La carica dei buoi muschiati.
Una lunga fila composta di animali d'aspetto imponente, s'avanzava
attraverso i ghiacci dirigendosi verso la costa.
Quantunque i buoi muschiati non abbiano le dimensioni mostruose dei
bisonti delle praterie americane, sono delle splendide bestie, grosse e
alte quanto i tori comuni, armate di corna più arcuate e d'aspetto più
selvaggio in causa anche del fitto e magnifico vello, di color bruno, a
riflessi giallastri, che scende, come un mantello, fino a terra, sicchè
appena appena si possono scorgere i bianchi e robustissimi zoccoli.
Questi animali, che un tempo erano numerosi anche nel Canadà, ormai non
si trovano più che sulle grandi isole polari o sui territorî situati al
nord della baia di Hudson.
Sembra che si siano perfettamente abituati ai grandi freddi, poichè
si moltiplicano abbastanza bene e sfidano le terribili bufere di neve
senza risentirne gran danno.
Al pari dei bisonti, sono emigranti e viaggiano continuamente per
cercare i licheni ed i muschi dei quali si nutrono, non essendo
riusciti ad abituarsi, come i cavalli islandesi, a nutrirsi di pesci.
La loro carne non sarebbe meno eccellente di quella dei buoi comuni se
non sapesse di muschio, forse in causa del genere del loro nutrimento.
Se il canadese aveva dato ordine a Dik di fermare prontamente
l'automobile, aveva avute le sue buone ragioni.
I buoi muschiati, al contrario dei bisonti americani che si lasciano
massacrare senza quasi mai rivoltarsi, sono ombrosi come i bufali
indiani, e se si credono minacciati caricano con furia irresistibile,
a testa bassa, presentando le loro formidabili corna. Guai a chi ha la
sventura di trovarsi sulla loro corsa!... Viene scaraventato in aria e
poi finito a colpi di zoccolo.
La schiera che si avanzava sul golfo e che proveniva probabilmente
dalla Terra di Baffin in cerca d'un rifugio migliore, si componeva di
due dozzine d'animali, tutti adulti, senza piccini fra di loro.
Probabilmente erano tutti maschi, a giudicarne anche dallo sviluppo
delle corna.
— Signor Gastone, — disse lo studente, il quale aveva già preso il
suo _mauser_. — Lascieremo noi andarsene in pace quella splendida
selvaggina che io non ho mai assaggiata, senza consumare una mezza
dozzina di palle?
— Sono troppi, mio caro Walter, — rispose il canadese. — Voi ignorate
la forza che posseggono quegli animali.
Una volta preso lo slancio non si arrestano più, e sarebbero capaci di
guastare seriamente il nostro treno. È vero, Dik?
— Sono infatti terribili, — rispose l'ex-baleniere, il quale aveva
accesa tranquillamente la sua pipa.
— Se provassimo, signor Gastone? — insistette lo studente. — Non sono
che a quattrocento metri e siamo abili cacciatori.
Il canadese, che sapeva di che cosa fossero capaci quei bestioni, non
meno terribili degli orsi bianchi, esitava, poi finalmente la passione
del cacciatore lo vinse.
— Sì, — disse. — Venire al Polo per non provare le forti emozioni della
caccia sarebbe una sciocchezza.
Proviamo, Walter. Dopo tutto non getteranno in aria il nostro treno a
colpi di corna.
Dik!... Armatevi anche voi di un fucile.
— Pronto, signore, — rispose l'ex-baleniere, il quale amava le forti
emozioni non meno degli altri.
Mentre si dirigeva verso il carrozzone per prendere la grossa carabina
da caccia, il canadese e lo studente erano balzati sul campo di
ghiaccio, mettendosi in ginocchio l'uno accanto all'altro.
I buoi muschiati si erano già accorti della presenza di quel mostro
a loro sconosciuto, ed avevano arrestata la loro marcia verso la
spiaggia, disponendosi su una doppia fila, colle teste basse, come se
si preparassero a caricare.
— Che siano veramente così terribili? — si chiese lo studente. — Ora lo
sapremo. —
Si volse indietro. Dik giungeva in quel momento portando tre grosse
carabine da caccia, già cariche.
— Per Giove!... — esclamò lo studente. — Che tutti i fulmini mi
piombino addosso se questa sera non assaggerò un pezzo di bue polare.
Se sarà muschiato come un coccodrillo, tanto peggio per la
cucina. —
Mirò con estrema attenzione e fece fuoco. Il canadese lo aveva subito
imitato.
Un bufalo, fulminato da una o dall'altra palla, era caduto subito sulle
ginocchia, mandando un lungo muggito.
Gli altri rimasero un momento come stupiti, forse un po' spaventati da
quei due spari che forse mai avevano uditi, poi con un insieme fulmineo
si slanciarono a corsa sfrenata verso il treno, mentre il loro compagno
si rovesciava pesantemente su un fianco, vomitando un torrente di
sangue dalla bocca.
Dik aveva mandato un grido:
— Nel carrozzone, signori!... —
Il canadese e lo studente, prima di obbedire, vuotarono celeremente
i serbatoi dei _mauser_ colla speranza di arrestare la carica che
diventava di momento in momento più fulminea, poi vedendo che le
terribili bestie avanzavano, quantunque dovessero aver ricevuto non
poche palle, poichè anche Dik aveva fatto fuoco, saltarono dentro il
carrozzone, nella loro fortezza che nessun corno poteva certamente
sollevare e rovesciare.
— E l'automobile? — gridò il signor di Montcalm.
— Lasciate fare a me, — rispose lo _chaffeur_, tornando
precipitosamente indietro.
Un istante dopo un urlo interminabile lacerava l'aria. Essendo il
motore sempre in funzione, Dik aveva aperto la valvola della sirena e
le urla stridenti si succedevano con un fracasso infernale.
I ventiquattro o venticinque buoi muschiati che arrivavano a corsa
sfrenata, udendo quelle note, si divisero in due piccole colonne,
passando a destra ed a sinistra dell'automobile, senza osare di
attaccarlo.
Probabilmente l'avevano scambiato per una belva terribile, qualche
enorme orso di nuovo genere, di colore oscuro anzichè bianco.
Vedendo però il carrozzone, uno di loro vi si scagliò addosso con tanta
furia che le sue corna attraversarono le tavole rimanendovi confitto.
Walter, che vegliava ad una delle piccole finestre, fu pronto a
fulminarlo cacciandogli una palla nel cranio.
Gli altri, impressionati forse dallo sparo ed anche dalle urla
laceranti della sirena che non dovevano cessare finchè vi era benzina
nel serbatoio, ripartirono a corsa furiosa prima ancora che il canadese
e Dik avessero potuto far fuoco, arrestandosi a cinque o seicento metri
di distanza.
— Per tutti i centomila fulmini di Giove!... — esclamò lo studente. —
Parola d'onore che non credevo questi animali così terribili.
Valgono bene gli orsi bianchi, signor Gastone.
— Se non sono peggiori, — rispose il canadese.
— Ed ora, ci assedieranno?
— Pare.
— Non sono che a mezzo chilometro, signor Gastone.
— A tale distanza non sarà facile abbatterli, anche perchè questi
animali, al pari degli orsi bianchi, possono resistere a parecchie
palle.
— Noi abbiamo commessa una vera corbelleria.
— Siete stato voi.
— Ed ora me ne pento.
— Troppo tardi.
— Per mille milioni di fulmini di Giove!.....
— Mettete pure dei miliardi, per ora la nostra situazione non cambierà.
— All'Università di Cambridge non si conoscono dunque i buoi muschiati?
— chiese ironicamente Dik.
— No, solamente i montoni, e quando sono bene arrostiti, — rispose lo
studente, ridendo.
Voleva dare forse del montone all'ex-baleniere? È probabile, ma il
marinaio era troppo ruvido per capire.
Il canadese intanto aveva deposto il fucile ed aveva caricata la pipa.
— Che cosa fate, signor Gastone? — chiese Walter.
— Come vedete, mi accingo a fare una bella fumata.
— Ed i buoi?
— Lasciateli per ora nel loro muschio. Non avranno fretta di assalirci,
ve lo dico io.
Guardateli: fingono di non accorgersi nemmeno della nostra presenza e
sfondano il ghiaccio per cercarsi la colazione. —
Era proprio vero. Dopo quella carica furiosa, si erano improvvisamente
calmati, ed a gran colpi di corna si erano messi a rompere la
superficie gelata per cercare forse dei licheni che non dovevano
certamente trovare, poichè sotto le loro zampe stava il mare.
— Se sprofondassero tutti? — disse lo studente.
— Uhm!... — fece il canadese. — Non saranno così sciocchi da prendere
un bagno che è troppo freddo in questa stagione.
Non sono già degli orsi bianchi.
— E che abbiano proprio intenzione di tenerci prigionieri?
— Pare di sì, Walter.
— E noi aspetteremo i loro comodi? Ah no, per tutti i fulmini di Giove.
Signor Gastone, ho ancora in tasca tre dollari, gli ultimi. Volete che
li giuochiamo?
— Contro chi? Contro i buoi muschiati?
— Io li giuocherò sulla canna del mio fucile. I _mauser_ tirano ben
altro che a cinque o seicento metri.
— Io punto un dollaro su ogni palla.
— Ed io una sterlina, — rispose il canadese.
— Perderete.
— Vedremo.
— Ed io le mie tre pipe, — disse l'ex-baleniere.
— Vada anche per le vostre pipe, quantunque puzzino come se fossero
passate attraverso di loro dieci piantagioni di tabacco.
— Sono ben cotte, signor mio, e perciò più pregiate.
— Le proveremo: io metterò contro ognuna tre bottiglie di _gin_ che il
signor di Montcalm mi addebiterà.
— Sì, Walter, — rispose il canadese, scherzando. — Avanti, signor
campione del salto, se volete guadagnarvi anche il campionato del tiro
al bersaglio.... bovino.
— Vi farò stupire, — rispose lo studente, imbracciando il fucile ed
affacciandosi ad uno dei finestrini. — Quale scegliete signor Gastone?
— Quel bel maschio che ha il pelame macchiato di nero e le corna più
lunghe di tutti.
Si presenta anche ottimamente per un bel tiro.
— A me, mio polso e miei occhi, — esclamò lo studente.
Puntò il _mauser_, mirando con estrema attenzione, poi dopo alcuni
istanti rimbombava uno sparo.
Il bue muschiato che in quel momento stava rompendo il ghiaccio coi
durissimi zoccoli, alzò bruscamente la testa, la scosse come per
cacciar via un insetto importuno, poi riprese il suo lavoro come se
nulla fosse avvenuto.
— Corpo di tutte le scarpe di Giove!... — esclamò lo studente al colmo
della sorpresa.
— Tho!... Anche le scarpe dopo i fulmini!... — esclamò il canadese,
scoppiando in una risata. — Signor campione di Cambridge, avete perduto
uno dei vostri tre dollari.
— Eppure sono sicuro di averlo colpito.
— Non dico di no; vi faccio solamente osservare che il bue è ancora
ritto sulle sue quattro zampe.
— Che i proiettili dei _mauser_ abbiano perduta la tanta loro vantata
penetrazione?
— Non lo credo affatto. Gli è che voi dovete aver colpito quell'animale
in piena fronte e che la vostra palla ha dovuto per forza rimbalzare
altrove.