II

Prima che s'aprisse il secondo periodo della coltura medievale, la

guerra tra l'Impero e la Chiesa s'era rinnovata con maggiore violenza,

e tre antipapi l'un dopo l'altro contesero per venti anni la tiara ad

Alessandro III (1158-1178). E durante queste lotte si rinvigorirono

le sette ereticali dei Catari, Valdesi ed Arnaldisti, e accanto

a loro si fecero strada gli avversarii di ogni credenza positiva,

gl'Indifferenti, che riconoscevano a lor capo il grande filosofo

arabo Averroè. Questi sosteneva che tutte le religioni hanno egual

valore innanzi agli occhi della ragione. Son tutte vere perchè tutte

hanno tal forza morale da infrenare il ribelle volere delle masse;

tutte false, perchè la schietta verità filosofica v'è ottenebrata

da imagini ed allegorie. Certo l'importanza e la perfezione relativa

delle religioni è diversa secondo le varie condizioni dei tempi, ma

ciò mostra che il criterio di valutazione delle religioni vuole essere

storico, non speculativo.[23] Questo nuovo nemico era al certo molto

più temibile dei precedenti, imperocchè tra i filosofi ed eruditi arabi

si conservava la più ricca tradizione della coltura ellenica; nè solo

la maggior parte delle opere aristoteliche conoscevano, ma benanco i

più importanti interpetri, Alessandro di Afrodisia, Temistio, Porfirio,

Ammonio. Onde Avicenna nei primordii del secolo undecimo ed Averroè

nel duodecimo scrissero i più estesi commenti allo Stagirita. I quali

commenti voltati ben per tempo in ebraico, e dall'ebraico in latino

furono accolti con trasporto dai filosofi d'occidente, che in tanta

venerazione tenevano Aristotele, per quanto scarsa conoscenza avessero

delle sue opere. Se non che lo studio di Aristotele attraverso questi

infidi espositori non era senza pericolo; perchè l'interpetrazione più

che al testo di Aristotele si confaceva alle chiose neoplatoniche, onde

il teismo aristotelico tramutavasi per tal via in un panteismo mistico,

quale è svolto, ad esempio, nel _Fons vitae_ dell'Avicebronio.[25] Gli

effetti di questi agenti dissolutori si vedono chiari in due filosofi

che vissero tra la fine del secolo XII ed il principio del XIII,

Amorico di Bena e Davide di Dinan, condannati entrambi come eretici in

religione e panteisti in filosofia.[26]

Ma la Chiesa oramai era uscita più vigorosa dalla lotta sostenuta con

Federico. Alessandro III, che seppe trovare un efficace aiuto nella

forza giovane e rigogliosa dei Comuni, avea disfatto il suo potente

rivale così che neanche il matrimonio di Enrico VI con Costanza di

Sicilia valse a restaurare le sorti dell'Impero. Chè anzi nuovi

danni si maturavano alla causa imperiale, quando morto in fresca

età l'ardimentoso Enrico, del fanciullo erede assumeva la tutela una

donna debole e bigotta, la quale non seppe trovar migliore protezione

all'infuori del Papato, al cui soglio veniva in quel torno levato

uno dei maggiori uomini del tempo, Innocenzo III. Questi procede con

insolito vigore contro gli avversarii della Chiesa. In danno degli

infelici Albigesi bandisce nel 1209 una crociata, che dopo lunghi anni

di guerre e calamità distrugge l'eresia, ma spegne con essa il fiore

della coltura provenzale. Nello stesso anno un sino do provinciale,

tenuto a Parigi, decreta che venga tolto alla pace del sepolcro, e

gettato in terra non benedetta il corpo di Amorico, morto due anni

innanzi; che sieno degradati e condannati a carcere perpetuo parecchi

ecclesiastici, convinti di eresia; che vengano consegnati al vescovo

di Parigi i quaderni del maestro Davide di Dinan; infine che sia

proscritta da Parigi la lettura delle opere di Aristotile. _Nec libri

Aristotelis de naturali philosophia, nec commenta legantur Parisiis

pubblice vel secrete. Et hoc poena excommunicationis inhibemus._[27]

Insofferente di opposizioni Innocenze taglia quei nodi che non può

sciogliere, e della supremazia dell'autorità sua su tutte le podestà

della terra ha tale coscienza, da costringere a ribellarglisi la sua

stessa creatura, l'Imperatore Ottone IV. Nè per ostacoli che incontri,

vacilla quell'animo gagliardo; ma dalle nuove opposizioni attinge

maggior forza; onde raunato nel 1215 un solenne concilio nel Laterano,

vi scomunica l'Imperatore al quale oppone il suo pupillo Federico;

spoglia dei suoi legittimi possessi il Conte di Tolosa, investendone

Simone di Monforte, ricondanna solennemente l'empio Amorico e tutti gli

altri eterodossi in qualunque modo si chiamino,[28] non dubita infine

di tenere per decaduti dal trono quei principi che non isvelgano col

ferro e col fuoco l'annoso tronco delle eresie.[29] Ed istrumenti di

tali implacabili persecuzioni doveano essere quegli ordini religiosi

dei minoriti, che appunto in quel torno nascevano coll'obbligo di

non restarsene isolati e neghittosi nel silenzio del cenobio, bensì

di vivere in mezzo al popolo, accattare da lui giorno per giorno la

sussistenza, dividerne le gioie ed i dolori, spiarne i più segreti

pensieri, onde non isfuggisse al loro acuto sguardo il più lieve

indizio di opinioni e tendenze ereticali. Nè tutto questo bastava. Le

misure preventive e repressive, per quanto accorte e vigorose, non

potevano eliminare i più profondi bisogni della ragione. Il _credo

ut intelligam_ di S. Anselmo restava sempre come insegna delle menti

superiori. Era dunque necessario che le menti più elevate della Chiesa

si mettessero a scoprire la via di una conciliazione tra la ragione

e l'autorità, e che si ristudiasse da capo il problema filosofico per

metterlo d'accordo col religioso. E come il grande filosofo era tuttora

indiscutibilmente Aristotele, bisognava esaminare se il commento e

l'interpetrazione araba fosse proprio quella che meglio rispondesse al

pensiero dell'autore. Questo è l'intendimento dei maggiori filosofi del

SECONDO PERIODO della scolastica, Vincenzo di Beauvais,[30] Alessandro

di Halès, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, i più grandi raccoglitori

del sapere contemporaneo che condensavano nelle lor enciclopedie e

nelle lor somme, libri chiusi, cui non occorreva aggiungere o toglier

verbo.[31] Ma quale fu il risultato di tanti sforzi generosi? Valga

per tutti S. Tommaso che nell'inferno dantesco dipinto nel camposanto

pisano[32] è rappresentato come il vincitore dei tre nemici della

chiesa, Ario capo degli eretici, l'Anticristo seminatore dello scisma,

ed Averroè principe dei filosofi increduli.

L'eresia nel Medio Evo · 第 9 / 57 题