Orsù, a letto. —

Tornarono a spegnere la lampada per non attirare l'attenzione dei

maledetti animali, e si cacciarono, dopo essersi a metà spogliati,

sotto le coltri.

Malgrado le loro preoccupazioni — preoccupazioni che Dik non

condivideva di certo — tutti si addormentarono.

Dei muggiti minacciosi che si ripercuotevano perfino dentro il

carrozzone, li fecero balzare in piedi dopo moltissime ore di sonno.

Una luce scialba, grigiastra, trapelava a malapena attraverso i

vetri dei finestrini, incrostati esternamente d'uno spesso strato di

ghiaccio.

— Per tutti i fulmini di Giove!... — esclamò lo studente,

precipitandosi sul suo fucile. — Ci sono addosso. —

Aprì, non senza fatica, un finestrino e guardò al di fuori.

Fra le ondate di nebbia che un vento terribile, tagliente e freddissimo

sospingeva, scorse delle grandi ombre le quali si aggiravano a soli

pochi metri dal carrozzone.

Lo studente non esitò un solo istante ed esplose, con grande rapidità,

tutte le cartuccie del serbatoio, sparando ora a destra ed ora a

sinistra.

Il canadese non aveva tardato ad imitarlo, facendo fuoco dall'opposto

finestrino dove altre ombre erano comparse.

Dei muggiti formidabili accolsero quelle scariche che si succedevano

furiosamente, poi seguì un galoppo fragoroso che faceva risuonare

cupamente la superficie gelata del golfo.

— Sono scappati!... — gridò lo studente. — Mastro Dik,

all'automobile. —

L'ex-baleniere fece una smorfia, poi disse:

— Ne siete proprio sicuro?

— Mastro Dik, grande baleniere, avreste paura?

— Oh mai, signor mio.

— Allora seguiteci, — disse il canadese. — Noi vi scorteremo coi

_mauser_ e le Colt. —

Prima di scendere si misero in ascolto, per paura che non tutti i buoi

muschiati fossero fuggiti, poi rassicurati dal silenzio che regnava

intorno al treno, rotto solamente di quando in quando da qualche

ululato del vento, si diressero sollecitamente verso l'automobile, le

cui ruote erano coperte da uno strato di ghiaccio.

— All'opera, Dik, e subito, — disse il canadese, con voce imperiosa. —

Approfittiamo di questo momento di sosta.

Io me ne intendo abbastanza di meccanica e vi aiuterò.

— Ed io che non me ne intendo affatto monterò la guardia, — disse lo

studente. — Corpo delle cento balene ramponate da mastro Dik!... Voglio

vedere se quelle bestiaccie oseranno ancora circondarci. —

Si gettò sulle spalle anche il secondo mauser, e mentre lo _chaffeur_

ed il canadese si mettevano alacremente all'opera per cercare il guasto

e ripararlo, si mise a battere audacemente i dintorni, tuffandosi nel

nebbione, il quale non accennava a lasciare il posto ai raggi solari.

Sia che fosse per dare una prova del suo coraggio o che se ne

infischiasse delle corna dei bufali, l'imprudente prese il largo

smarrendosi ben presto fra le masse di vapore.

Quando se ne accorse era troppo tardi.

Il treno era scomparso in mezzo al nebbione.

— Che diamine!... — esclamò lo studente, un po' pentito della sua

imprudenza. — Non ammetterò mai che il signor di Montcalm sia partito

senza di me. Se fosse quel Dik!... —

Tese gli orecchi e non udì più i colpi di martello che poco prima

giungevano fino a lui, nè i fragori del motore.

[Illustrazione: Dei muggiti formidabili accolsero quelle

scariche, che si succedevano.... (Cap. XX).]

— Corpo di Giove!... — esclamò, — che mi sia proprio smarrito? Ed i

buoi muschiati? Il brutto sarebbe che andassi a battere la mia testa

contro le loro corna.

Giove imbecille, aiutami insieme a Venere, a Marte e tutti gli astri

che ti accompagnano.

Una sfida al Polo · 第 58 / 75 题