Spiaggia di Sestri Ponente.
Nel descrivere questo stabilimento di mio non ci metto nemmanco una
banderuola, nè una fune: punto primo, perchè non sono azionista
di quella società di marinara e marinai, amici più del vino che
dell'acqua benedetta: punto secondo, per amore del vero.
E faccio conto che vi sono circa a trenta baracche o _cabine_, allineate
verso il mare, coperte di tela, e questa rare volte è comperata e
tagliata apposta, ma spessissimo staccata da un albero da _paranzella_,
perchè già troppo stirata ai quattro venti: fors'anche bucata?
Oh allora.... Zitto, là, linguaccia. Quanto al mettere pezze il
genovese pare fatto espresso, e le bagnanti non dimenticano punto gli
spilletti riparatori, se mai.... Tra l'una e l'altra baracca vi sono
certi vicolucci, certi vicolucci.... Lah! tiriamo dritto, senza
odorare gli acri profumi di certe tolette.... Vi sono dei vicolucci
che lasciano vedere terra terra qualche lembo di lenzuolo cascante,
qualche tacco di stivaletto arrovesciato, qualche legaccio
insidiatore. Scappa, scappa, santo Antonio dalle tentazioni!
Tra la quindicesima e la sedicesima baracca, press'a poco, vi è
tanto spazio da collocare due panche e sette od otto scannelli di
Chiavari, e da fare, spiegando a cielo una tenda a liste bianche e
turchinicce, un'anticamera al mare e un verissimo bagno a vapore ai
poverini, alle poverine, che hanno la sventura di aspettare. Qui è
ritto un palo bianco che porta una bandiera coi tre colori sul campo
giallo dato dalla spruzzaglia del mare, dal sole, dalla pioggia.
Più in là, vicino alla palizzata che chiude il cantiere, sta la
maggiore baracca degli azionisti, cucina, magazzeno, dormitorio,
cantina: n'esce il fumo nauseoso dei _friggæ_, n'escono i rosari
genovesi: là vedi le facciuole paffutelle dei bimbi addormiti, a
guanciale la sabbia: là spii il bariletto tenuto in guardia dal
cagnuolo bruno. Da quella trabacca ai pali del cantiere sono tese
tante corde, e su queste, spettacolo della caducità delle umane
cose! stanno i vestiti marinareschi delle signore, a braccia
penzoloni, slavati, flosci, i neri conci in verdi, i bianchi in
gialli, sbiadite quelle poche filettature rosse da diavoletto, perdute
le crespe e gli sgonfi. Oh davanti a questa parata davvero c'è da
passare a capo chino!
E sulla ghiaia della spiaggia, al cocentissimo sole, sono buttati ad
asciugare i lenzuoli, ai quattro angoli stirati da quattro ciottoloni,
e, più che buttati, scaraventati cappellacci di paglia, zucche
prosastiche per le prime lezioni di nuoto, mutande maschili, scarpe di
corda antipaticissime e disusate, sacche e braconi stillanti, appena
svestiti, i bianchi cerchioni di sughero per salvataggio, gialli
cuffiotti di taffetà, buoni per coprire le zucche secche, non le
vostre care testine, o capricciosette nasconditrici di bellezze; e
pancucce di legno, secchie dipinte in turchino, avanzi di stuoie,
gambe di scannelli: _et cætera, et cætera_, uff!
E ancora sulla ghiaia, passando a dire delle cose animate, vedi
schiene color di rame, schiene bianchissime, schiene tali e quali le
fece Iddio, schiene come appena le permette di spiare il lenzuolo: ma
tutte tutte decorate dalle immense tese dei cappelloni d'oro.
Eh via! Che vi frulla? Ch'io adesso voglia popolarvi lo sfondo di
macchiette? Proprio no. Domani parleremo di marinai e di marinare e di
bagnanti cittadini e cittadine.
Intanto voglio usare l'ultime gocce che m'ho sulla tavolozza, e
dipingo;--di faccia il mare, a tre strisce, una verde oscura, come una
pineta, l'altra paonazziccia, l'altra celeste: l'aria limpidissima: di
qua e di là i monti tutti innondati di sole.