BORGIA, del CENNI e dell’ORSI. Il LE COINTE, il DE MEO
e il DE MARCO assennatamente affermano che continuasse la signoria
suprema di Bisanzio, ed io son certo che essa durasse in quell’età
quale principio regolatore. Per quanto finalmente concerne l’apocrifo
documento della donazione di Pipino, che il FANTUZZI riporta nei
_Monum. Ravenn._, VI, 99 (_a Lunis cum Corsica_ etc. fino a Benevento),
non v’ha bisogno oggidì di fare pur parola.
[366] L’avvenimento della donazione, oltre che da ANASTASIO, è
confermato da due lettere di Stefano II, nelle quali egli parla di
_donationis pagina_ e di _chirographum_. (CENNI, _Monum._ I, 74, 81;
SUGENHEIM, p. 23). Il DÖLLINGER respinge l’opinione che Pipino abbia
fondato un principato ecclesiastico (nella Dissertaz. soprad.). Il
PHILIPPS (_Diritto eccles._, III, p. 48) afferma senza fondamento,
che Pipino abbia elevato a esistenza giuridica la sovranità del Papa
nell’Esarcato, dove già esisteva di fatto. Il WAITZ (_Storia della
Costituzione germanica_, III, p. 81) concepisce quegli avvenimenti nel
senso che il Vescovo romano abbia ricevuto la cessione delle conquiste
di Pipino per conto dell’Impero, e quale vicario di questo, ma nel
tempo stesso anche a favore della Chiesa, che con quello consideravasi
legata di associazione strettissima. Questa opinione, divisa anche dal
DÖLLINGER, si concilia colla mente politica di quell’età. — Vedremo
più tardi quanto ristretti fossero i diritti di signoria territoriale
che Carlo, continuatore della opera di Pipino, concesse al Pontefice.
— La opinione espressa dall’EICHORN (_Storia del diritto e dello Stato
germanico_, quarta ediz. I, p. 537), che al Papa, come patrizio di
Ravenna, fosse trasferita la podestà fino allora tenuta dall’Esarca,
è meno contendibile dell’altra sua opinione, che già Pipino ricevesse
pari autorità su Roma e sul Ducato. Quanto poca autorità egli ivi
esercitasse lo dimostrerà ciò che vedremo in seguito. Anche il SAVIGNY
(_Storia del diritto romano_, I, 360) al Papa attribuisce autorità di
Esarca; egli afferma che la donazione fu fatta alla Chiesa ed alla
Republica romana, e che per questa ultima non s’intendeva la città
di Roma, ma l’Impero romano occidentale antico, che gli Imperatori
bizantini avevano usurpato; della restaurazione dell’Impero occidentale
s’avrebbe già coltivato il disegno.
[367] Ne sono memorabili esempli le donazioni di Subiaco e di Monte
Cassino.
[368] _Etenim tyrannus ille, sequace diaboli, Haistuplus devorator
sanguinum Christianorum, Ecclesiarum Dei destructor, divino ictu
percussus est, et in inferni voragine demersus... Cod. Carol._, VIII,
nel CENNI, XI. — Quando, cinquecent’anni dopo, morì Federico II, che
fu il grande nemico del Papato politico, Innocenzo IV osannò alla sua
morte con parole simili (_Laetentur coeli, et exultet terra_): sempre
eguali durarono gli odî del prete e le condizioni di Roma.
[369] _Sed valde dilexit Monachos, et in eorum est mortuus manibus._
ANONYM. SALERNIT.
[370] _Et praedictus Fulradus venerabilis cum aliquantis Francis
in auxilium ipsius Desiderii, sed et plures exercitus Romanorum si
necessitas exigeret_... ANAST., n. 255.
[371] _Annuente Deo rempublicam dilatans_... ANAST. Nel _Cod.
Carol._, XXXVI, nel CENNI XV, si legge (p. 144): _dilatationem hujus
provinciae_, locchè manifestamente si riferisce al Ducato: e Roma e
il Ducato nel _Cod. Carol._, XX, nel CENNI, XXXVII, sono detti: _haec
miserrima et afflicta provincia_. Con Imola e colle dette città,
Desiderio doveva restituire anche Osimo, Ancona, Numana, Bononia. Tutti
questi luoghi mancano nella enumerazione data da ANASTASIO (n. 254) per
quelli donati da Pipino; locchè dimostra che il sopraddetto ANASTASIO
non ebbe innanzi ai suoi occhi il documento di quella donazione di
Pipino.
[372] È la prima delle trentuna lettere di Paolo, nel _Cod. Carol._,
XI, nel CENNI, XII.
[373] _Cod. Carol._, XXVII, nel CENNI, XIII: _preciosissimum — munus
attulit, Sabanum videlicet_.
[374] _Cod. Carol._, XXXVI, nel CENNI, XV: _nos — firmi, ac fideles
servi S. Dei Ecclesiae, et praefati ter beatissimi, et coangelici
spiritalis patris vestri, Domini nostri Pauli etc. — fovens nos, et
salubriter gubernans_... Pipino invece è chiamato: _noster post Deum
defensor_, e _auxiliator_.
[375] _Domno excellentissimo, atque praecellentissimo, et a Deo
instituto magno Pippino Regi Francorum, et Patricio Romanorum, omnis
Senatus, atque universa populi generalitas a Deo servatae Romanae
civitatis._ Il MURATORI a torto pone la lettera all’anno 763.
[376] Il Papa mandavagli alcuni libri in dono: _Antiphonale et
Responsale — Grammaticam Aristotelis, Dionysi Areopagitae libros,
Geometriam, Orthographiam, Grammaticam_ etc.: _Cod. Carol._, XXV,
nel CENNI, XVI, 148. — Oltracciò, Paolo mandava a Pipino una spada di
gran prezzo, esempio primo della consecrazione della spada, che è in
uso anche oggidì; e ai Principi spediva anella di gran valore (_Cod.
Carol._, XV, nel CENNI, XVIII, 159). — La spada significa la missione
militare di Pipino. Nelle incoronazioni degli Imperatori, avvenute nei
tempi posteriori, il Papa toglieva dall’altare del san Pietro una spada
nuda, e ne cingeva l’Imperatore qualificandolo _Defensor_ della Chiesa
e _Miles_ di san Pietro. Vedine il rito nell’_Ordo Roman._, XIV; nel
MABILLON, _Mus. Ital._, II, 402.
[377] Più tardi il Cardinale cospirava con Bisanzio, e il Papa pregava
il Re di confinarlo come Vescovo in qualche remota Città del suo Stato.
_Cod. Carol._, XXV e XXXIX, nel CENNI, XVI e XIX.
[378] Questo emerge dalle lettere di Paolo: _Cod. Carol._, XV, nel
CENNI, XVIII: _sicque Spolentinum et Beneventanum, qui se sub vestra a
Deo servata potestate contulerant_.
[379] Questa città, già fin d’allora, era appellata _Otorantum_
(Otranto).
[380] Vedi questa lettera nel _Cod. Carol._, XIX, nel CENNI XVII.
[381] Lettera XV, nel CENNI, XVIII: _Sed bone Excellentissime fili, et
spiritalis compater, ideo istas literas tali modo exaravimus, ut ipsi
nostri missi ad vos Franciam valerent transire_.
[382] A ciò si riferisce la lettera XXI, nel CENNI, XX. Invece
dell’anno 759, il MURATORI assume l’anno 760 e l’Indizione 13: lo segue
il TROYA, _Cod. Dipl. Long._, tom. V, n. DCCXL.
[383] _Non ob aliud nefandissimi nos persequuntur Graeci, nisi propter
sanctam et orthodoxam fidem etc. Cod. Carol._, XXXIV, nel CENNI, XXV.
[384] Questo dubbio è espresso dal MURATORI, _Annal._ ad ann. 759, 762.
Egli si meraviglia inoltre che Paolo parli soltanto degli armamenti
dei Bizantini contro Ravenna, e mai non parli di Roma. Eppure v’è
un passo dove si discorre di disegni di guerra non unicamente contro
Ravenna. _Cod. Carol._, XXXIV, nel CENNI, XXV: _Graeci — super nos, et
Ravennatium partes irruere cupiunt_.
[385] Delle intenzioni dei Bizantini, oltre alla lettera sopraddetta,
parlano anche la XXVIII, nel CENNI, XXVI, e la XXIV, nel CENNI,
XXXVIII.
[386] _Quod sex Patricii deferentes secum trecenta navigia, simulque et
Siciliensem stolum, in hanc Romanam urbem absoluti a Regia Urbe ad nos
properant._ Ibid.
[387] ANAST. _Vita Gregor. III_, n. 194. Il PANVINIO (_De Basil.
Vatican._, III, c. 8, nel tom. IX _Spicileg. Roman._) dà i nomi
dei conventi, traendoli da una iscrizione marmorea di Gregorio III,
esistente nel suo Oratorio. Vedi il DE ROSSI, _Due docum. inediti_,
tav. II, e il CANCELLIERI, _De Secretariis novae B. Vat._, p. 1484.
— Il nome _Cata Galla Patricia_ si spiega da una proprietà di Galla,
figlia del patrizio Simmaco, che visse da monaca presso il san Pietro.
Di quest’opinione io trovo conferma nelle notizie, sebbene confuse,
che sono offerte dal _Chronicon Benedicti_ di Monte Soratte, il quale,
intorno all’anno 1000, sa narrare: _ad omnipotentis Dei servitium sese
apud b. Petri ap. ecclesia in monasterio tradidit_.
[388] Stefano lo edificò a rendimento di grazie del viaggio che egli
compiè felicemente quando andò a Pipino. Il FRODOARD (_De Stephano
II Papa_, in DOM. BOUQUET, V, 442) dice di esso: _Papa Deo grates
referens, turrim erigit aulae, Argentique colens radiis investit et
auri. Aere tubas fuso attollit, quibus agmina plebis Admoneat laudes
et vota referre Tonantis_. — È noto che il primo uso delle campane
nelle chiese è attribuito a Paolino di Nola; tuttavia, prima del secolo
settimo, non vi si adoperavano campane di gran dimensione. Vedi il
BARONIO, ad ann. 614. — L’AUDOEN, _Vita S. Eligii_, anno 650, usa del
nome _campanae_; parimenti il BEDA intorno all’anno 700. Si soleva
adoperare la frase: _signa pulsare ad missam publicam_. I frati fecero
uso generale delle campane dopo il 740. Vedi GIO. BATTA CASALI, _De
profan. et sacris veterib. Ritibus_, Romae, 1644, p. 236.
[389] Del campanile di Stefano presso il san Pietro danno notizia il
_Cod. Freher._ e _Thuan._, II del _Lib. Pontif._
[390] Pietro stesso avrebbe dato sepoltura alla sua figliuola, e
sul sarcofago di lei avrebbe scritto: _Aureae Petronillae filiae
dulcissimae_. TERTULLIANO e GEROLAMO parlano della moglie di lui. —
La leggenda narra che Flavio, nobile pagano, avesse chiesto in isposa
la bella giovinetta; ella chiedeva tre giorni per decidere; li passava
nella preghiera, e moriva.
[391] Sul cimitero di Petronilla vedasi il BOLDETTI, _Osservaz. sopra
i Cimiteri de’ Ss. Martiri_, II, c. 18, p. 551. — Già in sul 600 si
parla dell’olio miracoloso della lampada di Petronilla, e nel catalogo
di questi olii che trovasi nel MARINI, _Papiri_ ecc., p. 208, dicesi
addirittura: _Sce Petronillae filiae Sci Petri Apost_...
[392] Il _Lib. Pont._ dà al luogo dell’edificio il nome di _Mosilius_,
che significa _Mausoleum_ (SEVERANO, _Le sette chiese_, p. 92). Il
CANCELLIERI (_De secretar. Veter. Bas. Vatican._) a questa chiesa
rotonda di Petronilla ha dedicato una lunga ed erudita dissertazione,
e decisamente smentì l’opinione ch’essa avesse origine dal favoleggiato
tempio di Apollo.
[393] _Infra autem sacrati corporis auxiliatricis vestrae B.
Petronillae, quae pro laude aeterna memoriae nominis vestri nunc
dedicata dinoscitur. Cod. Carol._, XXVII, nel CENNI, XIII.
[394] La positura del luogo è descritta nel secolo decimo da BENEDETTO,
monaco di Soratte, in questo modo: _Stephanus — cepit hedificare domum
ecclesiam; in onore S. Dionisii, Rustici et Heleutherii, in hurbe Roma,
juxta via Flaminia, et ereio_ (_horologium_ di Augusto?) _non longe ab
Agusto, juxta formas species decorata, sicut in Francia viderat_ (_Mon.
Germ._, V, c. 20). — _Agusto_ è il mausoleo di Augusto, e può darsi
che esso, nel secolo decimo, fosse appellato _Agosta_. Io attribuisco
importanza a ciò, che BENEDETTO associa la fondazione di Stefano col
soggiorno da lui fatto in Francia.
[395] _Ubi et Monachorum congregationem construens, Graecae
modulationis psalmodiae Coenobium esse decrevit:_ ANAST., _Vita Pauli_,
n. 260. — Nell’archivio di san Silvestro si conserva il diploma di
fondazione scritto in pergamena di dubbia origine, che fu completamente
stampato nel LABBÉ, _Concil._ VIII, p. 445. Di questa chiesa scrisse
distesamente, ma senza lume di critica, il CARLETTI, _Memorie storiche
critiche_.
[396] Il convento chiamossi anche _Cata Pauli_ dall’abitazione di Paolo
I; ed anche _inter duos hortos_. — Il _Lib. Pontif._ attribuisce a
Paolo l’edificazione di una chiesa agli apostoli Pietro e Paolo, presso
il tempio di Roma, nella via Sacra. Il suo luogo deve essere stato
là dove s’eleva oggidì santa Francesca Romana, non lungi dall’arco di
Tito, sulle ruine del gran tempio di Venere e di Roma.
[397] _Omnes eum derelinquentes, nisi ego:_ così dice Stefano III nel
_Concilium Lateranense_, ann. 769, ed. CENNI, Rom. 1735, p. 4. — Paolo
I fu lodato perchè era padre di tutti i poverelli, e di notte tempo
visitava le carceri per liberarne coloro che erano condannati a morte:
questo prova che, a rincontro dei tribunali, spettava al Papa diritto
di grazia. _Sed et carceres, atque alia claustra per eadem noctium
secreta visitabat. Et si quos ibidem conveniebat retrusos a mortis
eruens periculo liberos relaxabat:_ ANAST., 258. Similmente riscattava
spesso i debitori _a jugo servitii_: durava quindi ancora la prigionia
per debiti.
[398] Questi fatti escludono che Pipino esercitasse un’autorità diretta
su Roma. Oltre al _Lib. Pontif._, è di grande rilievo per la storia
di questi avvenimenti un frammento notevole degli Atti del concilio
Lateranense dell’anno 769, edito per la prima volta da GAETANO CENNI
e completamente dal MANSI, _Suppl. Concil._, I, 642. Di Toto è detto:
_quidam Nempesini oppidi ortus Toto nomine_...
[399] _Ex improvisa enim violentia, manu a populorum innumerabili
concordantium multitudine, velut valida aura venti raptus, ad tam
magnum et terribile Pontificatus culmen provectus sum. Unde sicut navis
aequoreis procellis fluctuatur, ita ego infelix_ etc. Le due lettere di
Costantino leggonsi nel _Cod. Carol._, 98, 99.
[400] Si leggano i sopraddetti Atti di quel Concilio dell’anno 769.
[401] _Per muros civitatis cum flammula ascendebant, metuentes
Romanum populum, et nequaquam de Janiculo ipsi Longobardi ausi sunt
descendere_, n. 258. La _flammula_, dice il VIGNOLI in nota, era una
banderuola purpurea che usavasi quale segno in campo; quello Scrittore
ricorda la orifiamma dei Re francesi.
[402] _Sicque praefatus Christophorus alia die aggregans in tribus
fatis sacerdotes, ac primates cleri, et optimates militiae, atque
universum exercitum, et cives honestos, omnisque populi Romani coetum a
magno usque ad parvum:_ ANAST., n. 271.
[403] Stefano III fu eletto addì 1 di Agosto, e consecrato nel dì 7 di
Agosto: JAFFÉ, _Reg. Pontif._
[404] _Nam Constantinus invasor apostol. Sedis, dum deductus ad
medium esset, et magna pondera in ejus adhibentes pedibus in sella
muliebri sedere super equum fecerunt, et in Monasterium Cella novas
coram omnibus deportatus est:_ ANAST. _in Stephano_, n. 272. Stando
al MARTINELLI ed al _Catalogus Ecclesiar._, questo chiostro di monaci
greci s’ergeva presso la chiesa di santo Saba, che fu un abate di
Cappadocia morto intorno al 532: il luogo era detto Cella nova, ed ivi
erano le case possedute dalla madre di Gregorio magno.
[405] _Gratiosus tunc Chartularius, postmodum dux:_ ANAST., n. 269.
[406] Nel manoscritto D., edito dal MURATORI, è detto: _et Campaniae
pergentem Alatro partem Campaniae ubi erat_, come suppone il PAPENCORDT
nella sua _Storia della città di Roma nel medio evo_, a pag. 93. —
Precisamente quando io era giunto alla conchiusione di questo secondo
volume (nell’anno 1858) mi giunsero sott’occhio i materiali lasciati
dal PAPENCORDT e pubblicati dall’HÖFLER. La profondità degli studî di
quel valentuomo prometteva un’opera di grande rilevanza, sebbene il
PAPENCORDT si restringesse alla sola parte d’argomento politico. Ma
l’erudito scrittore fu rapito dalla morte nell’incominciamento della
sua carriera, e fu perdita grave della scienza, che io in particolarità
amaramente deploro. A lui s’appartiene la gloria di essere stato il
primo a concepire l’idea di questa difficile impresa. Il suo disegno,
simile a quello originario del GIBBON, era ignoto anche a me, allorchè
nell’autunno dell’anno 1852 volsi il pensiero a quest’opera, e
quando nell’anno 1855 ne impresi lo eseguimento. Dappoi, le mutazioni
politiche d’Italia diedero nuova importanza allo studio del medio evo
di Roma, che per lungo tempo fu negletto, e i lavori della sua storia
si vanno estendendo ognora più. Nell’anno 1865 il DYER publicò una
_History of the City of Rome_, e nel 1867 A. DI REUMONT diede alle
stampe i due primi volumi della sua _Storia della città di Roma_, che
si stenderà dalla fondazione della Città fino alla età odierna, e, per
gli avvenimenti di questi periodi di tempo, offrirà un quadro generale,
giovevole per la gran moltitudine dei lettori. Pertanto, da un dieci
anni a questa parte venne in vita una nuova letteratura in argomento
della «Storia della città di Roma.»
[407] Presso il Colosseo. Con questo nome per la prima volta ANASTASIO
appella l’anfiteatro di Tito.
[408] _Eumque in teterrimam retrudi fecerunt custodiam, quae vocatur
Ferrata in cellario majore:_ ANAST., n. 274. Era un carcere munito di
cancellata di ferro; la _transenna_, ossia andito presso il Laterano,
fa argomentare che ivi una prigione esistesse. Si fa spesso cenno delle
_cellae_ o _cellaria_ del Laterano, cantine o volte, ove si custodivano
le vettovaglie, ed alle quali presiedeva il _Paracellarius_.
[409] Vedi nel MANSI il frammento sopra citato, e consulta anche il
LABBÈ, _Concil._, tom. VIII, 483. ANAST. dà soltanto la narrazione
delle cose di maggior rilievo.
[410] _Ita coram omnibus professus est, vim se a populo pertulisse,
et per brachium populi fuisse electum, atque coactum in Lateranense
Patriarchium deductum propter gravamina, ac praejudicia illa, quae
Romano populo ingesserat Domnus Paulus Papa:_ ANAST., n. 277.
Ne consegue che una parte del popolo, gli ottimati in ispecie,
incominciavano a soffrire, come di un giogo, la dominazione del Papa.
Quel passo è assai notevole.
[411] Sergio era laico, ripudiò la moglie, e divenne arcivescovo.
Ei si difese assai bravamente in Roma, dove Stefano II lo sostenne
prigioniero: _Laicus fui, et sponsam habui, et ad Clericatum perveni,
et cognitum vobis factum est, et dixistis, nullum obstaculum mihi esse
potest_ (AGNELLUS, _Vita Sergii_, p. 424). Egli morì nell’anno 769.
— Stefano, duce di Napoli e aderente di Roma, fu dal popolo eletto
vescovo. Morì nell’anno 789.
[412] _Igitur judicavit iste a finibus Perticae totam Pentapolim,
et usque ad Tusciam, et usque ad mensam Uvalani, velut Exarchus:_
AGNELLUS, _Vita Sergii_, c. 4, 430. La narrazione di Agnello, che del
resto è ostile a Roma, viene tuttavia confermata dal _Cod. Carol._, LV,
nel CENNI LI. Vedi anche il MURATORI, ad ann. 770, 777.
[413] _Quin etiam, portas hujus Romanae urbis claudentes, aliam ex eis
fabricaverunt, et ita armati omnes existebant ad defensionem propriae
civitatis:_ ANAST., n. 285.
[414] Vedasi l’analisi di questi avvenimenti nel SIGURD ABEL, _Annali
dell’Impero franco sotto Carlo magno_, Berlino 1866, I, p. 76 segg.
[415] Il JAFFÈ colloca l’abboccamento all’anno 771. Ma tutti questi
avvenimenti succedettero prima che si trattasse del progetto di
maritaggi tra le corti di Francia e di Pavia, locchè avveniva nell’anno
770.
[416] _Sergius eadem nocte, qua hora campana insonuit:_ ANAST. n. 288.
Già a quel tempo sonavano in Roma le campane, forse ad annunciare l’ora
dell’_Ave Maria_.
[417] _Et dum infra civitatem, nocturno silentio, ipsos salvos
introducere disponeremus, ne quis eos conspiciens interficeret,
subito hi, qui eis semper insidiabantur, super eos irruentes, eorum
eruerunt oculos: Cod. Carol._, XLVI, nel CENNI XLV, 269. L’amanuense
di ANASTASIO dice: _Cupiens eos, noctis silentio propter insidias
inimicorum salvos introduci Romam_. Questi ed altri passi concordi
dimostrano che il Biografo conobbe la lettera di Stefano, ma le
varianti significano che egli era di parte franca.
[418] _Subtilius mihi — Domnus Stephanus Papa, retulit, inquiens, quod
omnia illi mentitus fuisset (sc. Desider.) — et tantummodo, per suum
iniquum argumentum erui fecit oculos Christophori Primicerii, et Sergii
Secundicerii filii ejus, suamque voluntatem de ipsis duobus proceribus
Ecclesiae explevit, unde damnum magis et detrimentum nobis detulit._
Così Adriano in ANASTASIO, n. 293.
[419] _Ep._ XLVI, nel CENNI, XLV, 267. Il CENNI opina col LE COINTE
e col PAGI che la lettera fosse estorta, perocchè i nobili uomini
Cristoforo e Sergio tutto a un tratto non potessero tramutarsi in
malfattori, nè i nequissimi Longobardi in figliuoli illustri. Ma la
lettera evidentemente fu scritta nell’eccitamento dell’animo, subito
dopo la caduta dei due, per adulare il Re cui ne fu mandata una copia.
Il MURATORI si appose al giusto, e lo seguì il LA FARINA. Si chiarisce
facilmente la ragione per cui Dodone è dipinto con oscuri colori: egli
era legato di Carlomanno, ed in quel momento eravi fra i due fratelli
inimicizia.
[420] ANAST. n. 293. Colla biografia di Adriano il _Lib. Pontif._
muta di stile; e qui s’entra in un altro periodo di questa Collezione
preziosa.
[421] Ne tratta il _Cod. Carol._, XLVII, nel CENNI I, p. 274.
[422] _Annales Francor._ ad ann. 770.
[423] _Seminans inter reges discordia_, dice a quest’occasione già nel
secolo decimo l’Autore del _Libellus de imperatoria potestate in urbe
Roma. Mon. Germ._ V, 720.
[424] _Cod. Carol._ XLV, nel CENNI, XLIX, 281: _Perfida, quod absit,
ac foetentissima Langobardorum gente polluatur, quae in numero gentium
nequaquam computatur, de cujus natione et leprosum genus oriri certum
est_. Se ne offende il sentimento onesto del MURATORI, il quale giunge
a dubitare che questa lettera di sensi triviali fosse scritta dal Papa:
persino il CENNI sclama, arrossendone: _Aevo illi dandum est aliquid_.
[425] EGINHARD. c. 18, e PAOL. DIACON., _Gesta Episcop. Mettensium_
nei _Monum. Germ._ II, 265: _hic ex Hildegard conjuge quattuor filios
et quinque filias procreavit, habuit tamen ante legale connulium ex
Himiltrude nobili puella filium nomine Pippinum_.
[426] _Anathematis vinculo esse innodatum, et a regno Dei alienum,
atque cum diabolo et ejus atrocissimis pompis, et caeteris impiis
aeternis incendiis concremandum deputatum:_ formula consueta
dell’anatema in quell’età. La si scriveva anche sopra i sepolcri
per vietarne la distruzione, e con essa si conchiudono le scritte di
donazioni. — Un’iscrizione marmorea del secolo ottavo, commemorativa
di una donazione di Giorgio e di Eustazio (trovasi nel vestibolo della
chiesa di santa Maria in Cosmedin) dice in sulla fine: _et anathematis
vinculo sit innodatus et a regno Dei alienus, atque cum diabolo et
omnibus impiis aeterno incendio deputatus_. Colla formula di anatema
riferita più sopra, concorda quasi parola per parola, quella del _Liber
Diurnus_ c. VII, tit. 22: _et cum diabolo et ejus atrocissimis Pompis,
atque cum Juda traditore Domini Dei et Salvatoris nostris Jesu Christi,
in aeternum igne concremandum, simulque in chaos demersus cum impiis
deficiat_.
[427] Il MURATORI con qualche malizia osserva che Carlo allora non era
«peranche divenuto magno.»
[428] Sembra che Rimini continuasse ad avere dei _Duces_. La loro serie
nel secolo nono è quasi completa. Vedasi LUIGI TONINI: _Rimini dal
principio dell’êra volgare all’anno MCC_, Rimini, 1856, II, 155. Ei
si pare che questa memoranda città sia stata a capo della _Pentapolis
maritima_ (Rimini, Pesaro, Fano, Sinigaglia e Ancona): la _Pentapolis
mediterranea_ o _nova_ comprendeva Jesi, Cagli, Gubbio, Fossombrone,
Urbino con Montefeltro e, più tardi, con Osimo. I due territorii
insieme uniti, erano detti _Decapolis_.
[429] Questi avvenimenti sono narrati da ANAST. _Vita Stephani III_,
n. 282, 283 e nella Epistola di Adriano che è nel _Cod. Car._ LXXI, nel
CENNI XCIII, 499.
[430] _Incertum_, (dice EGINARDO, _Vita Car._ c. 18,) _qua de causa_.
Un frate favoleggiatore, che scriveva sullo spirare del secolo nono, ne
sa egli solo la ragione: _quia esset clinica et ad propangandam prolem
inhabilis, judicio sanctissimorum sacerdotum relicta velut mortua_.
MONACHI SANGALL., _Gesta Karoli_, II, c. 17, nei _Mon. Germ._ II, 759.
[431] Di Adelardo di Korbey è detto: _culpabat modis omnibus tale
connubium_ (con Ildegarde) — _quod — rex inlicite uteretur thoro,
propria sine aliquo crimine repulsa uxore: — Ex vita Adalhardi_ 7, p.
525. E di Berta dice EGINARDO, c. 18: _ita ut nulla unquam invicem sit
exorta discordia, praeter in divortio filiae Desiderii regis, quam illa
suadente acceperat_.
[432] _Theodotus_ (così io scrivo in vece di _Theodolus_) restaurò
in Roma la chiesa di sant’Angelo in Pescaria, come ne serba ancora
memoria un’iscrizione in marmo ivi esistente: _Theodotus holim dux
nunc primicerius scae sed. apostolicae, et pater uius Ben. Diac. a
solo edificavit pro intercessionem animae suae et remedium omnium
peccatorum_.
[433] Il decreto di elezione di Adriano, deposto nell’archivio del
Laterano, fu edito dal MABILLON nel _Mus. Ital._ I, 38, al _Libellus de
Vita Hadriani I_. Tutti gli ordini elettivi ivi compaiono.
[434] _Vita s. Adriani_ in ANAST., n. 292. Un passo di AGNELLO
(_Vita Sergii_, p. 426) dimostra che già s’aveva costume di accordare
amnistie quando avvenivano mutazioni nel pontificato: _in ipsa vero die
electus est praedictus germanus defuncti Papae (sc. Paulus) in solio
Apostolatus, et statim solvit omnes captivos, et omnibus noxiis veniam
concessit_.
[435] _Tunissone Presbytero, et Leonatio Tribuno habitatoribus
civitatis Anagninae: Vita Hadr._ n. 297.
[436] Quella via aveva il nome da un palazzo: _usque in Merolanam
ad arcum depictum, quem secus viam, quae ducit ad ecclesiam S. Dei
Genitricis ad Praesepe: Vita Hadr._ n. 298. Con pari nome quel luogo è
detto _Merolanas_ anche nell’_Ordo Roman._ I (MABILLON, _Mus. Ital._,
II, 4), che è un libro di formule, compilato tosto dopo del tempo di
Adriano.
[437] _Vita Hadr._ n. 298: _tunc praefatus sanct. Praesul precibus
judicum, universique populi Romani jussit contradere antefatum Calvulum
cubicularium, et praenominatos Campanos praefecto urbis, ut more
homicidarum eos coram universo populo examinaret_. La voce _examinare_
ha omai un’impronta di medio evo.
[438] _Pro vero amputandis tam intolerabilibus flagitii reatibus, missi
sunt ipsi Campani Constantinopolim in exilium:_ ibid. n. 299.
[439] _Tradidit eundem Paulum consulari Ravennatium urbis:_ ibid. n.
299. — CARLO HEGEL ecc. I, 262, respinge con buoni argomenti l’opinione
che per quel _Consularis_ s’abbia a intendere il collegio di Consoli,
che, secondo il parere del SAVIGNY e del LEO, sarebbe subentrato a
quello dei Decurioni.
[440] _Ita vero idem Paulus examinatus est, quia etiam nec scientia
exinde data est — Pontifici: Vita Adr._ n. 300. Ma i Biografi pontificî
celano troppe cose.
[441] _Adscribi fecit suggestionem suam Constantino et Leoni Augustis,
magnisque Imperatoribus — ut in ipsis Graeciae partibus in exilio
mancipatum retineri praecipissent:_ ibid. n. 300.
[442] ANASTASIO narra che a Ravenna trovavasi allora Anualdo,
cartulario: il nome è germanico (_Anwald_), ma questo ottimate della
milizia e messaggiero del Papa, è dal Cronista qualificato _civis
romanus_. Perciò egli dovrebbe essere stato lo stipite della posteriore
famiglia romana degli Anialdi o degli Anibaldi.
[443] L’antica _Utriculi Civitas_ ai tempi dell’Impero era ricca di
tesori d’arte; e gli odierni musei di Roma, dopo che Pio VI v’ebbe
fatto effettuare degli escavi, devono a quella piccola città di
provincia, dei capolavori preziosissimi; fra gli altri, quella testa
dei Giove di fama universale che trovasi nella rotonda del Vaticano, e
il grande musaico che ivi pure si vede.
[444] _Fabricari fecit:_ espressione consueta pei lavori di muratura.
Dopo il tempo di Cristoforo e di Sergio, gli abitatori della Toscana e
del Lazio (Campania) erano obbligati a prestare servizio militare nella
Città.
[445] _Susceptoque eodem obligationis verbo per antefatos Episcopos,
ipse Langobardorum Rex illico cum magna reverentia a civitate
Viterbiense confusus ad propria reversus est._
[446] _Promittens insuper ei tribui quatuordecim millia auri solidorum,
quantitatem in auro, et argento:_ ANAST., n. 310. Il LEO, _Storia
d’Italia_, suppone con buona ragione che questa fosse la domanda che in
origine Desiderio aveva rivolto a Roma.
[447] AGNELLO (nella _Vita Leonis_, p. 439) dice che fu Martino,
diacono ravennate, a guidare i Franchi nel loro cammino: secondo il
_Chron. Novalicense_ sarebbe stato un giullare.
[448] In generale si affà all’indole dei Longobardi quello che del
valoroso Drottulfo dice il noto epitaffio di Ravenna, che leggesi in
PAOLO DIACONO:
_Terribilis visu facies, sed corda benigna._
[449] Nella _Vita Hadriani_ n. 314 segg. è data particolareggiata
descrizione dell’ingresso e del soggiorno di Carlo in Roma.
[450] _Direxit in ejus occursum judices ad fere triginta millia ab
hac Romana urbe in locum, qui vocatur Novas, ubi eum cum bandora
susceperunt._ La stazione è situata alla vigesimaquarta pietra miliare.
L’HOLSTENIO (nel VIGNOLI, Nota 3, c. 35) pretende di aver visto ruine
di _Novas_ due miglia al di qua di Bracciano.
[451] _Schola militiae cum patronis, simulque et pueris, qui ad
discendas literas pergebant, deportantes omnes ramos palmarum atque
olivarum_ etc. Dal PAPENCORDT o dal suo editore (p. 98) si opina
erroneamente che i _patroni militiae_ fossero i Santi protettori
anzichè i preposti delle corporazioni militari. L’espressione
_patronus_, nel significato di Santo protettore, io trovo per la prima
volta nella _Vita Hadr._, n. 339. — Dalla menzione che è qui fatta dei
fanciulli delle scuole, l’OZANAM (_Docum. inédits_) volle trarre la
conseguenza che in Roma si provvedesse ancora all’insegnamento delle
scienze.
[452] _Venerandas cruces, id est signa, sicut mos est ad Exarchum aut
Patricium suscipiendum._ Ma tosto dopo è detto: _cruces ac signa_.
[453] È nota la questione che si dibattè se avesse luogo più onorifico
chi teneva il lato destro oppure chi stava al sinistro, e sulla ragione
per cui, nei musaici e nei sigilli antichi, san Pietro spesse volte
tenga la manca, e san Paolo la destra. Sembra che il luogo d’onore
si determinasse a seconda che la persona si presentava allo sguardo
dello spettatore. Quando il Papa e il Re entravano nella chiesa, il
popolo che guardava ad essi, aveva il Papa alla sua destra. _Ordo
Roman._ I, nel MABILLON, II, p. 3: _Episcopi quidem ad sinistram
intrantium, presbyteri vero ad dextram, ut quando Pontifex sederit, ad
eos respiciens, episcopos ad dextram sui, presbyteros vero ad sinistram
contueatur_.
[454] _Sesesque mutuo per sacramentum munientes, ingressus est Romam._
— Nei tempi più tardi i Re davano e ricevevano giuramento di pace prima
di entrare in Roma. — Così suggellavasi legame di amistà (_firmitas
et integritatis stabilitas_), come dice Adriano: _Cod. Car._ LIII, nel
CENNI, LII, 326.
[455] Alcune statuizioni in riguardo alla messa ed alle preci ordinate
per Carlo, si contengono nell’_Ordo Romanus_ I, che è un mirabile Libro
rituale del secolo ottavo o del nono. In esso è data descrizione delle
funzioni pasquali conformemente ai racconti di ANASTASIO. — Le Stazioni
della Pasqua sono rimaste anche oggi le stesse; chè alla domenica la
Stazione è in santa Maria Maggiore, al lunedì in san Pietro, al martedì
in san Paolo, al mercoledì in san Lorenzo.
[456] Il testo di ANASTASIO, secondo il VIGNOLI, è questo: _A Lunis_
(oggidì Sarzana) _cum insula Corsica, deinde in Suriano, deinde in
monte Burdone, inde in Berceto, deinde in Parma, deinde in Regio,
et exinde in Mantua, atque in Monte Silicis, simulque et universum
Exarchatum Ravennatium, sicut antiquitus erat, atque provincias
Venetiarum et Istriam, necnon et cunctum ducatum Spoletinum seu
Beneventanum_. Si confronti il _Docum._ I nel BORGIA, _Breve Istor._
Cod. Vatic. 3833. — È notevole cosa che, fuor di ANASTASIO, non v’ha
alcun Cronista che sappia di questa donazione. Il frammento della
_Vita Adriani_ nel MABILLON dice questo solo: _Carolus non destitit,
donec Desiderium — exilio damnaret — resque direptas Adriano Papae
restitueret_, proposizione che appartiene ad EGINARDO, quasi parola per
parola.
[457] Contro questa donazione, che il CENNI, l’ORSI, il FONTANINI, il
BORGIA sostengono a tutta possa, si manifestano chiaramente il MURATORI
e il LA FARINA. All’opposto il SIGURD ABEL recentemente propugnò
l’opinione che in fatto la donazione di Kiersy comprendesse tutti i
territorî che sono specificati nella _Vita Adriani_; egli non reputa
che il passo relativo vi sia stato inserito più tardi. Vedi _La caduta
del reame dei Longobardi_ p. 37 e segg., e gli _Annali del reame franco
sotto di Carlo Magno_ dell’istesso autore, I, 131 segg. Parimenti dice
il medesimo ABEL: Il documento di donazione avrà contenuto soltanto
la promessa di provvedere alla restituzione di quei possedimenti della
Chiesa romana sui quali il Papa poteva far valere i suoi diritti. — Il
MURATORI, il GIANNONE, il SIGONIO sono propugnatori intelligenti della
potestà suprema di Carlo: _jure principatus, et ditione sibi retenta_.
[458] Fa meraviglia di trovare perfino la citazione del primo anno di
patriziato nella _Epist. Hadriani ad Bertherium Viennensem Episcop._
(nel LABBÈ, _Concil._ VIII, 554): _datum Kalend. Jan. imperante
piissimo Augusto Constantino, annuente Deo coronato piissimo rege
Karolo, anno primo patriciatus ejus_. Peraltro questa lettera è
apocrifa.
[459] _Cod. Carol._ LV, nel CENNI L, 318. Le basiliche allora erano
ventotto, le diaconie sette.
[460] _Karolus gratia dei Rex Francorum et Longobardor. ac patritius
Romanor._ Così nel diploma dei 9 di Giugno 776, in cui egli conferma
all’abbazia di Farfa tutte le donazioni fatte dai Re longobardi: _Reg.
Farfa_, n. 147. — Nei documenti però è ommesso talvolta il titolo di
patrizio; così in un istromento del primo di Dicembre 774, che concerne
l’abbazia di Monte Amiato, si dice soltanto: _Regnante Domino nostro
Carolo Rege Francor. et Langobardorum_ (_Cod. Dipl. della Badia di san
Salvadore al monte Amiato_, nella biblioteca Sessoriana di Roma).
[461] _Cod. Carol._ XLIV, nel CENNI LIX, 352: _quia ecce novus
Christianissimus Dei Constantinus Imperator his temporibus surrexit,
per quem omnia Deus Sanctae suae Ecclesiae... largiri dignatus est_.
Nella sua lettera Adriano parla solo di patrimonî, e della _potestas_
in Italia: _Piissimo Constantino magno, per cujus largitatem S. R.
Ecclesia elevata et exaltata est, et potestatem in his Hesperiae
partibus largiri dignatus est_. La lettera è dell’anno 777 o, per lo
meno, è anteriore al 781. La Cronologia delle quarantanove lettere
di Adriano indiritte a Carlo è talvolta oscura; coll’anno 781, in cui
Adriano diventò compadre di Carlo, le lettere si dividono in due parti.
Tutte le lettere con intitolazione di _spiritalis compater_, sono
posteriori al 781: massimamente il MURATORI, il LE COINTE e il PAGI
sono in parecchi luoghi corretti dal CENNI, compiutamente poi dalla
grandiosa opera del JAFFÈ.
[462] Il DÖLLINGER nella sua Dissertazione _sulla donazione di
Costantino_ (_Fole pontificie del medio evo_, Monaco 1863) ha
descritto l’origine e la storia di quella finzione. Egli chiarisce
che fu un’invenzione di origine romana, spacciata tra l’anno 752
e il 777; soltanto più tardi si fece una versione in greco della
scritta: vedi il FABRICIUS, _Bibl. Graeca_, VI, p. 5 seg. Ne fa
menzione AENEAS PARISIENSIS in sull’854. Nel corso del tempo si volle
compreso in questa donazione anche tutto l’Occidente. Soltanto nel
secolo decimoquinto, LORENZO VALLA con critica poderosa confutò quella
falsità. Il leggitore potrà inoltre trovare un giudizio assai arguto
delle idee espresse in quella donazione, consultando L. K. AEGIDI, _Il
Congresso de’ Principi dopo la pace di Luneville_, Berlino 1853, p.
129.
[463] Il _Castellum Felicitatis_, anticamente _Tifernum_, fu più
tardi detto Città di Castello. Lo dimostra una lettera di Gregorio IX
indiritta a Federico II nell’anno 1230: _Castellum Felicitatis, quod
nunc dicitur Civitas de Castello:_ HUILLARD, _Hist. Dipl. Friderici
II_, vol. III, 249.
[464] Il MURATORI ad ann. 776 e gli _Atti della Cronica di Farfa_.
— Ad onta di quanto si legge nel _Cod. Carol._ LVIII, nel CENNI LVI,
341: _quia et ipsum Spoletinum Ducatum vos praesentialiter obtulistis
protectori nostro B. Petro_, i Papisti non osarono di attribuirne
al Pontefice di più che il _Dominium utile_. La Chiesa non aveva
maggior diritto su Spoleto di quello che avesse sull’Istria, se
anche vi possedeva dei dominî; è detto: _in partibus_ di Spoleto: p.
253 nel CENNI. — La frase _ipsum Spoletinum Ducatum_ reputo essere
un’esagerazione, sebbene il FATTESCHI, _Memorie istorico diplom.
riguard. la serie de’ Duchi di Spoleto_ (Camerino 1801) p. 50, affermi
che al Papa fu donato il territorio, ma senza giure sovrano.
[465] _Cod. Carol._ XV, nel CENNI, LXXXIX, 480. — Il CENNI comprende
persino la _Tuscia Regalis_ (che è l’odierna Toscana) nella donazione,
ma senza diritti di sovranità. Egli trae quest’opinione dal _Cod.
Carol._ LXV (presso di lui è la LXIII), poichè ivi il Papa dà
ingiunzioni al Duce di Lucca, che questi però non ascolta. Tuttavolta
anche Gregorio Magno, già al suo tempo, dava comandamenti ai Duci
di Napoli e di Sardegna, senza che per ciò quei paesi fossero a lui
soggetti.
[466] _Cod. Carol._ LVI, nel CENNI, LXXI, 405. — Erano vecchi di
Forobono (l’antico vescovato di _Forumnovum_) prossimo all’odierno
Montebono. Vedi anche la _Ep._ LXVIII, 387. Egli vi prega che fosse
proceduto alla statuizione dei confini _sicut ex antiquitus fuit...
signa inter partes constituentes_. Il termine romano qui ha nome di
_signum_. A questa delimitazione di confini tra la Sabina e Reate s’ha
riguardo anche nel _Diploma Ludovici Pii_.
[467] Vedi il FATTESCHI, loc. cit. p. 93, 248. Egli vi riporta una
serie di documenti di Farfa dal 938 al 1106. Prima dell’anno 939 non
si trova infatti documento di sorte nel Registro di Farfa che riguardi
la Sabina. — Per esempio, all’anno 939: _Ingibaldus Dux et rector
territorii Sabinensis_, e vi sono aggiunti gli anni di reggimento
del Papa. All’anno 941: _Sarilonis Marchionis et Rectoris Territorii
Sabinensis_ etc. Non v’ha dubbio che fossero Rettori pontificî.
[468] AGNELLUS, _Vita Mauri_, c. 2, 273 (Mauro tenne la cattedra dal
642 al 671). I _Conductores_ della Chiesa ravennate in Sicilia appaiono
già intorno all’anno 444 nel celebre istromento (è il più antico che
esista) che è contenuto nel MARINI, _Papir._ n. 73.
[469] _Cod. Carol._ LIV, nel CENNI LI, 322. Può darsi che tutti e due
portassero addirittura titolo di _Judex_; nei luoghi minori sembra che
il Papa delegasse dei _Comites_, come a _Gabellum: Cod. Carol._ LI, nel
CENNI LIV, 335. Officiali pontificî nelle città portavano in generale
anche il titolo di _Actores_, che spesso si ritrova nelle carte
ravennati.
[470] _Cum exercitu in eandem civitatem nostram Castelli Felicitatis
properans: Cod. Carol._ LX, nel CENNI, LV, 337. Le lettere che trattano
della «ribellione» di Ravenna sono nel CENNI, ai num. 51, 52, 53, 54.
[471] _Sed nec nostrae paternitati displicere rectum est, qualiscumque
ex nostris aut pro salutationis causa, aut quaerendi justitiam, ad vos
properavit. Cod. Carol._, LXXXV, nel CENNI XCVII, 521.
[472] _Cod. Carol._, LXXV; nel CENNI LXXVI, 421 sq.
[473] Questa lettera importante è la L; nel CENNI LXI.
[474] Così all’incirca deve aver scritto, chè Adriano risponde: _Pro
honore vestri Patriciatus nullus homo esse videtur in mundo, qui plus
pro vestrae regalis Excellentiae decertare moliatur exaltatione, quam
nostra apostolica assidua deprecatio_. Quest’è la prima volta in tutto
il _Codex Carolinus_, che un Papa parli della dignità di Patrizio, ove
se ne eccettui l’intitolazione nell’incominciamento delle lettere.
[475] _Quia ut fati sumus_ (così correggo a vece di _estis_), _honor
Patriciatus vestri a nobis irrefragabiliter conservatur, etiam et plus
amplius honorifice honoratur; simili modo ipse Patriciatus beati Petri,
fautoris vestri, tam a s. recordationis Domno Pippino, magno rege,
genitore vostro, in scriptis in integro concessus, et a vobis amplius
confirmatus, irrefragabili jure permaneat: Cod. Carol._, LXXXV; nel
CENNI, XCVII, 521. Può darsi che la lettera sia dell’anno 790.
[476] Carlo non pretese all’investitura di Roma, ma, secondo certi Atti
di un Concilio lateranense dell’anno 774, il Papa avrebbe acconsentito
che ei ne fosse fornito. Peraltro l’avvenimento di questo Concilio,
menzionato per la prima volta da SIEGBERTO ad ann. 773, non è altro
che una finzione. Vedasi il MANSI, _Suppl. Concil._, I, 721 e il
PAGI, ad ann. 774, 13. Devesi poi riferire soltanto alle costituzioni
posteriori all’800 quanto il _Libellus de imperatoria potestate in urbe
Roma_ (_Mon. Germ._, V, 719) dice di Carlo, dopo la sua andata a Roma:
_Fecitque pactum cum Romanis eorumque pontifice, et de ordinatione
pontificis ut interesset quis legatus_ etc.
[477] EGINHARD, _Vita Carol._ c. 26: _Ad cujus structuram cum columnas
et marmora aliunde habere non posset, Roma atque Ravenna devehenda
curavit_. E il _Poeta Saxo_, vers. 439: