Dalle capanne gli esquimesi uscivano in gran numero, gridando e
gesticolando, e si erano subito incolonnati dirigendosi verso il treno.
Il canadese fu lesto a riguadagnare il carrozzone, mentre lo studente
si inginocchiava dietro lo scudo di metallo foderato di grossa stoffa,
mettendosi dinanzi la rivoltella ed impugnando il _mauser_.
Vedendo che la banda continuava ad avanzarsi, mandò il primo grido.
— Chi vive!... Alt!... —
Un sibilo acuto fu la risposta ed una freccia si piantò nella _capote_
di cuoio, mezzo metro sopra la testa dello studente.
— Ah!... Birbanti!... — esclamò questi. — Pare che vogliano darci
battaglia!... E sia!... Dik se la caverà come potrà, giacchè è stato
così stupido da farsi prendere.
— Alt o faccio fuoco!... — gridò poi, con voce tuonante.
Altre tre o quattro freccie attraversarono l'aria sibilando
sinistramente, ed una ruppe la sua punta contro lo scudo del volante.
— Quand'è così, brutti bevitori d'olio, non mi trattengo più!... —
Un colpo di fucile rimbombò fra le urla del vento, seguìto da un grido
acutissimo e da una volata di dardi.
Poi fu un nuovo sparo che echeggiò, partito questo dal carrozzone. Il
signor di Montcalm, accortosi che gli esquimesi non avevano intenzione
di scherzare, aveva subito appoggiato il tiro dello studente.
Gli esquimesi sostarono un momento, poi girarono sui talloni
rifugiandosi più che in fretta dentro i corridoi delle loro capanne.
Sulla candida distesa di neve erano rimaste due grosse figure nere:
erano due esquimesi passati da parte a parte dalle palle dei _mauser_ e
fulminati sul colpo.
Il canadese, non scorgendo più nessuno, si era affrettato a lasciare il
carrozzone e avvicinarsi all'automobile.
— Ebbene, Walter? — chiese.
— Pare che si siano calmati, signore, — rispose lo studente.
— Siete stato colpito?
— Ma che!... Tirano le freccie peggio dei ragazzi del sud Africa.
— Ed ora, che cosa succederà?
— Che si vendichino su Dik?
— Se non si fosse lasciato portar via lancierei l'automobile a corsa
sfrenata, — disse il canadese. — Non sono un perfetto _chaffeur_,
tuttavia me ne intendo di queste meravigliose macchine e non mi
troverei imbarazzato neanche se dovesse succedere qualche guasto.
— Sapete che cosa dovremmo fare, giacchè ci lasciano un po' tranquilli,
signor Gastone?
— Dite, Walter.
— Aprire la via all'automobile, perchè possa prendere lo slancio. La
neve si è accumulata in abbondanza intorno alla nostra bestia, come la
chiamano quei luridi mangiatori di grascia.
— Mi pare che voi abbiate dato un buon consiglio. Andate a prendere le
pale, mentre io sorveglio le capanne ed i loro abitanti. —
Lo studente non si fece ripetere l'ordine due volte.
Un mezzo minuto dopo i due esploratori lavoravano accanitamente
per aprire il passo al treno, perchè potesse prendere, al momento
opportuno, il suo slancio.
Avevano già scavato un largo solco, lungo una ventina di metri, quando
gli esquimesi tornarono a mostrarsi.
Parevano in preda ad un folle furore. Urlavano come lupi arrabbiati, si
dimenavano come ossessi e scagliavano freccie in tutte le direzioni per
provare forse la portata dei loro archi.
— Pare impossibile come della gente che vive sempre in mezzo ai grandi
freddi, possa prendere fuoco in questo modo, — disse lo studente. — Che
l'olio di balena abbia la proprietà di ubbriacare questi mangiatori di
foche? Ne farò l'esperimento anch'io se ci verranno meno le bottiglie
di _gin_ e di _wisky_. —
Il signor di Montcalm, vedendoli dirigersi risolutamente verso
l'automobile, si era fatto innanzi col fucile imbracciato, gridando.
— Indietro, miserabili, o noi vi stermineremo tutti!... Mettete subito
in libertà l'uomo bianco, canaglie!...
— Arrendetevi!... — gridò una voce. — Vogliamo la bestia che divora gli
orsi bianchi.
— Sì, vieni a prenderla, poltrone, — disse lo studente. — Signor
Gastone, cerchiamo di mandare all'altro mondo quel briccone di
Karaliko.
È lui che ha parlato.
— Ripieghiamoci sull'automobile!... — gridò il canadese. — Andate a
chiudere il carrozzone.
— È subito fatto, signore.
— E poi fuoco a volontà.
— Lasciate fare a me!... —
Mentre delle freccie, lanciate piuttosto a casaccio, poichè la neve non
cessava di cadere ed il vento di soffiare con estrema forza, cadevano
intorno all'automobile, lo studente in quattro salti raggiunse il
carozzone e lo sprangò, poi tornò di corsa verso il canadese il quale
continuava a urlare:
— Indietro, canaglie, o vi massacriamo tutti!... —
Gli esquimesi pareva che non avessero molta fretta di esporsi al fuoco
dei _mauser_.
Invece di continuare ad avanzare, si erano a poco a poco gettati a
destra ed a sinistra, coricandosi in mezzo alla neve ed allargando
sempre più le loro file.
Strisciavano come le foche e le morse fermandosi solo qualche istante
per lanciare una volata di dardi affatto inoffensivi, data la distanza,
la quale anzi aumentava sempre.
Quella strana manovra però finì per preoccupare il canadese.
— Si direbbe che cerchino di chiuderci in mezzo, — disse. — Vi pare,
Walter?
— Sono dei volponi, signore.
— Che ci daranno dei gravi fastidi se non prendiamo una decisione senza
perdere un istante.
— Si tratterebbe di far cantare i fucili?
— Sì, Walter.
— E lasciamoli cantare, allora, — concluse lo studente. — Io ho sempre
udito raccontare che il piombo è l'unico nemico dei popoli selvaggi.
A me la linea di destra, signor di Montcalm, a voi quella di sinistra.
Vedremo come ballano i mangiatori di lardo. —