Una sfida grandiosa.
Il canadese, forse più robusto dell'americano, o forse ferito meno
profondamente, dopo quel sospiro, aveva alzate le braccia, quindi,
a poco a poco, aveva aperti gli occhi fissandoli sul suo maestro di
_boxe_, con un misto di stupore e di ansietà.
Il pallore, che poco prima copriva il suo viso, svaniva rapidamente e
le sue gote si imporporavano lievemente.
— Non muovetevi, signor di Montcalm, — gli disse Hill. — Finchè non
giunge il medico voi dovete rimanere assolutamente immobile, poichè
quantunque io me ne intenda un po' di ferite, non ho studiato come quei
signori che escono dall'università.
— Ma che cosa è successo, _mister_ Hill? — chiese il ferito, con voce
abbastanza robusta.
— Per centomila caimani!... — esclamò il _boxer_, un po' spaventato.
— Non vi ricordate più dunque del duello all'americana che avete
sostenuto con _mister_ Torpon? Avete perduta la memoria, mio caro
allievo? —
Il canadese sgranò gli occhi, poi si battè la fronte, mossa che gli
fece fare una smorfia, strappatagli dal dolore, poi chiese con voce
alterata:
— L'ho ucciso? —
Il maestro di _boxe_ indugiò un momento prima di rispondere.
— Signor di Montcalm, — disse poi, — bisogna proprio credere che esista
un destino.
— Perchè dite questo, _mister_ Hill?
— Perchè non può essere stato che il destino, quel destino che vi
perseguita con un accanimento incomprensibile in tutte le vostre lotte,
a guidare le vostre mani ed i vostri coltelli in modo da ferirvi
reciprocamente nello stesso punto e probabilmente nelle medesime
condizioni di gravità.
— Che cosa dite?
— Che vi siete accoltellati reciprocamente, senza uccidervi.
— Infame destino!...
— Non infuriatevi, signor di Montcalm, — disse il _boxer_. — Non
dimenticate che siete ferito e che non so dove la punta del coltello
del vostro rivale sia giunta.
— Sono ancora vivo.
— Lo vedo, corpo di centomila bombe!... Diavolo!... Ci vorrebbe altro
che i miei allievi morissero così presto!
— Dov'è Torpon? — chiese il canadese, coi denti stretti.
— Nella stanza vicina e non è ancora tornato in sè. —
Il signor di Montcalm si passò per la seconda volta una mano sulla
fronte, senza fare smorfie questa volta, poi disse con voce un po'
rauca:
— Avesse almeno ucciso me!...
— Ah no, signor mio!... C'è sempre tempo a morire.
— Eppure bisogna finirla e romperla con questo perverso destino che ci
perseguita con tanto accanimento.
— Udiamo, signor di Montcalm.... ma ditemi prima se soffrite a parlare.
— Niente affatto. Mi pare di non essere nemmeno ferito, se non mi agito.
— Possedete una fibra meravigliosa.
— Dite dunque _mister_ Hall.
— L'amate proprio alla follìa quella indiavolata americana? —
Il canadese lo guardò per qualche istante, poi disse:
— Non so.
— Non ci sarebbe, invece d'una vera passione, un po' di puntiglio?
— Può darsi.
— Io, se fossi nei vostri panni, me ne andrei a fare un viaggio
nel nostro vecchio paese, nella nostra mai dimenticata Francia e
abbandonerei gli occhi azzurri ed i capelli biondi a quell'ippopotamo
di _yankee_.
A Parigi troverei facilmente altre donne che mi consolerebbero e che me
la farebbero dimenticare ben presto.
— È troppo tardi, — rispose il signor di Montcalm. — Tutti gli
_sportmen_ degli Stati dell'Unione e del Canadà tengono gli occhi
fissi su di noi, e se io abbandonassi la partita, proprio ora, non ci
farei una bella figura, mio caro maestro. Si potrebbe dire che io mi
sono ritirato per tema di prendermi un'altra coltellata o di ritentare
qualche altra prova.
No, mai!...
— Eppure quell'americana, come moglie, mi farebbe paura. Quella non è
una donna, è una diavolessa. —
Il signor di Montcalm stava per dare qualche risposta, quando si
udirono delle porte ad aprirsi e poi si vide entrare _mister_ Patterson
seguìto da un omiciattolo rotondo come una palla, con due gigantesche
basette che gli scendevano fino alle spalle e gli occhi nascosti da un
paio d'occhiali montati in oro.
— Ecco il dottore, — disse il maestro americano. — Come va _mister_
Torpon?
— Non è ancora tornato in sè, — rispose Hill.
— Occupatevi prima del vostro allievo, — disse il signor di Montcalm. —
Come vedete, non sto troppo male e posso attendere il turno.
— E me ne congratulo con voi, signore, — disse Patterson. — Che
fibre!... Dottore, passiamo nell'altra stanza. —
L'omiciattolo gettò su una sedia il lucente cilindro ed il soprabito,
lanciò sul canadese un rapido sguardo facendo un gesto incomprensibile,
e seguì il maestro americano.
— Forse credeva di trovare dei moribondi, — disse _mister_ Hill,
ridendo, — mentre ne trova uno che sta chiacchierando tranquillamente.
Non abusate però delle vostre forze e della vostra straordinaria
energia, signor di Montcalm. La febbre sopraggiungerà e quella brutta
bestia talvolta giuoca dei pessimi tiri.