Chi ha seguita l'esposizione delle dottrine dommatiche dei Catari potrà
di leggieri indovinare il carattere severamente ascetico della loro
morale, e delle pratiche religiose. Se il mondo è opera dello spirito
del male, qualunque affetto o desiderio che maggiormente vi leghi lo
spirito penitente, lo allontana dal sospirato termine dell'espiazione.
Il vero cataro adunque, a simiglianza del divino Maestro, non possiede
nè case, nè campi, nè altre ricchezze; tutto l'aver suo mette in comune
cogli altri, e va campando miseramente la vita col lavoro delle sue
mani.[124]
Ed al pari delle ricchezze ei condanna gli onori e la possanza, intorno
alla quale si affatica la vana ambizione degli uomini, non risparmiando
guerre sanguinose o arti fraudolenti per conquistarla. Ma la guerra
è opera violenta, che i seguaci del cattivo demone possono desiderare
ed imporre nel loro furore, non certo le miti creature del Dio buono,
i quali invece la condannano sempre, anche quando provocata dagli
altri, o fatta a propria difesa.[125] E non meno della guerra riprovano
l'uccisione del proprio simile così da negare financo ai poteri
pubblici il diritto di mettere a morte i cittadini che infrangono
la legge. Questi eretici in mezzo ad una società efferata e violenta
predicavan l'abolizione del patibolo.[126] I costumi dei Catari sono
miti; e solo contro il proprio corpo incrudeliscono, nè per rintuzzare
gli appetiti perdonano a digiuni e mortificazioni, di parchissimo
vitto si contentano, e severamente proibiscono il nutrimento animale,
perchè non è lecito uccidere gli animali, e distruggere l'organismo
ove può essere trasmigrata un'anima peccatrice.[127] E non meno
dei piaceri delle mense il cataro sa vincere gli allettamenti del
sesso, nè s'illude che alcuna differenza corra tra congiungimento
e congiungimento, nè stima il matrimonio meno illecito della venere
vaga.[128] Imperocchè e l'uno e l'altra menano alla stessa conseguenza
di ritardare pel corso di nuove generazioni il ritorno delle anime alla
lor patria celeste.[129]
Tutte queste massime mettono capo nel principio che governa
l'ascetismo: lo scopo della vita essere la continua preparazione alla
morte. La quale per conseguenza non temuta e aborrita dal Cataro,
è invece ardentemente desiderata, come il termine del doloroso
pellegrinaggio. Talchè si comprende bene come non sia vietato ma
raccomandato il suicidio, quando si corra il pericolo di ricadere
nell'impurità antica. Così i malati, ricevuto l'estremo conforto
religioso, affrettano la morte coll'astenersi dal cibo, o mettersi,
come dicevano, in _endura_.[130] Parimenti si mette in _endura_ chi è
per cadere nelle mani degli inquisitori, o cadutovi venga condannato al
rogo.[131]
Molto più difficile a spiegare è il divieto del giuramento, il quale
era così assoluto che un Cataro dichiarava agli inquisitori non
giurerebbe anco se col giuramento suo potesse convertire gli uomini
tutti al Catarismo.[132] Che fosse assolutamente proibita la menzogna
è naturale. Il diavolo è di sua natura falso e bugiardo, e chi lo
imita non può entrare nel regno del buon Dio. S'intende anche che il
rigorismo cataro possa per l'amore della verità condannare financo la
menzogna pietosa e la necessaria; ma perchè s'ha da avere in orrore
il giuramento, anche quando nell'interesse della giustizia e dello
Stato serva a stabilire la verità? Questo senza dubbio è uno dei tanti
tratti caratteristici di quel misticismo nebuloso, che per elevare
la Divinità, la circonda di silenzio e mistero impenetrabile. L'Ente
Supremo dagli gnostici è chiamato βοθὸς (profondità) e Σιγή (silenzio),
e dagli gnostici e neoplatonici insieme ἃῥῤητος (innominabile). Non
diversamente lo concepiscono i Catari, ai quali sembra per conseguenza
una profanazione che non solo si ardisca di nominarlo invano,[133] ma
lo si chiami a testimone nelle nostre meschine contese.[134]