Gli attrezzi da fabbro e da falegname non mancavano nel carrozzone.
Aprirono una cassetta indicata con un numero, si munirono
dell'occorrente, salirono su due sedie ed assalirono la tavola che era
stata già levata durante l'assedio dei lupi.
Pochi colpi di martello e di scalpello, uno sforzo, e l'apertura
s'offerse dinanzi ai loro occhi.
Walter, che era più magro del canadese, in tre tempi si issò sul
tetto della vettura, spingendo a destra ed a sinistra la neve che lo
ingombrava.
Il signor di Montcalm si era affrettato a passargli un _mauser_ ed una
cartucciera.
— Dunque? — chiese, dopo qualche istante.
— Per tutti i fulmini di Giove!... — esclamò lo studente. — Lasciate
che i miei occhi si abituino un po' all'oscurità.
— Se la pianura è bianca!...
— Ma la capanna di quel briccone di Karalip o Kaparaliko che sia, non
riesco a vederla bene. Pare che la neve l'abbia coperta tutta.
— Occupatevi dell'automobile.
— Diavolo!... È sempre dinanzi a noi.
— Nessuno la guarda?
— Non mi pare.
— E dove sono andati quei bricconi?
— Li odo gridare senza vederli. Dopo tutto io credo che abbiano fatto
bene a ritirarsi nelle loro tane.
È una vera notte da lupi, signor Gastone, e fa un freddo da spaccare le
pietre.
Vi assicuro che si sta meglio al coperto.
— Volete una pelle di bisonte?
— Accetto, purchè sia in compagnia d'una bottiglia di _wisky_ o di
_brandy_.
— Vi preparerò un buon _grog_ invece.
— Vada pel _grog_. Scommetto che ci starebbe anche Dik a vuotare un
buon bicchiere in mia compagnia.
Ah!... Signor Gastone, che questi pessimi soggetti siano capaci di
tormentarlo od anche di ucciderlo?
— Oh!... Non oseranno tanto. E poi non ho mai udito narrare che gli
esquimesi siano crudeli.
— Io però ho letto una storia di certi pescatori di balene di razza
esquimese che si divertivano a martirizzare i naufraghi di razza
bianca.
— Una storia antica, mio caro Walter.
Lasciate che accenda la stufa e che vi prepari il _grog_. Intanto non
perdete di vista l'automobile.
— Nemmeno un secondo, signore.
— A voi la pelle di bisonte.
— Benissimo: eccomi trasformato in un capo indiano in attesa d'un
viso pallido da scotennare. Sarò il gran _sakem_ Piede pesante o Testa
d'aquila.
— Al diavolo!... — esclamò il canadese. — Si è mai veduto un giovanotto
più allegro di questo? Se tutti quelli che frequentano l'Università di
Cambridge sono tagliati così, manderò anche i miei figli in Inghilterra
a tentare la corsa delle cento _yarde_ od il gran salto.
— E farete bene, — concluse lo studente, avvolgendosi maestosamente
nella gigantesca pelle di bisonte.
Era una vera notte da lupi polari. Il ventaccio non cessava di ululare
attraverso la bianca pianura, rovesciando addosso al villaggio e contro
l'automobile delle vere trombe di neve che però subito tornavano a
disperdersi.
Il freddo poi era diventato così intenso che l'alito dello studente,
appena uscito dalla bocca, si tramutava in nevischio.
Un termometro collocato all'aperto avrebbe certamente segnato 30° sotto
zero e fors'anche di più.
Gli esquimesi non si facevano vivi, però Walter di quando in quando
udiva le loro voci uscire attraverso i corridoi delle capanne.
Probabilmente stavano discutendo per formare il loro piano di guerra.
Fors'anche stavano interrogando il disgraziato Dik, disgraziato pei
due esploratori, i quali non potevano avere su quel birbaccione il più
lontano sospetto.
Walter bevette il suo _grog_, accese la sua corta pipa di radica
autentica e tornò ad avvilupparsi nella sua pelle di bisonte, mentre il
canadese vegliava dietro ai finestrini sagrando contro quella maledetta
sbarra di ferro che gli impediva di uscire.
Era trascorsa una mezz'ora, quando lo studente udì il signor di
Montcalm che chiamava:
— Walter!...
— Che cosa c'è, signore? — chiese l'inglese.
— Che sia questo freddo cane che ci rende stupidi?
— Perchè, signor Gastone?
— Voi siete fuori ed io sono ancora chiuso dentro e nell'impossibilità
di raggiungervi senza togliere un'altra tavola, mentre sarebbe così
facile, specialmente con un saltatore come voi, fare quattro passi
all'aperto.
— Che cosa diavolo dite, signor Gastone?
— Un salto di tre metri in mezzo alla neve non vi spaventa?
— Ma nemmeno se quel salto fosse di dieci _yarde_.
— Allora fatemi il piacere di lasciare il vostro osservatorio, di
gettarvi abbasso e di togliere quella maledetta sbarra esterna.
— Corpo di Giove!... — esclamò lo studente. — E tutto questo non vi è
venuto in testa prima!... Decisamente il gran freddo deve intorpidire
il cervello.
— L'aveva detto anche Franklin, il grande ammiraglio della spedizione
polare dell'_Erebus_ e del _Terror_.
— Ci credo. Che bestia che sono!... Sono fuori e lascio voi
prigioniero!... Ah!... Signori esquimesi, ora l'avrete da fare con noi.
Imbottiremo le loro pelli oleose di buon piombo. —
Balzare in mezzo alla neve, togliere la sbarra e presentarsi al
canadese fu l'affare di pochi momenti.
— Eccoci nuovamente riuniti, signor Gastone, — disse. — Che brutta
sorpresa per gli esquimesi quando ci troveranno liberi, pronti a
caricarli.
— Andiamo a fare un giro intorno all'automobile, — disse il canadese. —
Guai a loro se ce l'hanno guastata.
— Incendieremo il loro villaggio, — disse lo studente, con voce
minacciosa.
— Sì, con questa neve!...
— Sono una vera bestia, signor Gastone.
— Credevate di trovarvi, non ostante questo freddo che fa soffiare
sulle dita, in mezzo a qualche villaggio africano formato di capanne di
paglia. —
Raggiunsero l'automobile affondata nella neve fino allo _chassis_ e
procedettero ad una rapida visita, avendo portato con loro una lampada.
— Nulla mi pare che sia stato toccato, — disse il canadese. — Avevo
avuto qualche timore pel volante, mentre vedo che funziona bene. Si
direbbe che non c'è stata nessuna lotta fra Dik e gli esquimesi, poichè
tutto è in ordine.
Che si sia lasciato portar via ancora addormentato? Che cosa dite voi,
Walter?
— Che quei bricconi hanno finito di gridare e che si preparano ad agire.
— Chi?
— Gli esquimesi.
— Ah!... Diavolo!... Bisognerà proprio fucilarli per calmare i loro
umori bellicosi.
— Signor Gastone, lasciate a me la cura di difendere l'automobile; voi
incaricatevi del carrozzone.
Se il pericolo stringerà vi raggiungerò.
— Rimarrete esposto al tiro delle freccie.
— Ah no, signore!... Mi rannicchierò dietro lo scudo e vedremo se i
dardi di quei mangiatori di lardo mi raggiungeranno.