VII

La diffusione, la durata, la tenace resistenza dell'eresia manichea

sembrano un vero paradosso storico. Perchè se da una parte non si può

negare che l'ascetismo cataro più rigoroso del cattolico s'opponeva

al rifiorire delle scienze, delle arti, dei commerci, e vincendo

avrebbe ritardato di molto altro tempo quel risorgimento classico,

di già cominciato nel medio evo, dall'altra non è men vero che un

misticismo così malsano, e di colore schiettamente orientale attecchì

quasi dappertutto in Europa, ma principalmente nei centri della nuova

coltura. E così accadde che nello stesso linguaggio in cui la nuova

musa cantava i cavalieri, l'armi, gli amori, un'altra voce più severa

predicava i digiuni e le astinenze, segnava d'infamia il matrimonio,

e stillava nelle menti un odio feroce contro il mondo, creatura d'un

malvagio iddio. Non giova addurre la legge dei contrapposti, che fa

passare la natura umana dall'estremo della frivolezza e della gaja

vita alla tetraggine di una inquieta ascesi. Nè si potrebbe invocare

l'esempio recente della Germania, che nel tripudio del patriottismo

trionfante vide rinnovarsi la filosofia pessimistica. Ragioni ben più

profonde e molteplici spiegano le insperate fortune del Catarismo.

E la prima è questa, che la nuova setta al pari delle antiche

pitagoriche e gnostiche si circondava di mistero, nè tutti i suoi

dommi svelava agli iniziati o credenti pria che fossero per lunghe

prove divenuti _perfetti_.[204] Talchè non in grazia delle dottrine

ignorate dai più essa facea il maggior numero dei seguaci, bensì per

l'opposizione alla Chiesa dominante ed alla gerarchia medievale. E come

il bisogno di libertà si sentiva più acutamente nelle contrade, ove

il laicato parlava già e scriveva una lingua diversa dal latino, ed

una nuova letteratura avea creata, ed espressi pensieri e sentimenti

nuovi, era ben naturale che ivi si formasse il centro ed il focolaio

dell'agitazione ereticale.

L'opposizione che il Catarismo movea al Cattolicesimo abbracciava due

capi, le dottrine ed i costumi. In quanto alle dottrine già vedemmo

come i Catari sapessero far tesoro delle opposizioni precedenti, nè

fa meraviglia che agl'iniziati insegnassero per prime non le proprie

idee, ma quelle invece, che sebbene ostili al Cattolicismo, tornavano

più accettevoli pel ricordo delle antiche eresie. Vedemmo come il

catarismo fosse ariano, docetista, iconoclasta, berengariano. Per tal

guisa la nova religione, non che nemica, si diceva restauratrice del

Cristianesimo, come quella che volea riaddurlo alla forma schietta

dei primi tempi, alla cui semplicità mal s'addicevano i dommi

posteriori.[205] A codesta rinnovazione ben si comprende come giovasse

lo studio degli antichi documenti del Cristianesimo. Onde i Catari

facean pochissimo conto della tradizione ed ai molti libri dei padri e

dei dottori, che i Cattolici soleano addurre[206] opponevano un libro

solo, il Nuovo Testamento, e quello studiavano e mandavano a mente,

e traduceano nelle nove lingue ed interpetravano ora alla lettera

ora allegoricamente, come faceva il bisogno.[207] Per questi motivi

il Catarismo parea come una purificazione della coscienza religiosa,

ritemprata alle pure fonti dei tempi apostolici. Ed ecco un'altra

cagione dei suoi trionfi. Di contro ai sacerdoti cattolici, ingombri

da superstizioni e talvolta così ignoranti da non sapere neanche

leggere la Bibbia, i _Perfetti_ catari parevano animati da una fede

più razionale, e più studiosi dei sacri testi.[208] Era una apparenza e

l'una e l'altra, chè il Catarismo coi suoi presupposti dualistici mal

rispondeva ai bisogni della ragione; e tra i sacerdoti catari nessuno

potè levarsi all'altezza intellettuale di molti fra i cattolici.

Ma tant'è; nelle rinnovazioni religiose l'apparenza giova non meno

della sostanza, e le grandi masse con quella più che con questa si

guadagnavano alla nova fede.

L'altra opposizione, che facevano i Catari, si riferiva ai costumi. I

cattolici stessi levavano alte grida contro la corruzione del clero,

e basterà per tutti ricordare Benedetto IX, fatto Papa a dodici

anni, il quale dal 1033 al 1045, empì Roma di scandali, ruberie ed

assassinii. Nè a strappare dall'indegno capo la tiara vi fu altro

mezzo se non comprarla a contanti, come fece il buon Gregorio VI,

il quale nonchè rimproverato dell'aperta simonia, venne accolto dai

più come restauratore della Chiesa.[209] Dalla sommità della scala

gerarchica sino agli ultimi gradini si faceva mercato degli ufficii

ecclesiastici.[210] Ed il clero era ognor più avido di ricchezze,

ed alle ricchezze aggiungeva il fasto ed il potere. Non erano rari i

vescovi principi e militari, che con una mano fecevano il segno della

pace e dell'amore e coll'altra stringevano la spada ancor fumante di

sangue.[211] Contro codesto clero le anime profondamente religiose

gridavano: povertà e castità. E quel grido fu abilmente raccolto dai

Catari, che sull'autorità dei sacri testi insegnavano il più rigido

ascetismo, ed il rigore dei precetti confermavano colle opere. Anche

i Catari furono più volte accusati d'immoralità ed ingordigia ma le

stesse testimonianze cattoliche come quella di S. Bernardo smentiscono

le accuse. Gli uomini, che morivano lieti sul rogo in olocausto alla

loro fede, conoscevano bene la virtù del sagrifizio; ed il popolo

ai cui mali essi provvedevano con sollecita ed instancabile cura, in

opposizione al clero egoista li soleva chiamare _bonshommes_. Altra

causa codesta del favore ognor più crescente del Catarismo.

E questa cagione forse è la più forte di tutti perchè nella lotta

contro i vizii del clero l'opposizione ereticale si collegava

naturalmente colla cattolica. Più tardi parleremo degli oppositori

cattolici o _patarini_. Per ora ci basta questo ricordo storico. Pochi

anni innanzi che S. Arialdo levasse il grido di guerra contro l'alto

clero milanese, un Girardo eretico ricoverato nel castello di Monforte

confessò apertamente all'arcivescovo Ariberto, che egli ed i suoi

seguaci, ammontanti a più di tremila, non mangiavano carne, metteano

tutto in comune, facean voto di verginità, e se anche ammogliati

rispettavano la propria moglie come sorella.[212] Una gran parte di

questi eretici, non volendo rinunziare alla sua fede, fu data dal

popolo tumultuante alle fiamme, ma certo non tutti perirono sul rogo,

ed i superstiti senza dubbio si fusero coi _patarini_.[213] Così

all'ombra del movimento riformatore, capitanato da Gregorio VII, si

dilatava sicura ed inavvertita l'eresia.

Le ragioni finora addotte delle fortune del Catarismo mettono capo in

quello spirito di opposizione alla Chiesa stabilita, per cui la nuova

eresia facendo causa comune con tutte le antiche prende l'aspetto

di una purificazione della coscienza religiosa. Ma oltre a questo

elemento critico e negativo dobbiamo distinguere nella nuova religione

un altro elemento, non meno importante, voglio dire l'ascetismo,

pel quale non solo va d'accordo col Cattolicesimo, ma lo supera,

offrendo così nuovo e più sostanzioso pascolo alle anime mistiche.

La Chiesa catara sottoscrive di gran cuore alla massima cattolica

che tre sono i nemici dell'uomo, il mondo, il demonio, la carne;

ma ne trae le estreme conseguenze. Fra i tre nemici, ella dice, che

sono uniti contro l'anima, corre di certo un rapporto di parentela,

e come l'anima, per malvagia che sia, è dappiù della materia, così

delle tre potenze avverse la maggiore è quella del demonio; le altre

si possono considerare come sue ausiliarie, o meglio sue geniture.

Ed eccoci in pieno dualismo.[214] Nè vogliamo tacere che questa

trasformazione favoriva per soprammercato certe tendenze, molto comuni

nel Medio Evo, ed anche oggi non estirpate del tutto, come a dire la

fede nell'esistenza ed efficacia di spiriti malefici, che non solo

assalgano gli eremiti del deserto, ma si caccino nelle popolose città,

mescolandosi in tutti i negozii, e talvolta nascondendosi negli angoli

delle case. È stato già notato come in queste superstizioni diaboliche

rivivesse l'antico culto pagano. Per lo che non a caso si estesero e

dilargarono col rifiorire degli studii classici, nè solo nel Medio Evo

ma più ancora nella Rinascenza si credè follemente alle streghe e agli

ossessi.

Non farà dunque meraviglia che il Catarismo rispondendo a così

diverse tendenze faccia tanti seguaci. Alle anime, avide di libertà,

offre di sottrarsi al ferreo giogo della gerarchia; alle travagliate

dalla sventura svela il mistero dell'infelicità umana, e promette

la fine del doloroso pellegrinaggio. Le menti vigorose alletta

coll'interpetrazione allegorica dei dommi, che tornano più ostichi

alla ragione; le inferme seduce rafforzando le loro credenze nel

diavolo, e giustificando le più strane e paurose superstizioni. Non

per tanto i due elementi, che rilevammo nel Catarismo, non cessano di

essere eterogenei. Chè l'uno tende, come dicemmo, alla purificazione

del contenuto religioso, l'altro per lo contrario favorisce la

superstizione; l'uno coll'andare del tempo riescirà alla reintegrazione

della vita, l'altro ad una condanna di essa più cruda e recisa che non

avesse fatto il Cattolicismo. Questi elementi adunque, così discordi,

dovranno separarsi. Gli spiriti più geniali, e desiderosi di una vera

rinnovazione religiosa lasceranno cadere l'ascetismo dualistico,

importazione affatto orientale, e serberanno invece l'altra parte,

frutto dei più grandi pensatori dell'occidente come Claudio di Torino,

Agobardo di Lione, Berengario di Tours. Per tal guisa nascono i

Valdesi.

L'eresia nel Medio Evo · 第 20 / 57 题