III

Ma i dissidii, soffocati dall'autorevole parola del fondatore, morto

lui non tardarono a scoppiare. E ben presto si formarono due partiti

nel nuovo sodalizio, l'intransigente che volea rispettata la regola

alla lettera, il moderato che sosteneva s'avesse a interpetrare meno

rigidamente. Era inevitabile che i due partiti sorgessero non per colpa

o volontà degli uomini, ma per necessità delle cose. Imperocchè da una

parte la regola, data per inspirazione divina e confermata dal Papa,

si dovea osservare scrupolosamente, nè era lecito apportarvi glossa

o commenti, senza violare il testamento del santo fondatore; talchè

temperare la regola sarebbe stato lo stesso che snaturare l'ordine

togliendogli quel carattere, che lo distingueva da tutti gli altri, e

a cui doveva le sue prodigiose fortune. Ma d'altra parte codesta regola

era così rigida e severa, che ben pochi vi si potevano adattare; e più

l'ordine s'ingrossava, e più cresceva il numero dei tepidi osservatori;

oltrechè la povertà rigorosa, l'umiltà a tutta prova formavano di certo

un alto ideale religioso, ma nella lotta contro il clero secolare e gli

altri ordini frateschi, valeva ben poco ad assicurare la vittoria. Se i

frati predicatori fondavano dappertutto nuove case, e collo splendore

delle costruzioni abbagliavano le masse, i francescani non doveano

essere da meno di loro. Se quelli per sostituire il clero secolare

e nei pergami e nelle cattedre coltivavano ardentemente gli studii,

non era lecito ai francescani di trascurarli. Se i predicatori non

solo accettavano, ma sollecitavano dalla Curia onori e dignità, ai

francescani, per non scapitare in prestigio, non conveniva di ritrarsi

indietro. Questi bisogni ben comprese frate Elia, il quale innamorato

dell'arte avea fatto costruire in onore del santo mendico uno dei più

splendidi monumenti della rinata architettura;[690] cultore dei buoni

studii ne volea promosso l'amore nel nuovo sodalizio;[691] scaltro

conoscitore degli uomini non schivava i potenti ma ben presto avea

saputo entrare nelle grazie del Papa e dell'Imperatore.[692] Intorno

a quest'uomo più pratico che mistico si strinsero quanti volevano

interpetrata la regola in modo da non impedire il moto d'espansione

del nuovo sodalizio. Ed il partito s'ingrossò siffattamente che levò

di seggio il generale Parenti per sostituirvi lui, già stato vicario

di S. Francesco, e tenuto da tutti in gran concetto _per la preclara

scientia, e singulare prudentia_, come dice la stessa _Cronaca delle

Tribolazioni_.

Che il novo generale sentisse altamente del suo ufficio, nè in dignità

si credesse da meno di altri, lo dice il Salimbene, che narra questo

aneddoto, del quale egli stesso fu testimone, che venuto il potestà di

Parma per far visita al generale francescano, questi non si mosse dal

suo posto, nè rispose come dovea al saluto dell'ospite cortese.[693]

Il Salimbene, appartenente al partito opposto a frate Elia, non è

certo una fonte da accogliere a chiusi occhi, come vuole l'Affò.

Nè mi meraviglierei che e nel fatto che narra e nel giudizio che fa

dell'alterigia di frate Elia il cronista fosse poco esatto, ma questo è

fuor di dubbio, che il nuovo generale voleva che l'autorità sua fosse

tenuta in grande rispetto; nè tollerava che altri ridicesse sui suoi

disegni, o ricalcitrasse ai suoi ordini. Un documento riportato dal

Wadding lo prova. È una lettera del generale al Papa per chiedergli

mano forte contro i frati ribelli alla disciplina, e principalmente

contro alcuni compagni di S. Francesco, che forti dell'autorità e del

prestigio del loro nome, non dubitavano di levare alto la voce contro

le novità di frate Elia, e la mite interpetrazione della regola.[694]

Senza il presidio del Papa sarebbe stato pericoloso colpire uomini

tanto autorevoli; ma ottenuta la chiesta licenza, il generale agì

vigorosamente, ed i più riottosi rinchiuse in prigione, altri mandò

in provincie lontane; i ministri a lui men ligi rimosse sostituendoli

con creature sue,[695] altri acconsentì che restassero a patto di

dichiararsegli ligii.[696] Fatti ancor più gravi vengono narrati.

La _Cronaca delle Tribolazioni_ racconta di un fra Cesario da Spira

colpito a morte, mentre fuggiva dalla prigione ove era stato rinchiuso,

non che di S. Antonio imprigionato anche lui e battuto a verghe.[697]

Ma di codesti fatti il Salimbene non sa nulla, ed è ben probabile, come

crede l'Affò, che sieno stati inventati posteriormente.

Certo è, che il generale governava con mano di ferro la travagliata

società, e correva diritto alla sua mèta senza lasciarsi sviare da

rimostranze. E per togliere ogni ragione al partito intransigente,

chiese ed ottenne dal Papa una interpetrazione della regola, che

rispettasse la lettera sacrificandone lo spirito. Gioverà riassumere

le modificazioni ordinate da Gregorio IX. Il primo temperamento si

riferisce al divieto di possedere ed acquistare. I frati possono nei

casi di bisogno comprare quello che occorra, purchè non trattino

direttamente col venditore, bensì con un rappresentante o nuncio.

Codesto nuncio può ancora essere scelto da loro, ma resta pur sempre

rappresentante non di quelli che l'hanno nominato e presentato, bensì

delle persone a cui lo presentano. In un solo caso l'artificio è

lasciato da parte, quando cioè il nuncio sconosca i bisogni dei frati o

ne manometta i diritti, chè in tale congiuntura i frati hanno facoltà

di agire contro l'infido amministratore, riconoscendolo per tal guisa

come loro rappresentante. Anche oggi le associazioni religiose, che

perdettero la personalità giuridica, adottano l'espediente di farsi

rappresentare da un privato, che in nome suo acquisti, venda, accetti

le donazioni e somiglianti. Se non che oggi contro il rappresentante

infido le associazioni non hanno azione alcuna, perchè lo Stato non

può riconoscere quel patto, che non aveano facoltà di stringere; ma

nel secolo decimoterzo le cose andavano diversamente, ed i francescani

poteano godere tutti i vantaggi della rappresentanza senza temerne i

danni. I legali della Curia la sapean lunga![698]

Un altro temperamento era questo. La regola proibiva severamente la

rivendicazione dei proprii diritti. Se altri ti porta via il mantello,

cediglielo volentieri. Se poteri pubblici o privati vi scacciano dalle

vostre case, non procurate di restarvi. E se s'impadroniscono delle

suppellettili vostre, non gli resistete; perchè nulla appartiene nè

a voi nè alla comunità; nè sta a voi di decidere chi sia il padrone

vero. Queste disposizioni, che tirate a fil di logica dal precetto

della povertà assoluta, mettevano il nuovo sodalizio in balìa del

primo venuto, furono ingegnosamente attenuate da Gregorio. In luogo dei

frati, ei dice che non possono possedere, sottentra la Santa Sede, alla

quale spetta la proprietà delle case e masserizie fratesche. Questa poi

ne cede l'uso ai sodalizii a patto che non la sperperino, e la facciano

rispettare. Altra finzione giuridica che fece fortuna e venne dipoi più

nettamente formulata da Innocenzo IV.[699]

Codesta novità, ed il rigido governo di Elia esacerbava il partito

intransigente[700] che ogni giorno più s'ingrossava degli scontenti

di qualunque specie. Fra costoro primeggiavano, al dir di Salimbene,

i frati di messa, i quali mal tolleravano che crescesse il numero dei

colleghi laici, e peggio ancora che fussero messi a pari di loro, che

si tenevano di molto superiori. Ma il generale tenne duro, e nel giro

di pochi anni accolse tanti laici che superavano in qualche casa i

chierici, e conferì loro pari diritti ed onori, e taluni levò anche

al grado di ministri.[701] Così si mostrava osservante della regola,

innanzi alla quale tutti i membri del sodalizio eran pari,[702] e nello

stesso tempo ingrossava il suo partito.

Ma non ostante queste provvide misure l'opposizione non era fiaccata,

e semprepiù violente si faceano le accuse contro il generale. Lo

s'attaccava ormai non pure nel governo dell'ordine, ma nel carattere

e nel costume rappresentandolo come superbo, disdegnoso di vivere e

mangiare in comune coi frati, amante delle buone vivande e della vita

molle e voluttuosa. Gli si rimproverava di non visitare personalmente

le case dell'ordine, e se mai non a piedi, ma su ben pasciuti cavalli;

di non convocare il capitolo generale per tema che i ministri

oltramontani lo sbalzassero di seggio; nel mentre era novamente

sentito il bisogno di una costituzione generale che ponesse freno

agli abusi.[703] È ben difficile separare in queste accuse il vero

da ciò che v'aggiunge lo spirito di parte; e non è chiaro il perchè

v'abbia prestata fede Gregorio IX, un tempo amico e protettore di frate

Elia. Che il Papa trovasse giuste le accuse del partito intransigente

non è credibile, perchè egli stesso dette licenza ad Elia di punire

i riottosi, e pubblicò una bolla per interpetrare la regola in un

senso assai temperato. Io credo probabile che il Papa la rompesse col

generale francescano per motivi politici. Già dicemmo che costui era

egualmente accetto ed a Gregorio e a Federigo, e Salimbene ci dice

che spesso faceva da mediatore tra l'uno e l'altro. Forse in questi

negoziati ei si mostrò più favorevole alla causa imperiale. Uomo

pratico e moderato avrà fatte le sue osservazioni sull'intemperanze

della Curia, nè v'era bisogno d'altro per cadere in disgrazia del

Papa.[704]

Per codeste ragioni Gregorio la dette vinta al partito intransigente,

nè solo depose il mal capitato generale, ma fattolo espellere

dall'ordine, lo scomunicò solennemente. E certo gli sarebbe incolto

peggio se Federigo non l'avesse tolto sotto la sua protezione.

All'accorto imperatore, accusato di eresia, tornava di gran giovamento

avere dalla sua il compagno di S. Francesco, che pochi anni innanzi

era tenuto in grande rispetto dallo stesso Papa.[705] E dell'opera

dell'ex francescano Federigo ebbe grandemente a lodarsi, talchè gli

affidò una delicata missione presso l'imperatore di Costantinopoli,

come si rileva da una lettera imperiale al re di Cipro.[706] Così per

tutto il resto della sua vita frate Elia si tenne stretto al partito

imperiale, nè è ben certo che si sia ricreduto sul letto di morte.[707]

L'appoggio prestato dall'Imperatore al capo dei moderati francescani è

senza dubbio una delle ragioni che mossero gl'intransigenti a giurargli

quell'odio implacabile, che traspare dalla Cronaca del Salimbene. I

rigoristi non avevano certo a lodarsi del Papa,[708] e coll'Imperatore

che voleva restituire la Chiesa alla povertà gloriosa dei primi

secoli,[709] avrebbero dovuto andar d'accordo, come fecero più tardi

con Ludovico il Bavaro. Ma l'opposizione ascetica non era ancor matura

per fondersi colla ghibellina. Gl'intransigenti francescani sebbene

aspreggiati dal Papa, si davano per i campioni più risoluti della

Chiesa, nè Federico fece un passo per amicarseli, chè anzi accolse

nel suo consiglio il capo del partito opposto. Non occorreva altro

perchè agli occhi di quegli esaltati apparisse come l'Anticristo,

preannunziato dall'_Apocalisse_.[710]

L'eresia nel Medio Evo · 第 43 / 57 题