[154] Giulini, tom. II, pag. 244.
[155] Giulini, tom. II, pag. 280.
[156] Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi
circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale
chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo,
la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di
Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti
reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona,
astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi,
con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti
i modi confermato.
[157] _Landulph. Sen._, lib. II, cap. 26.
[158] Soggiogati avendo i Milanesi, rinnovò la loro moneta, e anche in
oggi quelle monete chiamansi Ottelini.
[159] _Goldast. Chatol. rei Monet._, tit. 48.
[160] L'arcivescovo, scortato da una grande squadra di soldati, che
ornati erano di pelli di martori, di zimbellini, o con pellicce di vaio
e di armellino, delle quali cose fornito lo aveva maravigliosamente
l'imperatore.
[161] Ornato delle vesti episcopali, colla stola, senza la quale non
costumò giammai di trovarsi fuori o nella città, qualunque fosse
il negozio che interveniva o che lo turbava..... e dallo stesso
mirabile monarca con grande onorificenza ricevuto, si trattenne in
conversazione, siccome al vescovo conveniva.
[162] Giulini, tom. III, pag. 23.
[163] Detto, tom. III, pag. 24.
[164] Per amore del santissimo vescovo Ambrogio.
[165] Giulini, tom. III, pag. 151.
[166] Arcivescovo della santa chiesa milanese.
[167] Tom. III, pag. 153.
[168] Giulini, tom. III, pag. 183.
[169] Detto, tom. III, pag. 217.
[170] La società evitando de' suoi pari, Eriberto, nonostante il
malcontento loro e la loro ripugnanza, recossi nella Germania, risoluto
di eleggervi ei solo un re teutonico.
[171] _Rer. Italic. Scriptor._, tom. IX, pag. 14.
[172] Egli stesso ricevuto lo avrebbe e con tutti i suoi, signore e re
pubblicamente acclamato e tosto coronato lo avrebbe.
[173] Oltre molti donativi il vescovado di Lodi, affinchè, siccome
consacrato aveva il vescovo, così pure lo investisse.
[174] Sicuro di ogni cosa ritornando, tutta colle sue ambascerie
sovvertì l'Italia, altri coi fatti, altri colle speranze tenendosi
benevoli.
[175] Giulini, tom. III, pag. 197.
[176] _Arnulph._, cap. 7, e Giulini, tom. III, pag. 211.
[177] _Glaber. Rodulph._, lib. 4, cap. 2.
[178] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 27.
[179] Giulini, tom. III, pag. 219.
[180] Tom. III, pag. 222. Riferisco le parole d'un autore dei nostri
giorni anzi che quelle di Landolfo, contemporaneo, perchè il lettore
si appaghi essere il fatto non controverso, ma accordato da un illustre
erudito e da un Guelfo.
[181] Contro il volere d'Ariberto.
[182] A tale feccia di costumi, peggiorando giornalmente da sè
stesso, si riduce il mondo che non solo giace dallo stato suo decaduto
qualunque ordine di laica o ecclesiastica condizione, ma languisce
ancora la stessa monastica disciplina, dalla consueta perfezione della
sua elevazione piegata, direi quasi, al suolo. Perì il pudore, svanì
l'onestà, cadde la religione, e, quasi in un drappello raccolta, andò
lontana la turba di tutte le sante virtù.
[183] Muratori, _Dissert. Med. Æv._, tom. X, pag. 65.
[184] Lib. 2, cap. 8.
[185] _Arnulph._, lib. I, cap. 10. — _Flam. Manip. flor._, cap. 141.
[186] Fornita di grandissima quantità di popolo.
[187] Giulini, tom. III, pag. 327.
[188] Giulini, tom. III, pag. 334.
[189] Convocati i sacerdoti e i diaconi, con somma devozione assunta
avendo la penitenza di tutti i peccati, e fatta alla presenza di
tutti la sua confessione e l'assoluzione dai sacerdoti ottenuta
coll'imposizione delle mani, cooperando lo Spirito Santo, con umiltà e
devozione la santa Eucaristia ricevette.
[190] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 32.
[191] Giulini, tom. III, pag. 411.
[192] Giulini, tom. III, pag. 422.
[193] Inoltre l'arcivescovo di Milano, per autorità imperiale godeva
alcune altre rendite cospicue: sulle strade regie, da qualunque parte
del contado si uscisse, avea un pedaggio, e qualunque volta entrava
uno straniero a cavallo, o in cocchio o a piedi, pagava il censo al
gabelliere dell'arcivescovo, o piuttosto ad innumerabili gabellieri,
e l'arcivescovo era tenuto a far custodire i passi, e tutti coloro che
alcun danno sostenuto avessero entro il territorio, risarcire dovea del
suo di tutta quella somma alla quale fossero stati apprezzati i danni.
[194] _Flamma, Chronic. Mediolan._, pag. 227.
[195] Oltre il consueto abusar del dominio della città.
[196] _Arnulph._ cap. 10.
[197] Ai tempi di _Ottone_ imperatore primo, _Bonizone_.... come duce
stabilito per facoltà ricevuta dall'imperatore, reggeva col suo governo
il castello.
[198] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 17.
[199] Sia tenuto ad alimentare cento poveri, e per ciascun povero
dia un mezzo pane e lardo per companatico, ed una libbra di cacio tra
quattro ed uno staio di vino.
[200] Comperino pesci, affine di ristorarsi col cibo e rallegrarci ogni
anno nel giorno anniversario della morte di essi _Falkerodo_ monaco e
_Giovanni_ prete, per suffragio delle anime loro, che ad essi procuri
gaudio e salute dell'anima.
[201] Giulini, tom. III, pag. 81.
[202] Affinchè essi luminari rispondano per la di lui anima.
[203] Giulini, tom. III, pag. 377 e 465.
[204] E faccia ardere nella quadragesima maggiore sopra la sepoltura
del fu di lui genitore Andrea.
[205] Giulini, tom. IV, pag. 271.
[206] _Dissert. Med. Æv._, tom. V, dissert. LIX.
[207] Per cagione del retto giudizio che su le cose già nominate
pronunziammo tra esso e _Riccardo_.
[208] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 197.
[209] Giulini, tom. II, pag. 387.
[210] Le facoltà della Chiesa e molti benefizi ancora dei cherici
distribuì ai soldati.
[211] _Arnulphus_, cap. 10.
[212] Promettendo a quelli tutte le pievi e tutte le dignità e gli
ospedali, che i maggiori ordinari ed il primicerio dei decumani e
gli arcipreti e cimiliarchi delle chiese di questa città godevano,
asserendo con giuramento, e consolidando un patto così detestabile.
[213] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 18.
[214] _Rerum Italic. Script._, tom. IV, pag. 121.
[215] Degli uffizi dei ministri.
[216] Che dirò della monogamia de' sacerdoti? Mentre un solo connubio è
loro permesso, e non mai ripetuto; e questa è la legge di non passare a
seconde nozze.
[217] _Landulph. Sen._, lib. I, cap. II.
[218] Ma a che parlerò io della castità, quando si permette un solo,
non ripetuto connubio? E adunque nello stesso matrimonio è posta la
legge di non rinnovarlo.
[219] _Sancti Ambrosii Opera, edit. Maurin., Paris_, 1686, tom. II,
_column._ 66 B.
[220] Maestro delle virtù è adunque l'apostolo, il quale insegna
doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello
che ingiugne che l'uomo sia sposo di una sola donna, non già perchè
totalmente escluda il non coniugato (perciocchè questo è al di là della
lettera del comandamento), ma perchè colla castità coniugale goda della
grazia della sua assoluzione, giacchè nel coniugio non vi ha colpa, ma
legge. Per questo l'apostolo la legge stabilì dicendo: Se alcuno senza
delitto è marito di una sola moglie; dunque quello che senza delitto
è marito di una sola moglie sarà tenuto alla legge del sacerdozio
sopradetto; quello poi che passasse a seconde nozze, non incorre
realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della
prerogativa del sacerdozio.
[221] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 109.
[222] Maestro delle virtù è dunque l'apostolo, il quale insegna doversi
redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che
ingiugne lo sposare una sol donna, non già perchè totalmente escluda il
coniugio (perciocchè questo è al di là della legge del comandamento),
ma perchè l'uomo, colla castità coniugale, conservi la grazia della
sua purificazione; nè ancora intese di dire che l'autorità apostolica
invitasse a procreare figliuoli, non di chi li procreava.
[223] _Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, ed Maurin.,
Paris_, 1686, tom. II, _column._ 1036 F.
[224] Perciò l'apostolo stabilì la legge, dicendo: Se alcuno senza
delitto è marito di una sola moglie, è tenuto alla legge del sacerdozio
che dee assumere; quello però che passasse a seconde nozze non incorre
realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della
prerogativa di sacerdote.
[225] _Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, edit. Maurin.,
Paris_, tom. II, _column._ 1037 B.
[226] Che i padri del concilio Niceno aggiugnessero qualche trattato, e
che chierico essere non dovesse chi contratto avesse seconde nozze.
[227] Moltissime variazioni sono state fatte agli scritti di
sant'Ambrogio. Il canonico regolare Giovanni Coster, nella prefazione
alle opere del santo dottore, stampate in Basilea nel 1533, così
s'esprime a tal proposito: _Cum ego igitur ante biennium D. Ambrosii
Epistolas antiquis et elegantioribus characteribus conscriptas....
nactus essem, caepissemque, meo more, cum excusis libris eas conferre,
mirum dictu quantum hic erat dissidii, quantum varietatis, ut statim
non potuerim non destomachari in eos qui, editis libris, speciosis
quidem sed inanibus et mendacibus titulis, omnia castigatissima...
pollicentur._ (Avendo io adunque trovato già da due anni le lettere
di sant'_Ambrogio_, scritte in caratteri antichi ed assai eleganti...
e cominciato avendo, secondo il mio costume, a confrontarle sui
libri stampati, maravigliosa cosa è a dirsi quanta differenza io
vi scorgessi, quanta varietà; cosicchè all'istante non potei non
rimanere stomacato di coloro che nelle edizioni de' libri, con titoli
speciosi veramente, ma vani e mendaci, le cose tutte gastigatissime...
promettono.) Francesco Junio, nella prefazione all'_Index expurgat._,
riferisce che, visitando in Lione Luigi Saurio, correggeva le edizioni
della stamperia Fresloniana, gli mostrò il Saurio le interpolazioni ed
i troncamenti fatti al testo di sant'Ambrogio da due frati. Il Rivet
pure racconta lo stesso: _Critic. sacr._, lib. 3, cap. 6. Il Dableo
nel suo libro: _De l'usage des saints Pères_, move le stesse querele.
Vero è che i Maurini, nell'edizione di Parigi del 1686, confutano
queste opinioni. Ma è altresì vero che nell'edizione delle opere di
sant'Ambrogio, fatta in Roma nel 1580 da Domenico Basa, il cardinale di
Montalto (che divenne poi Sisto V) nella prefazione dichiara d'avere
associati al lavoro: _Praeclaros doctores, viros doctrina, et pietate
graves, ac linguarum intelligentia, et historiarum cognitione insignes,
praeterea in scholastica theologia et Patrum lectione admodum versatos
delegi, mihique laboris socios adscivi... quorum ope, atque adminiculo
obscura explicuimus, manca supplevimus, adjecta rejecimus, transposita
reposuimus, depravata emendavimus, omnia demum ut germanam Ambrosii
phrasim redolerent, ejusque dignitati, atque gravitati responderent
sedulo curavimus, et ut ipsemet auctor loqui videretur, suppositiis
quibuscumque abscissis, pro viribus studuimus._ (Mi elessi come
soci della fatica dottori illustri, uomini gravi per dottrina e per
pietà, ed insigni per la intelligenza delle lingue e la cognizione
delle istorie, inoltre molto versati nella teologia scolastica e
nella lettura dei Padri... col di cui aiuto e giovamento spiegammo
le cose oscure, supplimmo le mancanti, rigettammo le sopragiunte,
rimettemmo a suo luogo le trasposte, emendammo le depravate, tutte
finalmente procurammo di ordinarle in modo che la genuina frase di
Ambrogio suonassero, o convenevolmente corrispondessero alla dignità
e gravità di quello scrittore; e ci adoperammo affinchè sembrasse
parlare lo stesso autore, troncate avendo noi tutte le cose intruse.)
Attenendoci per altro anche all'edizione de' Maurini sembra che in
alcuni tratti sant'Ambrogio vada d'accordo coi testi che si citavano
dai nostri sacerdoti. Nel primo libro di Abramo, cap. III, num. XIX,
leggesi: _Ad ipso quoque domino mercedem quam postulet consideremus.
Non divitias ut avarus, exposcit; non longaevitatem vitae istius, ut
meticulosus mortis; non potentiam; sed dignum quaerit sui haeredem
laboris: Quid mihi, inquit, dabis? Ego autem dimittor sine filiis. Et
infra: quia mihi semen non dedisti, vernaculus meus mihi haeres erit.
Discant ergo homines conjugia non spernere_ (Consideriamo ancora quale
mercede richiegga dallo stesso Signor nostro; non chiede ricchezze come
l'avaro; non la lunghezza di questa vita come timoroso della morte; non
la potenza; ma domanda un degno erede della sua fatica. Che mi darai?
dice egli: io già sono congedato senza prole. E più abbasso: Perchè
non mi hai accordato prole, un mio connazionale raccoglierà la mia
eredità. Imparino dunque gli uomini a non disprezzare i matrimonii.),
tom. I, col. 288 D. Altrove, nella sposizione del _Vangelo di san
Luca_, lib. IV, num. X, scrivendo delle fallacie colle quali sotto
aspetto di bene vengono sedotti gli uomini, dice: _Videt integrum et
illibatae castimoniae virum; suadet ut nuptias damnet, quo ejiciatur
ab Ecclesia, studio castitatis a casto corpore separetur._ (Vede un
uomo incorrotto e di illibata castità, e lo persuade a condannare
le nozze, affinchè cacciato sia dalla Chiesa, e per istudio di
castità espulso sia da un casto corpo.), tom. I, col. 1337 B. Se il
disapprovare il matrimonio è un'eresia, il disapprovare il matrimonio
de' sacerdoti pare che non dovesse sembrare un atto religioso. Più
chiaro sembra il testo del santo dottore nel libro: _De Benedictionibus
Patriarcharum_ (Delle benedizioni dei patriarchi), cap. III, num.
XII, ove leggesi: _Ut ubi inhabitatores ante lasciviae, et principes
luxuriae versabantur, ubi fuerant incentiva libidinis et fomenta
nequitiae, ibi nunc sancti sacerdotes magisteria doceant castitatis, et
plurima virginalis integritatis exempla quodam supernae lucis fulgore
resplendeant_ (Affinchè dove aggiravansi da prima coloro che nella
lascivia dimoravano, e il principato tenevano nella lussuria, dove gli
incentivi trovavansi della libidine e i fomenti della perversità, colà
ora i santi sacerdoti i precetti insegnino della castità, e numerosi
esempli di integrità virginale di un cotale splendore di celeste
luce risplendano), tom. I, col. 517 A. Ognuno potrà osservare se quel
_plurima_ sia d'accordo colla legge universale del celibato inerente al
sacerdozio. Su di che io non intendo di proferire alcuna opinione, ma
unicamente d'esporre i fatti imparzialmente come conviene alla storia.
[228] È buona cosa che l'uomo non tocchi la moglie; ciascuno però abbia
la propria moglie affine di evitare la fornicazione.
[229] È duopo adunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una
sola donna, sobrio, prudente, ec.
[230] Nel sinodo di _Damaso I_, tenuto in Costantinopoli da
centoquaranta vescovi, al quale intervenne il beato _Ambrogio_, nacque
grandissima controversia tra i sacerdoti ammogliati da una parte e
i sacerdoti viventi senza moglie dall'altra, i quali sacerdoti senza
moglie dicevano che i sacerdoti ammogliati non potevano salvarsi. Il
sommo pontefice rimandò questa questione al beato _Ambrogio_, il quale
così parlò: La perfezione della vita non consiste nella castità, ma
nella carità, secondo quel detto dell'apostolo: Se io parlassi colle
lingue degli uomini e degli angeli, ec. Per questo la legge concede
ai sacerdoti di condurre sposa per una sola volta una vergine, ma non
accorda loro di reiterare il matrimonio. Se poi, morta essendo la prima
moglie, il sacerdote ne sposasse un'altra, perde il sacerdozio.
[231] Tutti questi, benedicendo il beato _Ambrogio_, concedette
loro che di una sola moglie usare potessero; morta la quale, vedovi
anch'essi rimanessero in eterno. La quale consuetudine durò per
settecent'anni fino al tempo di _Alessandro_ papa, cui la città di
Milano aveva data la culla.
[232] Sant'Ambrogio ai sacerdoti della sua Chiesa.
[233] Tom. IV, pag. 7.
[234] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 4.
[235] Tom. IV, pag. 14.
[236] In questo tempo medesimo un grandissimo orrore invase il clero
ambrosiano..... il di cui principio e la di cui serie, essendo la cosa
tuttora presente agli occhi nostri, per quanto è in nostro potere,
narriamo..... Certo diacono, adunque, dei decumani, per nome _Arialdo_,
molto delicatamente nutrito presso il vescovo _Widone_, e colmato di
assai onori, mentre alio studio delle lettere attendeva, severissimo
interprete diventò della legge divina, contra i soli cherici
esercitando crudeli giudizi. Il quale, trovandosi fornito di scarsa
autorità, siccome nato di basso lignaggio, si avvisò in prevenzione di
associarsi _Landolfo_, come uomo più generoso, a questo fatto idoneo,
divenuto essendo seguace di un suo favorito. _Landolfo_ poi, dotato
essendo di lingua e voce più spedita ed eccessivamente avido del
pubblico favore, all'istante capo si fece della parola, usurpato avendo
contra il costume della Chiesa l'ufficio della predicazione. Questi,
non essendo elevato per alcun grado dell'ecclesiastica gerarchia, grave
giogo imponeva alle cervici dei sacerdoti, mentre soave è quello di
Cristo e leggiero il suo peso.
[237] _Arnulph._, lib. 3, cap. 8.
[238] Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso
che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate
no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè
spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi:
Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse:
Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu
fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione,
ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione.
Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città
il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè
più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le
tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un
cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella
fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge
l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri
de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione
debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate
dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei
loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo
sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual
cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni.
Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella
città o fuori.
[239] _Arnulph._, lib. 3, cap. 9.
[240] Acremente avesse tuonato.
[241] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 24.
[242] La cosa essendo tuttora agli occhi nostri presente.
[243] _Arialdo_, invasato da un certo zelo di superbia, il quale poco
prima accusato di certa nefandissima scelleratezza, e convinto innanzi
a _Guidone_, alla presenza di molti sacerdoti di questa città, e in
parte perchè i sacerdoti urbani non consentivano che quelli di fuori
della città entrassero togati, e non permettevano che le chiese della
città servissero se non come tonsurati, cercava in qualunque modo
l'occasione di potere, aizzando la possa del popolo, allontanare tutti
i sacerdoti dalle loro mogli.
[244] Giulini, tom. IV, pag. 16.
[245] Venendo in un giorno solenne alla chiesa (_Arialdo_) con turba di
popolo dalla piazza, tutti coloro che salmeggiavano con violenza cacciò
dal coro, inseguendoli per tutti gli angoli e nei loro alloggiamenti;
provvide quindi maliziosamente che si scrivesse il Pitacio della
conservazione della castità, ommesso il canone, estorto dalle leggi
mondane, al quale tutti i sacri ordini della diocesi ambrosiana, a
malgrado loro, soscrivono, opprimendoli egli stesso coi laici. Intanto
i predatori, oltre alcune case rovinate nella città, visitavano la
parrocchia, frugando nelle case dei cherici, col rapire i loro averi.
[246] Giulini, tom. IV, pag. 18.
[247] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 5 et sequen.
[248] Giulini, tom. IV, pag. 19.
[249] _Arnulph._, lib. 3, cap. 10 et sequen.
[250] _Idem_, lib. 3, cap. 2.
[251] Giulini, tom. IV, pag. 21.
[252] Detto, tom. IV, pag. 24.
[253] Tom. IV, pag. 24.
[254] _Leo Ostiens._, lib. 2.
[255] Forse tu solo sopra di noi accendi la fiamma del popolo che,
impetuosa, aggirasi come il mare, e questo per cagione della esecrabile
patalia (_eresia de' patarini_) e di molti giuramenti viziosi e
detestabili?
[256] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 7 _et sequen._
[257] Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita
patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima
con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso.
[258] _Landulph._, lib. 3, cap. 2.
[259] Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima
erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri
dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella
procellosa calamità.
[260] _Landulph. Sen._, loc. cit.
[261] Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri
ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o
dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine,
nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città.
[262] _Trist. Hist. Patr._, lib. 6, pag. 131.
[263] Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio
nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere
alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto
di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno
reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri
progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra
Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata.
[264] Giulini, tom. IV, pag. 34.
[265] Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle
pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il
popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse
l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare
all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo
proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore,
infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della
gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad
altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro
delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi
introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa
forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando
di suscitare il popolo, qualora non obbedissero.
[266] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 132.
[267] Dodici scudi.
[268] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 26.
[269] Giulini, tom. IV.
[270] Oh Milanesi insensati! Chi vi ha affascinati? Ieri acclamaste
il primato di una sola sede; oggi confondete lo stato di tutta la
Chiesa; veramente mostrate di avere a schifo una pulce, ed un cammello
inghiottite. Forse queste cose meglio non disporrebbe il vescovo
vostro? Voi direte per avventura: veneranda è Roma nell'apostolo. Lo
è difatto; ma non è da disprezzarsi Milano in _Ambrogio_. Che sì che
queste cose non sono scritte senza motivo nei Romani Annali, perciocchè
dirassi in avvenire Milano assoggettata a Roma.
[271] Giulini, tom. IV, pag. 40.
[272] Ecco il vostro metropolitano, fuor dell'usato, viene in Roma
chiamato al sinodo.
[273] Giulini, tom. IV, pag. 54.
[274] Detto, tom. IV, pag. 47.