Cacciatevi sotto e aspettiamo quella boccia di carne vivente. —

La visita a _mister_ Torpon durò una mezz'ora.

— Tutto bene, — disse Patterson, entrando nella stanza del canadese,

seguìto dal dottore. — È stato un buon colpo di coltello che per un

caso miracoloso non ha prodotto conseguenze troppo gravi.

Fra una settimana _mister_ Torpon sarà in piedi.

— Il destino non ci voleva morti, — rispose il signor di Montcalm. —

Speriamo che un giorno finisca di stancarsi. —

Il medico visitò la sua ferita, e non potè far a meno di manifestare

il suo stupore nel constatare che era stata prodotta nel medesimo punto

dell'altra e con eguale poca gravità.

— È strano, — mormorava, mentre, dopo d'aver dato alcuni punti e di

averla disinfettata, la fasciava. — È strano. Due colpi di coltello

identici. Ciò succede di rado. Bah!... Fra otto giorni anche voi,

signore, sarete perfettamente guarito.

. . . . . . .

L'omiciattolo non si era ingannato nelle sue previsioni, poichè otto

giorni dopo _mister_ Torpon ed il signor di Montcalm si trovavano

seduti, insieme ai due maestri di _boxe_, i quali non li avevano

lasciati, dinanzi alla stessa tavola che aveva servito loro pel

terribile brindisi augurante la morte o all'uno od all'altro.

La loro guarigione era stata rapidissima, mercè le cure assidue del

bravo dottore e sopratutto mercè la loro robusta fibra.

Le ferite si erano perfettamente cicatrizzate quasi nello stesso tempo

ed i due valentuomini pareva, almeno apparentemente, che non si fossero

serbati alcun rancore per quei due colpi di coltello che ancora una

volta li avevano pareggiati nelle loro sfide.

Una splendida colazione era stata ordinata questa volta dal canadese

e tutti vi si erano attaccati con grande appetito, inaffiandola coi

migliori vini di Francia e anche d'Italia.

Già avevano sorbito il caffè, quando il canadese, dopo di aver acceso

un _londres_ e di essersi rovesciato sulla sedia, disse:

— _Mister_ Torpon, che cosa pensate ora di fare? Di continuare la

nostra lotta o di rinunciare alla mano di miss Perkins?

Mi pare che le abbiamo provate tutte e sempre senza vantaggio nè per

voi, nè per me. —

L'americano che stava assaporando il fumo profumato d'un grosso _cuba_,

guardò il canadese con vivo stupore.

— Che cosa dite mai, signor di Montcalm!... — esclamò. — Io rinunciare

agli occhi azzurri ed ai capelli biondi di quella deliziosa _miss?_

Da quando in qua un _yankee_ rinuncia alla lotta? Anche se caduto si

rialza subito, se il diavolo non l'ha portato via, e più deciso che

mai.

Ah!... Su questo terreno, mio caro signore, non c'intenderemo mai.

Se voi volete rinunciare, siete padronissimo di farlo, ma io rimarrò

fermo ed incrollabile come la statua della Libertà che illumina la baia

di New-York.

Mi avete capito?

— Perfettamente, _mister_ Torpon, — rispose il canadese.

— Sareste voi deciso allora a ritirarvi?

— Io? Oh!... Rimarrò fermo come la enorme calotta di ghiaccio che si

addensa intorno al polo nord.

— Allora noi continueremo a disputarci miss Perkins.

— Certo.

— Suggeritemi ora in quale modo. Come avete veduto, anche i coltelli

si rifiutano di dare ad uno di noi una tale supremazia sull'altro da

soddisfare la _miss_.

— Tentiamo una cosa, _mister_.

— Dite.

— Voi avete fatto venire la vostra automobile?

— Sì, perchè desidero tornarmene a Buffalo.

— Andiamo invece ad Albany a trovare _miss_ Perkins e chiediamo a lei

un consiglio.

— Volevo proporvelo anch'io.

— Speriamo che ci dica quale sfida possiamo ormai tentare. Certe volte

dai cervelli delle donne escono delle buone idee.

— Specialmente dalle donne sportiste, — disse Hall, ironicamente.

— Ne sanno trovare più delle altre, — rispose Torpon, seriamente. —

Signori, non perdiamo altro tempo.

Una sfida al Polo · 第 16 / 75 题