Dik, fermate!... —

L'automobile slittò per una ventina di metri, poi si arrestò.

Gli ululati dei lupi continuavano verso la foresta. A giudicarlo dalle

urla non doveva trattarsi d'un grosso branco.

Il signor di Montcalm, ritto sul sedile, col mauser in mano, osservava

attentamente, pronto a far fuoco.

Ad un tratto un grosso animale che rassomigliava ad un grande cervo,

assai più alto di quelli comuni, fornito di lunghe corna ramose e colla

pelliccia bruno-rossastra, si slanciò fuori dalla foresta, filando

velocemente verso la vasta pianura.

Sette od otto grossi lupi grigi gli stavano alle calcagna, stringendolo

da presso.

Un colpo di fuoco risuonò.

L'animale fece un gran salto, rizzandosi poscia sulle zampe deretane e

scuotendo disperatamente la testa, poi si abbattè.

I lupi, sorpresi da quella detonazione e da quella inaspettata caduta,

si erano fermati bruscamente, non osando scagliarsi su quel corpo che

si dibatteva ancora fra le ultime convulsioni dell'agonia.

D'altronde il treno aveva ripresa la corsa e si dirigeva verso il

margine della foresta.

— A voi ora, Walter, — aveva detto il canadese, la cui arma fumava

ancora. — Sbarazzatemi da quei pochi predoni. —

Sei colpi rimbombarono uno dietro l'altro e cinque lupi caddero in

mezzo alla neve per non più rialzarsi. Solamente l'ultimo, sfuggito

miracolosamente alla sesta fucilata, potè rifugiarsi nella vicina

foresta.

— Diavolo d'uomo!... — esclamò il canadese, guardando con ammirazione

lo studente. — La Compagnia delle pelliccie della baia d'Hudson avrebbe

fatto con voi un buon acquisto.

Voi sparate meglio dei più vecchi _trappeurs_ dell'alto Canadà, mio

caro.

— Lo credete? — chiese Walter, ridendo.

— Rimpiango fin d'ora gli orsi bianchi che incontreremo sul nostro

cammino.

— Mi pare però, signor di Montcalm, che anche voi non scherziate quando

vi appoggiate il fucile alla spalla.

Avete fulminata quella povera bestia con una precisione matematica,

come avrebbe detto il mio vecchio maestro di tiro a segno, quell'ottimo

John Cardik.

— Ah!... Perchè s'insegna anche a sparare all'Università di Cambridge?

Poveri studi!...

— Ma si diventa uomini.

— Eh, lo vedo, — disse il canadese. — Poco pane della scienza ed invece

molto _sport_. —

L'automobile era giunto presso il _wapiti_. La povera bestia era

stata colpita presso l'occhio sinistro e la palla umanitaria — come

viene chiamata la pallottola del _mauser_ — gli aveva attraversato il

cervello.

— Che cosa ne faremo di tanta carne? — chiese lo studente. — È un cervo

splendido. Mai ne ho veduto uno di così grosso.

— Quelli del Canadà superano per statura e peso tutti gli altri, —

disse il canadese. — Carichiamolo sulla vettura di rimorchio e poi

penseremo a farlo a pezzi e gelarlo. I viveri non sono mai troppi per

la gente che va al Polo.

— Infatti mi hanno detto che la maggior parte degli esploratori polari

sono morti di fame.

— Purtroppo, — rispose il canadese.

Issarono, non senza grandi sforzi, il _wapiti_ sul carrozzone, poi

l'automobile riprese la corsa attraverso la sconfinata pianura bianca.

Il freddo era sempre intensissimo, malgrado che il sole, molto pallido

a dire il vero, si fosse aperto un varco fra le nuvole sempre gravide

di neve.

Sopra l'automobile sfilavano, di quando in quando, lunghissime file di

volatili diretti verso il sud, in cerca d'un clima più mite.

Erano corvi di mare, oche selvatiche, anitre e stormi immensi di gru.

Doveva fare un bel freddo sulla baia di Hudson.

— Essi scappano e noi invece saliamo verso il nord, — disse lo

studente, il quale si era provato a sparare qualche colpo senza buon

successo però, data la grande altezza. — Se incontrate quel caro

_yankee_ ditegli che siamo già vicini al Polo.

A proposito, che sia già partito o che stia ancora sospirando sotto le

finestre di _miss_ Ellen?

— Suppongo che sia già in viaggio, — rispose il canadese.

— Che lo incontriamo in qualche luogo?

— Forse nelle vicinanze del Polo, se entrambi riusciremo a giungervi.

Come vi ho detto mi si disse che invece di seguire le coste occidentali

della grande baia si sarebbe tenuto verso quelle orientali per

raggiungere al più presto la Groenlandia, terra che io invece non conto

affatto di toccare.

Noi saliremo direttamente fino alla terra di Grant, passando sempre

attraverso le isole.

— Vi spiacerebbe incontrarlo al Polo?

— Preferirei non vederlo, mio caro Walter. Già io non gli presterei

nessuna assistenza e lui farebbe certamente altrettanto, anche se ci

trovasse morenti di fame.

— Eh, da quei _yankee_ tutto si può attendere.

— Signore, — disse in quel momento lo _chaffeur_. — Siamo già in vista

della baia.

— Così presto!... Sento come il freddo aumenta rapidamente.

Una sfida al Polo · 第 29 / 75 题