Saldarono il conto, un po' salato, poichè durante quegli otto giorni
avevano tenuto sempre a loro disposizione l'appartamento dell'ultimo
piano, diedero ai servi negri una generosa mancia ed uscirono.
Dinanzi all'_hôtel_ russava una bellissima automobile tutto dipinta
in grigio, della forza di sessanta cavalli, guidata da un giovane
meccanico asciutto come un'aringa e dagli occhi nerissimi e vivaci.
I quattro uomini si accomodarono sui soffici cuscini e la macchina
prese lo slancio, filando a grande velocità attraverso le vie di
Oswego.
Cinque minuti dopo marciava già attraverso la campagna coperta di uno
strato piuttosto alto di neve, dirigendosi verso il sud-est.
Quantunque le strade americane siano generalmente pessime e si prestino
ben poco alle lunghe e fulminee volate delle automobili, specialmente
quando cominciano i primi geli, cinque ore più tardi l'automobile di
_mister_ Torpon entrava nella bella e popolosa Albany, una delle più
graziose dell'America del nord, e si arrestava dinanzi ad un villino
d'architettura prettamente italiana, semi-circondato da uno spazioso
giardino nel cui centro s'apriva una vasta cinta.
Erano appena suonate le due, quindi _miss_ Perkins doveva trovarsi
ancora in casa.
Avevano appena condotta l'automobile in un piccolo e grazioso _garage_
che s'alzava a fianco della pista, entro cui sonnecchiavano parecchie
macchine, motociclette, velocipedi, scialuppe-automobili ecc., quando
la bella _miss_ si presentò, tutta vestita in seta azzurra con pizzi
bianchi, un cappellino piumato sui biondi e splendidi capelli ed un
frustino in mano.
— Ah!... Miei _gentlemen!_... — esclamò, tutta ilare. — Sono ben felice
di rivedervi perfettamente ristabiliti.
Voi volete commettere delle sciocchezze. Passi una partita di _boxe_,
ma un duello a colpi di _bowie-knife_ non si dovrebbe perdonare.
Mio Dio!... Siete diventati dei _cow-boys_ del Far-West?
— Come!... Voi avete saputo, _miss_.... — balbettò _mister_ Torpon, che
la divorava cogli occhi.
— E come non saperlo? I _reporters_ americani cacciano il naso
dappertutto e s'interessano specialmente delle persone che fanno molto
chiasso.
Voi minacciate di diventare più popolari ancora del signor
Roosevelt!... _Mister_ Torpon!... Il signor di Montcalm!... Ecco due
nomi che corrono ormai su tutte le bocche e che si odono ripetersi
perfino nei deserti dell'Arizona e del Colorado.
— Ah!... — fece semplicemente il canadese, facendo un lieve inchino.
— Se continuate così, — riprese l'indiavolata ragazza, — finirete per
farvi portare alla presidenza nella prossima lotta elettorale.
— Io sono canadese, _miss_, quindi non potrei mai aspirare ad un tanto
onore, — disse il signor di Montcalm, con una sottile punta d'ironia.
— Naturalizzatevi americano. È un buon consiglio che vi do, mio
_gentleman_.
— Ne chiederei un altro da voi, _miss_.
— A me!...
— A voi, poichè si tratta proprio di voi.
— Per la vostra eterna questione?
— Messa in campo da voi, _miss_.
— È vero, — rispose la giovane.
Riflettè un momento, poi raccogliendo graziosamente la sua lunga gonna
da amazzone, disse:
— Seguitemi nel mio chiosco favorito, signori. Prenderemo un _thè_
insieme. —
Uscì dal _garage_ svelta e leggiera come un uccello e dopo d'aver
attraversato parecchie aiuole ormai spoglie di fiori e di foglie,
introdusse i due rivali ed i loro _partners_ in un elegantissimo
chiosco di stile chinese, tutto in pietra bianca, con vetrate colorate
a disegni rappresentanti draghi mostruosi vomitanti fuoco, e lune
sorridenti in mezzo ad un cielo d'una tinta indefinibile ed ammobiliato
graziosamente.
Una stufa a gaz ardeva in un angolo, spandendo un dolce tiepore che
faceva crepitare i numerosi giornali gettati, semi-spiegazzati, su un
tavolino laccato, di manifattura celestiale.
Toccò un bottone elettrico, per dare qualche ordine, poi invitò i
quattro uomini a sedersi su delle poltroncine di velluto azzurro,
dicendo:
— Signor di Montcalm, potete spiegarvi meglio. Quale consiglio
desiderate da me?
— _Miss_, — disse il canadese, con voce grave, — siete sempre risoluta
a concedere la vostra mano al più forte di noi due?
— Un'americana non ha che una parola, ve l'ho già detto, — rispose la
giovane. — Non so se le canadesi siano così.
— Uditemi, _miss_: noi abbiamo tentato tutte le prove e come avrete
constatato, nè io, nè _mister_ Torpon siamo riusciti a riportare una
vittoria decisiva. Noi veniamo quindi a chiedere a voi che cosa d'altro
possiamo provare, giacchè siete sempre risoluta ad accordare la vostra
mano solamente al vincitore di questa singolare tenzone.
— Ma credete, signor di Montcalm, di aver esaurite tutte le sfide?
— Mi pare che non ci rimanga più nulla da tentare.
— V'ingannate. Avete letto l'edizione di ieri del _New-York Times?_
— Non ne ho avuto il tempo. M'interesso poco dei giornali americani.
— Allora voi non avete udito ancora parlare della grande corsa intorno
al mondo in automobile, organizzata dal _New-York Times_ in unione al
_Matin_ di Parigi, quello che ha indetta la famosa corsa Pekino-Parigi
guadagnata da uno _sportmen_ italiano, il principe Borghese.
— Una corsa intorno al mondo!... — esclamarono ad una voce i quattro
uomini.
— Sì, signori miei, un _raid_ gigantesco al quale, si sa fin d'ora,
prenderanno parte automobili italiani, francesi, americani e tedeschi.
Si fanno già i nomi degli eroi che prenderanno parte alla gara.
Si tratta d'una corsa di trentaseimila chilometri, trentamila dei quali
verranno coperti dalle vetture.
— Bisogna essere pazzi per tentare una simile prova! — esclamò _mister_
Torpon.
— E perchè, mio _gentlemen?_ Io ammiro già quegli uomini che si
slanciano attraverso il mondo sulla sbuffante macchina, sfidando chissà
quali pericoli!... Ah!... Se io fossi un uomo invece di essere una
donna, mi farei subito iscrivere.
— _Miss_, — disse il canadese, mentre due servi negri entravano
portando un superbo servizio di _thè_, con chicchere color del cielo
dopo la pioggia e adorne di stravaganti caratteri cinesi; — che cosa
vorreste dire con ciò?
— Che se io fossi al vostro posto, tenterei anch'io un _raid_ da far
stupire e commuovere il mondo intero, — rispose _miss_ Ellen, cogli
occhi scintillanti d'entusiasmo.
— Vorreste che ci iscrivessimo anche noi a quella grande corsa? —
chiese il canadese.
— Oh!... Io tenterei qualche cosa di meglio.
Ormai quel _raid_ è sfruttato, quantunque abbia ancora da cominciare.
— Che cosa fareste voi allora?
— Io!... Tenterei la conquista del Polo nord coll'automobile, per
esempio!...
— Superba idea!... — esclamò _mister_ Torpon, che da buon americano non
vedeva alcuna difficoltà anche nelle più pazzesche imprese.
— Un po' troppo pericolosa forse, — disse invece il canadese.
— E perchè pericolosa, signor di Montcalm? Se i concorrenti della
corsa organizzata dal _New-York Times_ e dal _Matin_ si propongono
di attraversare la gelida Alaska, che come voi saprete non è altro
che un immenso deserto di neve per non chiamarla addirittura un
mostruoso ghiacciaio, per poi passare lo stretto di Behring gelato e
quindi lanciarsi attraverso la non meno fredda Siberia, vuol dire che
un'automobile può sfidare le nevi ed i ghiacci.
Vi pare, signor Torpon?
— Io dico ciò possibilissimo, — rispose l'americano, senza esitare.
— Aggiungerò anzi che si dice che se il _raid_ intorno al mondo
riuscirà, come si spera, l'anno venturo i due giornali lancieranno una
sfida polare attraverso l'Artico.
Sfruttate prima voi quel grandioso progetto e vi coprirete senza dubbio
di gloria.
— Se non morremo, — disse il canadese, con un sorriso sardonico.
— Il destino che finora vi ha perseguitati, vi proteggerà, — disse la
giovane americana, sempre più entusiasmandosi. — Volete la mia mano?
Ebbene, marciate verso il Polo.
L'avrà, ve lo giuro, chi si sarà spinto più innanzi.