9 agosto.

Mimy è lievemente ammalata. Ieri quando giunsi al suo casino il sole

tramontava. Le finestre erano chiuse, sul prato nessuno. Mi fermai a

guardare il sole e mi sovvennero le parole di Moor, commoventi di mesta

grandezza: — Così cade un eroe! — Quando ero fanciullo il mio pensiero

fu di nascere e di morire come il sole. Un pensiero di fanciullo! —

Pensiero di re, Moor, e io l'ebbi teco. Ma pur, di coloro che

splendettero nel meriggio, quanti ebbero un tramonto come il sole? Un

imperatore romano, mediocre in tutto fuori che nell'orgoglio, si levò

moribondo da letto: un re muore in piedi! Menzogna. La vecchiaia deturpa

l'eroismo e la gloria: ci spegniamo nebbiosi invece di tramontare.

Vivere e morire come il sole, ecco un destino! Prorompere splendido al

mattino, abbagliare nel meriggio, e al vespero gettarsi sul capo un

lembo della clamide e lento, lento, come il leone ripara all'antro,

allontanarsi nell'infinito...

Nell'andito incontrai Carlo, che mi domandò subito della marchesa.

— Dove è Mimy? lo interruppi.

— A letto, non si sente bene.

— Infame! e non me lo hai detto subito?

— Ma senti...

Siccome avevo sentito abbastanza, corsi alla camera di lei e mi arrestai

sulla soglia; non avevo incontrato nessun servo, dentro non udivo

rumore. Un pensiero orgoglioso m'illuminò; che siasi ammalata per me!

però ebbi il buon senso di non fermarmici su, e m'appressai piano piano

alla porta: busso o non busso? non bussai.

Stava appoggiata a una bica di cuscini, i capelli entro una cuffietta

bianca, il capo sopra una spalla.

Scambiammo poche parole.

— Questi fiori sono appassiti! notai pigliando dal tavolo un mazzetto di

amorini. I vostri fiori prediletti! li avete colti voi stessa?

— No: mi furono regalati dalla marchesa.

Com'era bellina in quel costume d'inferma!

— È venuto il medico?

— Sì.

— Come vi ha trovata?

— Debole, e mi ha ordinato un po' di moto.

— Obbedirete?

— Mi ci proverò.

— Allora, se me lo permettete, domani vengo coi cavalli; li monteremo

per una piccola passeggiata al passo.

— Vi ringrazio.

— Eppure la marchesa, se fosse qui, mi darebbe ragione! Del resto, se la

mia offerta vi dispiace, sia come non fatta.

— Adesso vi offendete...

— Perchè? avrei torto! Che cosa sono per voi da farvi accettare i miei

consigli? Siamo cugini, ma al mondo siamo tutti più o meno cugini e ci

siamo, nullameno, stranieri.

È entrato Carlo recando una lettera.

— Leggi: è della marchesa. Ho riconosciuto il carattere. Indi con ansia

mal dissimulata: non c'è niente per noi?

— Leggete; e gli tendeva la carta.

Erano poche parole: «Se domani sul vespro passassi dal vostro casino

colla carrozza, potrei sperare che mi accompagnereste? Faremo qualche

giro per la campagna; sono sicura che ci divertiremo: siate tanto

amabile.»

— Andrete colla marchesa? le ho chiesto con malumore.

— Quando non vi dispiaccia.

— E per me ci sarà un posto? dimandava Carlo.

— Potrebbe darsi, ma il biglietto non ne parla; e un sorriso, che mi è

parso di trionfo, le ha sfiorato le labbra.

Povero Carlo! se non innamora la marchesa, sua moglie non è certo

innamorata.

Adesso che ti ho dipinta la scena ti manderei quasi la romanza, che ho

scritta per Mimy appena ritornato e che le manderò dimani. È in versetti

biblici, la forma di Michiewitz, il grande polacco, ma non mi piace, e

ti risparmio. Non so che cosa mi pagassi in questo momento perchè la

romanza fosse degna di Musset e per dirle: Mimy, ti getto un fiore

immortale, dammi un bacio. Invece le regalerò un fiore di zucca.

Un'ora sola, Anselmo, un'ora sola di genio e acconsento a gettarmi dalla

finestra. Si è paragonata la vita a molte cose, a un grido, a un

pellegrinaggio, a un'ombra, a una foglia, ma nessuna immagine è forse

più giusta di quella di un naufragio. Non m'importa di morire, ma vorrei

chiudere un foglio con pochi versi entro un'ampolla, e lanciarlo in mare

prima di affogare: l'ampolla sarebbe raccolta da altre imbarcazioni e

quando i vascelli non solcassero più l'oceano, vi errerebbe eternamente,

conchiglia immortale di perla divina. Ad altri di me più forti la gloria

affannosa dei grandi poemi, dei segreti carpiti alla natura, delle leggi

adagiate nella società: mi basta un nonnulla, una novella, una romanza,

un cartone; la dimensione non monta, purchè il genio l'abbia toccato...

Ma ritorniamo a Mimy.

Non l'ho vista mai più bella che a letto. Dumas ha profondamente ragione

mostrandoci l'amore appoggiato come un angelo dietro il letto di una

inferma. Nessun fascino insolente di meriggio regge al malinconico

prestigio del vespero, e se la modestia o l'audacia possono talora

rendere più acre lo stimolo della voluttà, l'impotenza che nasce dal

dolore la rende sempre più intensa. Se Carlo non fosse entrato nella

camera sarei rimasto fino a sera, fino a notte presso il letto a

guardarla negli occhi aspettando di udirla gemere per mormorarle

all'orecchio: Soffri, Mimy! Ella è malinconica: avremmo forse pianto

insieme a qualche mesta parola inebbriandoci del nostro dolore come il

poeta coll'entusiasmo, il trionfatore coll'orgoglio. Il corsetto da

notte nella sua casta semplicità aveva maggiori seduzioni dell'abito più

scollacciato: avrei preferito la religiosa trepidazione di girare per la

camera in punta di piedi fremendo allo scricchiolio delle scarpe, o di

rialzare una tenda perchè il lume crepuscolare si abbattesse sulla sua

faccia altrettanto smorta... noi due soli, muti... al più ricco tumulto

di una festa da ballo.

Ridi, Anselmo? Hai ragione, perchè questi sentimenti li provo adesso nel

mio gabinetto e non li ho provati nella sua camera. Forse che la

farfalla dell'amore romperebbe solamente adesso il suo involucro e

batterebbe l'ali nel raggio del sole? Ti rammenti la stupenda pagina di

Herder sulla crisalide? Egli ne ha poche di uguali e con lui pochi

scrittori di simili. Di Herder fu giudicato assai bene, è una poesia e

non un poeta: e questa definizione dolorosa, che mi si addice ancora

meglio che a lui mi dispera, giacchè la poesia senza essere poeta è come

la bellezza senza il dono della simpatia, la superiorità senza la

grandezza. _Les delicats sont malheureux_, non è vero, La Fontaine? La

delicatezza non è il fondo della poesia, mentre il genio ne è la forza e

lo splendore?

Al di là: romanzo · 第 24 / 66 题