Mimy è lievemente ammalata. Ieri quando giunsi al suo casino il sole
tramontava. Le finestre erano chiuse, sul prato nessuno. Mi fermai a
guardare il sole e mi sovvennero le parole di Moor, commoventi di mesta
grandezza: — Così cade un eroe! — Quando ero fanciullo il mio pensiero
fu di nascere e di morire come il sole. Un pensiero di fanciullo! —
Pensiero di re, Moor, e io l'ebbi teco. Ma pur, di coloro che
splendettero nel meriggio, quanti ebbero un tramonto come il sole? Un
imperatore romano, mediocre in tutto fuori che nell'orgoglio, si levò
moribondo da letto: un re muore in piedi! Menzogna. La vecchiaia deturpa
l'eroismo e la gloria: ci spegniamo nebbiosi invece di tramontare.
Vivere e morire come il sole, ecco un destino! Prorompere splendido al
mattino, abbagliare nel meriggio, e al vespero gettarsi sul capo un
lembo della clamide e lento, lento, come il leone ripara all'antro,
allontanarsi nell'infinito...
Nell'andito incontrai Carlo, che mi domandò subito della marchesa.
— Dove è Mimy? lo interruppi.
— A letto, non si sente bene.
— Infame! e non me lo hai detto subito?
— Ma senti...
Siccome avevo sentito abbastanza, corsi alla camera di lei e mi arrestai
sulla soglia; non avevo incontrato nessun servo, dentro non udivo
rumore. Un pensiero orgoglioso m'illuminò; che siasi ammalata per me!
però ebbi il buon senso di non fermarmici su, e m'appressai piano piano
alla porta: busso o non busso? non bussai.
Stava appoggiata a una bica di cuscini, i capelli entro una cuffietta
bianca, il capo sopra una spalla.
Scambiammo poche parole.
— Questi fiori sono appassiti! notai pigliando dal tavolo un mazzetto di
amorini. I vostri fiori prediletti! li avete colti voi stessa?
— No: mi furono regalati dalla marchesa.
Com'era bellina in quel costume d'inferma!
— È venuto il medico?
— Sì.
— Come vi ha trovata?
— Debole, e mi ha ordinato un po' di moto.
— Obbedirete?
— Mi ci proverò.
— Allora, se me lo permettete, domani vengo coi cavalli; li monteremo
per una piccola passeggiata al passo.
— Vi ringrazio.
— Eppure la marchesa, se fosse qui, mi darebbe ragione! Del resto, se la
mia offerta vi dispiace, sia come non fatta.
— Adesso vi offendete...
— Perchè? avrei torto! Che cosa sono per voi da farvi accettare i miei
consigli? Siamo cugini, ma al mondo siamo tutti più o meno cugini e ci
siamo, nullameno, stranieri.
È entrato Carlo recando una lettera.
— Leggi: è della marchesa. Ho riconosciuto il carattere. Indi con ansia
mal dissimulata: non c'è niente per noi?
— Leggete; e gli tendeva la carta.
Erano poche parole: «Se domani sul vespro passassi dal vostro casino
colla carrozza, potrei sperare che mi accompagnereste? Faremo qualche
giro per la campagna; sono sicura che ci divertiremo: siate tanto
amabile.»
— Andrete colla marchesa? le ho chiesto con malumore.
— Quando non vi dispiaccia.
— E per me ci sarà un posto? dimandava Carlo.
— Potrebbe darsi, ma il biglietto non ne parla; e un sorriso, che mi è
parso di trionfo, le ha sfiorato le labbra.
Povero Carlo! se non innamora la marchesa, sua moglie non è certo
innamorata.
Adesso che ti ho dipinta la scena ti manderei quasi la romanza, che ho
scritta per Mimy appena ritornato e che le manderò dimani. È in versetti
biblici, la forma di Michiewitz, il grande polacco, ma non mi piace, e
ti risparmio. Non so che cosa mi pagassi in questo momento perchè la
romanza fosse degna di Musset e per dirle: Mimy, ti getto un fiore
immortale, dammi un bacio. Invece le regalerò un fiore di zucca.
Un'ora sola, Anselmo, un'ora sola di genio e acconsento a gettarmi dalla
finestra. Si è paragonata la vita a molte cose, a un grido, a un
pellegrinaggio, a un'ombra, a una foglia, ma nessuna immagine è forse
più giusta di quella di un naufragio. Non m'importa di morire, ma vorrei
chiudere un foglio con pochi versi entro un'ampolla, e lanciarlo in mare
prima di affogare: l'ampolla sarebbe raccolta da altre imbarcazioni e
quando i vascelli non solcassero più l'oceano, vi errerebbe eternamente,
conchiglia immortale di perla divina. Ad altri di me più forti la gloria
affannosa dei grandi poemi, dei segreti carpiti alla natura, delle leggi
adagiate nella società: mi basta un nonnulla, una novella, una romanza,
un cartone; la dimensione non monta, purchè il genio l'abbia toccato...
Ma ritorniamo a Mimy.
Non l'ho vista mai più bella che a letto. Dumas ha profondamente ragione
mostrandoci l'amore appoggiato come un angelo dietro il letto di una
inferma. Nessun fascino insolente di meriggio regge al malinconico
prestigio del vespero, e se la modestia o l'audacia possono talora
rendere più acre lo stimolo della voluttà, l'impotenza che nasce dal
dolore la rende sempre più intensa. Se Carlo non fosse entrato nella
camera sarei rimasto fino a sera, fino a notte presso il letto a
guardarla negli occhi aspettando di udirla gemere per mormorarle
all'orecchio: Soffri, Mimy! Ella è malinconica: avremmo forse pianto
insieme a qualche mesta parola inebbriandoci del nostro dolore come il
poeta coll'entusiasmo, il trionfatore coll'orgoglio. Il corsetto da
notte nella sua casta semplicità aveva maggiori seduzioni dell'abito più
scollacciato: avrei preferito la religiosa trepidazione di girare per la
camera in punta di piedi fremendo allo scricchiolio delle scarpe, o di
rialzare una tenda perchè il lume crepuscolare si abbattesse sulla sua
faccia altrettanto smorta... noi due soli, muti... al più ricco tumulto
di una festa da ballo.
Ridi, Anselmo? Hai ragione, perchè questi sentimenti li provo adesso nel
mio gabinetto e non li ho provati nella sua camera. Forse che la
farfalla dell'amore romperebbe solamente adesso il suo involucro e
batterebbe l'ali nel raggio del sole? Ti rammenti la stupenda pagina di
Herder sulla crisalide? Egli ne ha poche di uguali e con lui pochi
scrittori di simili. Di Herder fu giudicato assai bene, è una poesia e
non un poeta: e questa definizione dolorosa, che mi si addice ancora
meglio che a lui mi dispera, giacchè la poesia senza essere poeta è come
la bellezza senza il dono della simpatia, la superiorità senza la
grandezza. _Les delicats sont malheureux_, non è vero, La Fontaine? La
delicatezza non è il fondo della poesia, mentre il genio ne è la forza e
lo splendore?