Il dado è gettato!
--Sì, vostro fratello è arrestato, disse il barone di Sanza a Bambina,
che si era recata a pigliar ragguagli da lui. Gli è circa un mese, la
polizia secreta di Palazzo gli mise le mani sopra, in pieno mezzodì,
nella strada, e lo condusse a S. Maria Apparente. Più di ottocento
persone sono state arrestate di poi a Napoli e nelle Provincie. Si
crede che vostro fratello abbia.... parlato.
--Menzogna! gridò Bambina con fermezza. Mio fratello, checchè e' si
sia, non è mica un uomo.... che parla!
--Gli è questo pure il mio parere personale, riprese Tiberio; sopra
tutto dopo l'ultima conversazione che abbiamo avuto insieme. Ma i
partiti sono fatti così: guai a chi per il suo portamento
indipendente, figlio di una coscienza pura, dà presa ai sospetti.
--Potete voi fare qualche cosa per lui?
--Assolutamente nulla. Passa per spia. Mi perderei io stesso,
manifestandogli il minimo interesse, e conservando con lui, o con i
suoi, delle relazioni di amicizia.
--Voi mi date altresì congedo, osservò Bambina con calma. Vogliate
scusarmi, signor barone.
--Ma no, ma no..... voi esagerate, Bambina. Io vi ho spiegata la
situazione. Per voi, io sarò sempre felice....
--Chi rinnega mio fratello, mi rinnega. Se siete persuaso ch'egli è
colpevole, gettategli la vostra pietra come gli altri. Se opinate
ch'essi s'ingannano, e che lo calunniano, non abbiate la pusillanimità
di tacervi. Le nature superiori non accettano il giudizio delle
moltitudini senza abburattarlo.
--Voi parlate da donna che giudica col cuore e noi dobbiamo regolarci
da uomini che osservano freddamente e decidono colla mente.
--Un partito ove la parte del cuore è soppressa, è un partito
condannato. Io non ho più nulla a soggiungere.
Bambina lasciò Tiberio, che non fece alcuna istanza per ritenerla. La
sorella lo aveva umiliato al par del fratello.
Arrivata nella strada, la giovinetta si sentì come tuffata nel vuoto:
si trovò sola, assolutamente sola. Ella pensò un momento d'invocare
l'intervenzione di lady Keith. Poi vi rinunziò per discrezione.
Lady Keith la copriva della sua protezione: ma, annunziandole
l'arresto di Don Diego, ella non le aveva offerto di proteggerlo pure.
Ella aveva anzi dato ad intendere che l'avevano instrutta della
condotta equivoca del prete. Era dunque imprudente, dalla parte di
Bambina, di mischiare lady Keith in questa lotta contro la polizia ed
i cospiratori, e di metterla forse a portata di apprendere numero di
cose, cui valeva meglio ch'ella ignorasse.
Bambina aveva il colpo d'occhio giusto, il giudizio rapido, la
decisione subita. Il suo inviluppo intieramente e squisitamente
femminino ed infantile, rinchiudeva un carattere maschio, formato al
contatto assiduo di un uomo forte, di un pensatore. Ella non andava a
tastone nella scelta dei mezzi. Si cacciava dritto nei più energici e
nei più sicuri; perchè, in tutto, la non guardava che il segno. In un
fatto così grave, quale l'arresto di suo fratello, nulla le sembrava
male; perocchè la conoscenza del bene e del male è un risultato di
analisi psicologica, ed ella considerava quella disgrazia unicamente
col cuore.
In mezzo a quella solitudine ed a quell'abbandono universale, Bambina
scorgeva bene una luce,--la sola, l'ultima che fiammeggiasse ancora
all'orizzonte,--ma ella ne torceva lontano lo sguardo. L'aiuto del
gesuita le era assicurato; ma il P. Piombini metteva a quell'aiuto un
prezzo che le ripugnava di pagare. Nondimanco, malgrado la sua
volontà, il suo pensiero ritornava sempre a quell'uomo, il quale
l'aveva già sì profondamente impressionata, e che era oggimai la sola
áncora di salute nel finale naufragio. La ragione gliela mostrava; il
cuore la respingeva. D'altronde, l'ora del giorno era già troppo
avanzata per trovare il gesuita al suo confessionale. Ad ogni evento,
ella non avrebbe voluto vederlo che colà, ove l'uomo era limitato
nelle sue intraprese dal luogo e dal mondo circostante.
Bambina ritornò presso lady Keith, ma meditando. Ella discuteva contro
la sua ragione e contro la necessaria forza delle cose. La potenza del
mondo morale risiede nel sentimento; ma nessuno dei suoi teoremi
resiste alla ragione concentrata e persistente. Bambina subiva questo
interno combattimento. Tutto ciò che suo fratello le aveva detto,
quella sera in cui egli accampò la sua teoria della necessità
dell'infamia, le rivenne alla mente, e ciò che allora le era sembrato
mostruoso, le sembrava adesso semplicemente fatale. Il dogma della
riabilitazione, sanzionato dalla Chiesa cattolica commerciale,
vergognoso un dì per lei e per suo fratello, si presentava in questo
momento circondato dell'aureola della carità. Ella resisteva contro la
necessità della caduta, ma attestando quella necessità.
Lady Keith le dimandò con un interesse assai freddo, ciò che la avesse
appreso a Napoli sull'incarceramento di suo fratello. Bambina rispose
con una parola: nulla! Lady Keith non insistè oltre. Bambina ebbe il
tatto di non soggiunger altro. Ma quell'indifferenza della sua
protettrice pesò sulla discussione che seguiva il suo corso nella sua
coscienza. Forse, un motto di tenerezza l'avrebbe rischiarata,
mostrandole un sentiero in quel deserto ove ella viaggiava
orientandosi sulle stelle.
Lo spirito di Bambina era aggrandito, e quindi ella non dava che un
valore assai minimo a quelle convenienze sociali, le quali non avevano
per base che dei pregiudizi. Il vizio e la virtù erano divenuti per
lei assolutamente sinonimi di bene o di male: non male, non vizio!
L'istinto contestava, in parecchie occasioni, questa teoria; il
sentimento femminile sopratutto protestava ed allegava numerose
eccezioni. Ma in tutti i fatti fisici e psicologici vi sono le
circostanze attenuanti e le ragioni determinanti. Ciò turbava Bambina.
La quistione d'altronde era terribile. Poteva dessa lasciar suo
fratello in un fondo di muda, farlo forse condannare al bagno, a
morte, quando un sol bacio sarebbe forse bastato per salvarlo e per
ornargli forse anco la testa della mitra episcopale? Tutta la sua
logica si svolgeva e si spossava su questo problema.
La notte intera non chiuse palpebra. Laonde, appena l'alba spuntò, la
uscì nel giardino, e dall'alto delle mura della villa che dominano la
Riviera di Chiaia, contemplò lo spettacolo miracoloso del golfo di
Napoli e l'aurora. Il mare le sembrò come un immenso cratere di
vulcano, ove la lava rossa e scintillante ribolle,--quale la terra
dovette essere quando si distaccò dal sole o da qualche altro pianeta.
Un vapor bianco, leggermente tinto di violetto, addolciva quelle
fiamme rutilanti. Il Vesuvio, la costa che si stende fino a Sorrento,
le isole, le apparivano come dei punti e delle linee bagnate di
violetto. Un firmamento di cobalto, trapunto ancora di qualche stella
in ritardo, copriva quel mondo ignoto come un oggetto di curiosità
sotto una campana di cristallo. Tutto respirava l'infinito. Il susurro
lontano della vita che si risveglia aggiungeva una nota all'armonia.
La rondine, questa piccola fregata dell'aria, chiamava il mondo alato
che si sparpagliava nello spazio, come uno scrigno di gioielli
rovesciato. Quello spettacolo, quella presenza, quella vita del mondo
della luce calmarono Bambina. I suoi pensieri presero un altro colore.
Dei nuovi elementi intervennero, all'appello, in quella disperanza; il
mondo esteriore s'impose alla considerazione delle intime passioni.
Bambina vagava così pel giardino, provando un sollievo considerevole,
quando il cancello ferrato che dava sulla strada si aprì ed il P.
Piombino entrò. Essi si videro reciprocamente. Bambina, per evitarlo,
volse il passo verso il boschetto del padiglione. Inutilmente. Il
gesuita andò dritto a lei.
Il padre Piombini, che l'aveva attesa per delle settimane, che l'aveva
forse cercata con ansietà ineffabile, non era disposto a lasciarla ire
ora che l'aveva ritrovata. Avendo fatto sorgere a disegno, il dì
innanzi, nella sua conversazione con lady Keith, un incidente che
esigeva una risposta il dì seguente, egli veniva a portargliela, e
veniva precisamente ad un'ora, in cui la vecchia matrona essendo
ancora a letto, e' poteva dimandar di Bambina per fargliela
comunicare, e così parlare con lei.
--Perchè mi fuggite? diss'egli. Ho fatto io nulla che possa
giustificare la vostra paura? Ho avuto forse torto di rivelarvi la
storia sinistra che si svolge nel mio cuore; ma non spetta a voi
rimproverarmi la mia sventura con la vostra attitudine. La mia anima
sanguina altrettanto che il cuore. Oh! non siate senza pietà per
coloro che soffrono! Quando Iddio c'infligge queste miserie, egli ha i
suoi fini secreti che concorrono all'opera della sua provvidenza e
della sua misericordia. Non insorgete contro Dio.
--Padre mio, rispose Bambina arrossendo, ciò che voi dite è forse
esatto; perocchè io discutevo in me stessa, in questo momento, se non
andrei a vedervi in giornata. Una grande sventura si abbatte sul mio
capo.
--Che sventura, figliuola mia?
--Mio fratello è arrestato.
--L'ho appreso ieri. Lady Keith me ne informò, ed io veniva appunto a
portarle una risposta.
--In nome del Dio del cielo, signore, gridò Bambina, ditemi ciò che
avete saputo su questa catastrofe.
--Una cosa sola, ma assai grave: vostro fratello è stato arrestato per
ordine del conte di Altamura che fa la polizia secreta del re. Allora,
il male è irreparabile.
Bambina si lasciò cadere sur un banco di pietra: si sentiva svenire.
Il padre Piombini restò in piedi innanzi a lei.
--Abbiate coraggio, figliuola mia, continuò il gesuita. La redenzione
arriva sempre quando la perdizione sembra irrimediabile.
--Ma voi dite che il male non ammette riparo, disse Bambina, con voce
soffocata nelle lagrime.
--Questa è la risposta che io porto a lady Keith. Alla sorella del
condannato io potrei forse, per carità cristiana, fare intravedere
qualche speranza. Io non scorgo ancora nulla di chiaro. Non ho avuto
ancora il tempo di riflettere a checchè si sia. Non ho potuto
interrogare alcuno. Ma la sperienza della vita m'ha insegnato a non
disperare giammai. La mia confidenza in Dio m'impone di non dubitare
di lui.
--Padre mio, Dio e la polizia non vanno insieme, osservò Bambina. Gli
è il conte di Altamura che ha fatto arrestare mio fratello; gli è a
lui che mi rivolgerò.
Questa risoluzione turbò il gesuita.
--Figliuola mia, il conte di Altamura porta un altro nome che io non
vi ho detto ancora. Gli è più facile di arrivare al re che a
quest'uomo, di cui s'ignora la dimora, che è dovunque ed in nessun
sito. Una giovinetta come voi non bazzica in quel mondo di banditi e
di spie, il cui solo fiato contamina e corrompe. Rinunziate a cotesta
idea, irrealizzabile del resto. Quella gente non ha orecchio per la
parola dell'innocenza. Essi vi prometterebbero, vedendovi così bella e
così ingenua, vi strapperebbero un prezzo inestimabile per una
promessa che non terrebbero; voi sareste vituperata ed infelice per
nulla, forse anche per accelerare la fine di vostro fratello, il quale
potria un giorno divenire un vendicatore.
--Ma che volete che io faccia allora? urlò Bambina alzandosi.
--Lasciatemi riflettere, riprese il gesuita. Venite a vedermi. Io avrò
avvisato fra un giorno o due, quando sarò meglio ragguagliato.
Bambina rigettò i suoi capelli dietro la testa, levò la fronte, fissò
del suo sguardo gli occhi umidi del padre Piombini, lo prese per la
mano con veemenza, e sillabando le parole sclamò:
--Il dado è gittato! Io, io ho avvisato di già. Scegliete: la vostra
anima per il mio onore.
Il gesuita ritirò la sua mano dalle mani di Bambina e rinculò. Egli
non si attendeva punto ad essere addossato così a questo dilemma del
destino. Bambina era trasfigurata: ella si rizzava innanzi a lui come
l'angelo della riparazione eterna. E' cercava avvolgerla. Ella
spezzava le sue perfide maglie d'un fendente del suo formidabile
sentimento del dritto e della giustizia.
--Che volete voi dire, figliuola mia? balbettò il gesuita
impallidendo, combattuto tra il desiderio e la paura, tra la speranza
e l'impotenza.
Bambina si guardò intorno per assicurarsi se fossero ben soli, se
alcuno non li ascoltasse. Le finestre della casa erano quasi tutte
chiuse ancora, ed i pochi domestici in piedi si occupavano già dei
cani.
--Non è qui che io avrei voluto parlarvi, soggiunse Bambina, ma al
vostro confessionale. Però siccome voi avete intavolata questa
conversazione terribile, esauriamola, per arrossirne sempre e non
ritornarvi mai più.
--Non vi esaltate, mormorò il gesuita. Voi mi fate intravedere il
paradiso; non lo velate, ve ne scongiuro a ginocchio, con la caligine
del delirio.
--Io rumino questa catastrofe da ieri in qua. Ho tutto considerato. Mi
sono piagata il cuore, il corpo, l'anima, a tutti i rovi della
situazione. Ciò che vi propongo è la belletta di tutti i miei
ragionamenti svaniti. La logica della disperazione ha parlato. Voi mi
volete? prendetemi....
--Che?
--Ma io vi voglio; io vi tengo. La posta al giuoco sono la libertà e
l'esaltazione di mio fratello. Ei mi diceva un giorno, in un accesso
di disperazione, quando un uomo domandava la mia mano per vendermi,
che in questo paese infame tutto si traffica e che si traffica di
tutto; ma che i valori i più apprezzati erano la coscienza, l'onore,
l'oro.
--Vostro fratello aveva ragione.
--La mia coscienza non ha corso in questo affare. La vostra ha un
prezzo inestimabile. Non voglio dell'oro vostro per comperare quei
miserabili. Ciò che vi domando, ciò che vi abbandono, non si tariffano
a ducati. Se io toccassi un valore materiale qualunque, mi
disprezzerei, mi ucciderei.... giammai voi non tocchereste la punta di
un mio dito. L'onore vuole l'anima: esse si valgono. Io vi dimando la
vostra anima.
--Ma che posso io fare insomma?
--Avete voi un secreto di Stato a rivelarmi?--uno di quei secreti, il
cui silenzio o la cui rivelazione possono valere a mio fratello la
libertà da prima, poi la promessa d'un vescovato?
--Ma voi dimandate più che la mia anima, figliuola mia, voi dimandate
la mia vita.
--E voi dunque? Come? voi avete potuto pensare un solo istante che
dandomi a voi come il salario di un servigio reso, che uscendo dalle
vostre braccia affranta, vituperata, degradata, annientata, io vivrei,
io avrei potuto vivere un sol giorno, un'ora sola? Eh! disingannatevi,
signore. Il vostro ultimo bacio porterebbe via seco l'ultimo soffio
della mia vita.
--Io non potrò dunque sperare giammai d'essere amato da voi?
--Io ho amato, io amo forse ancora un altr'uomo, il quale mi ha
rigettata lungi da lui come un'onta, non più tardi che ieri. E' non
sarà dunque giammai a me, lo volesse egli un giorno, me ne supplicasse
col viso nel fango. Se voi vi foste presentato a me, senza
quell'orrida spoglia di monaco, da uomo, da marito, forse il vostro
amore mi avrebbe toccato; perchè il vostro accento disperato m'ha
commossa. Ma tal che voi siete, nelle condizioni in cui il mercato è
posto, voi mi fate orrore. Io mi do a voi, ma come un prezzo. Io ho il
dovere di salvar mio fratello, che è stato per me tutto: luce
dell'anima e madre! Non mi venite quindi a parlare della vostra vita,
della vostra coscienza, del vostro non so che altro. Io vi abbandono
tutto; io esigo tutto.
--Ma io non conosco alcuno di quei secreti di Stato di cui voi vi fate
un talismano onnipotente.
--Allora, sbarazzate la mia via della vostra persona. Che m'ho io a
fare di voi? Servir di origliere alla voluttà di un gesuita? Puah!
--E se io non fossi un gesuita, se io risorgessi il conte Bonvisi? Se
facessi di voi la mia consorte? Se vi conducessi lungi di qui, in
Francia, in America, in Inghilterra....
--Non cercate d'illuminare le sordide tenebre del presente con
gl'irradiamenti dell'avvenire. Aggiornereste voi dunque la ricompensa
del vostro servigio?
--Impossibile, gridò il gesuita, impossessandosi delle mani di Bambina
e bruciandole del suo contatto. Io vivo di questo amore. Perchè io mi
abbia forza di compiere la mia trasformazione, gli è mestieri che io
sia sostenuto da questo elisir della vita. Voi non v'immaginereste
giammai la devastazione incalcolabile che avete portata in me da sei
settimane che vi conosco. Voi avete messo il fuoco al ghiaccio. Io
amava quasi il mio stato, benchè me lo avessero imposto. Io ne
compievo i doveri. Vi attingevo lo splendore che il mondo mi aveva
rifiutato in un'altra sfera. I miei confratelli erano pieni di
riguardi, anche per le mie debolezze. Quest'ordine, cui si calunnia
tanto, aveva delle tenerezze di madre per i miei stessi smarrimenti.
Tutto ciò mi è odioso al presente. Io divengo idiota. Io tradisco il
mio ordine, nascondendogli dei fatti, degli attentati che potranno
sconvolgere l'Italia, nella speranza che la società di Gesù sia
spazzata dall'uragano e che io ritorni alla libertà. Voi avete fatto
di me un miserabile. Voi mi domandate l'impossibile, e voi mi parlate
ancora di... aggiornamento!
--Allora non mettete in conto l'avvenire e non favellate di amore.
Sapete voi solamente cosa sia l'amore?
--Ahimè! nol so che troppo. Ma voi non considerate dunque che,
domandandomi un secreto di Stato, a me, gli è un secreto di
confessione, forse, che voi mi chiedete?
--Giustamente perchè lo so, v'indirizzo questa dimanda. Voi non siete
certo nè ministro nè re. Ma voi siete il depositario di tante
indiscrezioni, di tante rivelazioni; voi ascoltate tutti i gridi delle
coscienze ulcerate o dubbie; voi sorprendete, senza ch'altri lo
immagini, tanti pensieri sprofondati nelle sentine dei cuori; voi
analizzate tanti fatti che, dai briccioli di tutti codesti echi,
potete costruire l'edifizio di cui ho d'uopo per dar la scalata alla
sorte.
--Ma tutti quei secreti sono inviolabili, figlia mia.
--Che? voi domandate l'onore di una giovinetta, e voi trovate che vi
sia ancora qualche cos'altro d'inviolabile? Voi siete allora infame a
freddo, ipocrita, o stolido. Continuate la vostra via, mio Reverendo,
ed impiccatevi se mi amate. Voi non mi avrete giammai.
--Bambina, figliuola mia, riflettete....
--Basta. Questa conversazione mi ha di già prostituita. Io mi fo
orrore a me stessa del linguaggio che tengovi, delle questioni che mi
pongo da ieri in qua. L'angelo della mia fanciullezza mi ha
abbandonata, dopo che io sono a dibattere il modo della mia infamia.
Non è dunque abbastanza? Voi gustate dunque la contaminazione della
mia anima prima di pascervi del mio corpo; che insistete tanto ancora
sul mercato? Partite. Che non vi vegga più giammai. Io riferirò a lady
Keith il vostro messaggio, e.... siate maledetto, voi che avete, il
primo, deflorata la mia innocenza.
Bambina proruppe in lagrime e si slanciò nel viale per fuggire. Il
padre Piombini la tolse nelle sue braccia.
--Tu non sospetti neppure, figliuola, la grandezza del sacrificio che
m'imponi.
--Ed il mio dunque? l'interruppe Bambina.
--Io lo valuto, continuò il gesuita, e non esito più. Vieni a vedermi
domani. Io avrò riflettuto. Io avrò trovato forse ciò che può condurti
al tuo scopo senza cagionare dei disastri incalcolabili. Noi
giuochiamo forse i destini d'Italia contro un bacio. Tu vedi ciò che
vale codesto bacio. Se non si trattasse che semplicemente della mia
vita, la mia coscienza non avrebbe impallidito un sol minuto. Ma...
infine, tu ignori tutto codesto, figliuola; tu balocchi con la testa
di un pazzo. Non ci pensiamo più. Vieni domani. Noi saremo più calmi.
Egli baciò castamente Bambina sulla fronte e si diresse verso la
palazzina per parlare a lady Keith. Le finestre della sua camera da
letto erano aperte.
Bambina sembrò atterrata della sua vittoria. Ella ne abbracciava
adesso tutta la portata e tutti i doveri. La giornata e la notte che
passò furono più agitate che quelle della vigilia. Lo specchio le
faceva paura, mostrandole una bellezza di cui ella aveva fatto una
mercanzia. Ella sapevasi venduta di già, si considerava come non
appartenentesi più. Tanti vezzi, tanta giovinezza, una vita sì
immacolata, strangolate così, e perchè? Perchè! come il suo debito
verso suo fratello le sembrò piccolo alla fine; quanto la portata del
suo dovere era stata esagerata! Don Diego non avrebbe giammai
consentito a questo scambio infame. Il termometro del cuore non sale
giammai sì alto per il calore dei sentimenti che sotto il soffio delle
passioni. Nondimeno, quando l'ora di recarsi al Gesù Nuovo scoccò,
Bambina vi si rese, e trovò il padre Piombini installato di già nel
suo confessionale e circondato da penitenti.
Bambina aspettò il suo turno, non senza qualche intimo scoraggiamento.
Più d'una volta la fu sul punto di fuggire dalla chiesa. Eppure restò.
Ah! se avesse ella avuto un poco di amore per sostenerla! Ah se quel
balordo del barone di Sanza non l'avesse così stupidamente
indispettita! Ma no, ella era sola. In questo vasto mondo, non vi era
che una creatura che l'amasse ancora, l'amasse fino al delirio,
quantunque sì tristamente esigente. Ella s'inginocchiò al
confessionale ed ascoltò il padre Piombini.
Questo disgraziato non si difendeva più. E' non provò neppure di
lottare. Egli comunicò a Bambina un secreto, cui teneva da lady Keith,
che era conosciuto solamente da un altro uomo: il barone Colini. Poi
e' disse alle altre persone che aspettavano per confessarsi ch'egli
era indisposto, e lasciò il confessionale.
Bambina non ebbe la forza d'uscire dalla chiesa. La sua catastrofe era
compiuta. Ella teneva già in mano il prezzo del suo onore: bisognava
pagare adesso. Pagare? Orrore!