CAPITOLO XXXVIII.

_Regno e conversione di Clodoveo. Sue vittorie sopra gli

Alemanni, i Borgognoni ed i Visigoti. Stabilimento della

Monarchia francese nella Gallia. Leggi de' Barbari. Stato de'

Romani. Visigoti della Spagna. Conquista della Gran Brettagna

fatta da' Sassoni._

I Galli[141], che soffrivano impazientemente il giogo Romano ebbero una

memorabil lezione da uno de' Luogotenenti di Vespasiano, il grave

sentimento del quale si è raffinato ed espresso dal genio di

Tacito[142]. «La protezione della Repubblica ha liberato la Gallia

dall'interna discordia, e dalle straniere invasioni. Con la perdita

dell'indipendenza nazionale avete acquistato il nome ed i privilegi di

Cittadini Romani. Voi godete in comune con noi medesimi i costanti

vantaggi del governo civile, e la remota vostra situazione è meno

esposta a' danni accidentali della tirannide. Invece d'esercitare i

diritti della conquista, ci siamo contentati d'imporvi que' tributi che

son necessari per la propria vostra conservazione. Non si può assicurar

la pace senza le armi, queste debbono sostenersi a spese del Popolo. È

per vantaggio vostro, non per causa nostra, che noi guardiamo la

frontiera del Reno contro i feroci Germani, che hanno sì spesso tentato,

e brameranno sempre di cangiare la solitudine de' loro boschi e paludi

con la ricchezza e fertilità della Gallia. La caduta di Roma sarebbe

fatale per le Province; e voi restereste sepolti nelle rovine di quella

gran fabbrica, che si è innalzata dal valore e dalla saviezza

d'ottocento anni. L'immaginaria vostra libertà sarebbe insultata ed

oppressa da un selvaggio Signore; ed all'espulsione de' Romani

succederebbero le ostilità eterne de' Barbari conquistatori[143].» Fu

accettato questo salutevol avviso, e tale strana predizione ebbe il suo

compimento. Nello spazio di quattrocento anni, i fieri Galli, che

avevano affrontato le armi di Cesare, si confusero, senz'avvedersene,

nella massa generale de' cittadini ed de' sudditi: l'Impero Occidentale

si sciolse, ed i Germani, che avevano passato il Reno, ardentemente

combatterono per il possesso della Gallia, ed eccitarono il disprezzo o

l'aborrimento de' pacifici e culti di lei abitatori. Con quell'intimo

orgoglio, che la superiorità delle cognizioni e del lusso comunemente

suole inspirare, deridevano essi i chiomati e giganteschi selvaggi del

Nord; i rozzi loro costumi, l'incoerente letizia, il vorace appetito e

l'orrida figura loro, ugualmente disgustosa per la vista, che per

l'odorato. Si coltivavano tuttavia nelle scuole d'Autun e di Bordeaux

gli studi liberali; ed il linguaggio di Cicerone e di Virgilio era

famigliare alla Gallica Gioventù. Restaron sorprese le lor orecchie da'

duri ed incogniti suoni del dialetto germanico, ed ingegnosamente si

dolsero, che le muse tremanti fuggivano l'armonia della Lira burgundica.

I Galli eran dotati di tutti i vantaggi della natura e dell'arte; ma

siccome loro mancava il coraggio per difendersi, furono giustamente

condannati ad ubbidire, ed anche adulare i vittoriosi Barbari, dalla

clemenza de' quali essi riconoscevano le precarie sostanze e le vite

loro[144].

[A. 476-485]

Appena Odoacre ebbe estinto l'Impero Occidentale, cercò l'amicizia de'

più potenti fra' Barbari. Il nuovo Sovrano dell'Italia cedè ad Enrico,

Re de' Visigoti, tutte le conquiste Romane di là dalle Alpi fino al Reno

ed all'Oceano[145]: ed il Senato potè confermare questo liberal dono con

qualche ostentazione di potere, senza veruna real perdita di entrate, o

di dominio; le legittime pretensioni d'Enrico erano giustificate

dall'ambizione, e dal successo; e la Nazione gotica poteva, sotto il suo

comando, aspirare alla Monarchia della Spagna e della Gallia. Arles e

Marsiglia si arresero alle sue armi, egli oppresse la libertà

dell'Alvergna; ed il Vescovo d'essa condiscese a comprare il proprio

richiamo dall'esilio con un tributo di giusta ma involontaria lode.

Sidonio stava alle porte del palazzo in mezzo ad una folla di

ambasciatori e di supplichevoli; ed i vari loro negozi alla Corte di

Bordeaux dimostravano la potenza e la fama del Re de' Visigoti. Gli

Eruli del distante Oceano, che tingevano i nudi lor corpi con cerulei

colori, ne implorarono la protezione; ed i Sassoni rispettarono le

marittime Province d'un Principe, privo di forze navali. Gli alti

Borgognoni si sottoposero alla sua autorità; nè restituì gli schiavi

Franchi, finattantochè non ebbe ridotto quella fiera nazione a termini

d'una pace disuguale. I Vandali dell'Affrica coltivavano la sua

vantaggiosa amicizia; e gli Ostrogoti della Pannonia erano sostenuti dal

potente suo aiuto contro l'oppressione dei vicini Unni. Il Nord (tali

sono le superbe espressioni del Poeta) era agitato e posto in calma dal

cenno di Enrico; il gran Re della Persia consultò l'oracolo

dell'Occidente; ed il vecchio Dio del Tevere fu protetto dal crescente

Genio della Garonna[146]. La fortuna delle nazioni spesso dipende dagli

accidenti, e la Francia può attribuire la sua grandezza all'immatura

morte del Re Goto, in un tempo in cui Alarico, suo figlio, era

un'innocente fanciullo, e Clodoveo[147], suo nemico, un ambizioso e

prode garzone.

[A. 481-511]

Mentre Childerico, padre di Clodoveo, si trovava in esilio in Germania,

fu trattato amichevolmente dalla Regina, ugualmente che dal Re dei

Turingi. Dopo il suo ritorno, Basina fuggì dal letto del marito nelle

braccia dell'amante; liberamente dichiarando, che se avesse conosciuto

un uomo più savio, più forte e più bello di Childerico, questo sarebbe

stato l'oggetto della sua preferenza[148]. Clodoveo fu la prole di

questa volontaria unione; e non avea più di quindici anni, quando

successe, per la morte di suo padre, al comando della Tribù Salica. Gli

angusti confini del suo Regno[149] si limitavano all'isola de' Batavi,

con le antiche diocesi di Tournay e d'Arras[150]; ed al tempo del

battesimo di Clodoveo il numero de' suoi guerrieri non sorpassava i

cinquemila. Le ardenti tribù dei Franchi, che si erano stabilite lungo i

Belgici fiumi della Schelda, della Mosa, della Mosella e del Reno, erano

governati da' loro indipendenti Re della stirpe Merovingica, uguali,

alleati e talvolta nemici del Principe Salico. Ma i Germani che

obbedivano, in tempo di pace, all'ereditaria giurisdizione de' loro

Capi, eran liberi di seguitare in guerra la bandiera d'un popolare e

vittorioso Generale; ed il merito superiore di Clodoveo si attirò il

rispetto e l'omaggio della nazionale confederazione. Quando si pose in

campo la prima volta, non aveva nel suo erario nè oro nè argento, nè

vino nè grano ne' suoi magazzini[151]; ma esso imitò l'esempio di

Cesare, che nell'istesso luogo aveva acquistato delle ricchezze con la

spada, e comprato dei soldati co' frutti della conquista. Dopo

ciascheduna vantaggiosa battaglia e spedizione, le spoglie

s'accumulavano in una massa comune; ogni guerriero ne aveva la sua

parte, e la dignità reale si sottometteva agli uguali regolamenti della

legge militare. L'indomito spirito de' Barbari s'indusse a riconoscere i

vantaggi della regolar disciplina[152]. Nell'annua rivista del mese di

Marzo diligentemente s'esaminavano le loro armi; e quando attraversavano

un territorio amico, era loro proibito di toccare un filo d'erba. La

giustizia di Clodoveo era inesorabile, ed i suoi trascurati o

disubbidienti soldati eran puniti immediatamente di morte. Sarebbe

superfluo il lodare il valore d'un Franco: ma quello di Clodoveo era

diretto dalla fredda e consumata prudenza[153]. In tutti i suoi trattati

con gli altri, calcolava il peso dell'interesse, della passione e

dell'opinione, e le sue misure alle volte si adattavano a' sanguinari

costumi de' Germani ed alle volte venivano moderate dal genio più dolce

di Roma e del Cristianesimo. Fu interrotto nel corso della vittoria,

poichè morì nell'età di quarantacinque anni; ma egli aveva già

stabilita, in un Regno di trent'anni, la Monarchia francese nella

Gallia.

[A. 486]

La prima impresa di Clodoveo fu la disfatta di Siagrio, figlio d'Egidio,

ed in quest'occasione si accese forse la contesa pubblica dal privato

risentimento. La gloria del padre insultava sempre la stirpe

Merovingica; e la potenza del figlio potè eccitare la gelosa ambizione

del Re de' Franchi. Siagrio ereditò, come uno Stato patrimoniale, la

città, e la diocesi di Soissons: i desolati residui della seconda

Belgica, Reims e Troia, Beauvais ed Amiens si sarebbero naturalmente

sottomessi al Conte o Patrizio[154]; e dopo lo smembramento dell'Impero

Occidentale, egli avrebbe potuto regnare col titolo, o almeno

coll'autorità di Re de' Romani[155]. Come Romano, era stato educato

negli studi liberali della Rettorica e della Giurisprudenza; ma per

accidente e per politica si trovò impegnato nell'uso famigliare

dell'idioma germanico. Gl'indipendenti Barbari ricorrevano al tribunale

d'uno straniero, che aveva il singolar talento di spiegare, nella nativa

lor lingua, i dettami della ragione e dell'equità. La diligenza e

l'affabilità del loro giudice lo renderono popolare, l'imparziale

saviezza de' suoi decreti ottenne la lor volontaria ubbidienza, ed il

regno di Siagrio su' Franchi e Borgognoni pareva, che facesse risorgere

la primitiva istituzione della società civile[156]. In mezzo a queste

pacifiche occupazioni, Siagrio ricevè ed arditamente accettò l'ostile

disfida di Clodoveo che invitò il suo rivale, secondo lo spirito, e

quasi nel linguaggio cavalleresco, a stabilirne il giorno ed il

campo[157] di battaglia. Al tempo di Cesare, Soissons avrebbe dato un

corpo di cinquantamila cavalli; e tal esercito sarebbe stato

abbondantemente fornito di scudi, di corazze e di macchine militari, da

tre arsenali o manifatture della città[158]. Ma s'era da gran tempo

esaurito il coraggio ed il numero della gallica Gioventù; e le vaganti

truppe di volontari o mercenari, che marciavano sotto le bandiere di

Siagrio, erano incapaci di contendere col nazional valore dei Franchi.

Non sarebbe giusto senza qualche più esatta cognizione della forza e de'

mezzi di Siagrio, il condannarne la rapida fuga, mentre dopo la perdita

di una battaglia fuggì alla distante Corte di Tolosa. La debole minorità

d'Alarico non voleva assistere, o difendere un infelice fuggitivo. I

pusillanimi[159] Goti furono intimoriti dalle minacce di Clodoveo; ed il

Romano _Re_ dopo un breve confino fu abbandonato nelle mani del

carnefice. Le città belgiche s'arresero al Re de' Franchi; ed i suoi

Stati s'ingrandirono verso l'Oriente dall'ampia Diocesi di Tongres[160],

che Clodoveo conquistò nel decimo anno del suo Regno.

[A. 469]

Si è tratto assurdamente il nome di _Alemanni_ dall'immaginario loro

stabilimento sulle rive del lago _Leman_[161]. Quel felice distretto,

dal lago ad Avenche, ed al monte Giura, fu occupato da' Borgognoni[162].

In fatti le parti settentrionali dell'Elvezia erano state soggiogate da'

feroci Alemanni, che distrussero con le proprie lor mani i frutti della

loro conquista. Una Provincia coltivata ed ornata dalle arti di Roma, fu

di nuovo ridotta ad un selvaggio deserto; e possono tuttavia scuoprirsi

alcuni vestigi della magnifica Vindonissa nella fertile e popolata Valle

dell'Aar[163]. Dalla sorgente del Reno fino alla sua unione col Meno e

con la Mosella i formidabili sciami degli Alemanni dominavano ambe le

parti del fiume per diritto d'antico possesso, o di recente vittoria. Si

erano sparsi nella Gallia, sulle moderne Province dell'Alsazia e della

Lorena; e l'ardita loro invasione del regno di Colonia richiamò il

Principe Salico alla difesa dei Ripuarj suoi alleati. Clodoveo incontrò

gl'invasori della Gallia nella pianura di Tolbiac alla distanza di circa

ventiquattro miglia da Colonia; e le due più fiere nazioni della

Germania erano vicendevolmente animate dalla memoria delle azioni

passate, e dal prospetto della futura grandezza. I Franchi, dopo un

ostinato combattimento cederono; e gli Alemanni, alzando grida di

vittoria, impetuosamente incalzarono la lor ritirata. Ma si rimesse la

battaglia per il valore, per la condotta, e forse per la pietà di

Clodoveo; e l'evento di quella sanguinosa giornata decise per sempre

l'alternativa dell'Impero, o della servitù. L'ultimo Re degli Alemanni

restò ucciso nel campo, ed i suoi furono ammazzati ed inseguiti,

finattantochè non gettarono a terra le armi, e si diedero a discrezione

del vincitore. Senza disciplina militare era per loro impossibile di

riunirsi; essi avevano con disprezzo demolito le mura, e le

fortificazioni che avrebbero potuto difenderli nell'avversità; e furono

seguitati nel cuore delle loro foreste da un nemico non meno attivo ed

intrepido di essi. Il gran Teodorico si congratulò della vittoria con

Clodoveo, di cui aveva il Re d'Italia ultimamente sposato la sorella

Albofleda; ma dolcemente s'interpose appresso il cognato in favore de'

supplicanti e de' fuggitivi, che avevano implorato la sua protezione. I

territorj Gallici, ch'erano posseduti dagli Alemanni, divennero preda

del loro vincitore; e quella superba nazione, invincibile o ribelle alle

armi di Roma, riconobbe la sovranità de' Re Merovingici, che

graziosamente permisero loro di usare i propri particolari costumi ed

istituti, sotto il governo di Duchi temporari, ed in progresso

ereditari. Dopo la conquista delle Province occidentali, i soli Franchi

mantennero le loro antiche abitazioni di là dal Reno. Essi appoco appoco

sottomisero e ridussero a civiltà quegli esausti paesi, sino all'Elba ed

alle montagne della Boemia; e fu assicurata la pace d'Europa

dall'ubbidienza della Germania[164].

[A. 496]

Fino all'età di trent'anni, Clodoveo continuò a venerare gli Dei de'

suoi maggiori[165]. La sua incredulità, o piuttosto non curanza del

Cristianesimo poteva incoraggirlo forse a predare con minor rimorso le

chiese d'un paese nemico: ma i suoi sudditi della Gallia godevano

l'esercizio libero del Culto religioso; ed i Vescovi mettevano speranza

maggiore in un idolatra, che negli eretici. Il Principe Merovingico

aveva contratto fortunatamente matrimonio con la bella Clotilde, nipote

del Re di Borgogna, che in mezzo ad una Corte Arriana era stata educata

nella professione della Fede Cattolica. Era interesse non meno che

dovere di lei il compire la conversione[166] d'un marito Pagano, e

Clodoveo, senz'accorgersene, diede orecchio alla voce dell'amore e della

Religione. Egli acconsentì (ed era forse preventivamente stato convenuto

di ciò) al battesimo del suo maggior figlio, e quantunque la repentina

morte del fanciullo eccitasse qualche superstizioso timore, fu persuaso

per la seconda volta a ripetere quel pericoloso esperimento. Nelle

angustie della battaglia di Tolbiac, Clodoveo altamente invocò il Dio di

Clotilde e de' Cristiani; e la vittoria lo dispose ad ascoltare con

rispettosa gratitudine l'eloquente[167] Remigio[168] Vescovo di Reims,

che dimostrò con forza i temporali e spirituali vantaggi della sua

conversione. Il Re si dichiarò persuaso della verità della Fede

Cattolica; e le ragioni politiche, le quali avrebbero potuto farne

sospendere la pubblica professione, furon tolte di mezzo dalle devote o

fedeli acclamazioni de' Franchi, che si dimostrarono ugualmente disposti

a seguire l'eroico lor capitano, sì al campo di battaglia, che al fonte

battesimale. Quest'importante ceremonia fu eseguita nella Cattedrale di

Reims con ogni circostanza e solennità che poteva imprimere un

rispettoso sentimento di religione nelle menti de' suoi rozzi

proseliti[169]. Il nuovo Costantino fu immediatamente battezzato,

insieme con tremila guerrieri, suoi sudditi: e fu imitato l'esempio loro

dal resto de' _Barbari ingentiliti_, i quali in obbedienza al vittorioso

Prelato, adoraron la Croce, ch'essi avevano già bruciato, e bruciarono

gli idoli, che avevano adorato[170]. Lo spirito di Clodoveo era

suscettibile d'un passaggero fervore: ei fu commosso dal patetico

racconto della passione, e della morte di Cristo; ed invece di ponderare

i salutari effetti di quel misterioso sacrifizio, esclamò con indiscreto

furore; «Se io vi fossi stato presente alla testa de' miei valorosi

Franchi, avrei vendicato le sue ingiurie»[171]. Ma il selvaggio

conquistator della Gallia era incapace d'esaminare le prove d'una

religione, che dipendono da una laboriosa investigazione d'istorica

autorità, e di speculativa teologia. Molto più egli era incapace di

sentire la dolce influenza del Vangelo, che persuade e purifica il cuore

d'un vero convertito. L'ambizioso suo regno presenta una perpetua

violazione de' doveri morali e cristiani; le sue mani furon macchiate di

sangue, sì in pace, che in guerra, ed appena ebbe Clodoveo licenziato un

sinodo della Chiesa Gallicana, che tranquillamente assassinò tutti i

Principi della stirpe Merovingica[172]. Pure poteva il Re de' Franchi

adorare sinceramente il Dio dei Cristiani, come un Essere più eccellente

e potente delle nazionali sue divinità; e la segnalata liberazione e

vittoria di Tolbiac incoraggirono Clodoveo a confidar nella futura

protezione del Signor degli eserciti. Martino, il più popolare de'

Santi, aveva ripieno il Mondo occidentale della fama di que' miracoli,

che si facevan continuamente al santo di lui sepolcro di Tours. Il suo

visibile o invisibile aiuto favorì la causa d'un Principe liberale ed

ortodosso; e non bisogna interpretar la profana osservazione di Clodoveo

medesimo, che S. Martino era un dispendioso amico[173], come un sintomo

d'alcun permanente o ragionato scetticismo. Ma la terra non meno che il

cielo si rallegrò della conversione de' Franchi. Nel memorabile giorno,

in cui Clodoveo uscì dal fonte battesimale, egli solo nel Mondo

cristiano meritò il nome e le prerogative di Re Cattolico. L'Imperatore

Anastasio ammetteva de' pericolosi errori intorno alla natura

dell'incarnazione divina; ed i Barbari dell'Italia, dell'Affrica, della

Spagna e della Gallia erano involti nell'eresia Arriana. Il maggiore, o

piuttosto l'unico figlio, della Chiesa fu riconosciuto dal Clero per suo

legittimo sovrano, o glorioso liberatore; e le armi di Clodoveo furono

valorosamente sostenute dal zelo e dal fervore della fazione

cattolica[174].

[A. 497]

Sotto l'Impero Romano la ricchezza e la giurisdizione dei Vescovi, il

sacro carattere e perpetuo ufizio loro, i numerosi dipendenti, la

popolar eloquenza e le assemblee provinciali di essi gli avevano sempre

resi rispettabili, ed alle volte pericolosi. L'autorità loro aumentossi

col progresso della superstizione, e lo stabilimento della Monarchia

francese può in qualche modo attribuirsi alla stabile alleanza d'un

centinaio di Prelati, che dominavano nelle malcontente, o indipendenti

città della Gallia. I deboli fondamenti della Repubblica Armorica si

erano più volte scossi, o abbattuti; ma l'istesso Popolo manteneva

sempre la domestica sua libertà; sosteneva la dignità del nome Romano; e

valorosamente resisteva alle predatorie scorrerie, ed a' regolari

attacchi di Clodoveo, che cercava d'estender le sue conquiste dalla

Senna alla Loira. La felice lor opposizione introdusse un'uguale ed

onorevole società fra loro. I Franchi stimavano il valore degli

Armorici[175], e questi si erano riconciliati per mezzo della religione

co' Franchi. La forza militare destinata a difender la Gallia,

consisteva in cento diverse truppe di cavalleria, o d'infanteria; e

queste nel tempo, che prendevano il titolo ed i privilegi di soldati

Romani, erano rinnuovate da un continuo supplimento di Barbara gioventù.

Si difendevano tuttavia dal disperato lor coraggio le ultime

fortificazioni, e gli sparsi frammenti dell'Impero. Ma n'era impedita la

ritirata, ed impraticabile la comunicazione: essi erano abbandonati da'

Principi Greci di Costantinopoli, e piamente rigettavano qualunque

connessione con gli Arriani usurpatori della Gallia. Accettaron però,

senza vergogna o ripugnanza, la generosa capitolazione, che fu proposta

loro da un eroe cattolico; e questa legittima e spuria progenie di

legioni Romane fu distinta ne' successivi tempi con le proprie armi,

insegne, vesti ed istituti particolari. Ma per mezzo di questi valevoli

e volontari aumenti s'accrebbe la forza nazionale: ed i Regni vicini

temettero il numero ugualmente che il coraggio de' Franchi. La riduzione

delle Province settentrionali della Gallia, invece che si decidesse

dall'evento d'una sola battaglia, sembra, che fosse lentamente

effettuata dalle successive operazioni della guerra, e del trattato; e

Clodoveo acquistò tutto quello che formava l'oggetto della sua

ambizione, per mezzo di tali sforzi, o di tali concessioni, che potevano

combinarsi col suo real valore. Il selvaggio carattere di esso, e le

virtù d'Enrico IV suggeriscono le idee più contrarie fra loro della

natura umana: pure si può trovare qualche somiglianza nella situazione

di due Principi, che conquistaron la Francia per mezzo del loro valore,

della lor politica e del merito d'una opportuna conversione[176].

[A. 499]

Il Regno de' Borgognoni, che aveva per confini i due fiumi Gallici la

Saona ed il Rodano, s'estendeva dalla foresta de' Vosgi fino alle Alpi,

ad al Mare di Marsiglia[177]. Lo scettro di esso era in mano di

Gundobaldo. Questo valoroso ed ambizioso Principe aveva ristretto il

numero de' canditati Reali mediante la morte di due fratelli, uno de'

quali era padre di Clotilde[178], ma la sua imperfetta prudenza permise

a Godegesilo, suo minor fratello, di possedere il dipendente Principato

di Ginevra. L'Arriano Monarca fu giustamente sbigottito dalla

soddisfazione e dalle speranze, che pareva animassero il suo Clero, ed

il suo Popolo, dopo la conversione di Clodoveo; e Gondubaldo convocò a

Lione un'assemblea de' suoi Vescovi per conciliare, se era possibile, i

religiosi e politici dissapori. Si fece invano una conferenza fra le due

fazioni. Gli Arriani rinfacciarono a' Cattolici il culto di tre Dei; i

Cattolici difesero la loro causa per mezzo di teologiche distinzioni; e

si dibatterono con ostinato clamore i soliti argomenti, le obbiezioni e

le repliche, finattantochè il Re manifestò le sue segrete apprensioni

con una improvvisa, ma decisiva questione, che fece a Vescovi Ortodossi:

«Se voi professate veramente la Religion cristiana, perchè non frenate

il Re de' Franchi? Egli mi ha dichiarato la guerra, e forma alleanza co'

miei nemici per distruggermi. Uno spirito sanguinario ed avido non è

l'indizio d una conversione sincera: dimostri la sua fede per mezzo

delle sue opere». Avito Vescovo di Vienna, che parlava in nome de suoi

fratelli, rispose con la voce e col contegno d'un angelo: «Noi non

sappiamo i motivi e le intenzioni del Re de' Franchi: ma la Scrittura

c'insegna che spesso vengon rovesciati que' Regni che abbandonan la

legge Divina; e che sorgeranno da ogni parte de' nemici contro di quelli

che hanno fatto Dio lor nemico. Torna col tuo Popolo alla legge di Dio,

ed esso darà pace e sicurezza a' tuoi Stati». Il Re di Borgogna, che non

era disposto ad accettare la condizione, che i Cattolici risguardavano

come essenziale al trattato, rimesse ad altro tempo, e licenziò

l'adunanza ecclesiastica, dopo d'aver rimproverato a' suoi Vescovi, che

Clodoveo, amico e proselito loro, aveva segretamente tentato la fedeltà

del proprio di lui fratello[179].

[A. 500]

La fedeltà del fratello era stata già sedotta, e l'ubbidienza di

Godegesilo, che si unì alle bandiere reali con le sue truppe di Ginevra,

promosse più efficacemente il successo della cospirazione. Mentre i

Franchi, ed i Borgognoni combattevano con ugual valore, l'opportuna sua

diserzione decise l'evento della battaglia; e siccome Gundobaldo fu

debolmente sostenuto da' mal affezionati Galli, cedè alle armi di

Clodoveo, e si ritirò in fretta dal campo, che sembra essere stato fra

Langres e Digione. Non s'affidò egli alle fortificazioni di Digione, che

aveva una Fortezza quadrangolare circondata da due fiumi, e da una

muraglia alta trenta piedi, e grossa quindici con quattro porte, e

trentatre torri[180]: abbandonò a Clodoveo le importanti città di Lione

e di Vienna; e seguitò a fuggire precipitosamente, finattantochè non

giunsero in Avignone, alla distanza di dugentocinquanta miglia dal campo

di battaglia. Un lungo assedio, ed una artificiosa negoziazione

avvertirono il Re de' Franchi del pericolo, e della difficoltà

dell'impresa. Esso impose dunque un tributo al Principe di Borgogna, lo

costrinse a perdonare ed a premiare il tradimento del suo fratello, e se

ne tornò superbo a' suoi Stati con le spoglie, e gli schiavi delle

Province meridionali. Questo splendido trionfo ben tosto venne oscurato

dalla notizia, che Gundobaldo aveva violato le recenti sue obbligazioni,

e che l'infelice Godegesilo, ch'era restato a Vienna con una guarnigione

di cinquemila Franchi[181], era stato assediato, sorpreso ed ucciso

dall'inumano di lui fratello. Tale oltraggio avrebbe irritato la

pazienza del più pacifico Sovrano; ma il conquistator della Gallia

dissimulò l'ingiuria, rilasciò il tributo, ed accettò l'alleanza ed il

servizio militare del Re di Borgogna. Clodoveo non aveva più que'

vantaggi, che gli avevano assicurato il buon successo della precedente

guerra, ed il suo rivale, ammaestrato dall'avversità, aveva trovato

nuovi mezzi di risorgere nell'affezione del suo Popolo. I Galli Romani

applaudirono alle imparziali e miti leggi di Gundobaldo, che gli aveva

innalzati quasi all'istesso livello co' loro vincitori. I Vescovi si

riconciliarono, lusingandosi non la speranza, ch'egli artificiosamente

dava loro, della sua prossima conversione; e quantunque n'eludesse

l'effetto fino all'ultimo momento della sua vita, la moderazione di esso

assicurò la pace, e sospese la rovina del regno di Borgogna[182].

[A. 532]

Io sono impaziente di proseguire a narrar l'ultima rovina di quel Regno,

che si compì sotto il Re Sigismondo figlio di Gundobaldo. Il cattolico

Sigismondo acquistò gli onori di santo e di martire[183]; ma il santo

Reale macchiò le proprie mani nel sangue dell'innocente suo figlio,

ch'esso crudelmente sacrificò all'orgoglio ed allo sdegno d'una

matrigna. Ei tosto scuoprì l'errore, e ne pianse l'irreparabile perdita.

Mentre Sigismondo abbracciava il corpo dell'infelice giovane, ricevè

questa severa ammonizione da uno de' suoi famigliari: «Non è la sua

sorte, o Re, ma la tua, che merita pietà e lamento». I rimorsi d'una rea

coscienza, per altro, furono mitigati da' liberali suoi doni al

monastero d'Agauno o San Morizio nel Valese, ch'egli stesso aveva

fondato in onore degl'immaginari martiri della legione Tebea[184]. Fu

istituito dal pio Re un pieno coro di perpetua salmodia; egli

assiduamente praticava l'austera devozione de' Monaci, e pregava

umilmente il cielo, che gli desse in questo Mondo il castigo delle sue

colpe. Fu esaudita la sua preghiera: vennero tosto i vendicatori; e le

Province della Borgogna furono innondate da un'esercito di vittoriosi

Franchi. Dopo l'evento d'una infelice battaglia, Sigismondo, che

desiderava di prolungar la sua vita per prolungar la sua penitenza, si

nascose nel deserto sotto l'abito di religioso, finattantochè fu

scoperto e tradito da' suoi sudditi, che riunivano il favore de' loro

Signori. Il prigioniero Monarca insieme con la sua moglie e due

fanciulli, fu trasportato ad Orleans e sepolto vivo in un profondo pozzo

per inumano comando de' figli di Clodoveo, la crudeltà de' quali può

trarre qualche scusa dalle massime e dagli esempi del barbaro loro

secolo. L'ambizione loro che gli stimolava a compir la conquista della

Borgogna, era infiammata o coperta dalla filial pietà: e Clotilde, la

cui santità non consisteva nel perdonar le ingiurie, gli spinse a

vendicar la morte del proprio padre contro la famiglia del suo

assassino. I Borgognoni ribelli, giacchè tentarono di romper le loro

catene, ebbero tuttavia la permissione di servirsi delle lor leggi

nazionali sotto l'obbligo d'un tributo e del militar servizio; ed i

Principi Merovingici dominarono pacificamente sopra un regno, la gloria

e grandezza del quale era stata prima rovesciata dalle armi di

Clodoveo[185].

[A. 507]

La prima vittoria di Clodoveo aveva insultato l'onore de' Goti. Essi

videro i rapidi suoi progressi con gelosia e con terrore; e la giovanil

fama d'Alarico era oppressa dal genio più potente del suo rivale.

Nacquero inevitabilmente delle dispute intorno a' confini de' contigui

loro Stati; e dopo gl'indugi d'una infruttuosa negoziazione, si propose

ed accettò un personal congresso de' due Re. Quest'abboccamento di

Clodoveo e d'Alarico si fece in una piccola isola della Loira, vicina ad

Amboise. Si abbracciarono essi, conversarono famigliarmente, mangiarono

insieme, e si separarono con le più calde proteste di pace e d'amore

fraterno. Ma l'apparente loro amicizia nascondeva un oscuro sospetto di

perfidi ed ostili disegni; e le lor mutue querele sollecitarono, elusero

ed impedirono una finale composizione. Clodoveo in un'assemblea di

Principi e di guerrieri, tenuta a Parigi, ch'ei risguardava già come la

sua sede, dichiarò il pretesto ed il motivo di una guerra Gotica. «Mi

dispiace, disse, di vedere che gli Arriani tuttavia posseggano la più

bella parte della Gallia. Marciamo contro di loro, coll'aiuto di Dio; e

vinti gli eretici, possederemo, e ci divideremo le fertili loro

Province[186].» I Franchi, eccitati dall'ereditario valore, e dal

recente zelo, applaudirono al generoso disegno del loro Monarca;

espressero la lor risoluzione di conquistare, o di morire, poichè la

morte e la conquista sarebbero state ugualmente vantaggiose; e

solennemente protestarono, che non si sarebber rasi la barba,

finattantochè la vittoria non gli avesse assoluti da quell'inconveniente

voto. L'impresa fu promossa dalle pubbliche, o private esortazioni di

Clotilde. Rammentò essa al marito, con quanta efficacia le pie

fondazioni avrebber reso propizia la divinità, ed i servitori di essa:

ed il Cristiano eroe, scagliando la sua scure militare con abile e

robusto braccio. «Là, disse, nel luogo, dove caderà la mia

_Francesca_[187], edificherò una Chiesa in onore de' santi Apostoli».

Questa ostentata pietà confermò e giustificò l'attaccamento de'

Cattolici, co' quali aveva esso una segreta corrispondenza; e le devote

lor brame appoco appoco divennero una formidabil cospirazione. Il Popolo

d'Aquitania era eccitato dagl'indiscreti rimproveri de' tiranni Gotici,

che giustamente l'accusavano di preferire il dominio de' Franchi; e

Quinziano, Vescovo di Rodes[188], zelante loro aderente, predicava con

più forza nel suo esilio, che nella sua Diocesi. Alarico, ad oggetto di

resistere a questi nemici stranieri e domestici, ch'erano fortificati

dall'alleanza dei Borgognoni, raccolse le sue truppe molto più numerose

delle forze militari di Clodoveo. I Visigoti ripresero l'esercizio delle

armi, ch'essi avevano trascurato in una lunga lussuriosa pace[189]; uno

scelto corpo di valenti e robusti schiavi seguitarono i loro padroni nel

campo[190]; e le città della Gallia furon costrette a somministrare il

loro dubbioso e ripugnante aiuto. Teodorico, Re degli Ostrogoti, che

regnava in Italia, aveva cercato di mantener la tranquillità della

Gallia; ed assunse o affettò per tal motivo l'imparzial carattere di

mediatore. Ma l'accorto Monarca temeva il nascente Impero di Clodoveo, e

stabilmente impegnossi a sostenere la nazionale e religiosa causa de'

Goti.

[A. 507]

Gli accidentali, o artificiali prodigi, che adornarono la spedizione di

Clodoveo, furono accettati da un secolo superstizioso come una manifesta

dichiarazione del favor divino. Ei partì da Parigi; e siccome passò con

decente reverenza per tutta la sacra Diocesi di Tours, la sua ansietà lo

tentò di consultare l'urna di S. Martino, ch'era il santuario e

l'oracolo della Gallia. Fu ordinato a' suoi messaggi di notare le parole

del salmo, che si fosser cantate in quel preciso momento, nel quale essi

entravano in Chiesa. Quelle parole fortunatamente espressero il valore e

la vittoria de' campioni del Cielo, e facilmente se ne fece

l'applicazione al nuovo Giosuè, al nuovo Gedeone, che usciva a

combattere contro i nemici del Signore[191]. Orleans assicurò a' Franchi

un ponte sulla Loira; ma alla distanza di quaranta miglia da Poitiers,

fu arrestato il progresso loro da uno straordinario gonfiamento del

fiume Vigenna, o Vienna, mentre le opposte rive eran coperte

dall'accampamento de' Visigoti. La dilazione dev'esser sempre pericolosa

per i Barbari, che consumano il paese, per il quale marciano; e

quand'anche avesse Clodoveo avuto comodo e materiali, sarebbe stato

impossibile di costruire un ponte, o forzare il passaggio in faccia ad

un superiore nemico. Ma gli affezionati contadini, ch'erano impazienti

d'accogliere il loro liberatore, poteron facilmente mostrargli un passo

incognito, o non guardato; s'innalzò il merito della scoperta dall'utile

interposizione della frode, o della finzione; ed un bianco cervo di

singolar grandezza e beltà, comparve a guidare e ad animare la marcia

dell'armata cattolica. I consigli de' Visigoti furono irrisoluti e

distratti. Una folla d'impazienti guerrieri, che presumevano assai della

loro forza, e sdegnavano di fuggire avanti a' ladri della Germania,

eccitò Alarico a sostenere colle armi il nome ed il sangue del

conquistatore di Roma. Il consiglio dei Capitani più gravi lo stimolava

ad eludere il primo ardore de' Franchi; e ad aspettare, nelle Province

meridionali della Gallia, i veterani e vittoriosi Ostrogoti, che il Re

d'Italia gli aveva già mandato in soccorso. Si consumarono in oziose

deliberazioni i decisivi momenti; i Goti abbandonarono, forse con troppa

fretta, un posto vantaggioso, e perderono l'opportunità d'una sicura

ritirata per causa de' tardi e disordinati lor movimenti. Dopo che

Clodoveo ebbe passato il guado, che tuttavia si chiama del _cervo_, si

avanzò con arditi e veloci passi ad impedire la fuga del nemico. La

notturna sua marcia fu diretta da una lucida meteora, sospesa nell'aria

sopra la Cattedrale di Poitiers; e tal segnale, che poteva essersi

precedentemente concertato col successore ortodosso di S. Ilario, fu

paragonato alla colonna di fuoco, che guidò gl'Israeliti nel deserto.

Alla terza ora del giorno, circa dieci miglia di là da Poitiers,

Clodoveo sopraggiunse, ed immediatamente attaccò l'armata Gotica, la cui

disfatta era già preparata dal terrore e dalla confusione. Pure

nell'estremo loro pericolo si riunirono insieme: ed i bellicosi giovani,

che avevano altamente richiesto di combattere, non vollero sopravvivere

all'ignominia della fuga. I due Re s'incontrarono nella pugna: Alarico

cadde per mano del suo rivale; ed il vittorioso Franco fu salvato per la

buona tempra della sua corazza, e per il vigore del suo cavallo, dalle

lance di due disperati Goti, che furiosamente corsero contro di lui per

vendicare la morte del lor Sovrano. L'incerta espressione d'una montagna

di uccisi serve per indicare una crudele quantunque indefinita strage;

ma Gregorio ha diligentemente osservato, che Apollinare, figlio di

Sidonio, suo valoroso nazionale, perdè la vita alla testa de' nobili

dell'Alvergna. Forse questi sospetti Cattolici erano stati

maliziosamente esposti al cieco assalto del nemico; e forse l'influenza

della religione cedè all'attaccamento personale, od all'onor

militare[192].

[A. 507]

Tal è l'Impero della fortuna (se pure tuttavia possiam cuoprire la

nostra ignoranza con questo volgar vocabolo), che è quasi ugualmente

difficile il prevedere gli eventi della guerra, che lo spiegarne le

varie conseguenze. Una sanguinosa e compita vittoria non ha portato alle

volte, che il puro possesso del campo; ed alle volte la perdita di

diecimila uomini è stata capace, in un giorno, a distruggere l'opera di

più secoli. La decisiva battaglia di Poitiers fu seguita dalla conquista

dell'Aquitania. Alarico aveva lasciato dopo di se un figlio fanciullo,

un bastardo suo competitore, da' Nobili faziosi, ed un Popolo disleale;

e le restanti truppe de' Goti eran oppresse dalla generale

costernazione, o rivolte le une contro le altre nelle civili discordie.

Il vittorioso Re de' Franchi procedè senza dilazione all'assedio

d'Angolemme. Al suono delle sue trombe, le mura della città imitaron

l'esempio di quelle di Gerico, e ad un tratto caddero a terra: splendido

miracolo, che può ridursi alla supposizione, che qualche clerical

macchinista avesse segretamente scavato i fondamenti delle

fortificazioni[193]. A Bordò, che si era sottomessa senza resistenza,

Clodoveo stabilì i suoi quartieri d'inverno, e la prudente sua economia

trasferì da Tolosa il tesoro reale, ch'era depositato nella Capitale

della Monarchia. Il Conquistatore penetrò sino a' confini della

Spagna[194]; risarcì l'onore della Chiesa Cattolica; piantò in Aquitania

una colonia di Franchi[195]; e commesse a' suoi Luogotenenti la facile

impresa di soggiogare, o d'estirpare la Nazione de' Visigoti. Ma questi

erano protetti dal saggio e potente Monarca d'Italia. Finattantochè la

bilancia durò ad essere uguale, Teodorico aveva forse a bella posta

differito la marcia degli Ostrogoti; ma i loro valorosi sforzi

resisterono in seguito con successo all'ambizione di Clodoveo; e

l'esercito de' Franchi, e de' Borgognoni loro alleati, fu costretto a

levare l'assedio d'Arles con la perdita, per quanto fu detto, di

trentamila uomini. Queste vicende fecero inclinare il fiero spirito di

Clodoveo ad acconsentire ad un vantaggioso trattato di pace. Fu

rilasciato ai Visigoti il possesso della Settimania, piccolo tratto di

costa marittima dal Rodano ai Pirenei; ma l'ampia Provincia

dell'Aquitania, da quelle montagne fino alla Loira, fu indissolubilmente

unita al regno di Francia[196].

[A. 510]

Dopo il successo della Guerra Gotica, Clodoveo accettò gli onori del

Consolato Romano. L'Imperatore Anastasio ambì di dare al più potente

rivale di Teodorico il titolo e le insegne di quell'eminente dignità;

pure il nome di Clodoveo per qualche ignota causa non è stato inserito

ne' _Fasti_ nè dell'Oriente, nè dell'Occidente[197]. Nel giorno solenne,

il Monarca della Gallia, col diadema sul capo, fu investito nella Chiesa

di S. Martino, della tunica, e del manto di porpora. Di là si trasferì a

cavallo alla Cattedrale di Tours; e passando per le strade spargeva

profusamente con le proprie mani un donativo d'oro e d'argento alla

lieta moltitudine, che non cessava di ripeter le sue acclamazioni di

Console, e d'_Augusto_. L'autorità, che di fatto, o di diritto avea

Clodoveo, non poteva ricevere alcun nuovo aumento dalla dignità

consolare. Essa era un nome, un'ombra, una vana pompa; e se il

conquistatore avesse voluto pretendere le antiche prerogative di quel

sublime uffizio, sarebbero queste spirate dentro lo spazio dell'annua

durata di esso. Ma i Romani eran disposti a venerare nella persona del

loro Signore quell'antico titolo, che gl'Imperatori stessi

condiscendevano a prendere: il Barbaro medesimo pareva, che contraesse

una sacra obbligazione di rispettare la maestà della Repubblica; ed i

successori di Teodosio, col cercarne l'amicizia, tacitamente

dimenticavano, e quasi ratificavano l'usurpazione della Gallia.

[A. 536]

Venticinque anni dopo la morte di Clodoveo venne dichiarata finalmente

quest'importante concessione in un trattato fra' suoi figli, e

l'Imperador Giustiniano. Gli Ostrogoti d'Italia, incapaci a difendere i

loro distanti acquisti, avevan ceduto a' Franchi la città d'Arles,

tuttavia decorata della sede d'un Prefetto del Pretorio, e di Marsilia,

arricchita da' vantaggi del commercio, e della navigazione[198]. Fu

confermata questa cessione dall'autorità Imperiale; e Giustiniano,

generosamente cedendo a' Franchi la sovranità de' paesi di là dalle

Alpi, che già possedevano, assolvè i Provinciali dall'obbligo di

fedeltà; e stabilì sopra un più legittimo, sebbene non più solido,

fondamento il trono de Merovingi[199]. Da quel tempo in poi essi

goderono il diritto di celebrare in Arles i giuochi Circensi: e per un

singolar privilegio, ch'era negato fino al Monarca Persiano, la Moneta

d'oro, coniata col nome, e l'immagine loro, ebbe un libero corso

nell'Impero[200]. Un Istorico Greco di quel tempo ha lodato le private e

pubbliche virtù de' Franchi con un parziale entusiasmo, che non si può

sufficientemente giustificare coi loro annali domestici[201]. Ei celebra

la gentilezza ed urbanità, il regolare governo, e l'ortodossa religione

di essi; ed arditamente asserisce, che questi Barbari non si potevan

distinguere da' sudditi di Roma, che per l'abito ed il linguaggio loro.

Forse i Franchi spiegavano già quella socievol disposizione, e vivace

grazia, che in ogni tempo ha mascherato i loro vizi, ed alle volte

nascosto l'intrinseco loro merito. Forse Agatia ed i Greci, furono

abbagliati dal rapido progresso delle loro armi, e dallo splendore del

loro impero. Dopo la conquista della Borgogna, la Gallia, in tutta la

sua estensione, a riserva della Gotica Provincia di Settimania, era

soggetta a' figli di Clodoveo. Esse avevano estinto il regno Germanico

della Turingia, ed il vago loro dominio penetrava di là dal Reno nel

cuore delle native loro foreste. Gli Alemanni ed i Bavari, che avevan

occupato le Romane Province della Rezia e del Norico, al mezzo giorno

del Danubio, si riconoscevano umili vassalli de' Franchi; ed il debole

ritegno delle Alpi, era incapace di resistere alla loro ambizione.

Quando l'ultimo de' figli di Clodoveo, che sopravvisse agli altri, nella

sua persona riunì l'eredità e le conquiste de' Merovingi, s'estendeva il

suo regno molto al di là de' confini della moderna Francia. Pure questa,

tal è stato il progresso delle arti e della politica, di gran lunga

sorpassa in ricchezza, popolazione e potenza gli spaziosi, ma selvaggi

reami di Clotario, o di Dagoberto[202].

I Franchi o Francesi son l'unico Popolo d'Europa, che possa dimostrare

una continua successione dai conquistatori dell'Impero occidentale. Ma

la loro conquista della Gallia fu seguita da dieci secoli d'anarchia e

d'ignoranza. Quando risorsero le lettere, gli studiosi, che si eran

formati nelle scuole di Atene e di Roma, sdegnarono i Barbari loro

maggiori; e passò un lungo tratto di tempo avanti che la paziente fatica

potesse preparare i materiali necessari, per soddisfare, o piuttosto

eccitare, la curiosità de' tempi più illuminati[203]. Finalmente

l'occhio della critica e della Filosofia si rivolse alle antichità di

Francia; ma anche i Filosofi sono attaccati dal contagio del

pregiudizio, e della passione. I sistemi più disperati, ed esclusivi

della personal servitù de' Galli, o della volontaria loro ed uguale

alleanza co' Franchi, si sono audacemente immaginati, ed ostinatamente

difesi: e gl'intemperanti disputatori si sono vicendevolmente accusati

di cospirare contro le prerogative della corona, contra la dignità de'

Nobili, o la libertà del Popolo. Pure l'aspro conflitto ha esercitato

ultimamente le armi nemiche dell'erudizione e dell'ingegno, ed ogni

antagonista, ora vincitore ora vinto, ha estirpato qualche antico

errore, e stabilito qualche verità interessante. Un imparziale

straniero, istruito dalle scoperte, dalle dispute, ed anche dagli errori

loro, può descrivere, con gli stessi autentici materiali, lo stato de'

provinciali Romani, dopo che la Gallia fu sottomessa alle armi, ed alle

Leggi de' Re Merovingici[204].

La più rozza e servil condizione della società umana è sempre diretta da

regole fisse e generali. Quando Tacito osservò la primitiva semplicità

de' Germani, scuoprì alcune massime costanti, o costumanze di vita

pubblica e privata, che si conservarono da una fedel tradizione fino

all'introduzione dell'arte di scrivere, e della lingua Latina[205].

Prima dell'elezione dei Re Merovingici, la più potente tribù, o nazione

de' Franchi deputò quattro venerabili Capitani a comporre le leggi

_Saliche_[206]; ed il loro lavoro fu esaminato, ed approvato in tre

successive adunanze dal Popolo. Clodoveo dopo il suo Battesimo, ne

riformò vari articoli, che sembravano incompatibili col Cristianesimo:

il Gius Salico fu di nuovo emendato da' suoi figli; e finalmente sotto

il Regno di Dagoberto fu rivisto e promulgato il Codice medesimo

nell'attuale sua forma, cento anni dopo lo stabilimento della Monarchia

Francese. Dentro l'istesso periodo di tempo, furon trascritti e

pubblicati gli usi de' _Ripuari_; e Carlo Magno medesimo, legislatore

del suo secolo, e del suo paese, aveva diligentemente studiate i due

corpi di leggi nazionali, che tuttavia si osservavan da' Franchi[207].

La stessa cura si estese anche a' loro vassalli, e furon diligentemente

compilati e ratificati dalla suprema autorità de' Re Merovingici i rozzi

istituti degli Alemanni e de' Bavari. I Visigoti ed i Borgognoni, le

conquiste de' quali nella Gallia precederono quelle de' Franchi,

dimostrarono meno impazienza a procurarsi uno de' principali vantaggi

della società incivilita. Enrico fu il primo de' Principi Goti, che pose

in iscritto le usanze ed i costumi del suo Popolo; e la composizione

delle Leggi Borgognone fu un effetto di politica, piuttosto che di

giustizia, per sollevare il giogo e riguadagnar l'affezione de' Gallici

loro sudditi[208]. Così, per una singolare combinazione, i Germani

formarono le semplici loro istituzioni in un tempo, in cui si condusse

all'ultima sua perfezione l'elaborato sistema della Giurisprudenza

Romana. Possiamo confrontare nelle Leggi Saliche, e nelle Pandette di

Giustiniano, i primi rudimenti e la piena maturità del sapore civile; e

per quanto possiamo esser prevenuti in favore de' Barbari, le nostre più

tranquille riflessioni attribuiranno a' Romani i superiori vantaggi, non

solo della scienza e della ragione, ma anche dell'umanità e della

giustizia. Pure le leggi de' Barbari erano adattate a' bisogni e

desiderj, alle occupazioni ed alla capacità loro; e tutte contribuivano

a conservar la pace, ed a promuovere i vantaggi della società, per uso

della quale in principio erano state fatte. I Merovingi, in cambio

d'imporre una regola uniforme di condotta a' diversi lor sudditi,

permisero ad ogni Popolo, e ad ogni famiglia del loro Impero di usare

liberamente le domestiche loro costituzioni[209]; nè i Romani furono

esclusi da' comuni vantaggi di questa civil tolleranza[210]. I figli

abbracciavan la legge de' loro padri, la moglie quella del marito, il

liberto quella del padrone; ed in tutte le cause, nelle quali fossero di

varia nazione le parti, l'attore o l'accusatore era tenuto a seguitare

il foro del reo, che può sempre avere una giudicial presunzione di

diritto o d'innocenza. Si concedeva una maggior libertà, se uno alla

presenza del Giudice, dichiarava la legge, secondo la quale voleva

vivere, e la nazional società, a cui desiderava d'appartenere. Tale

indulgenza doveva abolire le parziali distinzioni della vittoria; ed i

provinciali Romani potevano pazientemente soffrire gl'incomodi della lor

condizione, giacché da loro stessi dipendeva di godere il privilegio di

liberi e bellicosi Barbari[211], se ne volevano assumere il carattere.

Quando la giustizia esige inesorabilmente la morte dell'omicida, ogni

privato cittadino viene confortato dalla sicurezza, che le Leggi, i

Magistrati, e tutta la società vegliano alla personal sua salute. Ma

nella disfrenata società de' Germani la vendetta fu sempre onorevole, e

spesso meritoria: l'indipendente guerriero puniva, o vendicava con le

proprie mani le ingiurie, ch'egli aveva fatte, o ricevute: e non dovea

temere, che il risentimento de' figli, e de' congiunti del nemico,

ch'egli aveva sacrificato alle proprie passioni. Il Magistrato,

consapevole della sua debolezza, s'interponeva non per punire, ma per

riconciliare; ed era ben soddisfatto se poteva persuadere, o

costringere, le parti contendenti a pagare, o ad accettare la moderata

tassa, ch'era stata fissata come prezzo del sangue[212]. Il feroce

spirito de' Franchi si sarebbe opposto ad una più rigorosa sentenza; la

stessa fierezza deprezzava quest'inefficaci ritegni; e quando i semplici

loro costumi furon corrotti dalla ricchezza della Gallia, era

continuamente violata la pubblica pace da atti di repentini, o

deliberati delitti. In ogni giusto Governo, s'infligge o almeno s'impone

la medesima pena per l'uccisione d'un Villano o d'un Principe. Ma la

nazional disuguaglianza, stabilita da' Franchi ne' loro processi

criminali, fu l'ultimo insulto, ed abuso della conquista[213]. Ne'

tranquilli momenti della Legislazione, solennemente pronunziarono, che

la vita d'un Romano fosse di minor valore di quella d'un Barbaro.

L'_Antrustione_[214], vocabolo ch'esprimeva la più illustre nascita o

dignità fra i Franchi, era valutato la somma di seicento monete d'oro,

mentre il nobile Provinciale, ch'era ammesso alla tavola del Re, poteva

esser ucciso legalmente con la spesa di trecento monete. Dugento si

stimarono sufficienti per un Franco di condizione ordinaria; ma i Romani

più bassi erano esposti al disonore, ed al pericolo, mediante una tenue

compensazione di cento, o anche di cinquanta monete d'oro. Se queste

leggi si fossero regolate con qualche principio d'equità o di ragione,

la pubblica difesa avrebbe dovuto supplire in giusta proporzione alla

mancanza di forza personale. Ma il Legislatore avea pesato nella

bilancia, non della giustizia, ma della politica, la perdita d'un

soldato e quella d'uno schiavo: la testa d'un insolente rapace Barbaro

era guardata da una grave tassa; e si dava il più tenue aiuto a' sudditi

più deboli. Il tempo appoco appoco abbattè l'orgoglio de' conquistatori,

e la pazienza de' vinti; ed il più audace cittadino apprese per

esperienza, ch'ei poteva soffrire più ingiurie di quelle, che potesse

farne. A misura che i costumi dei Franchi divenner meno feroci, le lor

leggi si renderono meno severe; ed i Re Merovingici tentarono di imitare

l'imparzial rigore de' Visigoti, e de' Borgognoni[215]. Sotto l'impero

di Carlo Magno, l'omicidio era generalmente punito con la morte; e l'uso

delle pene capitali si è abbondantemente moltiplicato nella

Giurisprudenza della moderna Europa[216].

Le professioni civili e militari, ch'erano state separate da Costantino,

furono di nuovo unite insieme da' Barbari. Il duro suono de' nomi

Teutonici fu addolcito riducendoli a' titoli latini di Duca, di Conte, o

di Prefetto, ed il medesimo Ufiziale prese nel suo distretto il comando

delle truppe, e l'amministrazione della giustizia[217]. Ma il fiero ed

inculto Capitano rade volte era capace di soddisfare a' doveri di

Giudice, che richiedono tutte le facoltà d'una mente filosofica,

laboriosamente coltivata dall'esperienza e dallo studio; e la sua rozza

ignoranza fu costretta ad abbracciare alcuni semplici, e visibili metodi

di assicurar la causa della giustizia. In ogni religione si è invocata

la Divinità per confermare la verità, o per punire la falsità della

testimonianza umana; ma questo potente istrumento fu male applicato

dalla semplicità de' Germani Legislatori, o se ne abusarono. La parte

accusata poteva giustificare la sua innocenza, producendo al Tribunale

un numero di amichevoli testimoni, che solennemente dichiaravano la loro

credenza o sicurezza, ch'esso non fosse colpevole. Secondo il peso

dell'accusa moltiplicavasi questo numero legale di _Compurgatori_; per

assolvere un incendiario, o un assassino, si richiedevano settantadue

persone; e quando era sospetta la castità d'una Regina di Francia,

trecento valorosi Nobili giuravano senza esitare, che il nato Principe

era stato realmente generato dal defunto di lei marito[218]. Il delitto,

e lo scandalo di manifesti e frequenti spergiuri indussero i Magistrati

a rimovere tali pericolose tentazioni; ed a supplire a' difetti della

testimonianza umana per mezzo de' famosi sperimenti del fuoco e

dell'acqua. Tali straordinarie prove furono sì capricciosamente

immaginate, che in alcuni casi il delitto, ed in altri l'innocenza, non

potea provarsi senza l'interposizione d'un miracolo. Facilmente, si

procuravan questi miracoli dalla frode, e dalla credulità; le cause più

intricate si decidevano con questo _facile ed infallibile_ metodo; ed i

turbolenti Barbari, che avrebbero sdegnato la sentenza del Magistrato,

umilmente si sottomettevano al giudizio di Dio[219].

Ma le prove per via di duello, appoco appoco, ebbero il maggior credito

ed autorità presso un Popolo guerriero, che non potea credere che un

uomo valoroso meritasse di soffrire, o un vigliacco di vivere[220]. Sì

ne' processi civili, che ne' criminali, l'attore o l'accusatore, il reo,

o anche il testimone, erano esposti alla mortal disfida per parte

dell'avversario, che mancava di prove legali; e dovevano, o abbandonar

la causa, o pubblicamente sostenere il proprio onore nel campo di

battaglia. Combattevano essi, o a piedi o a cavallo, secondo l'uso della

loro nazione[221]; e la decisione della spada, o della lancia veniva

ratificata dalla sanzione del Cielo, del Giudice, e del Popolo. Questa

legge sanguinaria fu introdotta nella Gallia dai Borgognoni; e

Gundobaldo[222] loro Legislatore condiscese a rispondere in tal modo

alle querele ed obbiezioni d'Avito, suo suddito. «Non è egli vero, disse

il Re di Borgogna al Vescovo, che l'evento delle guerre delle Nazioni o

de' combattimenti privati è diretto dal giudizio di Dio; e che la sua

Provvidenza aggiudica la vittoria a chi ha la causa più giusta?» Per

mezzo di tali argomenti, che in quel tempo prevalsero, l'assurda e

crudel pratica de' duelli giudiciali, ch'era stata propria di alcune

Tribù di Germania, fu propagata e stabilita in tutte le monarchie

dell'Europa, dalla Sicilia fino al Baltico. Al termine di dieci secoli,

il regno della violenza legale non era totalmente estinto, e sembra, che

le censure inefficaci de' Santi, de' Papi, e de' Sinodi provino solo,

che la forza della superstizione s'indebolisce quando, contro la sua

natura, fa lega colla ragione, e coll'umanità. I tribunali eran

macchiati col sangue forse di innocenti e rispettabili cittadini; la

legge, che ora favorisce il ricco, allora cedeva al forte; ed il

vecchio, il debole, l'infermo eran condannati o a rinunziare a' loro più

be' diritti e possessi, o a sostenere i pericoli d'un disuguale

combattimento[223], o ad affidarsi al dubbioso aiuto d'un campion

mercenario. Questa oppressiva Giurisprudenza regolava i Provinciali

della Gallia, che si querelavano di qualche ingiuria fatta loro nelle

persone, o ne' beni. Per quanto fosse grande la forza o il coraggio

degli individui, i vittoriosi Barbari erano al di sopra nell'amore, e

nell'esercizio delle armi; ed il vinto Romano era ingiustamente citato a

ripetere nella propria persona la sanguinosa contesa, che già era stata

decisa contra la sua patria[224].

Un esercito divoratore di centoventimila Germani anticamente aveva

passato il Reno sotto il comando d'Ariovisto. Fu appropriata loro la

terza parte delle fertili terre de' Sequani; ed il Conquistatore ben

tosto ripetè le sue oppressive domande d'un'altra terza parte per uso

d'una nuova colonia di ventimila Barbari, ch'egli aveva invitato a

partecipare della ricca messe della Gallia[225]. Alla distanza di

cinquecento anni, i Visigoti, ed i Borgognoni, che vendicarono la

disfatta d'Ariovisto, usurparono la stessa disugual proporzione _de' due

terzi_ delle terre soggette. Ma questa distribuzione, invece

d'estendersi a tutta la Provincia, può ragionevolmente limitarsi a'

particolari distretti, ne' quali si era stabilito il Popolo vittorioso

per propria elezione, o per la politica del suo Capitano. In questi

distretti ogni Barbaro era legato con qualche provinciale Romano da'

vincoli dell'ospitalità. Il proprietario era costretto di cedere a

quest'ospite non gradito due terzi del suo patrimonio. Ma il Germano

pastore, o cacciatore, si sarà talvolta contentato d'uno spazioso tratto

di selva, o di pastura, rilasciando la più piccola, quantunque più

valutabile parte, al travaglio dell'industrioso Agricoltore[226]. La

mancanza di antiche ed autentiche testimonianze ha favorito l'opinione,

che la rapina de' _Franchi_ non fosse moderata, o coperta dalle

formalità d'una legal divisione; che questi si fosser dispersi nelle

Province della Gallia senza ordine o ritegno veruno; e che ogni

vittorioso ladro, secondo i suoi bisogni, la sua avarizia, e la sua

forza, misurasse con la spada l'estensione del nuovo suo patrimonio. I

Barbari, che si trovavano in distanza dal lor Sovrano, saranno forse

stati tentati ad esercitare tali arbitrarie depredazioni; ma la stabile

ed artificiosa politica di Clodoveo doveva frenare uno spirito

licenzioso, che avrebbe aggravato la miseria del vinto, nel tempo che

corrompeva l'unione, e la disciplina de' conquistatori. Il memorabile

vaso di Soissons è un monumento, ed una prova della regolar

distribuzione delle spoglie Galliche. Era dovere, ed interesse di

Clodoveo il provvedere di premj una armata vittoriosa, e di stabilimenti

un numeroso Popolo, senza però cagionare de' dispiaceri, e delle

ingiurie superflue a' suoi leali Cattolici della Gallia. L'ampio fondo,

ch'ei poteva legittimamente acquistare dall'Imperial patrimonio, i

terreni vacanti, e le Gotiche usurpazioni, dovevan diminuire la crudele

necessità dell'invasione e della confisca; e gli umili Provinciali

dovevano più pazientemente piegarsi all'uguale e regolar distribuzione

della loro perdita[227].

La ricchezza de' Principi Merovingi consisteva nell'esteso lor

patrimonio. Dopo la conquista della Gallia, tuttavia si dilettavano

della rustica semplicità dei loro maggiori: le città furono abbandonate

alla solitudine, ed alla decadenza; e le monete, le carte, ed i sinodi

loro, portano sempre i nomi delle ville o dei palazzi rurali, ne' quali

successivamente risederono. Erano sparsi per le Province del loro regno

centosessanta di questi palazzi, titolo che non dev'eccitare alcuna

inopportuna idea d'arte, o di lusso, e se alcuni di essi potevano

pretender l'onore di Fortezze, la massima parte non debbono stimarsi,

che utili fattorie. L'abitazione de' chiomati Re era circondata da

comode corti, e da stalle pel bestiame, e pei polli; il giardino

conteneva degli utili vegetabili; si esercitavano da mani servili per

vantaggio del Sovrano le varie specie di commercio, i lavori

dell'agricoltura, ed anche le arti della caccia, e della pesca: i suoi

magazzini erano pieni di grano, e di vino o per vendersi o per il

consumo, e tutta l'amministrazione si regolava con le più strette

massime della privata economia[228]. Quest'ampio patrimonio fu destinato

a sostenere l'estesa ospitalità di Clodoveo, e de' suoi successori; ed a

premiare la fedeltà de' bravi loro compagni, che tanto in pace, che in

guerra erano addetti al loro personal servizio. In vece d'un cavallo o

di una continua armatura, ogni compagno, secondo il proprio grado,

merito o favore, era investito d'un Benefizio: nome primitivo, e più

semplice modello delle possessioni feudali. Tali doni potevan

riprendersi a piacimento del Sovrano; e la debole sua prerogativa traeva

qualche vantaggio dall'influenza della sua liberalità. Ma questo

dipendente possesso, fu appoco appoco, abolito[229] dagl'indipendenti, e

rapaci nobili della Francia, che formarono un perpetuo patrimonio, ed

un'ereditaria successione de' lor Benefizi: rivoluzione salutare per li

terreni che erano stati danneggiati, o negletti da' loro precari

signori[230]. Oltre questi beni reali e beneficiari, nella divisione

della Gallia era stata assegnata loro una gran porzione di terre

Allodiali e Saliche: queste erano esenti dal tributo, e le terre Saliche

si dividevano ugualmente fra i discendenti maschi de' Franchi[231].

Nelle sanguinose discordie, e nella tacita decadenza della stirpe

Merovingica, si formò nelle Province una nuova specie di tiranni, che

sotto la denominazione di seniori o Signori usurparono un diritto di

governare, ed una licenza d'opprimere i sudditi de' particolari lor

territori. La loro ambizione poteva tenersi a freno bensì dall'ostile

resistenza d'un uguale; ma le leggi s'estinsero; ed i sacrileghi

Barbari, che ardivano di provocar la vendetta d'un santo, o d'un

vescovo[232], rade volte rispettavano i termini d'un profano e debol

vicino. I comuni o pubblici diritti naturali, quali si erano sempre

mantenuti dalla Romana Giurisprudenza[233], furono rigorosamente

limitati da' Germani conquistatori, il divertimento, o piuttosto la

passione dei quali era l'esercizio della caccia. L'esteso dominio, che

l'Uomo ha preso su' selvaggi abitatori della terra, dell'aria e

dell'acqua, fu ristretto ad alcuni fortunati individui della specie

umana. La Gallia fu di nuovo coperta di boschi; e gli animali, riservati

all'uso o al piacere del Signore, potevan devastare impunemente le

campagne degl'industriosi vassalli. La caccia era il sacro privilegio

de' Nobili, e de' famigliari loro servi. I trasgressori plebei erano

gastigati per legge con verghe, e con la carcere[234]; ed in un secolo

che ammetteva una tenue composizione per la vita d'un cittadino, era un

delitto capitale il distruggere un cervo, o un toro salvatico dentro i

recinti delle foreste reali[235].

Secondo le massime della guerra antica, il vincitore diveniva Signore

del nemico, ch'egli avea soggiogato e conservato in vita[236]: e la

lucrosa causa della servitù personale, ch'era stata quasi soppressa

dalla pacifica sovranità di Roma, si fece di nuovo risorgere e si

moltiplicò dalle perpetue ostilità degl'indipendenti Barbari. Il Goto,

il Borgognone o il Franco, che tornava da una spedizione di buon

successo, si traeva dietro una lunga serie di pecore, di bovi e di

schiavi umani, ch'esso trattava col medesimo brutal disprezzo. I giovani

d'un'elegante figura, e di buono aspetto erano messi a parte per il

servizio domestico: situazione dubbiosa, che gli esponeva

alternativamente al favorevole o crudele impulso delle passioni. Gli

artefici e servi utili (come i fabbri, i legnaiuoli, i sarti, i

calzolai, i cuochi, i giardinieri, i tintori, gli orefici, ed argentieri

ec.) impiegavano la loro abilità per uso e vantaggio de' loro padroni.

Ma gli schiavi Romani, che eran privi d'arte e capaci di fatica, venivan

condannati, senza riguardo alla prima lor condizione, a guardare il

bestiame, ed a coltivar le terre de' Barbari. Il numero degli schiavi

ereditari ch'erano attaccati a' patrimoni Gallici, veniva continuamente

accresciuto da nuove reclute; ed il servil Popolo, secondo la situazione

ed il carattere de' padroni, talora veniva sollevato mercè di una

precaria indulgenza; e più frequentemente depresso da un capriccioso

dispotismo[237]. Si esercitava da questi padroni un assoluto potere di

vita e di morte sopra di loro; e quando maritavan le proprie figlie, si

mandava, come un dono nuziale in un lontano paese[238], una quantità di

servi utili, incatenati su' carri per impedirne la fuga. La maestà delle

Leggi Romane difendeva la libertà d'ogni cittadino contro i temerari

effetti della propria sua miseria, o disperazione. Ma i sudditi de Re

Merovingi potevano alienare la loro libertà personale; e questo atto di

legal suicidio, che frequentemente si praticava, vien espresso con

termini i più vergognosi, ed umilianti per la dignità della natura

umana[239]. L'esempio del povero che comprava la sua vita col sacrifizio

di tutto ciò, che può render la vita stessa desiderabile, fu appoco

appoco imitato dal debole, e dal devoto che, in tempi di pubbliche

turbolenze, vilmente correva in folla a ripararsi sotto il baloardo d'un

potente Capo, ed intorno alle reliquie d'un santo popolare. Si accettava

la lor sommissione da questi temporali o spirituali padroni; ed il

precipitoso atto irreparabilmente fissava la lor condizione, e quella

dell'ultima loro posterità. Dal regno di Clodoveo, per cinque secoli

successivi, le leggi, ed i costumi de' Galli furono uniformemente

diretti a promuovere l'accrescimento, ed a confermar la durata della

personal servitù. Il tempo, e la violenza quasi cancellarono i gradi

intermedi della società; e lasciarono un oscuro, ed angusto intervallo

fra il nobile e lo schiavo. Quest'arbitraria e recente divisione si è

trasformata dall'orgoglio e dal pregiudizio in una distinzion

_nazionale_, universalmente stabilita dalle armi e dalle leggi de'

Merovingi. I Nobili, che vantavano la genuina o favolosa lor discendenza

dagl'indipendenti, e vittoriosi Franchi, hanno sostenuto l'inalienabil

diritto di conquista, e ne hanno abusato sopra un'avvilita folla di

schiavi e plebei, a' quali attribuivano l'immaginaria disgrazia d'una

estrazione Gallica o Romana.

Lo stato generale e le rivoluzioni della Francia, nome imposto a quel

regno da' conquistatori, può illustrarsi coll'esempio particolare d'una

Provincia, di una diocesi e d'una Famiglia Senatoria. L'Alvergna in

antico aveva conservato una giusta superiorità fra gli Stati, e le città

indipendenti, della Gallia. I bravi e numerosi abitatori di essa

mostravano un trofeo singolare, cioè la spada che Cesare stesso avea

perduto quando fu rispinto dalle mura di Gergovia[240]. Risguardandosi

essi come discendenti comuni di Troia, vantavano una fraterna

connessione co' Romani[241]: e se ogni Provincia avesse imitato il

coraggio e la fedeltà dell'Alvergna, si sarebbe potuto impedire, o

differir la caduta dell'Occidentale Impero. Mantennero costantemente la

fedeltà, che avevano con ripugnanza giurata a' Visigoti; ma quando i

loro più valorosi nobili restarono uccisi nella battaglia di Poitiers,

accettarono senza resistenza un vittorioso e cattolico Sovrano. Si

compì, e si possedè questa facile e pregevol conquista da Teodorico,

figlio maggiore di Clodoveo: ma era separata da' suoi Stati d'Austrasia

quella distante Provincia, per l'interposizione de' regni di Soissons,

di Parigi e d'Orleans che dopo la morte del padre formarono l'eredità

de' suoi tre fratelli. Childeberto, Re di Parigi, fu tentato dalla

vicinanza e dalla beltà dell'Alvergna[242]. La campagna superiore, che

s'innalza verso il mezzodì nelle montagne di Cevennes, presentava un

ricco e vario prospetto di boschi e di pasture; i lati de' colli eran

vestiti di viti; ed ogni eminenza era coronata da una villa o da un

castello. Nell'Alvergna inferiore, il fiume Allier scorre per la bella e

spaziosa pianura di Limagna; e l'inesausta fertilità del suolo

somministrava, e tuttavia somministra, senz'alcuno intervallo di riposo,

la costante ripetizione delle stesse raccolte[243]. Sulla falsa notizia,

che il legittimo loro Sovrano fosse stato ucciso in Germania, si rese la

città e diocesi d'Alvergna dal nipote di Sidonio Apollinare. Childeberto

godè di questa clandestina vittoria; ed i sudditi liberi di Teodorico

minacciarono d'abbandonare le sue bandiere, se si lasciava trasportare

dal suo sdegno privato, mentre la nazione era impegnata nella guerra di

Borgogna. Ma i Franchi d'Austrasia tosto cederono alla persuasiva

eloquenza del loro Re. «Seguitemi,» disse Teodorico, «nell'Alvergna; io

vi condurrò in una Provincia, dove potrete acquistare dell'oro,

dell'argento, degli schiavi, del bestiame e de' mobili preziosi in

quell'abbondanza, che potete desiderare. Io vi confermo la mia promessa:

vi do in preda il Popolo e la sua ricchezza; e voi potrete a vostro

piacere trasportar tutto nel vostro paese.» Mediante l'esecuzione di

questa promessa, Teodorico perdè giustamente la fedeltà d'un Popolo

ch'ei condannò alla distruzione. Le sue truppe, rinforzate da' più

feroci Barbari della Germania[244], sparsero la desolazione sulla

fruttifera faccia dell'Alvergna; e solo due Piazze, un forte castello,

ed un santuario furon salvati o redenti dal licenzioso loro furore. La

Fortezza di Meroliac[245] era posta sopra un'alta rupe, che s'innalzava

cento piedi sulla superficie del piano; ed erano incluse dentro il

ricinto delle sue fortificazioni, una gran conserva d'acqua fresca, ed

alcune terre coltivabili. I Franchi risguardavano con invidia e

disperazione quella insuperabil Fortezza: ma sorpresero una truppa di

cinquanta soldati dispersi, e siccome erano oppressi dal numero de' loro

schiavi, fissarono l'alternativa della vita ad un piccolo prezzo, o

della morte per queste miserabili vittime, che i crudeli Barbari eran

pronti a scannare, se la guarnigione ricusava di rendersi. Un altro

distaccamento penetrò fino a Brivas o Brioude, dove gli abitanti si

erano rifuggiti co' loro mobili di più valore nel Santuario di S.

Giuliano. Le porte della Chiesa resisterono all'assalto; ma un audace

soldato v'entrò per una finestra del Coro, ed aprì il passo a' suoi

compagni. Si strapparono crudelmente dall'altare il Clero ed il Popolo,

le spoglie sacre e le profane; e si fece la sacrilega divisione ad una

piccola distanza dalla città di Brioude. Ma quest'atto d'empietà fu

severamente punito dal devoto figlio di Clodoveo. Ei gastigò con la

morte i delinquenti più atroci; rilasciò i segreti lor complici alla

vendetta di S. Giuliano; liberò gli schiavi; restituì la preda; ed

estese i diritti del santuario a cinque miglia in giro intorno al

sepolcro del santo Martire[246].

Prima che l'armata d'Austrasia si ritirasse dall'Alvergna, Teodorico

volle qualche sicurezza della futura fedeltà d'un Popolo, il giusto odio

del quale non poteva frenarsi, che dal timore. Fu data in mano del

Conquistatore una scelta truppa di nobili giovani, figli de' principali

Senatori, come ostaggi della fede di Childeberto e de' suoi Nazionali.

Al primo rumore di guerra o di cospirazione quest'innocenti giovani

furono ridotti ad uno stato di servitù; ed uno di loro, chiamato

Attalo[247], le avventure del quale sono più particolarmente riferite,

custodiva i cavalli del suo padrone nella Diocesi di Treveri. Dopo una

penosa ricerca, fu egli trovato in quell'indegna occupazione da quelli

che aveva mandato il suo avo Gregorio, Vescovo di Langres; ma le lor

offerte di riscatto vennero duramente rigettate dall'avarizia del

Barbaro, che esigeva un'esorbitante somma di dieci libbre d'oro per la

libertà del nobile suo schiavo. Si effettuò la sua liberazione, mediante

l'arrischioso stratagemma di Leone, schiavo attenente alle cucine del

Vescovo di Langres[248]. Un incognito agente facilmente l'introdusse

nell'istessa Famiglia. Il Barbaro comprò Leone per il prezzo di dodici

monete d'oro; ed ebbe piacere d'intendere, ch'egli s'era molto abilitato

nel lusso d'una tavola Episcopale: «Domenica prossima,» disse il Franco,

«inviterò i miei vicini e parenti. Impiega tutta la tua arte, e

costringili a confessare, ch'essi non hanno mai veduto, nè gustato un

pranzo simile neppure in casa del Re». Leone l'assicurò, che se egli

avesse provveduto una sufficiente quantità di polli, sarebbero stati

soddisfatti i suoi desiderj. Il padrone, che già aspirava al merito

d'una elegante ospitalità, si prese come sua la lode che i voraci

commensali concordemente diedero al suo cuoco; ed il destro Leone

insensibilmente acquistò la confidenza, ed il maneggio della famiglia.

Dopo aver pazientemente aspettato un intiero anno, ei disse cautamente

ad Attalo il suo disegno, e l'esortò a prepararsi alla fuga nella

seguente notte. Le intemperanti persone, convitate a cena, uscirono

quella sera a mezza notte da tavola; ed il genero del Franco, che Leone

servì al suo appartamento con una bevanda notturna, andava scherzando

sulla facilità, con cui poteva esso tradire la sua fede. L'intrepido

schiavo, dopo aver sostenuta questa pericolosa celia, entrò nella camera

del suo padrone; ne tolse la lancia e lo scudo; trasse tacitamente i più

veloci cavalli dalla stalla; aprì le pesanti porte, ed eccitò Attalo a

salvare con pronta diligenza la propria vita e libertà. I loro timori

gli mossero a lasciare i cavalli sulle rive della Mosa[249]; passarono

il fiume a nuoto, andaron vagando tre giorni per la vicina foresta; e

sussisterono solo per l'accidentale scoperta che fecero d'un susino

salvatico. Mentre stavan nascosti in un oscuro bosco, udiron lo strepito

de' cavalli; furono spaventati dal truce aspetto del loro padrone; e con

orrore sentirono la sua dichiarazione, che se poteva prendere i rei

fuggitivi, voleva tagliarne uno a pezzi con la sua spada, ed espor

l'altro sopra un patibolo. Finalmente Attalo, ed il fedel suo Leone

giunsero all'amica abitazione d'un Prete di Reims, che ristorò le loro

mancanti forze con pane e vino, gli celò alle ricerche del loro nemico e

gli condusse salvi, fuori de' confini dal Regno d'Austrasia, al palazzo

episcopale di Langros. Gregorio abbracciò il suo nipote con lacrime di

allegrezza; liberò con gratitudine Leone, e tutta la sua famiglia, dal

giogo della servitù, e gli concesse la proprietà d'una possessione, dove

potè finire i suoi giorni felicemente, ed in libertà. Questa singolare

avventura notata con tante circostanze di verità e di natura fu

raccontata forse da Attalo stesso al suo cugino o nipote, primo Istorico

dei Franchi. Gregorio di Tours[250] era nato circa sessant'anni dopo la

morte di Sidonio Apollinare: e la loro situazione fu quasi simile,

mentre ciascheduno di essi fu nativo dell'Alvergna, Senatore e Vescovo.

La differenza però dello stile e de' sentimenti loro può dimostrare la

decadenza della Gallia, e far chiaramente conoscere quanto la mente

umana in così breve spazio avea perduto d'energia e di acutezza[251].

Abbiamo adesso motivo di non curare le opposte fra loro, e forse

artificiose rappresentazioni, che hanno mitigato, o esagerato

l'oppressione de' Romani della Gallia sotto il regno de' Merovingi. I

conquistatori non promulgarono mai alcun editto generale di servitù, o

di confiscazione: ma un Popolo degenerato, che scusava la propria

debolezza con gli speciosi nomi di gentilezza e di pace, era esposto

alle armi ed alle leggi de' feroci Barbari, che insidiavano con

disprezzo le possessioni, la libertà e la sicurezza di esso. Le lor

personali ingiurie furon parziali ed irregolari, ma il corpo de' Romani

sopravvisse alla rivoluzione, e continuò a conservare la qualità e i

privilegi de' cittadini. Si preso una gran parte delle loro terre per

uso de' Franchi: ma essi godevano il rimanente immune da' tributi[252];

e la stessa irresistibil violenza, che tolse di mezzo le arti e le

manifatture della Gallia, distrusse l'elaborato e dispendioso sistema

dell'Imperial dispotismo. I Provinciali dovevan frequentemente deplorare

la rozza giurisprudenza delle Leggi Saliche o Ripuarie; ma la lor vita

privata, negl'importanti affari del matrimonio, de' testamenti, o

dell'eredità, era sempre regolata secondo il Codice Teodosiano: ed un

Romano malcontento poteva liberamente aspirare o discendere al titolo e

carattere di Barbaro. Gli onori dello Stato erano accessibili alla sua

ambizione; l'educazione e l'indole de' Romani li rendeva più

specialmente atti agli ufizi del Governo civile; e tostochè l'emulazione

ebbe riacceso il loro militare ardore fu permesso a' medesimi di marciar

nelle linee, o anche alla testa de' vittoriosi Germani. Io non mi

proporrò d'enumerare i Generali ed i Magistrati, i nomi de' quali[253]

attestano la generosa politica de' Merovingi. Il comando supremo della

Borgogna, col titolo di Patrizio, fu successivamente affidato a tre

Romani, e Mummolo[254], l'ultimo ed il più potente fra essi che

alternativamente salvò e disturbò la Monarchia, era succeduto a suo

padre nel posto di Conte d'Autun, e lasciò un tesoro di trenta talenti

d'oro, e di dugentocinquanta d'argento. I feroci ed ignoranti Barbari

furono esclusi per varie generazioni dalle dignità, ed anche dagli

ordini della Chiesa[255]. Il Clero della Gallia era quasi tutto composto

di nativi Provinciali; gli altieri Franchi si prostravano a' piedi de'

loro sudditi ch'erano investiti del carattere episcopale; e la potenza e

le ricchezze che si erano perdute in guerra, furono appoco appoco

ricuperate per mezzo della superstizione[256]. In tutti gli affari

temporali, il Codice Teodosiano era la Legge universale del Clero; ma la

Giurisprudenza Barbara aveva abbondantemente provvisto alla loro

personal sicurezza: un Suddiacono equivaleva a due Franchi;

l'_Antrustione_ ed il Prete si reputavano dell'istesso valore; e la vita

d'un Vescovo era valutata molto al di sopra della misura comune, al

prezzo di novecento monete d'oro[257]. I Romani comunicarono a' loro

conquistatori l'uso della Religione Cristiana, e della lingua

latina[258]: ma la lingua e la religione loro erano ugualmente

degenerate dalla semplice purità del tempo d'Augusto e degli Apostoli.

Il progresso della superstizione e del Barbarismo fu rapido ed

universale: il culto de' Santi celava agli occhi volgari il Dio de'

Cristiani; ed il rozzo dialetto de' contadini e de' soldati fu corrotto

da un idioma e pronunzia Teutonica. Puro tal uso di sacra e di social

comunione sradicò le distinzioni della nascita, e della vittoria; e le

nazioni della Gallia a grado a grado, si confusero fra loro sotto il

nome ed il governo de' Franchi.

I Franchi, di poi che si furono mescolati co' Gallici loro sudditi,

avrebbero potuto far loro il dono del più valutabile fra' beni umani,

cioè uno spirito ed un sistema di libertà costituzionale. Sotto un Re

ereditario, ma limitato, i capi o consiglieri avrebber potuto deliberare

a Parigi nel palazzo de' Cesari: il vicino campo, dove gl'Imperatori

passavano in rivista le mercenarie loro legioni, avrebbe potuto

contenere la legislativa assemblea di uomini liberi e guerrieri; e quel

rozzo modello, ch'erasi abbozzato ne' boschi della Germania[259],

avrebbe potuto ripulirsi e perfezionarsi dalla sapienza civile de'

Romani. Ma i trascurati Barbari, sicuri della lor personale

indipendenza, sdegnarono la cura del Governo; furono tacitamente abolite

le annue adunanze del mese di Marzo, e la nazione restò separata, e

quasi disciolta dalla conquista della Gallia[260]. Si lasciò la

Monarchia senz'alcuno regolare stabilimento di giustizia, di milizia, o

di rendite. A' successori di Clodoveo mancò sufficiente fermezza per

assumere, o forza per esercitare la potestà legislativa ed esecutrice,

che il Popolo avea abbandonato: la dignità reale non si distingueva, che

mediante un più ampio privilegio di rapina e d'uccisione; e l'amor della

libertà, sì spesso invigorito e disonorato dall'ambizione privata, si

ridusse fra' licenziosi Franchi al disprezzo dell'ordine, ed al

desiderio dell'impunità. Settantacinque anni dopo la morte di Clodoveo,

il suo nipote Gontranno, Re di Borgogna mandò un esercito ad invadere

gli Stati gotici della Settimania, o Linguadoca. Le truppe della

Borgogna, del Berry, della Alvergna, e de' territori addiacenti, furono

eccitate dalla speranza della preda: esse marciarono senza disciplina

sotto le bandiere de' Conti Germani, o Gallici: i loro attacchi furono

deboli, e senza successo; ma vennero desolate con indistinto furore le

Province amiche e nemiche. Si abbruciarono i campi di grano, i villaggi,

e le stesse chiese; gli abitanti furon uccisi, o fatti schiavi; e nella

disordinata ritirata, che fecero quegl'inumani selvaggi, cinquemila di

essi restaron distrutti dalla fame, o dalle intestine discordie. Quando

il pio Gontranno rimproverò a' loro condottieri tal colpa, o

trascuratezza, e minacciò di sottoporli non ad una giudicial sentenza,

ma ad una pronta ed arbitraria esecuzione, essi accusarono l'universale

ed incurabile corruzione del Popolo: «Nessuno (dissero) ormai più teme,

o rispetta il proprio Re, Duca o Conte. Ognuno ama di far male, e

liberamente seconda le ree sue inclinazioni. La più blanda correzione

eccita immediatamente un tumulto; e l'incauto Magistrato che ardisce di

censurare, o di frenare i sediziosi suoi sottoposti, rade volte può

salvar la vita dalla loro vendetta».[261] È stato riservato alla

medesima nazione di esporre, con gl'intemperanti suoi vizi, il più

odioso abuso della libertà, o di riparar le proprie mancanze con lo

spirito d'onore e d'umanità, che ora solleva e decora la loro obbedienza

ad un assoluto Sovrano.

I Visigoti avean ceduto a Clodoveo la massima parte de' loro Stati della

Gallia, ma la perdita, ch'essi fecero, fu ampiamente compensata dalla

facil conquista, e dal sicuro godimento delle Province della Spagna.

Dalla monarchia de' Goti, che tosto occupò il regno svevico della

Gallicia, i moderni Spagnuoli traggono tuttavia qualche nazional vanità:

ma un Istorico del romano Impero non è invitato, nè obbligato a

proseguire le oscure e sterili serie de' loro annali[262]. I Goti di

Spagna restarono separati dagli altri uomini per causa delle alte cime

de monti Pirenei: ed i loro costumi ed istituti, in quanto eran comuni

alle tribù Germaniche, si sono già esposti. Ho anticipato nel capitolo

procedente i più importanti degli ecclesiastici, loro eventi, cioè la

caduta dell'Arrianesmo, o la persecuzione degli Ebrei: e non rimane, che

ad osservare alcune interessanti circostanze, relative alla civile ed

ecclesiastica costituzione del Regno di Spagna.

I Franchi ed i Visigoti, dopo la lor conversione dall'idolatria, o

dall'eresia, eran disposti ad abbracciare con ugual sommissione

gl'intrinseci mali, e gli accidentali vantaggi della superstizione. Ma i

Prelati della Francia, molto tempo prima che s'estinguesse la stirpe

Merovingica, avean degenerato in Barbari combattenti o cacciatori. Essi

sdegnarono l'uso de' sinodi; obbliarono le leggi della temperanza e

della castità; e preferirono di appagare l'ambizione ed il lusso

privato, al generale interesse della professione sacerdotale[263]. I

Vescovi di Spagna rispettavan se stessi; ed erano rispettati dal

pubblico; l'indissolubile unione loro ne cuopriva i vizi, e ne

confermava l'autorità, e la regolar disciplina della Chiesa introdusse

la pace, l'ordine, e la stabilità nel governo dello Stato. Dal Regno di

Recaredo, primo Re Cattolico, fino a quello di Vitizia, immediato

predecessore dello sfortunato Rodrigo, furono successivamente convocati

sedici Concili nazionali. I sei Metropolitani di Toledo, di Siviglia, di

Merida, di Braga, di Tarragona e di Narbona presedevano secondo la

rispettiva loro anzianità; l'assemblea era composta de' Vescovi lor

suffraganei, che vi comparivano in persona, o per mezzo de' loro

procuratori, ed assegnavasi un luogo anche a più santi, o ricchi Abbati

spagnuoli. Per i primi tre giorni della adunanza, finattantochè si

agitavano le questioni ecclesiastiche di dottrina, o di disciplina, i

profani laici erano esclusi dalle lor dispute, che si dicevano per altro

con decente solennità. Ma la mattina del quarto giorno, si aprivan le

porte per far entrare, i grandi Ufiziali del Palazzo, i Duchi, e Conti

delle Province, i Giudici delle città, ed i nobili Goti: ed i decreti

del Cielo venivan ratificati dal consenso del Popolo. Le stesse regole

s'osservavano rispetto alle assemblee provinciali, o a' sinodi annuali,

che avevano la facoltà d'ascoltar le querele, e di reprimer gli abusi;

ed un legittimo Governo veniva sostenuto dalla predominante autorità del

Clero spagnuolo. I Vescovi, che in ogni rivoluzione eran disposti ad

adulare il vittorioso e ad insultare il vinto, procuravano con diligenza

e buon successo d'accender le fiamme della persecuzione, e d'esaltar la

mitra sopra la corona. Pure i Concili nazionali di Toledo, ne' quali era

temperato e guidato lo spirito libero de' Barbari dalla politica

episcopale, hanno stabilito delle prudenti leggi per vantaggio comune sì

del Re, che del Popolo. Alla vacanza del trono si provvedeva mediante

l'elezione dei Vescovi e de' Palatini; e dopo che mancò la linea di

Alarico, la dignità reale fu sempre ristretta al puro e nobil sangue de'

Goti. I Chierici che ungevano il legittimo loro Sovrano, sempre

raccomandavano, ed alle volte praticavano, il dovere della fedeltà: e si

denunziavano le spirituali censure contro quegli empi sudditi, che

avessero resistito alla sua autorità, cospirato contro la sua vita, o

violato per un'indecente unione, la castità fino della vedova di esso.

Ma il Monarca medesimo, quando saliva sul trono, si vincolava con un

reciproco giuramento che faceva a Dio ed al suo Popolo, d'eseguir

fedelmente l'importante suo ufizio. Le vere o immaginarie mancanze della

sua amministrazione eran sottoposte all'esame d'una potente

aristocrazia; ed i Vescovi e Palatini eran difesi da un fondamental

privilegio, in forza di cui non potevano esser degradati, carcerati,

torturati, nè puniti di morte, d'esilio, nè di confiscazione, che per il

libero e pubblico giudizio de' loro Pari[264].

Uno di questi Concili legislativi di Toledo esaminò e ratificò il codice

di Leggi, che si erano fatte da una serie di Re Goti, dal fiero Eurico

fino al devoto Egica. Finattantochè i Visigoti medesimi furono contenti

de' rozzi costumi de' loro maggiori, permisero ai loro sudditi

dell'Aquitania, e della Spagna l'uso delle leggi Romane. La successiva

loro coltura nelle arti, nella politica e finalmente nella religione, li

trasse ad imitare, ed a toglier di mezzo gl'instituti stranieri, ed a

comporre un Codice di Giurisprudenza civile e criminale, per uso d'un

Popolo grande ed unito insieme. Si comunicarono le stesse obbligazioni,

e gli stessi privilegi alle nazioni della Monarchia di Spagna: ed i

conquistatori, appoco appoco rinunziando all'idioma Teutonico, si

sottomisero al freno dell'equità, ed esaltarono i Romani alla

partecipazione della libertà. Si accrebbe il merito di quella imparziale

politica dalla situazion della Spagna sotto il regno de' Visigoti. V'era

una gran separazione fra' Provinciali, e gli Arriani loro Signori per

l'irreconciliabile differenza della religione: e dopo che la conversione

di Recaredo ebbe tolto i pregiudizi de' Cattolici, le coste, sì

dell'Oceano che del Mediterraneo, erano tuttavia in potere

degl'Imperatori Orientali, che segretamente incitavano un Popolo

malcontento a scuotere il giogo dei Barbari, ed a sostenere il nome e la

dignità di Cittadini Romani. La fedeltà, in vero, di sudditi dubbiosi è

molto efficacemente assicurata dalla propria persuasione d'arrischiare

nella rivolta più di quel che essi possan ottenere da una rivoluzione;

ma sembra, così naturale d'opprimere quelli che odiamo e temiamo, che un

sistema contrario merita bene la lode di saviezza e moderazione[265].

Mentre si stabilivano i Regni de' Franchi e de' Visigoti nella Gallia e

nella Spagna, i Sassoni fecero la conquista della Brettagna, che formava

la terza gran diocesi della Prefettura dell'Occidente. Poichè la

Brettagna era già separata dal Romano Impero, io potrei, senza taccia,

evitare un'istoria, famigliare a' più ignoranti, ed oscura per i più

dotti de' miei lettori. I Sassoni, ch'erano eccellenti nell'uso del remo

e delle armi, non sapevano l'arte, che sola poteva perpetuare la fama

delle loro imprese: i Provinciali, ricaduti nel Barbarismo, trascurarono

di descrivere la rovina della lor patria; e la dubbiosa tradizione di

tali fatti era quasi estinta, prima che i missionari di Roma vi facesser

risorgere la luce della scienza e del Cristianesimo. Le declamazioni di

Gilda, i frammenti o le favole di Lennio, gli oscuri cenni delle Leggi

Sassone e delle croniche, e l'ecclesiastiche Novelle del venerabile

Beda[266] sono state illustrate dalla diligenza ed alle volte abbellite

dalla fantasia de' successivi scrittori, le opere de' quali non ambisco

di censurare, nè di trascrivere[267]. Pure un Istorico dell'Impero può

esser tentato a proseguire le rivoluzioni d'una Provincia romana,

finattantochè non la perda di vista; ed un Inglese può esser curioso

d'investigare lo stabilimento de' Barbari, da' quali trae il suo nome,

le sue leggi, e forse la sua origine.

[A. 449]

Circa quarant'anni dopo lo scioglimento del governo Romano, sembra che

Vortigerno avesse ottenuto il supremo, quantunque precario, comando de'

Principi, e delle città della Brettagna. Quest'infelice Monarca è stato

quasi da tutti condannato per la debole ed erronea politica d'avere

invitato[268] un formidabile straniero a rispingere le moleste

incursioni d'un nemico domestico. Si mandano, da' più gravi Storici, i

suoi ambasciatori alla costa della Germania; indirizzano questi una

patetica orazione alla Generale Assemblea dei Sassoni, e quei bellicosi

Barbari risolvono d'assistere con una flotta ed armata i supplicanti

d'una lontana ed incognita Isola. Se la Brettagna, in vero, fosse stata

incognita a' Sassoni, la misura delle sue calamità sarebbe stata meno

ripiena. Ma la forza del Governo Romano non poteva sempre guardare la

Provincia marittima contro i pirati della Germania: gli Stati

indipendenti e divisi erano esposti a' loro attacchi; ed i Sassoni si

saranno alle volte uniti con gli Scoti ed i Pitti in una espressa o

tacita colleganza di distruzione e di rapina. Vortigerno poteva solo

bilanciare i vari pericoli, che assalivano da ogni parte il suo trono ed

il suo Popolo; e la sua politica può meritar lode o scusa, se preferì

l'alleanza di que' Barbari, la forza marittima de' quali gli rendeva i

più pericolosi nemici, ed i confederati i più vantaggiosi. Engisto ed

Orsa, trovandosi lungo la costa orientale con tre navi, furono indotti

dalla promessa d'un ampio stipendio a prender la difesa della Brettagna;

e l'intrepido loro valore tosto liberò il paese dagl'invasori Caledonj.

S'assegnò per abitazione di questi Germani ausiliari l'isola di Tanet,

sicuro e fertil distretto, e secondo il trattato furono abbondantemente

forniti di abiti e di provvisioni. Questo favorevole accoglimento

incoraggì cinquemila guerrieri ad imbarcarsi con le loro famiglie su

diciassette vascelli e la principiante potenza d'Engisto fu invigorita

da questo notabile ed opportuno rinforzo. L'astuto Barbaro suggerì a

Vortigerno lo specioso vantaggio di stabilire nelle vicinanze de' Pitti

una colonia di fedeli alleati; onde una terza flotta di quaranta navi,

sotto il comando del suo figlio o nipote, venne dalla Germania, devastò

le Orcadi e sbarcò un altro esercito sulla costa della Provincia di

Nortumberland, o di Lothian all'estremità opposta della terra loro

destinata. Erano facili a prevedersi gl'imminenti mali; ma era divenuto

impossibile d'impedirli. Le due nazioni tosto si divisero e s'irritarono

l'una contro dell'altra per le mutue gelosie. I Sassoni magnificavano

tutto ciò, che avevan fatto e sofferto per causa d'un ingrato Popolo;

mentre i Brettoni rinfacciavano loro gli abbondanti premj, che non

potevan soddisfar l'avarizia di que' superbi mercenari. Il timore e

l'odio, s'infiammarono a segno da divenire una irreconciliabil contesa.

I Sassoni presero le armi; e se a tradimento, nel tempo della sicurezza

d'una festa, fecero, come si dice, un'orribile strage, distrussero la

reciproca fiducia che sostiene il commercio nella pace, e nella

guerra[269].

[A. 355-582]

Engisto, che arditamente aspirava alla conquista della Brettagna, esortò

i suoi compatriotti ad abbracciar quella gloriosa occasione; dipinse

loro con vivaci colori la fertilità del suolo, la ricchezza della città,

l'indole pusillanime de' nativi abitatori e la comoda situazione d'una

solitaria e spaziosa isola, accessibile da ogni parte alle flotte de'

Sassoni. Le successive colonie, che nel corso d'un secolo uscirono dalle

bocche dell'Elba, del Weser e del Reno, furono principalmente composte

di tre valorose tribù, o nazioni Germaniche, cioè de' _Juti_, degli

_antichi Sassoni_ e degli _Angli_. I primi, che combattevano sotto la

special bandiera d'Engisto, ebbero il merito di aprire a' loro nazionali

il sentiero della gloria, e d'erigere in Kent il primo regno

indipendente. La fama di tal impresa fu attribuita a' primitivi Sassoni,

e si descrivon le comuni leggi ed il linguaggio de' conquistatori col

nome nazionale d'un Popolo, che al termine di quattrocento anni produsse

i primi Re della Brettagna meridionale. Gli Angli si distinsero pel

numero, e per la felicità loro; e s'arrogaron l'onore di dare un

perpetuo nome a quella regione, di cui occuparon la maggior parte. I

Barbari, che seguirono le speranze della rapina, sì per terra che per

mare, si mescolarono insensibilmente con questa triplice confederazione;

i _Frisi_, ch'erano stati dalla lor vicinanza invitati a' lidi

Britannici, poterono bilanciare, per breve tempo, la forza e la

riputazione de' nativi Sassoni: i _Dani_, i _Prussi_ ed i _Rugi_ sono

appena nominati; ed alcuni avventurieri _Unni_, ch'eran andati vagando

fino al Baltico, poterono imbarcarsi a bordo di navi germaniche per

andare alla conquista d'un nuovo Mondo[270]. Ma questa difficile impresa

non fu preparata nè eseguita dall'unione di tali forze nazionali. Ogni

audace Capitano, secondo la propria fama o le sue sostanze, adunava una

quantità di seguaci; equipaggiava una flotta di tre navi, ugualmente che

di sessanta; sceglieva il luogo dell'attacco; e regolava le successive

sue operazioni, secondo gli eventi della guerra, e le circostanze del

suo privato interesse. Nell'invasione della Brettagna, molti eroi

restarono vincitori, e molti perirono; ma solo sotto vittoriosi Capitani

assunsero, o almeno conservarono il titolo di Re. I Conquistatori

fondarono sette indipendenti troni, o l'Eptarchia sassonica; e sette

famiglie, una delle quali si è continuata per successione femminile fino

al presente nostro Sovrano, trassero l'uguale, e sacra loro origine da

Woden, Dio della guerra. Si è preteso, che questa repubblica di Regi

fosse moderata da un Concilio generale, e da un Magistrato supremo. Ma

tale artificial sistema di politica ripugna col torbido e rozzo spirito

de' Sassoni: le loro leggi non ne parlano; ed i loro imperfetti annali

non somministrarono, che un oscuro e sanguinoso prospetto d'intestina

discordia[271].

Un Monaco, il quale nella profonda ignoranza della vita umana ha voluto

far l'ufizio d'Istorico, sfigura stranamente lo stato della Brettagna,

al tempo della sua separazione dall'Impero Occidentale. Gilda[272]

descrive con florido stile gli accrescimenti dell'agricoltura, il

commercio straniero, che ad ogni marea si faceva per mezzo del Tamigi o

della Saverna, la stabile e sublime costruzione de' pubblici e privati

edifizi: egli accusa il lusso colpevole del Popolo britannico; d'un

Popolo, secondo il medesimo scrittore, ignorante delle arti più

semplici, ed incapace, senza l'aiuto dei Romani, di far delle mura di

pietra, o delle armi di ferro per la difesa della propria patria[273].

Sotto il lungo dominio degl'Imperatori, la Brettagna insensibilmente

avea preso l'elegante e servile forma d'una Provincia romana, la cui

salute era affidata ad una potenza straniera. I sudditi d'Onorio

rimirarono la nuova lor libertà con sorpresa e terrore; mancavano essi

d'ogni civile, o militare costituzione; e gl'incerti loro regolatori

erano privi o d'abilità, o di coraggio o d'autorità per dirigere la

pubblica forza contra il comun nemico. L'introduzione de' Sassoni

dimostrò l'interna lor debolezza, e degradò il carattere sì del

Principe, che del Popolo. La costernazione loro magnificò il pericolo;

la mancanza d'unione diminuì i loro mezzi di difesa; ed il furore delle

fazioni civili era più sollecito d'accusare, che di rimediare a' mali,

che s'attribuivano alla cattiva condotta degli avversari. Pure i

Brettoni non erano, nè potevano essere ignoranti della manifattura, o

dell'uso delle armi: i successivi e disordinati attacchi de' Sassoni,

gli fecero tornare in se stessi dalla prima loro sorpresa, ed i prosperi

o contrari eventi della guerra aggiunsero la disciplina e l'esperienza

al nativo loro valore.

Mentre il continente dell'Europa e dell'Affrica cadeva senza resistenza

in mano de' Barbari, l'Isola britannica, sola e senz'aiuto, mantenne una

lunga e vigorosa, quantunque inutil contesa contro i formidabili Pirati,

che quasi nel medesimo istante ne assalirono le coste Settentrionali,

Orientali e Meridionali. Le città, ch'erano state abilmente fortificate,

si difendevano con fermezza; gli abitanti accrebbero diligentemente i

vantaggi del terreno, de' colli, delle foreste e delle paludi; la

conquista d'ogni distretto compravasi a prezzo di sangue; e vengono

fortemente attestate le disfatte de' Sassoni dal discreto silenzio del

loro Annalista. Engisto sperava forse di condurre a fine la conquista

della Brettagna; ma la sua ambizione, in un attivo regno di trentacinque

anni, si limitò al possesso di Kent: e la numerosa colonia, ch'ei piantò

nel Nord, fu estirpata dalla spada de' Brettoni. Si fondò la Monarchia

de' Sassoni occidentali a gran fatica da' continui sforzi di tre

marziali generazioni. La vita di Cerdic, uno de' più prodi fra' figli di

Woden, si consumò nella conquista di Hampshire, e dell'isola di Wight; e

la perdita che soffrì nella battaglia di Monte Badon lo ridusse ad uno

stato d'ignobil riposo. Kenric, suo valoroso figlio, s'avanzò nel

Wiltshire; assediò Salisbury, che in quel tempo era sopra una dominante

eminenza, e disfece un'armata, che veniva in soccorso della città. Nella

successiva battaglia di Marlborough[274], i Britanni suoi nemici

mostrarono la loro scienza militare. Le loro truppe eran disposte in tre

linee; ogni linea conteneva tre corpi distinti; e la cavalleria, gli

arcieri, e gli alabardieri eran distribuiti secondo i principj della

tattica romana. I Sassoni attaccarono una grave colonna, arditamente

affrontarono con le corte loro spade le lunghe lance de' Brettoni, e

mantennero un'ugual battaglia fino all'avvicinarsi della notte. Due

vittorie decisive, la morte di tre Re Brettoni, e la espugnazione di

Cirencester, di Bath, e di Glocester stabiliron la fama e la potenza di

Celaulino nipote di Cerdic, che portò le sue armi vittoriose fino alle

rive della Saverna.

Dopo una guerra di cento anni, gl'indipendenti Brettoni, occupavano

sempre tutta l'estensione della costa occidentale, dalla muraglia

d'Antonino fino all'ultimo promontorio di Cornovaglia; e le città

principali del paese interno tuttavia resistevano alle armi de' Barbari.

L'opposizione divenne più languida, a misura che il numero e l'ardire

degli assalitori andava continuamente crescendo. Guadagnandosi la strada

con lenti e penosi sforzi, i Sassoni, gli Angli ed i vari loro

confederati s'avanzarono dal Settentrione, dall'Oriente, e dal Mezzodì,

finattantochè le vittoriose lor bandiere non s'incontrarono nel centro

dell'isola. Di là dalla Savorna, i Brettoni tuttavia sostennero la

nazionale lor libertà, che sopravvisse all'Eptarchia, ed anche alla

Monarchia de' Sassoni. I più valenti guerrieri, che preferiron l'esilio

alla schiavitù, trovarono un rifugio sicuro nelle montagne di Galles: la

ripugnante sottomissione di Cornovaglia fu differita per qualche

secolo[275]; ed un corpo di fuggitivi si formò uno stabilimento nella

Gallia, o per il proprio valore, o per la liberalità de' Re

Merovingi[276]. L'angolo occidentale dell'Armorica prese i nuovi nomi di

_Cornovaglia_, e di _Brettagna minore_; e le terre vacanti degli

_Osismi_ furon'occupate da un Popolo straniero, che sotto la condotta

de' propri Conti e Vescovi conservò le leggi ed il linguaggio de' suoi

maggiori. I Brettoni dell'Armorica negarono, a deboli discendenti di

Clodoveo e di Carlo Magno il solito tributo, soggiogarono le vicine

diocesi di Vannes, di Rennes, e di Nantes, e formarono un potente,

quantunque soggetto, Stato, che poi si è riunito alla corona di

Francia[277].

In un secolo di perpetua, o almeno d'implacabile guerra si dovè

esercitar molto coraggio, e qualche abilità nella difesa della

Brettagna. Pure non ci dee molto dispiacere, se la memoria de' suoi

campioni è quasi sepolta nell'oblivione; poichè ogni secolo, per quanto

sia privo di scienza o di virtù, abbonda sufficientemente di azioni

sanguinose, e di gloria militare. Fu eretta sul margine del lido del

mare la tomba di Vertimero, figlio di Vertigerno, come un termine

formidabile per li Sassoni, ch'egli avea vinto tre volte ne' campi di

Kent. Ambrogio Aureliano era disceso da una famiglia nobile di

Romani[278]; la sua modestia ne uguagliava il valore, ed il suo valore,

fino all'ultima di lui fatale azione[279], fu coronato di splendidi

successi. Ma ogni altro Britannico nome vien ecclissato dall'illustre

nome d'Arturo[280], Principe ereditario de' Siluri nella parte

meridionale di Galles, e Re o Generale elettivo della nazione. Secondo

la narrazione più ragionevole, egli disfece in dodici successive

battaglie gli Angli del settentrione, ed i Sassoni dell'occidente; ma la

cadente età dell'Eroe fu amareggiata dall'ingratitudine popolare, e da

disgrazie domestiche. Gli avvenimenti della sua vita son meno importanti

che le rivoluzioni singolari della fama di esso. Per il corso di

cinquecento anni la tradizione delle sue imprese si conservò, e

s'abbellì rozzamente dagli oscuri Bardi di Galles, e dell'Armorica, i

quali eran odiosi a' Sassoni, ed ignoti al restante degli uomini.

L'orgoglio e la curiosità de' conquistatori Normanni fece investigar

loro l'istoria antica della Brettagna: ammisero con appassionata

credulità la novella d'Arturo, e caldamente applaudirono al merito d'un

Principe, che avea trionfato de' Sassoni, comuni loro nemici. Il suo

romanzo, trascritto in latino da Jeffrey di Monmouth, e quindi tradotto

nell'idioma, che s'usava in quei tempi, fu arricchito coi varj,

quantunque incoerenti, ornamenti, ch'erano famigliari all'esperienza,

alla dottrina, o alla fantasia del duodecimo secolo. Facilmente si

modellò sulla favola dell'Eneide il progresso d'una colonia Frigia dal

Tevere al Tamigi: ed i reali antenati d'Arturo trassero l'origine loro

da Troia, e pretesero d'aver parentela co' Cesari. Furon decorati i suoi

trofei con Province soggiogate, e con titoli Imperiali, e le Daniche sue

vittorie vendicarono le recenti ingiurie della sua patria. La galanteria

e superstizione dell'Eroe Britannico, le sue feste e torneamenti, e la

memorabile istituzioni de' suoi Cavalieri della _Tavola rotonda_

fedelmente si copiarono dai costumi allora dominanti della cavalleria; e

le favolose imprese del figlio d'Uter sembrano meno incredibili per le

avventure, che si fecero dall'intraprendente valor de' Normanni. I

pellegrinaggi, e le guerre sante introdussero in Europa gli speciosi

prodigi della magia Arabica. Le fate, ed i giganti, i dragoni volanti,

ed i palazzi incantati si mescolarono con le finzioni più semplici

dell'occidente: ed il destino della Brettagna si faceva dipender dalle

arti, o dalle predizioni di Merlino. Ogni nazione abbracciò, ed abbellì

il popolar romanzo d'Arturo, ed i Cavalieri della Tavola rotonda; si

celebrarono i loro nomi nella Grecia ed in Italia; e le voluminose

Novelle di Ser Lancelloto, e di Ser Tristramo furono ardentemente

studiate da' Principi e da' Nobili, che non curavano i veri eroi ed

istorici dell'antichità. Finalmente si riaccese il lume della scienza e

della ragione, si ruppe l'incantesimo, quella fabbrica immaginaria andò

in fumo; e per una naturale, quantunque ingiusta mutazione della

pubblica opinione, la severità del presente secolo è disposta a mettere

in dubbio fino _l'esistenza_ d'Arturo[281].

Allorchè la resistenza non può allontanar le miserie della conquista, le

deve accrescere: nè la conquista comparve mai più terribile e

distruttiva, che nelle mani de' Sassoni, che odiavano il valore de'

nemici, non curavano la fede de' trattati, e violavano senza rimorso gli

oggetti più sacri del Culto Cristiano. Potevano quasi in ogni distretto,

segnarsi i campi di battaglia per mezzo di monumenti di ossa; i

frammenti delle torri abbattute eran macchiati di sangue; tutti quanti i

Brettoni, senza distinzione di età o di sesso, restaron uccisi[282]

sotto le rovine d'Anderida[283]; e tali calamità frequentemente si

ripeterono al tempo dell'Eptarchia Sassone. Le arti e la religione, le

leggi, la lingua, che i Romani avevano con tanta cura piantato nella

Brettagna, s'estirparono da' Barbari loro successori. Dopo la

distruzione delle Chiese principali, i Vescovi che avevano evitato la

corona del martirio, si ritirarono con le sante reliquie nel territorio

di Galles e dell'Armorica; i residui de' loro greggi restaron privi

d'ogni cibo spirituale; si abolì la pratica, e fino la rimembranza del

Cristianesimo; ed il clero Britannico potè in qualche modo consolarsi

per la dannazione degl'idolatri stranieri. I Re di Francia mantennero i

privilegi de' Romani lor sudditi; ma i feroci Sassoni calpestarono le

leggi di Roma, e degli Imperatori. Si soppressero affatto le formalità

della civile e criminale Giurisdizione, i titoli onorifici, gli ufizi,

ed i gradi della società, e fino i domestici diritti del matrimonio, del

testamento e dell'eredità; e l'indistinta folla di schiavi, nobili e

plebei, veniva governata da' costumi tradizionali, che si erano

rozzamente formati appresso i pastori e pirati della Germania. Nella

generale desolazione si perde il linguaggio delle scienze, degli affari

e della conversazione, che vi s'era introdotto da' Romani. I Germani

presero forse un sufficiente numero di parole Latine, o Celtiche, per

esprimere i nuovi loro bisogni e pensieri[284]; ma quegl'ignoranti

Pagani conservarono, e stabilirono l'uso del loro nazionale

dialetto[285]. Quasi ogni nome, cospicuo nella Chiesa, o nello Stato,

dimostra la sua origine Teutonica[286]; e la geografia d'_Inghilterra_

fu generalmente ripiena di caratteri, e denominazioni straniere. Non si

troverà facilmente l'esempio d'una rivoluzione sì rapida e perfetta; ma

essa ecciterà un probabil sospetto, che le arti di Roma avesser gettato

radici meno profonde nella Brettagna, che nella Gallia, o nella Spagna;

e che la nativa rozzezza del paese e de' suoi abitanti fosse coperta

solo da una sottil vernice di costumi Italiani.

Tale strana alterazione ha persuaso gl'Istorici, ed anche i Filosofi,

che i Provinciali della Brettagna fossero affatto esterminati; e che la

terra vacante fosse di nuovo popolata da un perpetuo concorso, e rapido

accrescimento di Colonie germaniche. _Si dice_, che trecentomila Sassoni

obbedissero alle chiamate d'Engisto[287]: al tempo di Beda l'intiera

emigrazione degli Angli si chiariva dalla solitudine del nativo loro

paese[288]; e l'esperienza ci ha dimostrato, quanto è grande la libera

propagazione della specie umana, quando si trova in un fecondo deserto,

dove non son limitati i suoi passi, ed è abbondante la sufficienza. I

Regni Sassoni avevan l'aspetto d'una recente scoperta e cultura: le

città de' medesimi erano piccole, i villaggi distanti l'uno dall'altro,

l'agricoltura era languida ed imperfetta; quattro pecore equivalevano ad

un acro della terra migliore[289]; un ampio spazio di boschi, e di

paludi era lasciato in abbandono alla natura; ed il moderno Vescovato di

Durham, cioè tutto il territorio dal Tyne al Tees, era tornato al suo

primitivo stato di selvaggia e solitaria foresta[290]. Si sarebbe potuto

supplire ad una tanto imperfetta popolazione, dopo alcune generazioni,

dalle colonie Inglesi; ma nè la ragione, nè i fatti posson giustificare

l'improbabil supposizione, che i Sassoni della Brettagna rimanessero

soli nel deserto, ch'essi avevano soggiogato. Dopo che i sanguinari

Barbari ebbero assicurato il proprio dominio, e soddisfatta la lor

vendetta, era loro interesse di conservare gli abitanti, ugualmente che

il bestiame della non resistente campagna. In ogni successiva

rivoluzione il paziente gregge diviene patrimonio dei suoi nuovi

padroni; ed il salutevole patto del cibo e del lavoro viene tacitamente

confermato dalle loro vicendevoli necessità. Wilfrido, Apostolo di

Sussex[291], ricevè dal regio suo proselito in dono la penisola di

Selsey, vicina a Chichester, con le persone e le cose de' suoi

abitatori, che in quel tempo ascendevano ad ottantasette famiglie. Esso

gli liberò con un solo atto dalla servitù spirituale e temporale; e

dugentocinquanta schiavi di ambedue i sessi furono battezzati

dall'indulgente loro Signore. Il regno di Sussex, che s'estendeva dal

mare al Tamigi, conteneva settemila famiglie; mille dugento se ne

attribuivano all'isola di Wight; e se moltiplichiamo questo incerto

computo, sembra probabile, che l'Inghilterra fosse coltivata da un

milione di servi, o _villani_, ch'erano attaccati alle terre degli

arbitrari loro padroni. I bisognosi Barbari, spesso eran tentati di

vendere i loro figli, o se medesimi in perpetua, ed anche straniera

schiavitù[292]; pure le speciali esenzioni, che si accordavano agli

schiavi _nazionali_[293], sufficientemente dimostrano, ch'essi eran di

numero molto minore, che gli stranieri, che avevan perduto la libertà, o

mutato padroni per gli accidenti della guerra. Quando il tempo e la

religione ebbero mitigato il fiero spirito degli Anglo-Sassoni, le leggi

favorirono il frequente uso della manomissione; ed i sudditi d'origine

di Galles, o Cambria assunsero la rispettabile condizione di uomini

liberi inferiori, possederono terre, ed acquistarono i diritti della

civil società[294]. Tal cortese trattamento potè assicurare la fedeltà

d'un feroce Popolo, che era stato di fresco vinto su' confini di Galles,

e di Cornovaglia. Il saggio Ina, Legislatore di Wessex, riunì le due

nazioni co' vincoli della domestica alleanza; e nella Corte d'un Monarca

Sassone poterono distinguersi onorevolmente quattro Signori Britanni di

Somersetshire[295].

Sembra che gl'indipendenti Brettoni ricadessero nello lo stato

d'original barbarie, da cui si erano imperfettamente liberati. Separati

per la forza de' loro nemici dal resto dell'uman Genere, tosto divennero

un oggetto di scandalo, e d'aborrimento al Mondo cattolico[296]. Si

professava tuttavia il Cristianesimo nelle montagne di Galles; ma que'

rozzi Scismatici, rispetto alla _forma_ della tonsura clericale, ed al

_giorno_ della celebrazion della Pasqua, ostinatamente resistevano agli

imperiosi mandati de Pontefici Romani. Si abolì appoco appoco presso di

loro l'uso della lingua Latina, ed i Brettoni restaron privi delle arti,

e della dottrina, che l'Italia comunicava a' Sassoni suoi proseliti. Nel

paese di Galles, e nell'Armorica si mantenne, e si propagò la lingua

Celtica, primitivo idioma dell'occidente; ed i _Bardi_, ch'erano stati i

compagni de' Druidi, erano tuttavia protetti, nel secolo decimosesto,

dalle leggi di Elisabetta. Il loro Capo, ch'era un rispettabile uficiale

delle Corti di Pengwern, o Aberfraw, o Caermathaen, accompagnava i Servi

del Re alla guerra: la Monarchia de' Britanni, ch'ei celebrava col

canto, alla testa della battaglia, eccitava il loro coraggio, e

giustificava le loro prede; ed il cantore aveva per suo legittimo premio

la più bella vitella della spoglie. I ministri, subordinati al medesimo,

ch'erano i maestri, e gli scolari della musica sì vocale che

istrumentale, visitavano ne' respettivi loro distretti le case del Re,

dei Nobili e de' Plebei, e la pubblica povertà, quasi esausta dal Clero,

era oppressa dalle importune domande de' Bardi. Si fissava il grado ed

il merito loro per mezzo di solenni esperimenti, e la forte credenza

d'una ispirazione soprannaturale esaltava la fantasia del poeta, e della

sua udienza[297]. Gli ultimi nascondigli della libertà Celtica, vale a

dire i territori più remoti della Gallia e della Brettagna, eran meno

adattati alla coltivazione, che alla pastura: la ricchezza de' Brettoni

consisteva ne' loro greggi ed armenti; il latte e la carne erano

l'ordinario lor cibo; ed il pane talvolta era stimato, o rigettato, come

un lusso straniero. La libertà avea popolato le montagne di Galles e le

paludi dell'Armorica; ma la popolazione loro si è maliziosamente

attribuita alla libera pratica della poligamia; ed è stato supposto, che

le case di questi licenziosi Barbari contenessero dieci mogli, e forse

cinquanta figli[298]. Essi erano d'indole impetuosa, e collerica, audaci

nelle azioni e nelle parole[299]; e siccome ignoravano le arti della

pace, soddisfacevano a vicenda le loro passioni nelle guerre straniere e

domestiche. La cavalleria dell'Armorica, i lancieri di Gwent, e gli

arcieri di Merioneth erano ugualmente formidabili; ma la lor povertà

rade volte poteva provvedergli di scudi o di elmi: e l'incomodo peso di

questi avrebbe ritardato la velocità e l'agilità delle subitanee loro

operazioni. La curiosità d'un Imperator Greco fece delle ricerche ad uno

de' più grandi fra' Monarchi Inglesi intorno allo stato della Brettagna;

ed Enrico II potè asserire, per la propria personal esperienza, che la

provincia di Galles era abitata da una razza di guerrieri nudi, che

affrontavan senza timore le armi difensive de' loro nemici[300].

Per la rivoluzione della Brettagna si ristrinsero i limiti della

scienza, ugualmente che quelli dell'Impero. L'oscura nuvola, ch'era

stata rischiarata dalle scoperte Fenicie, ed affatto sgombrata dalle

armi di Cesare, si posò di nuovo su' lidi dell'Atlantico, ed una

provincia Romana si perdè nuovamente fra le isole favolose dell'Oceano.

Cento cinquant'anni dopo il regno d'Onorio, il più grave Istorico di

que' tempi[301] descrive le meraviglie d'un isola remota, le cui parti

Orientale ed Occidentale son divise da una antica muraglia, limite della

vita e della morte, o piuttosto della verità e della finzione.

L'Orientale contiene una bella campagna abitata da un Popolo culto;

l'aria è salubre, le acque pure ed abbondanti, e la terra dà

regolarmente i suoi frutti. Nell'Occidentale oltre la muraglia, l'aria è

infetta e mortale, la terra è coperta di serpenti; e quell'arida

solitudine è l'abitazione di ombre di morti, che vi sono trasportati

dagli opposti lidi, in solidi battelli, e per opera di rematori viventi.

Alcune famiglie di pescatori, sottoposte ai Franchi, sono esenti da'

tributi, a riguardo del misterioso ufizio, che si fa da questi Caronti

dell'Oceano. Ciascheduno di essi a vicenda è chiamato, nell'orror di

mezza notte, ad ascoltar le voci, ed anche i nomi degli spiriti: ei

sente il loro peso, e si trova spinto da un'ignota, ma irresistibil

forza. Dopo questo sogno di fantasia, leggiamo con stupore, che il nome

di quest'isola è _Brittia_, ch'essa giace nell'Oceano, in faccia

all'imboccatura del Reno, e distante meno di trenta miglia dal

continente; ch'essa è posseduta da tre nazioni, da' Frisj, dagli Angli e

da' Brettoni, e che alcuni Angli eran comparsi a Costantinopoli nel

seguito degli Ambasciatori francesi. Da questi Ambasciatori potè forse

Procopio essere informato d'una singolare, quantunque non improbabile,

avventura, che indica lo spirito piuttosto, che la delicatezza d'una

Eroina Inglese. Essa era stata promessa a Radigero, Re de' Varni, Tribù

di Germani, che confinava coll'Oceano, e col Reno; ma il perfido amante

fu indotto, da motivi di politica, preferirle la vedova di suo padre,

sorella di Teodeberto Re de' Franchi[302]. L'abbandonata Principessa

degli Angli, in vece di deplorare la sua disgrazia, pensò a vendicarla.

_Si dice_, che i bellicosi di lei sudditi non conoscessero l'uso e

neppur la forma del cavallo, ma essa, partendo audacemente dalla

Brettagna, approdò alla bocca del Reno, con una flotta di quattrocento

navi, ed un esercito di centomila uomini. Dopo la perdita d'una

battaglia Radigero, fatto prigione, implorò la pietà della vittoriosa

sua sposa, che generosamente gli perdonò l'ingiuria, lasciò in libertà

la sua rivale, e costrinse il Re de' Varni a soddisfare con onore e con

fedeltà i doveri di marito[303]. Sembra che questa galante impresa fosse

l'ultima guerra navale degli Anglo-Sassoni. L'arte della navigazione,

mediante la quale avevano essi acquistato l'Impero della Brettagna e del

mare, fu tosto negletta dagl'indolenti Barbari, che rinunziarono

scioccamente a tutti i vantaggi del commercio, che la loro isolare

situazione somministrava. I sette loro indipendenti regni erano agitati

da perpetue discordie; ed il _Mondo Britannico_ rade volte si trovava

connesso in pace o in guerra, con le nazioni del continente[304].

Ho terminato adesso la faticosa narrazione della decadenza, e caduta del

Romano Impero dalla fortunata età di Traiano e degli Antonini fino alla

sua total estinzione in Occidente, circa cinque secoli dopo l'Era

Cristiana. In quell'infelice tempo i Sassoni fieramente contrastavano

pel possesso della Brettagna co' nativi di essa: la Gallia e la Spagna

eran divise fra le potenti Monarchie de' Franchi e de' Visigoti, ed i

regni dipendenti degli Svevi e de' Borgognoni: l'Affrica era esposta

alla crudel persecuzione de' Vandali, ed a' Selvaggi insulti de' Mori:

Roma e l'Italia fino alle rive del Danubio, veniva angustiata da un

esercito di Barbari mercenari, all'arbitraria tirannia de' quali

successe il regno di Teodorico l'Ostrogoto. Tutti i sudditi dell'Impero,

che per l'uso che facevano della lingua Latina, meritavano più

specialmente il nome ed i privilegi di Romani, eran oppressi dalla

vergogna e dalle calamità d'una straniera conquista; e le vittoriose

nazioni della Germania stabilirono un nuovo sistema di costumi, e di

governo nell'Occidentali regioni d'Europa. Debolmente rappresentavasi

da' Principi di Costantinopoli, languidi ed immaginari successori

d'Augusto, la maestà di Roma. Pure continuarono a regnare sull'Oriente,

dal Danubio sino al Nilo ed al Tigri; dalle armi di Giustiniano si

rovesciarono i regni Gotico e Vandalo dell'Italia e dell'Affrica; e

l'Istoria degl'Imperatori Greci può sempre somministrare una lunga serie

di istruttive lezioni e di rivoluzioni interessanti.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07 · 第 9 / 31 题