Preparati a strapazzarmi, grave amico.
Siamo ai tempi di Giulietta e Romeo. Ho portato a Mimy un bastone di
ulivo forte quanto una spranga di ferro; a notte tarda gitto un grido di
civetta, ella pone il bastone attraverso la finestra, mi butta una corda
di seta: io monto; in tre secondi ho scavalcato il davanzale, cavato il
bastone, chiuso l'imposta, abbracciata e baciata Mimy secondo il sistema
di Hayez.
L'altra sera arrivai con un fagotto sotto il braccio.
— Che cosa è? mi chiese colla sua curiosità di fanciulla.
— Un tuo vestito, e le mostrai un costume di paggetto in casimiro nero a
filetti neri; la mantellina a doppio bavero formava l'involto, gli
stivali erano fatti sulla forma di una scarpetta che le avevo rubata, il
caschettino era senza penna. Mimy cascò da moltissime nubi, ascoltando
il mio progetto di uscire soli alla campagna fuggendo dalla finestra,
ella così mascherata per non destare sospetti; ma le ripugnava ancora
più d'indossare quel costume maschile che di avventurarsi fuori di casa.
Fu una graziosa rivelazione di pudore — consentire agli sguardi di tutti
gli oggetti le proprie forme use al mistero delle vesti o agli studiati
tradimenti dei corsetti era troppo! Una donna si mostrerà semivestita,
seminuda, nuda, piucchè nuda, ma solo a certi momenti e a patto di
commovere: invece infilare un paio di calzoni, nascondere il seno in un
corpetto, non essere più donna, non camminare più con quella grazia, non
fare più quei gesti, non atteggiarsi più in quelle pose, mostrarsi come
senza sesso... Ebbi una lunga lotta che si concluse con questo trattato:
Mimy vestirebbe il costume purchè non assistessi alla sua prova.
— No! esclamai fortemente.
— Zitto! Giulietta potrebbe udire.
— No! Giorgio, si raccomandava, incrociando le braccia sul petto:
lasciami, mi vesto da me. Ma io badava ad aprirle la veste per fare più
presto.
— Ti do un bacio.
— Preferisco di infilarti i calzoni. Ehi! la camicia è troppa lunga.
Aspetta.
Caddi in ginocchio e traendomi di tasca il temperino a forbice cominciai
a tagliarla come si dipingono le saette. Ridevo: ella voleva
indispettirsi e suo malgrado soffiò; ambedue demmo in un riso pazzo,
soffocato, così che perdendo l'equilibrio rovesciammo abbracciati per
terra.
Quando ci rialzammo, ella mi lasciò seguitare l'amputazione, ma i
calzoni troppo stretti, malgrado tutte le mie misure di precauzione
ordinandoli al sarto, presentavano difficoltà, che mi facevano scoppiare
dalle risa. Pochi piaceri al mondo valgono quello di abbigliare da uomo
una donna bella e pudica.
Finalmente fu vestita. Apersi la finestra: la luna sonnolenta erasi
tirata sulla testa il lenzuolo di un nuvolone. Incoraggiai Mimy e,
disposta la corda, scavalcai risolutamente il davanzale: ella mi seguì,
ma spingendo gli occhi nel buio ebbe paura e si ritrasse; dovetti quindi
cingerle con un braccio la vita, attirandola così violentemente che mi
cadde sul collo: vi si aggrappò. Con quel dolce peso mi calai abbastanza
bene lungo la corda per un ginnastico par mio.
La notte era calma.
Legammo il capo della corda all'inferriata.
Camminavamo in silenzio: il paggetto mi dava di braccio. Eppure era una
imprudenza la mia! Se Carlo fosse salito allora nella camera di Mimy...
Povera donna, come si cimenta per un mio capriccio! Un impeto di
tenerezza m'irruppe così furiosamente nel cuore che stringendo
improvvisamente Mimy con ambo le braccia mi posi a correre a correre,
finchè caddi sfinito sul margine di un fosso.
Allora parlammo. Mimy ha più ingegno di Carlo e più cuore della marchesa
di Monero — ti basti questo per giudicarla. Non è facile a parlare, ma
se commovendosi alla poesia di una parola vi acconsenta, la sua
conversazione ha tutta la voluttà di un amplesso.
— Di tutti i misteri dell'amore il più tenebroso non pare anche a te la
sua nascita?
— Non nasce: allora morrebbe. Un amore che può dire: nacqui il tal
giorno, mente come una donna che dicesse: sono diventata poetessa nella
tale settimana. L'amore si sviluppa nell'anima come la bellezza nel
corpo; ma quando si fu veramente belli, si è belli anche vecchi. Ho
sempre amato, fino da bambinella, le farfalle, i fiori... ho amato una
stella, della quale non ho mai saputo il nome. Mi ricordo di averla
guardata lunghe notti dalla finestra e di essermi coricata triste, se un
qualche nuvolone me la nascondeva e la brillante amica mancava al
convegno — La mia stella! E neppure essa mi amava! Sogni, lusinghe...
una parola che si anela di pronunciare e che si trema di udire, che
spesso non si comprende dicendola, che non è mai compresa se la dite...
ecco l'amore.
E il paggetto mi appoggiò languidamente il capo sulla spalla: gli passai
una mano sugli occhi per accarezzarlo e sentii che piangeva
silenziosamente.