L'ONDA.

Scogliera di Cornigliano.

Ti rivedessi! A te venivo, o scogliera, nelle mie ore solitarie.

Ricordo il sentieruzzo attraverso il terriccio delle rupi sfaldate, la

scoscesa salita, il varco tra le due corna estreme, il varco dove

giunge il rugghiare dell'onda e il diguazzarsi delle ondine flottanti.

Dall'alto io contemplo il mare!

Non mi volgo a sinistra, ove il fumo della locomotiva si addensa

candidissimo nell'atmosfera velata che incombe alle nere officine, il

fischio stride insistente tra le fitte case e il suono delle ruote, si

mischia a quello delle industrie frementi. Va e va, lunga fila di

carri: in fondo è il faro di Genova, la gagliarda mercantessa.

Nè mi volgo a destra, ove, al di là del castelluccio di santo

Andrea, in mezzo al vasto fragore dell'opere fabbrili, ecco sul curvo

lido i poderosi carcami dei bastimenti nel cantiere e le bianche

trabacche pei bagni e le macchiette affaccendate intorno alle barche,

cui striscia l'irrequieta frangia del mare. Le case di Sestri

s'addossano alle case, i campanili levano il capo lucente d'ardesie

embricate, le torri degli opifici danno col fumo nuvole conglobate e

fuggenti allo splendidissimo cielo. Le montagne parate a vigne, sparse

di ville, colorite gaiamente da giardini, si stringono a sfondo

voluttuoso intorno a te, voluttuosissima Pegli, l'accarezzata dal

tepido flotto; e le indecise linee degli ultimi promontori sfumano

dietro le nebbie perlacee che fasciano la marina di sopori

innamorati....

A te mi arrampico, o scogliera, nelle mie ore melanconiche. E

contemplo giù il mare!

Rammento il varco tra le due corna estreme, le foglie lacerate degli

aloè, le tenaci erbette grasse col fiorellino giallo, gli

scheggioni di quelle rupi, e giù la scogliera e la spiaggia. Qua

vedo angolosi profili, qua masse tondeggianti, qua pozzetti, a tinte

turchinicce e livide: e qua sul dorso dì certe coste che si

diramano come tante catene di montagne, formando tanti valloncelli

scavati dalla rabbia di corrosione, sul dorso bruciacchiato le

incrostazioni biancastre dell'acqua; là la massa nera si dirupa,

là nelle basse caverne e negli anfratti sonanti sonvi i biechi

colori dell'onda, il bruno funereo e il verde bavoso.--Ecco il mare!

Ecco i capi sporgenti degli scogli arrotondati dal lavoro eterno ed

alterno, l'immenso flusso che investe, il franto riflusso che rota. A

voi vengo, o ultimi capi, all'ondoso rombare; o scogli circonfusi dal

polverio acre dell'acqua: o scogli, a tratto attuffati, a tratto

stillanti come tante teste a ciocche d'argento: o scogli remoti, dove

non mi giunge voce d'uomini, dove mi schiaccia infinita battaglia di

giganti.--Più in là la spiaggia è come un dolcissimo tappeto

di sabbia.

Ti rivedessi: In te mi affisavo nelle ore fantastiche della mia

contemplazione, onda della spiaggia, onda degli scogli.

Rammento i tuoi grigi pennacchi che venivano sulla varia superficie

del mare, venivano incalzandosi e sfioccandosi: rammento il tuo

gonfiare, il tuo colmo trasparente-verdiccio, e il concavo lenissimo:

rammento la furia del voltolarti, la spuma bollente e il fragore del

muggito, il torrente bianco che s'allargava sulla ghiaia, dibattendo

le ondine, sommovendo i ciottoli, e i mille rivoletti che

ridiscendevano con trosce lucenti, rigando la spiaggia a seconda del

vento.

Rammento il torrente bianco che rompeva sui capi degli scogli,

rimbalzando con pioggia sulle punte più alte, e il suo travolgersi,

l'urtarsi, il frangersi, il ritornare tumescente, e le mille ondine,

le cascatalle, le crespe: rammento il rombare dell'onda, poi il

flagellare guazzoso, i mille gorgogli e i mille sospiri gravissimi:

rammento i begli occhi iridei della spuma, che scoppiavano come tanti

occhi di fantasime....

Vanavano come le speranze.

Storia di un'anima · 第 27 / 118 题