5. Infine....

--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore

potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla

fortuna delle armi?

--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone

abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra

volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano

a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di

qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi

per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E

quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del

Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di

venti libre--quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per

otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo

suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla

taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di

ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di

Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della

sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro

peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto,

verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai

residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo

sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe,

madonna.

--Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama

superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene

come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei

loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore,

voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi.

--Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto

trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor

di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo

alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di

oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si

trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati,

pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di

Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed

irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia.

--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con

questi patti quali accordi potessi ottenere.

--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole,

perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi

quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti.

--A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete

disdegnosa Sigelgaita.

--Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli

è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti,

madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero?

La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della

tigre.

Rispose l'abate di Cluny:

--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre

le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego

vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto,

di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo

particolarmente supplicarvi.

--Il vostro volere si farà.

E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva.

Il re dei re, vol. 1 Convoglio diretto nell'XI secolo · 第 20 / 35 题