È lui.--Dal mistero profondo
dei sogni si desta, mi chiama, mi dice:
--«Nel pallido Ignoto vagavo, felice....
perchè tu mi vuoi nel tuo mondo?...
È triste il tuo mondo.--Dai morti
lo seppi, che ad esso non tornano più.
O madre, io non chiesi di vivere. E tu
perchè nel tuo grembo mi porti?...
Non temi che un giorno, con voce
di vinto, io ti dica che tutto è menzogna,
e spezzi il tuo core con l'aspra rampogna:
--È troppo pesante la croce?...»
--«O figlio, vi sono viole
ne i prati. Vi sono farfalle ne l'aria.
È bello, da un ciglio di via solitaria,
fissare lo sguardo nel sole.»
«O madre, ho paura. Nel cozzo
de l'ire terrene son troppi i caduti.
Su l'erbe calpeste procombono, muti,
con l'ultimo rantolo mozzo
dal colpo di grazia.»--«O figliuolo,
temprando io ti vado la spada e la maglia:
di atleti ha bisogno la santa battaglia:
tu forse cadrai, ma non solo;
chè al fosco tuo cor la mia voce
dirà le parole d'un'unica fede;
saprò, lacerando la veste ed il piede,
portare con te la tua croce.»
.... «O madre, nel sogno, fra queste
penombre fiorite di strane corolle,
per sempre abbandona colui che non volle
venire a le vostre tempeste....»
«O figlio, al solenne richiamo
nessuno è ribelle. Se amore t'adduce,
fiorisci al tuo sole, t'avventa a la luce,
vivi, ardi, sorridimi, io t'amo.»