No: non è amabilità; è soltanto giusto che vi si dica. Voi siete

rientrato veramente come un liberatore nelle mura di questo

nostro palazzo! Qui si respira un'altra aria dacchè ci siete voi.

L'impossibile è ridiventato facile! perchè l'impossibile dei deboli

è il facile dei forti! dei veri uomini della nostra razza, vicino ai

quali noi donne crescemmo sicure! Ecco la verità intuita anche da mia

sorella. In questo senso voi ci difendete.

JACOPO

Sì, sì!... Ma non contro questo nostro povero, buon Romano...

Infinitamente buono!... come la Provvidenza Divina!... (_fa per

abbracciarlo_).

ROMANO

Lasciami stare.

JACOPO

_Par bleu!_

ROMANO

Io non ho bisogno di cavalieri.

JACOPO

Madonna Luisa? Sia gelosia? Che ne dite?... Il caso sarebbe un po'

grave, data l'età... Eh!... Eh!... (_ride_).

_Rumore di un bicchiere che cade da sinistra._

LUISA

Che c'è?

SELVAGGIA

(_venendo di corsa_)

Zio! Qui è un affare serio: tu me l'hai rovinato quel ragazzo con

questo porco gioco!

LUISA

Selvaggia!

JACOPO

Eh? Eh? Cosa c'è!... Io?... Veramente mi pareva... di avervi acciuffato

proprio...

SELVAGGIA

A Montecarlo... Sì, lo so!... e ho avuto anche buon naso a

portarcelo... perchè così mi sposa. Ma adesso è un altro paio di

maniche! non capisce più altro! non vede più altro che giuocare!... e

perde a rotta di collo!...

JACOPO

Con chi gioca? Col cocchiere, come ieri?

SELVAGGIA

Ma che cocchiere! Gioca con l'Harlem!

JACOPO

S'è già svegliato? Con quella sbornia!...

SELVAGGIA

E vince ch'è un'ira di Dio!... Vieni su tu; sii buono zio, fagli rifare

un po' di quello che ha perduto...

JACOPO

Ah! Questa mi piace. Sentite Luisa? Adesso devo anche far vincere chi

perde e perdere chi vince! Dopo Lohengrin, Mefistofele!

SELVAGGIA

(_tirandolo per il _frak__)

No! No! via!... vieni!

JACOPO

Ma io ho paura che tu abbia bevuto veramente troppo!

SELVAGGIA

(_dandogli uno strattone_)

Non scherzare, insomma! Dico sul serio!... Tu non sei mica stupido,

devi capire! Finchè perde qualche centinaio di lire con te, non dico

niente: so che servono a mandare avanti la casa...

LUISA

Selvaggia!!... Romano?!...

JACOPO

La casa? Tu sei ubriaca del tutto!! (_a Luisa_) Perdonatela!...

SELVAGGIA

Sì, sì! Ma se son contenta!! ti dico che son contenta!... Ma tante

migliaia così, per far piacere a quel grugno, no! no! e poi no!...

Glie le devi far rivincere! Se no bada... comincio a dirle grosse...

ma grosse! a tutti!... gli salto a gli occhi!... Faccio una mattata...

Faccio correre tutta Siena!... (_piange di rabbia_).

JACOPO

(_cercando, via via, di calmarla con carezze_)

No! no!... Su! su!... Ma via!... una donnina di spirito come te!...

Perdere la testa per così poco!...

SELVAGGIA

(_piangendo_)

Ti dico che son migliaia!... Andiamo in miseria!...

JACOPO

Eeeeh? miseria!!... Vuoi che venga su?... Be', verrò su un momento:

sei contenta? Ma, santo Dio! Si sa!... Il gioco è gioco... non si può

vincere sempre!...

SELVAGGIA

Ma lui perde sempre, quell'imbecille!... Fa schifo! (_s'attacca felice

al braccio di Jacopo e lo porta via da sinistra_).

JACOPO

Permettete?... Il dovere di zio mi chiama!

SCENA NONA

LUISA

(_alzando gli occhi al cielo e con grande accento di sincerità_)

Dio! proteggi ancora questa povera nostra Casa!!

_Romano alza finalmente il capo, la guarda lungamente come se

volesse vederle nel profondo del cuore. Sta quasi per parlarle._

ANTONIO

(_entrando da destra con uno spegnitoio in mano_)

Oh! scusino. Mi credevo che non ci fosse più nessuno.

LUISA

Potete spegnere ugualmente... (_pausa_) E domattina raccogliete con

cura tutta la cera da tutte le sale... Per tempo... Fatevi aiutare

da Maddalena.... Sapete che dev'essere portata in Duomo prima delle

otto... e che Don Elmigio sia presente alla consegna.

ANTONIO

Non dubiti. Ho già avvisato il ragazzo del carrettino (_avendo

terminato di spegnere il lampadario_) Il doppiere?

LUISA

Lasciatelo acceso. Lo porteremo su noi. Andate pure a dormire, povero

Antonio, sarete stanco!

ANTONIO

Lei è buona, signora Marchesa. Mi butterò un poco sul letto vestito...

perchè, su, hanno incominciato adesso a giocare!... Si figuri!... E il

signor Marchese Jacopo... vuol essere servito di corsa...

LUISA

Sa anche, credo, esser largo di ricompense.

ANTONIO

È vero, signora Marchesa. Ma io son vecchio...

LUISA

Avete ragione. Gliene parlerò io. Vi prenderemo un aiuto.

ANTONIO

Grazie, signora Marchesa! Hanno comandi?

LUISA

Andate pure.

ANTONIO

Felicissima notte, signora Marchesa. Felice notte! signor Marchese (_va

da sinistra_).

ROMANO

Addio, Antonio! (_il suo viso è ora come illuminato da una improvvisa

gioia_) Luisa!

LUISA

Romano? Vogliamo salire?

ROMANO

No, Luisa! Ho una gran cosa da dirti! Un'idea. Ma piena di luce...

M'è balenata ora ora proprio.... Lascia che te la dica qui... dove

c'è ancora un po' di profumo di lei!... del più caro frutto del nostro

amore!... dell'ultimo!... Posso ancora parlarti del nostro amore, senza

darti noia?

LUISA

Perchè una simile domanda? Tu sai che le pietre di questo palazzo non

son così salde come i principî del mio cuore.

ROMANO

Eppure tu m'hai amato di più un tempo!... Tanto di più!!! Quegli anni

benedetti di «Villa Speranza»!... Ah! là davanti a quella rocca nera

di Barberino... quando la guardavamo infuocarsi al tramonto... ti

ricordi?... tutte le sere... seduti su quel marmo... e per il giardino

correvano Lorenzo e... questa sciagurata Selvaggia... che non ci aveva

ancora fatto piangere!... E Gaia c'era sì... ma era tutta ancora chiusa

nel mistero del tuo seno, Luisa!... Le parlavamo... eh? E tu la sentivi

rispondere di dentro, a sgambetti e a capriole... le parlavamo e non

sapevamo se chiamarla Anselmo o Gaia! Ti ricordi?

LUISA

Mi ricordo.

ROMANO

... Tu, veramente avresti preferito un Anselmo. Ma io preferivo una

Gaia, e tu alla fine m'hai accontentato... eh! eh!...

LUISA

Così piacque al Signore.

ROMANO

Sì; ma tu finivi sempre con accontentarmi, allora... In tutto. In

tutto!... Oh mi dovevi volere davvero un gran bene!... t'avevo fatto

amare tutto quel che amavo io, a poco a poco!... il grano, le viti,

i buoi, le api! E i contadini!... Io credo che ancora ti benedicano!

Tutte quelle nottate alla povera Maria!... E non ne potevi più... alla

fine eri incinta anche tu come lei... Ma che! Non la volevi lasciare,

a nessun costo! E mi toccò raccomandarmi a quel buon prete Tardani...

che te l'ordinasse in confessione!... Ah! Luisa mia! Non l'avessimo

mai abbandonato, quel nido santo!... Tu non credi ancora che tutto

quel che ci era di bello, di buono, di utile, tutta la ricchezza delle

nostre anime... tutta la felicità possibile su questa terra, l'abbiamo

lasciata là, tra quel verde?

LUISA

Rinunziammo ad una gran felicità!... Ma, un'ora dopo la triste nuova

della fine del povero Andrea, la nostra decisione era presa. Il Palazzo

era salvo! Quel nostro sacrificio sarà una gran pagina nella storia

della Famiglia! Dio, nel giudicarci, non lo dimenticherà!

ROMANO

Oh... mia Luisa!... Chi può prevedere il giudizio di Dio?... E se

quello che tu chiami il nostro grande sacrificio... agli occhi di Lui

che vedono... fosse solo una grande vanità?...

LUISA

Eresia....

ROMANO

... E se, in tutta la nostra vita, non trovasse di buono se non quelle

tue nottate alla povera Maria... e quel po' di bene che potei fare io

alla famiglia Tardani?...

LUISA

Eresia!... La verità è una, Romano! Non muta. Dio ha fondato le nostre

schiatte a immagine della Sua eterna forza, della Sua eterna nobiltà e

non vuole che periscano. NON VUOLE CHE PERISCANO A NESSUN COSTO!

ROMANO

... finchè possano essere esempio di virtù... scuola di grandezza

d'animo. Lo credo anch'io!... Ma quale Dio... quale Dio può volere

che noi vendiamo le nostre figlie a dei calzolai, Luisa! che noi

taglieggiamo americani, per vivere disonoratamente dentro queste case

onorate...

LUISA

Strali nell'ombra!... Che non trovano bersaglio! Che ci fanno ancora

più piccoli!...

ROMANO

(_con sarcasmo_)

Dinanzi alla sua grandezza! eh?...

LUISA

(_con gran voce_)

Non credere ch'io parli senza strazio. È terribile: ma è vero. E tu lo

senti quanto me! Se i nostri occhi han sete di grandezza viva, che cosa

posson guardare, qua dentro, se non lui?!... Chi è capace qua dentro di

rischiar la vita ridendo, come fa lui?!

ROMANO

Rischia l'onore nostro che gli costa meno, per Dio!

LUISA

La vita e l'onore sono la stessa cosa, per un Della Lizza! Egli sa che,

scoperto, dovrebbe lavare nel suo proprio sangue l'onta del nome!

ROMANO

Ma intanto egli è uguale a un ladro non ancora acciuffato!...

LUISA

Ciò riguarda l'anima sua. Più grande, più grande ancora se sa di

rischiar tutto! questa vita, e l'altra! e s'immola in un silenzio da

eroe! Non chiede complici lui, nè consigli, nè compassione. Sa che si

deve battere in tempi avversi contro fortuna avversa, e si batte.

ROMANO

E io?... per vent'anni... allora?...

LUISA

E tu perchè gli hai ceduto le armi? Perchè ti sei lasciato vincere...

schiacciare dinanzi ai miei occhi!... T'aggiri come un'ombra qua

dentro... io non son più la sposa di un uomo! Sei una cosa sua! sei un

povero re legato al suo carro di trionfo!...

ROMANO

Ma...

LUISA

Va va! Romano, tu non sai che cosa costi a una donna dover concedere la

sua pietà a un vinto!... Se lo sapessi n'avresti terrore!... (_fa per

andarsene da destra_).

ROMANO

Ma... Luisa mia...

LUISA

(_soffermandosi_)

Voglio... voglio!... che le mie parole ti faccian male! che siano una

sferza!!!... Ah!! Se tu potessi ancora rialzarti!... e VINCERE!!

ROMANO

E questo voglio io: Vincere. Ma io conosco una sola Vittoria: Ritornare

onesti. Ma ci so mettere anch'io la mia vita per posta!... Luisa;

ascoltami bene! È un dilemma!... E sei tu che devi decidere!... O io

posso rendere all'Harlem il denaro che gli abbiamo rubato, o io mi

uccido.

LUISA

(_con un colpo secco di riso_)

Tu scherzi, evidentemente!

ROMANO

Ah!... Perchè tu credi che ne debba nascere uno scandalo? Ma invece

no! Rendergli il suo denaro, possiamo; e senza che gli baleni ombra

di sospetto, senza torcere un capello nè al vizio, nè alla virtù di

nessuno. Possiamo renderglielo, e ritrovare la nostra coscienza pura di

un tempo, le nostre gioie sante, Luisa!... Questa è l'idea! Questo è il

miracolo che ti volevo dire!... Vuoi sentirlo, Luisa?

LUISA

Perchè no?

ROMANO

Ma c'è rimasto, sul tuo volto, un po' di quella risata di prima...

Gettalo via, Luisa...

LUISA

Ti ascolto.

ROMANO

Ascolta tutto. Non t'agitare alle prime parole. Pensa che questa è

l'ora più seria di tutta la nostra vita.

LUISA

Ascolterò tutto.

ROMANO

Brava. Ecco, Luisa. C'è una tenuta fuor di Porta Romana, mezz'ora di

carrozza; tutta una collinetta, scoperta: quattro ettari di bandita,

otto poderi, due casette coloniche e una padronale. L'avvocato Tondi...

quello lo sai, si ostina a credermi milionario... mi ci ha voluto

portare, per forza!... Ma che bellezza, Luisa mia! Vedessi la terra!

Meglio che a Barberino!... Cert'uva!... certi bei chicconi neri,

sani! Pareva che dicessero: «prendici»! E che frutteto!... tenuto

come un giardino!... Certi gelsi!... già, per i bozzoli è rinomato

quel luogo!... Ma tutto! tutto bello!... E io un po' ridevo, un po'

piangevo... «Ma perchè dovrò vedere tutta questa provvidenza?» pensavo,

«Che ci son venuto a fare? Che maligno diavolo?...» Ma invece no: non

era il diavolo... Era Dio che mi aveva chiamato lassù, per illuminarmi

al suo bel sole!... Per mostrarmi che bastava ormai di combattere

una battaglia disperata e inutile, che bastava di soffrire; che c'era

ancora un po' di paradiso per noi sulla terra, se lo volevamo! Ah! ci

fossi stata anche tu Luisa, lo avresti sentito, dirci, come un padre:

«SALVATEVI FIGLIUOLI! SALVATEVI!»... Ma in che modo? E l'infamia d'un

furto? come portarla con noi in quel paradiso?... Per quante notti mi

ci son torturato!... Quanto pianto c'è voluto perchè mi sbocciasse

a un tratto quest'idea così semplice, così bella! come il consiglio

d'un angelo!... Luisa! tra poco resteremo senza figli... soli soli...

come venticinque anni or sono!... Fa che i nostri cuori ribattano

all'unisono, come quando la nostra pariglia galoppava per la strada

di Valdelsa, verso «Villa Speranza»!... Il Palazzo è cosa sacra, non

si vende per denaro. Inutile che l'Harlem tenti di farci gola con le

sue trecentomila lire! Nemmeno per un milione, è vero, Luisa?... Ma

in cambio dell'onore perduto, sì!... Sacro per sacro!... Per riavere

l'onore, un palazzo si può dare!... Ebbene, Luisa. Quel po' di terra,

a poco più di duecentomila lire, si vende. Diciamo all'Harlem che,

se vuole il Palazzo, c'è un mezzo solo: comprar quella terra là e

darcela in cambio senz'altro! Così!... Come due bimbi in riva al

mare, si cambiano le conchiglie trovate!... Accetterà di volo!... Ci

prenderà per pazzi. Meglio così! Ci piglino per pazzi, tutti! Che ce ne

importa? purchè la nostra coscienza si plachi nel nostro segreto... nel

segreto di noi due... di noi due soli!... Purchè ci possiamo risentire

liberi... finalmente! fuori del fango che vuol affogarci!?... Luisa?

Ti vedo balzare il cuore nel petto... Fissi gli occhi giù in terra,

come un'altra volta!... Così, così mi dicesti il tuo primo «sì»! Io

l'aspetto, come allora... in ginocchio... guarda... Anche adesso con

una sillaba, puoi farmi vivere o morire!!...

LUISA

(_dominando con visibile fatica un terribile combattimento interiore_)

E ancora Iddio vuol mettere nelle mie mani la sorte di questa grande

Casata? (_parlando al cielo con gran fede_) Perchè chiedere tanto a una

povera donna?... Perchè chiederle un cuore di ferro, Dio!... quando le

desti soltanto... un povero... tenero cuore?!

ROMANO

(_si getta sulle mani di lei e le copre di baci_)

Luisa... sii benedetta!

LUISA

(_si leva con uno scatto folle_)

No! No! No! Io non sono Luisa... Io non so chi sono. IO DICO NO!

ROMANO

(_arrossendo di rabbia, senza osservare la stranezza di Luisa_)

Ah!

LUISA

Non sono io. Te lo giuro, Romano! È qualche cosa!... Qualche cosa che

m'agghiaccia tutta...

ROMANO

Ah! qualche cosa?... già... qualche cosa che desidera ch'io m'ammazzi.

Che io tolga l'incomodo!...

LUISA

(_con grande, straziante accento di sincerità_)

Romano! Non m'ingiuriare!... (_dolcemente_) Io dico no, ma non son

io. Credi che non son io, Romano?... Io non so dire altro... perchè il

cervello mi diventa... di pietra!... (_al cielo_) Oh Dio! Diglielo tu

che non son io.

ROMANO

(_sempre più violento_)

Ma io non voglio finir _croupier_ della bisca Della Lizza! Ah! non

glieli regalo, per Dio! i miei cinquant'anni di vita onesta per

ricoprire le sue sozzure! Io me la svigno... Io scappo da questa

prigione!...

LUISA

Scappare! scappare!... Parole da vinto!... Nient'altro dalla bocca di

Romano Della Lizza?... Sei migliore di lui? Lo disprezzi? L'odii?...

E tu scaccialo dal tuo palazzo!... Sei puro? Sei la Purezza della

Casa?... E allora non si fugge il fango!... Si ributta nella strada, di

dove è salito. A che vale essere puri se non si sa spezzare il Male,

a colpi di spada fiammeggiante, come l'Angelo di Dio?... VINCERE,

VINCERE, VINCERE!... Poi morire di fame!... Che importa?... Fuori

tutti!... Soli... noi due!... Serrato ogni spiraglio! Niente più

giorno!... Tutta una notte!... Tutta una tomba!...

ROMANO

(_fissandola finalmente e impallidendo_)

Luisa? (_fa per prenderle un braccio_).

LUISA

(_come sfuggisse a un colpo mortale_)

Aaaa!... (_si attacca con tutta la sua forza ad una delle colonne

della porta, e par chiedere rifugio alla pietra stessa dell'enorme muro

maestro_).

ROMANO

Luisa!!!

LUISA

Son qua! Prendimi! Ora mi lascio uccidere!... È giusto!... la pietra

deve bere il sangue!...

ROMANO

Luisa!!! No!!! Sono il tuo Romano!

LUISA

... È fredda... Ha fame!... Vuole sangue!... È giusto!... È giusto!...

ROMANO

(_gettandosi ai suoi piedi e afferrandole la veste e baciandogliela,

come gridasse l'ultimo grido d'un naufrago_)

Luisa!! Luisa!! Luisa!! Non mi vedi più, Luisa!!... Non senti che ti

bacio i piedi, Luisa!!... Ritorna, Luisa!!... Dammi il coraggio almeno

di morire... (_aspetta un attimo agitando febbrilmente qualche cosa

nella tasca del soprabito_) Ah!!! (_estrae rapidamente una rivoltella,

se la nasconde sul cuore e spara, cadendo col capo sui piedi di

Luisa_).

_Luisa séguita a fissare il vuoto, stretta allo stipite, immobile

come la statua della Follia._

FINE.

ACQUA SUL FUOCO

(_Commedia in un atto)._

PERSONAGGI:

BISTONE, _pecoraio_

RIGA, _massaia, sua moglie_

OLIVA — GIGI, _loro figli_

LEOPOLDO, _marinaio_

PIPPO, _carbonaio giovane_

DENTE DI LEGNO, _carbonaio vecchio_.

SCENA.

_Interno di un tugurio da pastori sull'Appennino toscano. Il camino

acceso, a sinistra, e davanti una tavola rusticissima con sopra

una lampada ad olio. Sulla parete di fondo, sempre a sinistra,

l'acquaio e una fenestrella inferriata sopra. In mezzo la porta, a

destra, accosto alla parete di fondo, un paglione steso in terra:

sopra appeso un cappotto nero, e vicino, una povera mensola su

cui è posato un cestellino di cannucce non terminato. La parete

di destra è un rustico tramezzo di legno, con una apertura. Il

soffitto è la travatura di un tetto spiovente verso la porta del

fondo._

_All'alzarsi della tela, dalla porta aperta si vedono rosseggiare

al tramonto le vette vicine. Gigi dorme profondamente, sdraiato sul

paglione; Riga monda delle patate lessate e fumanti, soffiandosi

sulle dita col rumore di un mantice._

SCENA PRIMA

BISTONE, RIGA, GIGI.

RIGA

(_vedendo rientrare_ BISTONE)

Rieccolo!

BISTONE

C'è poco da dire! Quella capretta non mi piace punto!

RIGA

(_con rabbia_)

Ma che volete che abbia! Ogni poco...

BISTONE

Ecco lei... lei sa ogni cosa!... Se tu ti spicciassi piuttosto a mondar

codeste patate!... Me n'avrei a intender io di bestie; no?... Quando

dico che domani non lo vede... non ti confondere... è tale e quale come

se Cristo lo dicesse per noialtri! C'è poco da dire!...

RIGA

Ditele grosse!... che Cristo ve la perdoni! Tanto, meglio di lui che ve

l'ha fatta la testa... chi lo po' sapere quel che ci avete dentro!

BISTONE

Insomma! queste patate... l'hanno a essere per istasera!... perchè, c'è

poco da dire...

RIGA

E dagli, col «c'è poco da dire»!... O zittatevi allora, così ne

direte meno di grullerie! Aspettate piuttosto Oliva che ritorni e

mostrategliene a lei la capretta... chè quella sì, la capisce qualcosa

davvero... e poi l'ha maniera a fargli le cure a quelle bestiole... e

no voi che se gli mettete un dito sul corpo l'ammazzate!

BISTONE

O che dicevo io? Chiacchierona! Se ti stessi zitta qualche volta! E

dicevo giust'appunto che volevo cenar subito, perchè appena torna Oliva

con le pecore, mando Gigi a serrarle, e lei la meno con me a veder la

capretta.

RIGA

Meglio!

BISTONE

Nemmeno così va bene?

RIGA

O Oliva non avrebbe a cenare, povera figliuola?! La sta con quella

fettuccia di cacio da stamani! Quando tornate voi da parar le pecore,

non conoscete ragioni: volete mangiar subito!... Se no, Dio ci liberi!

BISTONE

Eh!... eh!... ora dimmi anche che non gli voglio bene a quella

figliuola!...

RIGA

No, non volevo dir codesto... ma...

BISTONE

«Ma...» cosa?... «ma...» cosa?... Quando c'è una bestia che more, e' mi

pare si potrà mangiare anche mezz'ora dopo, no?...

_Si sente avvicinarsi lentamente un campanaccio, di quelli che i

carbonai usano appendere al collo del primo mulo della loro piccola

carovana nera._

SCENA SECONDA

BISTONE, RIGA, GIGI, PIPPO.

PIPPO

(_affacciandosi alla porta_)

Salute, gente!

RIGA

(_con molto buon viso_)

Buona sera, Pippo!

BISTONE

Come va, ella?

PIPPO

Male!... S'è incappellato tutto il Poggio Orsaia, tra poco vôl esser

acqua! ma... di quella bona! Ridatemi il mio cappotto. Riga!...

chè questa volta all'estate se gli po' dire addio davvero!...

(_rivoltandosi dalla parte dei muli_) Jeee... (_il rumore del campano

si ferma subito_).

RIGA

(_a Pippo che è entrato_)

Eccovelo il vostro cappotto... vi ci ho riattaccato il bottone

sapete... (_esce, guarda il tempo e la terra d'intorno_) Ma questa

grullerella d'Oliva?

PIPPO

(_posa la bacchetta sulla tavola, e s'infila il pastrano_).

BISTONE

Eh! sarà ita su, in verso la Cocca: glie l'ho detto io...! c'è quella

bella merigge grande: le bestie le ci stanno più volentieri che a' Tre

Faggi...

PIPPO

Brutta birbante!... Allora era lei?!... M'era parsa... su alla

Cocca!... l'ho chiamata tanto!... Ma che! come se avessi chiamato la

luna!... Fatemi riaccender la pipa (_va al camino, si china sul fuoco e

accende la pipa_).

RIGA

(_che intanto ha chiuso l'imposta della finestrella_)

Brutta sciagurata!... (_avvedendosi di Pippo che accende la pipa_) Me

lo potevate dire, no? ve lo davo io il foco... senza che vi sporcassi

tutto codesto bel pastrano.

PIPPO

Eh!... (_scuotendosi_) L'è cenere! Salute, gente! (_si ferma sulla

soglia. — Il vento soffia forte. — E cadono i primi goccioloni_) To'!

Eccola l'acqua! Addio pipa! (_la batte allo stipite dell'uscio; poi se

l'affonda lentamente nella tasca del cappotto_) Ci avevo una mazzetta

di castagno... (_va verso la tavola_).

RIGA

(_prendendola subito di sulla tavola_)

Eccola, Pippo.

PIPPO

(_riprende la bacchetta. Avviandosi per uscire, scorge Gigi che si

rivoltola a occhi chiusi sul paglione, gli dà una bacchettata scherzosa

ma piuttosto forte e gli grida_):

Aoe! Quando ti si fa giorno a te? (_esce e si ferma ancora mentre Gigi

ha richiuso gli occhi e si stira brontolando parole incomprensibili

contro il complimento amichevole di Pippo_).

RIGA

Dategliele più sode!... Andate via, Pippo?...

PIPPO

Eh! vo' via... Salutate Oliva quando viene! (_tornando un passo

addietro senza entrare_) Oh! Domenica passo con i muli scarichi!...

Vi ci porto io alla messa; voi e Oliva!... diteglielo, avete inteso,

a Oliva, che ci si faccia trovare... se no... m'adiro! (_si allontana

quasi correndo coi pesanti stivali_) Salute a tutti... Aiuu... Mora!...

RIGA

(_mentre il campano riprende il suo cammino allontanandosi, saluta

dalla porta Pippo. Poi tira a sè la porta senza serrarla; l'acqua

scroscia_)

Addioooo...!

SCENA TERZA

BISTONE, RIGA, GIGI.

RIGA

(_a Gigi, impetuosamente_)

Bella figura, broccolone! Tu fai schifo a tutti!... sempre su codesto

paglionaccio maladetto!... Te lo voglio buttar nel fosso, qualche

volta. (_a Bistone_) Partisci il pane, to'! (_gli dà il pane, coltello

e Bistone partisce_) Oh (_di nuovo a Gigi_) dico a te, Gigi! o gatto

mammone, laggiù!... levati, per dio Bacco! Non mi ricordo più quanto tu

se' lungo! Le son condite le patate?

GIGI

(_finalmente si muove_)

O che date retta anche voi a quel muso nero di Pippo?! Portatemi le

patate, mamma... e state piuttosto attenta a Oliva che non abbia a

finir male con quel tizzo!

RIGA

Tu devi aver fatto qualche brutto sogno! Che Dio ti faccia veder lume

una volta! Magari gli piacesse a Oliva Pippo!... (_mentre parla mette

un piatto di insalata e patate davanti a Bistone, il quale comincia

subito a mangiare_) Quello sì che è un uomo, e no voialtri pecoraiacci!

Lo vedete con que' sacchi neri quanti scudi sa fare? Magari lo volesse

quella grulla d'Oliva!... Chi sa che sogna, anche quella! qualche

principe!... accidenti a quelle favolacce che gli ho raccontato da

piccola! Sognerà il principe coll'elmo d'oro sur un cavallo tutto nero

con la bardella d'argento... che ha sentito dire d'una pastora tanto

bella... più bella della regina... e allora si mette a ricercarla per

queste capannacce affumicate... e quando l'ha trovata, se la porta via

e la rinchiude...

GIGI

Portatemi le patate, mamma, se no mi rimetto a dormire!

RIGA

Ma che dormire, torsolo! Ecco le patate! Non hai sentito il babbo che

ha detto dianzi: tu devi serrar le pecore, stasera?...

LEOPOLDO

(_di fuori, battendo all'uscio_)

Si può entrare?

BISTONE

(_a bocca piena mugola_)

Venite.

RIGA

(_contemporaneamente rivolgendosi al marito, piano_)

Chi è?

BISTONE

Chi vôi che sia! Sarà uno che passa! (_forte_) Venite avanti!

SCENA QUARTA

BISTONE, RIGA, GIGI, LEOPOLDO.

LEOPOLDO

(_entra. È vestito con una pesante giacca turchina scura, porta un

berretto alla basca. Chi li ha visti, riconosce subito un marinaio

di grandi vapori mercantili: ha quasi trent'anni; il mare, il

sole, il vento hanno impresso sul suo volto qualche ruga profonda

rendendolo più solido, più bello_)

La prigione; Acqua sul fuoco · 第 5 / 7 段