Durante tutta la giornata, la tempesta non cessò di ruggire intorno
all'automobile ed al carrozzone, aumentando le inquietudini degli
assediati, i quali temevano di vedersi seppellire sotto parecchi metri
di neve.
La scomparsa della luce non portò nessun cambiamento.
Fioccava sempre ed il vento non finiva mai di ululare. Sulla vicina
baia di Hudson la tempesta doveva infuriare tremendamente.
Il freddo aumentava. Un termometro appeso fuori da un finestrino aveva
rapidamente raggiunto i 30°.
— Signor di Montcalm, — disse lo studente dopo la cena, che era stata
piuttosto triste. — Come finirà questa faccenda? Se questa tempesta
continuerà, noi finiremo per non poterci più muovere.
Tutta questa neve che si accumula intorno a noi gelerà e ci chiuderà
come entro una morsa.
— Che cosa volete che vi dica? — rispose il canadese, il quale fumava
la sua pipa seduto dinanzi al tavolino collocato sotto la lampada. —
Aspettiamo che questa ira di Dio cessi.
— Può durare molti giorni.
— Oh!... Anche delle settimane, se non dei mesi, — disse
l'ex-baleniere. — Ne so io qualche cosa.
— Se attaccassimo gli orsi?
— Se si trattasse di affrontarne uno, fors'anche due, vi direi,
mio caro Walter, che io sono pronto a balzare fuori e ad impegnare
risolutamente la battaglia.
Quattro!... Ah!... Sono troppi per tre uomini. Che ne dite, Dik?
— Che ci mangerebbero, — rispose il marinaio.
— Cerchiamo un qualche mezzo per farli scappare.
— Cercate pure, Walter.
— Se fossi certo che il carrozzone non prende fuoco, aprirei un buco
nel pavimento e bagnerei per bene quelle bestiaccie.
— E perchè no!... — esclamò il canadese, colpito da quella idea
originale. — Si spegne la stufa e la lampada ed ecco evitato il
pericolo d'un incendio.
— M'intendevo di arrostirli, signore.
— Ah no, mio caro!... Abbiamo troppe munizioni e troppa benzina qui e
non mi sorride affatto l'idea di saltare in aria insieme al carrozzone.
Voglio andare al Polo io!...
— Allora li arrostiremo quando verranno fuori.
— Sì, se si terranno a debita distanza.
— Approvate dunque la mia idea?
— Pienamente.
— Dik, aiutatemi.
— Mentre io cerco una grossa trivella, — disse il canadese.
Furono tolti il tavolo e parecchie casse e fu levato il tappeto di
feltro, mettendo a nudo il tavolato.
Lo studente accostò innanzi tutto un orecchio, ascoltando attentamente
ora più innanzi ed ora più indietro.
— Si odono? — chiese il canadese, che si era armato della trivella.
— Sono qui sotto, signore. Russano come contrabbassi scordati.
— Dik, spengete la stufa e la lucerna ed anche la vostra pipa, e
portate qui una latta di benzina. Le precauzioni non sono mai troppe
con un liquido così infiammabile. —
Il pavimento fu subito attaccato ed un buco della circonferenza d'un
dollaro, fu ben presto aperto.
Gli orsi dovevano trovarsi proprio lì sotto, poichè il loro poderoso
russare giunse subito più sonoro agli orecchi dei tre esploratori,
accompagnato anche da qualche grugnito soffocato.
Qualcuno di quei bestioni doveva aver avvertito il rumore prodotto
dalla trivella, quantunque fosse stata maneggiata con molta prudenza.
— Accostate la latta e lasciate colare attraverso il foro, Dik. Un paio
di litri basteranno per inzupparli.
— Che si ubbriachino, signor Gastone? — chiese Walter.
— Non ho mai conosciuto il gusto degli orsi, — rispose il canadese. —
Può darsi che la benzina piaccia a questi giganti.
— Procurerà in tal caso loro dei dolori atroci. Prepariamo la nostra
piccola farmacia per poter somministrare loro un forte emetico.
— Sì, burlone. —
Un _glu-glu_ li avvertì che la benzina cominciava a colare attraverso
al foro.
— Vedremo se bevono, — disse lo studente. — Scommetto che sono capaci
di leccarsi il pelame ed anche i baffi. —
Dei brontolii, che parevano dei ruggiti soffocati, lo persuasero invece
del contrario.
— Hanno ragione, — disse il chiacchierone. — Avrebbero preferito
dell'olio di foca.