Due uomini coperti di pelli villose ed armati di fucile, muniti di
racchette di rete per poter camminare anche sulla neve molle, erano
comparsi a circa cinquecento passi dall'automobile la quale avanzava
lentamente.
Vedendo la macchina si erano arrestati, poi entrambi, con una mossa
simultanea, avevano puntate in aria le loro carabine scaricandole.
— Rispondete al saluto, Dik, — disse il canadese.
Un urlo lacerante che durò parecchi secondi, mandato dalla piccola
sirena, risuonò per l'aria, ripercuotendosi contro la collinetta.
I due cacciatori affrettarono il passo ed in pochi istanti raggiunsero
l'automobile, la quale si era arrestata dinanzi ad un bastione di neve.
Erano due giovani di forme vigorose, con barbe appena nascenti, gli
occhi azzurri ed i capelli biondi, distintivi delle razze nordiche.
— Buon giorno, signori, — disse il più attempato dei due, portandosi
una mano al cappuccio di pelle d'orso che lo riparava per bene dai
grandi freddi e dai venti taglienti del settentrione. — Come mai
vi ritroviamo qui, mentre quattro giorni fa eravate sulle coste del
Labrador? —
Il canadese, udendo quelle parole, aveva fatto un soprassalto.
— Buon giorno giovanotti, — si affrettò a rispondere poi. — Siete
cacciatori della Compagnia?
— Sì, signore, del forte Churchill.
— E siete ben sicuri di averci incontrati ancora? —