Nel chiosco regnò un silenzio piuttosto lungo. I due rivali si
interrogavano collo sguardo, mentre la _miss_ versava il _thè_.
— Che cosa dite dunque voi, signor di Montcalm? — chiese finalmente
Torpon.
— Che se voi tenterete di raggiungere il Polo, io vi contrasterò, con
tutte le mie forze, la mano di _miss_ Perkins, — rispose il canadese
con voce grave. — Accada quello che si vuole, io tenterò quest'ultima
lotta. Tanto peggio per me se i ghiacci inghiottiranno me e la mia
automobile, o se gli orsi bianchi faranno colazione colle mie carni.
— Così dovevano parlare i grandi eroi dell'antichità!... — esclamò
_miss_ Ellen. — Qua la vostra mano, miei valorosi, e poi lanciatevi
alla conquista di quel cardine del mondo che è stato il sogno di tanti
audaci navigatori ed anche di tanti _sportmen_.
Afferrate il volante e.... _go ahead!_...
— Ecco una donna meravigliosa!... — esclamò _mister_ Torpon. — Nelle
vostre vene avete il vero sangue americano, _miss_.
— Per mandarvi a tentare la pelle e farsi una clamorosa _réclame_, —
borbottò fra sè il maestro di _boxe_ canadese, aggrottando la fronte.
— Preferisco le canadesi e quelle del nostro vecchio paese. Almeno sono
più equilibrate.
— E così, signori, siete ben decisi? — disse la giovane, dopo che tutti
ebbero vuotate le tazze.
— Per mio conto sì, — rispose il _yankee_. — Questa corsa verso il
polo mi ha subito conquistato. O raggiungerò il punto ove s'incrociano
tutti i meridiani del globo o morrò nell'impresa, col vostro nome sulle
labbra, _miss_.
[Illustrazione: .... lanciatevi alla conquista di quel cardine
del mondo che è stato il sogno di tanti audaci.... (Cap. V).]
— E voi, signor di Montcalm?
— Vi ho detto già _miss_, che partirò ed al più presto possibile per
disputare al signor Torpon la palma della vittoria.
— Ah, la vedremo, mio _gentleman!_... — gridò il _yankee_. — Io spero
di piantare lassù, fra il regno degli orsi bianchi, la bandiera degli
Stati dell'Unione, prima di voi.
— Non siete ancora giunto al Polo, _mister_.
— Ci andrò, ve l'assicuro.
— Non contate su nessun aiuto da parte mia. Ci considereremo come
nemici implacabili.
— Se io v'incontrassi, poichè io non partirò in vostra compagnia, e
dovessi trovarvi morente di fame, non pensate che io vi dia una sola
crosta dei miei biscotti.
— Meglio così, _mister_. Almeno ora so che non dovrò calcolare che
sulle mie sole forze, — ribattè il canadese.
— Nemmeno se vi vedessi fra le fauci d'un orso bianco, consumerò una
cartuccia per voi. Ricordatevelo, signor di Montcalm.
— Va bene. —
Il canadese s'inchinò dinanzi alla giovane americana, la quale aveva
assistito, impassibile, a quel battibecco, quasi come la cosa non le
riguardasse, dicendole:
— _Miss_, ritorno a Montreal per prepararmi al grande viaggio, poichè
conto di partire prestissimo per approfittare dei grandi freddi. Se
cadrò durante l'impresa, qualche volta pensate a me. —
Ciò detto uscì bruscamente dal chiosco, seguìto dal suo partner, il
quale masticava delle bestemmie.
. . . . . . .
Due giorni dopo su tutti i giornali di Montreal e di Quebec si leggeva,
a grossi caratteri, nelle quarte pagine, il seguente annuncio:
«Si cercano due uomini per accompagnare un signore che intende recarsi
al Polo in automobile. Uno dovrà essere uno _chaffeur_ già provato in
lunghi viaggi».
Rivolgersi al signor Gastone di Montcalm,
Gordon Street, 27
Montreal.