Buona sera, pastori! (_si scrolla l'acqua di dosso e va ad appendere

il berretto ad una seggiola vicino al fuoco dicendo_): Permettete? Con

questa razza di piovasco, ci sarebbe voluto il mio incerato!

BISTONE

Voi siete forestiero, eh? Volete favorire?... Ma prima no... levatevi

quella giacchetta, l'è tutta zuppa: ve ne dò una asciutta... un po'

sdruscita si sa... da poveri pecorai... ma l'è asciutta!

LEOPOLDO

No, no... grazie! State comodo...

BISTONE

Vi fa bene a mutarvi... date retta a me. C'è poco da dire, quando...

LEOPOLDO

Lasciatemi fare a modo mio: non abbiate paura, che le spalle le

ho avvezzate bene!... Piuttosto queste scarpacce me le leverei un

momentino: l'ho comprate apposta per venir su queste montagne... devono

essere state fatte con la pelle di qualche elefante!!... Oh! ora sì!...

Sono troppo abituato a sentirmi il piede libero!...

GIGI

(_guarda con indifferenza diffidente, mangiando e ruminando le sue

patate_).

RIGA

(_esamina attentamente lo sconosciuto rattenendo a gran stento

qualche domanda che le viene sulle labbra. Sembra poco ben disposta

verso di lui_).

LEOPOLDO

(_con la naturale rapidità di movimenti ha levato dalla valigetta

un paio di _zapatillas_ spagnuole e se l'è infilate in luogo

delle grosse scarpe da montanaro; discende dal camino misurando la

stanza con passi soddisfatti_).

BISTONE

To'! Avete bell'e fatto!... Per diana! Come siete lesto! Ci vorrebbe

che gli insegnaste un poco al mio figliuolo... là... (_indicando

Gigi_).

RIGA

(_decidendosi_)

Ma... ecco... ora si fa così per dire... ma come mai siete capitato

quassù tra queste macchie... Chi sa come potreste starvene comodo in

città!...

BISTONE

(_gridando_)

E che te n'importa a te, intrigante?... (_a Leopoldo_) Non dite niente,

sapete? Non fiatate!... perchè non voglio sentir niente!... C'è poco

da direi... Mettetevi a sedere qui subito (_batte con la palma sulla

tavola_) e mangiate... e dopo, se vi garberà di dirlo, lo direte chi

siete, perchè ci si possa ricordar di voi, avete inteso?... (_a Riga,

irritato_) Da quando in qua, in questa capannaccia mia s'è domandato:

«chi siete?» a un cristiano che vien per ricovero? Bisogna vivere, per

sentirle nôve da queste donne! Dagli una fetta di cacio, Riga... di

quello partito ieri! (_Riga eseguisce con poca buona grazia_) Ecco qui,

alla buona! mangiare da pecorai... c'è poco da dire... caro signor...

come vi devo chiamare?

LEOPOLDO

Leopoldo.

BISTONE

Caro signor Leopoldo!... assaggiate un po' di questa robaccia da

montanari!

LEOPOLDO

S'avesse sempre in mare! Va bene che quando siamo in terra si mangia

da gran signori, questo sì; ma in mare...! Voi non lo mangereste

quello che si mangia noi qualche volta! (_Riga seduta in un canto del

camino tende le orecchie. — Gigi ha finito le patate e il pane, posa

il piatto in terra e si rimette a giacere. Leopoldo leva di tasca un

coltello catalano lucente come uno specchio; lo apre, e i tre scatti

meravigliano Bistone e Riga. Quella di Riga è una meraviglia paurosa e

diffidente_).

BISTONE

Bell'arnese!

LEOPOLDO

Bello, eh?... Questo l'ho comprato in America: l'avete sentita nominare

voi l'America?

BISTONE

Saranno un diciott'anni. Avevo sposato di fresco: un giorno... giù

al paese, capitò uno che raccontava un monte di frottole... bisognava

sentire!...

LEOPOLDO

Vi voleva portare in America anche voi.

BISTONE

To'! O come mai lo sapete?...

LEOPOLDO

Oh, bon omo! Non c'è bisogno di esser maghi per indovinarlo! Ce ne

saranno delle centinaia che girano per l'Italia in cerca di lavoranti

da portare in America! Ma perchè non ci siete andato?... È un bel

paese! Voi che vivete sulle pecore... ce n'è una razza laggiù, che ha

la coda così grossa, che bisogna legargliela sulla groppa! Quella che

ho visto io... la coda sola pesava otto chili!...

BISTONE e RIGA

(_contemporaneamente_)

Uuuuh! (_Gigi comincia a russare_).

LEOPOLDO

Davvero! A me, dico la verità, non mi fece proprio nè caldo, nè

freddo... Ma a voi!... Chissà come vi sarebbe piaciuta! Noi marinai

siamo troppo abituati a vedere un mondo di cose straordinarie; oramai

non c'è più niente che ci faccia rimanere a bocca aperta... levato le

belle ragazze!

BISTONE

(_senza entusiasmo, anzi con un leggero accento di istintiva

inimicizia_)

Dunque siete un uomo di mare, voi! di quelli che vanno con i

bastimenti... e girano tutto il mondo... e portano le spezie... Ecco,

ecco... ho capito! O come mai siete venuto quassù a veder noialtri

pecorai, che si nasce e si more dentro una capannaccia? (_si sente

un campano di pecore, lontano; onde subito volgendosi a Riga_) Oh,

senti Riga il campano (_indi a Gigi_) O Gigi per Diana! che ho detto

dianzi? Va a serrar le pecore e chiama Oliva... digli che venga subito

qui (_Gigi si leva con sforzo ed esce aggiustandosi la sciarpa rossa

intorno alla cintola. A Gigi_) Oh! e guarda che ci sia la «Rossaccia»;

non far come sabato passato... (_come tra sè_) Con questi bei discorsi,

m'ero mezzo dimenticato della capretta. (_Gigi uscendo ha lasciato

l'uscio aperto: la pioggia è cessata; il cielo coperto di nubi nere ha

affrettata la notte_).

LEOPOLDO

È una figliuola vostra anche questa Oliva?

BISTONE

(_fa cenno col capo di sì_)

GIGI

(_di fuori_)

O Olivaaa!...

LEOPOLDO

Bel nome!

OLIVA

(_di fuori, lontana_)

Eeeh!...

GIGI

(_di fuori, di rimando_)

Vien'a casaaaaa!... le serro io le pecoreee!...

LEOPOLDO

E chi sa quanti ce n'avrete di figlioli!... Voialtri pastori fate

economia di tutto... ma di quelli, no!

BISTONE

Non n'ho tanti, no! n'ho soli sei vivi...

RIGA

(_curiosa_)

E voi? ce n'avete figlioli?

SCENA QUINTA.

BISTONE, RIGA, LEOPOLDO, OLIVA.

_Entra Oliva quasi correndo, un po' affannata — ha udito la

domanda della madre, gira gli occhi — vede a chi è fatta; ascolta

la risposta che è resa subito, ma distrattamente, da Leopoldo, il

quale fissa gli occhi sul viso e sul corpo elegante di Oliva._

LEOPOLDO

Io? No, no, no! Libero come un pesce! (_poi con marinaresca

galanteria_): Buona sera, Oliva!...

OLIVA

(_squadra maravigliata Leopoldo, poi abbassa gli occhi arrossendo

tutta, mormorando_): Felice sera.

RIGA

Il babbo ti vuol portare a vedere la «Monica»: dice la sta male: ma

prima tu devi mangiare, sai.

OLIVA

Sta male la «Monica»? Voglio andarci subito allora... o che ha, babbo?

BISTONE

Ha' tu visto?... l'ha più giudizio lei di te!

RIGA

Ma che giudizio!... Adesso Oliva deve mangiare: non l'ho a piantare

anch'io le riffe qualche volta! (_a Oliva_): O che gli da' retta,

grulla; non lo vedi che a dar retta a lui le sarebbero bell'e morte e

rimorte dieci volte quelle tre caprucce... Una volta la «Calzetta nera»

non doveva ingollar più: un'altra volta la «Rosa» l'avrebbe dovuto

morir di parto, ti ricordi, Oliva? Un'altra volta...

BISTONE

Oh!... falla lunga ora!... dà retta a me, Oliva, la tu «Monica» la

scoppia per davvero! C'è poco da dire!...

OLIVA

Siate bono, via... babbo! andateci voi intanto: fo' contenta mamma,

mangio un boccone e corro subito. Va bene?

BISTONE

Uhm!... (_si avvia brontolando ed esce. Oliva prende di sulla tavola

il pane e l'addenta senza sedersi alla tavola dove Riga ha posato il

piatto di insalata per lei al posto di Bistone. Essa appare agitata,

intimidita, ma anche quasi attratta dallo sguardo dell'ospite che da

quando essa è entrata non ha ancora cessato un istante di fissarla_).

RIGA

Meno male... se n'è ito! (_si dispone a pulire certi secchi per il

latte con la cenere del focolare — Pausa_).

SCENA SESTA

RIGA, LEOPOLDO, OLIVA.

LEOPOLDO

(_rompe il silenzio con una voce dolce che quasi non par sua_)

Perchè non vi sedete, bella Oliva?... Avete paura del marinaro?... Il

marinaro ha la pelle dura... ma il core tenero...!

OLIVA

Grazie (_timidamente si avvicina alla tavola ma non si siede — Alla

parola «marinaro» le sfugge un lieve moto di ammirazione_).

LEOPOLDO

Avete fretta di veder la vostra capretta... eh? Gli volete tanto bene,

è vero? a quelle bestiole vostre!

OLIVA

Sono pastora! Dopo mamma e babbo, vengono quelle per me!... A voi non

vi debbono piacere...

LEOPOLDO

E voi, dite un poco, al mare, gli volete bene?...

OLIVA

Io?... ecco... Ma prima vorrei sapere se è vera una cosa... Voi sapete

leggere?

LEOPOLDO

Sì.

OLIVA

Allora... (_più forte_) dategliela, mamma, la lettera di Memmo (_di

nuovo a Leopoldo_): è il mio fratello che fa il soldato. Ora l'hanno

mandato in un paese tanto distante! Voi chi sa? ci sarete stato: Ge...

Genova...

LEOPOLDO

Eh! Genova; diavolo, per noi marinai, è come per voialtri la capanna!

(_guarda fissamente Oliva durante una pausa finchè ritorna Riga con la

lettera, dalla stanza vicina_).

RIGA

Povero Memmo: quello sì, vedete, che era un figliuolo: e no questo

che avete visto lì (_indica il paglione_). Non mi potevano pigliar

questo?... non so che farmene! No: proprio quello, m'hanno voluto

pigliare.

OLIVA

Consolatevi, mamma! Ormai... cinque mesi soli... che penano a passare?

RIGA

Tenete (_dà la lettera a Leopoldo baciandola e poi tra se_):

Riscrivesse presto, almeno!

OLIVA

Guardate se trovate dove dice del mare... dev'essere dopo...

LEOPOLDO

(_leggendo con sforzo_)

Ecco qua, se non mi sbaglio: «Finalmente, dopo tanto che ne ho sentito

parlare, ho veduto il mare con gli occhi miei. Che prateria sarebbe

quella se Dio l'avesse fatto di terra invece che d'acqua. Come ho a

fare, Oliva, a fartelo intendere?».

OLIVA

O quanto è grande il mare?

LEOPOLDO

Figliuola mia! ma potete camminare dei mesi per il mare, senza mai

veder terra da nessuna parte! E poi il mare è fondo... che vi posso

dire?... Se pigliaste tutte queste montagne vostre, e ce le buttaste

dentro, non rimarrebbe sopra acqua nemmeno la vetta d'un albero! Ve lo

immaginate?...

OLIVA

Poverina me! Se ci penso, impazzo!... Leggete ancora un poco... Mi

piace tanto, come leggete voi...

LEOPOLDO

Sì?... Figuratevi!... «Un amico mio, marinaro, sposa una bella ragazza

che è figliuola di un pescatore: Quante feste! Mi ci hanno invitato

anche me, e mi son divertito tanto!... Ma poi, pensa come è fatta

la vita del marinaio! Dopo un mese solo che staranno insieme, lui

s'imbarca e parte e sta fuori un anno!».

OLIVA

Ma che può esser vero questo?... ditemelo voi!...

LEOPOLDO

Come no! così è fatta la nostra vita, cara ragazza mia: è un dirsi

addio da quando si nasce a quando si more!... Chi ci vuol bene nel

mondo, ha da piangere!... Voi, Oliva, non lo sposereste un marinaio?...

OLIVA

(_esitante_)

Quando si piange non si fa peccato!

LEOPOLDO

Dite bene, voi! ma quando foste a scegliere tra un pastore che tutte

le sere ritorna... e un marinaio che va via e non si sa se ritorna; e

va tanto lontano che le lettere le leggete un mese dopo che lui le ha

scritte... e se anche vi dice: «Sto bene, ho fatto buon viaggio!» voi

non potete ridere, perchè mentre voi leggete... lui può essere in corpo

a qualche pesce!

OLIVA

(_facendosi seria e quasi sdegnandosi a queste ultime parole_)

Non le dite... certe cose così brutte!... Leggete un altro pochino,

piuttosto... Dice ancora del mare?

LEOPOLDO

(_scorrendo la lettera_)

Ecco...: «E come gli vogliono bene al mare questa gente! A noi, gente

di montagna, ci contano per poco! (_ride_). Loro vorrebbero che tutto

il mondo fosse mare! Ma io penso: allora, tutte quelle nostre bestiole,

dove la troverebbero l'erba?».

OLIVA

Vedete se è vero che voi non gli volete bene alle pecore?!...

LEOPOLDO

È perchè ci abbiamo le nostre, di pecorelle!... Se le vedeste.

Oliva!... Quando comincia il vento fresco, popolano tutto il piano del

mare... sono più bianche delle vostre, e sono qualche milione... e non

le guarda nessuno, eppure camminano tutte insieme... Non hanno padrone,

non si sa di dove vengono, non si sa dove vanno, non si lasciano

tosare, e nemmeno mungere... Ma sono tanto belle... libere... là...

sull'acqua! Se le vedeste, Oliva...

OLIVA

O che razza di pecore son quelle?

LEOPOLDO

Son fatte di schiuma bianca, Oliva! e le fabbrica il vento, e corrono,

saltano sul mare!... Io, certe volte, quando sono di guardia franca,

invece di dormire, mi metto a guardarle, appoggiato così (_fa atto coi

gomiti sulla tavola e i pugni contro le tempie_) al bastingaggio e ci

sto anche un'ora!...

OLIVA

Dunque, fate come faccio io!... Quando mi metto a capo il poggio,

e guardo le mie... poverine... che vanno piano piano... e mi girano

intorno... brucando tra i sassi, e ogni poco mi guardano con quegli

occhietti chiari... Non c'è pericolo che mi stanchi, sotto quel

sole!... e non si sente altro che qualche vespa per l'aria... eh! Se

ci steste un poco, quassù, imparereste a volergli bene, anche alle

pecorine mie...

LEOPOLDO

Eh!... Se stessi quassù... Oliva!... sarebbe più facile che imparassi a

voler bene a voi!...

_Mentre questo dialogo si è acceso, Riga è andata e venuta due

volte nella stanza vicina dove sono i suoi piccini. Ha ripreso

per due volte il suo duro lavoro, quando si sente ancora un breve

lamento di bambino._

RIGA

Vacci un po' tu, Oliva, a sentir che vole Settimio; non mi lascia

benavere, stasera...

OLIVA

(_strappata rudemente a un bel sogno in cui l'avevano immersa

le parole di Leopoldo, stenta quasi a capire: poi corre verso la

cameretta vicina facendo un breve urlo d'esclamazione_).

RIGA

(_lasciando un momento il lavoro, a Leopoldo_)

Ora me lo dite, eh? signor Leopoldo, come v'è preso l'estro di venir

quassù su questi monti: non volevo offendervi prima... voi l'avete

capito!... quel buacciolo di Bistone non capisce ragioni... Che c'era

qualcosa di male forse a domandarvi?...

LEOPOLDO

Ma che male!... diavolo! ve lo dico subito: è stato per accompagnare

un amico mio, poveretto... ma uno di quegli amici che due non se ne

possono ritrovare nella vita! (_con profonda tristezza_).

RIGA

O che ha fatto?... è morto?...

LEOPOLDO

No... ma per me... è come se fosse morto! Ha sposato una ragazza,

una campagnuola: una certa Virginia... di Rifiglio... la conoscerete,

forse...

RIGA

(_si ferma un momento, poi col capo fa cenno di no_).

LEOPOLDO

Una bella ragazza bionda... basta! Se ne innamorò un giorno a Firenze:

s'era insieme: da quel giorno non ha veduto più lume!... Quella non

voleva sposare un marinaio... e lui, allora, non c'è stato santi...

tanto ha fatto, che s'è trovato un impiego in una fattoria, e ieri se

l'è sposata!...

RIGA

To'!...

OLIVA

(_dopo aver ascoltato sull'apertura del tramezzo non vista, il racconto

di Leopoldo_)

Vacci tu, sai, mamma: a me non mi dà retta... lo senti?...

RIGA

Benedetto!... o che avrà stasera?... gli abbiano fatto il malocchio!...

LEOPOLDO

Ma che malocchio!... (_guardando Oliva con desiderio, lieto di rimanere

un momento con lei_) Vuol la mamma... si capisce!

RIGA

(_va di mala voglia alla camera vicina_).

_Oliva ritorna al suo posto di prima sempre in piedi. La rete di

sogni in cui è presa, si stringe intorno all'anima sua: guarda

fisso in terra seguendo una sua finzione gioconda._

LEOPOLDO

(_dopo una breve pausa_)

A che cosa pensate, Oliva?

RIGA

(_cantando nella camera vicina_)

Ho visto una sirena in mezzo al mare,

Sur uno scoglio, piangeva, piangeva!

OLIVA

Penso che nel mondo c'è qualcuno felice!...

RIGA (_c. s._)

Ho visto tanti pesci lacrimare

Dalle tristi parole che diceva!

LEOPOLDO

Come sei bella, Oliva! Forse... chi sa... se tu mi volessi bene...

anch'io sarei felice! (_si leva e le si fa vicino alle spalle,

guardando a tratti la porta del tramezzo e quella di fondo_)

RIGA (_c. s._)

Figliolo bello, non t'innamorare,

Chi s'innamora non si può salvare!

LEOPOLDO

Eh!... Oliva!... la senti questa canzone... chi lo sa com'è salita

quassù! è la canzone che cantano tutte le mamme da noi!... Dicono

tutte: Non t'innamorare!... E noi si gira il mondo, si scampa dalle

bocche dei pescicani... ma poi un bel giorno s'incontrano due occhi...

e se quelli ci guardano, si more... Anche a te, te l'avrà cantata...

Oliva... quand'eri piccina... invece...

OLIVA

Io? chi ve l'ha detto?...

LEOPOLDO

(_abbracciandola_)

Credi che non si senta anche di fori, quando questo cuoricino grida?...

Quando tu vedi un nido, hai bisogno di strapparlo, per vedere se c'è

dentro la nidiata?...

OLIVA

(_fanciullescamente_)

Io non li strappo mai mai... sapete? i nidi! Quand'ero bambina sì...

ero cattiva... ma da un pezzo in qua non c'è pericolo... Qualche

volta... sapete che faccio? M'arrampico a un nido... e a quanti ce ne

trovo dentro... gli dò un bacio sul capo... e poi li lascio strillare e

scappo via!...

LEOPOLDO

(_cingendo con un gesto rapidissimo il capo di Oliva_)

Un bacio sul capo!... e làsciatelo dare anche te!... (_la bacia forte

sul viso_).

_Si sentono i passi pesanti di Bistone. Leopoldo libera Oliva che

fugge verso la cameretta dov'è Riga._

OLIVA

(_con forzata calma_)

Mamma... s'è addormito?

_Mentre Leopoldo si lascia cadere seduto, con la testa sopra la

palma destra e il gomito sulla tavola, entra Bistone con in collo la

capretta._

SCENA SETTIMA

RIGA, LEOPOLDO, OLIVA, BISTONE, poi GIGI.

BISTONE

(_fermandosi appena entrato_)

O Oliva?... O Riga?... O che v'hanno piantato qui solo?... Avevo voglia

d'aspettare! che pensiero, eh? ch'ell'hanno per le bestie, queste

donne?! Se non ci fossi io! C'è poco da dire! Eccola qua (_posando la

capretta sul paglione_): Questa poteva morire a comodo suo.

LEOPOLDO

(_ricomponendosi un po' distrattamente_)

Sta molto male, eh?...

BISTONE

(_come rammentandosi_)

Ho pensato anche a voi, non credete! Ho dato la voce a «Dente di legno»

che passi di qua, così vi carica sur un mulo... in un par d'ore vi

trovate giù alle Quattro strade...

LEOPOLDO

Ma... con quest'acqua...

BISTONE

(_ridendo_)

To'! Oh! che avete fatto fino a ora?! Non l'avete visto lo stellato!

Venite a vedere quante ce n'è... E ancora non è notte!

LEOPOLDO

Per Dio! (_si leva e va fuor della porta seguito da Bistone_).

BISTONE

Se vi regalassero tante pecore per quante stelle sono in cielo ora...

gioco il capo che fareste anche il pastore!

LEOPOLDO

Che bellezza! E che bel vento fresco!... (_rimane a guardare

l'orizzonte intorno mentre Bistone va brontolando alla porticina di

destra_).

BISTONE

(_gridando_)

O Oliva! Per diana!...

RIGA

(_d. d. con voce soffocata e rabbiosa_)

Accidempoli al vostro vociare!... Mi s'era addormito proprio ora! Vai,

Oliva!

_Oliva dopo un istante esce ancora tutta confusa e come sfuggendo

lo sguardo del padre si siede presso la capretta._

BISTONE

(_venendo a prendere il lume a olio sulla tavola e portandolo vicino al

paglione_)

Avevo voglia a aspettare, eh? Oliva?! Non te n'importa più nemmeno a

te, di queste povere bestiole? Vedi come la sta'... non si move... l'ha

cert'occhi rossi!... e poi la brucia come se fosse cotta! O che dici tu

ch'ell'abbia?...

OLIVA

(_mormorando_)

Ma!... (_continua a carezzare la capretta_).

RIGA

(_rientrando_)

Bene... Vediamo un poco... vediamo... è 'lla morta, ancora?!

(_ironica_).

LEOPOLDO

(_rientra — Il desiderio di qualche porto lontano gli ha già

trasfigurato il viso: si avvicina a Oliva mentr'essa sospende per un

istante il suo esame, senza però alzare gli occhi_)

Dunque?... è un male grosso davvero... povera bestiola!...

BISTONE

Che volete! Oliva lo dovrebbe capire! l'altra volta alla «Rosa» gli

dette a bere cert'acqua fatta da lei... c'è poco da dire!... ritornò

più bella di prima! Ma oggi... mi par mezza imbambolata... che so

io?... la dovrebbe avere qualche pensiero per il capo!...

RIGA

Dunque, Oliva! E s'aspetta che tu dica qualche cosa: che... se'

mutolita!...

OLIVA

Ma... la sta male, sì... ma io, non glielo so trovare... il male!...

RIGA

(_ridendo_)

La sarà innamorata, allora!

_Si odono dei passi strascicanti. Leopoldo solo si volge: è

Gigi che rientra. Vede tutti guardare sul suo paglione: guarda

anch'egli. Visto di che si tratta, sempre senza parlare va verso

il camino dove la legna arde ancora e si siede sulla pietra più

comodamente che può._

BISTONE

Guarda bene... via, Oliva... non mi sembra possibile! eppure questa

volta non n'hai voglia di guarirla! Guardagli dentro l'orecchie:

prova a dargli bere... e vedi come l'ingolla... C'è poco da dire... a

guardarla solamente...

LEOPOLDO

(_prende una catinella — la riempie alla mezzina poi la porge a Oliva_)

Tenete, Oliva: provate se il male fosse nella gola...

_Oliva con la massima confusione prende la catinella e vi immerge

il muso della capra mentre i tre si chinano per veder questa prova

(pausa)._

RIGA

(_gridando_)

O se la ingolla veramente bene! Ve lo dicevo io! l'è innamorata!...

Lasciatela dormire in pace: domani la ruzza!... Ite piuttosto a

mungere... è un'ora di notte... (_va al camino, ordina in fretta

i secchi, mentre Bistone va, imbronciato, a vuotare la catinella

nell'acquaio_).

LEOPOLDO

Un'ora di notte?! sarebbero le otto! Per Dio! Com'è passato presto il

tempo!... (_come sopra pensiero_) E domani sera... a quest'ora... sul

mare... un'altra volta.

OLIVA

(_con voce straziante_)

Sul mare...?! domani sera...!?

_Leopoldo intanto guarda distrattamente Riga e Bistone, cosicchè

Oliva può fissare lungamente gli occhi disperati di fanciulla sopra

il suo volto ruvido e bello. In questo momento tra l'ebetismo di

Gigi, l'egoismo inconscio di Leopoldo e la semplicità dei vecchi,

si compie nella piccola anima di Oliva un tacito dramma._

RIGA

(_andando all'acquaio e trascinando per la giacchetta Bistone_)

Lasciate fare Oliva; tanto voi non ci capite nulla. Pigliate questi

secchi; lo vedete come lustrano! (_glie ne mette due per mano_) O Gigi!

Che dormi anche costì? Mamma mia, salvatelo!... Tieni i secchi!

BISTONE

(_riposando i due secchi in terra_)

Aspetta, voglio scaldarmi un po' le mani... mi fa freddo stasera!...

saranno gli anni che passano!... (_Gigi, che s'era mezzo levato, si

riaccomoda subito sulla pietra. Leopoldo, appoggiato allo stipite

dell'uscio, si volge a guardare Oliva, che abbassa tristemente il

capo_).

LEOPOLDO

(_dopo una pausa — piano ad Oliva_)

Oliva... (_un po' più forte_) Oliva... perchè non mi guardate più?...

(_prendendo di sopra la mensola il cestino_) Siete voi che fate questo

bel cestino?...

OLIVA

(_alza gli occhi in fretta: un breve risorgere di speranze la fa quasi

sorridere_)

Sì... l'ho fatto io!... ma non l'ho potuto finire... perchè ho perduto

il coltello...

LEOPOLDO

Povera Oliva!... Pigliatevi questo (_levando di tasca il coltello

catalano_) Guardate com'è bello! l'ho comprato in America... Chi

l'avrebbe detto che lo compravo per voi!... Così vi ricorderete di

me... (_l'apre: i tre scatti fanno rivoltare ad un tempo Bistone e

Riga_)

BISTONE

Che fate costì... me la volete sgozzare?!...

RIGA

Dio ci liberi!...

LEOPOLDO

(_ai vecchi_)

No, no... non ve la tocco la vostra capretta; facevo vedere a Oliva

come son fatti i coltelli catalani.

RIGA

Ah!...

LEOPOLDO

(_a Oliva_)

E così si chiude (_lo chiude_).

OLIVA

(_guarda con una infinita disperazione il coltello_).

Non mi potreste dare un'altra cosa per memoria... meno bella... che

costi meno...

LEOPOLDO

Non lo dite, Oliva mia: perchè dite così?... Se sapeste quanto mi fa

piacere di pensare che questo coltellaccio mio sta nelle vostre manine!

e che ci lavorate le vostre canne, in pace... su per queste montagne...

e pensate a me, ogni volta che l'adoperate!... Ora, vien l'inverno!...

son brutti tempi per il mare!... ne more molti di marinari!... (_si

avvicina un campanaccio come il primo, da carbonaio_).

SCENA OTTAVA

BISTONE, LEOPOLDO, RIGA, GIGI, OLIVA, DENTE DI LEGNO.

DENTE DI LEGNO

(_d. f._)

Ieee!... (_Il campanaccio si ferma_). O Bistone, ci sono...

BISTONE

(_al suono del campano s'è levato d'accosto al fuoco — Ha preso i

quattro secchi con la sinistra_):

Dente di legno! (_al carbonaio che entra_) Eccolo qui il signore! ma ci

hai pensato a lisciargli la bardella meglio?

DENTE DI LEGNO

Diavolaccio birbone!... O per chi m'hai preso!?... E gli ci ho anche

messo sopra una balla nova.

LEOPOLDO

(_andando a riprendere il berretto sotto il camino_)

Bravo! Ma ci saremo alle dieci alle Quattro strade?

DENTE DI LEGNO

Se si parte subito...

LEOPOLDO

Allora, volete assicurare quella valigetta, intanto?

DENTE DI LEGNO

Subito (_prende la valigetta e fa per uscire_).

LEOPOLDO

(_al carbonaio_)

Non si deve scender mai da cavallo, eh? Posso far a meno di mettermi le

scarpe?

DENTE DI LEGNO

Ah! mai! Lei sale qui e discende alle Quattro strade (_via_).

LEOPOLDO

(_a Bistone_)

Allora quelle scarpe, ve le metterete voi, eh? Bistone?

BISTONE

Ma come!... Ma vi pare?!... Un par di scarpe nôve! non le voglio!... Vi

potrebbero far comodo.

La prigione; Acqua sul fuoco · 第 6 / 7 段