Ecco la prima lettera di Mimy: le avevo scritto imponendole di
rispondermi.
Te la mando; giudicala, io ne sono desolato.
Rispondervi? Una volta mi paragonaste a una gardenia: che cosa potrebbe
mai rispondervi una gardenia? Essa non ha altra parola che il suo
profumo: io non ho altro profumo che la mia malinconia; respiratela, non
l'interrogate. Perdono! Forse non ci avete pensato, ma chiedere a una
povera donna come me di scrivervi è stata da parte vostra una grande
crudeltà. E che cosa potrebbe ella mai dire a voi, che avete tanto
spirito, se non avete poi abbastanza cuore per capire il suo silenzio?
Lasciatemi nella mia taciturna tristezza, non rapite l'ombra a coloro
che non ebbero il sole; non siate più cattivo del vento che scuote le
querce sulla cima dei monti e non disturba la ginestra nel fondo del
burrone. Ora che siete il mio amante, e ve ne sarete vantato con voi
stesso più di una volta, dovreste usare più dolcezza — la violenza sarà
forse una virtù con quelli che resistono, ma non con quelli che
dovettero cedere... Rispettate i caduti voi che avete vinto, lasciate
tacere voi, artista, coloro che non possono parlare.
Non volevo rimproverarvene, ma poichè debbo rispondervi, mi vi
costringete. Nella vostra lettera mi rinfacciate amaramente di non
invitarvi a scalare di notte la mia finestra — la frase è velata, però
il pensiero traspare. Vi siete dunque dimenticato che scrivevate ad una
donna, la quale sebbene caduta ha ancora un avanzo di dignità, e che
anche l'adulterio ha il suo pudore?... Non lo avrei mai creduto!
Ho letto il vostro Heine: oh! egli è un grande! rileggete l'ultima
strofa del suo Negriero; i vostri ordini per l'interesse de' miei
piaceri rassomigliano molto agli ordini del suo capitano Van Koek.