Ma i dissidii, soffocati dall'autorevole parola del fondatore, morto
lui non tardarono a scoppiare. E ben presto si formarono due partiti
nel nuovo sodalizio, l'intransigente che volea rispettata la regola
alla lettera, il moderato che sosteneva s'avesse a interpetrare meno
rigidamente. Era inevitabile che i due partiti sorgessero non per colpa
o volontà degli uomini, ma per necessità delle cose. Imperocchè da una
parte la regola, data per inspirazione divina e confermata dal Papa,
si dovea osservare scrupolosamente, nè era lecito apportarvi glossa
o commenti, senza violare il testamento del santo fondatore; talchè
temperare la regola sarebbe stato lo stesso che snaturare l'ordine
togliendogli quel carattere, che lo distingueva da tutti gli altri, e
a cui doveva le sue prodigiose fortune. Ma d'altra parte codesta regola
era così rigida e severa, che ben pochi vi si potevano adattare; e più
l'ordine s'ingrossava, e più cresceva il numero dei tepidi osservatori;
oltrechè la povertà rigorosa, l'umiltà a tutta prova formavano di certo
un alto ideale religioso, ma nella lotta contro il clero secolare e gli
altri ordini frateschi, valeva ben poco ad assicurare la vittoria. Se i
frati predicatori fondavano dappertutto nuove case, e collo splendore
delle costruzioni abbagliavano le masse, i francescani non doveano
essere da meno di loro. Se quelli per sostituire il clero secolare
e nei pergami e nelle cattedre coltivavano ardentemente gli studii,
non era lecito ai francescani di trascurarli. Se i predicatori non
solo accettavano, ma sollecitavano dalla Curia onori e dignità, ai
francescani, per non scapitare in prestigio, non conveniva di ritrarsi
indietro. Questi bisogni ben comprese frate Elia, il quale innamorato
dell'arte avea fatto costruire in onore del santo mendico uno dei più
splendidi monumenti della rinata architettura;[690] cultore dei buoni
studii ne volea promosso l'amore nel nuovo sodalizio;[691] scaltro
conoscitore degli uomini non schivava i potenti ma ben presto avea
saputo entrare nelle grazie del Papa e dell'Imperatore.[692] Intorno
a quest'uomo più pratico che mistico si strinsero quanti volevano
interpetrata la regola in modo da non impedire il moto d'espansione
del nuovo sodalizio. Ed il partito s'ingrossò siffattamente che levò
di seggio il generale Parenti per sostituirvi lui, già stato vicario
di S. Francesco, e tenuto da tutti in gran concetto _per la preclara
scientia, e singulare prudentia_, come dice la stessa _Cronaca delle
Tribolazioni_.
Che il novo generale sentisse altamente del suo ufficio, nè in dignità
si credesse da meno di altri, lo dice il Salimbene, che narra questo
aneddoto, del quale egli stesso fu testimone, che venuto il potestà di
Parma per far visita al generale francescano, questi non si mosse dal
suo posto, nè rispose come dovea al saluto dell'ospite cortese.[693]
Il Salimbene, appartenente al partito opposto a frate Elia, non è
certo una fonte da accogliere a chiusi occhi, come vuole l'Affò.
Nè mi meraviglierei che e nel fatto che narra e nel giudizio che fa
dell'alterigia di frate Elia il cronista fosse poco esatto, ma questo è
fuor di dubbio, che il nuovo generale voleva che l'autorità sua fosse
tenuta in grande rispetto; nè tollerava che altri ridicesse sui suoi
disegni, o ricalcitrasse ai suoi ordini. Un documento riportato dal
Wadding lo prova. È una lettera del generale al Papa per chiedergli
mano forte contro i frati ribelli alla disciplina, e principalmente
contro alcuni compagni di S. Francesco, che forti dell'autorità e del
prestigio del loro nome, non dubitavano di levare alto la voce contro
le novità di frate Elia, e la mite interpetrazione della regola.[694]
Senza il presidio del Papa sarebbe stato pericoloso colpire uomini
tanto autorevoli; ma ottenuta la chiesta licenza, il generale agì
vigorosamente, ed i più riottosi rinchiuse in prigione, altri mandò
in provincie lontane; i ministri a lui men ligi rimosse sostituendoli
con creature sue,[695] altri acconsentì che restassero a patto di
dichiararsegli ligii.[696] Fatti ancor più gravi vengono narrati.
La _Cronaca delle Tribolazioni_ racconta di un fra Cesario da Spira
colpito a morte, mentre fuggiva dalla prigione ove era stato rinchiuso,
non che di S. Antonio imprigionato anche lui e battuto a verghe.[697]
Ma di codesti fatti il Salimbene non sa nulla, ed è ben probabile, come
crede l'Affò, che sieno stati inventati posteriormente.
Certo è, che il generale governava con mano di ferro la travagliata
società, e correva diritto alla sua mèta senza lasciarsi sviare da
rimostranze. E per togliere ogni ragione al partito intransigente,
chiese ed ottenne dal Papa una interpetrazione della regola, che
rispettasse la lettera sacrificandone lo spirito. Gioverà riassumere
le modificazioni ordinate da Gregorio IX. Il primo temperamento si
riferisce al divieto di possedere ed acquistare. I frati possono nei
casi di bisogno comprare quello che occorra, purchè non trattino
direttamente col venditore, bensì con un rappresentante o nuncio.
Codesto nuncio può ancora essere scelto da loro, ma resta pur sempre
rappresentante non di quelli che l'hanno nominato e presentato, bensì
delle persone a cui lo presentano. In un solo caso l'artificio è
lasciato da parte, quando cioè il nuncio sconosca i bisogni dei frati o
ne manometta i diritti, chè in tale congiuntura i frati hanno facoltà
di agire contro l'infido amministratore, riconoscendolo per tal guisa
come loro rappresentante. Anche oggi le associazioni religiose, che
perdettero la personalità giuridica, adottano l'espediente di farsi
rappresentare da un privato, che in nome suo acquisti, venda, accetti
le donazioni e somiglianti. Se non che oggi contro il rappresentante
infido le associazioni non hanno azione alcuna, perchè lo Stato non
può riconoscere quel patto, che non aveano facoltà di stringere; ma
nel secolo decimoterzo le cose andavano diversamente, ed i francescani
poteano godere tutti i vantaggi della rappresentanza senza temerne i
danni. I legali della Curia la sapean lunga![698]
Un altro temperamento era questo. La regola proibiva severamente la
rivendicazione dei proprii diritti. Se altri ti porta via il mantello,
cediglielo volentieri. Se poteri pubblici o privati vi scacciano dalle
vostre case, non procurate di restarvi. E se s'impadroniscono delle
suppellettili vostre, non gli resistete; perchè nulla appartiene nè
a voi nè alla comunità; nè sta a voi di decidere chi sia il padrone
vero. Queste disposizioni, che tirate a fil di logica dal precetto
della povertà assoluta, mettevano il nuovo sodalizio in balìa del
primo venuto, furono ingegnosamente attenuate da Gregorio. In luogo dei
frati, ei dice che non possono possedere, sottentra la Santa Sede, alla
quale spetta la proprietà delle case e masserizie fratesche. Questa poi
ne cede l'uso ai sodalizii a patto che non la sperperino, e la facciano
rispettare. Altra finzione giuridica che fece fortuna e venne dipoi più
nettamente formulata da Innocenzo IV.[699]
Codesta novità, ed il rigido governo di Elia esacerbava il partito
intransigente[700] che ogni giorno più s'ingrossava degli scontenti
di qualunque specie. Fra costoro primeggiavano, al dir di Salimbene,
i frati di messa, i quali mal tolleravano che crescesse il numero dei
colleghi laici, e peggio ancora che fussero messi a pari di loro, che
si tenevano di molto superiori. Ma il generale tenne duro, e nel giro
di pochi anni accolse tanti laici che superavano in qualche casa i
chierici, e conferì loro pari diritti ed onori, e taluni levò anche
al grado di ministri.[701] Così si mostrava osservante della regola,
innanzi alla quale tutti i membri del sodalizio eran pari,[702] e nello
stesso tempo ingrossava il suo partito.
Ma non ostante queste provvide misure l'opposizione non era fiaccata,
e semprepiù violente si faceano le accuse contro il generale. Lo
s'attaccava ormai non pure nel governo dell'ordine, ma nel carattere
e nel costume rappresentandolo come superbo, disdegnoso di vivere e
mangiare in comune coi frati, amante delle buone vivande e della vita
molle e voluttuosa. Gli si rimproverava di non visitare personalmente
le case dell'ordine, e se mai non a piedi, ma su ben pasciuti cavalli;
di non convocare il capitolo generale per tema che i ministri
oltramontani lo sbalzassero di seggio; nel mentre era novamente
sentito il bisogno di una costituzione generale che ponesse freno
agli abusi.[703] È ben difficile separare in queste accuse il vero
da ciò che v'aggiunge lo spirito di parte; e non è chiaro il perchè
v'abbia prestata fede Gregorio IX, un tempo amico e protettore di frate
Elia. Che il Papa trovasse giuste le accuse del partito intransigente
non è credibile, perchè egli stesso dette licenza ad Elia di punire
i riottosi, e pubblicò una bolla per interpetrare la regola in un
senso assai temperato. Io credo probabile che il Papa la rompesse col
generale francescano per motivi politici. Già dicemmo che costui era
egualmente accetto ed a Gregorio e a Federigo, e Salimbene ci dice
che spesso faceva da mediatore tra l'uno e l'altro. Forse in questi
negoziati ei si mostrò più favorevole alla causa imperiale. Uomo
pratico e moderato avrà fatte le sue osservazioni sull'intemperanze
della Curia, nè v'era bisogno d'altro per cadere in disgrazia del
Papa.[704]
Per codeste ragioni Gregorio la dette vinta al partito intransigente,
nè solo depose il mal capitato generale, ma fattolo espellere
dall'ordine, lo scomunicò solennemente. E certo gli sarebbe incolto
peggio se Federigo non l'avesse tolto sotto la sua protezione.
All'accorto imperatore, accusato di eresia, tornava di gran giovamento
avere dalla sua il compagno di S. Francesco, che pochi anni innanzi
era tenuto in grande rispetto dallo stesso Papa.[705] E dell'opera
dell'ex francescano Federigo ebbe grandemente a lodarsi, talchè gli
affidò una delicata missione presso l'imperatore di Costantinopoli,
come si rileva da una lettera imperiale al re di Cipro.[706] Così per
tutto il resto della sua vita frate Elia si tenne stretto al partito
imperiale, nè è ben certo che si sia ricreduto sul letto di morte.[707]
L'appoggio prestato dall'Imperatore al capo dei moderati francescani è
senza dubbio una delle ragioni che mossero gl'intransigenti a giurargli
quell'odio implacabile, che traspare dalla Cronaca del Salimbene. I
rigoristi non avevano certo a lodarsi del Papa,[708] e coll'Imperatore
che voleva restituire la Chiesa alla povertà gloriosa dei primi
secoli,[709] avrebbero dovuto andar d'accordo, come fecero più tardi
con Ludovico il Bavaro. Ma l'opposizione ascetica non era ancor matura
per fondersi colla ghibellina. Gl'intransigenti francescani sebbene
aspreggiati dal Papa, si davano per i campioni più risoluti della
Chiesa, nè Federico fece un passo per amicarseli, chè anzi accolse
nel suo consiglio il capo del partito opposto. Non occorreva altro
perchè agli occhi di quegli esaltati apparisse come l'Anticristo,
preannunziato dall'_Apocalisse_.[710]