La caccia al treno.
La giornata trascorse senza che la situazione cambiasse per nulla.
Quantunque quegli ostinati animali non avessero potuto scoprire di
certo nè muschi, nè licheni sotto il ghiaccio, che come abbiamo detto
si stendeva sopra le acque del golfo, non avevano lasciato il loro
posto.
Si erano contentati di girare e di rigirare intorno al vecchio maschio
abbattuto dallo studente, mandando dei muggiti poco rassicuranti, poi
calata la notte si erano coricati dinanzi al treno, formando una lunga
linea e mantenendo la distanza di cinque a seicento metri.
Si sarebbe detto che ormai avessero perfettamente conosciuta la potenza
delle armi da fuoco dei loro avversari.
I tre esploratori cominciavano già ad inquietarsi non poco di quella
situazione che minacciava di prolungarsi assai, quando verso le sei
di sera un gran nebbione cominciò ad avanzarsi attraverso il golfo,
scendendo dal settentrione e guadagnando rapidamente via.
L'ex-baleniere che l'aveva già previsto, e che stava fumando presso uno
dei finestrini, levò dalla bocca la sua pipa, e rivolgendosi verso il
canadese, disse:
— Signore: io credo che stia per giungere il momento di ripartire.
— Senza fanali?
M'incarico io di condurre egualmente l'automobile e di farlo passare
sul corpo di quei maledetti animali.
— Che cosa dite voi, Walter? — chiese il signor di Montcalm.
— Io dico che abbiamo aspettato perfino troppo, e che colle armi che
noi possediamo potremo passare.
— E se nella nostra corsa incontrassimo un ostacolo, ed i buoi
muschiati si precipitassero su di noi colle corna calate?
— Li fucileremo a brucia-pelo, signor Gastone.
— Voi avete pronta la risposta a tutto.
— Mi preme di giungere al Polo.
— Sareste un altro concorrente, o meglio un rivale? — chiese il
canadese, scherzando.
— Gli occhi, per quanto bellissimi, di miss Ellen non hanno bruciato
affatto il mio cuore, ve lo assicuro, — rispose lo studente. — Io non
amo le donne americane.
— Forse avete ragione, — disse il canadese, mentre la sua fronte
s'increspava lievemente. — Dik, aprite la porta e andate a riempire i
serbatoi.
I buoi non vi scorgeranno con questa nebbia che diventa sempre più
fitta.
— Forse dormono, — rispose l'ex-baleniere, con accento strano.
Tolse la sbarra e uscì, scomparendo in mezzo alla nebbia.
Il canadese e lo studente spensero la stufa e la lampada affinchè la
luce non attirasse l'attenzione dei buoi muschiati, ed indossarono le
loro pesanti pelliccie.
Avevano prese le loro armi, aggiungendo due grosse rivoltelle, e
stavano per raggiungere lo _chaffeur_ quando se lo videro comparire
dinanzi.
— Siete voi, Dik? — chiese il signor di Montcalm, il quale subito non
aveva potuto distinguerlo.
— Sì, signore, — rispose l'ex-baleniere.
— Che cosa c'è di nuovo, dunque?
— Devo darvi una brutta notizia, signore.
— Quale?
— Che il motore non funziona più e che noi siamo in una _panne_
completa.
— Che diavolo mi raccontate?
— Mi pare di essermi spiegato.
— Voi scherzate, mastro Dik!... — gridò lo studente, riaccendendo
subito la lampada.
— Non ne ho l'abitudine, — rispose seccamente l'ex-baleniere.
— Per tutti i fulmini di Giove!...
— Dite quello che volete, il fatto è che noi siamo arenati.
— Che cosa si è guastato? — chiese il signor di Montcalm, il quale era
diventato pallidissimo.
— Non lo so, signore, ma certo deve essere avvenuto un guasto
importante, poichè i miei sforzi per far funzionare il motore sono
stati vani.
— Che si sia spezzato od alterato il radiatore?
— Con questo nebbione mi sarebbe impossibile, per ora, trovare il
malanno.
— Come va questa faccenda? — chiese lo studente. — Fino a stamane
l'automobile funzionava perfettamente.
— Non so che cosa dire, — rispose Dik. — Gli automobili hanno gli
organi delicati, checchè si dica.
— Accendiamo i fanali ed andiamo a vedere.
— Ed i buoi muschiati li avete dimenticati? — chiese lo _chaffeur_,
con un leggier tono ironico, che produsse però sugli animi dei due
esploratori una sgradita impressione. — Se scorgono i fuochi si
getteranno su di noi e ci faranno a pezzi a colpi di corna.
Chi vi assicura che non abbiano approfittato della nebbia per
avvicinarsi? M'è anzi parso di aver udito a brevissima distanza un
muggito.
— Che sia stato uno di loro a produrre il guasto con qualche cornata? —
si chiese il signor di Montcalm con ansietà.
— Può darsi, signore, — rispose Dik, — anzi io lo credo.
— Che cosa fare ora? — chiese Walter.
— Non ci rimane che aspettare l'alba, — rispose il canadese.
— E ci lasceranno quei dannati animali riparare il guasto?
— Questo è un vero punto interrogativo, mio caro Walter. Speriamo che
durante la notte se ne vadano.
— Corpo di tutti i fulmini di Giove!... — gridò lo studente furioso.
— Guastarsi la macchina proprio ora, mentre con questo nebbione
avremmo potuto passare improvvisamente su di loro e scappare a tutta
velocità!... Che il Polo cominci a congiurare contro di noi? Eppure
finora si era mostrato benigno!
— Forse il guasto è meno grave di quello che Dik suppone, — disse
il canadese. — Ne succedono sempre ai motori delle automobili, e noi
possediamo una piccola officina fornita d'ogni istrumento necessario
per una riparazione di qualsiasi genere.
Giacchè non possiamo fare nulla per ora, lasciamo che i buoi si godano
i soffi della nebbia e noi cacciamoci sotto le coperte.
— Non sarebbe prudente montare la guardia, signor Gastone? — chiese lo
studente.
— Lo ritengo affatto inutile. Con questa oscurità i buoi non oseranno
assalirci, nè d'altronde credo che siano stati essi a danneggiare la
nostra macchina.
Forse è avvenuto quel guasto in causa dell'intenso freddo.