SUL MONUMENTO DI EDVIGE V***

Ritta presso il sarcofago, non geme

l'alta immobile donna, e non impreca:

ascolta, intenta e dolorosa insieme.

Lo sguardo e il viso essa tremando tende,

socchiuso il labbro, giunte ambo le mani:

e forse il sogno del mistero intende,

poi che le vibra tutta la persona,

e gli occhi, fissi al limitar del cielo,

spiran l'essenza d'ogni cosa buona.

In questi giorni di novembre, grevi

di nebbie, e quando coprirà l'inverno

le fosse col pallor de le sue nevi,

e sempre, nel fluir del tempo ignoto,

muta sfinge di bronzo, ascolterai,

perduti i supplicanti occhi nel vuoto;

ma quel che intendi non saprem giammai.

*

Noi non sappiamo nulla.--Ferrea porta

si chiude, nel presente e nel futuro,

su quel che resta de la nostra Morta.

Noi null'altro che ciechi atomi siamo,

e su la Cara che ci lasciò soli

oh, nulla, fuor che pianger, non sappiamo.

Luceva in Essa quell'ardor di bene

che sommove le pietre e tutti i cuori

trascina e spezza tutte le catene:

e mentre Ella, di fiori una regale

copia spargendo con le bianche mani,

assurgeva al suo culmine mortale,

mentre un suo riso semplice e gagliardo

a noi volgeva, a un tratto sparve.--Sola

tu sai, tu, sfinge da l'intento sguardo,

del suo sepolcro l'intima parola.

*

È parola di speme e di quiete

che a te sommessa come un bacio giunge

da queste ov'Ella dorme ombre secrete?...

O pure è pianto, è gemito d'angoscia,

urlo e singhiozzo per cui trema il marmo

come a tumultuosa acqua che scroscia?...

O è sogno d'altri mondi e d'altri cieli,

cantico e riso di novella vita

che commove i tranquilli echi fedeli?...

.... Noi non sappiam che piangere, vaganti

come bimbi smarriti ne la notte,

mentre il tempo ne spinge avanti, avanti,

ove Ella aspetta.--E tu, sfinge, che il puro

viso tendi ascoltando e preghi e tremi,

tacerai nel presente e nel futuro,

sino al cieco affondar de gli anni estremi.

Maternità · 第 57 / 68 题