Ti sogno.--A le gracili mani
appoggi la testa che langue.
Oh, mai così pallida, oh, mai così esangue
ti vidi ne i tempi lontani.
Tu ascolti il cammino de l'ore,
o madre, d'intense memorie vivendo;
e passano l'ore, cadendo
pesanti sul chiuso tuo core.
E pensi a me sola, a me sola:
con tutta l'oscura energia
di quella che t'arde mortal nostalgia
chiamando me sola, me sola.
Oh, qui, dove perdutamente
a un rogo d'amore la vita abbandono,
ti grido--Perdono, perdono--
o madre diserta e cadente;
e sempre ti sogno. Le mani
raccogli, bianchissime, in croce,
e parli--e nel soffio de l'esile voce
rivivono i tempi lontani.