Sorrise con labbra procaci,
con piccoli denti felini
la donna al suo sogno, ne l'ombra.
Sì grande era il sogno
che vincer le parve follìa;
ma grande era pur la malìa
de gli occhi d'amore,
di sotto a le pàlpebre chini;
ma il fiero destino era scritto
nel suo nome, nel suo nome,
lucente, terribile e dritto
qual filo di spada.
Creata ad ambigue vittorie
ella era; in quel corpo era chiusa
la forza di tutte le glorie
del senso.--Ella sorse.--L'effusa
sua chioma pareva una veste
regale.--Ella andò.--Le tempeste
a lei saettavano i fianchi,
gonfiandole il labbro di sfide,
gonfiandole il cuore d'orgoglio.
Salì fino a te,
salì dal tuo letto al tuo soglio,
o giovine re!...
*
Co' suoi tenebrosi capelli
la pallida Maga t'avvinse.
Tu, contro la storia e la plebe,
tu, contro i destini
di patria, fanciullo selvaggio,
bevesti a quel bacio, a quel raggio
la fede, la vita.
Ed ella il tuo cuore si strinse
nel piccolo pugno di fata,
invincibile, invincibile,
allor che, al tuo piede prostrata,
susurrava: T'amo.--
Mentiva. Mentiva, pel trono
gonfiando il suo grembo infecondo,
indegna di tregua e perdono,
profanante a gli occhi del mondo
per sete di regno un altare.
Sfidò, come scoglio nel mare,
il nembo fischiante.--Fu sola
in faccia a l'Europa.--Con denti
difese e con unghie di belva
il suo sogno, o re.
E cadde qual tigre a la selva,
ma cadde con te!...
*
Regina di Serbia, stanotte
scordasti, per l'ore solenni,
la veste di rosso broccato?...
Purpurea qual sangue
di vinti è la tunica slava
che avvolger ti dee, prima schiava
d'un torbido regno,
di patria ne l'ore solenni.
Ma gli ebbri soldati, o superba,
ti preparano, ti preparano,
col piombo, la tunica Serba.
Per vènti ferite
cadendo, due volte sovrana,
scontando con l'empio martirio
la gloria terribile e vana,
il vano infecondo delirio,
scagliando ancor l'ultimo insulto
sul viso a la Serbia in tumulto,
tu insanguinerai terra e mare
col tuo sangue di leonessa.
Il manto regal di Teodora
volesti per te.
Or cadi, com'essa, ne l'ora
fatale de i re!...
*
Nel campo ove immemore l'erba
verdeggia su l'umili fosse,
o Draga, il tuo sogno è sepolto
con te.--Tu passasti
sul capo di cento ribelli,
sul filo di cento coltelli,
fra il plumbeo silenzio
che cova fragor di sommosse,
armata di scudo e d'elmetto
pel tuo sogno, pel tuo sogno,
che or serri, in eterno, sul petto.
Tessuto di perle
e d'oro, gemmato di ardenti
rubini, grondante di sangue,
ti avvolge le membra possenti
fra spire fantastiche d'angue.
In vita toccasti il tuo segno:
nel mondo godesti il tuo regno:
se rosso martirio ti lava,
se crisma di morte t'assolve,
riposa--o pirata del soglio.--
Riposi con te,
sgabello al tuo misero orgoglio,
il fosco tuo re!...