Le fonti non sono d'accordo sull'occasione che provocò la risoluzione
del Valdez. L'anonimo di Passau l'attribuisce alla morte improvvisa
di un signore di Lione convenuto col Valdez ed altri amici ad
un'adunanza;[278] il cronista laudunense invece fa cenno di un
racconto della vita di S. Alessio, che avrebbe siffattamente tocco il
nostro Pietro da recarsi sull'istante presso un maestro di teologia
per chiedergli della vera via di salute. Ed il mercatante lionese,
arricchito sinoggi ai danni altrui, ottiene in risposta che la via
della salute sta nel disfarsi di tutto, e seguir Cristo, essendo molto
più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, anzi che un
ricco in paradiso.[279] Forse il primo racconto sarebbe più verisimile,
e anche di Budda dicesi che lo spettacolo delle miserie umane gli abbia
acceso nell'animo il fervore religioso. Ma comunque sia, l'apparizione
del Valdez, non è un fatto isolato, nè difficile a spiegare. Già prima
di lui altri novatori avean predicate le stesse dottrine. E tutte le
anime religiose sentivan bene che a lungo andare la Chiesa cattolica
sarebbe stata logorata da quei mali, che un Pier Damiani ed un Bernardo
confessavano apertamente. Nè la Chiesa dei Catari, sebbene più austera
della sua rivale, potea farne le veci, che per le stranezze dei dommi
mal s'accomodava al genio occidentale. Non restava dunque se non
una riforma del Cattolicismo molto più profonda e radicale di quella
cominciata da Gregorio VII. E giacchè il clero non ostante le vittorie
patariniche continuava negli antichi errori, se salute era possibile,
del laicato solo si aveva a sperare.
In queste condizioni sorge Pietro Valdez, ed il primo atto del suo
apostolato è di spogliarsi delle male accumulate ricchezze.[280] E
lasciata alla moglie, secondo la cronaca laudunense, tutta la sostanza
immobiliare, dotate convenientemente le figlie che chiude in un
convento, il resto dei suoi averi distribuisce tra i poveri. Lo stesso
cronista ci racconta che infierendo in quel tempo la carestia per la
Francia e la Germania, il Valdez soleva distribuire pane e carni a
chiunque gli capitasse. Così la fama della sua carità si spargeva di
città in città; tutti i bisognosi facevan capo a lui, e per soccorrerli
ei spendeva l'ultimo denaro. Ben si maravigliavano gli amici, e lo
tenevano per pazzo, ma egli seguendo la sua via, nel dar fondo a tutto
il suo, stimavasi affrancato da una grande servitù.[281] Per tal guisa
il mercatante di Lione cresciuto tra gli agi e le mollezze si compiacea
di tornar povero, ed accattava anche lui battendo alle porte dei
compagni antichi.[282] Quanta differenza dai prelati della Chiesa, che
non istanchi di accumulare ricchezze, misuravano la dignità del loro
ufficio dallo splendore delle vesti e dal lusso degli equipaggi!
Il primo punto dunque dell'insegnamento di Valdez è la povertà
volontaria, principale mezzo di salute. I Patarini ed i Catari
sull'autorità degli stessi testi evangelici avean sostenute le
medesime dottrine, facendone un'arma potente contro la simonia del
clero.[283] Ma mentre i Catari obbligano anche i perfetti a vivere
del lavoro delle proprie mani, e vietano severamente l'accattonaggio,
il Valdez lo predica, e lo inculca col suo esempio come severa prova
di umiltà. Per questa ragione i seguaci dell'apostolo lionese accanto
alla denominazione di Poveri di Lione si gloriano di portare quella di
Umiliati.[284] Più tardi questa dottrina della povertà assoluta, e del
gran merito dell'accattare verrà ripresa e sostenuta calorosamente dai
Francescani.
Questa dottrina della povertà se potea suonare come protesta contro
il fasto e le mollezze dell'alta prelatura, non era certamente
anticattolica, nè abbiamo motivo a negar fede all'anonimo laudunense
che racconta essere stato il Valdez grandemente lodato da papa
Alessandro III pel voto fatto di volontaria povertà.[285] Ma sovra un
altro punto lo stesso Papa non poteva transigere, nè egli nè il suo
successore vi si piegarono, voglio dire sulla predicazione. Il Valdez
conosciuta la vera via della salute, non fuggì in un lontano romitaggio
per consacrarsi alla preghiera ed alla penitenza secondo il costume
degli antichi cenobiti; ma bene invece sentì il profondo bisogno
d'insegnare agli altri quello che a lui venne fatto di scoprire.
Il Valdez avea l'istinto del riformatore religioso, e ben sapeva
trasfondere altrui l'intimo suo convincimento. Nè solo lui, ma tutti i
discepoli, a simiglianza degli apostoli, andavano pellegrinando per la
terra a spargere la nova parola; nè ha torto il Dieckhoff di chiamare
il sodalizio fondato dal Valdez col nome di liberi predicanti. E come
ad imitazione dei poveri di Lione sorsero i poveri d'Assisi o frati
minori, così ad imitazione dei predicatori valdesi nacquero i frati
predicatori. In queste faticose pellegrinazioni i Valdesi non solo
sulla povertà predicavano, ma su tutto l'indirizzo morale e religioso,
spiegando i libri sacri,[286] che Valdo avea a sue spese fatto volgere
in provenzale da due ecclesiastici, un Bernardo Idro che scrivea ed
uno Stefano di Ansa che dettava la traduzione.[287] Essi non furono
i primi a volgarizzare la Bibbia, avendoli preceduti i Catari che
dei testi tradotti faceano largo uso nelle loro polemiche contro la
Chiesa cattolica. Certo nessun'altra setta ebbe in tanta venerazione
i sacri testi, la cui autorità più tardi sarà messa al di sopra della
tradizione; e se lo studio della Bibbia non è il tratto più novo e più
caratteristico della nuova setta, certo non è meno importante degli
altri già descritti. Ed io sarei per credere che la povertà, la libera
predicazione ed il culto della Bibbia non si possono scindere l'uno
dall'altro da chi voglia riprodurre tutta intera la fisonomia della
nuova setta.
Le autorità ecclesiastiche mal tolleravano che dei laici idioti od
illetterati non solo usurpassero l'ufficio della predicazione, ma
s'adoperassero a spiegare i libri santi, i quali vanno interpetrati
e commentati con molta cautela. Talchè lo stesso Alessandro, che
avea lodato il voto di povertà fatto dal Valdez, interrogato forse
il concilio raccolto nel Laterano nel 1179, vietò a lui ed ai suoi
compagni di predicare senza il permesso dell'autorità ecclesiastica
locale.[288] Già questa, ben conscia dei pericoli di una predicazione
laica, lungi dall'incoraggiarla, l'avea repressa, e Stefano di Borbone
ricorda che Giovanni, vescovo di Lione, chiamati a sè i Valdesi, proibì
loro di occuparsi della Bibbia e di commentarla e divulgarla per le
vie.[289]
Non per questo smesse l'ardito novatore, e dicesi che alle ingiunzioni
del vescovo rispondesse come l'apostolo al principe dei sacerdoti,
doversi obbedire più a Dio che agli uomini.[290] Ma il principe dei
sacerdoti, Lucio III, scomunicò lui e i suoi seguaci,[291] e da quel
giorno cominciarono le ardue prove per la novella società. Espulsi da
Lione, andarono raminghi per diverse contrade, non cessando dal loro
apostolato, e pare che convinti della propria ortodossia contro il
decreto di Lucio, s'appellassero ad Innocenzo III, dal quale invocavano
eziandio l'approvazione del loro sodalizio.[292]
Innocenzo al certo poneva differenza tra Catari e Valdesi, e questi
come meno eterodossi trattava con maggiore indulgenza. Prova ne sia
quel Durando de Osca, capo di una frazione detta degl'Inzabattati, il
quale appellatosi a lui dalla scomunica dell'arcivescovo terraconese,
non solo fu riammesso nel seno della Chiesa, ma dopo esplicita
dichiarazione di fedeltà alla Santa Sede ebbe licenza di conservare
il suo istituto.[293] Non trovarono però eguale accoglienza gli altri
leonisti, che non vollero abbandonare le dottrine della predicazione
laica, e della libera interpetrazione della Bibbia. Contro costoro
Innocenzo tenne duro, e in luogo di essi approvò un altro sodalizio,
che pur facendo voti di povertà come i Valdesi, ne respingeva le
pericolose dottrine. Questi nuovi zelanti, che col tempo dal loro capo
prenderanno il nome di francescani, dicevansi allora poveri minori, e
più tardi per non andar confusi cogli emuli di Lione si dissero frati
minori.[294] E nel concilio lateranense del 1215 i Valdesi furono
scomunicati non meno dei Catari e dei Passagini, e condannati al pari
di loro al ferro ed al fuoco.
Le persecuzioni si fecero allora più feroci, e la società valdese
si disperse in opposte e remote contrade. Dove sia andato il Valdez
non si sa, e il luogo e il tempo della sua morte s'ignora. Certo
la sua memoria crebbe venerata tra i suoi seguaci, che lo ebbero
per santo così da rimproverare i Poveri Lombardi che non credessero
all'impeccabilità di lui, come di nessun altro uomo al mondo.