Ritta presso il sarcofago, non geme
l'alta immobile donna, e non impreca:
ascolta, intenta e dolorosa insieme.
Lo sguardo e il viso essa tremando tende,
socchiuso il labbro, giunte ambo le mani:
e forse il sogno del mistero intende,
poi che le vibra tutta la persona,
e gli occhi, fissi al limitar del cielo,
spiran l'essenza d'ogni cosa buona.
In questi giorni di novembre, grevi
di nebbie, e quando coprirà l'inverno
le fosse col pallor de le sue nevi,
e sempre, nel fluir del tempo ignoto,
muta sfinge di bronzo, ascolterai,
perduti i supplicanti occhi nel vuoto;
ma quel che intendi non saprem giammai.
*
Noi non sappiamo nulla.--Ferrea porta
si chiude, nel presente e nel futuro,
su quel che resta de la nostra Morta.
Noi null'altro che ciechi atomi siamo,
e su la Cara che ci lasciò soli
oh, nulla, fuor che pianger, non sappiamo.
Luceva in Essa quell'ardor di bene
che sommove le pietre e tutti i cuori
trascina e spezza tutte le catene:
e mentre Ella, di fiori una regale
copia spargendo con le bianche mani,
assurgeva al suo culmine mortale,
mentre un suo riso semplice e gagliardo
a noi volgeva, a un tratto sparve.--Sola
tu sai, tu, sfinge da l'intento sguardo,
del suo sepolcro l'intima parola.
*
È parola di speme e di quiete
che a te sommessa come un bacio giunge
da queste ov'Ella dorme ombre secrete?...
O pure è pianto, è gemito d'angoscia,
urlo e singhiozzo per cui trema il marmo
come a tumultuosa acqua che scroscia?...
O è sogno d'altri mondi e d'altri cieli,
cantico e riso di novella vita
che commove i tranquilli echi fedeli?...
.... Noi non sappiam che piangere, vaganti
come bimbi smarriti ne la notte,
mentre il tempo ne spinge avanti, avanti,
ove Ella aspetta.--E tu, sfinge, che il puro
viso tendi ascoltando e preghi e tremi,
tacerai nel presente e nel futuro,
sino al cieco affondar de gli anni estremi.