Il traditore all'opera.
Gli esquimesi, che gli antichi naviganti norvegesi, che furono i
primi a vederli intorno al 1000, chiamarono Skrellinger, ma che
si fanno chiamare nella loro lingua invece Innuit, che vuol dire
«uomini», quantunque non siano molto numerosi, occupano tutte le coste
dell'America settentrionale, le isole polari, la Groenlandia e perfino
quelle dello stretto di Behering.
Anzi si trovano delle loro colonie perfino sulle coste asiatiche, verso
l'oceano polare artico.
Formano delle piccole tribù, disperse per lo più a grandissime distanze
le une dalle altre, eppure tutte parlanti, salvo poche varianti, la
medesima lingua.
Da dove proviene questa razza vivente sotto un clima così infame che
rende quelle regioni dei ghiacci eterni appena abitabili agli uomini
più robusti?
Dapprima si credette di ritrovare in quei piccoli uomini tutti i
caratteri della razza mongolica, poi quella degl'indiani dell'America
settentrionale, ma fino ad oggi il difficile problema non è stato
ancora risolto.
Il fatto sta che hanno degli uni e degli altri, e cosa ancor più
straordinaria, hanno anche delle strane rassomiglianze coi baschi, che
furono i primi pescatori di balene che si spinsero, in epoche lontane,
verso i mari nordici, forse ancora prima dei norvegesi, dei danesi e
degli islandesi.
Può darsi che siano usciti dalla fusione di tutte e tre.
La loro statura sorpassa di rado il metro e mezzo, nondimeno taluni
individui superano questa misura.
Hanno la faccia larga, appiattita, con mascelle massiccie, zigomi
sporgenti, occhi neri, naso stretto e corto, i capelli neri, grossolani
e poco folti, e la pelle, sotto lo strato d'olio e di sporcizia,
giallo-chiara con sfumature ramigne.
Sono robustissimi ed hanno invece mani e piedi piccolissimi.
Che un tempo la loro razza avesse abitato regioni più miti, non vi
ha dubbio, perchè sono stati trovati dei crani esquimesi perfino nei
pressi delle cascate del Niagara.
La ferocia delle pelli-rosse, specialmente delle bellicose tribù
canadesi, deve averli a poco a poco scacciati verso quelle terre
delle notti quasi eterne e dei grandi freddi, e là pare che si siano
perfettamente adattati, poichè trasportati in climi più miti ed in
paesi civili soffrono al punto di morire di nostalgia.
Tutti sono grandi cacciatori e grandi pescatori e vivono per lo più del
mare e dei suoi animali.
Infatti la loro alimentazione si può dire che è affatto animale
e divorano che è uno spavento a vederli. Come fare diversamente
d'altronde per mantenere il calore organico in quei climi così
terribilmente freddi?
Dotati d'un coraggio meraviglioso, osano affrontare i giganteschi orsi
bianchi, assalendoli prima a colpi di freccia e poi colle loro lancie
dalla punta d'avorio.
Sul mare poi sono veramente straordinari. Coi loro leggerissimi canotti
resi insommergibili da vesciche e così ben chiusi che l'acqua non
può entrare da nessuna parte, si allontanano dalla costa, per molte
centinaia di chilometri talvolta, sfidando le tempeste, i ghiacci, i
nebbioni intensi, e non ritornano senza qualche foca, qualche morsa, o
alla peggio con qualche lontra, se non con un grosso narvalo.
È la fame, l'eterna fame che li perseguita senza posa e che di quando
in quando distrugge delle intere tribù, quella che li ha resi così
coraggiosi e così sprezzanti della vita.
Due sorta di abitazioni usano gli esquimesi, secondo che servono per
l'estate o per l'inverno.
Durante la breve estate si accontentano di semplici tende; d'inverno
invece si costruiscono delle capanne che sono una specie di tumuli
molto bassi, a facce tronche, costruiti con zolle e pietre e coperte da
un tetto piatto, sorretto da grandi ossa di balena.
L'ingresso, stretto assai, mette in un corridoio a declivio, che poi si
rialza e che finisce in un'unica stanza la quale serve spesso d'asilo a
parecchie famiglie.
Una lampada, che è una specie di scodella un po' ovale, di pietra, con
un grosso lucignolo immerso nel puzzolente olio di foca, le illumina
e le riscalda così bene che spesso gli abitanti della catapecchia si
svestono mentre al di fuori il termometro segna 50° sotto zero.
Quelli che si trovano più al nord, usano invece la capanna fabbricata
completamente di blocchi di ghiaccio.
Comunque sia, le loro abitazioni sono dei veri porcili, dove dormono
alla rinfusa uomini, donne, fanciulli di varie famiglie insieme ai
cani, ai pesci in putrefazione, agli avanzi di foca. L'odore che
regna dentro quei covi è tale, che un europeo si sente asfissiare: gli
esquimesi invece ci si trovano benissimo.
A quante migliaia ammontano quei piccoli uomini dell'estremo nord?
È impossibile saperlo poichè si trovano delle tribù sperdute a tale
distanza dalle terre note da non poter farsene un'idea. Ne furono
scoperte talune perfino al di là dell'80º e può darsi che altre se ne
trovino anche nelle vicinanze del Polo.
. . . . . . .
L'automobile, urlando come una belva in furore, in pochi istanti aveva
sorpassati gli esquimesi che scappavano da tutte le parti mandando
urla di terrore, e dopo d'aver girata la collina si era precipitata in
mezzo ad una cinquantina di capanne allineate di fronte alla spiaggia,
provocando fra gli abitanti uno scompiglio indescrivibile.
Udendo quelle urla e vedendo quel mostro sconosciuto rantolante e
sbuffante, i vecchi che erano rimasti a casa, le donne, i fanciulli
si erano slanciati fuori dalle catapecchie disperdendosi in tutte le
direzioni.
Un uomo solo, che si avvolgeva in una gigantesca pelle d'orso bianco,
la cui testa gli serviva da cappuccio nascondendogli quasi interamente
il viso, era rimasto coraggiosamente fermo, minacciando l'automobile
con una specie d'arpione a doppia punta e con un gruppo di code di lupo
che agitava disperatamente colla sinistra.
Era l'_angekok_, ossia lo stregone della tribù.
— Ecco un personaggio importantissimo che noi dovremo trattare coi
guanti, — disse il canadese. — Dik, andate a portare, come primo
regalo, a quell'imbroglione, una bottiglia di _gin_.