La caccia all'automobile.
Quantunque il freddo fosse abbastanza intenso, segnando già il
termometro 5° sotto zero, i tre esploratori si prepararono il
pranzo all'aria aperta, proprio sul margine della grande foresta e
precisamente sotto un gigantesco pino bianco che coi suoi folti e
ben disposti rami aveva lasciato intorno a sè un bel circolo di terra
sgombra di neve.
Contando, durante quella fermata, di provare le loro armi, avevano
tolte dalle casse delle rivoltelle Colt e tre _mauser_, nonchè una
grossa carabina a due canne, carica con proiettili a punta d'acciaio,
destinati a bucare la pelle dei grandi ruminanti, i quali sono ancora
abbastanza numerosi nelle selve del Canadà settentrionale, malgrado
l'attiva caccia che danno loro gli scorridori della Compagnia delle
pelliccie.
Pel momento però non si mostravano che degli uccelli, come falchi
pescatori ed aquile pescatrici, gru con becchi lunghi più di venti
centimetri e degli ortolani, chiamati anche uccelli delle nevi, perchè
di solito non si incontrano che là dove il candido lenzuolo copre la
terra.
In lontananza però, ben dentro la maestosa foresta, di quando in quando
si udiva risuonare lugubremente qualche urlo dei lupi cervieri, animali
pericolosissimi se si trovano in buon numero e che si frammischiano
anche coi grandi e grossi lupi neri, quando si tratta di dare la caccia
a qualche slitta od a qualche grosso capo di selvaggina.
— Proverei volentieri le vostre armi contro quegli urlatori, — disse lo
studente, dopo terminato il pasto, mentre stava accendendo la pipa. — È
vero quello che si dice, signor Gastone?
— Che ve ne sono ancora molti dei lupi nelle foreste canadesi?
— Precisamente, signore.
— Io sono certo che non ci mancherà qualche furioso inseguimento da
parte di quelle brutte bestie.
Quando l'inverno comincia, la loro fame aumenta anche pel fatto che
gran parte della selvaggina emigra in cerca d'un clima più dolce.
— Sicchè ne incontreremo di certo.
— Non avrete che da scegliere fra lupi cervieri, grigi e neri, —
rispose il canadese. — Così ci provvederemo di pelliccie che nelle
regioni più settentrionali ci faranno molto comodo.
— Per farci dei giustacuori, — disse l'ex-baleniere, il quale fumava
come una vaporiera con una vecchia pipa tedesca che doveva contare un
bel numero di anni.
— Siete anche voi cacciatore, Dik? — chiese Montcalm.
— Sì, padrone.
— Allora gli orsi avranno a che fare con noi. Volete che partiamo?
— Stavo per domandarvelo, signor di Montcalm, — disse lo studente. —
Non udite come i lupi si chiamano? Che ci abbiano fiutati?
— È probabile.
— Che ci mangino le gambe?
— Ci rifugieremo nella vettura-salon e vedremo se saranno capaci di
entrare. Sarà una vera fortezza imprendibile pei nemici a quattro
gambe. —
Sgombrarono il posto togliendo la piccola stufa portatile e risalirono
sull'avantreno portando con loro le armi e le cartucciere ben fornite.
La grande foresta lasciava dei varchi considerevoli, tali da permettere
al treno di avanzarsi comodamente, tanto più che il terreno era
abbastanza bene livellato.
Si sa già che i pini crescono ad una certa distanza l'uno dall'altro ed
in regioni dove i cespugli scarseggiano affatto e mancano assolutamente
le liane, i rotangi, i calamus e tutti gli altri arrampicanti che
rendono invece quasi impenetrabili le foreste equatoriali e tropicali.
E poi pareva che la grande boscaglia fosse stata già vigorosamente
attaccata dalla mano dell'uomo, poichè di quando in quando i
viaggiatori incontravano delle vaste radure, dove giacevano ancora
moltissimi tronchi già abbattuti e che davano non poca noia a Dik.
— Anche questa immensa riserva di legname, fra un paio d'anni, se
non prima, subirà la medesima sorte toccata a quelle che un giorno
coprivano le rive dell'Ottawa e del S. Lorenzo, — disse il canadese a
Walter, il quale si occupava più delle urla dei lupi che degli alberi.
— Si brucia dunque spaventosamente nel Canadà? — chiese lo studente. —
Eppure ci sono delle miniere di carbone anche qui.
— Ma con quello non si fabbrica la carta.
— La carta!... — esclamò Walter, guardandolo con stupore.
— Ma sì: è la peggiore nemica delle foreste e finirà, in un tempo più o
meno lungo, per distruggerle completamente.
— Oh diavolo!... Io non lo avrei mai supposto.
— Potrei invece dire che è il giornalismo, specialmente quello
americano, che finirà per farle scomparire.
— Non si adoperano più i cenci per fabbricare la carta, ora?
— Certo, anche quelli, ma a che cosa basterebbero? Tutti gli stracci
raccolti nel mondo non potrebbero bastare nemmeno alla decima parte del
consumo attuale della carta.
Sono i nostri vicini degli Stati dell'Unione che hanno decretata la
distruzione dell'abete bianco, dell'abete rosso e del pioppo, i quali
sono i più indicati per ottenere una buona carta adatta alla stampa a
buon prezzo.
In questi ultimi venticinque anni le dimensioni dei giornali americani
si sono raddoppiate ed il solo aumento nel numero di pagine rappresenta
la distruzione annua di una foresta lunga venti chilometri e larga
dieci.
— Fulmini di Giove!... — esclamò Walter.
— Questo immenso sviluppo del giornalismo americano va attribuito
al basso prezzo della carta, all'introduzione delle macchine ed allo
sviluppo enorme della _réclame_ per mezzo dei giornali.
Oggidì funzionano, nelle sole tipografie dei giornali dell'Unione,
oltre seimila macchine per comporre ed ognuna di esse fa in media il
lavoro di tre operai.
I più importanti periodici domenicali della sola città di New-York
hanno quasi tutti sessanta pagine ciascuno e ogni copia rappresenta la
quantità di carta necessaria per un libro in ottavo di 480 pagine, e
tuttociò per soli venticinque centesimi.
Se fate il calcolo vedrete che ogni domenica negli Stati dell'Unione
escono 456 edizioni su tanta carta quanta ne basterebbe per sei milioni
di volumi in ottavo di 500 pagine ciascuno.
— Quei giornali divorano una foresta alla settimana dunque!...
— Poco meno, Walter, — rispose il canadese. — E questo enorme
consumo comincia ad impensierire non poco i _yankees_, i quali vedono
scomparire le loro antichissime e meravigliose foreste con una rapidità
spaventevole.
— E quali parti impiegano delle piante?
— La corteccia, la quale viene lavorata con una rapidità incredibile.
Poco tempo fa si è anzi tentato un _record_ da una grande cartiera di
Eisenthal.
Alle sette e trentacinque del mattino tre alberi venivano tagliati
in una vicina foresta e subito portati alla fabbrica dove vennero
immediatamente scorticati e macinati. Il legname fu ridotto, passando
per diversi bagni, in una specie di pasta che fu affidata alle macchine
da carta che la distesero in fogli sottili ed alle nove e mezza il
primo foglio usciva già pronto per la stampa.
La tipografia di un giornale quotidiano sorgeva a quattro chilometri
dalla fabbrica.
I primi fogli furono caricati su un'automobile e portati alla
tipografia. Alle dieci le prime edizioni del giornale uscivano belle e
stampate cogli alberi abbattuti due ore e mezza prima.
— È meraviglioso!... — esclamò lo studente, — Ma se si va di questo
passo non vi saranno più foreste sulla superficie del globo.
— No, anche la distruzione delle boscaglie presto si arresterà, poichè
i chimici hanno già trovato di che surrogare le corteccie dei pini.
Oggi si comincia a ottenere della buona carta colla torba ed a un
prezzo quasi derisorio.
[Illustrazione: .... gli si era precipitata addosso con rabbia
feroce, azzuffandosi. (Cap. VIII).]
Un altro ritrovato molto recente, che dà già buoni frutti, si ha dai
detriti delle piantagioni di cotone.
Fino ad oggi i produttori di cotone lasciavano inutilizzati gli arbusti
spogliati dell'elemento tessile. Ora si è scoperto il procedimento per
mezzo del quale quelle canne triturate, macinate e ridotte in polpa si
possono convertire....
— In carta, — disse lo studente, vedendo che il canadese si era
bruscamente arrestato.
— In lupi....
— In lupi!... Che cosa dite signor di Montcalm?
— Eccoli!
— Chi? I piantatori di cotone od i fogli di carta?
— No, no, i lupi: guardateli come corrono!... Sono cervieri e neri!...
Me l'aspettavo questo attacco.
Ecco il momento, Walter, di dare una prova della vostra maestrìa nel
tiro a segno.
— Fulmini di Giove!... Altro che carta e giornali!... — gridò
l'ex-studente, afferrando lestamente uno dei tre _mauser_ che stavano
appoggiati ai sedili. — Qui si tratta di denti.
— E che denti anche, — aggiunse lo _chaffeur_. — Che cosa devo fare,
padrone? Lanciare la macchina a cinquanta o sessanta miglia all'ora?
— A cento!... — gridò lo studente.
— Vi dimenticate che abbiamo da rimorchiare la nostra casa che può
diventare, da un momento all'altro, una fortezza necessaria per salvare
le nostre gambe? A cinquanta miglia, Dik.
— Va bene, padrone, — rispose l'ex-baleniere.
L'automobile accelerò subito la marcia, filando sotto i pini giganti i
quali, fortunatamente, lasciavano dei vasti e numerosi passaggi.
Degli ululati feroci, che si ripercossero lugubremente sotto gli
immensi vegetali, seguirono subito quell'aumento di velocità.
Cinque o sei dozzine di lupi, tutti di alta statura, quali grigi e
quali nerastri, alti di gambe e coi musi affilati, si erano scagliati
dietro al treno, ululando a squarciagola.
Erano dei magnifici corridori, specialmente i primi che sono appunto
chiamati, per la loro straordinaria agilità, lupi cervieri.
— Walter, — disse il canadese, il quale si era pure armato d'un
_mauser_. — Volete divertirvi? Aprite pure il fuoco.
Se montassimo una semplice slitta vi proibirei di sparare, per non
renderli furiosi, ma noi non abbiamo gran che da temere poichè il
carrozzone che ci segue è sempre pronto a riceverci. —
Lo studente si alzò, appoggiò bene il calcio del fucile alla spalla ed
attese che l'automobile trovasse sotto le sue ruote un lembo di terreno
abbastanza liscio per non subire dei soprassalti improvvisi.
Qualche minuto dopo un colpo di fuoco si mescolava agli ululati delle
fameliche belve.
Un grosso lupo cerviero, che guidava la corsa, aveva spiccato un gran
salto, stramazzando subito in mezzo alla neve.
L'orda che gli veniva dietro gli si era precipitata addosso con rabbia
feroce, azzuffandosi.
Uno scricchiolìo d'ossa, pochi colpi di mascelle, e sul bianco tappeto
non erano rimaste che delle macchie di sangue.
Il povero cerviero era scomparso pelle e peli nelle gole dei suoi
compagni.
— Che denti!... — esclamò lo studente. — Povere le nostre gambe se
dovessero attaccarsi alle nostre uose!
— E che valente tiratore, mio caro, — disse il signor di Montcalm,
sorridendo. — Tutti gli studenti di Cambridge vi invidierebbero.
— No, signore, quelli di Oxford, — rispose l'allegro giovanotto,
prorompendo in uno scroscio di risa. — Quelli di Cambridge sapevano già
che ero il loro campione e che non potevano gareggiare con me.
— Ora riprendete la musica, amico.
Quando si cominciano a fucilare, i lupi attaccano con maggior slancio.
— E perchè?
— Perchè se non possono divorare gli uomini si divorano fra di loro.
L'avete visto come è finito quel magnifico cerviero?