NOTE:

[141] In questo Capitolo io trarrò le mie citazioni dall'Opera

intitolata _Recueil des Historiens des Gaules, et de la France. Paris

1738-1767_ in undici Tomi in foglio. Mediante la fatica di Dom Bouquet e

degli altri Benedettini, si sono disposte per ordine cronologico, ed

illustrate con erudite note tutte le memorie originali fino all'anno

1060. Tal opera nazionale, che sarà continuata fino all'anno 1500

dovrebbe provocare la nostra emulazione.

[142] Tacito _Hist. IV. 73, 74. in Tom. I. p. 445_. Sarebbe in vero una

presunzione il compendiar Tacito. Ma io posso scegliere le idee generali

che egli applica al presente stato, ed alle future rivoluzioni della

Gallia.

[143] _Eadem semper caussa Germanis transcendendi in Gallias libido

atque avaritiae et mutandae sedis amor; ut relictis paludibus et

solitudinibus suis, fecundissimum hoc solum vosque ipsos possiderint....

Nam pulsis Romanis, quid aliud quam bella omnium inter se gentium

exsistent?_

[144] Sidonio Apollinare scherza, con affettato spirito e vivacità,

sulle angustie della sua situazione (_Carm. XII. in Tom. I. p. 811_).

[145] Vedi Procopio, _de Bell. Gothico L. I. c. 12. in T. II. p. 31_. Il

carattere di Grozio mi fa inclinare a credere, che egli non abbia

sostituito il Reno al Rodano (_Hist. Gothor. p. 175_) senza l'autorità

di qualche manoscritto.

[146] Sidonio _L. VIII. Epist. 3, 9. in Tom. I. p. 800_. Giornandes (_de

Reb. Getic. c. 47. p. 680_) giustifica in qualche modo questo ritratto

dell'eroe Goto.

[147] Io fo uso del nome famigliare _di Clovis, Clodoveo_, dal latino

_Chlodovechus o Chlodovaeus_. Ma il _ch_ esprime solamente l'aspirazione

Germanica; ed il vero nome non è diverso da _Luduin_, o _Lewis_,

Lodovico o Luigi (_Mem. de l'academ. des Inscript. Tom. XX. p. 68_).

[148] Greg. Turon. _L. II. c. 12. in Tom. I. p. 168_. Basina parla il

linguaggio della natura. I Franchi, che l'avevan veduta nella lor

gioventù, poterono conversar con Gregorio nella lor vecchiezza; ed il

Vescovo di Tours non potea desiderare infamare la madre del primo Re

Cristiano.

[149] L'Abbate Dubos (_Hist. critiq. de l'etablissem. de la Monarch.

Franc. dans les Gaules, Tom. I. p. 630, 650_) ha il merito di aver

stabilito il primitivo regno di Clodoveo, e fissato il vero numero de'

suoi Sudditi.

[150] _Ecclesiam incultam ac negligentia civium paganorum praetermissam,

veprium densitate oppletam_. Vit. _S. Vedasti in Tom. III. p. 372_.

Questa descrizione suppone, che Arras fosse posseduta da' Pagani, molti

anni prima del battesimo di Clodoveo.

[151] Gregorio di Tours (_L. V. c. I. in Tom. II. p. 232_) confronta la

povertà di Clodoveo con la ricchezza de' suoi nipoti. Remigio però (_in

Tom. IV. pag. 52_) fa menzione delle sue _paterne ricchezze_, come

sufficienti a redimer gli schiavi.

[152] Vedi Gregorio _L. II. c. 27, 37. in Tom. II. p. 175, 181, 182_. La

famosa storia del vaso di Soissons spiega la potenza ed il carattere di

Clodoveo. Come soggetto di controversia si è stranamente torturato dal

Boulainvilliers, dal Dubos, e da altri antiquari politici.

[153] Il Duca di Nivernois, nobil Politico, il quale ha maneggiato

importanti e delicate negoziazioni, illustra ingegnosamente (_Mem. de

l'Acad. des Inscr. Tom. XX. p. 147, 184_) il sistema politico di

Clodoveo.

[154] Il Biet (in una Dissertazione, che meritò il premio dell'Accademia

di Soissons _p. 178, 226_) accuratamente ha determinato la natura e

l'estensione del Regno di Siagrio, e di suo Padre; ma troppo facilmente

ammette la debole testimonianza di Dubos (_Tom. II. p. 54, 57_) per

privarlo di Beauvais e d'Amiens.

[155] Si può avvertire, che Fredegario nella sua Epitome di Gregorio di

Tours (_Tom. II. p. 398_) ha prudentemente sostituito il nome di

_Patricius_ all'incredibile titolo di _Rex Romanorum_.

[156] Sidonio (_L. V. ep. 5. in Tom. 1. p. 794_), che lo chiama il

Solone, l'Amfione de' Barbari, s'indirizza a questo Re immaginario in

uno stile d'amicizia e d'uguaglianza. Per mezzo di tali uffizi di

equità, l'accorto Dejoce si era inalzato al trono de' Medi (Herodot. _l.

1. c. 96, 100_).

[157] _Campum sibi praeparari jussit_. Il Biet (226, 261) ha

diligentemente fissato questo campo di battaglia a Nogent, Abbazia

Benedettina, distante circa dieci miglia da Soissons, dalla parte

settentrionale. Quel terreno era indicato da un recinto di sepolcri

pagani; Clodoveo donò le terre addiacenti di Leuilly e Coucy alla Chiesa

di Reims.

[158] Vedi Cesare _Comment. de Bell. Gall. II, 4. in Tom. I. p. 220_, e

le notizie _Tom. I. p. 126_. Le tre _fabbriche_ di Soissons erano

_scutaria, balistaria_, e _clinabaria_. L'ultima somministrava tutta

l'armatura de' gravi corazzieri.

[159] Deve quest'epiteto limitarsi alle circostanze d'allora e non

potrebbe giustificarsi coll'Istoria il pregiudizio Francese di Gregorio

(_L. II, c. 27. in. Tom. II. p. 175_) _ut Gothorum pavere mos est_.

[160] Dubos mi ha persuaso (_Tom. 1. p. 277, 286_) che Gregorio di Tours

ed i suoi copisti o lettori hanno più volte confuso il regno Germanico

della _Turingia_ oltre il Reno, colla città Gallica di Tongria sulla

Mosa, che anticamente era il paese degli Eburoni, e modernamente la

diocesi di Liegi.

[161] _Populi habitantes iuxta,_ Lemanum _lacum_ Alemanni _dicuntur_.

Serv. _ad Virgil. Georg._ IV. 278. Dom Bouquet (_Tom. I. p. 817_) ha

solamente allegato il più recente, e corrotto testo d'Isidoro di

Siviglia.

[162] Gregorio di Tours manda S. Lupicino _inter illa Jurensis deserti

secreta, quae inter Burgundiam Alemaniamque sita Aventicae adiacent

Civitati (in Tom. I. p. 648)_ Il Watteville (_Hist. de la confederat.

Helvet. Tom. I. p. 9, 10_) ha diligentemente fissato i confini Elvetici

del Ducato dell'Alemannia, e della Borgogna Transiurana. Essi

corrispondevano alle Diocesi di Costanza, e d'Avenche o Losanna, e sono

tuttavia distinti, nella moderna Svizzera, dall'uso della lingua

Germanica e Francese.

[163] Vedi Guilliman _de Reb. Helveticis L. I. c. 3. p. 11, 12_. Dentro

le antiche mura di Vindonissa si sono successivamente fabbricate la

fortezza d'Habsburgh, l'Abbazia di Konigsfield, e la Città di Bruck. Il

filosofico viaggiatore può paragonare i monumenti della conquista

Romana, della feudale tirannia, della superstizione monastica, e

dell'industriosa libertà. Se sarà veramente Filosofo, applaudirà il

merito, e la felicità de' suoi tempi.

[164] Gregorio di Tours (_L. II. 30, 37. in Tom. II. p. 176, 177, 182_),

le _Gesta Francorum_ (_in Tom. II. p. 551_) e la lettera di Teodorico

(Cassiodoro _Var. Lib. II. cap. 41. in Tom. IV. p. 4_) descrivono la

disfatta degli Alemanni. Alcune delle loro Tribù si stabilirono nella

Rezia sotto la protezione di Teodorico, i successori del quale cederono

la Colonia ed il paese loro al nipote di Clodoveo. Può vedersi lo stato

degli Alemanni sotto i Re Merovingici presso Mascou (_Istor. degli

antichi Germani XI. 8. etc. Annotas. 362_) e Guillimain (_De Reb.

Helvetic. L. II c. 10, 12. p. 72, 80_).

[165] Clotilde, o piuttosto Gregorio, suppone, che Clodoveo adorasse gli

Dei della Grecia e di Roma. Il fatto è incredibile, e tale sbaglio non

serve che a dimostrare, come in meno d'un secolo si era pienamente

abolita ed anche dimenticata la Religion nazionale de' Franchi.

[166] Gregorio di Tours riferisce il matrimonio, e la conversione di

Clodoveo (_L. II. c. 28, 31. in Tom. II. p. 175, 178_). Anche

Fredegario, o l'Epitomatore anonimo (_in T. II. p. 399, 400_), l'Autore

delle _Gesta Francorum_ (_in Tom. II. p. 548, 552_) ed Aimoino medesimo

(_L. I. c. 13. in T. III. p. 37, 40_) non sono da disprezzarsi. La

tradizione ha potuto conservar lungamente alcune curiose circostanze di

questi importanti successi.

[167] Un Viaggiatore, che tornava da Reims nell'Alvergna aveva rubato

una copia delle sue declamazioni al segretario o libraio del modesto

Arcivescovo (Sidon. Apollinar. _L. IX. Epist. 7_). Quattro lettere di

Remigio, che tuttavia esistono (_in Tom. IV. p. 51, 52, 53_) non

corrispondono alla lode magnifica di Sidonio.

[168] Incmaro, uno de' successori di Remigio (_an. 845, 882_) ne fece la

vita (_in Tom. III. p. 373, 480_). L'autorità degli antichi Manoscritti

della Chiesa di Reims potrebbe ispirare qualche fiducia, la quale però

vien distrutta dalle temerarie ed audaci finzioni d'Incmaro. Egli è

molto notabile, che Remigio, il quale fu consacrato all'età di ventidue

anni (anno 457) occupò la cattedra Episcopale settantaquattro anni

(Pagi, _Critic. in Baron. Tom. II. p. 384, 572_).

[169] Per il battesimo di Clodoveo fu portata da una bianca colomba una

boccetta (la santa ampolla) d'olio santo, o piuttosto celeste, e ciò

tuttavia si usa, e si rinnuova nella coronazione de' Re di Francia.

Incmaro (che aspirava alla Primazia della Gallia) è il primo autore di

questa favola (_in Tom. III. p. 377_), i deboli fondamenti della quale

con profondo rispetto, e consumata destrezza si sono rovesciati

dall'Abbate Vertot (_Memoir. de l'Acad. des Inscr. Tom. II. p. 619,

633_).

[170] _Mitis depone colla Sicamber: adora quod incendisti, incende quod

adorasti_. Gregorio Turon. _L. II. cap. 31. in Tom. II. p. 177_.

[171] _Si ego ibidem cum Francis meis fuissem, injurias eius

vindicassem_. Questa temeraria espressione, che Gregorio ha

prudentemente taciuta, vien celebrata da Fredegario (_Epitom. c. 21. in

Tom. II. p. 400_), da Aimoino (_L. 1, c. 16. in Tom. III. p. 40_), e

dalla croniche di S. Dionisio (_L. 1. c. 20. in Tom. III. p. 171_), come

un'ammirabile effusione di zelo cristiano.

[172] Gregorio _L. II. c. 40, 43. in Tom. 11. p. 183, 185_. Dopo aver

freddamente riferito i replicati delitti, e gli affettati rimorsi di

Clodoveo, conclude, forse inavvertentemente, con una lezione, che

l'ambizione non vorrà mai ascoltare: _His ita transactis.... obiit_.

[173] Dopo la vittoria Gotica, Clodoveo fece delle ricche offerte a S.

Martino di Tours. Ei desiderava di riscattare il suo cavallo di

battaglia col dono di cento monete d'oro; ma l'incantato cavallo non

potè muoversi dalla stalla, finattantochè non fu raddoppiato il prezzo

del suo riscatto. Questo miracolo eccitò il Re ad esclamare: _Vere R.

Martinus est bonus in auxilio, sed carus in negotio. Gesta Francor. in

Tom. II. p. 554, 555_.

[174] Vedi la lettera scritta dal Pontefice Anastasio al convertito

Reale (_in Tom. IV. p. 50, 51_). Avito, Vescovo di Vienna, scrisse a

Clodoveo sul medesimo soggetto (p. 49); e molti Vescovi Latini lo

vollero assicurare del loro contento ed attaccamento.

[175] In vece di Αρβορρυχοι, ignoto Popolo, che si trova nel

testo di Procopio, Adriano di Valois ha restituito il nome più a

proposito di Αρμορυχοι, e questa facile correzione si è quasi

universalmente approvata. Pure uno spregiudicato lettore naturalmente

supporrebbe, che Procopio intendesse di descrivere una tribù di Germani

alleata di Roma, non già una confederazione di Città della Gallia, che

si fossero ribellate dall'Impero.

[176] Questa importante digressione di Procopio (_De Bell. Goth. L. I.

c. 12, in Tom. II. p. 29, 36_) illustra l'origine della Monarchia

francese. Pure bisogna osservare, I. che l'Istorico Greco dimostra una

ignoranza inescusabile della geografia dell'Occidente; II. che questi

trattati e privilegi, che dovevan lasciare qualche durevole traccia dopo

di loro, sono totalmente invisibili presso Gregorio di Tours, nelle

Leggi Saliche ec.

[177] _Regnum circa Rhodanum, aut Ararim cum provincia Marsiliensi

retinebat_. Gregorio Turon. _L. II. c. 32. in T. II. p. 178_. La

Provincia di Marsiglia fino alla Duranza fu in seguito ceduta agli

Ostrogoti: e si suppone, che le sottoscrizioni di venticinque Vescovi

rappresentassero il Regno di Borgogna (_an. 519. Concil. Epaon. in Tom.

IV. p. 104, 105_). Nondimeno eccettuerei Vindonissa. Il Vescovo, che

viveva sotto i Pagani alemanni, doveva naturalmente intervenire a'

sinodi del vicino Regno Cristiano. Mascou (nelle sue prime quattro

annotazioni) ha spiegato molte circostanze relative alla Monarchia di

Borgogna.

[178] Mascou (_Istor. de German. XI. 10_), che diffida con molta ragione

della testimonianza di Gregorio di Tours, ha prodotto un passo d'Avito

(_Epist. 5_) per provare, che Gundobaldo affettava di deplorare quel

tragico successo, a cui da' suoi sudditi affettavasi d'applaudire.

[179] Vedasi l'original conferenza (_in Tom. IV. p. 99, 102_). Avito,

principale attore, e probabilmente segretario del Congresso, era Vescovo

di Vienna. Un breve ragguaglio della persona e delle opere di esso può

trovarsi presso il Dupin (_Biblioth. Eccles. Tom. V. p. 5, 10_).

[180] Gregorio di Tours (_L. III. c. 19. in Tom. II. p. 199_) soddisfa

il suo genio, o piuttosto trascrive qualche più eloquente scrittore

nella descrizion di Digione, Fortezza che già meritava il titolo di

Città. Fu dipendente da' Vescovi di Langres fino al duodecimo secolo, ed

in seguito divenne la capitale de' Duchi di Borgogna. (Longuerue,

_Descript. de la France P. 1. p. 280_).

[181] L'Epitomatore di Gregorio di Tours (_in Tom. II. p. 401_) ci ha

conservato questo numero di Franchi; ma suppone arbitrariamente, ch'essi

fossero tagliati a pezzi da Gundobaldo. Il prudente Borgognone risparmiò

i soldati di Clodoveo, e gli mandò prigionieri al Re de' Visigoti, che

gli stabilì nel Territorio di Tolosa.

[182] In questa guerra di Borgogna ho seguitato Gregorio di Tours (_L.

II. c. 32, 33. in Tom. II. p. 176, 279_) la narrazione del quale

_sembra_ così contraria a quella di Procopio (_De Bell. Goth. L. I. c.

12. in Tom. II. p. 31, 32_), che alcuni critici hanno supposto _due_

guerre diverse. L'Abbate Dubos (_Hist. Crit. ec. Tom. II. p. 126, 162_)

ne ha distintamente rappresentate le cause, e gli eventi.

[183] Vedasi la sua vita, o leggenda (_in Tom. III. p. 402_). Martire!

come si è stranamente allontanata, questa parola dall'originale suo

senso di comun testimone. S. Sigismondo era famoso per la cura delle

febbri.

[184] Avanti la fine del quinto secolo, la Chiesa di S. Maurizio, e la

sua legione Tebea, aveva reso Agauno un luogo di devoto pellegrinaggio.

Una promiscua comunità di ambidue i sessi vi aveva introdotto alcuno

opere di tenebre, che furono abolite (l'anno 515) dal regolar monastero

di Sigismondo. Dentro i cinquant'anni, i suoi _Angeli di luce_ fecero

una sortita notturna, per assassinare il loro Vescovo col suo Clero.

Vedi nella Biblioteca Ragionata (_Tom. 36, p. 435, 438_) la curiosa

osservazione d'un erudito Bibliotecario di Ginevra.

[185] Mario, Vescovo d'Avenche (_Chron. in Tom. II. p. 15_), ha notato

le date autentiche, e Gregorio di Tours (_L. III. c. 5, 6. in Tom. II.

p. 188, 189_) ha espresso i fatti principali della vita di Sigismondo, e

della conquista di Borgogna. Procopio (_in Tom. II. p. 34_), ed Agatia

(_in Tom. II. p. 49_) dimostrano l'imperfetta e remota loro cognizione

di tali avvenimenti.

[186] Gregorio di Tours (_L. II. c. 37. in Tom. II. p. 181_) riporta il

breve ma persuasivo discorso di Clodoveo. _Valde moleste fero quod hi

Ariani partem teneant Galliarum_ (l'Autore delle _Gest. Francor. in Tom.

II. p. 553_. aggiunge il prezioso epiteto _d'Optimam_); _eamus cum

adiutorio Dei, et superatis eis, redigamus terram in ditionem nostram_.

[187] _Tunc Rex proiecit a se in directum Bipennem suam, quod est

Francisca etc. Gest. Francor. in Tom. II. p. 554._ La forma, e l'uso di

quest'arme si descrivono chiaramente da Procopio (_in Tom. II. pag.

37_). Posson trovarsi degli esempi del suo nome _nazionale_ in Latino ed

in Francese, nel Glossario del Ducange, e nel gran Dizionario di

Trevoux.

[188] È singolare, che si trovino alcuni importanti, ed autentici fatti

in una vita di Quinziano, composta in rima, nell'antico dialetto

(_Patois_) di Rovergue. Dubos, _Hist. Crit. ec. Tom. II. p. 179._

[189] _Quamvis fortitudini vestrae confidentiam tribuat parentum

vestrorum innumerabilis multitudo; quamvis Attilam potentem

reminiscamini Visigothorum viribus inclinatum; tamen quia populorum

ferocia corda longa pace mollescunt, cavete subito in aleam mittere,

quos constat tantis temporibus exercitia, non habere_. Tal era il

salutevole ma infruttuoso consiglio pacifico della ragione, e di

Teodorico. (Cassiodoro _L. III. ep. 2_).

[190] Montesquieu (_Espr. des Loix. L. XV. c. 14_) riferisce ed approva

la legge de' Visigoti (_L. IX. Tit. 2. in Tom. IV. p. 425_) che

obbligava tutti i Padroni ad armare e mandare o condurre nel campo la

decima parte de' loro schiavi.

[191] Questa specie di divinazione, cioè di prendere come un augurio le

prime parole sacre, che in certe particolari circostanze si

presentassero all'occhio, o all'orecchio, fu tratta da' Pagani; e si

sostituì la Bibbia, o il Salterio a' Poemi di Omero e di Virgilio. Dal

quarto secolo fino al decimoquarto, queste _sortes Sanctorum_, come si

dicono, furono più volte condannate da' decreti de' Concili, e più volte

praticate da' Re, dai Vescovi, e da' Santi. Vedasi una curiosa

Dissertazione dell'Abbate du Resnel nelle memorie dell'Accademia _Tom.

XIX. p. 287, 320_.

[192] Dopo aver corretto il testo, o scusato l'error di Procopio, che

pone la disfatta d'Alarico vicino a Carcassona, possiam concludere dalla

testimonianza di Gregorio, di Fortunato, o dell'Autore delle _Gesta

Francorum_, che la battaglia seguì _in campo Vocludensi_ sulle rive del

Clain, circa dieci miglia al mezzodì di Poitiers. Clodoveo sorprese ed

attaccò i Visigoti vicino a Vivonna, e fu decisa la vittoria in

vicinanza d'un villaggio tuttavia chiamato _Champagne S. Hilaire_. (Vedi

le dissertazioni dell'Abbate le Boeuf _Tom. 1. p. 304, 311_).

[193] Angolemme è nella strada, che da Poitiers conduce a Bordò; e

quantunque Gregorio differisca l'assedio, si può creder più facilmente,

ch'esso abbia confuso l'ordine della istoria, di quel che Clodoveo

trascurasse le regole della guerra.

[194] _Pyrenaeos montes usque Perpinianum subiecit_: Tal è,

l'espressione di Rorico, che dimostra la recente sua data, poichè

Perpignano non esistè prima del decimo secolo (_Marca Hispanica p.

458_). Questo florido e favoloso scrittore (ch'era forse un Monaco

d'Amiens, vedi l'Abbate le Boeuf, _Mem. de l'Academ. Tom. XVII. p. 228,

245_) riferisce, sotto l'allegorico carattere di Pastore, l'istoria

generale dei Franchi, suoi nazionali; ma il suo racconto finisce con la

morte di Clodoveo.

[195] L'autore delle _Gesta Francorum_ positivamente afferma che

Clodoveo stabilì un corpo di Franchi nella Santongia, e nel Bordelese:

ed è seguitato non senza ragione da Rorico: _Electos milites atque

fortissimos, cum parvulis atque mulieribus._ Pure sembra, ch'essi tosto

si mescolassero co' Romani dell'Aquitania, finattantochè Carlo Magno vi

condusse una più numerosa, e potente Colonia (Dubos, _Hist. Crit. Tom.

II. p. 215_).

[196] Nella descrizione della guerra Gotica mi son servito de' seguenti

materiali, col dovuto riguardo al disugual valore di essi; cioè, di

quattro lettere di Teodorico Re d'Italia (Cassiod. _L. III. epist. 1 in

Tom. IV. p. 3, 5_), di Procopio (_de Bell. Goth. L. I. c. 12. in Tom.

II. p. 32, 33_), di Gregorio di Tours (_L. II. c. 35, 36, 37. in Tom.

II. p. 181, 183_), di Giornandes (_de reb. Getic. c. 38. in Tom. II. p.

28_), di Fortunato (_in Vit. S. Hilar. in Tom. III. p. 380_), d'Isidoro

(_in Cron. Goth. in Tom. II. p. 702_), dell'Epitome di Gregorio

Turonense (_in Tom. II. p. 401_), dell'Autore delle _Gesta Francor._

(_in Tom. II. p. 453, 555_), de' Frammenti di Fredegario (_in Tom. II.

p. 473_), d'Aimoino (_L. I. c. 20 in Tom. III. p. 41, 42_) e di Rorico

(_L. IV. Tom. III. p. 14, 19_).

[197] I _Fasti_ d'Italia dovevan naturalmente rigettare un Console,

nemico del loro Sovrano; ma qualunque ingegnosa ipotesi, che spiegasse

il silenzio di Costantinopoli, e dell'Egitto (cioè della cronica di

Marcellino, e della Pasquale) vien distrutta da un simil silenzio di

Mario, Vescovo di Avenche, che compose i suoi Fasti nel regno di

Borgogna. Se la testimonianza di Gregorio di Tours fosse meno grave e

positiva (_L. II. c. 38. in Tom. II. p. 183_), io crederei che Clodoveo

ricevesse, come Odoacre, il titolo e gli onori durevoli di _Patrizio._

(_Pagi, Crit. Tom. II. p. 474, 492_).

[198] Sotto i Re Merovingici, Marsilia ricevea sempre dall'Oriente

Carta, Vino, Olio, Lino, Seta, Pietre preziose, Spezierie ec. I Galli, e

i Franchi negoziavano nella Siria, ed i Sirj si stabilivano nella

Gallia. (Vedi il de Guignes, _Memor. de l'Academ. Tom. XXXVII. p. 441,

475_).

[199] (_Poichè non si reputava, che i Franchi possedessero la Gallia con

sicurezza, se l'Imperatore non confermava tal fatto_) Оυ γαρ πστε ωοντο

Γαλλιας ξυντω ασφαλει κεκτησθαι φρανγοι, μη του αυτοκρατορος το εργον

επισφραγισαντος τουτο γε. Questa forte dichiarazione di Procopio

(_de Bell. Goth. L. III. c. 33. in Tom. II. p. 41_) servirebbe quasi

a giustificare l'Abbate Dubos.

[200] I Franchi, che probabilmente si servirono delle Zecche di Treveri,

di Lione e d'Arles, imitarono il conio degli Imperatori Romani di

sessantadue _soldi_, o pezzi di moneta per libbra d'oro. Ma siccome i

Franchi ammettevano una proporzione decupla fra l'oro e l'argento, dieci

scellini corrisponderanno al valore del loro soldo d'oro. Questo era la

comune misura delle multe de' Barbari, e conteneva quaranta _denarii_, o

piccole monete d'argento del valore di tre soldi. Dodici di questi

denarii formavano un solido, o uno scellino, cioè la ventesima parte

d'una _libbra_ d'argento di peso e di numero, che si è tanto stranamente

diminuita nella Francia moderna. (Vedi le Blanc, _Traitè Histor. des

Monnoyes de France p. 37, 43. ec._)

[201] Agatia _in Tom. II. p. 47_. Gregorio di Tours ne fa una pittura

molto differente. Non sarebbe forse così facile il trovare, dentro il

medesimo istorico periodo, più vizi e meno virtù. Continuamente ci si

presenta con disgusto l'unione di selvaggi e di corrotti costumi.

[202] Il de Foncemagne ha delineato in una corretta ed elegante

dissertazione (_Mem. de l'Acad. Tom. VIII, p. 505, 518_) l'estensione,

ed i limiti della Monarchia francese.

[203] L'Abbate Dubos (_Hist. Crit. Tom. I. p. 29, 36_) ha esposto con

verità, e piacevolmente, il tardo progresso di tali studj; ed osserva,

che Gregorio di Tours era stato solo stampato una volta prima dell'anno

1560. Secondo la querela dell'Heineccio (_Oper. Tom. II. Syllog. III. p.

248_ ec.) la Germania ricevè con indifferenza e disprezzo i Codici delle

Leggi barbare, che furono pubblicate dall'Heroldo, dal Lindebrogio ec.

Presentemente quelle Leggi (per quanto si riferiscono alla Gallia),

l'istoria di Gregorio Turonense, e tutti i monumenti della stirpe

Merovingica, son posti in un puro, e perfetto stato ne' primi quattro

volumi degl'Istorici di Francia.

[204] Nello spazio di trent'anni (_dal 1728 al 1765_) quest'importante

soggetto si è trattato dal libero spirito del Conte di Boulainvilliers

(_Memoir. Histor. sur l'état de la France_, specialmente _nel Tom. I. p.

15, 49_), dall'erudito ingegno dell'Abbate Dubos (_Hist. Crit. de

l'Etabliss. da la Monarch. Franc. dans les Gaules 2. vol. 4_),

dall'esteso genio del Presidente di Montesquieu (_Espr. des Loix_

particolarmente _L. XXVIII, XXX, XXXI_), e dal buon senso, e dalla

diligenza dell'Abbate di Mably (_Observations sur l'Histoir. de France 2

vol. 12_).

[205] Io ho tratto gran lume dalle due dotte opere dell'Heineccio, cioè

dall'_Istoria_, e dagli _Elementi_ del Diritto Germanico. In una

giudiziosa prefazione agli Elementi, egli esamina e procura di scusare i

difetti di quella barbara Giurisprudenza.

[206] Sembra, che la lingua originale del Gius Salico fosse latina. Esso

fu probabilmente composto al principio del quinto secolo, avanti l'era

(_an. 421_) del vero, o falso Faramondo. La prefazione di quel Gius fa

menzione de' quattro Cantoni, da' quali si presero i quattro

legislatori: e molte Province, come la Franconia, la Sassonia,

l'Annover, il Brabante ec., hanno preteso, che loro appartenessero.

(Vedasi un'eccellente dissertazione dell'Heineccio, _de lege Salica Tom.

III Syllog. p. 147, 267_).

[207] Eginard _in vita Caroli M. c. 29 in Tom. V p. 100_. Per questi due

corpi di Leggi, i Critici per la maggior parte intendono le Saliche, e

le Ripuarie. Le prime s'estendevano dalla selva Carbonaria sino alla

Loira (Tom. VI p. 151); e le altre potevano aver vigore dalla medesima

selva fino al Reno (Tom. IV p. 222).

[208] Si consultino le antiche e moderna prefazioni de' vari Codici, nel

quarto volume degl'Istorici di Francia. Il prologo originale alle Leggi

Saliche esprime (quantunque in un dialetto straniero) il vero spirito

de' Franchi, con maggior forza che i dieci libri di Gregorio di Tours.

[209] La Legge Ripuaria dichiara e stabilisce quest'indulgenza in favore

dell'attore (_Tit. XXXI in Tom. IV p. 240_); e si suppone, o s'esprime

la stessa tolleranza in tutti i codici, eccettuato quello de' Visigoti

di Spagna: _Tanta diversitas legum_ (dice Agobardo nel nono secolo)

_quanta non solum in regionibus aut civitatibus, sed etiam in multis

domibus habetur. Nam plerumque contingit ut simul eant, aut sedeant

quinque homines; et nullus eorum communem legem cum altero habeat_ (_in

Tom. VI p. 350_). Egli stoltamente propone d'introdurre una conformità

di leggi, ugualmente che di fede.

[210] _Inter Romanos negotia caussarum Romanis legibus praecipimus

terminari_. Tali sono le parole d'una costituzion generale, promulgata

da Clotario, figlio di Clodoveo, restato solo Monarca de' Franchi (_in

Tom. IV p. 116_) verso l'anno 560.

[211] Questa libertà d'elezione si è opportunamente dedotta (_Espr. des

Loix L. XXVIII. 2_) da una Costituzione di Lotario I. (_Leg. Longob. l.

II. Tit. 57 in Cod. Lindembrog. p. 664_) quantunque l'esempio sia troppo

recente e parziale. Da una diversa lezione nella Legge Salica (_Tit.

LXIV not. 45_) l'Abbate di Mably (_Tom. 1 p. 290, 293_) ha congetturato,

che a principio i _soli Barbari_, ed in seguito _chiunque_ (e

conseguentemente anche i Romani) potessero vivere secondo la legge de'

Franchi. Mi dispiace d'oppormi a questa ingegnosa congettura,

osservando, che il senso più stretto (_Barbarum_) si esprime nella copia

riformata di Carlo Magno, che si conferma da' Manoscritti, Reali e di

Wolfenbuttel. L'interpretazione più larga (_hominem_) non è autorizzata,

che dal manoscritto di Fulda, da cui Heroldo pubblicò la sua edizione.

Vedi i quattro Testi originali della Legge Salica nel _Tom. IV p. 147,

173, 196, 220_.

[212] Ne' tempi eroici della Grecia il delitto d'omicidio si espiava

mediante una pecuniaria soddisfazione alla famiglia del morto (Feichius,

_Antiquit_. Homer. _L. II c. 8_). L'Heineccio, nella sua Prefazione agli

elementi del Gius Germanico, favorevolmente suggerisce, che in Roma, ed

in Atene l'omicidio era punito solo coll'esilio. Questo è vero, ma

l'esilio era una pena _capitale_ per un cittadino Romano, o Ateniese.

[213] Questa proporzione è fissata dalle Leggi Salica (_Tit. 44 in Tom.

IV p. 147_), e Ripuaria (_Tit. 7, 11, 36 in Tom. IV p. 237, 241_); ma

l'ultima non fa alcuna distinzione de' Romani. L'ordine però del Clero è

posto sopra i Franchi medesimi, ed i Borgognoni e gli Alemanni fra i

Franchi ed i Romani.

[214] Gli Antrustiones, _qui in truste dominica sunt, leudi, fideles_,

sicuramente rappresentano il prim'ordine de' Franchi; ma è dubbioso, se

il loro grado era personale o ereditario. All'Abbate di Mably (_Tom. 1

p. 334, 347_) non è dispiaciuto di mortificare l'orgoglio della nascita

(_Espr. LXXX c. 25_) con fissare il principio della nobiltà Francese dal

regno di Clotario II (_an. 615_).

[215] Vedi le Leggi di Borgogna (_Tit. II in Tom. IV p. 157_), il Codice

de' Visigoti (_L. VI Tit. V in Tom. IV p. 384_) e la costituzione di

Childeberto, non di Parigi, ma certamente d'Austria (_in Tom. IV p.

112_). L'immatura loro severità fu alle volte temeraria ed eccessiva.

Childeberto condannò alla morte non solamente gli omicidi, ma anche i

ladri: _quamodo sine lege involavit, sine lege moriatur_; e fino il

Giudice negligente era involto nella medesima sentenza. I Visigoti

abbandonavano un chirurgo, che male fosse riuscito nelle sue operazioni,

alla famiglia del morto, _ut quod de eo facere voluerint habeant

potestatem. L. XI Tit. 1 in Tom. IV p. 435_.

[216] Vedi nel sesto Tomo delle opere dell'Heineccio (_Elementa Juris

Germanici L. II p. II n. 251, 262, 280, 283_). Pure si può trovare in

Germania qualche vestigio di queste pecuniarie composizioni fino al

secolo decimo sesto.

[217] Tutta la materia de' Giudici Germanici, e della loro

giurisdizione, è trattata copiosamente dall'Heineccio (_Elem. Jur. Germ.

l. III n. 1, 72_). Io non posso trovare alcuna prova, che sotto la

stirpe Merovingica gli _Scabini_, o assessori fossero eletti dal Popolo.

[218] Gregor. Turon. _l. VIII c. 9 in Tom. II p. 316_. Montesquieu

osserva (_Espr. des Loix L. XXVIII c. 13_), che la Legge Salica non

ammetteva queste _prove negative_, tanto generalmente stabilite ne'

Codici Barbari. Pure quell'oscura concubina (Fredegunda), che divenne

moglie del nipote di Clodoveo, doveva seguire la Legge Salica.

[219] Il Muratori nelle Antichità d'Italia ha fatto due Dissertazioni

(XXXVIII e XXXIX) sopra i _giudizj di Dio_. Si pretendeva, che il

_fuoco_ non bruciasse l'innocente, e che il puro elemento dell'_acqua_

non permettesse, che il colpevole s'immergesse nel suo seno.

[220] Montesquieu (_Espr. des Loix 1. XXVIII c. 17_) ha condisceso a

spiegare, e scusare _la maniere de penser de nos peres_ intorno a'

combattimenti giudiciali. Ei seguita questo stravagante istituto dal

tempo di Gundobaldo fino a quello di S. Luigi; ed il filosofo alle volte

si perde nel Legale antiquario.

[221] In un memorabil duello, fatto ad Aquisgrana (l'_an. 820_) in

presenza dell'Imperator Lodovico Pio, osserva il suo Biografo che

_secundum legem propriam, nipote quia uterque Gothus erat, equestri

pugna congressus est_ (_Vit. Ludovic. Pii c. 33 in Tom. VI p. 103_).

Ermoldo Nigello (_l. III 543, 628 in Tom. VI p. 48, 50_) che descrive

quel duello, ammira l'_arte nuova_ di combattere a cavallo, che era

incognita a' Franchi.

[222] Gundobaldo, nell'originale suo editto, pubblicato a Lione (l'_anno

501_) stabilisce, e giustifica l'uso del combattimento giudiciale (_Leg.

Burgund, Tit. XIV in Tom. II p. 267, 268_). Trecento anni dopo,

Agobardo, Vescovo di Lione, sollecitò Lodovico Pio ad abolire la legge

d'un Arriano tiranno (_in Tom. VI p. 356, 358_). Ei riferisce il Dialogo

di Gundobaldo, e d'Avito.

[223] _Accidit_, dice Agobardo, _ut non solum valentes viribus, sed

etiam infirmi et senes lacessantur ad pugnam etiam pro vilissimis rebus.

Quibus foralibus certaminibus contingunt homicidia iniusta, et crudeles

ac perversi eventus iudiciorum_. Come prudente rettorico; sopprime il

legale privilegio di far uso de' campioni.

[224] Montesquieu (_Espr. des Loix XXVIII c. 14_) che intende _perchè_

fu ammesso il combattimento giudiciale da' Borgognoni, da' Ripuari,

dagli Alemanni, da' Bavari, da' Lombardi, da' Turingi, da' Frisoni, e

da' Sassoni, è persuaso (ed Agobardo sembra, che sostenga tal

asserzione), che il medesimo non era permesso dalla Legge Salica. Pure

si fa menzione dell'istesso uso, almeno ne' casi di delitti di Stato, da

Ermoldo Nigello (_l. III 543 in Tom. VI p. 48_), e dall'anonimo Biografo

di Ludovico Pio (c. 46 _in Tom. VI p. 112_); come _mos antiquus

Francorum, more Francis solito ec._: espressioni troppo generali per

escludere la più nobile delle loro Tribù.

[225] Cesare _de Bell. Gallic. lib. 1 cap. 31 in Tom. 2 pag. 213._

[226] Gli oscuri segni d'una divisione di terre, accidentalmente sparsi

nelle Leggi de' Borgognoni (_Tit. 54 n. 1, 2 in Tom. IV p. 271, 272_) e

de' Visigoti (_l. X Tit. 1 n. 8, 9, 16 in Tom. IV p. 428, 429, 430_)

sono abilmente spiegati dal Presidente di Montesquieu (_Espr. des Loix

l. XXX c. 7, 8, 9_). Aggiungerò solamente, che fra' Goti sembra, che la

divisione si fissasse a giudizio de' vicini; che i Barbari spesso

usurpavano l'altro _terzo_; e che i Romani potevano ricuperare i loro

diritti, purchè non ne fossero restati privi per una prescrizione di

cinquant'anni.

[227] Egli è molto singolare, che il Presidente di Montesquieu (_Espr.

des Loix l. XXX c. 7_), e l'Abbate di Mably (_Observat. Tom. 1 p. 21,

22_) convengano in questa strana supposizione d'un arbitraria e privata

rapina. Il Conte di Boulainvilliers (_Etat de la France Tom. 1 p. 22,

23_) dimostra un forte ingegno a traverso un nuvolo d'ignoranza, e di

pregiudizio.

[228] Vedi l'Editto, o piuttosto il Codice rurale di Carlo Magno, che

contiene settanta distinti e minuti regolamenti di quel gran Monarca

(_in Tom. V p. 652, 657_). Ei chiede conto delle corna, e delle pelli

delle capre, permette che sia venduto il suo pesce, ed accuratamente

ordina, che le ville più grosse (_Capitaneae_) mantengano cento polli, e

trenta oche; e le più piccole (_mansionales_) cinquanta polli, e dodici

oche. Il Mabillon (_de re diplomatica_) ha investigato i nomi, il

numero, e la situazione delle ville Merovingiche.

[229] Da un passo delle Leggi Borgognone (_Tit. 1 n. 4 in Tom. IV p.

257_) è chiaro, che un figlio meritevole poteva sperare di ritenere le

terre che suo padre avea ricevuto dalla real bontà di Gundobaldo. I

Borgognoni avranno mantenuto con fermezza il lor privilegio, ed il lor

esempio potè incoraggire i beneficiari di Francia.

[230] Le rivoluzioni de' Benefizi, e de' Feudi sono chiaramente

determinate dall'Abbate di Mably. L'accurata sua distinzione de' tempi

gli conferisce un merito, che non ha neppur Montesquieu.

[231] Vedi la legge Salica (_Tit. 62 in Tom. IV p. 156_). L'origine, e

la natura di queste terre saliche, che ne' tempi d'ignoranza si

conoscevan perfettamente, adesso rendon perplessi i nostri più eruditi e

sagaci critici.

[232] Molti fra' dugentosei miracoli di S. Martino (Gregorio Turonense

_in Max. Biblioth. Patrum Tom. XI pag. 895, 932_) furono più volte fatti

per punire il sacrilegio: _Audite haec, omnes_ (esclama il Vescovo di

Tours) _potestatem habentes_, dopo aver riferito, come alcuni cavalli

che erano stati condotti in un prato sacro, erano divenuti furiosi.

[233] Heinecci, _Elem. Jur. German. l. II p. 1 n. 88_.

[234] Giona, Vescovo d'Orleans, (an. 821, 826. Cavo, _Hist. Litter_. p.

443) censura la _legal_ tirannia de' nobili: _Pro feris, quas cura

hominum non aluit, sed Deus in commune mortalibus ad utendum concessit,

pauperes a potentioribus spoliantur, flagellantur, ergastulis

detruduntur, et multa alia patiuntur. Hoc enim qui faciunt lege mundi se

facere juste posse contendunt. De institutione laicor. l. II c. 23 ap.

Thomassin Discipl. de l'Eglise Tom. III p. 1348_.

[235] Sopra un puro sospetto, Cundo, Ciamberlano di Gontranno, Re di

Borgogna, fu lapidato (Gregor. Turon. _l. X c. 10 in Tom. II p. 369_).

Giovanni Salisburiense (_Policrat. l. 1 c. 4_) sostiene i diritti di

natura, ed espone la crudele pratica del duodecimo secolo. (Vedi

Heinecci, _Elem. Jur. German. l. II p. 1 n. 51, 57_).

[236] L'uso di fare schiavi i prigionieri di guerra fu totalmente

estinto nel secolo decimoterzo, per l'autorità del Cristianesimo che

prevalse; ma potrebbe provarsi con più passi di Gregorio di Tours, che

si praticava senza censura veruna sotto la razza Merovingica; e fino lo

stesso Grozio (_de Jur. Bell. et Pac. l. III c. 7_), ugualmente che

Barbeyrac, suo comentatore, hanno procurato di combinarlo con le leggi

della natura, e della ragione.

[237] Si spiegano dall'Heineccio (_Elem. Jur. German. l. 1 n. 28, 47_),

dal Muratori (_Dissert. XIV, XV_), dal Ducange (_Gloss. sub. voc.

servis_) e dall'Abbate di Mably (_Observ. Tom. II p. 3 etc. p. 237

etc_.) lo stato, le professioni, ecc. degli schiavi Germani, Italiani, e

Galli del medio Evo.

[238] Gregorio di Tours (_l. VI c. 45 in Tom. II p. 289_) riporta un

memorabil esempio, in cui Childerico abusò una volta de' privati diritti

di padrone. Molte famiglie, che appartenevano alle sue _domus fiscales_

nelle vicinanze di Parigi, furon per forza mandate via nella Spagna.

[239] _Licentiam habeatis mihi qualemcumque volueritis disciplinam

ponere: vel venumdare, aut quod vobis placuerit de me facere. Marculf.,

Formul. l. II 28 in Tom. IV p. 497_. La _formula_ del Lindembrogio (_p.

559_) e quella d'Angiò (_p. 565_) portano il medesimo effetto. Gregorio

di Tours (_L. VII c. 45 in Tom. II pag. 311_) parla di molte persone,

che in una gran carestia si venderono per mangiare.

[240] Quando Cesare la vide, si mise a ridere (_Plutarco, in Caesar.

Tom. 1 p. 409_); pure riferisce l'infelice suo assedio di Gergovia con

minor franchezza di quella che avremmo potuto aspettare da un

grand'uomo, a cui la vittoria era famigliare. Ei confessa però, che in

un attacco perdè quarantasei centurioni, e settecento uomini (_de Bello

Gallic. l. VI c. 44, 53 in Tom. I p. 270, 272_).

[241] _Audebant se quondam fratres Latio dicere, et sanguine ab Iliaco

populos computare_. Sidonio Apollinare _l. VII epist. in Tom. I p. 799_.

Io non so i gradi e le circostanze di questa favolosa discendenza.

[242] O la prima, o la seconda divisione, seguìta fra' figli di

Clodoveo, aveva portato il Berry a Childeberto (Greg. Turon. _l. III c.

12. in Tom. II p. 192_). _Velim_ (dic'egli) _Arvernam_ Lemanem, _quae

tanta jucunditatis gratia, refulgere dicitur, oculis cernere_ (_l. III

c. 9 p. 191_). La campagna era coperta da una densa nebbia, quando il Re

di Parigi fece il suo ingresso in Clermont.

[243] Per la descrizione dell'Alvergna, vedi Sidonio (_L. IV Epist. 21

in Tom. I p. 793_) con le note del Savaron e del Sirmondo (_p. 279 e 51

delle respettive edizioni_), Boulainvilliers (_Etat de la Franc. Tom. II

p. 242, 268_) e l'Abbate De la Longuerue (_Descript. de la France P. 1

p. 132, 139_).

[244] _Furorem gentium, quae de ulteriore Rheni amnis parte venerant,

superare non poterat_ (Gregor. Turon. _L. IV c. 50 in Tom. II p. 229_).

Tale fu la scusa d'un altro Re d'Austrasia (_an. 475_) per le

devastazioni, che le sue truppe commisero nelle vicinanze di Parigi.

[245] Dal nome e dalla situazione, i Benedettini, editori di Gregorio di

Tours (_in Tom. II p. 192_) hanno stabilito questa Fortezza in un luogo

chiamato _Castel Merliac_, lontano da Mauriac due miglia, nell'Alvergna

superiore. In tale descrizione io traduco _infra_ come se dicesse

_intra_. Si confondono perpetuamente queste due preposizioni da

Gregorio, o da' suoi copisti; e sempre bisogna decidere a senso.

[246] Vedi queste rivoluzioni e guerre dell'Alvergna presso Gregorio di

Tours (_L. II c. 37 in Tom. II p. 183 e L. III c. 9, 12, 13 p. 192, 194

de miracul. Juliani c. 13 in T. II p. 446_). Egli frequentemente

dimostra lo straordinario suo riguardo per la propria Patria.

[247] La storia d'Attalo si racconta da Gregorio di Tours (_L. III c. 16

in Tom. II p. 193, 195_). Il P. Ruinart, editore del medesimo, confonde

quest'Attalo, che nell'anno 532 era un fanciullo (_puer_), con un amico

di Sidonio dell'istesso nome, ch'era Conte d'Autun, cinquanta o sessanta

anni prima. Tal errore, che non si può attribuire ad ignoranza, viene in

certo modo scusato dalla sua stessa grandezza.

[248] Questo Gregorio, Bisavolo di Gregorio di Tours (_in Tom. II p.

197, 490_), visse novanta due anni; avendone passati quaranta come Conte

d'Autun, e trentadue come Vescovo di Langres. Secondo il Poeta Fortunato

dimostrò un ugual merito in questi diversi posti.

_Nobilis antiqua decurrens prole parentum,_

_Nobilior gestis, nunc super astra manet._

_Arbiter ante ferox, dein pius ipse sacerdos,_

_Quos domuit judex, fovet amore patris._

[249] Poichè il Valois, ed il Ruinart han voluto cangiare la _Mosella_

del testo nella _Mosa_, a me tocca d'approvare tal cangiamento. Pure

avendo fatto qualche osservazione sulla topografia, potrei difendere la

comune lezione.

[250] I maggiori di Gregorio (Gregorio, Florenzio, Giorgio) erano di

nobile estrazione (_natalibus... illustres_), e possedevano vasti

patrimoni (_latifundia_) sì nell'Alvergna, che nella Borgogna. Egli era

nato l'anno 539, fu consacrato Vescovo di Tours nel 573, e morì nel 593

o 595 poco dopo ch'ebbe terminato la sua Storia. Vedasi la sua vita

scritta da Odone, Abbate di Clugny (_in Tom. II p. 129, 135_), ed una

nuova di lui vita nelle Memorie dell'Accademia ec. (_Tom. XXVI p. 598,

638_).

[251] _Decedente atque immo potius pereunte alt urbibus Gallicanis

liberalium cultura literarum etc._ (_in praef. Tom. II p. 137_): questo

è il lamento di Gregorio medesimo, che pienamente ei verifica con le

proprie sue opere. Il suo stile manca d'eleganza, ugualmente che di

semplicità. Trovandosi in un posto cospicuo, rimase contuttocciò

straniero rispetto al suo proprio tempo e paese; ed in una prolissa

opera (gli ultimi cinque libri contengono dieci anni) ha tralasciato

quasi tutto quello, che la posterità desidera di sapere. Io con molto

tedio ho acquistato, mediante una penosa lettura, il diritto di

pronunziare questa svantaggiosa sentenza.

[252] L'Abbate di Mably (_Tom. I p. 247, 267_) ha diligentemente

confermato quest'opinione del Presidente di Montesquieu (_Espr. des Loix

L. XXX c. 13_).

[253] Vedi Dubos (_Hist. Crit. de la Monarch. Franc. T. II L. VI c. 9,

10_). Gli Antiquari francesi stabiliscono come un principio, che i

Romani, ed i Barbari posson distinguersi da' loro nomi. Questi nomi

formano senza dubbio una ragionevole _presunzione_; eppure leggendo

Gregorio di Tours, ho notato Gondulfo, di stirpe Senatoria, o Romana

(_L. VI c. 11 in Tom. II p. 273_), e Claudio, Barbaro (_L. VII c. 29 p.

303_).

[254] Gregorio di Tours fa più volte menzione d'Ennio Mummolo dal quarto

libro (_c. 42 p. 224_) fino al settimo (_c. 40 p. 310_). La computazione

per talenti è molto singolare; ma se Gregorio annetteva qualche idea a

quest'antiquata parola, i tesori di Mummolo dovettero ascendere a più di

100,000 lire sterline.

[255] Vedi Fleury _Disc. 3. sur l'Hist. Eccles_.

[256] Il Vescovo di Tours medesimo ha rammentato il lamento di

Chilperico, nipote di Clodoveo: _Ecce pauper remansit Fiscus noster:

ecce divitiae nostrae ad Ecclesias sunt translatae; nulli penitus, nisi

soli Episcopi regnant_. (_l. VI c. 46 in Tom. II p. 291_).

[257] Vedi il Codice Ripuario _Tit. XXXVI in Tom. IV p. 241_. La legge

Salica non provvede alla sicurezza del Clero; e noi possiamo supporre

per onore della tribù più incivilita, ch'essi non avevan preveduto un

atto così empio come l'omicidio d'un prete. Pure Pretestato, Arcivescovo

di Roano fu assassinato per ordine della Regina Fredegonda avanti

all'altare (Greg. Turon. _L. VIII, c. 31 in T. II p. 326_).

[258] Il Bonamy (_Mem. de l'Academ. des Inscript. T. 24 p. 582, 670_) ha

provato l'esistenza della _Lingua Romana Rustica_, che per il mezzo del

_Romanzo_ si è appoco appoco ridotta nell'attual forma del linguaggio

Francese. Sotto la stirpe Carolingica, i Re e Nobili della Francia

tuttavia intendevano il dialetto de' Germani loro antenati.

[259] _Ce beau systeme a été trouvé dans les bois, Montesquieu Espr. des

Loix XI c. 6_.

[260] Vedi l'Abbate di Mably _Observat. Tom. I p. 34, 50_. Parrebbe, che

le assemblee nazionali le quali, quanto alla loro instituzione, sono

contemporanee al principio della Nazion francese, non fossero mai state

confacenti al suo genio.

[261] Gregorio di Tours (_l. VIII c. 50 in Tom. II p. 225, 226_)

riferisce con molta indifferenza i delitti, il rimprovero, e l'apologia.

_Nullus Regem metuit, nullus Ducem, nullus comitem reveretur: et si

fortassis alicui ista displicent, et ea, pro longaevitate vitas vestras,

emendare conatur, statim seditio in populo, statim tumultus exoritur, et

in tantum unusquisque contra seniorem saeva intentione grassatur, ut vix

se credat evadere, si tandem silere nequiverit_.

[262] La Spagna, in quegli oscuri tempi, è stata specialmente

sfortunata. I Franchi ebbero un Gregorio di Tours; i Sassoni, o Angli un

Beda; i Longobardi un Paolo Warnefrido ec. Ma l'istoria de' Visigoti si

contiene nelle brevi ed imperfette croniche d'Isidoro di Siviglia, e di

Giovanni di Bielar.

[263] Tali sono le querele di S. Bonifacio, Apostolo della Germania, e

riformator della Gallia (_in Tom. IV p. 94_). Gli ottant'anni ch'esso

deplora, di licenza e di corruzione, sembra che indichino, che i Barbari

fossero ammessi nel Clero verso l'anno 660.

[264] Gli atti de' Concili di Toledo son sempre i più autentici

monumenti della Chiesa e della Costituzione di Spagna. I seguenti passi

particolarmente sono importanti _L. III 17, 18. IV 75. V 2, 3, 4, 5, 8.

VI 11, 12, 13, 14, 17, 18. VII l. XIII 2, 3, 6_. Ho trovato Mascou

(_Istor. degli ant. Germani XV 20 ed Annotazioni XXVI, XXXIII_) e

Ferreras (_Hist. Gener. de l'Espagn. Tom. 2_) guide molto utili ed

accurate.

[265] Il Codice de' Visigoti regolarmente diviso in dodici libri, è

stato correttamente pubblicato da Domenico Bouquet (_in Tom. IV p. 273,

460_). Esso fu trattato dal presidente di Montesquieu (_Espr. des Loix

l. XXVIII c. 1_) con eccessivo rigore. Mi dispiace lo stile di esso; ne

detesto la superstizione; ma ardisco di credere, che la Giurisprudenza

civile dimostra uno stato di società più incivilito ed illuminato, che

quello de' Borgognoni e anche de' Lombardi.

[266] Vedi Gilda, _de Excidio Britanniae c. II 25 p. 4, 9 Edit. Gale_,

Nennio, _Hist. Britan c. 28, 35, 65 p. 105, 115 Edit. Gale_, Beda, Hist.

_Eccles. Gentis Anglor. L. I c. 12, 16 p. 49, 53 c. 22 p. 58 Edit.

Smith_, la Cronica Sassone _p. 22, 23 ec. Edit. Gibson_. Le leggi

Anglo-Sassone furono pubblicate da Wilkins _Lond. 1731 in fol._ e le

leggi Walliche da Wotton e Clarke _Lond. 1730 fol._

[267] Il laborioso Carte, e l'ingegnoso Whitaker sono i due moderni

scrittori, a' quali principalmente io son debitore. La istoria

particolare di Manchester abbraccia, sotto quell'oscuro titolo, un

soggetto quasi tanto esteso, quanto è l'istoria generale d'Inghilterra.

[268] Quest'invito, che può in qualche modo fondarsi sulle incerte

espressioni di Gilda e di Beda, è ridotto ad una regolare storia da

Witikindo, Monaco Sassone del decimo secolo (Ged. Consin, _Hist. de

l'Empire d'Occident Tom. II p. 366_). Rapin, ed anche Hume si sono

troppo francamente serviti di questa sospetta testimonianza senz'aver

riguardo alla precisa e probabile autorità di Nennio: «_Interea venerunt

tres Chiulae a Germania_ in exilio pulsae, _in quibus erant Hors, et

Hengist_.»

[269] Nennio attribuisce a' Sassoni l'uccisione di trecento Capi

Brettoni: delitto non incoerente a' selvaggi loro costumi. Ma non siam

obbligati a credere (Vedi Jeffrey di Monmouth _L. VIII c. 9, 12_), che

_Stonehenge_ sia un monumento di essi, che i giganti avevano anticamente

trasportato dall'Affrica nell'Irlanda, e che fu quindi recato nella

Brettagna per ordine d'Ambrogio, e per l'arte di Merlino.

[270] Tutte queste Tribù vengono espressamente enumerate da Beda (_L. I

c. 15 p. 52 L. V c. 9 p. 190_), e quantunque io abbia esaminato le

osservazioni del Whitaker (_Ist. di Manchest. vol. II p. 538, 443_) pure

non vedo quale assurdità venga da supporre, che i Frisi ec. si fossero

mescolati con gli Anglo-Sassoni.

[271] Beda ha enumerato sette Re, due Sassoni, uno Juta, e quattro

Angli, che l'uno dopo l'altro acquistarono una indefinita superiorità di

potenza e di fama nell'Eptarchia. Ma il regno loro fu l'effetto non

della legge, ma della conquista; ed egli osserva in simili termini, che

uno di essi soggiogò le isole di Man e d'Anglesey, ed un altro impose

tributo agli Scoti, ed a' Pitti (_Hist. Eccl. Lib. II cap. 5 p. 83_).

[272] Vedi Gilda, _de excid. Britann. cap. I pag. 1 Edit. Gale_.

[273] Il Whitaker (_Istor. di Manchester Vol. II p. 503, 516_) ha

sottilmente esposta questa patente assurdità, che si era passata

senz'avvertirla dagl'Istorici generali, occupati ad esaminare

avvenimenti più interessanti.

[274] A Beran-birig, o castel Barbury, vicino a Marlborough. La Cronica

Sassone determina il nome e la data; Cambden (_Britannia Vol. I p. 128_)

fissa il luogo; ed Enrico d'Huntingdon (_Scriptor. post. Bedam p. 314_)

riferisce le circostanze di questa battaglia. Esse son probabili e

caratteristiche; e gli Storici del secolo XII potevan consultare dei

materiali, che non esistono più.

[275] Cornovaglia fu soggiogata finalmente da Atelstano (_an. 927,

941_), che fissò una Colonia Inglese a Exeter, e confinò i Brettoni di

là dal fiume Tamar. Vedi Guglielmo di Malmsbury _L. II_ fra gli

Scrittori _post Bedam p. 50_. Lo spirito de' Cavalieri di Cornovaglia

restò avvilito dalla servitù, e sembra, secondo il romanzo di Tristram,

che la loro infingardaggine si fosse quasi ridotta in proverbio.

[276] Si prova lo stabilimento de' Brettoni nella Gallia, seguito nel

sesto secolo, per mezzo di Procopio, di Gregorio di Tours, del secondo

Concilio Turonense (_an._ 567), e delle loro croniche, e vite di Santi

meno sospette. La sottoscrizione d'un Vescovo de' Brettoni al primo

Concilio Turonense (_an._ 461 o piuttosto 481), l'armata di Riotamo, e

le incerte declamazioni di Gilda (_alii transmarinas petebant regiones

c. 25 p. 8_) posson dar motivo a fissare un'emigrazione verso la metà

del quinto secolo. Prima di quella epoca i Brettoni dell'Armorica non si

trovano, che ne' romanzi; e mi fa maraviglia, che il Whitaker (_Genuina

Istor. de' Brettoni p. 214, 221_) abbia si fedelmente copiato la

grossolana ignoranza di Carte, di cui ha sì rigorosamente gastigato gli

errori più leggieri.

[277] Le antichità di _Brettagna_, che sono state soggetto anche di

controversie politiche, si sono illustrate da Adriano Valesio (_Notitia

Galliar. sub voce Britannia Cismarina p. 98, 100_), dal Da Anville

(_Notice de l'ancienne Gaule, Corisopiti, Curiosolites, Osismii,

Vergavium p. 248, 258, 308, 720_ ed _Etats de l'Europ. p. 76, 80_), da

Longuerue (_Descript. de la France Tom._ I p. 84, 94), e dall'Abbate

Vertot (_Hist. crit. de l'Etablissem. des Bretons dans les Gaules 2 Vol.

in 12 Paris 1720_). Io non posso avere che il merito d'esaminare le

prove originali, ch'essi hanno prodotte.

[278] Beda, che nella sua cronica (p. 28) pone Ambrogio sotto il regno

di Zenone (_an. 474, 491_) osserva, che i suoi maggiori erano stati

_purpura induti_, lo che egli spiega nella sua storia Ecclesiastica

colle parole _regium nomen et insigne ferentibus_ (_L. I c. 16 p. 53_).

L'espressione di Nennio (_c. 44 p. 110 Edit. Gale_) è vieppiù singolare:

_Unus de_ consulibus _Gentis Romanicae est pater meus_.

[279] Per unanime, quantunque dubbiosa, congettura dei nostri Antiquari,

Ambrogio si confonde con Natanleod, che perdè la vita l'anno 508 insieme

con cinquemila de' suoi sudditi in una battaglia contro Cerdic, Sassone

occidentale (_Chron. Saxon. p. 17, 18_).

[280] Siccome non mi son noti i Bardi di Galles Myrdhiu, Llomarch, e

Taliessin, la mia fede intorno all'esistenza, ed imprese d'Arturo posa

principalmente sulla testimonianza semplice e circostanziata di Nennio

(_Hist. Brit. c. 62, 63 p. 114_). Il Whitaker (_Istor. di Manchester

Vol. 2 p. 31, 71_) ha fatto una interessante, ed anche probabile

descrizione delle guerre d'Arturo; quantunque sia impossibile

d'accordare la verità della Tavola rotonda.

[281] Il progresso de' Romanzi, e lo stato della letteratura, nel medio

Evo, sono illustrati da Tommaso Wharton col gusto di un Poeta, e con la

minuta diligenza d'un Antiquario Io ho tratto grande istruzione dalle

due dotte dissertazioni, premesse al primo volume della sua Storia della

Poesia Inglese.

[282] _Hoc anno_ (490) _Aella et Cissa obsederunt Andredes Ceaster et

interfecerunt omnes, qui id incoluerunt; adeo ut ne unus Brito ibi

superstes fuerit_ (_Chron. Saxon. pag. 15_): espressione più terribile

nella sua semplicità, che tutte le vaghe e tediose lamentazioni del

Geremia Britannico.

[283] Andredes-Ceaster, o Andrida si pone da Cambden (_Britannia Vol. I

p. 258_) a Newenden, ne' paludosi terreni di Kent, che forse anticamente

eran coperti dal mare, e sull'orlo della gran foresta (Anderida), che

occupava una porzione sì grande delle Province, di Hampshire, e di

Sussex.

[284] Il Dottor Iohnson afferma, che _poche_ parole Inglesi sono

d'origine Britannica. Il Whitaker, che intende il linguaggio Britanno,

ne ha scoperte più di _tremila_, ed attualmente ne pubblica un lungo, e

vario catalogo (_V._ II p. 235 329.) Può essere in vero, che molte di

queste parole siano passate dal Latino, o dal Sassone nell'idioma nativo

della Brettagna.

[285] Al principio del settimo secolo i Franchi e gli Anglo-Sassoni

reciprocamente intendevano il linguaggio gli uni degli altri, ch'era

derivato dalla medesima radice Teutonica (Beda _L. I c. 25 p. 60_).

[286] Dopo la prima generazione de' Missionari Italiani o Scoti, le

dignità della Chiesa furon occupate da' proseliti Sassoni.

[287] Carte _Istor. d'Inghil. Vol. I, 195_. Ei cita gl'Istorici

Brettoni; ma temo assai, che l'unico suo autore sia Jeffrey di Monmouth

(_L. VI c. 15_).

[288] Beda _Hist. Eccl. L. I c. 15 p. 52_. Il fatto è probabile, e ben

attestato: pure la mescolanza delle Tribù germaniche era talmente

libera, che noi troviamo, in un tempo successivo, la legge degli Angli e

de' Warini di Germania (Lindebrog. _Cod. p. 479, 486_).

[289] Vedasi l'utile e laboriosa Storia della Gran Brettagna del Dottore

Henry (_Vol. II p. 388_).

[290] _Quidquid_ (dice Gio. di Tinemouth) _inter Tynam et Tesam fluvios

extitit sola eremi vastitudo tunc temporis fuit, et idcirco nullius

ditioni servivit eo quod sola indomitorum, et sylvestrium animalium

spelunca, et abitatio fuit_ (ap. Carte _Vol. I p. 195_). Si sa dal

Vescovo Nicholson (_Biblioteca Istorica Inglese, p. 65, 98_) che si

conservano nelle librerie d'Oxford, di Lambeth ec. alcune belle copie

delle ampie collezioni di Gio. di Tinemouth.

[291] Vedi la missione di Wilfrido ec. appresso Beda (_Hist. Eccl L. IV

c. 13, 16 p. 155, 156-159_).

[292] Dalla concorde testimonianza di Beda (_Lib. II c. I p. 78_), e di

Guglielmo di Malmsbury (_L._ III p. 102) si rileva, che gli

Anglo-Sassoni persisterono in questa pratica, contraria alla natura da'

primi fino agli ultimi loro tempi. I loro giovani venivano pubblicamente

venduti sul mercato di Roma.

[293] Secondo le Leggi d'Ina, essi non potevano esser legittimamente

venduti di là dal mare.

[294] La vita d'un uomo _Walus_ o _Cambricus_, che possedeva una certa

misura di terra (_hyde_), è computata 120 scillini, dalle medesime leggi

(d'Ina _Tit. 32 in Leg. Anglo-Saxon. p. 10_), che accordavano 200

scillini per un Sassone libero, e 1200 per un Thane (Vedi _Leg.

Anglo-Saxon. p. 71_). Noi possiam osservare, che questi Legislatori,

cioè i Sassoni occidentali ed i Mercj, continuarono le Britanniche loro

conquiste, anche dopo d'esser divenuti Cristiani. Le Leggi de' quattro

Re di Kent, non si degnano di prender cognizione dell'esistenza d'alcun

suddito Britannico.

[295] Vedi Carte _Istor. d'Inghilt. vol. 1. p. 278_.

[296] Beda al fine della sua storia (an. 731) descrive lo stato

Ecclesiastico dell'Isola, e censura l'implacabile, quantunque impotente,

odio de' Brettoni contro la nazione Inglese, e la Chiesa Cattolica (_L.

V. c. 23 p. 219_).

[297] Il giro di Pennant in Galles (p. 426, 449) mi ha somministrato un

curioso ed interessante ragguaglio de' Bardi di Galles. Nell'anno 1568

fu tenuta una sessione a Caerwys per ispecial comando della Regina

Elisabetta, e furono conferiti regolarmente i gradi nella musica vocale

ed istrumentale a cinquantacinque suonatori. Il premio (ch'era un'arpa

d'argento) fu aggiudicato dalla famiglia Mostyn.

[298] _Regio longe lateque diffusa, milite, magis quam credibile sit,

referta. Partibus equidem in illis miles unus quinquaginta generat,

sortitus more barbaro denas, aut amplius uxores._ Questo rimprovero di

Guglielmo di Poitiers (_negli Storici di Francia Tom. XI. p. 88_) vien

contraddetto dagli Editori Benedettini.

[299] Giraldo Cambrense ristringe questo dono d'ardita e facile

eloquenza a' Romani, a' Francesi, ed a' Britanni. Il malizioso Gallese

vuol far credere, che la taciturnità Inglese potrebb'esser forse

l'effetto della lor servitù sotto i Normanni.

[300] La pittura de' costumi di Galles e dell'Armorica è tratta da

Giraldo (_Descript. Cambriae c. 6, 15 inter Scriptor. Cambden p. 886,

891_), e dagli autori, che cita l'Abbate di Vertot (_Hist. crit. Tom.

II. p. 259, 266_).

[301] Vedi Procopio _De bell. Gothic. L._ IV. c. 20, p. 620, 625.

L'Istorico Greco stesso è così confuso dalle maraviglie ch'ei riferisce,

che appena tenta di distinguer le isole di _Brittia_, e di _Brettagna_,

ch'egli ha identificato per mezzo di tante inseparabili circostanze.

[302] Teodeberto, nipote di Clodoveo, e Re d'Austrasia, era il più

potente e guerriero Principe del suo tempo; e questa notabile avventura

si può collocare fra gli anni 534 e 547 che furono gli estremi termini

del suo regno. Teudechilde, sua sorella si ritirò a Sens, dove fondò

Monasteri, e distribuì elemosine (Vedi le note degli Editori Benedettini

_in Tom. II. p. 216_). Se prestiamo fede alle lodi di Fortunato (_L. VI.

Carm. 5. in Tom. II. p. 507_) Radigero restò privo di una moglie molto

stimabile.

[303] Era forse sorella d'uno de' Principi, o Capi degli Angli, che nel

527 e ne' seguenti anni sbarcarono fra l'Umber ed il Tamigi, ed appoco

appoco fondarono i regni dell'Inghilterra Orientale e della Mercia. Agli

scrittori Inglesi è ignoto il nome e l'esistenza di essa: ma Procopio

può avere somministrato a Rowe il carattere e la situazione di Rodoguna

nella tragedia del Convertito reale.

[304] Nella copiosa storia di Gregorio di Tours non possiamo trovare

alcuna traccia d'ostile o amichevol commercio fra la Francia e

l'Inghilterra, eccettuato il matrimonio della figlia di Cariberto Re di

Parigi, _quam Regis_ cujusdam _in Cantia filius matrimonio copulavit_

(_l. IX. c. 26 in Tom. II. p. 348_). Il Vescovo di Tours finì la sua

storia, e la vita quasi immediatamente prima della conversione di Kent.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07 · 第 10 / 31 题