Ed a me giunse un ulular di pianti
come suono di molte acque scroscianti.
E mi parea venisse di lontano,
col bianco spumeggiar de l'Oceàno:
e mi parea sorgesse di sotterra,
dal cuore immenso de la Madre Terra:
e mi pareva empisse il mondo e l'aria
in torno a la mia stanza solitaria:
entrò con la fremente ombra e col vento,
mi travolse fra il buio e lo sgomento:
e la voce che udìi fra la tempesta
qui, eterna, ne la scossa anima resta.
«Noi concepimmo senza gioia il figlio
che splende ai sogni come splende un giglio.
Noi portammo nel sen la creatura
con fatica, con fame e con paura.
Ne le soffitte dove manca l'aria,
ne le risaie infette di malaria,
ne' campi dove passa, orrida Iddia,
la pellagra con occhi di pazzia,
ne' luoghi di miseria e di servaggio,
chiedemmo a Dio Signor forza e coraggio;
pregando, allor che la virtù svaniva:
--Prenditi il figlio, o Dio, prima ch'ei viva--.
*
«Noi procreammo in viscere malate
le tristi creature a pianger nate.
Il guasto sangue de le nostre vene
ebbero, e il peso di nostre catene;
ben vorremmo, nel giorno, esser con loro
ma il giorno è breve ed è lungo il lavoro:
ci afferran del bisogno i rudi artigli,
mentre la strada ne corrompe i figli.
Madri noi siamo per l'angoscia e il pianto,
non per cantar su rosee culle un canto:
cantalo tu--che il mondo abbia pietà--
questo supplizio di maternità!...
*
«Tu che scrivi col sangue de i fratelli
caduti e coi singulti de i ribelli;
tu che lottasti con nemica sorte,
canta il dolor più forte de la morte.
Ricòrdati, ricòrdati: così
pianse tua madre ne i lontani dì.
Ricòrdati, ricòrdati: e il tuo grido
sia come uccello di selvaggio nido;
come popol che irrompe a la battaglia,
come fiamma che incendia la boscaglia:
dica a la terra: Salvezza non v'ha
se umiliata è la maternità!...»
*
Tacquer--ma come, in notte senza lume
di stelle, mugge un procelloso fiume,
durò ne l'aria in fremebondi giri
l'eco dei pianti e dei lunghi sospiri.
Oh, fin ch'io soffra in questa esil parvenza
ove s'infiamma la mia pura essenza,
sempre, nel ritmo de la vita oscuro,
dovunque, nel presente e nel futuro,
udrò quel lagno senza fine e quelle
vane preghiere d'anime sorelle:
sempre nel cuore avrò, come un rimorso,
quel torvo e disperato urlo: Soccorso!...--