Sarà per un'altra volta. —

Gli orsi, sorpresi da quella inondazione di nuovo genere, si agitavano

furiosamente e sopratutto sternutavano sonoramente.

I loro poderosi dorsi urtavano il fondo del carozzone con tale

violenza, da imprimere alla casa viaggiante un vero movimento di

rollìo.

— Walter, — disse il canadese. — Alle finestre coi _mauser!_ Basta,

Dik!... Riaccendete invece la stufa e subito preparatemi un po' di

canape che inzupperete nella benzina.

Guardate nella cassa N. 7.

— Signor Gastone, volete fare un arrosto? — chiese lo studente.

— Sì, d'orso vivo, — rispose il canadese.

Mentre l'ex-baleniere levava il recipiente chiudendolo per bene, si

erano slanciati verso due finestrini dopo di essersi armati dei fucili.

Gli orsi stavano per abbandonare il loro rifugio e s'aprivano il passo

attraverso la neve già gelata, scavando rabbiosamente.

Erano dalla parte della porta, poichè era proprio là che il carrozzone

subiva i più poderosi urti.

— La stufa!... — gridò il canadese. — Vengono!...

— È pronto, — rispose Dik.

— La lampada ora.

— È fatto.

— Eccoli!... — gridò in quel momento lo studente.

Un orso enorme, forse più grosso ancora di quello che era stato ucciso,

era comparso rizzandosi, con una brusca mossa, sopra lo strato di neve.

Muggiva come un giovane toro, alternando dei nitriti di cavallo.

Un altro gli aveva tenuto subito dietro.

Il canadese aprì il finestrino gridando a Dik:

— Accendete la canapa!... —

Una luce intensa illuminò l'interno del carrozzone. L'ex-baleniere

aveva dato fuoco ad un grosso rotolo di canape incatramato ed inzuppato

abbondantemente di benzina.

— Qui!... Qui!... Dik!... Gettate!... —

I due orsi si erano arrestati a tre o quattro metri dal carrozzone e

pareva che attendessero i compagni prima di scagliarsi all'assalto.

Era il momento opportuno.

Dik d'un salto fu presso il finestrino che il canadese aveva

precipitosamente abbandonato per lasciargli il posto e gettò la canapa

fiammeggiante.

Una vampata gigantesca avvolse tosto i due disgraziati orsi il cui

pelame era inzuppato di benzina.

Urla spaventevoli lacerarono l'aria, vincendo in potenza perfino i

ruggiti della tempesta.

Le due bestie che ardevano come torcie e che si sentivano crepitare la

pelle addosso e calcinare le carni sotto i morsi del terribile liquido,

girarono per alcuni istanti su loro stessi come se fossero stati

colpiti da una improvvisa pazzia, poi si slanciarono a corsa sfrenata

attraverso la pianura nevosa lasciandosi dietro due immense striscie di

fuoco e di scintille.

— Ah!... Poveri diavoli!... — esclamò lo studente. — Dovevano piuttosto

lasciarsi ammazzare docilmente da noi e servirci dei copiosi pranzi.

Chi mangerà ora la loro carne arrostita alla benzina?

— Ci penseranno i lupi, — rispose l'ex-baleniere. — I loro stomachi non

soffriranno. —

Aveva preparato un altro rotolo di canapa e l'aveva asperso di benzina.

Il canadese si era riaffacciato al finestrino.

Anche gli altri due orsi, attirati dalle urla dei loro compagni, ancora

galoppanti fra la bufera di neve, si erano mostrati.

— Sotto, Dik!... — gridò. — Non li lasciate scappare!... —

Il baleniere diede fuoco alla canapa e la gettò nuovamente, colla mano

sicura di un esperto fiociniere.

Il risultato, come era già da prevedersi, fu identico al primo.

I disgraziati animali che mai di certo avevano conosciuto il fuoco,

furono avvolti in una gigantesca fiammata, e pazzi di dolore si erano

slanciati a loro volta in mezzo alla tempesta di neve, mescendo le loro

urla orribili a quelle del vento.

Per parecchi minuti i tre esploratori videro vagolare per la pianura

quelle quattro torcie viventi spandendo di tratto in tratto dei grandi

sprazzi di luce, poi l'oscurità ripiombò, e la neve che continuava a

cadere con rabbia estrema coperse tutto.

— È finito, — disse lo studente, la cui voce sembrava un po' commossa,

— Ah!... Che terribile fine hanno fatto quei poveri orsi!... Dal grande

freddo sono passati improvvisamente al gran caldo e che caldo!... Non

vorrei provarlo mai!...

— Avete cinque delitti sulla coscienza, dei quali dovrete rendere conto

al genio protettore benigno di tutti questi abitanti del gran nord.

— Dovevamo lasciarci divorare dunque, come semplici bistecche? Con

quelle bocche non vi era da scherzare.

Se il buon o cattivo genio polare verrà a rimproverarmi di aver fatto

fare ai suoi figli una morte così atroce, lo inviterò a mettersi in

mezzo a cinque dei suoi orsi e vedremo che cosa lasceranno di lui.

— La vostra idea è stata veramente meravigliosa, Walter. È vero che

potevamo fare anche noi l'egual fine.

Se invece di fuggire si fossero precipitati contro il nostro

carrozzone, che scoppio sarebbe avvenuto, se il fuoco si fosse

comunicato!

— Lo ammetto, signor Gastone, ma quei bravi orsi hanno avuto il buon

senso di non farlo.

— E siete loro riconoscente?

— Certo, — rispose seriamente lo studente.

— Ciò non v'impedirà però di assaggiare gli zamponi del bestione che

è caduto sotto le nostre palle e che è affondato nella neve, quasi

dinanzi alla porta.

— Per tutti i fulmini di Giove!... Me l'ero scordato!...

— Un cuoco che dimentica quattrocento chilogrammi di carne deve essere

un pessimo cuciniere.

— No, uno stordito, signore, perchè io vi farò vedere come arrosolerò

quegli zamponi.

— Uhm!... Uhm!... — fece Dik, guardando lo studente di traverso.

— Signor Gastone, — riprese Walter, — che proviamo?

— A che cosa fare?

— A issare quel bestione.

— Ci vorrebbe una _grue_ con un buon paranco. Lo faremo a pezzi sul

posto quando questa dannata bufera sarà cessata.

Pel momento preferisco fumare la mia pipa accanto alla stufa e leggere

la storia delle spedizioni polari.

— Io allora andrò a cercare un trattato dell'_Ottimo cuoco_ che ho

veduto nella piccola biblioteca, per prepararvi dei manicaretti....

conditi coll'olio di foca.

— Ah!... Birbante!...

— Quando saremo giunti più al nord, signore, dovremo ben abituarci

all'olio di quegli anfibi.

Io ho letto che Nansen, il famoso esploratore norvegese, cucinava i

suoi pezzi d'orso, quando ne poteva avere, su una lampada alimentata

con olio di foca.

— Questo è vero, anzi si dichiarava abbastanza soddisfatto di quella

cucina veramente esquimese.

Una sfida al Polo · 第 47 / 75 题