E tu, che di beltà quasi divina
fosti, ed or soffri nel lontano esiglio,
e pregare non puoi, se pur regina,
su la terra ove ucciso hanno il tuo figlio!...
Stai, come Niobe, curva sotto il fato,
senza lamenti.--E pur sento cadere
lacrime e grida sul tuo cor malato,
--gocciole di veleno in un bicchiere:--
sento, o vagante e tragica Sorella,
--e la pietà per te mi fa più buona--
l'inconfessato intimo strazio della
maternità che porta una corona.