[446] Teodorico medesimo, o piuttosto Cassiodoro, aveva descritto in
tragiche frasi i Vulcani di Lipari (Cluver. _Sicilia p. 406, 410_), e
del Vesuvio (IV 50).
[447] S'incontra qualche difficoltà nella data della sua nascita
(Ludewig. _in vita Justiniani p. 125_), ma non ve n'è alcuna rispetto al
luogo, che fu nel Distretto di Bederiana il villaggio Tauresio, ch'egli
di poi decorò col suo nome e splendore (Danville _Hist. de l'Acad. sc.
Tom. XXXI p. 287, 292_).
[448] I nomi di questi contadini Dardani son Gotici, e quasi Inglesi:
_Giustiniano_ è una traduzione d'_Uprauda_ (_upright, giusto_); suo
padre _Sabazio_ (che nel linguaggio Greco barbaro significa _stipes_)
nel suo villaggio si chiamava _Istock_ (_Stock, Stipite_); sua madre
Bigleniza fu convertita in _Vigilantia_.
[449] Il Ludewig (_p. 127, 135_) tenta di giustificare il nome Anicio di
Giustiniano e di Teodora, e d'unirli a quella Famiglia, da cui si è
fatta discendere anche la Casa d'Austria.
[450] Vedi gli Aneddoti di Procopio (_c. 5_) con le note di N.-Alemanno.
Il Satirico non avrebbe dovuto confondere nella generica e decente
denominazione di γεοργος (_agricoltore_) il Βουκολος e συφαρβος
(_condottiere di bovi e di porci_) di Zonara. Sebbene perchè mai
questi nomi sono disonoranti? Qual Barone Tedesco non si
glorierebbe di discendere dall'Eumeo dell'Odissea?
[451] Son lodate le sue virtù da Procopio (_Persic. L. 1, c. 11_). Il
Questor Proclo era amico di Giustiniano, e nemico di qualunque altra
adozione.
[452] _Manichea_ significa Eutichiana. Si odano le furiose acclamazioni
di Costantinopoli e di Tiro: le prime, non più di sei giorni dopo la
morte d'Anastasio, cagionarono la morte dell'Eunuco, le seconde vi
fecero applauso (Baron. _An. 518 P. II n. 15._ Fleury _Hist. Eccl. Tom.
VII pag. 200, 205_ dietro la Collezione de' Concilj _Tom. V pag. 182,
207_).
[453] Il Conte di Buat (_Tom. IX p. 54, 81_) spiega a maraviglia la
potenza, il carattere e le intenzioni di esso. Egli era pronipote
d'Aspar, Principe ereditario nella Scizia minore, e Conte de'
_Confederati_ Gotici di Tracia. I Bessi, sopra quali esso poteva
influire, sono i Goti minori di Giornandes (_c. 51_).
[454] _Justiniani Patricii factione dicitur interfectus fuisse_ (Victor.
Tununens. _Chron. in Thesaur. Temp. Scalig. P. II p. 7_). Procopio
(_Anecdot. c. 7_) lo chiama tiranno, ma riconosce l'ἀδελφοπιστια
(_Fede fraterna_), che bene si spiega dall'Alemanno.
[455] Nella sua prima Gioventù (_plane adolescens_) era stato qualche
tempo come in ostaggio presso Teodorico. Intorno a questo curioso fatto,
l'Alemanno (_ad Procop. Anecdot. c. 9 p. 34 della prima Ed._) cita
un'Istoria MS. di Giustiniano, fatta da Teofilo suo precettore. Il
Ludewig (_p. 143_) brama di farne un soldato.
[456] Si vedrà in seguito l'Istoria Ecclesiastica di Giustiniano. Vedi
Baronio _An. 518, 521_ ed il copioso articolo _Justinianus_ nell'indice
del Tomo VII de' suoi Annali.
[457] Si può trovare descritto il Regno di Giustino il Vecchio nelle tre
Croniche di Marcellino, di Vittore, e di Gio. Malala (_Tom. II p. 130,
150_) l'ultimo de' quali (malgrado l'Hody, _Prolegom. n. 14, 39 Edit.
Oxon._) visse subito dopo Giustiniano (_Osservazioni di Jortin Tom. IV
p. 383_), nella Storia Ecclesiastica d'Evagrio (_l. IV c. 1, 2, 3, 9_),
nell'Excerpta di Teodoro Lettore (_n. 37_), presso Cedreno (_p. 362,
366_) e Zonara (_l. XVI p. 58, 61_), che può passare per originale.
[458] Si vedano i caratteri di Procopio e d'Agatia presso la Mothe le
Vayer (_Tom VIII p. 144, 174_), Vossio (_De Historicis Graecis l. II c.
22_) e Fabricio (_Biblioth. Graecis l. V c. 5 Tom. VI p. 248, 278_). La
religione di essi, ch'è un onorevol problema, alle occasioni dimostra
della conformità, con un segreto attacco al Paganesimo ed alla
Filosofia.
[459] Ne' primi sette libri, destinati due alla guerra Persiana, due
alla Vandalica, e tre alla Gotica, Procopio ha preso la divisione delle
Province e delle guerre da Appiano. L'ottavo libro, quantunque porti il
nome di Gotico, non è che un miscellaneo e general supplemento fino alla
Primavera dell'anno 553, dal qual tempo fino al 559 vien continuato da
Agatia (_Pagi Critic. an. 579 n. 5_).
[460] Il destino letterario di Procopio è stato alquanto infelice.
Primieramente i suoi libri _de Bello Gothico_ furono involati da
Leonardo Aretino, e pubblicati (in Foligno 1470 ed a Venezia 1471 presso
Janson. _Mattaire Annal. Typogr. Tom. I ediz. 2 p. 240, 304, 279, 299_)
in suo proprio nome (_Vedi Voss, De Histor. latinis l. III c. 5_ e la
debole difesa del Giornale de' Letterati di Venezia Tom. XIX p. 207); 2.
ne furon mutilate le opere da' primi suoi traduttori Latini, Cristofano
Persona (Giornale _Tom. XIX p. 340, 348_), e Raffaello Volterrano (Huet
_de Clar. Interpr. p. 166_), i quali non consultaron neppure i
manoscritti della Libreria Vaticana, di cui essi eran Prefetti (Alemann.
_in Praefat. Anecdot_); 3. Il testo Greco non fu stampato che nel 1607
dall'Hoeschelio d'Augusta (_Diction. de Bayle Tom. II p. 782_); 4.
L'edizione di Parigi fu eseguita imperfettamente da Claudio Maltret,
Gesuita di Tolosa (nel 1663), molto lontano dalla stamperia del Louvre,
e da' manoscritti Vaticani, dai quali però egli ottenne alcuni
supplementi. I Commentari ec. ch'esso promise, non son mai comparsi alla
luce. L'Agatia di Leida (1594) fu saviamente ristampato dall'Editore
Parigino con la versione latina di Bonaventura Vulcanio, dotto
interprete (Huet. _p. 176_).
[461] Agat. _in Praef. p. 7, 8 l. IV p. 137_, Evagrio (_l. IV c. 12_).
Vedasi anche Fozio _Cod. LXIII p. 65_.
[462] Κυρου παιδεια l'Istituzion di Ciro (dice nella Pref. _ad
libr. de Aedificiis_ περι κτισματον) non è altro che Κυρου παιδια
(_una puerizia di Ciro_) giuoco di parole! In questi cinque libri
Procopio affetta uno stile cristiano, ugualmente che cortigiano.
[463] Procopio si scuopre nella Prefaz. _ad Anecdot. c. 1, 2, 5_, e gli
Aneddoti stessi da Suida (_Tom. III p. 186 Edit. Kuster_) si contano per
il IX libro. Il silenzio d'Evagrio è una meschina obbiezione. Il Baronio
(_An. 548 n. 24_) compiange la perdita di questa storia segreta; eppure
trovavasi allora nella libreria Vaticana, sotto la custodia di lui
medesimo, e fu per la prima volta pubblicata, sedici anni dopo la sua
morte, con le dotte, ma parziali note di Niccolò Alemanno (_Lione
1623_).
[464] Giustiniano si rappresenta come un asino.... come una perfetta
imagine di Domiziano (_Anecd. c. 8_).... gli amanti di Teodora cacciati
fuori del suo letto da' demonj loro rivali... il matrimonio di lui
predetto da un gran demonio... un monaco vide il principe de' demonj sul
trono in luogo di Giustiniano... i servi, che facevan la guardia, videro
una faccia senza fattezze umane, un corpo che camminava senza testa ec.
ec. Procopio manifesta la fede ch'egli ed i suoi amici prestavano a
queste diaboliche storie (_c. 12_).
[465] Montesquieu (_Considerat. sur la Grand. et la decad. des Romains
c. 20_) dà fede a questi Aneddoti come coerenti, 1. alla debolezza
dell'Impero, 2. all'incostanza delle Leggi di Giustiniano.
[466] Quanto alla vita ed a' costumi dell'Imperatrice Teodora, vedi gli
Aneddoti, specialmente _cap. 1, 5, 9, 10, 15, 16, 17_ con le dotte note
dell'Alemanno: citazione, che sempre si dee sottintendere.
[467] Comitone fu dipoi maritata a Sitta Duca d'Armenia, che fu
probabilmente il padre dell'Imperatrice Sofia, o almeno essa potè
esserne la madre. I due nipoti di Teodora possono esser figli
d'Anastasia (Aleman. _p. 30, 31_).
[468] Ne fu innalzata la statua in Costantinopoli sopra una colonna di
porfido. Vedi (Procop. _de aedif. l. I c. 11_), che ne fa pure il
ritratto negli Aneddoti (_c. 10_). L'Alemanno (_p. 57_) ne produce uno,
tratto da un Mosaico di Ravenna, carico di perle e di gioie, e
nonostante bello.
[469] Un frammento degli Aneddoti (_c. 19_) un poco troppo nudo fu
soppresso dall'Alemanno sebben esistesse nel manoscritto Vaticano: nè
tal difetto è stato supplito nell'edizione di Parigi e di Venezia. La
Mothe le Vayer (_Tom. VIII. p. 155_) diede il primo cenno di questo
curioso e genuino passo (Iortin _Osservaz. Tom. IV. p. 366_) ch'egli
aveva ricevuto da Roma, e dopo è stato pubblicato nelle Menagiane (_Tom.
III p. 254-259_) con una traduzione Latina.
[470] Dopo di aver ricordato ch'essa portava un picciolo cinto, poichè
nessuno potea comparire affatto nudo in teatro, Procopio soggiugne
αναπεπεσυια.
Ho udito a dire che un dotto prelato, che or più non vive, era vago di
citar questo passo nelle brigate.
[471] Teodora sorpassò la Crispa di Ausonio (Ep. 4, XXI) dalla quale
imitava il _capitalis luxus_ delle donne di Nola. Vedi Quintil.
Institut. VIII, 6 e Torrenzio _ad Hor. Germ. t. 1 Sat. 2 v. 101_. In una
memorabil cena, trenta schiavi servivano a tavola: dieci giovinetti
banchettavano con Teodora. La sua carità fu _universale_.
Et lassata viris, necdum satiata, recessit.
[472] Ηος κεκ’ τοιων.
Ella desiderava un _quarto_ altare su cui potesse offrire libazione al
Dio d'amore.
[473] Anonym. _De Antiquit. CP. L. III, 132_ ap. Banduri _Imper. Orient.
Tom. I p. 48_. Il Ludveigio (_p. 754_) arguisce con ragione, che Teodora
non avrebbe voluto rendere immortale un bordello: ma io applico questo
fatto alla seconda sua più casta dimora in Costantinopoli.
[474] Vedi l'antica legge nel Codice di Giustiniano (_Lib. V Tit. 5 leg.
7 Tit. XXVII leg. 1_) sotto gli anni 336 e 454. Il nuovo Editto (circa
l'anno 521 o 522 Aleman, _pag. 38, 96_) molto sconciatamente non
rammenta che la clausola di _Mulieres Scenicae, libertinae,
tabernaciae_. Vedi le _Novelle_ 89 e 117 ed un rescritto Greco, da
Giustiniano diretto ai Vescovi (_Aleman. p. 41_).
[475] Io giuro per il Padre ec. per la Vergine Maria, per i quattro
Evangeli _quae in manibus teneo_, o per i santi Arcangeli Michele e
Gabriele, _puram conscientiam, germanumque servitium me servaturum
Sacratissimis DD. NN. Justiniano, et Theodorae conjugi ejus_ (_Novell.
VIII Tit. 3_). Avrebb'egli obbligato questo giuramento in favor della
vedova? _Communes tituli et triumphi ec._ (Alemann. _pag. 27 ec._).
[476] «La riconosca la grandezza, ed essa non è più vile» ec.
Senza il critico telescopio di Warburton, io non avrei mai ravvisato in
questa general pittura del vizio trionfante, alcuna personale allusione
a Teodora.
[477] Le sue prigioni, caratterizzate per un laberinto, ed un Tartaro
(_Anecdot. c. 4_), erano sotto il Palazzo. L'oscurità favorisce la
crudeltà, ma è favorevole ugualmente alla calunnia ed alla finzione.
[478] A Saturnino fu data una pena più giocosa, per avere ardito dire,
che la sua moglie, favorita dell'Imperatrice, non era stata trovata
ατρητος (_Anecdot. c. 17_).
[479] _Per viventem in saecula excoriari te faciam._ Anastas. _de Vitis
Pont. Roman. in Vigilio p. 40_.
[480] Ludevig p. 161, 166. Io gli do fede per il caritatevole tentativo,
sebbene egli non abbia molta carità nel suo carattere.
[481] Si paragonino gli Aneddoti (c. 17) con gli Edifizi (_l. 1 c. 9_).
Quanto diversamente si può esporre il medesimo fatto! Gio. Malala (Tom.
II p. 174, 175) osserva, che in questa o in altra simile occasione essa
liberò e rivestì le ragazze, che aveva comprato da' lupanari a cinque
aurei l'una.
[482] _Novell._ VIII. 1. S'allude al nome di Teodora. I suoi nemici però
leggevano _Daemonodora_ (Aleman. p. 66).
[483] S. Saba ricusò di pregare affinchè Teodora avesse un figlio, per
timore che questo non divenisse un eretico peggiore d'Anastasio medesimo
(Cyrill. _in Vita. S. Sabae ap. Aleman. p. 70, 109_).
[484] Vedi Gio. Malala _Tom. II p. 174_. Teofane _p. 158_. Procopio _de
Aedific. l. V c. 3. _
[485] _Theodora Calcedonensis Synodi inimica canceris plaga toto corpore
perfusa vitam prodigiose finivit_ (Victor Tununensis in Chronic.). In
tali occasioni una mente ortodossa s'indura contro la compassione.
L'Alemanno (p. 12, 13) prende quelle parole di Teofane ὲυσεβως
ὲκοιμηβη (_piamente morì_) per un linguaggio civile, che non indica nè
pietà nè sentimento: pure due anni dopo la sua morte Paolo Silenziario
(_in Prooem. v. 58, 62_) celebra S. Teodora.
[486] Poichè essa perseguitò i Papi, e rigettò un Concilio, il Baronio
esaurisce i nomi di Eva, di Dalila, d'Erodiade ec. dopo di che ricorre
al suo dizionario infernale _civis inferni, alumna daemonum, satanico
agitata spirita, aestro percita diabolico ec._ (_An. 548 n. 24_).
[487] Si legga, e si gusti il libro XXIII dell'Iliade, viva pittura de'
costumi, delle passioni, di tutte le formalità, e dell'oggetto della
corsa de' cocchi. La dissertazione di West su' Giuochi Olimpici (_Sez.
XII, XVII_) somministra notizie molto curiose ed autentiche.
[488] I quattro colori _Albati, Russati, Prasini, e Veneti_ secondo
Cassiodoro (_Var. III, 51_) che sparge molto spirito ed eloquenza su
questo teatral mistero, rappresentano le quattro stagioni. Di questi
possono i primi tre ben tradursi _Bianco, Rosso, e Verde._ Il _Veneto_
poi si spiega con _ceruleo_, parola di vario ed equivoco significato,
che propriamente significa il cielo riflesso nel mare: ma l'uso ed il
comodo può permettere di prender _l'azzurro_ come un equivalente
(Roberto Stefano a questo vocabolo, Spence _Polymetis_ p. 228).
[489] Vedi Onofrio Panvinio _de Ludis circensibus L._ I c. 10, 11,
_l'annotaz._ 17 all'Istoria de' Germani di Mascovio, e l'Alemanno al _c.
7_.
[490] Marcellino _in Chron. p. 47_. Invece della comun voce _Veneta_ usa
i termini più ricercati di _caerulea e caerealis._ Il Baronio (_an. 501
n. 4, 5, 6_) è persuaso, che gli Azzurri fosser ortodossi, ma il
Tillemont si sdegna contro tale supposizione, e nega che vi fosse alcun
martire per causa di spettacoli (_Hist. des Emper. Tom. VI p. 554_).
[491] Vedi Procop. (_Persic. l. 1 c. 24_). Nel descrivere i vizi delle
fazioni, e del Governo il _pubblico_ Istorico non è loro più favorevole
di quel che lo sia il _privato_. L'Alemanno (p. 26) ha citato un bel
passo di Gregorio Nazianzeno, che prova, che il male era inveterato.
[492] Attestano la parzialità di Giustiniano per gli Azzurri (_Anecdot.
c. 7_), Evagrio (_Hist. Eccl. l. IV c. 32_), Giovanni Malala (_Tom. II
p. 138, 139_) specialmente per Antiochia, e Teofane (_p. 142_).
[493] Una donna (dice Procopio) ch'era stata afferrata, e quasi violata
da una truppa di Azzurri, si gettò nel Bosforo. I Vescovi della seconda
Siria (Aleman. _p. 26_) deplorano tal suicidio, la colpa o la gloria
della femminil castità, e nominano l'Eroina.
[494] Il dubbioso credito di Procopio (_Anecd_. c. 17) viene sostenuto
dalla meno parzial testimonianza d'Evagrio, che conferma il fatto, e
specifica fino i nomi. Il tragico destino del Prefetto di Costantinopoli
si riferisce da Giovanni Malala (_Tom. II p. 139_).
[495] Vedi Gio. Malala (_Tom. II p. 47_). Anch'egli confessa, che
Giustiniano era attaccato agli Azzurri. L'apparente discordia
dell'Imperatore con Teodora vien risguardata forse con troppa gelosia e
sottigliezza da Procopio (_Anecdot. c. 10_). Vedi Alemann. _Pref. p. 6_.
[496] Questo dialogo, che ci è stato conservato da Teofane, dà un saggio
del linguaggio popolare, ugualmente che dei costumi di Costantinopoli
nel VI secolo. Il Greco di quel tempo è mescolato con molte parole
forestiere e barbare, delle quali, il Du-Cange non sempre sa trovare il
significato, o l'etimologia.
[497] Vedi questa Chiesa e Monastero presso il Du-Cange CP. Christiana
_l. IV p. 182_.
[498] L'istoria della sedizione _Nika_ è tratta da Marcellino (_in
Chron_.), da Procopio (_Persic. l. 1 c. 26_), da Giovanni Malala (_T. II
p. 213, 218_), dalla Cronica Pasquale (_p. 336, 340_), da Teofane
(_Chronograph. p. 154, 158_) e da Zonara (_L. XVI p. 61, 63_).
[499] Marcellino dice in termini generali; _Innumeris populis in Circo
trucidatis._ Procopio numera trentamila vittime, ed i 35,000 di Teofane
s'accrescono fino a 40,000 dal più recente Zonara. Tale ordinariamente è
il progresso dell'esagerazione.
[500] Jerocle, contemporaneo di Giustiniano, compose il suo Συνδεχμος
(_Itinerar. p. 631_), o notizia delle Province e Città Orientali,
prima dell'anno 535 (Wesseling. _in Praefat. et not. ad p. 623_ ec.).
[501] Vedi il Libro della Genesi (XII, 10) e l'amministrazione di
Giuseppe. Gli annali de' Greci convengono con quelli degli Ebrei, quanto
all'antichità delle arti, e dell'abbondanza d'Egitto: ma quest'antichità
suppone una lunga serie di progressi: e Warburton, ch'è quasi oppresso
dalla Cronologia Ebrea, ricorre alla Samaritana (_Divin. Legat. Tom. III
p. 29_ ec.)
[502] Otto milioni di modj Romani, oltre una contribuzione di 80,000
aurei per le spese del trasporto per mare, da cui furono i sudditi
graziosamente liberati. Vedi l'Editto XIII di Giustiniano; i numeri sono
determinati e verificati dall'accordo de' Testi Greco e Latino.
[503] _Iliad_, VI, 289. Quei veli di vari colori, πεπλοι παμποικιλοι,
eran opere delle donne Sidonie. Ma questo passo fa più onore alle
manifatture che alla navigazione della Fenicia, donde s'erano
trasportate a Troia in navi Frigie.
[504] Vedi in Ovidio (_de art. amandi III 269_ ec.) una lista poetica di
dodici colori tratti da' fiori, dagli elementi ec. Ma è quasi
impossibile distinguere con parole tutte le delicate e varie specie sì
dell'arte che della natura.
[505] Mediante la scoperta della cocciniglia ec. noi di gran lunga
sorpassiamo i colori degli antichi. La loro porpora Reale aveva un forte
odore, ed un coloro scuro come il sangue di toro; _Obscuritas rubens_
(dice Cassiodoro _Var. I 2_), _nigredo sanguinea_. Il Presidente Goguet
(_Origine des Loix et des Arts P. II L. 2 c. 2 p. 184, 215_) diletta e
soddisfa il Lettore. Io dubito se il suo libro, specialmente in
Inghilterra, sia tanto noto quanto merita.
[506] Si sono in altre occasioni accennate le prove istoriche di tal
gelosia, e se ne sarebbero potute addurre molte di più, ma gli atti
arbitrari del dispotismo venivan giustificati dalle sobrie e generali
dichiarazioni della Legge (_Cod. Teodos. Lib. X Tit. 21 Leg. 3 Cod.
Giustin. Lib. XI Tit. 8 Leg. 5_). Se ne fece una necessaria restrizione,
ed una permissione umiliante rispetto alle _mime_ o alle ballerine
(_Cod. Teod. Lib. XV Tit. VII Leg. 11_).
[507] Nell'istoria degl'Insetti (molto più maravigliosa che le
metamorfosi d'Ovidio) il baco da seta tiene un posto distinto. Il
Bombice dell'Isola di Ceos, quale vien descritto da Plinio (_Hist. Nat.
XI, 26, 27_ con le note de' dotti Gesuiti Arduino, e Brotier) può
illustrarsi mediante una simile specie, che si trova nella China
(_Memoires sur les Chinois. Tom. II p. 575, 598_): ma il nostro baco da
seta, ugualmente che il gelso bianco, non eran noti a Teofrasto, nè a
Plinio.
[508] _Georgic. II, 121. Serica quando venerint in usum planissime non
scio; suspicor tamen in Julii Caesaris aevo, nam ante non invenio_, dice
Giusto Lipsio (_Excursus I ad Tacit. Annal. II, 32_). Vedi Dione Cassio
(_Lib. XLIII p. 358 Edit. Reimar._) e Pausania (_Lib. VI p. 519_), il
primo che descriva, sebbene stranamente, l'insetto Chinese.
[509] _Tam longinquo orbe petitur, ut in publico matrona transluceat....
ut denudet foeminas vestis_ (Plin. VI, 20. XI, 21). Varrone, e Publio
Siro avevano già scherzato sulla _Toga vitrea, ventus textilis, et
nebula linea_ (_Horat. ermon I, 2, 101_ con le note del Torrent e di
Dacier).
[510] Sopra la tessitura, i colori, i nomi e l'uso degli ornamenti di
seta, di mezza seta e di lino dell'antichità vedansi le diffuse,
profonde ed oscure ricerche del gran Salmasio (_in Hist. August. p.
127,309, 310, 339, 341, 342, 344, 338, 391, 395, 513_), che però non
conosceva il più comune commercio di Digione, o di Leida.
[511] Flavio Vopisco in _Aurelian. c._ 45 _in Hist, Aug. p._ 224 Vedi
Salmas. _ad Hist. Aug. p. 392_ e Plinian. Exerc. _in Solinum p. 694,
695_. Gli Aneddoti di Procopio (c. 25) fissano in modo parziale ed
imperfetto il prezzo della seta al tempo di Giustiniano.
[512] Procopio _de Aedif. l. III c. 1_. Queste _Pinne di mare_ si
trovano vicino a Smirne, in Sicilia, in Corsica, ed in Minorca: e fu
presentato al Pontefice Benedetto XIV un par di guanti di questa sorte
di seta.
[513] Procopio _Persic. Lib. I c. 20. Lib. II c. 25 Gothic. l. IV c.
17_. Menandro _in Excerpt. Legat. p. 107_. Isidoro de Charax (_in
Stathmis Parthicis p. 7, 8_ ap. Hudson _Geogr. minor. Tom. II_) ha
notato le strade, ed Ammiano Marcellino (_Lib. XXIII c. 6 p. 400_) ha
enumerato le Province dell'Impero Panico e Persiano.
[514] La cieca ammirazione de' Gesuiti confonde i differenti periodi
della Storia Chinese. Questi vengono con maggiore critica distinti dal
Guignes (_Hist. des Huns Tom._ I p. I _nelle Tavole, Part._ 2 _nella
Geografia; Mem. de l'Academ. des Inscript. Tom._ XXXII, XXXVI, XLII,
XLIII) che scuopre il successivo progresso della verità degli annali e
della estensione della Monarchia, fino all'Era Cristiana. Egli con
occhio curioso ha cercato le connessioni della nazion Chinese con le
Occidentali: ma queste son tenui, casuali, ed oscure; nè avrebbero i
Romani mai sospettato, che i Seri, o Chinesi possedessero un Impero non
inferiore al loro.
[515] Si possono investigare le strade dalla China alla Persia ed
all'Indostan nelle relazioni di Hackluyt, e Thevenot, degli ambasciatori
di Sharokh, d'Antonio Ienkinson, del P. Greuber ec. Vedi anche i viaggi
d'Hanmay Vol. I p. 345, 357. Ultimamente si è tentata una comunicazione
per mezzo del Tibet dagl'Inglesi Sovrani di Bengala.
[516] Intorno alla Navigazione Chinese fino a Malacca ed Achin, e forse
fino a Ceylan, vedi Renaudot (_sopra i due viaggiatori maomettani p. 8,
11, 13, 17, 141, 157_), Dampier (_Vol. II pag. 136_), l'Istoria
filosofica delle due Indie (_Tom. I p. 98_), e l'Istoria generale de'
viaggi (_Tom. VI p. 201_).
[517] La cognizione o piuttosto l'ignoranza di Strabone, di Plinio, di
Tolomeo, d'Arriano, di Marciano ec. rispetto alle regioni orientali del
Capo Comorin è dottamente illustrata dal Danville (Antiquité
Geographique de l'Inde, specialmente a p. 161, 198). Si è migliorata la
nostra Geografia dell'Indie per mezzo del commercio e della conquista: e
si è schiarita dall'eccellenti Carte e Memorie del Maggior Rennel.
S'egli estende la sfera delle sue ricerche con la medesima critica,
sagacità e cognizione, succederà e forse sarà preferibile al primo fra'
moderni Geografi.
[518] La Taprobana di Plinio (VI 24), di Solino (c. 53), di Salmasio
(_Plinian. Exercit. pag. 781, 782_), e della maggior parte degli
Antichi, i quali spesso confondono le Isole di Ceylan e di Sumatra,
viene più chiaramente descritta da Cosimo Indicopleuste. Pure anche il
Topografo Cristiano ne ha esagerato le dimensioni. Le notizie, che dà
sul commercio Indiano e Chinese, son rare e curiose (_l._ II p. 138 _L.
XI 337, 338. Edit. Montfaucon_).
[519] Vedi Procopio (_Persic. L. II c. 20_). Cosimo somministra
interessanti notizie intorno al porto, ed all'iscrizione d'Aduli
(_Topograph. Christ. l. II p. 138, 140, 143_) ed al commercio degli
Assumiti lungo le coste affricane della Barberia o Zingi (_p. 138, 139_)
fino a Taprobana (_Lib. XI p. 339_).
[520] Vedi le missioni Cristiane all'Indie presso Cosimo (_L. III p.
178, 179 L. XI p. 337_), e si consulti Asseman. (_Bibliothec. Orient.
Tom. IV p. 413, 548_).
[521] L'invenzione, la manifattura, e l'uso generale della seta nella
China si può vedere presso il Duhalde (_Description generale de la Chine
Tom. II p. 165, 205, 223_). La Provincia di Chekian è la più rinomata,
sì per la quantità, che per la qualità di essa.
[522] Procopio (_L. VIII Gothic. IV c. 17_), Teofane Bizantin. (ap.
_Phot. Cod. LXXXIV p. 38_), Zonara (_T. II l. XIV p. 69_). Il Pagi,
(_Tom. II p. 602_) pone all'anno 552 questo memorabil trasporto.
Menandro (_in Excerpt. Leg. p. 107_) riferisce l'ammirazione de'
Sogdoiti: e Teofilatto Simocatta (_L. VII c. 9_) oscuramente presenta i
due regni rivali nella China, Paese della seta.
[523] Cosimo, soprannominato Indicopleuste, o sia il Navigatore Indiano,
fece il suo viaggio verso l'anno 522; e fra gli anni 535 e 547 compose
in Alessandria la Topografia Cristiana (Montfaucon _Praef. c. 1_), nella
quale confuta la empia opinione, che la terra sia un globo: e Fozio
aveva letto quest'Opera (_Cod. XXXVI p. 9, 10_) che dimostra i
pregiudizi d'un Monaco, uniti alla cognizione d'un Mercante: la parte
più valutabile di essa fu pubblicata in francese ed in greco da
Melchisedec Thevenot (_Rélations curieuses P. 1_) e dipoi tutta insieme
in una splendida Edizione dal P. Montfaucon (_Nova collectio Patrum_.
_Paris, 1707 2 Vol. in fol. Tom. II p. 113, 346_). Ma l'Editore, ch'era
Teologo, arrossirebbe di non avere scoperto in Cosimo la eresia
Nestoriana, che si è svelata dal La Croze (_Christianisme des Indes Tom.
I p. 40, 56_).
[524] Evagrio (_L. III c. 39, 40_) è minuto e grato, ma si irrita contro
Zosimo, perchè calunnia il gran Costantino. L'umanità d'Anastasio fu
diligente ed artificiosa nel raccogliere tutte le circostanze e le
memorie di quella tassa: i Padri per pagarla venivano talvolta costretti
a prostituire le loro figlie (Zosimo _Histor. L. II c. 38 p. 165, 166
Lipsiae 1784_). Timoteo di Gaza prese un avvenimento di questa specie
per soggetto d'una tragedia (Suida _Tom. III p. 475_) che contribuì a
fare abolire il tributo (Cedrono _p. 35_). Felice esempio (se è vero)
dell'utilità del Teatro.
[525] Vedi Giosuè Stilite nella Biblioteca Orient. dell'Assemanno (Tom.
I p. 268). Di questa tassa di Capitazione fa leggiermente menzione la
Cronica d'Edessa.
[526] Procopio stabilisce questa somma (_Anecd. c. 19_) sulla relazione
de' Tesorieri medesimi. Tiberio aveva _vicies ter millies_: ma il suo
Impero era assai diverso da quello d'Anastasio.
[527] Evagrio (_L. IV c. 30_) nella seguente generazione era moderato e
bene istruito: e Zonara (_Lib. XIV c. 61_) nel XII secolo aveva letto
attentamente, e pensato senza prevenzione: pure i loro colori son quasi
così neri come quegli degli Aneddoti.
[528] Procopio (_Anecd. c. 30_) riferisce le oziose congetture di quel
tempo. La morte di Giustiniano, dice l'Istorico segreto, manifesterà la
sua ricchezza, o povertà.
[529] Vedi Corippo _De Laudib. Justini Aug. L. II 260 ec. 304 ec._
_Plurima sunt vivo nimium neglecta parenti,_
_Unde tot exhaustus contraxit debita Fiscus._
Si portarono da robuste braccia nell'Ippodromo delle centinaia di libbre
d'oro; _Debita genitoris persolvit, cauta recepit_.
[530] Gli Aneddoti (_c. 11, 14, 18, 20, 30_) somministrano molti fatti,
e più querele.
[531] Un centinaio ne fu rimesso a Scitopoli, Capitale della seconda
Palestina, e dodici al rimanente della Provincia. L'Alemanno (_p. 59_)
produce onestamente questo fatto rilevato da una vita manoscritta di S.
Saba composta da Cirillo di lui discepolo, ch'era nella Libreria
Vaticana, e poi fu pubblicata dal Cotelerio.
[532] Gio. Malala (Tom. II p. 232) parla della mancanza del pane, e
Zonara (_L. XIV pag. 63_) de' tubi di piombo, che Giustiniano, o i suoi
Ministri tolsero dagli acquedotti.
[533] Per un Aureo, ch'era la sesta parte d'un oncia di oro, invece di
210 folli, o sia once di rame, ne diede solamente 180. Una sproporzione
del valore della moneta sotto il prezzo comune, doveva tosto produrre
una scarsità nella moneta bassa. In Inghilterra dodici soldi in moneta
di rame non si venderebbero più di sette soldi (Smith _Ricerche sulla
ricchezza delle Nazioni Vol. I p. 49_). Quanto alla moneta d'oro di
Giustiniano. Vedi Evagrio _L. IV c. 30_.
[534] Il giuramento è concepito ne' termini più formidabili (_Novell.
VIII Tit. 3_). I trasgressori usano contro di se medesimi queste
imprecazioni; _quidquid habent telorum armamentaria Coeli_, a
partecipare l'infamia di Giuda, la lebbra di Giezi, il tremor di Caino
ec. oltre tutte le pene temporali.
[535] Luciano (_in Toxare c. 22, 23 Tom. II p. 530_) riferisce un simile
o anche più generoso atto d'amicizia d'Eudamida di Corinto; e tal
istoria ha prodotto un'ingegnosa, ma debole commedia di Fontanelle.
[536] Gio. Malala Tom. II p. 101, 102, 103.
[537] Anatolio, uno di questi, perì in occasione d'un terremoto... senza
dubbio per giusto giudizio di Dio! I lamenti e clamori del Popolo presso
Agatia (_L. V p. 146, 147_) fanno quasi eco agli Aneddoti. _L'aliena
pecunia reddenda_ di Corippo (_L. II, 381 ec._) non è molt'onorevole per
la memoria di Giustiniano.
[538] Vedi l'istoria ed il carattere di Giovanni di Cappadocia in
Procopio (_Persic. L. I c. 24, 25. L. II c. 30. Vandal. L. I c. 13.
Anecd. c. 2, 17, 22_). La concordanza della Istoria con gli Aneddoti è
una mortal ferita per la riputazione del Prefetto.
[539] Ου γαρ αλλα ουδεν ες γραμματιστους φοιτων εμαθεν οτι μη
γραμματιστα, και ταυτα κακα κακαως γραψαι... _Niente altro imparò
andando alla scuola che a scriver le lettere, e queste assai
malamente_; espressione molto forte.
[540] La cronologia di Procopio è incerta ed oscura; ma coll'aiuto del
Pagi ho potuto distinguere, che Giovanni fu fatto Prefetto del Pretorio
d'Oriente nell'anno 530, che fu deposto nel gennaio del 532, restituito
prima del giugno 533, bandito nel 541 e richiamato fra 'l giugno 548 ed
il primo d'aprile 549. L'Alemanno (_p. 96, 97_) dà la lista de' dieci
suoi successori: serie ben rapida in una porzione d'un solo regno.
[541] Quest'incendio s'accenna da Luciano (_in Hippia c. 2_) e da Galeno
(_L. III de Temperamentis Tom. I p. 81 Edit. Basil._) nel secondo
secolo. Mille anni dopo viene positivamente affermato da Zonara (_L. IX
p. 424_) sull'autorità di Dione Cassio, da Tzetze (_Chiliad. II, 119 ec.
_), da Eustazio (_ad Iliad. Ep. 338_) e dallo Scoliaste di Luciano. Vedi
Fabricio (_Bibl. Graec. L. III c. 22 Tom. II p. 551, 552_) a cui son più
o meno debitore di queste citazioni.
[542] Zonara (_L. XIV p. 55_) afferma il fatto senz'addurne alcuna
prova.
[543] Tzetze descrive l'artifizio di questi specchi ustorj, che egli
aveva letto, probabilmente con occhi non istruiti, in un Trattato
matematico d'Antemio. Questo Trattato, περὶ παραδοξων μηχανηματων
(_delle macchine mirabili_) si è ultimamente pubblicato, tradotto,
ed illustrato da M. Dupuys, erudito e matematico (Memoires _de
l'Academie des Inscriptions Tom._ LXII p. 392, 451).
[544] Nell'assedio di Siracusa dal silenzio di Polibio, di Plutarco e di
Livio e nell'assedio di Costantinopoli da quello di Marcellino, e di
tutti i contemporanei del VI secolo.
[545] Senz'alcuna previa cognizione di Tzetze o d'Antemio l'immortal
Buffon immaginò, ed eseguì una serie di specchi ustorj, co' quali potè
infiammar delle tavole alla distanza di 200 piedi (_Supplement a l'Hist.
nat. Tom. I p. 330, 483. Edit. 4_). Quali miracoli non avrebbe fatto il
suo genio pel pubblico servizio a spese Reali, e col forte Sole di
Costantinopoli o di Siracusa?
[546] Gio. Malala (_Tom. II p. 120, 124_) racconta il fatto: ma sembra,
che confonda i nomi o le persone di Proclo e di Marino.
[547] Agatia _Lib. V pag. 140, 152_. Il merito di Antemio come
Architetto vien sommamente innalzato da Procopio (_de Aedif. Lib. I cap.
1_), e da Paolo Silenziario (_p. 1, 134 ec._).
[548] Vedi Procopio (_De Aedif. L. I c. 1, 2 L. II c. 3_). Ei riferisce
una coincidenza di sogni, che suppone qualche frode in Giustiniano, o
nel suo Architetto: ambidue videro in una visione l'istesso piano per
fermare un'inondazione a Dara: fu rivelata all'Imperatore una cava di
pietre vicina a Gerusalemme (_L. V c. 6_); e fu destinato un angelo alla
perpetua custodia di S. Sofia (Anonym. _de antiq. C. P. L. IV p. 70_).
[549] Nella folla di Scrittori antichi e moderni, che hanno celebrato
l'edifizio di S. Sofia, io distinguerò e seguirò: 1. Quattro Spettatori
ed Istorici originali di esso, cioè Procopio (_De Aedif. l. I c. 1_),
Agatia (_L. V p. 152_), Paolo Silenziario (_in un Poema di 1026 Esametri
ad calcem Annae Comnen. Alexiad._) ed Evagrio (_L. IV c. 31_): 2. Due
leggende Greche più recenti, Giorgio Codino (_De Orig. CP. p. 64, 74_),
e lo Scrittore anonimo del Banduri (_Imp. Orient. Tom. I l. IV p. 65,
80_): 3. Il grande Antiquario Bizantino Du-Cange (_Comment. ad Paul.
Silent. p. 525, 598_ e _CP. Christi L. III pag. 4, 78_): 4. Due
Viaggiatori Francesi, cioè Pietro Gillio (_De Topograph. CP. L. II c. 3,
4_) nel secolo XVI, e Grelot (_Voyage de CP. p. 95, 164. Paris 1680 in
4_). Quest'ultimo ha pubblicato anche le piante, i prospetti e le vedute
interne di S. Sofia; ed i suoi disegni, quantunque di minor dimensione,
sembrano più corretti di quelli del Du-Cange. Io ho adottato e ridotto
le misure del Grelot; ma siccome nessun Cristiano può presentemente
salir sulla cupola, l'altezza n'è presa da Evagrio paragonato con
Gillio, con Greaves, e col Geografo Orientale.
[550] Il tempio di Salomone era circondato da Cortili, Portici ec. ma la
pura fabbrica della Casa di Dio (se calcoliamo il cubito Egiziano o
Ebreo a ragione di 22 pollici) non era più di 55 piedi alta, 36-2/3
larga, 110 lunga: Piccola Chiesa Parrochiale, dice Prideaux (_Connection
Vol. I p. 144 fol._): ma pochi Santuari potrebbero valutarsi quattro o
cinque milioni di lire sterline.
[551] Paolo Silenziario in oscuro e poetico stile descrive la varie
pietre e marmi, che s'impiegarono nell'edifizio di S. Sofia (_P. II p.
129, 133 ec._), vale a dire, 1. Il _Caristio_ pallido con vene di ferro:
2. il _Frigio_ di due sorti ambedue color di rosa, uno con ombreggiature
bianche, l'altro purpuree con fiori d'argento: 3. il _Porfido d'Egitto_
con piccole stelle: 4. _Il marmo verde di Laconia_: 5. il _Cario_ del
monte Jassi con vene obblique bianche e rosse: 6. il _Lidio_ pallido con
un fiore rosso: 7. L'_Affricano o Mauritano_ d'un color d'oro, o di
zafferano: 8. il _Celtico_ nero con vene bianche: 9. il _Bosforico_
bianco con punte nere. Oltre il _Proconnesio_, che formava il pavimento,
il _Tessalo_, il _Molossio ec._ che son coloriti meno distintamente.
[552] I sei libri degli Edifizi di Procopio son distribuiti in tal modo:
il primo si limita a Costantinopoli: il secondo include la Mesopotamia,
e la Siria: il terzo l'Armenia, ed il Ponto Eussino: il quarto l'Europa:
il quinto l'Asia minore, e la Palestina: il sesto l'Egitto e l'Affrica.
L'Italia è omessa dall'Imperatore, o dall'Istorico, che pubblicò questa
opera d'adulazione avanti l'epoca dell'intera conquista di essa (an.
555).
[553] Giustiniano diede una volta quarantacinque centinaia d'oro
(180,000 lire _Sterline_) per la riparazione d'Antiochia dopo il
terremoto (Gio. Malala _Tom. II pag. 146, 149_).
[554] Quanto all'_Ereo_, Palazzo di Teodora. Vedi Gillio (_De Bosphoro
Thrac. l. III c. 11._), l'Alemanno (_Not. ad Anecd. p. 80, 81_ che cita
vari Epigrammi dell'Antologia), ed il Du-Cange (_CP. Christ. L. IV c. 13
p. 175, 176_).
[555] Si paragonino fra loro i diversi linguaggi dell'adulazione e della
malevolenza negli Edifizi (_L. I c. 11_), e negli Aneddoti (_c. 8, 15_).
Gli oggetti spogliati del belletto, o nettati dal fango compariscono i
medesimi.
[556] Procopio _L. VIII, 29_. Era questa Balena probabilmente forestiera
o vagante, mentre il Mediterraneo non suole nutrirne. _Balenae quoque in
nostra maria penetrant_ (_Plin. Hist. Nat. IX, 2_). Fra il cerchio
polare, ed il tropico, gli animali cetacei dell'Oceano crescono fino
alla lunghezza di 50, di 80 e di 100 piedi (_Hist. des Voyages Tom. XV
p. 289; Zoologia Britannica di Pennant Vol. III p. 35_).
[557] Montesquieu (_Observat. sur la Grand. et la Decad. des Romains c.
20 Tom. III p. 503_) osserva, che l'Impero di Giustiniano, come la
Francia nel tempo delle incursioni de' Normanni, non fu mai tanto
debole, come quando si fortificò ogni villaggio.
[558] Procopio afferma (_l. IV c. 6_), che il Danubio fu arrestato dalle
rovine del Ponte. Se l'Architetto Apollodoro ci avesse lasciato una
descrizione della sua opera, si sarebbero dalla genuina di lui pittura
corrette le favolose maraviglie di Dione Cassio (_L. XVIII pag. 129_).
Il Ponte di Traiano era composto di venti o ventidue pilastri di pietra
con archi di legno: il fiume è poco profondo, la corrente non rapida, e
l'intero spazio fra le due rive non è maggiore di 443 tese (Reimar _ad
Dion._ coll'autorità del Marsigli) o di 515 (Danville _Geogr. anc. Tom.
I p. 305_).
[559] Vale a dire sopra le due Dacie _Mediterranea e Ripense_, sopra la
Dardania, la Prevalitana, la Mesia seconda, e la Macedonia seconda. Vedi
Giustiniano, che parla (_Novell. XI_) delle sue Fortezze di là del
Danubio, e degli _homines semper bellicis sudoribus inhaerentes_.
[560] Vedi Danville (_Memoires de l'Acad. ec. Tom. XXXI p. 289, 290_),
Rycaut (_Stato presente dell'Impero Turco pag. 97, 316_), Marsigli
(_Stato milit. dell'Imp. Ottomano p. 150_). Il Sangiacco di Giustendil è
uno de' venti sottoposti al Beglerbeg di Romelia; ed il suo distretto
mantiene 48 _Zaim_ e 588 _Timariotti_.
[561] Queste fortificazioni possono assomigliarsi ai castelli della
Mingrelia (Chardin _Voyag. en Perse Tom. I p. 60, 131_), pittura ben
naturale.
[562] La Valle di Tempe è situata lungo il fiume Penco, fra i colli
d'Ossa e d'Olimpo; essa è lunga soltanto cinque miglia, ed in alcuni
luoghi non e più larga di 120 piedi. Le sue verdeggianti bellezze sono
elegantemente descritte da Plinio (_Hist. Nat. l. IV, 15_), e più
diffusamente da Eliano (_Hist. var. L. III c. 1_).
[563] Zenofonte _Hellenic. lib. III c. 2_. Dopo una lunga e tediosa
conversazione co' declamatori Bizantini, quanto è piacevole la verità,
la semplicità e l'eleganza d'un Attico Scrittore!
[564] Della lunga muraglia vedasi Evagrio (_L. IV c. 38_). Tutto
quest'articolo è tratto dal quarto libro degli Edifizi, eccettuato
Anchialo (_L. III c. 7_).
[565] Vedi sopra _Vol. I_. Nel corso di quest'Istoria ho qualche volta
rammentato, e molto più spesso trascurato le precipitose incursioni
degl'Isauri, che non ebbero alcuna conseguenza.
[566] Trebellio Pollione (_in Hist. Aug. p. 107_) che visse al tempo di
Diocleziano o di Costantino. Vedi anche Pancirolo _ad Notit. Imper.
Orient. c. 115, 141; Cod. Theodos. Lib. IX Tit. 35 Leg. 37_; con una
copiosa e ben corredata annotazione del Gotofredo (_Tom. III p. 250,
257_).
[567] Vedi la piena ed ampia descrizione delle loro scorrerie presso
Filostorgio (_Hist. Eccl. L. XI c. 8_) con l'erudite dissertazioni del
Gotofredo.
[568] _Cod. Giustin. L. IX Tit. 12 Leg. 10._ Son rigorose le pene
stabilite contro di essi, cioè una multa di cento libbre d'oro, la
degradazione, e fino la morte. La pubblica sicurezza potè somministrare
un pretesto per dissiparli: ma Zenone in seguito volle piuttosto trar
profitto dal valore e dal servizio degl'Isauri.
[569] La guerra Isaurica, ed il trionfo d'Anastasio si narrano
brevemente ed oscuramente da Giovanni Malala (_T. II p. 106, 107_), da
Evagrio (_L. III c. 35_), da Teofane (_p. 118, 120_) e dalla Cronica di
Marcellino.
[570] _Fortes ea regios_ (dice Giustiniano) _viros habet, nec in ullo
differt ab Isauria_, quantunque Procopio (_Persic. l. 1 c. 18_) noti
un'essenzial differenza nel militare loro carattere: ne' più antichi
tempi però i Licaonj ed i Pisidj avevan difeso la lor libertà contro il
gran Re (Senofonte _Anabas. l. III c. 2_). Giustiniano si serve d'una
falsa e ridicola erudizione dell'antico Impero de' Pisidj e di Licaone,
il quale dopo aver visitato Roma (lungo tempo avanti Enea) diede il nome
e la popolazione alla Licaonia (_Nov. 24, 25, 27, 30_).
[571] Vedi Procopio _Persic. l. 1 c. 19_. L'Altare della concordia
nazionale, dove si facevano gli annui sacrifizi e giuramenti, che
Diocleziano aveva eretto nell'Isola d'Elefantina, fu demolito da
Giustiniano con minor politica che zelo.
[572] Procopio _de Aedif. l. III c. 7 Hist. l. VIII c. 3, 4._ Questi
Goti senz'ambizione avevan ricusato di seguitar le bandiere di
Teodorico. Fino al secolo XV e XVI se ne può rintracciare il nome e la
nazione fra Caffa, e lo Stretto di Azof (Danville _Memoir. de l'Acad.
Tom. XXX p. 240_). Essi meritarono bene la curiosità del Busbechio
(_pag. 321, 326_): ma sembra, che siano svaniti nelle relazioni più
recenti delle missioni del Levante (_Tom. I_), e presso Tott, Peyssonel
ec.
[573] Per la geografia e la struttura di questa frontiera dell'Armenia,
vedi le Guerre Persiane, e gli Edifizi di Procopio (_l. II c. 4, 7. l.
III c. 2, 7_).
[574] Questo Paese vien descritto da Tournefort (_Voyage au Levant Tom.
III Lettr. XVII, XVIII_). Quell'abile Botanico ben presto scuoprì la
pianta, che infetta il mele (Plin. XXI, 44, 45). Egli osserva, che i
soldati di Lucullo con ragione restaron sorpresi al freddo, che vi
trovarono, mentre anche nella pianura d'Erzerum alle volte cade la neve
nel mese di giugno, e di rado termina la raccolta prima del Settembre. I
Colli dell'Armenia sono sotto il grado 40 di latitudine: ma nella
montuosa regione, dove io abito (_la Svizzera_), si sa bene, che una
salita di alcune ore trasporta il viaggiatore dal clima della
Linguadocca in quello della Norvegia: e si ammette come regola generale,
che sotto la linea equinoziale un'elevazione di 2400 tese equivale al
freddo del cerchio polare (Remond _Observat. sur les Voyages de Coxe
dans la Suisse Tom. II p. 104_).
[575] Può rintracciarsi l'identità, o prossimità de' Calibi e dei Caldei
presso Strabone (_L. XII pag. 825, 826_), Cellario (_Geogr. Antiq. Tom.
II p. 202, 204_) e Freret (_Mem. de l'Acad. Tom. IV p. 594_). Senofonte,
nel suo Romanzo (_Cyropaed. l. III_), introduce quegli stessi Barbari,
contro i quali avea combattuto nella sua ritirata (_Anabas. l. IV_).
[576] Procopio _Persic. lib. I cap, 15 de Aedif. lib. III cap. 6_.
[577] _Ni Taurus obstet in nostra maria venturus_ (Pompon. Mela III, 8).
Plinio, Poeta non meno che Naturalista, personifica il fiume, ed il
monte, e ne descrive il combattimento. Vedasi nell'eccellente Trattato
del Danville il corso del Tigri, e dell'Eufrate.
[578] Procopio (_Persic. l. II c. 12_) racconta la storia col tuono
mezzo scettico e mezzo superstizioso d'Erodoto. Questa promessa non si
trova nella primitiva menzogna d'Eusebio, ma cominciò almeno dall'anno
400: ed una terza favola, cioè la _Veronica_, ben presto insorse sulle
altre due (Evagrio _lib. IV c. 27_). Siccome Edessa è stata presa, il
Tillemont dovè negar la promessa (_Mem. Eccl. Tom. I p. 362, 383, 617_).
[579] Questi si compravano da' mercanti d'Aduli, che commerciavano
nell'India (Cosma _Topogr. Christ. L. XI p. 339_). Pure nella stima
delle pietre preziose il primo era lo smeraldo Scitico, il Battriano
aveva il secondo luogo, e l'Etiopico solamente il terzo (Theophrast.
d'Hill, _p. 61 ec. 92_). La produzione, le cave ec. degli smeraldi sono
involte nella oscurità: ed è dubbioso, se noi abbiamo alcuna delle
dodici specie di essi note agli Antichi (Goguet _Orig. des Leix ec.
Part. II Lib. 2 cap. 2 art. 3_). In questa guerra gli Unni guadagnarono,
o almeno Peroze perdè la più preziosa perla del Mondo, di cui Procopio
racconta una ridicolosa favola.
[580] Gl'Indo-Sciti continuarono a regnare dal tempo d'Augusto (Dionys.
Perieget. 1088 _col commentario d'Eustazio_ presso Hudson _Geogr. minor.
Tom. IV_) fino a quello di Giustino il Vecchio (Cosma _Topograph.
Christ. Lib. XI p. 338, 339_). Nel secondo secolo essi eran padroni di
Larice, o di Guzerat.
[581] Vedi le avventure di Firuz, e Peroze, e le loro conseguenze presso
Procopio (_Persic. l. 1 c. 3, 6_) che può confrontarsi co' frammenti
dell'Istoria Orientale (d'Herbelot _Bibliot. Orient. p. 351_ e Texeira
Istoria di Persia tradotta o compendiata da Stewens _l. I c. 32 p. 132,
138_). La Cronologia è ben determinata dall'Assemanno (_Bibliot. Orient.
Tom. III p. 396, 427_).
[582] La descrizione della Guerra Persiana sotto i regni di Anastasio e
di Giustino può trarsi da Procopio (_Persic. l. I c. 7, 8, 9_), da
Teofane (_In Chronograph. pag. 124, 127_), da Evagrio (_L III c. 37_), a
Marcellino (_in Chron. p. 47_), e da Giosuè Stilita (ap. Asseman. _Tom.
I p. 272, 281_).
[583] Procopio fa un'ampia e corretta descrizione di Dara (_Persic. l. I
c. 10. l. II c. 13 de Aedif. l. II c. 1, 2, 3. l. III c. 5_). Se ne veda
la situazione presso il Danville (_l'Euphrate et le Tigre p. 53, 54,
55_) quantunque sembra, ch'egli raddoppi la distanza fra Dara e Nisibi.
[584] Per la Città, ed il passo di Derbend vedasi d'Herbelot (_Bibliot.
Orient. p. 157, 291, 807_), Petit de la Croix (_Hist. de Gengiscan. l.
IV c. 9_), Istoria Genealogica de' Tartari (_Tom. I p. 120_), Oleario
(_Voyage en Perse p. 1039, 1042_) e Cornelio le Bruyn (_Viaggi Tom. I p.
146, 147_). Può confrontarsi il prospetto di questo con la pianta
d'Oleario, il quale crede che le mura siano di crostacei e di sabbia
induriti dal tempo.
[585] Procopio con qualche confusione le chiama sempre _Caspie_
(_Persic. l. 1 c. 10_). Questo passo presentemente si appella
_Tatar-topa_, Porte Tartare (Danville _Geogr. anc. Tom. II p. 119,
120_).
[586] L'immaginario riparo di Gog e Magog, che fu seriamente investigato
e creduto da un Califfo del IX secolo, sembra che sia derivato dalle
porte del Monte Caucaso, e da un'incerta notizia della muraglia della
China (_Geogr. Nubiens. p. 267, 270: Memoires de l'Academie Tom. XXXI p.
210, 219_).
[587] Vedi un'erudita Dissertazione di _Baier de muro Caucaseo in
Comment. Acad. Petropolit. anno 1726 Tom. I p. 425, 463_: ma le manca
una carta o pianta. Quando il Czar Pietro I s'impadronì di Derbend
l'anno 1722 la misura del muro fu trovata essere di _Orgigie_ o braccia
russe 3285 ciascheduna delle quali contiene sette piedi Inglesi, e
perciò della lunghezza in tutto di poco più di quattro miglia.
[588] Vedi le Fortificazioni ed i trattati di Cosroe o Nushirwan presso
Procopio (_Persic. l. I c. 16, 22 l. II_), e di Herbelot (_p. 682_).
[589] La vita d'Isocrate s'estende dall'Olimpiade 86. 1. fino alla 110.
3. (dall'anno 436 al 338 avanti Gesù Cristo). Vedi Dionys. Halicarn.
_Tom. II p. 149, 150 Edit. Hudson_. Plutarco (o l'Anonimo) _in Vit. X
Orator. pag. 1538, 1543 Edit. II Steph._ Phot. _Cod. CCLIX p. 1453_.
[590] Sono copiosamente descritte, quantunque in concise parole, le
scuole d'Atene nella _Fortuna Attica di_ Meursio (_c. VIII p. 59, 73 nel
Tom. I Opp._). Quanto allo stato ed alle arti di quella città, vedi il
primo libro di Pausania, ed un piccolo trattato di Dicearco (nel secondo
Tomo dei Geografi di Hudson), che scrisse verso l'Olimpiade CXVII.
(_Dissert. di Dodwell. sez. 4_).
[591] Diogen. Laert. _De vit. Philosopher. L. V segm. 37 p. 389_.
[592] Vedi il testamento d'Epicuro presso Diogene Laerzio _L. X segm.
16, 20 pag. 611, 612_. Una sola Epistola (_ad Familiar. XIII, 1_)
scuopre l'ingiustizia dell'Areopago, la fedeltà degli Epicurei, la
destra urbanità di Cicerone, e la mescolanza di disprezzo e di stima,
con cui i Senatori Romani riguardavano la Filosofia ed i Filosofi della
Grecia.
[593] Damascius _in vit. Isidori ap. Photium Cod. CCXLIII. p. 1054_.
[594] Vedi Luciano (_in Eunech. Tom. II. pag. 350-359 Ediz. Reitz_),
Filostrato (_in Vit. Sophist. l. II c. 2_), e Dione Cassio, o Zifilino
(_l. LXXI p. 1195_) insieme co' loro Editori Du Soul, Oleario, e Reimar,
e soprattutto Salmasio (_ad Hist. Aug. p. 72_). Un giudizioso Filosofo
(Smith _Ricchezza delle nazioni Vol. II. p. 340-374_) preferisce le
libere contribuzioni degli studenti ad uno stipendio fisso pel
Professore.
[595] Brucker _Hist. Crit. Philos. Tom. II p. 310_ ec.
[596] Si fissa la nascita d'Epicuro all'anno 342 prima di Cristo,
(Bayle) nell'Olimpiade CIX. 3, ed egli aprì la sua scuola in Atene
nell'Olimp. CXVIII 3 cioè 306 anni avanti la medesima Era. Quella Legge
intollerante (secondo Ateneo l. XIII p. 610, Diogene Laerzio, _L. V: S.
38. p. 290_ e Giulio Polluce IX 5) fu fatta nel medesimo o nel seguente
anno (Sigon. Opp. T. V. p. 62. Menag. _ad Diogen. Laert. p. 204_.
Corsini _Fasti Attic. T. IV p. 67, 68_) e fu soggetto al medesimo esilio
anche Teofrasto Capo de' Peripatetici, e discepolo d'Aristotele.
[597] Questa non è un'Era immaginaria: i Pagani contavano le lor
calamità dal regno del loro Eroe. Proclo, di cui la nascita è segnata
dal suo Oroscopo (l'an. 412 il dì 8 di Febbrajo a Costantinopoli), morì
124 anni απο Ιουλιανου βασιλεως (dopo l'Imperator Giuliano)
l'anno 485 (Marin. _in vit. Procli c. 36_).
[598] La vita di Proclo, composta da Marino, fu pubblicata dal Fabricio
(_Hamburg, 1700, et ad calcem Bibliot. Latin. Lond. 1703_). Vedi Suida
(_Tom. III p. 185, 186_), Fabric. (_Bibliot. Graec. t. V c. 26 p. 449,
552_), e Brucker (_Hist. Crit. Philos. Tom. II. 319-326_).
[599] La vita d'Isidoro fu fatta da Damascio (ap. Photium _Cod. CCXLII
p. 1028, 1076_). Vedi l'ultimo secolo de' Filosofi Pagani presso Brucker
(_Tom. II. p. 341-351_).
[600] Fa menzione della soppressione delle scuole d'Atene Giovanni
Malala (_Tom. II p. 187_) ed una Cronica anonima nella Libreria Vaticana
(ap. Aleman. _ p. 106_).
[601] Agatia (_l. III p. 69, 70, 71_) riferisce questa curiosa storia.
Cosroe montò sul trono l'anno 531, e fece la sua prima pace co' Romani
al principio dell'anno 533 epoca ben conciliabile con la _giovin_ sua
fama, e con la _vecchia_ età d'Isidoro (Asseman. _Bibliot. Orient. Tom.
III p. 404_ Pagi _Tom. II p. 543, 550_).
[602] Cassiodoro _Var. Epist. VI, I Giornandes c. 57 p. 696. Edit. Grot.
Quod summum bonum primumque in mundo decus edicitur._
[603] Vedi i regolamenti di Giustiniano (_novell. CV_) con la data del 5
luglio a Costantinopoli, indrizzati a Strategico, Tesoriere dell'Impero.
[604] Procopio _in Anecdot. c._ 26 _Aleman. pag. 106_. Nel XVIII anno
dopo il Consolato di Basilio, secondo il computo di Marcellino, di
Vittore, di Mario ec. fu composta la Istoria segreta, ed agli occhi di
Procopio il Consolato era già totalmente abolito.
[605] Da Leone il Filosofo (_Nov. XCIV an. 886, 911_). Vedi Pagi
(_Dissert. Hypatic. p. 325, 362_) e Du-Cange (_Gloss. Graec. p. 1635,
1636_). Erasi avvilito fino il titolo: _Consulatus Codicilli...
vilescunt_, dice il medesimo Imperatore.
[606] Secondo Giulio Affricano ec. il Mondo fu creato nel primo giorno
di settembre 5508 anni, tre mesi, e venticinque giorni avanti la nascita
di Cristo (Vedi Pezron _Antiquité des tems defendue p. 20, 28_) e
quest'Era si è usata da' Greci, da' Cristiani orientali, ed anche da'
Russi fino al regno di Pietro I. Tal periodo per quanto sia arbitrario,
è però chiaro e comodo. De' 7296 anni, che si suppongono passati dopo la
creazione, ne troveremo 3000 d'ignoranza, e d'oscurità; 2000 favolosi o
dubbiosi, 1000 d'istoria antica, principiando dall'Impero Persiano, e
dalle Repubbliche di Roma e d'Atene, 1000 dalla caduta del Romano Impero
in Occidente fino alla scoperta dell'America, ed i rimanenti 296
formeranno quasi tre secoli dello stato moderno d'Europa, e del Genere
umano. Io sceglierei piuttosto questa cronologia, che stimo assai
preferibile al nostro doppio e intricato metodo di contare per
l'indietro, e per l'avanti gli anni prima e dopo l'Era Cristiana.
[607] L'Era del Mondo ha prevalso in Oriente dopo il VI Concilio
Generale (an. 681). In Occidente l'Era Cristiana fu inventata
primieramente nel VI secolo: si propagò nell'VIII per l'autorità e gli
scritti del Venerabile Beda; ma non fu che pel secolo X che l'uso di
essa divenne legale e comune. Vedi _L'Art de verifier les dates,
Dissert. Prelim. p. III, XII Dictionaire diplomat. Tom. I p. 329, 337_.
Opere d'una laboriosa società di Monaci Benedettini.