Il ritorno.
— Ebbene, signor Gastone, come va dunque?
— Ho un freddo terribile, mio buon Walter.
— Sfido io!... Con quel po' po' di ghiaccio che avevate intorno!...
L'acqua non doveva essere certamente calda.
— Chi mi ha ripescato?
— Quel bravo Dik. Corpo di tutti i fulmini di Giove, quell'uomo è un
vero orso marino.
Si è appena cambiato ed è corso subito fuori per cercare di trovare
l'altro, ma io non credo che sia tanto fortunato, o meglio tanto
sfortunato, poichè quel bisonte americano sta meglio in fondo
all'oceano artico piuttosto che sopra.
— Il canotto dunque?
— Si è staccato nel momento in cui l'_ice-berg_ si rovesciava ed
abbiamo potuto raccoglierlo subito essendo stato scaraventato sulla
spiaggia dal contraccolpo dell'onda.
— Che sia proprio morto, Torpon?
— Vorrei sperarlo, signor Gastone, — rispose lo studente.
Nel carrozzone, bene riscaldato, poichè la stufa, abbondantemente
alimentata, brontolava più forte che mai facendo gorgogliare il ramino
per l'acqua del _thè_, regnò per alcuni istanti un certo silenzio.
Il canadese, che si trovava coricato sul suo lettuccio, sepolto sotto
un mucchio di coperte di lana, aveva alzato la testa e pareva che
ascoltasse ansiosamente.
— Walter, che l'abbia trovato? — chiese finalmente.
— Io spero di no, — ripetè lo studente, versando l'acqua bollente nella
teiera dove aveva già messo due cucchiai di _thè_ polvere di cannone.
— Quell'uomo era pazzo.
— Era un gran birbante invece, signor Gastone. Cercava di spingervi
nell'abisso. —
In quell'istante la porta si aprì e comparve l'ex-baleniere.
— Nulla? — chiesero ad una voce il canadese e lo studente.
— Ogni ricerca è stata inutile, signori, — rispose Dik, con voce un
po' alterata. — Qualche masso deve averlo schiacciato ed il mare lo ha
inghiottito.
— Avete compiuto il giro dell'_ice-berg_?
— Sì, signore.
— Che il mare se lo tenga, — disse lo studente, alzando le spalle.
— Signor Gastone, ed anche voi Dik, mandate giù una tazza di questo
eccellente _thè_. Dopo il bagno che avete preso, vi assicuro che vi
farà bene. —
I due uomini trangugiarono a gran sorsi la profumata bevanda, poi anche
Dik si gettò sul suo lettuccio, mentre il canadese si ricacciava sotto
le coperte.
Le tenebre erano già scese con rapidità fulminea poichè ormai il sole
non si manteneva sull'orizzonte che sole tre ore.
— Dormite tranquilli, — disse lo studente, accendendo la sua pipa. — Io
vado a far la guardia al Polo dentro l'automobile.
Perdinci!... Ora che l'abbiamo raggiunto, bisogna guardare che non ci
scappi. —
E l'allegro giovanotto se ne andò mentre il cielo si tingeva tutto
d'immensi raggi bianchi, verdi, giallastri e sopratutto rossi.
L'aurora boreale illuminava il cardine settentrionale del mondo.
. . . . . . .
Dopo il mezzodì dell'indomani il signor di Montcalm approfittando del
mare tranquillo e di quelle poche ore di luce, s'imbarcò da solo sul
leggiero canotto per prendere possesso della montagna polare sopra la
cui cima, la sera innanzi, lo studente aveva veduto brillare la fulgida
stella dei naviganti boreali.
Arrancando di gran lena, poichè il bagno e le emozioni del giorno prima
non lo avevano affatto indebolito, mezz'ora dopo sbarcava alla base
della montagna, e su una roccia che era riuscito a scalare piantava la
bandiera francese, dicendo:
— Io prendo possesso di te, o Polo artico, che per secoli e secoli
sei stato il sogno ardente dei più arditi naviganti dell'America e
dell'Europa.