NOTE:

[1] Si è diligentemente discussa l'origine dell'Istituto monastico dal

Tommasino (_Discipl. de l'Eglis. Tom I. p. 1419, 1426_) o dall'Helyot

(_Hist. des Ordres monastig. 94, Tom. I. p. 1-66_). Questi autori son

molto eruditi, e passabilmente onesti; e la diversità d'opinione fra

loro scuopre il soggetto in tutta la sua estensione. Pure il cauto

Protestante, che diffida di _qualunque_ guida Papale, può consultare il

settimo libro delle antichità Cristiane del Bingamo.

[2] Vedi Euseb. Demonstr. Evang. (_l. 1. p. 20. Edit Graec. Rob.

Stephani Paris 1545_). Nella sua Storia Ecclesiastica pubblicata dodici

anni dopo la dimostrazione (_l. 2. c. 17_) Eusebio asserisce, che i

Terapeuti fossero Cristiani; ma sembra, che non sapesse, che un Istituto

simile fosse attualmente risorto in Egitto.

[3] Cassiano (_Collat. XVIII. 5_) trae l'istituzione de' Cenobiti da

quest'origine, sostenendo, che appoco appoco decadesse, finattantochè

non fu restaurata da Antonio e da' suoi Discepoli.

[4] Оφελιμωτατον γαρ τι χρημα εις ανθρωπος εχθουσα παρα Фεου η’ τοιαδτη

φιλοσοφια. Queste sono l'espressive parole di Sozomeno, che

diffusamente e con piacevol maniera descrive (l. I. c. 12, 13, 14)

l'origine, ed il progresso di tal monastica filosofia (Vedi

Suicer. _Thesaur. Eccl. Tom. II. p. 1441_). Alcuni moderni Scrittori,

come Lipsio (_Tom. IV. p. 448, manuduct. ad Philos. Stoic. III. 13_) e

la Mothe-le-Vayer (_Tom. IX. De la vertu des Payens p. 228, 262_) hanno

paragonato i Carmelitani a' Pitagorei, ed i Cinici a' Cappuccini.

[5] I Carmelitani traggono la loro genealogia con regolar successione

dal Profeta Elia (Vedi le _Tesi di Beziers an. 1682 appresso Bayle,

Nouvelles de la republ. des Lettres Oeuvr. Tom. I. p. 82_, ec. e la

prolissa ironia degli ordini monastici, opera anonima _Tom. I. p. 433,

stampata in Berlino 1751_). Roma, e l'Inquisizione di Spagna imposero

silenzio alla profana critica de' Gesuiti di Fiandra (Helyot, _Hist. des

Ordres monast. Tom. I. p. 282, 300_), e si eresse nella Chiesa di S.

Pietro la statua d'Elia il Carmelitano (_Voyag. du P. Labat Tom. III. p.

87_).

[6] _Plin. Hist. Nat. V. 15 Gens sola; et in toto orbe praeter ceteras

mira, sine ulla femina, omni venere abdicata, sine pecunia, socia

palmarum. Ita per saeculorum millia (incredibile dictu) gens aeterna

est, in qua nemo nascitur. Tam faecunda illis aliorum vitae poenitentia

est_. Ei li pone appunto al di là del nocivo influsso del lago, e nomina

Engaddi, e Masada, come le città più vicine. La Laura, ed il monastero

di S. Saba non potevano esser molto distanti da questo luogo (Vedi

Reland, _Palaestin. Tom. I. p. 295, Tom. II. p. 763, 874, 880, 890_).

[7] Vedi _Athanas. Op. Tom. 2. p. 450-505 e Vit. Patrum p. 26-74_ con le

annotazioni di Rosweyde. La prima contiene l'originale Greco; l'altra è

una traduzione Latina molto antica, fatta da Evagrio amico di S.

Girolamo.

[8] Γραμματα μεν μαθειν ουκ ηνεσχετο. Athanas. _Tom. 2. in vit.

S. Anton. p. 452_, ed è stata ammessa l'asserzione della sua totale

ignoranza da molti degli antichi, e dei moderni. Ma il Tillemont (Mem.

Eccl. Tom. VII. p. 666) dimostra con alcuni probabili argomenti, che

Antonio sapeva leggere e scrivere nella Copta sua lingua nativa, ed era

solo ignorante della letteratura Greca. Il Filosofo Sinesio (_p. 51_)

confessa, che il naturale ingegno d'Antonio non aveva bisogno dell'aiuto

della scienza.

[9] _Arurae autem erant ei trecentae uberes, et valde optimae_ (_vit.

Patr. l. 1. p. 36_). Se l'arura è lo spazio di cento cubiti Egizi

quadrati (Rosweyde _onomastich. ad vit. Patr. p. 1014, 1015_), ed il

cubito Egiziano di tutti i tempi è uguale a ventidue pollici inglesi

(Graves _vol. 1. p. 233_) l'arura conterrà circa tre quarti d'un acro

inglese.

[10] Si fa la descrizione del Monastero da Girolamo (_T. 1. pag. 248,

249. in vit. Hilarion_.) e dal P. Sicard (_Missions du Levant. Tom. I.

pag. 122, 200_). Tali descrizioni però non sempre si posson conciliare

fra loro. Il S. Padre lo dipinse secondo la sua fantasia, ed il Gesuita

secondo la sua esperienza.

[11] _Girolamo Tom. I. p. 146, ad Eustoch. Hist. Lausiac. c. 7, in vit.

Patr. p. 712._ Il P. Sicard (_Mis. du Levant Tom. 2. p. 29, 79_) visitò,

e descrisse questo deserto, che adesso contiene quattro monasteri, e

venti o trenta Monaci. Vedi D'Anville _Descript. de l'Egypt. p. 74_.

[12] Tabenna è una picciola isola del Nilo, nella diocesi di Tentira o

Dendera, fra la moderna città di Girge, e le rovine dell'antica Tebe

(d'Anville _p. 194_). Il Tillemont dubita, se fosse un'isola; ma si può

dedurre da' fatti, che adduce ci medesimo, che il primitivo suo nome fu

di poi trasferito al gran Monastero di Bau, o Pabau (_Mem. Eccl. Tom.

VII. p. 678, 688_).

[13] Vedi nell'opera intitolata _Codex Regularum_ (pubblicata da Luca

Holstenio Rom. 1661) una prefazione di San Girolamo alla sua traduzione

latina della regola di Pacomio. _Tom. I. p. 61_.

[14] Rufin. c. 5, _in vit. Patrum p. 459_. Ei la chiama _Civitas ampla

valde, et populosa_, e vi conta dodici chiese, Strabone (_lib. XVII.

pag. 1166_), ed Ammiano (XXII. 16) hanno fatto onorevol menzione

d'Ossirinco, gli abitanti di cui adoravano un piccol pesce in un

magnifico Tempio.

[15] _Quanti populi habentur in urbibus, tantae pene habentur in

desertis multitudines monachorum._ Rufin. c. 7, _in vit. Patr. p. 461_.

Esso applaudisce al fortunato cambiamento.

[16] Si fa menzione accidentalmente dell'introduzione della vita

monastica in Roma, ed in Italia da Girolamo (Tom. I. p. 119, 120, 199).

[17] Vedi la vita d'Ilarione, scritta da S. Girolamo (_T. I. p. 241,

252_). Le storie di Paolo, d'Ilarione, e di Malco son raccontate

mirabilmente dal medesimo autore; e l'unico difetto di questi piacevoli

componimenti è la mancanza di verità, e di senso comune.

[18] La prima sua ritirata fu in un piccol villaggio sulle rive

dell'Iri, non molto distante da Neocesarea. I dieci o dodici anni della

sua vita monastica furono disturbati da lunghe, e frequenti distrazioni.

Alcuni critici hanno posto in dubbio l'autenticità delle sue regole

ascetiche; ma sono di gran peso le prove estrinseche, che se ne

adducono, ed essi non possono dimostrare se non che quella è opera d'un

vero o finto entusiasta. Vedi Tillemont _Mem Eccl. Tom. IX. p. 636,

644_. Helyot _His. des Ord. Mon. Tom. I. p. 175, 181._

[19] Vedasi la sua Vita, ed i tre Dialoghi di Sulpicio Severo, il quale

asserisce (_Dial. t._ 16) che i librai di Roma furono ben contenti della

pronta e facile vendita della sua opera popolare.

[20] Quando Ilarione navigò da Paretonio al Capo Pachino, offrì di

pagare il suo trasporto con un libro degli Evangeli; Postumiano, Monaco

della Gallia, che avea visitato l'Egitto, trovò una nave mercantile, che

partiva d'Alessandria per Marsiglia, e fece il suo viaggio in trenta

giorni (Sulp. Sev. _Dial._ I. 2). Atanasio, che indirizzò la vita di S.

Antonio a' Monaci stranieri, fu costretto ad affrettare la sua opera,

affinchè fosse pronta per la partenza delle flotte _Tom. 2. p. 451._

[21] Vedi Girolamo _Tom. I. p. 126_, Assemanni _Bibl. Or. Tom. IV. p.

92, 857, 919_, e Geddes _Istor. Eccles. d'Etiopia 29, 30, 31_. I Monaci

Abissini stanno molto rigorosamente attaccati al primitivo Istituto.

[22] _Britannia di_ Cambden _Vol. I. p. 666, 667_.

[23] L'Arcivescovo Usserio nelle sue _Britannicar. Eccles. antiquitat._

(_Cap. XVI. p. 425, 503_) espone copiosamente tutta quell'erudizione,

che può trarsi da' rimasugli de' secoli oscuri.

[24] Questo piccolo, quantunque non infecondo, spazio chiamato _Jona,

Hy, o Monte Colomb_, che ha solo due miglia di lunghezza ed uno di

larghezza, si è distinto, I. per il Monastero di S. Colomba, fondato

l'anno 566, l'Abbate del quale aveva una giurisdizione straordinaria

sopra i Vescovi della Caledonia; II. per una libreria classica che diede

qualche speranza di contenere un Livio intiero; e III. per i sepolcri di

sessanta Re Scoti, Irlandesi, Norvegi, che furono sepolti in quel santo

luogo. Vedi Usserio (pag. 311, 560, 370), e Bucanano (_Rer. Scot. l. II

p. 15. edit. Ruddiman_).

[25] Il Grisostomo (nel primo Tomo dell'Edizione Benedettina) ha

impiegato tre libri in lode e difesa della vita monastica: egli è

indotto dall'esempio dell'arca a presumere, che a riserva degli eletti

(cioè de' Monaci) nessuno forse potrà salvarsi (_lib. I. pag. 55, 56_).

Altrove però si dimostra più umano (_lib. 3. pag. 83, 84_) ed ammette

diversi gradi di gloria simili a quelli del Sole, della Luna, e delle

Stelle. Nella sua vivace comparazione d'un Re con un Monaco (_lib. III.

pag. 116, 121_), egli suppone, che il Re sarà più scarsamente premiato,

e più rigorosamente punito.

[26] Thomassin (_Discipl. de l'Eglis. Tom. I. p. 1426, 1469_) e Mabillon

(_Oeuvr. Posthum. Tom. 2. p. 115, 158_). I Monaci furono appoco appoco

adottati come una parte della Gerarchia Ecclesiastica.

[27] Il D. Middleton (_Vol. I. p. 110_) grandemente censura la condotta,

e gli scritti del Grisostomo, uno de' più eloquenti, ed efficaci

avvocati della vita monastica.

[28] Le devote femmine di Girolamo occupano una parte assai

considerabile de' suoi scritti: il trattato particolare, che ei chiama

Epitaffio di Paola (_Tom. 1. p. 169, 192_) è uno elaborato, e

stravagante panegirico. L'esordio di esso è di una ridicola turgidezza:

«se tutte le membra del mio corpo si mutassero in lingue, e se tutte

risuonassero di voce umana, io ciò nonostante sarei incapace ec.»

[29] _Socrus Dei esse coepisti_ (Girol. _Tom. I. p. 140, ad Eustoch._).

Ruffino (_in Hieronym. Op. Tom. IV. p. 223_), che ne fu giustamente

scandalizzato, domanda al suo avversario, da qual Pagano poeta avesse

preso un'espressione sì empia, ed assurda?

[30] _Nunc autem veniunt plerumque ad, hanc professionem servitutis Dei,

et ex conditione servili, vel etiam liberati, vel propter hoc a dominis

liberati, sive liberandi; et ex vita, rusticana, et ex opificum

exercitatione, et plebejo labore._ Augustin. _de oper. Monach. c. 22_,

ap. Thomassin. _Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1094_. Quell'Egizio,

che biasimò Arsenio, confessò che faceva una vita più comoda da Monaco,

che da pastore. Vedi Tillemont _Mem. Eccles. Tom. XIV. p. 679._

[31] Un Frate Domenicano (_Voyag. du P. Labat Tom._ 1, p. 10) che

alloggiò a Cadice in un Convento di suoi confratelli, tosto conobbe, che

le preghiere notturne non interrompevano mai il loro riposo, _quoiqu' on

ne laisse pas de sonner pour l'edification du peuple._

[32] Vedi una Prefazione molto sensata di Luca Holstenio al _Codex

Regularum_. Gl'Imperatori tentarono di sostenere l'obbligazione de'

pubblici e privati doveri: ma dal torrente della superstizione furono

portati via i deboli ripari: e Giustiniano sorpassò i più ardenti

desiderj de' Monaci (Thomassin. _Tom. I. p. 1782, 1799_, e Bingham. _L.

VIII. c. 3. p. 253_).

[33] Furon descritti, verso l'anno 400, gl'Istituti Monastici,

particolarmente quelli d'Egitto, da quattro curiosi e devoti

viaggiatori; cioè da Ruffino (_Vit. Part. 1. II. III. p. 424, 536_), da

Postumiano (Sulp. Sever. _Dialog. I_), da Palladio (_Hist. Lausiac. in

vit. Patrum p. 709, 863_) e da Cassiano (Vedi _nel tom. VII. Biblioth.

maxim. Patr._ i primi suoi quattro libri degl'Istituti, ed i

ventiquattro delle Collazioni o Conferenze).

[34] L'esempio di Malco (Girolamo Tom. I. p. 256), ed il disegno di

Cassiano, e del suo amico (_Collat._ 24, 1) sono incontrastabili prove

della lor libertà, che è descritta elegantemente da Erasmo nella vita

che ha fatto di S. Girolamo. (Vedi Chardon _Hist. des Sacremens Tom._

VI. p. 379, 300).

[35] Vedi le leggi di Giustiniano (_Novell. 123. n. 42_), e di Lodovico

Pio (_negli Storici di Francia T. VI. p. 427_), e l'attuale

giurisprudenza Francese, presso Denisart (_Devis, Tom. IV. p. 855_).

[36] L'antico _Codex Regularum_, compilato da Benedetto Aniano,

riformatore de' Monaci, nel principio del nono secolo, e pubblicato nel

decimosettimo da Luca Holstenio, contiene trenta regole diverse per gli

uomini, e per le donne. Sette di queste furon composte in Egitto, una

nell'Oriente, una in Cappadocia, una in Italia, una in Affrica, quattro

in Spagna, otto nella Gallia o Francia, ed una nell'Inghilterra.

[37] La regola di Colombano, che tanto prevalse in Occidente, assegna

cento sferzate per mancanze molto leggiere (_Cod. Reg. part. 2. pag.

174_). Prima del tempo di Carlo Magno, gli Abbati si divertivano a

mutilare i loro Monaci, o a levar loro gli occhi, pena molto meno

crudele del tremendo _vade in pace_ (prigione sotterranea, o sepolcro),

che fu inventato in seguito. Vedasi un ammirabil discorso dell'erudito

Mabillon (_Oeuvr. Posthum. Tom. II. p. 321, 336_) che in quest'occasione

sembra inspirato dal genio dell'umanità. Per tale sforzo gli si può

perdonare la sua difesa della santa lacrima di Vandomo p. 561-399.

[38] Sulp. Severo Dial, I. 12, 13. p. 532. Cassiano Inst. lib. IV. c.

26, 27. _Praecipua ibi virtus et prima est obedientia._ Tra le parole

Seniorum (_in vit. Patrum lib._ V, p. 617) il decimo quarto libello, o

discorso s'aggira sopra l'ubbidienza: ed il Gesuita Rosweyde, che

pubblicò quel grosso volume per uso de' Conventi, ha raccolto ne' due

suoi copiosi indici tutti i passi, che vi sono sparsi.

[39] Il Dottor Jortin (_Osservazioni sull'istoria Eccles. vol._ IV. p.

161) ha notato lo scandaloso valore de' Monaci Cappadoci, di cui si vide

l'esempio nell'esilio del Grisostomo.

[40] Cassiano ha descritto semplicemente, quantunque con diffusione,

l'abito monastico dell'Egitto (_Istit. l. I_) a cui Sozomeno (_l. III,

c. 14_) attribuisce qualche allegorico senso, e virtù.

[41] _Regul. Bened. n. 55, in Cod. Regularum Part. 2. p. 51._

[42] Vedi la regola di Ferreolo Vescovo d'Uzés (_m. 31. in Cod. Regul.

p. 2. p. 136_), e d'Isidoro, Vescovo di Siviglia (n. 33. _in Cod. Regul.

p. 2. p. 214_).

[43] Si dava qualche particolar permissione per le mani e per i piedi:

_Totum autem corpus nemo unguet, nisi causa infirmitatis, nec lavabitur

aqua nudo corpore nisi languor perspicuus sit_. (_Regul. Pachom. 92.

Part. 1. p. 78_).

[44] S. Girolamo esprime con forti ma indiscrete frasi l'uso più

importante del digiuno, e dell'astinenza: _Non quod Deus universitatis

creator et Dominus, intestinorum nostrorum rugitu, et inanitate ventris,

pulmonisque ardore delectetur, sed quod aliter pudicitia tuta esse non

possit_. (_Oper. Tom. I. pag. 137. ad Eustoch_.). Vedi le collezioni 12,

e 22. di Cassiano _de castitate, e de illusionibus nocturnis_.

[45] _Edacitas in Graecis gula est, in Gallis natura_. (_Dialog. I. c.

4. pag 521_). Cassiano chiaramente confessa, che non si può imitare

nella Gallia la perfetta norma dell'astinenza, per causa dell'_aerum

temperies, e qualitas nostrae fragilitatis_ (_Inst. 4. 11_). Fra le

regole occidentali, quella di Colombano è la più austera; egli era stato

educato in mezzo alla povertà dell'Irlanda, forse tanto rigida ed

inflessibile, quanto l'astinente virtù dell'Egitto. La regola d'Isidoro

di Siviglia è la più dolce: nelle feste concede l'uso della carne.

[46] «Quelli, che bevono solamente acqua, e non hanno liquore nutritivo,

dovrebbero avere almeno una libbra e mezza (_24 once_) di pane il

giorno» _Stat. delle Carceri p. 40_. di Howard.

[47] Vedi Cassiano _Collat. l. II. 19, 20, 21_. Ai piccoli pani, o

biscotti di sei once l'uno, si diede il nome di _Paximacia_ (Roswayde

_Onomastic. pag. 1045_), Pacomio però concesse a' suoi Monaci qualche

estensione nella quantità del loro cibo; ma gli faceva lavorare in

proporzione di quello che mangiavano (Pallad. _in hist. Lausiac. c. 38,

39. in vit. Patr. l. VIII. p. 736. etc._).

[48] Vedasi il banchetto, a cui fu invitato Cassiano (_Collat. VIII. 1_)

da Sereno, Abbate Egiziano.

[49] Vedi la regola di S. Benedetto n. 39, 40. (_in Cod. Regul. P. II.

pag. 41, 42_). _Licet legamus vinum omnino Monachorum non esse, sed quia

nostris temporibus id Monachis persuaderi non potest_; egli concede loro

un'hemina romana, misura che si può determinare per mezzo delle Tavole

dell'Arbuthnot.

[50] Tali espressioni, come il mio libro, la mia veste, le mie scarpe

(Cassiano _Instit. l. IV. c. 13_) erano proibite fra Monaci occidentali,

con severità non minore, che fra gli orientali; (_Cod. Regul. P. II. p.

174, 235, 288_), e la Regola di Colombano li puniva con sei colpi di

disciplina. L'ironico Autore dell'opera intitolata _Ordres Monastiques_,

che pone in ridicolo la folle scrupolosità de' conventi moderni, sembra,

che non sappia, che gli antichi erano ugualmente assurdi.

[51] Due gran Maestri della scienza ecclesiastica, il P. Tommassino

(_Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1090, 1139_) ed il P. Mabillon

(_Etudes Monastiq. Tom. I. p. 116, 155_) hanno seriamente esaminato il

lavoro manuale dei Monaci, che il primo risguarda come un merito, ed il

secondo come un _dovere_.

[52] Il Mabillon (_Erud. Monast. Tom. I. pag. 47, 55_) ha raccolto molti

curiosi fatti per provare i lavori letterari de' suoi predecessori, sì

in Oriente, che in Occidente. Si copiavano libri negli antichi Monasteri

d'Egitto (Cassiano _Instit. l. IV c. 12_), e da' Discepoli di S. Martino

(_Sulp. Sever. in vit. Martin. c. 7. p. 473_). Cassiodoro ha dato gran

materia per gli studi de' Monaci: e noi non ci scandalizzeremo, se la

loro penna talvolta da Grisostomo ed Agostino, passò ad Omero e

Virgilio.

[53] Il Tommassino (_Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 118, 145, 146,

171, 179_) ha esaminato le vicende delle leggi civili, canoniche e

comuni. La moderna Francia conferma la morte, che i Monaci si son dati

da loro stessi, e giustamente li priva d'ogni diritto d'eredità.

[54] Vedi Girolamo _Tom. 1. p. 576, 183_. Il Monaco Pambo diede questa

sublime risposta a Melania, che desiderava di specificare il valore del

suo dono: «L'offri tu a me, o a Dio? Se a Dio, quello, che sospende le

montagne in una bilancia, non ha bisogno d'essere informato del peso del

tuo dono». (Pallad. _Hist. Lausiac. c. 10. in vit. Patr. l. VIII. p.

715_).

[55] Το πολυ μερος της ω̃κειωσαντο, προφασει των μεταδιδοναι παντα

πτωχοις, παντας (ωσοιπειν) πταχους καταστησαντες. Zosimo L. V. p. 325.

Pure la ricchezza de' Monaci orientali fu di gran lunga oltrepassata

dalla principesca grandezza de' Benedettini.

[56] Il sesto Concilio generale (_il Quinisesto in Trullo Can. 47. ap.

Beverid. Tom. 1. p. 213_) proibisce alle donne di passar la notte in un

Monastero di maschi, e agli uomini in uno di femmine. Il settimo

Concilio generale (_il Niceno II. Can. 20. ap. Bevereg. Tom. I. p. 325_)

vieta i Monasteri doppi, o promiscui di ambidue i sessi; ma si rileva da

Balsamone, che tal proibizione non fu efficace. Sopra i piaceri, e le

spese irregolari del Clero, e de' Monaci, vedi Tommassin. _Tom. III. p.

1334, 1368_.

[57] Io ho udito, o letto in qualche luogo questa sincera confessione

d'un Abbate Benedettino: «Il mio voto di povertà mi ha dato centomila

scudi l'anno; il mio voto di ubbidienza mi ha inalzato al grado di

Principe Sovrano.» Mi son dimenticato delle conseguenze del suo voto di

castità.

[58] Pior, Monaco Egiziano, permise alla sua sorella di vederlo; ma

durante la visita tenne sempre gli occhi chiusi. Vedi _vit. Patr. l.

III, p. 504_. Potrebbero addursi molti altri simili esempi.

[59] Gli articoli 7, 8, 29, 30, 31, 34, 57, 60, 86 e 95 della regola di

Pacomio impongono le leggi più intollerabili di silenzio e di

mortificazione.

[60] Le preghiere diurne e notturne de' Monaci vengono lungamente

discusse da Cassiano ne' libri terzo e quarto delle sue Instituzioni; ed

egli costantemente preferisce la liturgia, che un Angelo avea dettata a'

Monasteri di Tabenna.

[61] Cassiano descrive per propria esperienza l'_acedia_ o torpidezza di

spirito e di corpo, a cui trovavasi esposto un Monaco, allorchè

sospirava trovandosi solo: _Saepiusque egreditur, et ingreditur cellam,

et solem velut ad occasum tardius properantem crebrius intuetur_

(_Instit_.)

[62] Le tentazioni, ed i tormenti di Stagirio furono da quell'infelice

giovane comunicati a S. Gio. Grisostomo, suo amico. Vedi Middleton

_Oper. Vol. I, p. 107, 110_. In simile guisa presso a poco principia la

vita d'ogni Santo, ed il famoso Inigo, o Ignazio fondatore de' Gesuiti

(_Vit. di Inigo di Guiposcoa Tom. I, p. 29, 38_) può servire di

memorabil esempio.

[63] Fleury _Hist. Eccl. Tom. VII. pag. 46_. Ho letto in qualche luogo

delle _Vite de' Padri_, ma non ho potuto ritrovarlo, che vari, e credo

_molti_ de' Monaci, che non manifestavano all'Abbate le loro tentazioni,

divenivano rei di suicidio.

[64] Vedi le Collazioni 7 ed 8 di Cassiano, ch'esamina gravemente,

perchè i demonj eran divenuti meno attivi e numerosi dopo il tempo di S.

Antonio. Il copioso indice di Rosweyde alle _Vite de' Padri_ somministra

una gran varietà di scene infernali. I diavoli erano più formidabili in

forma di donne, che in qualunque altra.

[65] Quanto alla distinzione de' _Cenobiti_, e degli _Eremiti_,

specialmente in Egitto, vedi Girolamo (_Tom. 1. p. 45. ad Rustic_.), il

primo dialogo di Sulpicio Severo, Ruffino (_c. 22. in Vit. Patr. l. 11.

p. 478_), Palladio (_c. 7, 69. in vit. Patr. L. VIII. p. 712, 758_), e

soprattutto le Collazioni 18 e 19 di Cassiano. Questi Scrittori, che

paragonano la vita comune con la solitaria, scuoprono l'abuso ed il

pericolo di quest'ultima.

[66] Suicer. _Thesaur. Eccles. Tom. I. p. 205, 218_. Il Tommassino

(_Discipl. de l'Eglis. Tom. I. pag. 1501, 1502_) da una buona

descrizione di queste celle. Quando Gerasimo fondò il suo Monastero, nel

deserto del Giordano, questo fu accompagnato da una Laura di settanta

celle.

[67] Teodoreto ha raccolto in un grosso Volume (_Philotheus in Vit.

Patr. L. IX. p. 793, 863_) le vite ed i miracoli di trenta Anacoreti.

Evagrio (_l. 1. c. 12_) celebra più brevemente i Monaci ed Eremiti della

Palestina.

[68] Sozomeno L. VI. c. 33, Il celebre Sant'Efrem compose un panegirico

su questi Βοσγοι, o Monaci pascolanti (Tillemont _Mem. Eccl.

Tom. 8. p. 292_).

[69] Il P. Sicard. (_Missions du Levant Tom._ II. p. 217, 233) esaminò

le caverne della bassa Tebaide con maraviglia e devozione. Le iscrizioni

sono in carattere Siriaco antico, quale si usava da' Cristiani

nell'Abissinia.

[70] Vedi Teodoreto (_in Vit. Patr. L._ IX. p. 848,854), Antonio (_in

Vit. Patr. L._ I. p. 170, 177), Cosma (_in Assemann. Biblioth. Or. Tom._

I. p. 239,253), Evagrio (_L._ I. c. 13, 14), e Tillemont (_Mem. Eccl.

Tom._ XV. p. 347, 392).

[71] L'angusta circonferenza di due cubiti, o di tre piedi, ch'Evagrio

attribuisce alla sommità della colonna, non combina con la ragione, co'

fatti, nè con le regole d'Architettura. Il popolo, che la vedeva da

basso, poteva facilmente ingannarsi.

[72] Non debbo tacer un motivo d'antico scandalo intorno all'origine di

questa piaga. Fu detto, che 'l diavolo, prendendo la forma d'Angelo,

l'invitò a salire com'Elia sopra un carro di fuoco. Il Santo alzò il

piede con troppa fretta, e Satana profittò di quell'istante per

gastigare in tal modo la sua vanità.

[73] Io non saprei come scegliere, o specificare i miracoli contenuti

nelle _Vitae Patrum_ di Rosweyde, mentre il numero di essi avanza molto

le mille pagine di quella voluminosa opera. Se ne può trovare un

elegante saggio ne' dialoghi di Sulpicio Severo, e nella sua vita di S.

Martino. Ei venera i Monaci d'Egitto; ma gl'insulta osservando, che essi

non risuscitaron mai morti, mentre il Vescovo di Tours aveva restituita

la vita a tre persone.

[74] Rispetto ad Ulfila, ed alla conversione de' Goti, vedasi Sozomeno

_L. VI. c. 37_. Socrate _L. IV. c. 33_. Teodoreto _L. IV. c. 37_.

Filostorgio _L. II. c. 5_. Sembra che l'eresia di Filostorgio gli abbia

somministrato de' mezzi più atti ad informarsi.

[75] Si pubblicò l'anno 1665 una copia mutilata de' quattro Evangeli

della Versione Gotica, ed è stimata il monumento più antico della lingua

Teutonica, sebbene Wetstein tenti, mediante alcune frivole congetture,

di togliere ad Ulfila l'onore di quell'opera. Due delle quattro Lettere

aggiunte esprimono il _W_, e il _Th_ degli Inglesi. (Vedi Simon. _Hist.

Critiq. du nouv. Testam. Vol. II. p. 219, 223_. Mill. _Prolegomen. p.

157. Edit. Kuster_. Wetstein Prolog. _Tom I. p. 114_).

[76] Filostorgio erroneamente pone questo passaggio sotto il regno di

Costantino; ma io sono molto inclinato a credere, che questo fosse

anteriore a quella grande emigrazione.

[77] Noi dobbiamo a Giornandes (_de Reb. Get. cap. 151. p. 688_) una

breve e vivace pittura di questi Goti minori. «_Gothi minores, populus

immensus, cum suo Pontifice ipsoque Primate Wulfila_». Le ultime parole,

se non sono una pura ripetizione, indicano qualche giurisdizione

temporale.

[78] _At non ita Gothi, non ita Vandali; malis licet Doctoribus

instituti, meliores tamen etiam in hac parte quam nostri._ Salvian. (_de

Gubern. Dei L. VII. p. 243_).

[79] Il Mosemio ha leggiermente abbozzato il progresso del Cristianesimo

nel Nord dal quarto secolo fino al decimo quarto. Questo soggetto

somministrerebbe de' materiali per un'ecclesiastica, ed anche filosofica

storia.

[80] Socrate (_L. VII. c. 30_) attribuisce a tal causa la conversione

de' Borgognoni, la pietà cristiana de' quali è celebrata da Orosio (_L.

VII. c. 19_).

[81] Vedasi un originale e curiosa lettera scritta da Daniele, primo

Vescovo di Winchester (_Bede Hist. Eccl. Angloi., L. V. c. 18. p. 203.

edit. Smith_) a S. Bonifacio, che predicava il Vangelo fra' Selvaggi

dell'Asia, e della Turingia, _Epistol. Bonifacii 67 nella Maxima

Bibliotheca Patrum Tom. XIII. p. 93_.

[82] La spada di Carlo Magno accrebbe forza all'argomento: ma quando

Daniele scrisse questa lettera (_an. 725_), i Maomettani, che regnavano

dall'India fino alla Spagna, potevano ritorcerlo contro i Cristiani.

[83] Le opinioni di Ulfila e de' Goti tendevano al Semiarrianismo,

poichè non volevano essi dire, che il Figlio fosse una creatura:

quantunque comunicassero con quelli, che sostenevano tal eresia. Il loro

Apostolo rappresentò tutta la disputa come una questione di piccol

momento, e che si era eccitata dalle passioni del Clero. Teodoret. _L.

IV. c. 37_.

[84] Si è imputato l'Arrianismo de' Goti all'Imperator Valente: _Itaque

justo Dei judicio ipsi eum vivum incenderunt, qui propter eum etiam

mortui, vitio erroris arsuri sunt._ Orosio _L. VII. c. 33. p. 354_.

Questa crudel sentenza vien confermata dal Tillemont (_Mem. Eccl. T. VI.

p. 604, 610_), che freddamente osserva «un seul homme entraîne dans

l'enfer un nombre infini de Septentrionaux etc.» Salviano (_de Gubernat.

Dei L. V. p. 150, 151_) compatisce, e scusa il loro involontario errore.

[85] Orosio asserisce nell'anno 416 (_L. VII. c. 21 p. 580_) che le

Chiese di Cristo (cioè de' Cattolici) eran piene di Unni, di Svevi, di

Vandali, di Borgognoni.

[86] Ratbodo, Re de' Frisoni, fu tanto scandalizzato da tal temeraria

dichiarazione d'un Missionario, che tornò indietro, dopo esser entrato

nel fonte battesimale. (Vedi Fleury _Hist. Eccl. Tom. IX. p, 167_).

[87] Le lettere di Sidonio Vescovo di Vienna sotto i Visigoti, e d'Avito

Vescovo di Vienna sotto i Borgognoni dimostrano alle volte, in oscuri

accenti, le disposizioni generali de' Cattolici. L'istoria di Clodoveo,

e di Teodorico somministrerà de' fatti particolari su questo proposito.

[88] Genserico confessò tal somiglianza, mediante la severità con cui

punì quelle indiscrete allusioni. _Victor Vitens l. 7. p. 10._

[89] Tali sono le querele contemporanee di Sidonio Vescovo di Clermont

(_L. VII. c. 6. p. 182, ec. edit. Sirmond_). Gregorio di Tours, che cita

questa lettera (_L. II. c. 25 in Tom. 2. p. 174_), ne trae

un'asserzione, che non si può verificare, cioè che di nove sedi Vacanti

nell'Aquitania, alcune eran vacate per causa di _Martiri_ episcopali.

[90] I monumenti originali della persecuzione de' Vandali si son

conservati ne' cinque libri dell'istoria di Vittore Vitense (_de

persecutione Vandalicà_), Vescovo che fu esiliato da Unnerico; nella

vita di S. Fulgenzio, che si distinse nella persecuzione di Trasimondo

(_in Biblioth. max. Patr. T. IX. p. 4, 16_) e nel primo libro della

guerra Vandalica dell'imparzial Procopio (_c. 7, 8, p. 196, 197, 198,

199_), Il Ruinart, ultimo editore di Vittore, ha illustrato tutto questo

soggetto con un copioso e dotto apparato di note, e di supplementi

(_Parigi 1694_).

[91] Victor. IV. 2. p. 65. Unnerico nega il nome di Cattolici agli

_Omousi_. Descrive come, _veri Divina Majestatis cultores_, quegli del

suo partito, che professavan la fede confermata da più di mille Vescovi

ne' Concilj di Rimini e di Seleucia.

[92] Victor. _II. 1. p. 21, 22_. _Laudabilior.... videbatur_. Ne'

Manoscritti, ne' quali si omette questa parola, il passo non è

intelligibile. Vedi Ruinart _not. p. 264_.

[93] Victor. _II. 2, p. 22, 23_. Il Clero di Cartagine chiamava queste

condizioni _periculosae_; ed infatti sembra, che fossero poste come una

rete per prendere i Vescovi Cattolici.

[94] Vedi la narrazione di questa conferenza, ed il trattamento de'

Vescovi presso Vittore _II, 13, 18, p. 35, 42_, e tutto il quarto libro

_p. 63, 171_. Il terzo libro (_p. 42, 62_) contiene la loro apologia, o

confessione di fede.

[95] Vedasi la lista de' Vescovi affricani presso Vittore _p. 117, 120

con le note del Ruinart p. 215, 397_. Spesso vi si trova il nome

scismatico di Donato, e sembra, che avessero adottato (come i nostri

fanatici dell'ultimo secolo) le pie denominazioni di _Deodatus_,

_Deogratias_, _Quidvult Deus_, _Habet Deum etc._

[96] Fulgent. _Vit. c. 16, 29_. Trasimondo affettava la lode di

moderazione e di dottrina; e Fulgenzio indirizzò tre libri di

controversia all'Arriano Tiranno, ch'ei chiama _piissime Rex._

(_Bibliot. max. Patr. Tom. IX. p. 21_). Nella vita di Fulgenzio si fa

menzione di soli sessanta Vescovi esuli; si accrescono fino a centoventi

da Vittore Tunnunense, e da Isidoro; ma si specifica il numero di

dugentoventi nell'_Historia Miscella_, ed in una breve Cronica autentica

di quei tempi. Vedi Ruinart _p. 570, 571_.

[97] Vedansi gl'insipidi e bassi epigrammi dello Stoico, il quale non

seppe soffrir l'esilio con maggior fortezza, che Ovidio. La Corsica

poteva non produrre del grano, del vino, o dell'olio; ma non poteva

mancare di erbaggi, d'acqua, e di fuoco.

[98] _Si ob gravitatem coeli interissent_, vile _damnum_. Tacit. _Annal.

II. 85_. Facendone l'applicazione, Trasimondo avrebbe adottato la

lettura di alcuni critici, _utile damnum_.

[99] Vedansi questi preludj d'una _general_ persecuzione appresso

Vittore II. 3, 4, 7, ed i due editti d'Unnerico _L. II. p. 35. L. IV. p.

64_.

[100] Vedi Procopio _de Bell. Vandal. L. I. c. 7, p. 197, 198_. Un

Principe Moro cercava di rendersi propizio il Dio de' Cristiani,

mediante la sua diligenza a cancellare i segni del sacrilegio Vandalico.

[101] Vedi questa storia presso Vittore _II. 8, 12. p. 30, 34_. Vittore

descrive le angustie di que' Confessori come testimone di veduta.

[102] Vedasi il quinto libro di Vittore. Le sue appassionate querele son

confermate dalla sobria testimonianza di Procopio, e dalla pubblica

dichiarazione dell'Imperator Giustiniano (_Cod. Lib. I. tit. 27_).

[103] Victor. II, _18. p. 71_.

[104] Victor. V. _4. p. 74, 75_. Ei chiamavasi Vittoriano, ed era un

ricco Cittadino d'Adrumeto, che godeva la confidenza del Re, per il

favore del quale aveva ottenuto il posto, o almeno il titolo, di

Proconsole dell'Affrica.

[105] Victor. I. _6. pag. 8, 9_. Dopo aver narrato la ferma resistenza,

e la destra risposta del Conte Sebastiano, soggiunge: _Quare alio

generis argumento postea bellicosum Virum occidit_.

[106] Victor. V. 12, 13. Tillemont, _Mem. Eccl. Tom. IV. p. 609_.

[107] Il titolo proprio del Vescovo di Cartagine era quello di

_Primate_: ma dalle Sette, e dalle nazioni si dava il nome di Patriarca

al loro principal Ministro Ecclesiastico. Vedi Tommassin., _Discipl. de

l'Eglis. Tom I. p. 155, 158_.

[108] Il Patriarca Civila stesso dichiarò, ch'ei non intendeva il Latino

(Victor. II. _p. 42_.) _nescio latine_; e poteva tollerabilmente

conversare, senza esser però capace, di predicare o disputare in quella

lingua. Il Vandalo suo Clero era vie più ignorante; e poco potea

contarsi sugli Affricani, che si erano uniformati al medesimo.

[109] Victor. II, _1, 3. p. 22_.

[110] Victor. V. _7. p. 72_. Ei chiama in testimone l'Ambasciatore

medesimo, che aveva per nome Uranio.

[111] _Astutiores_, Vict. IV. _4. p. 70_. Egli chiaramente afferma, che

la lor citazione del Vangelo _non jurabitis in toto_ non tendeva, che ad

eludere l'obbligazione d'un giuramento inconveniente. I quarantasei

Vescovi, che ricusarono, furono esiliati in Corsica; ed i trecentodue,

che giurarono, furono distribuiti per le Province dell'Affrica.

[112] Fulgenzio, Vescovo di Ruspa nella Provincia Bizacena, era d'una

famiglia Senatoria, ed aveva avuto una nobile educazione. Egli sapeva

tutto Omero o Menandro prima che incominciasse a studiare il Latino, sua

lingua nativa. (_Vit. Fulgent. c. 1_). Molti Vescovi Affricani

intendevano il Greco, ed erano stati tradotti in Latino molti Greci

Teologi.

[113] Si confrontino le due prefazioni a' dialoghi di Vigilio di Tapso

(_pag. 118, 129. edit. Chifl_.). Ei poteva divertire i suoi eruditi

lettori con un'innocente finzione; ma il soggetto era troppo grave, e

gli Affricani troppo ignoranti.

[114] Il P. Quesnel mosse quest'opinione, che si è ricevuta

favorevolmente. Ma le seguenti tre verità, per quanto possano parer

sorprendenti, sono _presentemente_ accordate da tutti (Gearardo Voss.

_Tom. VI. p. 516, 522_. Tillemont, _Mem. Eccl. Tom VIII. p. 667, 671_):

1. S. Atanasio non è l'autore del _Credo_, che sì frequentemente si

legge nelle nostre Chiese; 2. non sembra, che questo esistesse per lo

spazio d'un secolo dopo la sua morte; 3. fu composto originalmente in

lingua Latina, e per conseguenza nelle Province occidentali. Gennadio,

Patriarca di Costantinopoli, fu tanto sorpreso da tale straordinaria

composizione, che disse francamente, che quella era opera d'un ubbriaco.

(Petav., _Dogm. Theolog. Tom. II. L. VII. c. 8. p. 587_).

[115] I. Joan. V. 7. Vedi Simone, _Hist. Crit. du nouv. Testam. Part. I.

c. 18. p. 203, 218., e Part. II. c. 9. p. 99, 121_ e gli elaborati

Prolegomeni ed Annotazioni, del Dot. Mill e di Wetstein, alle loro

edizioni del Testamento Greco. Nel 1689 il Papista Simon cercava d'esser

libero; nel 1707 il Protestante Mill desiderava d'essere schiavo; nel

1751 l'Arminiano Wetstein si servì della libertà de' suoi tempi, e della

sua setta.

[116] Fra tutti i Manoscritti che esistono nel numero di ottanta ve ne

sono alcuni che hanno almeno 1200 anni. (Wetstein _lot. cit._). Le copie

ortodosse del Vaticano, degli Editori Complutensiani, e di Roberto

Stefano son divenute invisibili; ed i due Manoscritti di Dublino e di

Berlino non meritano di fare un'eccezione. Vedi Emlyn _Oper. Vol. II.

pag. 227, 255, 269, 299_ e le quattro ingegnose lettere del Sig. de

Missy nel Tom. 8 e 9 del Giornale Britannico.

[117] O piuttosto da' quattro Vescovi, che composero, e pubblicarono la

professione di fede in nome de' loro confratelli. Essi dicono questo

testo luce _clarius_ (Victor. Vitens. _De persecut. Vandal. L. III. c.

II. p. 54_). Poco dopo è citato da' Polemici Affricani, Vigilio e

Fulgenzio.

[118] Nell'XI, e XII secolo le Bibbie furon corrette da Lanfranco,

Arcivescovo di Canterbury, e da Nicola, cardinale e bibliotecario della

Chiesa Romana, _secundum ortodoxam fidem_ (Wetstein _Prolegom. p. 84,

85_). Nonostanti queste correzioni, quel passo tuttavia manca in

venticinque Manoscritti Latini (Wetstein _loc. cit._), che sono i più

antichi, ed i più belli: due qualità, che rare volte s'uniscono, eccetto

ne' Manoscritti.

[119] Quest'arte, che avevano inventato i Germani, fu applicata in

Italia agli scrittori profani di Roma, e della Grecia. Si pubblicò verso

il medesimo tempo l'originale Greco del Nuovo Testamento (_an. 1514,

1516, 1520_) per opera di Erasmo, e per la munificenza del Cardinal

Ximenes. La Poliglotta Complutensiana costò al Cardinale 50000 ducati.

(Vedi Mattaire _Annal. Typog. Tom II. p. 2, 8, 125, 133_ e Wetstein

_Prolegom. p. 126, 127_).

[120] Si sono stabiliti i tre testimoni nel nostro Testamento Greco per

la prudenza d'Erasmo, per l'onesto bigottismo degli Editori

Complutensiani, per l'inganno, o errore tipografico di Roberto Stefano

in porvi un segno, e per la deliberata falsità, o strano timore di

Teodoro Beza.

[121] Plin. _Hist. Nat. V. I._ Itinerar. Wesseling, _p. 15_. Cellar.

_Geogr. antiq. Tom. II. Part. II. p. 127_. Questa Tipasa (che non si dee

confondere con un'altra nella Numidia) era una città di qualche

considerazione, poichè Vespasiano la distinse col diritto del Lazio.

[122] Ottato Milevitano, _de schism. Donatist. L. II. p. 38_.

[123] Vittor. Vitens. _V. 6. p. 76_. Ruinart _p. 483, 487_.

[124] Enea Gaz. _in Theophrasto, in Biblioth. Patr. T. VIII. p. 664,

665_. Egli era Cristiano, e compose questo dialogo, intitolato il

_Teofrasto_, sull'Immortalità dell'anima, e la Risurrezione del corpo,

oltre venticinque lettere, che tuttavia esistono. (Vedi Cave, _Hist.

Letter. p. 297_, e Fabric., _Bibl. Graec. Tom. I. p. 422_).

[125] Giustiniano, _Cod. Lib. I. Tit. XXVII_. Marcellin., in Chron. p.

45. in Thesaur. Tempor. Scaliger. Procopio, de Bell. Vandal. _L. 1. c.

7. p. 196_. Gregorio M., _Dial. 3, 32_. Nessuno di questi ha specificato

il numero de' Confessori, che si determina a sessanta in un Menologio

antico (ap. Ruinart _p. 486_). Due di loro perdettero la favella per

causa di fornicazione, ma il miracolo si accresce per la singolare

circostanza d'un fanciullo, che non aveva _mai_ parlato prima che gli

fosse tagliata la lingua.

[126] Vedi i due Storici generali di Spagna, Mariana (_Hist. de Reb.

Hispan. Tom. I. L. V. c. 12, 15. p. 183, 194_), e Ferreras (_Traduzione

Francese Tom. II. p. 206, 247_). Mariana quasi si scorda d'essere un

Gesuita par prender lo stile, e lo spirito d'un classico Romano.

Ferreras, industrioso Compilatore, n'esamina i fatti, e ne rettifica la

cronologia.

[127] Goisvinta sposò successivamente due Re de' Visigoti, Atanagildo, a

cui partorì Brunechilde madre d'Ingunde: e Leovigildo, i due figli del

quale Ermenegildo e Recaredo, eran nati da un matrimonio precedente.

[128] _Iracundiae furore succensa adprehensam per comam capitis puellam

in terram conlidit, et diu calcibus verberatam ac sanguine cruentatam

jussit exspoliari, et piscinae immergi._ Greg. Turon. _L. V. c. 39. in

Tom. II. pag. 255_. Gregorio è uno de' migliori originali, che abbiamo,

per questa porzione d'Istoria.

[129] I Cattolici, che ammettevano il battesimo degli Eretici,

ripetevano il rito, o come fu chiamato dopo, il sacramento della

Confermazione, al quale attribuivano molte mistiche e maravigliose

prerogative, sì visibili, che invisibili. Vedi Chardon, _Hist. des

Sacramens Tom._ I. p. 405, 552.

[130] Osset, o Giulia Costanza, era in faccia a Siviglia nella parte

settentrionale della Betica (Plin. _Hist. nat. III_) ed il ragguaglio

autentico di Gregorio di Tours (_Hist. francor. L. VI 43. p. 288_)

merita più fede, che il nome di Lusitania (_de Glor. Martyr. c. 24_),

che ardentemente fu abbracciato dal vano e superstizioso Portoghese

(Ferreras, _Hist. d'Espagne Tom. II. p. 166_).

[131] Si fece questo miracolo con molta abilità: un Re Arriano sigillò

le porte, e scavò una profonda fossa intorno alla Chiesa, senza potere

impedire la copia dell'acqua Battesimale nella Pasqua.

[132] Ferreras (_Tom. II. pag. 168, 175 an. 550_) ha illustrato le

difficoltà, che si fanno intorno al tempo, ed alle circostanze della

conversione degli Svevi. Essi erano stati recentemente uniti da

Leovigildo alla Gotica Monarchia di Spagna.

[133] Quest'aggiunta al simbolo Niceno, o piuttosto Costantinopolitano,

fu fatta per la prima volta nell'ottavo concilio di Toledo l'anno 633.

Ma non fece che esprimere la dottrina popolare (Gerard. Vossio _Tom. VI.

p. 527 de tribus Symbolis_).

[134] Vedi Gregor. Magn. L. VII. ep. 126. ap. Baron. _Annal. Eccl. an.

599. n. 25, 26_.

[135] Paolo Varnefrido (_de Gest. Longobard. L. IV. c. 44 pag. 853 Edit.

Grot_.) confessa, che l'Arrianismo era tuttavia in vigore sotto il regno

di Rotari (_an. 636, 652_). Il pio Diacono non cerca di fissare l'epoca

precisa della nazional conversione, che per altro fu ultimata prima che

finisse il settimo secolo.

[136] _Quorum fidei et conversioni ita gratulatus esse rex perhibetur,

ut nullum tamem cogeret ad Christianisimum.... Didicerat enim a

doctoribus, auctoribusque suae salutis, servitium Christi voluntarium,

non coactitium esse debere_. Beda, _Hist. Eccl. l. 1. c. 26. p. 62.

Edit. Smith_.

[137] Vedi gl'Istorici di Francia (_Tom. IV. p. 114_) e Wilkins (_Leg.

Anglo-Saxonic. p. 11, 31_). _Si quis sacrificium immolaverit praeter Deo

soli, morte moriatur_.

[138] Gli Ebrei pretendono, ch'essi fossero introdotti nella Spagna

dalle flotte di Salomone, e dalle armi di Nabuccodonosor, che Adriano vi

trasferisse quarantamila famiglie della Tribù di Giuda, e diecimila

della Tribù di Beniamino ec. Basnag., _Hist. des Juifs. Tom. VII. c. 9.

pag. 240, 256_.

[139] Isidoro, ch'era in quel tempo Vescovo di Siviglia, fa menzione

dello zelo di Sisebuto, lo disapprova, e se ne congratula (_Chron. Goth.

pag. 728_). Il Baronio (_an. 614. n. 41_) assegna il numero de'

perseguitati sulla testimonianza d'Aimoino _L. IV, c. 22_; ma tal prova

è debole, ed io non ho potuto verificar la citazione _Istor. di Franc.

T. III p. 127_.

[140] Basnage (_Tom. VIII. c. 13. p 388, 400_) rappresenta fedelmente lo

stato degli Ebrei; ma egli avrebbe potuto aggiungervi, da' Canoni de'

Concilj di Spagna e dalle Leggi de' Visigoti, molte curiose circostanze

essenziali per il suo soggetto, quantunque siano estranee al mio.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07 · 第 8 / 31 题