XIV.

La morte fu così dolce a Nelson che rese l’ultimo sospiro mentre M.

Scott gli stropicciava il petto, e M. Burke lo sollevava sul guanciale

senza che nè l’uno, nè l’altro se ne accorgessero.

Nè vale il dire il lutto che si sparse per tutta la flotta inglese

alla notizia della morte di Nelson, e che fece quasi dimenticare una

vittoria così completa.

La prima cura di Hardy fu di esprimere al chirurgo il desiderio

manifestato da Nelson di non essere gettato in mare, ma di essere

ricondotto in patria.

Il giorno dopo la battaglia, quando le circostanze permisero occuparsi

delle cure da prestare alle spoglie mortali di Nelson, si cercò

per quali mezzi si poteva prevenirne la decomposizione; bisognava

naturalmente servirsi delle risorse che si avevano a bordo del

_Victory_. Il chirurgo esaminò la ferita, la scandagliò, e riconobbe il

cammino percorso dalla palla; ma non potè scoprire dove erasi fermata.

Non si aveva sufficiente quantità di piombo a bordo per farne un

feretro; si prese la più gran botte che si potè trovare a bordo, vi si

collocò il corpo, e lo si riempì di acquavite.

Nella stessa sera del giorno, in cui si compì questo triste

avvenimento, si sollevò, come lo aveva predetto Nelson, una terribile

tempesta che veniva da S. O., e che durò senza posa tutta la notte, e

per tutta la giornata seguente continuò colla stessa violenza. Durante

queste ventiquattro ore, il corpo di Nelson rimase nel sottoponte,

guardato da una sentinella, quando ad un tratto, il coperchio della

botte si sollevò con un rumore simile alla detonazione di un colpo

di fucile, — erano i gas sviluppatisi dal corpo, che avevano causato

quell’accidente; allora si chiuse di nuovo la botte; ma vi si

praticò un pertugio per dar luogo al passaggio dell’aria; arrivando a

Gibilterra si sostituì all’acquavite lo spirito di vino.

Dopo mezzodì del 3 novembre, il _Victory_ levò l’áncora, uscì dalla

baia di Gibilterra, attraversò lo stretto, e ritrovò innanzi a

Cadice la squadra sotto il comando dell’ammiraglio Collingwood, che

incrociava innanzi a Cadice. Nella stessa sera il _Victory_ partì per

l’Inghilterra.

Il _Victory_ arrivò a Spithead dopo una lunga e noiosa traversata

di cinque settimane; ma la notizia della vittoria e della morte di

Nelson arrivò al 7 novembre, vale a dire diciassette giorni dopo il

combattimento. Nessuno si prese la cura di annunziarmela, e la seppi

semplicemente da una lettera del fratello di Nelson, che, senza dubbio,

preoccupato com’era di diventare conte e pari per quella morte, non

trovò il tempo per comunicarmela in persona.

Io era nella mia casa di Londra quando mi giunse quella notizia. Il

dottore Nelson non mi diceva punto da qual fonte l’avesse attinta, per

cui ancora ne dubitava. Presi Orazia nelle mie braccia; feci attaccare

i cavalli alla carrozza, e corsi all’ammiragliato; ma non ebbi nemmen

bisogno di entrare per riconoscere che la notizia era vera. Tutti

avevano già contezza della vittoria e quale prezzo fosse costata.

D’altronde nello stesso giorno il seguente proclama firmato dal Re era

affisso per la città.

«Giorgio Re ec. ec.

«Prendendo in seria considerazione l’indispensabile dovere che ci è

imposto da Iddio Onnipotente per il recente e segnalato intervento

della Provvidenza, unitamente ai manifesti ed inestimabili

benenefizj con cui colma ogni giorno questo regno, e di cui ne

è nuovissima prova l’importante vittoria ottenuta dalla nostra

flotta, sotto il comando dell’estinto vice ammiraglio Lord Visconte

Nelson, sulle flotte riunite di Francia e di Spagna; abbiamo,

dietro parere del nostro consiglio privato, pubblicato il seguente

proclama.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 8/8 · 第 21 / 25 题