Si alzò senza dimostrare alcuna sofferenza, incrociò le braccia e
dopo d'aver guardato lo studente che si era precipitato dietro al
_mammouth_, gli disse:
— Signor di Montcalm, vi devo la vita.
— Mi è costato ben poco a conservarvela. Al mio posto voi avreste fatto
altrettanto.
— Non lo so, signore, — rispose l'ex-baleniere, con voce grave.
— Che cosa vorreste dire, Dik? — chiese il signor di Montcalm con
stupore.
— Che avendomi salvata la pelle, io vi condurrò al Polo.
— Dik!... Siete impazzito? Io non riesco a comprendervi.
— Mi comprenderete subito quando vi dirò che _mister_ Torpon mi ha dato
diecimila dollari per impedirvi di andare al Polo.
— Miserabile!... — gridò il canadese, levandosi la rivoltella che
portava alla cintura e puntandogliela contro.
— Uccidetemi pure, — disse l'ex-baleniere. — Siete nel vostro
diritto. —
Il canadese aveva subito abbassata l'arma, poi l'aveva rimessa nella
guardia.
— Vi ha versato diecimila dollari!... — esclamò.
— Sì, signor di Montcalm.
— Mi aspettavo qualche brutto tiro da parte di quel yankee. Mi stupisce
però che voi vi siate lasciato comperare da quell'uomo.
— Sono un miserabile, signore, — rispose Dik, con voce sorda. —
Che cosa volete? Quei diecimila dollari caduti dal cielo mi avevano
acciecato.
In quel momento pensavo con quella somma di armare una piccola goletta
e di ritornare baleniere per mio conto.
— Confessate di aver cercato di rovinare il nostro motore?
— Lo confesso.
— Disgraziato, e non pensavate che perdendo noi nelle solitudini gelate
del Polo perdevate anche voi?
— A questo non ci avevo pensato.
— Io avrei il diritto di uccidervi.
— Non ve lo contesto: se volete, armate la vostra rivoltella e
finitemi. Questa vita che voi avete strappata alla proboscide di quel
bestione vi appartiene.
— No, — disse il canadese. — Io non commetterò mai un assassinio così,
a sangue freddo, ma vi avverto Dik, che se vi sorprendo a guastare la
mia automobile vi ammazzerò come un cane, e vi avverto pure che io sono
un uomo da mantenere la parola.
— E farete bene, signor di Montcalm. Dovendovi però troppa
riconoscenza, siate sicuro che io farò tutti gli sforzi possibili per
condurvi al Polo.
— Non se ne parli più di questo affare. Se il destino mi farà
incontrare Torpon, qualche cosa di terribile succederà, e le nevi
immacolate del Polo si tingeranno per la prima volta di sangue umano.
Seguitemi: andiamo a vedere l'ultimo _mammouth_, poichè sono certo che
è l'ultimo della sua razza.
— Mi avete perdonato, signor di Montcalm?
— Vi ho detto di sì, — rispose un po' asciutto il canadese.
— Vi giuro che sarò da questo momento il vostro fedele marinaio.
— Vedremo. —
Raccolse il fucile e si diresse verso la spiaggia, dove si udiva lo
studente strepitare come un'oca marina.
In meno di cinque minuti i due esploratori raggiunsero la ripa dalla
quale era rotolato sul _pak_ il gigantesco animale.
Il ghiaccio che copriva il canale di Smith doveva avere uno spessore
enorme, poichè non aveva ceduto sotto l'enorme urto, sicchè il colosso
non si era sprofondato nel mare.
Giaceva rovesciato sul fianco sinistro, colla proboscide tesa dalla
quale era uscita una larga pozza di sangue, colla bocca spalancata
dalla quale era sfuggito l'ultimo barrito e l'ultimo rantolo. Una delle
sue gigantesche zanne si era spezzata ed era rimbalzata a cinque o sei
metri dal corpo; l'altra invece si ergeva ancora minacciosa, arcuata in
alto, molto più bianca dei denti degli ippopotami che danno il miglior
avorio, assai superiore a quello degli elefanti.
— Che sia proprio un vero _mammouth_, signor Gastone? — chiese Walter
al canadese, girando e rigirando intorno alla mostruosa massa.
— Avete mai veduto degli elefanti con delle zanne così arcuate?
— Io no.
— E così coperti di pelo? Se guardate bene il pelame è di due tinte
diverse: uno breve, fitto, rossastro ed il secondo più lungo e più
biondastro.
— Infatti è vero.
— Anche la coda è diversa da quella degli elefanti: guardatela. È più
breve, poichè non misura più di cinquanta o sessanta centimetri ed è
formata esclusivamente da peli neri.
— E questi colossi devono possedere una vitalità straordinaria. Dodici
palle e palle di _mauser_ e sparate, almeno da parte mia, in direzione
del cuore.
— Mio caro, nel _mammouth_ scoperto a Sredne Kolynk si è potuto
constatare che le pareti del cuore avevano la bagatella di cinque
centimetri di spessore.
— E sono intelligenti questi animali?
— Non meno degli elefanti, avendo il loro cervello uno sviluppo quasi
eguale.
— E voi dite che un tempo erano numerosissimi in queste regioni?
— Non solo qui, bensì, ma in Siberia e perfino allo Spitzberg.
— E perchè sono scomparsi? Distrutti a poco a poco dal freddo o dalla
fame?
— No, gli scienziati danno una versione ben diversa. La causa che ha
determinato la fine di questi colossi, che secoli indietro dovevano
essere numerosissimi, a giudicarlo dalla grande quantità d'ossami che
si scoprono continuamente, specialmente in Siberia, la si deve cercare
nel movimento dei ghiacciai.
Rotolando questi, attraverso le valli, continuamente dei massi, vi
formavano delle vere trappole sulle quali i _mammouth_ si arrischiavano
per cercare i muschi ed i licheni dei quali avevano bisogno per
nutrirsi.
L'enorme peso degli animali sfondava quelle croste di ghiaccio ed i
disgraziati precipitavano in gran numero dentro quelle trappole senza
poter poi più uscire.
Infatti tutti gli avanzi dei _mammouth_ si sono sempre trovati a dieci
e perfino a quindici metri sotto lo strato attuale del ghiaccio.
Dik, andate a prendere un paio di scuri e tagliate un pezzo di
proboscide, — continuò il canadese, volgendosi verso lo _chaffeur_. —
Noi l'assaggeremo, è vero Walter?
— Ve la preparerò in salsa piccante.
— Come vorrete, amico, — rispose il canadese, ridendo.
Mezz'ora dopo i tre uomini tornavano al treno reggendo a grande stento
mezza tromba del disgraziato animale, la quale non pesava meno di
centocinquanta chilogrammi, aumentando così considerevolmente le loro
provviste diventate già piuttosto scarse.