VI

Toccato dell'origine studiamo ora la DURATA, DIFFUSIONE, ed INTENSITÀ

del movimento cataro.

Fino dai primi anni del secolo decimoprimo serpeggiava per

l'Aquitania la nuova eresia, come ne fa fede il cronista contemporaneo

Ademaro.[161] E questi e Rodolfo Glaber del pari fanno menzione di

dieci canonici di Orleans, scoperti come manichei nel 1022, e dati

alle fiamme per ordine di Re Roberto.[162] Ma dacchè secondo lo stesso

Glaber siffatto movimento vien propagato dall'Italia, è lecito supporre

che tra noi si manifestasse l'eresia molto prima del 1034, anno in

cui Girardo di Monteforte venne a furor di popolo bruciato vivo in

Milano.[163] Nè andremo lungi dal vero se la faremo risalire alla fine

del secolo decimo. D'altra parte il catarismo militante vien meno al

cominciare del secolo XIV, quando alle cruenti crociate contro gli

Albigesi successero le stragi dell'Inquisizione. Sicchè non tenendo

conto di qualche resto cataro, scoperto da Vincenzo Ferrer nel 1402 o

in Lombardia, o nelle inaccesse valli del Pellice e Clusone, la durata

dell'eresia catara nell'occidente oltrepassa i tre secoli.

Non meno importante è la diffusione, della quale ora terremo parola

sommariamente, rimandando chi desideri più estesi particolari alla

monografia dello Schmidt. A cominciare dall'Italia settentrionale,

ricordiamo che la Lombardia riboccava di eretici così, che le sètte vi

si moltiplicavano, e la chiesa moderata di Concorrezo combattea la più

rigida del veronese Balasinanza, e quest'ultimo non andava d'accordo

con l'altro rigorista Giovanni di Lugio. A Ferrara spesseggiavano gli

eretici del pari, e per iscacciarneli il vescovo ebbe a ricorrere al

potere civile.[164] In Modena i catari l'impattavano coi cattolici,

tanto da vivere in pace gli uni accanto agli altri, ed il Muratori

ricorda che nel 1192 furono ricompensati con eguale misura catari

e cattolici per la distruzione che a causa di utilità pubblica fu

fatta di loro mulini.[165] Anche in Toscana il Catarismo ebbe non

pochi seguaci, ed il primo vescovo dei Catari moderati o concorrezesi

fu un Pietro Lombardo da Firenze. In questa città le donne stesse

s'adoperavano alla propagazione della setta e gli eretici cresceano a

tal segno che nel 1173 dettero pretesto a mutamenti nel governo.[166]

Dalla Toscana discese l'eresia ad Orvieto, ove, oppressa nel 1125,

fu rilevata nel 1150 dal Diotisalvi di Firenze e da Girardo da S.

Marzano. In seguito, scacciati questi missionarî, ne seguitarono

l'opera due donne, Milita di Monte Meato e Giuditta da Firenze.[167]

Da Orvieto si estese a Viterbo, nè la stessa Roma fu salva, anzi si

serba memoria di una esecuzione di Catari, fatta nel 1231 al tempo di

Gregorio IX.[168] Perfino nella remota Calabria par che attecchissero

i Catari a giudicarne almeno dall'ardore con cui l'abate Gioacchino li

combatteva.[169]

Dall'Italia, come dicemmo, l'eresia passò in Aquitania, e Tolosa fin

dai primi tempi fu il centro della sua diffusione.[170] Di là s'avanzò

nel Perigord, nel vescovado di Limoges, nella marca di Poitiers,

risalendo su sino ad Orleans, ove trovammo a capo degli eretici alcuni

sacerdoti, grandemente stimati per la loro pietà. Ben presto oltrepassò

la Loira, talchè il vescovo di Chalons, Rogero (1043-1062), chiese

a Wazon vescovo di Liegi se in vista del pericolo imminente non si

dovesse procedere rigorosamente contro gli eretici. Abbiamo tuttora la

risposta del pio prelato: Dio non vuole la morte, ma la conversione dei

peccatori; e la sola pena consentita dal Vangelo contro gli eretici sta

nell'escluderli dalla comunione dei fedeli.[171] Questa lettera porta

la data del 1048, e la pena che in essa vien suggerita fu nel fatto

comminata l'anno appresso dal concilio di Reims.[172] Tanto rapidamente

s'era diffusa l'eresia nel nord della Francia, ove già sin dal 1025

s'ebbe notizia di eretici, principalmente a Reims, a Liegi, Arras e

Cambray![173]

Dalla Francia il passaggio in Germania è ben facile, e già nel 1052

Enrico III fece impiccare in Gosslar (Hannover) alcuni eretici, che

si scopersero per manichei dal rifiuto di uccidere un pollo.[174]

Nel secolo susseguente, come sappiamo dalla lettera di Evervino a S.

Bernardo, l'eresia s'era così diffusa in Colonia, che vi si stabilì

un vescovado cataro. Arrestati nel 1146 il vescovo col suo diacono,

anzi che smentire le loro credenze, salirono animosamente sul rogo.

Pochi anni dopo nel 1160 furono scoperti altri catari a Bonn, con a

capo Arnoldo abile disputatore, conoscitore profondo della scrittura

ed entusiasta della sua fede. A capo a qualche anno salito sul rogo coi

suoi diaconi, fu udito gridare tra le fiamme: «Fratelli, siate costanti

nella fede, oggi sarete riuniti ai martiri del Cristo». E in questo

dire una fanciulla catara, che in grazia della sua bellezza era stata

sottratta al supplizio, copertosi il volto, si precipitò nel fuoco per

morire col suo maestro.[175]

L'Inghilterra fu salva dall'eresia. Ben tentarono di penetrarvi verso

il 1160 alcuni catari, volgarmente detti pubblicani (paoliciani),

non ammontanti a più di trenta, tutti di nazione e lingua tedesca, e

guidati da un tal Girardo, il solo tra loro che sapesse di lettere.

Ma furono scoperti e segnati nella fronte da un marchio d'infamia, e

poscia battuti a verghe ed espulsi dalle città, e proibito a chiunque

di ospitarli. Perirono per la campagna di freddo e fame, vittime

anch'essi devote e coraggiose della loro fede;[176] ma altri dopo di

loro non ritentò l'ingrata prova.

Pari alla durata ed estensione l'intensità. Senza un gran vigore di

fede il catarismo non avrebbe potuto opporre così tenace resistenza

alle persecuzioni, che massime dopo il 1200 infierirono senza misura.

Un rapido ricordo storico varrà meglio di qualsia dimostrazione.

Il secolo decimoterzo, che è quello dei grandi uomini della Chiesa,

Innocenzo III, Gregorio IX, Alberto Magno, S. Tommaso, è altresì il

secolo delle più fiere lotte, e più selvagge passioni. Montato sul

trono Innocenzo III mandò suoi legati nella Francia meridionale per

estirparvi l'eresia, e quando uno di essi, il Castelnau, fu ucciso a

tradimento indisse la crociata contro i popoli del mezzogiorno, che

s'erano allontanati dalla Chiesa.[177] Già prima di lui il legato

Enrico[178] vescovo cardinale d'Albano, indetta la crociata contro

gli eretici albigesi, con gran seguito di truppe aveva invase nel

1181 le terre del visconte di Béziers, ed ottenuta la resa del forte

castello di Lavaur. Ma questa prima crociata, benchè non poco cruenta,

fu nulla a petto della seconda, alla quale presero parte molti

signori del nord della Francia, che sotto il pretesto della religione

movevano alla conquista delle ricche contrade del mezzogiorno. Codesta

guerra fu combattuta con furore, e il nome di Simone di Monfort

restò tristamente[179] celebre in quelle infelici contrade, dove gli

eretici furon trattati peggio dei musulmani.[180] Quando Béziers,

dopo un'eroica resistenza, cadde sotto i colpi dei crociati, a quelli

che lo chiedevano sul modo di distinguere i rei dagli innocenti, il

legato Arnaldo rispose: uccideteli tutti, Dio riconoscerà quelli che

gli appartengono.[181] Alla presa di Carcassona 400 arsi vivi, e 50

impiccati come eretici.[182] Espugnato il castello di Minerva, il

legato Arnaldo promise la salvezza della vita a chi si convertisse,

perchè sapeva che nessuno dei credenti avrebbe rinnegata la sua fede.

Conosco i miei uomini, egli diceva a chi scandolezzavasi di tanta

mitezza. Nè avea torto, chè più di 150 perirono sul rogo martiri

della loro fede.[183] Presa Lavaur, ne fu impiccato il comandante,

gittata nel pozzo la sorella, arsi quattrocento Catari.[184] E più

cruente furono le stragi, quando dopo il concilio lateranense del

1215 si rinnovò la guerra con tanta violenza che i superstiti ebbero

a invidiare la sorte dei caduti in battaglia. E l'infelice conte di

Tolosa Raimondo VII se volle ottenere la pace dopo trenta anni di

guerre rovinose, ebbe a giurare di combattere e punire gli eretici

senza pietà, e conferire un premio di due scudi di argento a chi ne

assicurasse qualcuno alla giustizia.[185]

Ma questi roghi, queste condanne in massa senza giudizio, son pur

da meno delle persecuzioni posteriori. Si poteva attribuire siffatti

orrori alla necessità della guerra, all'eccitazione degli animi, al

diritto di rappresaglia; d'ora innanzi saranno imposti dalla fredda

ragione. Prima di questo tempo, come dimostrarono il Ficker e l'Havet,

la pena del rogo contro gli eretici non era stabilita per legge in

nessun paese.[186] In Germania si solevano, è vero, mettere a morte

gli eretici o a furor di popolo, come a Colonia nel 1163, o anche per

ordine dell'imperatore, come a Gosslar nel 1052; ma quest'ordine non

fu dato in omaggio ad una legge, bensì per misura politica. Anche in

Francia le molteplici esecuzioni, che ricordammo, ebbero lo stesso

carattere, e prima della legge di Luigi VIII del 1226, non ve ne ha

altra che condanni gli eretici al supplizio del fuoco. Con maggior

ragione si deve dire lo stesso della Francia meridionale e dell'Italia.

Chè anzi mentre nel settentrione dell'Europa la pratica discordava

dal diritto, e tacendo le leggi, vigeva la consuetudine di mettere a

morte gli eretici; nel mezzogiorno al contrario e diritto e pratica

s'univano in una grande mitezza e tolleranza. Dopo l'esempio di Girardo

di Monteforte non v'ha ricordo di altro bruciamento di eretici, e

l'autore delle memorie milanesi dice espressamente che nell'anno 1233

ebbe luogo la prima esecuzione.[187] In Modena ricordammo come accanto

ai diritti degli altri cittadini eran riconosciuti quelli dei catari.

Nella Francia meridionale Giraldo vescovo di Albi non dubitò d'invitare

gli eretici ad una pubblica disputa a Lombers.[188]

Questa tolleranza però cessò ben presto in tutti i paesi. Il cardinale

Pietro di San Crisogono, legato del papa nel Tolosano, condannò un

Morand, ricco signore seguace e protettore dell'eresia, alla confisca

dei beni ed alla distruzione delle case. E costui se volle salvarsi

dalla miseria, ebbe a sconfessare solennemente la sua fede, e subire

l'ignominioso castigo della fustigazione.[189] Parimenti in Italia

si serba memoria di un vescovo Guarnasia, legato dell'imperatore

Enrico VI, che confiscò per ordine imperiale i beni dei patarini di

Prato e ne distrusse le case.[190] Ottone IV, in un suo decreto del

1210 contro gli eretici di Ferrara,[191] e gli statuti di Verona: che

rimontano secondo il Ficker, al di là del 1218, prescrivono l'esilio

degli eretici e la distruzione delle loro case. Questa stessa pena

dell'esilio è prescritta nella legge di Federigo II del 1220.[192]

Dopo poco altro tempo le cose volsero in peggio. Il papa chiedeva

dall'imperatore una più energica repressione dell'eresia, e Federigo,

che avea rinnovato contro la Chiesa l'antica guerra per l'indipendenza

dello Stato, per tema non lo si sospettasse di poca ortodossia,

acconsentì a mutare la sua prima legge.[193] Strana ironia della

storia! Quell'Imperatore che tenne più fermo contro le pretensioni

di Roma, e presso i contemporanei era tanto in voce di miscredente ed

epicureo, da non trovar grazia neanco presso il gran poeta ghibellino;

quell'imperatore che avea ai suoi servigi gente di diversa credenza,

saraceni non meno di cristiani, egli per lo appunto è il primo a

sancire la pena del rogo contro gli eretici,[194] e in servigio della

Chiesa vien meno alle più fondamentali norme del diritto vigente. E

nel luogo dei vescovi stati fin oggi i giudici naturali delle eresie

acconsente che entrino i frati predicatori, facendoli almeno per la

Germania legati imperiali;[195] nè dubita di sancire le più aperte

infrazioni della regolare procedura, ammettendo la testimonianza del

correo o del delatore,[196] e tollerando che si tacesse nei giudizii il

nome del testimone. Un altro passo ancora, e non ci meraviglieremo più

che colla morte del reo non si estingua l'azione penale, ma seguiti il

processo contro i defunti, perchè gli eredi ne scontino la pena.[197]

Con queste misure violente l'eresia veniva stretta in un cerchio

di ferro, e ben pochi poteano sottrarsi alle occhiute vigilanze

degl'inquisitori, ed alle insidie delle spie prezzolate o interessate.

Ma non ostante questi rigori i Catari non furon domi, e se non

all'aperto, continuavano in segreto a professare il loro culto. E

taluno di essi seppe nascondersi così, che non solo non fu disturbato

finchè visse, ma dopo morto per poco non venne santificato dai

cattolici. Il Muratori pubblicò il processo di un Armanno Pungilupo da

Ferrara morto nel 1269, intorno al quale per anni parecchi continuò

aperto dissenso tra la Curia e i Frati inquisitori. La Curia, ligia

alla voce popolare, che dava il Pungilupo per uomo pio, e morto in

odore di santità, non solo permise che fosse seppellito nella Chiesa

maggiore in magnifico mausoleo; ma raccolte le informazioni sui

miracoli che dicevano fatti da lui, permise s'innalzasse presso alla

tomba un altare votivo. Ed i fedeli v'accorreano numerosi, e con

giuramento attestavano al Vescovo di avere per intercessione del beato

Armanno ricuperata o la vita, o il moto o la parola, e taluno persino

giurò d'essere stato liberato dai demoni, che lo possedevano.[198]

Ma gl'inquisitori diffidavano assai di tal taumaturgo, che pochi

anni innanzi, nel 1254, convinto d'eresia, dovè la sua salvezza

all'abjura.[199] E interrogati parecchi, già appartenenti alla setta

bagnolese, raccolsero che, non ostante la ritrattazione, il Pungilupo

continuò per tutta la vita nella fede catara;[200] nè fu solo

_credente_, ma ricevette il _consolamentum_,[201] e con ardore si mise

a diffondere le dottrine bagnolesi, e predicando contro il lusso e la

corruzione dei preti,[202] fece nuovi seguaci alla sua setta. Istruito

in tal modo il processo si venne alla sentenza, cagione di un violento

dissidio tra le due autorità ecclesiastiche. L'inquisitore ordinò

l'esumazione delle spoglie di Armanno, e, non obbedito, scomunicò

la Curia e interdisse la Chiesa; la Curia dal canto suo respinse la

sentenza, e si appellò al Papa Gregorio X. Ma nè a costui nè a parecchi

dei successori fu dato di comporre le cose, e la controversia si

prolungò per più di un trentennio. Alla fine nel 1301 l'inquisitore Fra

Guido Vicentino, consultati per ordine di Bonifacio VIII il Vescovo di

Bologna e un altro frate, domenicano anche lui, pronunziò la sentenza,

dal Papa già dichiarata inappellabile, che dice: s'infranga il mausoleo

e l'altare innalzato in onore di Armanno, e dissepolto e bruciato il

cadavere, ne si sperdano ai venti le ceneri. E le immagini e le offerte

votive si distruggano, e chiunque s'opponga a queste misure, o seguiti

a ricordare il nome e le opere dell'eresiarca, se privato incorra nella

scomunica, se chierico nella perdita dei suoi benefizii, se università

o terra nell'interdetto.[203] Questo solo fatto, accaduto nella seconda

metà del secolo XIII, vale più di un lungo discorso a provare quanto

rigoglio avesse tuttora l'eresia dopo tante persecuzioni, e come

riescisse difficile ai più zelanti di estirparla.

L'eresia nel Medio Evo · 第 19 / 57 题