La diffusione, la durata, la tenace resistenza dell'eresia manichea
sembrano un vero paradosso storico. Perchè se da una parte non si può
negare che l'ascetismo cataro più rigoroso del cattolico s'opponeva
al rifiorire delle scienze, delle arti, dei commerci, e vincendo
avrebbe ritardato di molto altro tempo quel risorgimento classico,
di già cominciato nel medio evo, dall'altra non è men vero che un
misticismo così malsano, e di colore schiettamente orientale attecchì
quasi dappertutto in Europa, ma principalmente nei centri della nuova
coltura. E così accadde che nello stesso linguaggio in cui la nuova
musa cantava i cavalieri, l'armi, gli amori, un'altra voce più severa
predicava i digiuni e le astinenze, segnava d'infamia il matrimonio,
e stillava nelle menti un odio feroce contro il mondo, creatura d'un
malvagio iddio. Non giova addurre la legge dei contrapposti, che fa
passare la natura umana dall'estremo della frivolezza e della gaja
vita alla tetraggine di una inquieta ascesi. Nè si potrebbe invocare
l'esempio recente della Germania, che nel tripudio del patriottismo
trionfante vide rinnovarsi la filosofia pessimistica. Ragioni ben più
profonde e molteplici spiegano le insperate fortune del Catarismo.
E la prima è questa, che la nuova setta al pari delle antiche
pitagoriche e gnostiche si circondava di mistero, nè tutti i suoi
dommi svelava agli iniziati o credenti pria che fossero per lunghe
prove divenuti _perfetti_.[204] Talchè non in grazia delle dottrine
ignorate dai più essa facea il maggior numero dei seguaci, bensì per
l'opposizione alla Chiesa dominante ed alla gerarchia medievale. E come
il bisogno di libertà si sentiva più acutamente nelle contrade, ove
il laicato parlava già e scriveva una lingua diversa dal latino, ed
una nuova letteratura avea creata, ed espressi pensieri e sentimenti
nuovi, era ben naturale che ivi si formasse il centro ed il focolaio
dell'agitazione ereticale.
L'opposizione che il Catarismo movea al Cattolicesimo abbracciava due
capi, le dottrine ed i costumi. In quanto alle dottrine già vedemmo
come i Catari sapessero far tesoro delle opposizioni precedenti, nè
fa meraviglia che agl'iniziati insegnassero per prime non le proprie
idee, ma quelle invece, che sebbene ostili al Cattolicismo, tornavano
più accettevoli pel ricordo delle antiche eresie. Vedemmo come il
catarismo fosse ariano, docetista, iconoclasta, berengariano. Per tal
guisa la nova religione, non che nemica, si diceva restauratrice del
Cristianesimo, come quella che volea riaddurlo alla forma schietta
dei primi tempi, alla cui semplicità mal s'addicevano i dommi
posteriori.[205] A codesta rinnovazione ben si comprende come giovasse
lo studio degli antichi documenti del Cristianesimo. Onde i Catari
facean pochissimo conto della tradizione ed ai molti libri dei padri e
dei dottori, che i Cattolici soleano addurre[206] opponevano un libro
solo, il Nuovo Testamento, e quello studiavano e mandavano a mente,
e traduceano nelle nove lingue ed interpetravano ora alla lettera
ora allegoricamente, come faceva il bisogno.[207] Per questi motivi
il Catarismo parea come una purificazione della coscienza religiosa,
ritemprata alle pure fonti dei tempi apostolici. Ed ecco un'altra
cagione dei suoi trionfi. Di contro ai sacerdoti cattolici, ingombri
da superstizioni e talvolta così ignoranti da non sapere neanche
leggere la Bibbia, i _Perfetti_ catari parevano animati da una fede
più razionale, e più studiosi dei sacri testi.[208] Era una apparenza e
l'una e l'altra, chè il Catarismo coi suoi presupposti dualistici mal
rispondeva ai bisogni della ragione; e tra i sacerdoti catari nessuno
potè levarsi all'altezza intellettuale di molti fra i cattolici.
Ma tant'è; nelle rinnovazioni religiose l'apparenza giova non meno
della sostanza, e le grandi masse con quella più che con questa si
guadagnavano alla nova fede.
L'altra opposizione, che facevano i Catari, si riferiva ai costumi. I
cattolici stessi levavano alte grida contro la corruzione del clero,
e basterà per tutti ricordare Benedetto IX, fatto Papa a dodici
anni, il quale dal 1033 al 1045, empì Roma di scandali, ruberie ed
assassinii. Nè a strappare dall'indegno capo la tiara vi fu altro
mezzo se non comprarla a contanti, come fece il buon Gregorio VI,
il quale nonchè rimproverato dell'aperta simonia, venne accolto dai
più come restauratore della Chiesa.[209] Dalla sommità della scala
gerarchica sino agli ultimi gradini si faceva mercato degli ufficii
ecclesiastici.[210] Ed il clero era ognor più avido di ricchezze,
ed alle ricchezze aggiungeva il fasto ed il potere. Non erano rari i
vescovi principi e militari, che con una mano fecevano il segno della
pace e dell'amore e coll'altra stringevano la spada ancor fumante di
sangue.[211] Contro codesto clero le anime profondamente religiose
gridavano: povertà e castità. E quel grido fu abilmente raccolto dai
Catari, che sull'autorità dei sacri testi insegnavano il più rigido
ascetismo, ed il rigore dei precetti confermavano colle opere. Anche
i Catari furono più volte accusati d'immoralità ed ingordigia ma le
stesse testimonianze cattoliche come quella di S. Bernardo smentiscono
le accuse. Gli uomini, che morivano lieti sul rogo in olocausto alla
loro fede, conoscevano bene la virtù del sagrifizio; ed il popolo
ai cui mali essi provvedevano con sollecita ed instancabile cura, in
opposizione al clero egoista li soleva chiamare _bonshommes_. Altra
causa codesta del favore ognor più crescente del Catarismo.
E questa cagione forse è la più forte di tutti perchè nella lotta
contro i vizii del clero l'opposizione ereticale si collegava
naturalmente colla cattolica. Più tardi parleremo degli oppositori
cattolici o _patarini_. Per ora ci basta questo ricordo storico. Pochi
anni innanzi che S. Arialdo levasse il grido di guerra contro l'alto
clero milanese, un Girardo eretico ricoverato nel castello di Monforte
confessò apertamente all'arcivescovo Ariberto, che egli ed i suoi
seguaci, ammontanti a più di tremila, non mangiavano carne, metteano
tutto in comune, facean voto di verginità, e se anche ammogliati
rispettavano la propria moglie come sorella.[212] Una gran parte di
questi eretici, non volendo rinunziare alla sua fede, fu data dal
popolo tumultuante alle fiamme, ma certo non tutti perirono sul rogo,
ed i superstiti senza dubbio si fusero coi _patarini_.[213] Così
all'ombra del movimento riformatore, capitanato da Gregorio VII, si
dilatava sicura ed inavvertita l'eresia.
Le ragioni finora addotte delle fortune del Catarismo mettono capo in
quello spirito di opposizione alla Chiesa stabilita, per cui la nuova
eresia facendo causa comune con tutte le antiche prende l'aspetto
di una purificazione della coscienza religiosa. Ma oltre a questo
elemento critico e negativo dobbiamo distinguere nella nuova religione
un altro elemento, non meno importante, voglio dire l'ascetismo,
pel quale non solo va d'accordo col Cattolicesimo, ma lo supera,
offrendo così nuovo e più sostanzioso pascolo alle anime mistiche.
La Chiesa catara sottoscrive di gran cuore alla massima cattolica
che tre sono i nemici dell'uomo, il mondo, il demonio, la carne;
ma ne trae le estreme conseguenze. Fra i tre nemici, ella dice, che
sono uniti contro l'anima, corre di certo un rapporto di parentela,
e come l'anima, per malvagia che sia, è dappiù della materia, così
delle tre potenze avverse la maggiore è quella del demonio; le altre
si possono considerare come sue ausiliarie, o meglio sue geniture.
Ed eccoci in pieno dualismo.[214] Nè vogliamo tacere che questa
trasformazione favoriva per soprammercato certe tendenze, molto comuni
nel Medio Evo, ed anche oggi non estirpate del tutto, come a dire la
fede nell'esistenza ed efficacia di spiriti malefici, che non solo
assalgano gli eremiti del deserto, ma si caccino nelle popolose città,
mescolandosi in tutti i negozii, e talvolta nascondendosi negli angoli
delle case. È stato già notato come in queste superstizioni diaboliche
rivivesse l'antico culto pagano. Per lo che non a caso si estesero e
dilargarono col rifiorire degli studii classici, nè solo nel Medio Evo
ma più ancora nella Rinascenza si credè follemente alle streghe e agli
ossessi.
Non farà dunque meraviglia che il Catarismo rispondendo a così
diverse tendenze faccia tanti seguaci. Alle anime, avide di libertà,
offre di sottrarsi al ferreo giogo della gerarchia; alle travagliate
dalla sventura svela il mistero dell'infelicità umana, e promette
la fine del doloroso pellegrinaggio. Le menti vigorose alletta
coll'interpetrazione allegorica dei dommi, che tornano più ostichi
alla ragione; le inferme seduce rafforzando le loro credenze nel
diavolo, e giustificando le più strane e paurose superstizioni. Non
per tanto i due elementi, che rilevammo nel Catarismo, non cessano di
essere eterogenei. Chè l'uno tende, come dicemmo, alla purificazione
del contenuto religioso, l'altro per lo contrario favorisce la
superstizione; l'uno coll'andare del tempo riescirà alla reintegrazione
della vita, l'altro ad una condanna di essa più cruda e recisa che non
avesse fatto il Cattolicismo. Questi elementi adunque, così discordi,
dovranno separarsi. Gli spiriti più geniali, e desiderosi di una vera
rinnovazione religiosa lasceranno cadere l'ascetismo dualistico,
importazione affatto orientale, e serberanno invece l'altra parte,
frutto dei più grandi pensatori dell'occidente come Claudio di Torino,
Agobardo di Lione, Berengario di Tours. Per tal guisa nascono i
Valdesi.