_Ildebrando_, il quale, oriundo di Soana, città dell'Etruria, alla
prontezza dell'ingegno riunita aveva non mediocre erudizione delle
sacre lettere; e tosto, per il suo gran merito, fu ammesso nell'ordine
de' cardinali, e più di tutti distinguendosi per il vigore dell'animo,
facilmente ottenne il primo luogo tra i sacerdoti.
[276] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 130.
[277] A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo.
[278] Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine,
che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de'
cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre
eresie.
[279] Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei
cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine
ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per
due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce,
affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati
aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca,
in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri
che i morti vogliamo accusare.
[280] _Arnulph._, lib. 3, cap. 14.
[281] A _Landolfo_, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo
splendore della perizia nelle lettere.
[282] Puricelli _De Sanctis Arialdo et Herlembaldo_, lib. IV, cap. 13.
[283] Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia.
[284] Giulini, tom. IV, pag. 69.
[285] Detto, tom. IV, pag. 79.
[286] Tom. IV, pag. 80.
[287] Vano dice essere quel rito, non comunicato per alcuna istituzione
di Cristo o dei discepoli; usurpato soltanto dagli antichi adoratori
degli idoli, i quali nella primavera girare solevano i campi in onore
di _Bacco_ e di _Cerere_.
[288] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 133.
[289] Tom. IV, pag. 89.
[290] Giulini, tom. IV, pag. 91.
[291] Frequentissime legazioni.
[292] Munite dei sigilli apostolici.
[293] Lib. 3, cap. 15.
[294] Giulini, tom. IV, pag. 97.
[295] Detto, tom. IV, pag. 131.
[296] Giulini, tom. IV, pag. 140.
[297] _Erlembaldo_, recando in mezzo certo _Attone_, mostrandosi
esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca
illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de'
minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari,
che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le
armi, ed attaccata grande mischia, _Attone_, recentemente eletto,
con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente
l'arcivescovado.
[298] Tom. IV, pag. 160.
[299] Giulini, tom. IV, pag. 189.
[300] Detto, tom. pag. 192.
[301] Lib. I, cap. 10.
[302] Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini
trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore
Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme
col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di
nuovo a Sant'_Ambrogio_, confessano a vicenda i loro passati falli, ed
essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano,
il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il
termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa
radice continuò a pullulare.
[303] Giulini, tom. IV, pag. 197.
[304] Muratori, _Anedoct._, tom. I, pag. 246.
[305] Giulini, tom. IV, pag. 254.
[306] Al reverendissimo e santissimo confratello.
[307] Sembra al nostro discernimento che, secondo il tenore del nostro
comandamento,... tu faccia.
[308] _Ivon._, part. VI, cap. 405.
[309] Giulini, tom. IV, pag. 388.
[310] Come leggiamo essere stato dai santi Padri stabilito,
esecriamo l'eresia simoniaca nelle sacre ordinazioni e nei benefizi
ecclesiastici, ed in ogni modo vogliamo radicalmente dalla Chiesa
estirparla.
[311] Stabiliamo ancora a norma delle istituzioni dei santi Padri, e
della forma della Chiesa primitiva, che ad alcuno dei cherici non è
lecito il possedere benefizi delle chiese, se, dopo di avere rinunziato
tutto il proprio, non vuole farsi discepolo di quello alla di cui
sorte sembra essere eletto. Se però alcuno vuole rimanere di fuori, non
gli togliamo il chericato, solamente gli vietiamo il godere benefizi
ecclesiastici.
[312] E perchè alcuni nella santa Chiesa, tanto cherici, quanto laici,
per successione paterna... l'arcidiaconato, o l'arcipresbiterato o
il cimiliarcato, o anche qualche parte dei benefizi spettanti agli
uffizi delle chiese, finora si sono sforzati di possedere: in questa
sacra adunanza è stato fissato e definito ad universale notizia che se
alcuno, mosso da questa nefanda cupidigia, tentasse ulteriormente di
possedere una chiesa e presumesse di ottenere per eredità il santuario
di Dio, secondo la voce profetica, soggiaccia al vincolo dell'anatema,
fintanto che ravveduto non si mostri.
[313] Paghi ogni anno nel mio annuale ai canonici e decumani a
custodi della stessa Chiesa che non abbiano moglie, e che all'annuale
intervengano, per ciascun canonico quattro denari, due ai custodi e
decumani.
[314] Se però alcuno di que' canonici fosse infermo, anche non
intervenendo egli a questi annuali, voglio che abbia questa
benedizione, e se alcuno fosse ammogliato, voglio che sia privato di
questa benedizione.
[315] Quest'asserzione è contraria a quella del conte Giulini, il
quale, sul testimonio d'una moneta pubblicata dal Muratori, in cui v'è
il nome solo _Mediolanum_, e dall'altra sant'Ambrogio, che l'incisore
ha rappresentato a testa nuda senza la mitra, ha argomentato che
appunto verso la metà del secolo duodecimo, essendosi inventato
l'ornamento vescovile della mitra, la moneta dovesse essere anteriore
a quell'epoca. Se quel dotto cavaliere (che cessò di vivere il giorno
26 dicembre 1780, giorno in cui perdemmo il benemerito nostro cronista,
ed io in particolare un amico) riconoscesse ora la moneta che conservo
presso di me, vedrebbe l'inesattezza di quell'incisore, poichè ella è
posteriore all'introduzione della mitra, che realmente è scolpita sul
capo del santo arcivescovo.
[316] _Tealdo_, detto arcivescovo milanese, e _Guiberto_ ravennate, i
quali con inudita eresia e superbia si sono levati contra questa santa
chiesa cattolica, sospendiamo totalmente dall'ufficio episcopale e
sacerdotale, e sopra di essi rinnoviamo l'anatema già pronunciato.
[317] Giulini, tom. IV, pag. 226.
[318] Giulini, tom. IV, pag. 423.
[319] Sia fatto, sia fatto.
[320] Giulini, tom. V, pag. 260.
[321] Giulini, tom. V, pag. 485.
[322] Detto, tom. V, pag. 403.
[323] I Pavesi e i Milanesi stabilirono e giurarono tra di loro
patti i quali ad alcuni sembrano essere stati troppo contrari alla
maestà imperatoria ed all'autorità apostolica; avendo que' cittadini
giurato tra di essi di conservare le persone loro e i loro beni contra
qualunque mortale nato o nascituro.
[324] _Anselmo_ di _Buis_, arcivescovo milanese, quasi ammonito per
autorità apostolica, studiossi di radunare dalle diverse parti un
esercito, col quale si impadronisse del regno babilonico, e con questo
avvisamento prevenne la scelta gioventù milanese, perchè le croci
assumesse e cantasse la canzone di _Ultreja, ultreja_. E alla voce
di quest'uomo prudente, uomini di qualunque condizione per le città
de' Longobardi, per le ville e per le castella, pigliarono le croci e
cantarono quella canzone di _Ultreja, ultreja_.
[325] _Landulph. Jun._, cap. 2.
[326] Giulini, tom. IV, pag. 430.
[327] Contra la terra Coritiana, che è la patria dei Turchi.
[328] Alla voce di quest'uomo prudente.
[329] _Rer. Italic. Script._, tom. V, p. 476.
[330] Tu pure, col naso e le orecchie tronche per il nome di Cristo,
sei più lodevole, giacchè hai meritato di giugnere a quella grazia che
da tutti dee desiderarsi, e colla quale, perseverando sino all'estremo,
dai santi non differisci. Sminuita è veramente la integrità del tuo
corpo, ma l'uomo interno, che di giorno in giorno si rinnova, ha
ricevuto grande incremento di santità; più brutta è la forma visibile,
ma più bella è divenuta l'immagine di Dio, che è la forma della
giustizia. Laonde nella Cantica dei Cantici la Chiesa si gloria col
dire: Nera sono, o figliuole di Gerusalemme.
[331] Martire di Cristo.
[332] _Landulph. Junior._, cap. 6.
[333] Per donativo ricevuto dalla mano, per donativo ricevuto dalla
lingua, per donativo ricevuto dall'ossequio.
[334] _Landulph. Junior._, cap. 9.
[335] La turba di _Grossolano_, battagliando contra il primicerio, con
un sasso uccise _Landolfo_, cherico dello stesso primicerio.
[336] _Landulph. Junior._, cap. 10.
[337] Avanti l'introito della messa confessava di soffrire sete
ardentissima, e bevette una coppa piena di vino forastiero, e dopo di
questo partecipò alla mensa celeste.
[338] Agnelli de sancto Georgio.
[339] Questo _Grossolano_, che trovasi sotto questa cappa, e non dico
già d'altri, è simoniaco per riguardo all'arcivescovado di Milano.
[340] _Landulph. Jun._, cap. 10.
[341] Va indietro, o Satana.
[342] Dio, fammi salvo nel tuo nome, e liberami colla tua virtù.
[343] La presenza dei vescovi suffraganei non accordò pieno favore a
quella legge e a quel trionfo.
[344] _Landulph. Jun._, cap. 14.
[345] La moltitudine, trista per il caso avvenuto e per la ruina di
_Grossolano_, di là a pochi giorni, con iscandalo, portossi contra quel
prete e contra la di lui legge.
[346] Un angelo mi si fece all'incontro dicendo: Il prete _Liprando_,
di ritorno dalla Valtellina, giace infermo nel monastero di Civate.
[347] _Landulph. Jun._, cap. 14.
[348] Giulini, tom. IV, pag. 519.
[349] Giulini, tom. IV, pag. 515.
[350]
«Molti d'oro e d'argento eletti vasi,
Con moneta copiosa, ogni cittade
Ad esso offrì: sol gli negò servigio,
Nè di rame gli diè pur un baiocco
La popolosa e nobile Milano».
[351] _Rerum. Italic. Script._, tom. IV, pag. 378.
[352] Però _Ottone Visconti_, milanese, con molti combattenti per lo
stesso re, in quella strage cadde con morte che dolorosissima riuscì a
coloro che la città milanese e quella chiesa amavano.
[353] _Landulph. Jun._, cap. 18.
[354] Gerusalemme liberata, canto I, stanza 53.
[355] I Milanesi ancora, mentre questo imperatore per la via di Verona
incamminavasi nella Germania, colla spada e col fuoco e con diversi
strumenti, dai fondamenti distrussero Lodi, seconda città della
Lombardia.
[356] _Landulph. Jun._, cap. 18.
[357] Tom. I, part. 2, pag. 235.
[358] Il giorno settimo delle calende di giugno dell'anno MCXI fu la
città di Lodi presa dai Milanesi.
[359] Nell'anno MCXI, il giorno settimo avanti le calende di giugno, fu
distrutta la città di Lodi, e giacque per anni XLVIII.
[360] Ben a ragione il prudente lettore avrebbe desiderato maggiori
notizie intorno alla distruzione di Lodi; ma è duopo che con meco passi
oltre, giacchè, sebbene io abbia fatte diligenti ricerche, alle mie
mani non giunsero informazioni più copiose. Egli è certo però che dure
leggi e servitù disdorosa furono ai vinti imposte; ed atterrati tutti
gli altri edifizi e le mura della città, appena lasciati furono ai
miseri cittadini per loro abitazione quartieri simili a quelli delle
campagne e tuguri dei poveri; e fu reputato grandissimo vantaggio che
i vincitori lasciassero un quartiere detto Piacentino, nel quale ogni
otto dì si continuasse il solito mercato; ma lecito non era il fare
alcuna vendita, nè il contrarre matrimonio, nè l'uscire in pubblico
dopo il tramontare del sole, nè l'uscire da certi confini, senza avere
riportato l'assenso del magistrato milanese; se alcuni tenuto avessero
appena qualche discorso segreto, sospetti tosto di nuove trame, puniti
erano con una multa in danaro, o percossi con bastonate; per le quali
calamità sdegnati moltissimi, vollero piuttosto recarsi in diversi
luoghi in esilio, ed in perpetuo vivere lontani dai patrii confini.
[361] _Tristan. Calch. Mediol. Hist. Patr._, lib. VII, pag. 149.
[362] Giulini, tom. V, pag. 355.
[363] Ai consoli, ai capitani, a tutta la milizia e a tutto il popolo
milanese. — Inclita città di Dio, conserva la libertà, affinchè tu
ritenga del pari la dignità del tuo nome, poichè fintanto che ti
sforzerai di resistere alle potenze nemiche della Chiesa, godrai
dell'aiuto di Cristo Signore, autore della vera libertà.
[364] _Martene, Collect. Veter. Scriptor. et monument._, tom. I, pag.
640.
[365] Gli ordinari adunque, e i sacerdoti decumani, e tutti gli altri
che papa Innocenzo II favoreggiavano e insidie tendevano a codesto
arcivescovo, il danaro loro prodigarono, e lo diedero ad uomini periti
della legge e de' costumi, ed a guerrieri. Laonde lo stesso arcivescovo
forzato fu ad entrare in discorso col popolo, affinchè colle persone da
esso scomunicate, della scomunica contendesse. E mentre egli attendeva
saette, o _parole offensive_ intorno alla scomunica giusta o ingiusta,
il primicerio Nazaro, uomo di mirabile astuzia, con prolisso sermone
generò la noia tra gli uditori di quel discorso. L'arciprete Stefano
però, che si cognominava Guandeca, vedendo il primicerio suo tenere
sì fastidioso ragionamento, alzò la voce, e in questo modo prese a
parlare contro l'arcivescovo: Io ti dirò quello che costoro non ti
dicono, cioè che tu sei eretico, spergiuro, sacrilego e reo di altri
delitti che non debbono in questo luogo annoverarsi. Queste cose udite
avendo all'improvviso l'arcivescovo, stupito rimase. Quell'arciprete
però, avendo nelle mani il testo degli Evangeli, giurò che intorno
alle rose da esso asserite di quell'_Anselmo_, che dicevasi _della
Pusterla_, starebbe al giudizio del vescovo di Novara e di quello di
Alba, che erano tra i suffraganei della chiesa di Milano. I consoli
di Milano adunque, affine di conciliare le parti, stabilirono che
essi e gli altri suffraganei venissero. Per questo in un determinato
giorno, non solo i suffraganei concorsero, ma molti puramente vestiti
di rozza ed incolta lana, e col capo raso in modo insolito. E vedendoli
quell'arcivescovo congregati, e che al popolo sembravano angioli venuti
dal cielo, disse al popolo medesimo: Tutti quelli che voi vedete in
questo luogo con quelle cappe bianche e grigie, tutti sono eretici.
Quindi la plebe ignara ed i congiurati suscitarono guerra, affine di
cacciarlo e di deporlo. In quel giorno però resistere non poterono alla
spada di Anselmo. Ma verso la metà della notte, sparso essendosi molto
danaro, la truppa validissima del primicerio e del prete Stefano, sul
far del giorno, lo stesso Anselmo cacciò dalla sede.
[366] _Landulph. Junior._, cap. 41.
[367] Il papa ebbe a sua disposizione un messaggiero tanto idoneo a
queste faccende, quanto lo fu Bernardo, abate di Chiaravalle.
[368] Veramente, ad insinuazione di questo abate, tutti gli ornamenti
ecclesiastici, in oro, in argento, in vesti che nella chiesa della
città stessa vedevansi quasi da quell'abate guardati con disprezzo,
chiusi furono negli scrigni.
[369] _Landulph. Junior._, cap. 42.
[370] Io domani monterò sul mio palafreno, e s'egli mi porterà fuori
delle vostre mura, non sarò per voi quello che voi chiedete; e in
questo modo da Milano partì.
[371] _Landulph. Junior._, cap. 42.
[372] Andando per la città, fecero a favor loro copiosa raccolta d'oro,
d'argento e di molt'altre cose.
[373] Preso, mandollo a Roma, e colà, come suona la fama,
quell'Anselmo, nello stesso mese finì di vivere nelle mani di Pietro
Latro, ch'era il procuratore di Innocenzo.
[374] Giulini, tom. V, pag. 338.
[375] Nella prima portata, polli freddi, gambe cotte col vino, e carne
porcina fredda; nella seconda, polli ripieni, carne vaccina condita
col pepe, e una piccola torta del laveggiuolo; nella terza, polli
arrostiti, lombetti col panico (_o con pane gratuggiato_), e salami.
— Sembrerà alquanto ardita questa traduzione, giacchè nè il _Giulini_,
nè il _Verri_ non attentaronsi ad indicare cosa fossero queste vivande.
Io dubitai fin da principio che si dovesse leggere _cambar de vino_,
che si è scritto talvolta in luogo di _caneas_, come che dicesse
_canevette_, o botticelli. Ma osservo che si parla esclusivamente di
cibi, e le parole _gambas_ e _gambonos_ si trovano frequenti nelle
nostre carte antiche, indicanti quella parte che la gamba propriamente
detta congiunge al piede. La _piperata_ io interpreto _condimento
col pepe_, appoggiato agli antichi scrittori, anzichè _vaso da
conservare il pepe_, come fa il _Du Cange_. Egli sotto il nome di
_panitium_ intende il _panico_; io amo meglio in questo luogo il _pane
gratuggiato_. Hannovi poi molte ragioni per credere che i nostri padri
_porcellos plenos_ nominassero i _salami_.
[376] Tom. V, pag. 473.
[377] Sponsali di futuro.
[378] Se per titolo degli sponsali dato fosse anello, o corona o
cingolo o altra simile cosa, o vestito o manto o zendado, non seguendo
il matrimonio, la metà si restituisce, se nel frattempo è stato dato un
bacio.
[379]
«Al re degli Angli, di Salerno tutta
Scrive la scuola, ec.».
[380] _Argellat., Bibl. Script. Med._, num. 916.
[381] Venga in potere dell'abate dello stesso monastero di
Sant'_Ambrogio_, che ne' tempi avvenire in perpetuo sarà ordinato
nello stesso santo monastero... una cappella... che io ho di nuovo
edificata... in onore di san Michele e di san Pietro, consacrata dal
signor _Ariberto_ arcivescovo.
[382] Giulini, tom. III, pag. 216.
[383] L'edizione di cui mi servo è quella di Pietro Perna, in Basilea,
1569.
[384] Pag. 186.
[385] Per di lui comando, e parimente per insinuazione del divo
_Federico_ imperatore.
[386] Pag. 260.
[387] _Murena, in Rer. Italic. Script._, tom. VI, pag. 957.
[388] Tra le altre città di quel popolo stesso ora tiene il primato...
non solo per la sua grandezza e per l'abbondanza di uomini forti, ma
ancora per ciò che due città vicine, poste nel territorio medesimo,
cioè Como e Lodi, ha aggiunte al suo dominio.
[389] _Otto Frisingens., De Gestis Federici_, lib. 2, cap. II.
[390] Distrutta Tortona, i Pavesi, affinchè glorioso trionfo ci
apprestassaro dopo la vittoria, alla città ci invitarono.
[391] I consoli ed il popolo milanese ai consoli tortonesi e a tutto il
popolo salute. — Crediamo essere noto a tutto il romano imperio, che
la vostra città, la quale del rimanente con piena confidenza nostra
appelleremo contra il diritto e spietatamente quasi del tutto con
ingiustizia distrutta, da noi audacemente e con virile animo è stata
ristorata, e col sudore vicendevole di tutti i nostri, circondata di
mura nuovamente costrutte. Tre insegne cittadinesche adunque a voi
mandiamo a perenne memoria della cosa. Una tromba cioè di bronzo,
colla quale il popolo sia convocato ad assemblea, il che significa
l'incremento della vostra popolazione. Un vessillo bianco colla croce
del Signor nostro Gesù Cristo, distinta nel mezzo con colore rosso, il
che significa che dalle mani dei nemici, dopo molte e grande angoscie,
voi siete stati liberati; e in questo abbiamo voluto che rappresentati
fossero il sole e la luna. Il sole indica Milano, la luna Tortona; e
come la luna tragge il suo lume dal sole, tutto il suo essere Tortona
tragge da Milano. Questi sono i due luminari del mondo, questi i due
regni. Mandiamo un suggello, col quale si segnino le vostre carte,
il quale contiene due città, Milano e Tortona, indicando che Milano
e Tortona sono per tal modo unite, che separare non si possono
giammai. Correva l'anno di Cristo 1155, allorchè la città diroccata fu
riedificata.
[392] Giulini, tom. VI, pag. 52.
[393] Muratori, _Dissert. Med. Æv._, dissert. II, tom. II.
[394] Lib. I, cap. 33.
[395] I Milanesi però, siccome uomini amanti delle guerre e valorosi,
la città loro di grandi fossi circondarono, e all'imperatore
audacemente e con animo virile vollero resistere.
[396] _Anonimi Chronicum Bohemicum_, nella raccolta _Scriptores Rerum
Germanicarum_ del Menckenio, tom. III, col. 1707, Radevic., lib. I,
cap. 25. — _Vincentii canonici Pragensis Chroniscon, in tomo I. Monum.
Hist. Boemiae, a P. Gelasio Dobner, edita Prague penes Clauser_, 1764,
pag. 551.
[397] _Radevic._, lib. I, cap. 32.
[398] _Monumenta Historica Boemiae a P. Gelasio Dobner_, _edita Praga_,
1754, pag. 57.
[399] Stavano armati sulle mura, senza fare alcuno strepito, e
dubitossi, se il veder giugnere il principe a tutti avesse insinuato
quel rispetto e la disciplina di quel silenzio, o pure incusso timore.
[400] Divise essendo, come già si è detto, tra i comandanti
dell'esercito le porte della città, ciascuno di essi si diede a gara
ad affrettare i preparativi ed a munire il campo con pertiche, pali
ed altri mezzi di difesa, onde prevenire le improvvise scorrerie de'
nemici. Nè già credevansi che una città così grande potesse essere
assalita con _vigne_, torri, arieti e macelline guerresche di altro
genere. Ma temevano piuttosto, che, stanchi per lungo assedio,
costretti fossero ad arrendersi, o pure di essere superati, se,
fidandosi pel loro numero, fatta avessero qualche sortita.
[401] _Radevic._, lib. I, cap. 34.
[402] Intanto i soldati di Milano uscivano dalla città, e agli scudieri
dell'esercito toglievano i cavalli, e tanti ne acquistarono, che un
cavallo vendevasi per quattro soldi di terzuoli.
[403] Aperte le porte ed usciti cogli uomini più valorosi, sgominate
le guardie, scorrono fino ai campi degli eroi suddetti, combattono,
feriscono. Gli Alemanni, allorchè si avvidero che i nemici giugnevano,
colpiti all'istante da quel movimento inopinato ed improvviso, l'uno
dopo l'altro cominciarono a tremare ed a tumultuare; poscia l'un
l'altro chiamavansi a vicenda, si esortavano: pigliavano le armi,
ricevevano gli assalitori, respingevano i più arditi: udivansi grida
mescolate con esortazioni, strepito d'armi, ec.
[404] _Radevic._, lib. I, cap. 34.
[405] Tom. I, pag. 56.
[406] Verso l'ora del vespro... si attacca battaglia dall'una e
dall'altra parte; si uccidono fortissimi guerrieri, nè questi nè quelli
vincono. Vedendo però il suddetto principe che da sè solo sostenersi
non poteva, molti avvisi manda al re di Boemia, richiedendolo di
soccorso colla sua milizia.
[407] I Milanesi, per la libertà pugnando, valorosissimamente resistono
agli avversari loro; dall'una e dall'altra parte cadono fortissimi
soldati. Dura la battaglia dall'ora del vespro sino al crepuscolo.
I Milanesi finalmente, essendo moltissimi di essi perduti o presi,
resistere non potendo all'urto de' Boemi, entro le mura si ritraggono,
ed i Boemi vincitori, uccidendoli, gli inseguono sino alle porte
medesime. Intanto la notte mette fine alla pugna.
[408] I Milanesi veramente, i macchinamenti de' nostri prevedendo,
ignominioso reputavano, se, pari essendo o anche maggiori di numero,
con minore coraggio agli assalitori si opponessero.
[409] _Radev._, lib. I, cap. 36.
[410] Lib. 1, cap. 31.
[411] Ma dubitossi se dal timore o dal rispetto dell'imperatore
trattenuti fossero dal non far scorrerie nè pure alla porta, ove la
milizia del principe piantato aveva l'assedio.
[412] _Radev._ Lib. I, cap. 38.
[413] Lib. I, cap. 40.
[414] Il fetore de' cadaveri dall'una e dell'altra parte
intollerabilmente molestava gli eserciti, cosicchè moltissimi già
affetti erano da gravissime infermità.
[415] _Monumen. Hist. Boemiae a P. Gelasio Dobner collecta_, tomo I,
pag. 59.
[416] Autore di questa trattativa si disse _Guido_ conte di Biandrate,
uomo prudente, buon parlatore ed atto a persuadere. Essendo questi
cittadino naturale in Milano, in quella occasione erasi condotto con
tale prudenza e moderazione, che al tempo stesso, cosa in quel cimento
difficilissima, e caro riuscì alla corte, e non generò alcun sospetto
ne' cittadini suoi.
[417] _Radevic._, lib. I. cap. 40.
[418] Giulini, tom. VI, pag. 151.
[419] Detto, tom. VI, pag. 70.
[420] Vicende di Milano, pag. 93.
[421] _Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia_, pag. 55; — _et
Radevic._, lib. I, cap. 41, pag. 286. _Edit. Basileae_, 1569.