Dalla condanna del concilio lateranense, o forse anche più in su dal
giorno in cui Innocenzo respinse le proteste dei Valdesi, cominciò
per loro un nuovo periodo, che diremo delle lotte, per distinguerlo
dal periodo precedente o delle origini. La differenza tra questi due
periodi fu già rilevata dal Dieckhoff, che seppe ben classificare le
fonti secondo un criterio cronologico.[295] Nè so capire il perchè
gli scrittori di cose valdesi siensi allontanati dalla via così
luminosamente tracciata dal loro predecessore. Si può ben dire che il
Dieckhoff abbia errato in qualche punto secondario, come ad esempio
che faccia l'Alano più antico di quel che sia; ma non si può negare
che in Alano e nel Foncaldo la dottrina valdese poco s'allontani
dal cattolicismo, e che se ne stacchi molto di più nel Borbone, nel
Moneta, nel Sacconi, e rompa di tutto punto in Davide d'Ausburgo.
Questa disparità delle fonti è dovuta al tempo in cui apparvero, ed al
successivo sviluppo della dottrina valdese.[296]
Dal principio, come dicemmo, i Valdesi si tenevano per buoni
cattolici,[297] nè sapeano intendere il perchè un laico non avesse da
leggere ed interpetrare la Bibbia, e gli fosse conteso di spandere
presso i popoli la parola del Signore.[298] Non erano forse laici
gli apostoli, che andavano di contrada in contrada predicando
la buona novella? E non leggiamo nell'antico Testamento che Mosè
lungi dal portare invidia ai profeti, desiderava invece che tutti
profetassero?[299] Del resto neanco nei nuovi tempi mancarono laici,
che predicassero con successo la parola del Signore, e dalla Chiesa
non che impediti venner levati sugli altari, come ad esempio il beato
Onorato e santo Equizio.[300] I Valdesi non capivano che in una Chiesa
costituita gerarchicamente non possano commettersi a chiunque uffici
così delicati come l'interpetrazione dei sacri testi e la predicazione.
Ed attribuivano perciò il divieto all'invidia o alla gelosia del clero,
che non volendo abbracciare la povertà voluta dal Cristo, mal tollerava
che altri e colla voce e coll'esempio la predicasse.[301] D'una
ingiunzione, dettata da motivi siffatti, era dunque lecito e doveroso
non tener conto, perchè secondo Pietro non agli uomini ma a Dio bisogna
obbedire.[302]
La disobbedienza agli ordini emanati dal Papa e dal concilio fu
il primo atto di aperta opposizione dei Valdesi,[303] che provocò
polemiche astiose, e novelle scissure. I cattolici sull'autorità
del concilio lateranense sostenevano che l'ufficio di predicazione
spettasse ai soli sacerdoti, e non a tutti, bensì a quelli
prescelti dai vescovi.[304] I Valdesi protestavano contro queste
restrizioni, e stimavano lecito a chiunque sapesse la parola del
Signore il predicarla, senza distinzione nè di sesso nè di età nè di
condizione.[305] E che anche le donne possano esercitare l'apostolato
lo provavano coll'autorità della lettera a Tito, e coll'esempio di
una profetessa.[306] Coteste dottrine erano diametralmente opposte,
l'una ripeteva il diritto della predicazione dalla scelta del vescovo,
l'altra dall'ardore e dalla scienza dell'insegnante. E trapassando
dall'insegnamento a tutti gli altri uffici religiosi, l'una dottrina
non teneva conto se non dell'ordinazione, l'altra del merito.[307] Dal
che seguiva questa conseguenza notevole, tirata dagli Arnaldisti prima
dei Valdesi, che solo ai sacerdoti o ministri buoni bisogna obbedire,
vale a dire a quelli che nella loro vita e nei costumi loro si mostrano
degni seguaci degli apostoli.[308] Imperocchè se il merito solo e non
l'ordinazione è la fonte della dignità sacerdotale, quelli che nelle
opere loro si mostrano impari all'alto ministero, hanno perduto non
ostante l'ordinazione ogni autorità.[309]
Dottrina siffatta è non solo contraria alla cattolica, che non
riconosce altro giudice del sacerdote all'infuori del superiore
gerarchico; ma benanco alla protestante, che attribuisce minor merito
alle opere che non alla fede.[310] Con tutto questo e gli Arnaldisti,
ed i Valdesi la professavano, come ci viene concordemente attestato da
fonti antichissime, quali Alano e l'Abate di Foncaldo, la cui autorità
nessuno può revocare in dubbio.[311]
Questa dottrina del merito in opposizione all'ordine venne formolata in
occasione della predicazione; ma è ben certo che a non lungo andare si
applicò anche ad altre funzioni religiose, prima tra le quali fu senza
dubbio la confessione. Che dal sacerdote legittimamente ordinato si
ascoltasse la messa, o si ricevesse la cresima non portava pregiudizio
alla nuova associazione, la quale si credeva sempre sinceramente
cattolica, e nessuno dei sacramenti voleva negare. Ma non era
possibile che i membri del nuovo sodalizio si confessassero a sacerdoti
cattolici, che faceano ai Valdesi una guerra non meno aspra e spietata
che ai Catari. Bisognava dunque svigorire l'autorità della confessione
cattolica, e sostituire a quella un'altra forma che meglio convenisse
ai progressi della nova società. A tale uopo solean dire i Valdesi,
che i sacerdoti cattolici ribelli ai precetti del divino maestro,
non potranno assolvere le colpe altrui se prima non si lavano dalle
proprie.[312] Nè la confessione è indispensabile, perchè chi perdona
non è sacerdote, ma Dio stesso, e quando a Dio ci rivolgiamo col
cuor contrito, che uopo v'ha del sacerdote?[313] Certo il confessore
talvolta ci aiuta coi suoi consigli, e cogli ammonimenti suoi; ma
quest'ufficio può essere disimpegnato da qualunque laico,[314] e la
prima confessione cristiana non si faceva in segreto, ma in pubblico,
non presso un sacerdote solo, ma presso la comunità dei fedeli.
Il principio di tutte queste argomentazioni è sempre il medesimo,
che al solo merito si debba attribuire valore, onde soltanto chi s'è
saputo rifare nell'intimo della sua coscienza, così da detestare le
colpe commesse, questo solo sarà perdonato da Dio. Quando manchi la
contrizione è assurdo assolvere, perchè non c'è nulla fuori della
coscienza che possa la coscienza purificare. Talchè non s'ha da credere
di poter comprare l'indulgenza a denaro sonante, o in qualsiasi altra
guisa, che non sia il profondo ed intimo dolore di aver peccato.[315]
E se le indulgenze non giovano ai vivi, tanto meno ai morti, i quali
non hanno più modo di rinnovarsi, essendo chiusa ormai loro la via
dell'operare.[316] E ormai sono quel che furono, dannati se vissero
male, beati se vissero bene.[317] Insieme colla dottrina delle
indulgenze si legano sempre quelle dei suffragi pei defunti, e del
Purgatorio; ed i Valdesi che negavano le prime doveano anche riescire
alla negazione dei secondi.[318]
In questi punti par che fossero d'accordo tutti i Valdesi, il che non
esclude la possibilità della divergenza in altri. Nè solo possibile
tornava questa divergenza ma necessaria, perchè la dottrina valdese
era in continuo movimento, ed ogni giorno come vedemmo e vedremo
s'aggiungevano novi articoli secondo le vicende della lotta, che
sostenevano colla Chiesa ufficiale, ed i bisogni della polemica.
Oltrechè il sodalizio valdese parte pel bisogno dell'apostolato,
parte per isfuggire alle persecuzioni degl'inquisitori s'era sparso
pressochè in tutta l'Europa, e nelle diverse regioni venuto in contatto
con eresie diverse si era fuso con esse, prendendone dottrine, che
al principio gli erano estranee. Di tali divisioni ci dicevano già
qualche cosa le antiche fonti come Stefano di Borbone, il Moneta, ed
il Sacconi. Ma il Preger trovò recentemente un monumento più antico di
queste fonti, e che se non può essere tenuto come il solo autorevole,
come par che pretenda lo scopritore, è certo di grandissimo interesse,
essendo l'unico d'origine valdese che conti una rispettabile antichità.
Codesto documento è una lettera che i Poveri Lombardi mandano ai loro
fratelli d'oltremonte intorno ai dissensi nati tra le due società, e in
gran parte composti in una conferenza tenuta a Bergamo nel 1218.[319]
Questi Poveri Lombardi, come già sappiamo da altre fonti, erano per
qualche rispetto più avversi alla Curia Romana dei loro fratelli
oltremontani;[320] e par certo che sien nati dalle fusioni di Valdesi
con Arnaldisti, forse con prevalenza dell'ultimo elemento. Nè credo
ci sia ragione di farli risalire col Preger agli _Umiliati_,[321] dei
quali è tuttora incerta la provenienza, ma bisogna pur convenire che le
due frazioni valdesi par che abbiano coscienza della loro diversità di
origine.[322] E senza dubbio alcuno i Poveri Lombardi non attribuiscono
al Valdez quella santità ed impeccabilità che, come già dicemmo, era un
articolo di fede pei fratelli oltramontani.[323] Un'altra differenza
tra loro era il lavoro manuale. I Poveri di Lione sostenevano che gli
apostoli non avessero da pensare ad altro fuor che a diffondere la
parola del Signore, nè quindi poteano procacciarsi il necessario se non
accattandolo dai fedeli; i Poveri Lombardi al contrario a somiglianza
dei Catari e dei Patarini dicevano dovere anche gli apostoli vivere
del lavoro delle proprie mani.[324] Una terza differenza riguardava
l'organamento della nova società. Il sodalizio oltramontano non era
solidamente costituito. I Valdesi credevano sempre di formar parte
della vasta società cristiana, talchè non stimavano utile di creare
rettori ed amministratori della nuova società. Tutti quelli che viveano
secondo il costume di Valdez, erano del pari membri della nova società;
ma non si doveva stabilire nessuna differenza e gerarchia tra loro. E
se pure occorresse talvolta di ridurre nelle mani di qualche ministro
il governo della nova società, gli si dovrebbe commettere quell'ufficio
temporaneamente, perchè una società, che nasce in opposizione alla
gerarchia, non può certo tollerarla nel suo seno. I Poveri Lombardi
la pensavano diversamente. Ei rimontavano ad una società, che cominciò
fin dal tempo di Arnaldo da Brescia, e ben sapeva che per conservarsi
nell'urto delle opposte confessioni bisognava solidamente organizzarsi.
Credevano perciò indispensabile nominare dei rettori.[325]
Altri punti di quistione par che fossero il battesimo coll'acqua,
quello dei bambini, e la indissolubilità del matrimonio. Intorno
ai primi due punti dicemmo già altrove, che i Catari al battesimo
dell'acqua voleano sostituito quello del fuoco o del calore, e che
condannavano recisamente la somministrazione del battesimo a chi
non fosse in grado di capirne l'importanza. Era ben possibile che
queste due dottrine fossero penetrate nella società valdese;[326] ma
certo è che nel convegno di Bergamo pensarono bene di non dipartirsi
dall'insegnamento cattolico.[327]
In quanto al matrimonio già sappiamo che i Valdesi oltremontani
in seguito ad influssi catari preferivano la verginità allo stato
coniugale, e tolleravano che pei bisogni della nova società il marito
si dividesse dalla moglie anche quando ella non v'acconsentisse. I
Poveri Lombardi par che facessero maggior conto del matrimonio, e
solo in due casi ne permettevano lo scioglimento, o quando entrambi i
conjugi fossero d'accordo a separarsi, o per causa di adulterio.[328]
Queste divergenze per quanto gravi non erano tali che con poche
concessioni da una parte e dall'altra non fossero per comporsi.
Intorno ad una però non era possibile l'accordo, e riguardava un
punto d'un grandissimo interesse e dommatico e pratico: l'Eucaristia.
I Valdesi d'oltremonte benchè ammettessero che a tutti i membri
della nova società fosse lecito di predicare e di confessare, pure
non erano ancora venuti all'estrema conseguenza di permettere loro
la celebrazione della messa. Certo è che essi ascoltavano la messa
dei sacerdoti cattolici, e credevano che il miracolo eucaristico si
compisse anche quando il ministro fosse indegno di operarlo. Questa
opinione era senza dubbio in contraddizione coll'altra più generale
che nessuna funzione religiosa potesse esercitarsi dal ministro
indegno. Ed a rimovere siffatta contraddizione s'adoperavano in diverse
guise. Alcuni dicevano che il miracolo della transustanziazione si
opera per virtù non del sacerdote, bensì delle parole mistiche da
lui pronunziate.[329] Altri sostenevano che se il sacerdote cattivo
non potesse celebrare la messa, per la medesima ragione non dovrebbe
somministrare il battesimo, mentre è risaputo che il battesimo ha
sempre valore fosse anche dato dalla levatrice.[330] Altri infine non
negavano la partecipazione del sacerdote, ma la dicevano sopraffatta ed
assorbita dall'opera dell'Uomo-Dio, il quale in fine è il vero autore
del miracolo.[331]
I Poveri Lombardi, che discendevano in diretta linea dagli Arnaldisti,
ed alla purità del sacerdote attribuivano infinito valore, non
potevano accettare nessuna di queste versioni dei Poveri oltramontani.
Non la prima, perchè se il miracolo eucaristico s'operasse solo in
virtù delle parole mistiche, anche il Giudeo od il Pagano potrebbe
operarlo.[332] Non la seconda, perchè tra il battesimo e l'eucaristia
non può correre l'analogia voluta dagli oltramontani, altrimenti
anche il laico, anche la donna potrebbe rompere il pane benedetto,
laddove per gli oltramontani stessi al solo sacerdote è commesso
quest'ufficio.[333] La terza opinione potrebbe accettarsi, purchè
s'aggiunga che oltre all'opera dell'Uomo-Dio per compiere il miracolo
eucaristico occorre la preghiera del sacerdote, e che questa preghiera
non sarà accolta da Dio quando venga sciolta da labbra impure.[334]
Questa terza opinione, non è dunque la stessa della prima, come dice
il Preger, perchè la prima non può essere accettata in nessun modo,
e la terza con opportune aggiunte viene ammessa. La prima pare una
superstiziosa deificazione della parola, la terza rileva sì l'elemento
soprannaturale del sacramento, ma non esclude per questo l'elemento
umano. Modificando questa terza opinione s'ha la vera che non
attribuisce il miracolo eucaristico al solo intervento di Cristo, nè
alla sola virtù del sacrificante, ma all'uno ed all'altro insieme. Se
mancasse l'opera dell'Uomo-Dio, il sacerdote per degno che fosse, non
potrebbe operare tanto prodigio. Come pure se venisse meno l'orazione
del celebrante, o, che torna lo stesso, se questa orazione fosse
detta da chi non avesse il diritto di dirla, il sacrifizio non si
compirebbe neanco. Occorrono dunque i due fattori: il subbiettivo o
la bontà del sacerdote, e l'obbiettivo o l'opera del Cristo. Ma pare
che quest'aggiunta non sia stata accettata e che la conciliazione
fallisse in questo punto delicato. Perchè l'ultima formola degli
oltramontani era questa: il sacerdote ordinato dalla Chiesa, finchè
sia mantenuto in ufficio dalla grande famiglia dei Cristiani, opera
sempre il miracolo eucaristico, o buono o malvagio che sia, e dopo le
mistiche parole da lui pronunziate il pane ed il vino si tramutano nel
corpo e nel sangue del Signore.[335] I Valdesi non potevano giammai
accettare questa dottrina.[336] Forse potevano spingersi all'ultima
concessione di attribuire un valore alla comunione, perchè in luogo
della preghiera del ministro indegno sottentra quella più efficace del
comunicando.[337] Ma che l'opera del sacerdote sia pressochè nulla,
e che Dio voglia accogliere sempre la preghiera purchè detta dal
sacerdote anche quando impure labbra la mormorino, i Poveri Lombardi
non sapeano accettare.[338]
Anche intorno alla confessione par che ci fosse dissenso tra i
Poveri Lombardi e gli oltramontani. Un tempo credettero i lombardi
all'efficacia della confessione auricolare, ma ora non più, e neanco i
fratelli d'oltremonte li potrebbero far cambiare d'opinione, perchè non
è lecito sottomettere di nuovo alla servitù della legge chi come Paolo
se ne sia affrancato.[339]
Da queste divergenze, che nella lettera non sono dissimulate, possiamo
raccogliere quel che già si sapeva dal Sacconi, che i Poveri Lombardi
fossero più ostili alla Chiesa dei loro confratelli d'oltremonti.
Perchè questi ultimi credevano tuttora di formar parte insieme ai
cattolici di una sola e grande famiglia, quella dei battezzati o
credenti in Cristo; in qualche punto rilevante come l'Eucaristia,
attribuendo il miracolo ad opera sovrannaturale indipendente dalla
coefficienza del sacerdote, s'adattavano molto più alla dottrina
cattolica, che ai presupposti della loro setta; infine, colla scorta
di queste dottrine potevano seguitare ad ascoltar messa e ricevere la
comunione dai preti cattolici senza tradire la nuova fede.
L'interpetrazione fin qui esposta dell'importante documento, pubblicato
dal Preger, non s'accorda con quella del dotto editore; ma io non
saprei ammettere senza sforzo che nel paragrafo sedicesimo della
lettera si tratti non d'un punto speciale, ma del fondamento stesso
della dottrina valdese. La quale secondo il Preger sarebbe affatto
identica a quella di Lutero, che cioè il diritto al sacerdozio si
debba ripetere dal battesimo, talchè tutti i battezzati sieno _ipso
jure_ sacerdoti. A me pare, o m'inganno, che il significato attribuito
alla _parola_ di Dio sia molto più profondo di quel che intendevano
gli oltramontani, stando almeno alla testimonianza del Borbone,
che egregiamente s'accorda in questo punto colla lettera dei Poveri
Lombardi. Non nego che dal contesto si potrebbe ricavare il senso
voluto dal Preger, ma interpetrata così la lettera dei Poveri Lombardi
contraddirebbe a tutte le altre fonti che la precedono e la seguono.
E sarebbe veramente strano che a tanti inquisitori, esercitati nelle
controversie del tempo, fosse sfuggito il vero principio della dottrina
valdese così da sostituirvene uno affatto opposto. Colla nostra
interpetrazione invece si mettono d'accordo tutte le fonti, e nel modo
più semplice si spiega che cosa intendessero i Valdesi oltramontani per
la comunità dei battezzati, e perchè in un punto speciale della loro
dottrina contraddicessero ai loro principii medesimi.
V
Dall'esposizione precedente si raccoglie che la lettera dei Poveri
Lombardi compie ma non contraddice alle altre fonti più antiche, che
si riferiscono ai Valdesi. E resta pur sempre tra i principii della
nuova fede questo, che venne giustamente rilevato dal Dieckhoff, che
la dignità dell'ufficio si misura dal valore di chi l'adempie, e la
validità dell'opera dal merito dell'operante. Se la cosa sta così,
è ben certo che non tutti i fedeli possono esercitare l'ufficio
apostolico, perchè non tutti sono meritevoli del pari. Ma come
s'accordano codeste sentenze colle altre conservateci parimente dalle
fonti più antiche: che ogni Valdese possa predicare la parola del
Signore, e sciogliere il suo fratello dal peccato, e somministrare ove
occorra ogni sacramento? Le due proposizioni: magis operatur meritum
quam ordo; omnes bonos esse sacerdotes,[340] non vanno bene d'accordo,
perchè la prima mena alla conseguenza di distinguer tra fedeli e
fedeli, nello stesso modo che faceano i Catari rispetto ai _Perfetti_
ed ai _Credenti_; la seconda di queste distinzioni non può far conto,
perchè son tutti pari quelli che venner moralmente rinnovati dalla fede
in Cristo.
Il Dieckhoff per sanare la contraddizione avea proposto d'interpetrare
in un senso restrittivo la seconda sentenza, come se dicesse: non
tutti i fedeli ma solo i buoni, quelli che eccellono per merito
hanno il diritto di esercitare le funzioni sacerdotali. Ma di queste
attenuazioni il Preger non vuole sapere, e preferisce di tagliar netta
una delle due proposizioni per lasciare intatta l'altra. Il nuovo
principio, secondo lui, proclamato dai Valdesi sarebbe questo: che al
di sopra degl'individui sta la comunità dei battezzati. Essa nomina
agli offici, o alle dignità, sieno temporanee o a vita come stima
meglio; scioglie il matrimonio anche senza il consenso dei conjugi
quando l'interesse generale lo richieda; essa è la conservatrice della
_grazia_ che investe l'uomo appena ricevuto il battesimo. Chiunque
entra a far parte di questa comunità è di pieno diritto buono, perchè
rinnovato dalla fede, talchè la frase di Stefano di Borbone, non si
deve intendere nel senso pregnante del Dieckhoff, ma nell'assoluto che
tutti i Valdesi senza distinzione possano esercitare le sacre funzioni.
Sarà pur vero che tra i Valdesi ci siano di quelli che meritano il nome
di perfetti a distinzione dei credenti, e che solo i primi sostengono
i duri travagli della povertà e dell'apostolato; ma codesta perfezione
è un compito morale per l'individuo, non una condizione per esercitare
uffici che spettano egualmente a tutti i battezzati.[341]
Che valore ha codesta interpetrazione del Preger? Notiamo in primo
luogo che egli ha dovuto modificare le sue opinioni nel più recente
lavoro intorno a Davide d'Asburgo, stante che questo scrittore parla
chiaramente di una distinzione tra perfetti e credenti riguardante
l'ufficio non la perfezione morale.[342] Nè questa distinzione, che
i Valdesi copiarono dai Catari, appartiene solo ai tempi di Davide,
perchè già Stefano di Borbone ne fa cenno.[343] Il trovarsi nello
stesso Stefano tanto la distinzione dei perfetti dai credenti, quanto
la frase: tutti i buoni possono fungere da sacerdoti ed amministrare,
se occorre, i sacramenti,[344] è una prova fortissima che codesta
frase si debba intendere in senso restrittivo. Nell'origine della
setta non era necessaria nessuna distinzione, perchè la nuova
società, molto scarsa di numero, non abbracciava se non gli uomini che
sentivano profondamente il bisogno di una rinnovazione religiosa, nè
erano meno ardenti del loro maestro, e al pari di lui pellegrinavano
faticosamente predicando ed insegnando. Oltrechè alla nuova società non
occorrevano speciali ministri, restringendosi le funzioni religiose
alla predicazione ed alla confessione, ed accettando tutte le altre
dai preti cattolici. Ma ben presto le condizioni mutarono. La società
valdese per ingrossarsi dovea accogliere anche coloro che, sebbene
inchini al nuovo insegnamento, non fosser disposti a spogliarsi dei
loro beni, nè avessero vocazione pel rude ministero dell'apostolato.
D'altra parte lo stacco dal Cattolicismo si facea sempre più netto,
ed alla nuova società facea d'uopo provvedere per tutte le funzioni
religiose, che indarno in tanta rottura veniano chieste ai preti
cattolici. In fine col crescere che facea la nova società avea bisogno
d'un organamento più saldo che non fosse quello dei primi tempi,
quando i Valdesi credendosi membri della vasta famiglia cristiana
mal tolleravano di costituirsi in corpo separato. Per tutte codeste
ragioni, ammesse in parte dal Preger,[345] ben presto si formò
la distinzione tra Perfetti e Credenti, ed ai sacerdoti cattolici
sottentrarono i ministri valdesi.
Con questa innovazione s'apre quel periodo della storia dei
Valdesi, che per noi sarà l'ultimo, stante che il successivo della
trasformazione di Valdesi in Protestanti esce dai confini del nostro
lavoro. In questo periodo le persecuzioni si facevano sempre più fiere,
ed il Santo Uffizio non metteva alcuna differenza tra Catari o Valdesi:
o per poco o per molto tutti s'allontanavano del pari dalla Chiesa
e tutti eran meritevoli della stessa pena, il rogo. La comunanza del
martirio strinse allora più fortemente i legami tra le due sètte, e
la società valdese accogliendo gli elementi assimilabili delle altre
eresie, si ordinò in comunità separata ed opposta alla cattolica. E
continuando da una parte le persecuzioni e dall'altra le resistenze,
ognor più s'allargava il solco che dividea l'antica dalla nova Chiesa.
Le fonti di cui ci varremo in questo periodo sono il Borbone, il
Moneta, il Trattato di Davide d'Ausburgo, l'anonimo di Passau e il
Libro dell'Inquisizione tolosana. Stefano di Borbone fin dalle prime
pagine c'informa della trasformazione avvenuta, ripetendo anche lui
colle fonti più antiche che i Valdesi hanno il giuramento e la menzogna
in conto di peccato mortale, ma soggiunge che queste massime rigide
vennero nella pratica temperate, ed a coloro, che non erano tra i
perfetti, venia concesso di mentire e di giurare, se minacciati di
morte.[346]
Ma una trasformazione ancor più profonda riguarda l'ufficio
sacerdotale. D'accordo colle fonti più antiche Stefano ed il Moneta ci
riconfermano la massima, che la santità del ministro si ripete dalle
sue opere, non dall'ordine ricevuto.[347] E con maggiori particolarità
Stefano racconta di un maestro valdese che gli poneva queste
distinzioni: v'ha taluni che non sono ordinati nè dagli uomini nè da
Dio, come i laici malvagi; altri sono ordinati dagli uomini, ma non
da Dio; altri per contrario sono ordinati da Dio e non dagli uomini,
come i buoni laici, i quali possono legare, sciogliere, consacrare,
ordinare, purchè profferiscano le parole divine secondo il rito.[348]
Dapprima le funzioni religiose, che credevano di poter esercitare
i Catari si restringevano al predicare ed assolvere i peccati. Ora
traggono altre più gravi conseguenze dalle loro premesse, nè soltanto
i Poveri Lombardi, ma benanco i Valdesi d'oltremonti sostengono, che
se non può predicare chi toglie coll'esempio ogni efficacia alle sue
parole, se non può sciogliere altrui chi è già da per sè legato, a
maggior ragione non può spezzare il pane del Signore chi non sia degno
di nutrirsene.[349] Ed in luogo dei sacerdoti indegni è necessario
che sottentrino i buoni, i quali per laici che sieno, potranno non
pertanto celebrare la messa con maggior frutto. Taluni, aggiunge
Stefano, concedevano questa facoltà non solo agli uomini, ma benanco
alle donne, quando al pari di quelli sieno penetrate dallo spirito del
Signore.[350]
Nè faceva intoppo che mancasse l'ordinazione regolare; stante che nei
primi tempi del Cristianesimo non occorrea, e bastava l'elezione della
comunità dei fedeli, perchè qualunque membro di essa fosse riconosciuto
per sacerdote. Per siffatta guisa un ministro, che fosse scelto a
questo modo, come accadde un tempo di Pietro Valdez, è sacerdote non
meno di chi sia stato consacrato dal vescovo.[351] Questo novo modo di
ordinazione, ovvero l'elezione per parte della comunità, permetteva che
nella nova società s'introducesse la gerarchia, nè andò molto tempo
che alla divisione in Perfetti e Credenti si aggiungesse anche la
distinzione di ufficii sacerdotali. I Valdesi del Piemonte ebbero ad
imitazione dei Catari il Barba, e due ministri a lui subordinati. Gli
altri Valdesi conservarono i tre gradi della gerarchia cattolica, il
vescovo il sacerdote ed il diacono.[352] Colla distinzione dei Perfetti
dai Credenti, e coll'introduzione di speciali funzioni sacerdotali
si collega la quistione del matrimonio, che noi toccammo altre volte,
ed ora ci conviene di riesaminare. Non è dubbio che nei primi tempi i
Valdesi non solo non condannavano il matrimonio, ma non lo tenevano per
un ostacolo all'apostolato.[353] Però in grazia degl'influssi catari
preferivano il celibato, ed il Valdez stesso, come narrammo, abbandonò
la moglie e la casa e mise le figliuole in convento. Sulle orme di
lui alcuni Valdesi, a quel che ne riferisce Stefano, sostenevano esser
lecito separarsi dalle mogli per consacrarsi a Dio, anche quando quelle
non vi consentano.[354] Nè certo la scabrosa missione del Perfetto
poteva essere adempiuta con zelo da chi fosse legato ad una famiglia,
di cui il più delle volte era l'unico sostegno e difesa. Non restava
che un passo per condannare del tutto il matrimonio, nè v'ha ragione
per dubitare che i Valdesi di Germania non l'abbiano fatto, perchè
già sappiamo da precedenti citazioni che essi erano i più disposti a
farlo.[355]
Dicemmo più sopra che secondo i Valdesi ad ogni laico era dato di
celebrar la messa; ma codesta celebrazione per parte dei laici dovea
portare di conseguenza che il rito si semplificasse, ed alle complicate
funzioni cattoliche fosse sostituita la semplice frazione del pane ad
imitazione della cena di Cristo. Il Libro dell'Inquisizione tolosana
più volte fa cenno di siffatta cerimonia.[356] Codesta semplificazione
del rito dovea portare di conseguenza l'attenuazione della dottrina, e
Davide riferisce che i Valdesi della Germania toglievano al sacramento
quel colore soprannaturale, che pur sempre nel periodo precedente era
gelosamente conservato. Ormai i Valdesi intendevano il sacramento
eucaristico in un modo affatto simbolico; e ripetevano coi Catari
che il corpo di Gesù non si debba prendere nel senso letterale, bensì
allegorico, come quando dicesi: Cristo esser la pietra su cui si eleva
la Chiesa di Dio.[357]
La Chiesa valdese adunque si è del tutto staccata dalla cattolica,
almeno in Germania. Nè fa meraviglia che ad uno ad uno condanni
tutte le dottrine ed istituti tradizionali. Intorno al battesimo dei
bambini vedemmo già come fossero dissensi tra i Valdesi. E pare che i
Poveri Lombardi solo per amore di conciliazione e deferenza verso gli
oltramontani si piegassero ad ammetterne l'efficacia. Più tardi le cose
mutarono, e gli oltramontani stessi a confessione di Davide stimarono
che il battesimo non possa giovare ai bambini, inetti al credere o
discredere.[358]
I suffragi pei defunti, la dottrina del Purgatorio e quelle delle
indulgenze già sappiamo che furono ben per tempo revocate in dubbio
dai Valdesi.[359] Ma ora progredisce il loro razionalismo, e dacchè
dichiararono simbolica l'eucaristia, simbolici saranno non pure
i misteri della religione ma benanco i sacramenti del battesimo,
della penitenza, della cresima e dell'estrema unzione,[360] i quali
ultimi per giunta essendo da meno degli altri possono senza danno
venire aboliti.[361] Inoltre avendo tolto ogni valore all'ordinazione
canonica, trasformarono il concetto del sacerdote, cioè di un essere
sacro, mediatore tra l'uomo e Dio, nell'altro più umile di ministro,
che aiuti e sorregga il fedele nel suo cammino, ma non si sostituisca
a lui, nè interrompa la libera e diretta comunicazione tra lui e il
suo creatore.[362] Ma insieme alla mediazione del sacerdote, più
tardi soppressero quella dei Santi, che secondo la testimonianza
di Davide sarebbero così lontani dai mortali, tanto assorbiti nella
loro beatitudine da non potere accogliere le preghiere che a loro si
rivolgono.[363]
Ed abolita l'adorazione dei santi cadono anche le feste, le
vigilie,[364] i digiuni,[365] le benedizioni, gli uffici[366] tutto
quel complesso di usi e cerimonie che formano il culto esteriore,
contro il quale fin dal principio s'eran ribellati i Valdesi,
condannando la consacrazione delle chiese,[367] l'adorazione delle
imagini e financo della Croce, come prima di loro insegnavano i
Catari.[368]
Questo è il cammino percorso dall'eresia valdese. L'intendimento primo
del riformatore di Lione non fu di staccarsi dalla Chiesa, bensì
d'introdurvi nuova vita colla partecipazione operosa del laicato.
Ma fin dal principio la nuova società subì l'influsso delle eresie
contemporanee, principalmente dei Catari, così da accogliere massime e
dottrine, a loro affatto straniere, e che più tardi saranno abbandonate
dai Protestanti.[369] In seguito, respinti dalla Chiesa ufficiale,
furono costretti a sostenere un nuovo concetto del sacerdozio che
tolsero in prestito e dai Catari e dagli Arnaldisti. Ma questo
concetto ha una portata molto maggiore di quel che si crede, perchè
smagliato un anello, l'aurea catena va tutta in pezzi. E così nei
periodi successivi, l'uno dopo l'altro tutti i dommi tradizionali
vennero combattuti, ed i Valdesi formarono una società novella, non
più cattolica, benchè non ancora protestante, perchè le mancava e la
dottrina della predestinazione, e quel che più conta, l'altra della
giustificazione per la fede.
Nel corso della nostra esposizione abbiamo più volte dovuto ricordare
gli Arnaldisti, che secondo noi si connettono strettamente coi
Patarini. E degli uni e degli altri discorreremo nel capitolo seguente.