Era lei?--O è tutta mia illusione?-

Da Limbiate potrei saper qualcosa, ma non oso, non oso affrontare

nuove emozioni, e forse tristissime!

Stamattina ancora ho sperato. Ma e se fosse a Milano per provvedere il

suo corredo da sposa? Doveva sposarsi nel febbraio, mi dissero (a

Limbiate).

(Fosse qui per collocarsi nuovamente in qualche casa!)

Quali incertezze! Se mio padre e se mia madre sapessero!

L'incontrerò ancora?

(Non so scrivere).

Ma che cosa vorrebbe adunque l'anima mia! Oh! nella morte ci deve

essere una gran _pace_. Mi ricordo sempre il _Suicidio_, dramma di

Ferrari, e so di voler bene a mia madre! O mamma! o mamma! Come da Te

è uscita la mia anima ardente?

E sono brutto e ho dei difetti che mi rendono ridicolo nell'amore.

Sono tormentato, ma mi sento _vivo! vivo! vivo!_ meglio è l'inferno

che il nulla.

Ogni speranza di attività, di amore, di avvenire, di vita è in

Lei.... E la vedo per l'ultima volta o la rincontrerò?--Tormento di

incertezza--Basta! basta: ma come passerò i giorni?

Ma ci vuol altro! Leggere cinque o sei ore al giorno tedesco, è

questa la vita? la pratica? la realtà? Ma che cos'è la _vita_

dunque?

Vorrei divenir pazzo per non pensare _più_.

_Un'anima che ama_, in un corpo nervoso è tale tormento che gli

uomini serii non sapranno mai,

A che scrivere?

E se questa Provvidenza che io bestemmio mi preparasse la felicità?

se?...--Se lei potesse entrare in casa mia? Se sua madre o la sua

tutrice....

Sogni! sogni inutili.

--_Sei brutto e sei tormentato: e sarai brutto e sarai tormentato:_

ecco l'unica verità. Ti morirà la mamma, e che farai? Ti

morirà il padre, e che farai?--Resterai solo a far la vita

dell'ortica--solo--o con un fratello che ebbe aspirazioni diverse

dalle tue.--Solo senza illusioni, senza egoismo e senza virtù

proficue agli altri, solo e sempre memore che hai _amato_ hai amato, hai

amato. Allora leggerò queste note?

_22, dopopranzo_.--O suicidio! o suicidio! Ecco un orribile momento!

_7 agosto_.--A che cosa è attaccata la mia speranza? Tutto quello che

ho sofferto in quattr'anni! Come ho bisogno d'esser felice! E come amo

Te sola!

_20 agosto, giovedì_.--Compie oggi l'anno. Come avevo deciso di

uccidermi?--Andrò a Parigi: ma l'anima mia è a Limbiate: a

Limbiate la mia _illusione_!

O Lidia, come ti amo!

23 _agosto_.--Andrò a Parigi. Mio padre oggi mi ha dato i denari.

Rimasi avvilito:--Che cosa ho fatto per meritarmeli?

O Lidia, penso malvolontieri al viaggio. _Mi pare_ che Tu debba ancora

essere a Limbiate.

Limbiate, 8 ottobre 1878. Martedì.

So che il suo matrimonio è andato in fumo, perchè lo zio le

negò il consenso.... Che parte ho avuto io in quell'animo?--Che

deserto! È vuoto quel palazzo, e piove, e mi ritiro (santa

illusione) a scrivere un po' di tedesco e di inglese, pensando a

Lei.... E Lei penserà a me?

Spero sempre: e benedico le mie melanconie. Mi illudo che Ella capiti

a Milano, ch'io la riveda, ch'io... O Ella ha _l'anima mia_: ella

leggerà i miei pensieri. Potrà sprezzarmi?

_Domenica, 24 novembre 1878_.--Sono a Milano, da quasi una settimana: e

come mi sento triste! Sempre il tuo pensiero, o Lidia! Come all'anima

mia abbisogna la tua! Come mi sento bisogno di amare, di credere, di

sperare!--Un amico mi ha domandato se sono divenuto _filosofo_, anch'io.

Sì, ho risposto, ed ho riso.

Filosofo gaudente e indifferente? Filosofo?--Ohimè, come mi diventa

indifferente l'idea del suicidio!

Oh gli amici non mi comprendono! Sono anime piccine: Sono corpi

oscuri:--Sono mezze creature.--Come desidero di morire! Oh mia madre,

come ti voglio bene! Ma perchè hai soccorso sì poco all'anima

mia!

_18 dicembre_.--O mio avvenire! Mi si presentano sogni, e imagini e

speranze, con una evidenza e una serietà di particolari che quasi

mi illudo... e sogni e imagini e speranze si fondano su di Te. Da tre

mesi e mezzo, non ho più guardato il Tuo ritratto, o mia vergine, e

mi sforzo a ricordarti tutta, coll'anima!

Tre grandi illusioni sono il mio grande tormento: tre grandi illusioni

nella vita di un giovine bennato, Dio--la Donna--l'Arte.

Mi sento solo--e la notte mi turba con mille paure.

Un altro pensiero che pareva sopito da tanto tempo risorge a

infastidirmi nell'amor proprio,--ma non scrivo; su queste pagine,

consacrate al Tuo nome, o Lidia, non scriverò nessun altro nome di

donna.

_Martedì, 24_.--Ecco un'ora triste!--Ieri sono stato fra la gente, ho

visto dei giovinotti eleganti; delle belle signore.--Non so

scrivere:--i sogni mi perseguitano con maliarda voluttà. Che ho

provato io della _vita_? Nulla e mi sento stanco, vecchio, senza

speranze, e senza scopo.

Oh qual bisogno d'esser felice!

Ma a che tradurre Byron? a che tradurre Heine? Byron e Heine hanno

_vissuto_: ecco la poesia.

Ho ingegno sì o no? E che cosa faccio?

O come desidero di morire!

Rileggo un poco del mio _Tintoretto_! O che giorni erano quelli in cui

scrivevo quelle scene, appena guarito dal tifo! Che vita! che

speranze! che amore! Come mi sentivo artista, buono, solitario!--Sono

scorsi già quattro anni. Quattro anni! E come sono io oggi?--Oh!

leggo, leggo alcune scene.--E ricordo quello che mi dissero Marenco,

Lombardi, Ferrari.--Oh come ho bisogno di risvegliarmi, di

risvegliarmi alla vita, e dire ho la _donna, e le gioie dell'Arte_!

Ma è un sogno. E desidero di morire.

--L'anima mia che è?

Oh! s'io morissi! Ma s'io morissi, le fanciulle continuerebbero a

prendere marito.

Mi è pure uscita una triste parola.--Oh la donna! valgono tanti

tormenti dell'anima per lei?

La donna! avessi ascese le scale del lupanare, quando, a diciott'anni

mi vennero le prime melanconie, e correvo tutti i giorni a pregare

Dio, e non per me! Ah! ero troppo stupido!

Ma uno scopo ci dev'essere all'attività; alle febbri della mia

età. Non sono nato per i divertimenti, non per lo studio, non per

la gloria--oh potessi fare il bene, sì, e obliarmi nel beneficare

chi soffre. Unico scopo, la _carità_.

_31 dicembre 1878_.--Ultimo giorno di un anno inutile nella mia

vita.--Ho studiato l'inglese e il tedesco: ho letto molto: ora leggo

molto, e con un ordine. Voglio farmi un'idea netta della letteratura

del nostro secolo, e passo le giornate al tavolo colle grammatiche, e

alla biblioteca con Monti e Manzoni e--sono sempre scoraggiato.

_1° gennaio 1879_.--È passato anche il 78!

E Lidia ove sarà? che farà? Si ricorderà di me? Ho riletto

tutte queste memorie. Ho sperato sempre e spero ancora.

_3 gennaio._--Oh se potessi andare a Venezia! E le conseguenze? E mio

padre?

Perchè Lidia non si è maritata?--Non ho ancora aperto la busta del suo

biglietto, ma ho intravisto.... Nemmeno il carattere della carta da

visita è cambiato. Dunque non ha aggiunto nessun nome al suo.... E se

avessi intravvisto male? Vorrei vedere subito.--No,--domani.--E in

quante speranze mi perdo!

Si era un po' assopita l'anima mia. Perchè torno a svegliarmi? e

sento tanto tormento di incertezze e di speranze?--Vorrei.

_5 gennaio._--A che studiare? È una bellissima giornata: sole, luce,

vento sciroccale: l'atmosfera nettissima: suonano campane e campanone; la

ballerina si affaccia al balcone discinta e canta a squarciagola.... e

senza sentimento! Oh la vita!--Io sono nè triste, nè allegro: sono

nervoso, impaziente.

E penso.--Io ho mandato a Lidia il mio biglietto di visita senza una

mia parola, senza il mio indirizzo--e Lei mi manda gli auguri e scrive

il suo indirizzo.... Il suo indirizzo non è un invito a scriverle?

O forse avrà bisogno di una parola amica?--Ed io tacerò se è

dovere.--Ma c'è un altro dovere....--Ma se è destino?--Stamane

pensai agli amici, ai parenti, al mondo, e mi spaventai....

Quali incertezze!

_6 gennaio_.--O Lidia! (scrivo dalla Biblioteca di Brera: è

mezzogiorno, suonano le campane: e mi pare di essere in una città

di provincia, e mi faccio triste, per gustare quella melanconia che

avrai gustato Tu tante volte a Mantova e a Venezia! Questa estate,

qui, le campane mi avevano il suono delle campane di Limbiate, e

sospiravo!) O Lidia, ho qui il biglietto che mi spedisti Tu ieri da

Venezia, in ricambio.... La busta non l'ho ancora aperta: e tutt'oggi

non l'aprirò, gusto questa incertezza. Oh sono felice!--A Limbiate

non sapevo più nulla di te: a Milano nulla. Quattro mesi erano

scorsi: potevi esser morta. Io affidai al caso (no, no, a Dio!) il mio

biglietto di visita per te.... Così era lontano dal credere che tu

lo ricevessi!--E l'hai ricevuto! Oh qual gioia per me avere una busta

scritta da Te.... e dico nel mio cuore, scrivendo il mio nome, avrà

pur dovuto, fosse solo per un minuto, pensare a me!--Una volta ho

ricevuto il tuo ritratto (10 ottobre 1877): una seconda volta la tua

lunga lettera (23 ottobre 1877): ed ora un tuo biglietto.... avrà

qualche frase? l'indirizzo? la data?--Non so! Non apro la busta: ma mi

sento felice.--Rispondendo al mio biglietto mi hai dato una gran prova

di stima.... potevi lasciarmi supporre di non aver ricevuto il mio....

Ma a che ragionare? Mi sento felice.--Nell'ultimo giorno dell'anno

1878, io ruppi i suggelli a certe mie carte, e rilessi, rilessi le mie

annotazioni! Trovai una grande disperazione e una grande

speranza--anche quando _ero certo_ che Tu eri la moglie di un altro.--Ed

ora lo sei? Se il tuo biglietto portasse un altro cognome?-

O Lidia! Lidia! a che studiare? quando si è così felici

nell'amore santamente?--Oh come ti amo! E come spero? Dio può

ingannarmi? Dio ha fissato che tu sii la mia donna! senza confidenza,

senza speranza, ho gettato in buca il mio biglietto... ed oggi... oh

non l'aspettavo più il Tuo!--Col tuo biglietto sul cuore, volli

entrare nella Chiesa di San Marco a osservare le sculture antiche e

fingevo d'essere a Venezia, poi sono andato al Duomo.--Sotto le arcate

del Duomo, l'inverno scorso, ho sperato e temuto mille volte

d'incontrarti col tuo sposo; sotto quelle arcate ho ricordato tutte le

domeniche le espressioni della Tua lettera, e ho cercato di tradurle

in inglese e in tedesco (soave illusione!); sotto quelle arcate Ti

cercai più giorni nell'estate, dopo che t'avevo vista a Milano...

Rileggendo le memorie del 1878 mi dicevo:--_Ma come speravo ancora?_

_Sento_ che un giorno rileggeremo insieme queste annotazioni, e saremo

contenti, e pregheremo Iddio, sento che la castità e la mia vita

ritirata non sono un castigo per me, sono un _voto_, una preparazione...

O Lidia, mi inganno? E allora che cosa è della mia vita? Ho già

27 anni! E sento tanto bisogno d'avere al mio fianco una donna, una

giovane, una sorella, una vergine! I miei anni passano! Io spero,

spero, o Lidia, spero.

Che importa se per quattro anni Tu non hai risposto al mio amore: Mi

hai amato, quando Ti dichiarai: «Siate felice!» e avrai cominciato ad

amarmi dopo l'addio.

Oh! se sono derivate a Te sventure, io dico: «benedette sventure se

possono farti ricordare di me e potessi io un giorno farti dimenticare

le sventure che hai avuto e rifarti con me una vita nuova, tranquilla,

anche nella nostra età matura!»

Quale incertezza!--Oh spero, e _sento_ che Dio mi vede... Vorrei andare

al Santuario di Saronno, e là affisandomi in quei due angioli

purissimi di Gaudenzio che ho tanto amato, là aprire la busta e

leggere il suo Nome. Così nel 1877 ho letto la sua lettera: in

faccia a Dio, nella quiete, nell'ombra, nella poesia santa di un

sacrario antico!--Lontano dagli amici che ridono!

Senz'aprire la busta ho voluto spiare mettendola su un vetro della

finestra quello ci fosse scritto sul biglietto. C'è l'indirizzo

suo... gli auguri.

Mi sento triste--Le scriverò? Uscirò dall'incertezza? Oh s'io

fossi libero della mia volontà che cosa Le scriverei!--Mi viene in

mente di far stampare dei pensieri, e mandarli a Lei,--E poi?--Quale

tormento!

_7 gennaio 1879._--Imparare una lingua difficilissima, come la tedesca,

per far sentire a una fanciulla tedesca le note di un suo grande poeta

(note piene di religione e di amore di patria) è un pensiero che

non sarebbe venuto in capo a due su mille innamorati nel mio caso. Oh

che dico?--Darle una speranza o un addio con voce dignitosa, con sì

faticosa costanza, con sì nobile poesia! Mi accingerei con fiducia

e lavorerei anche cinque ore al giorno, per un anno, se sapessi.... Ma

in queste incertezze!

Piuttosto che vivere così combattuto desidero morire e desidero che

queste mie memorie tutte siano lette da mio padre e da mia madre.

Tarsis e Ricci sono morti giovani. Oh che darebbero i loro genitori

per farli rivivere? E come tutto diventa santo dopo la nostra

morte!--E i miei desideri, che sono santissimi ora, diverrebbero una

religione di memorie sulla mia tomba. O mia vergine, come io ho

sentito l'amore puro, nobile, felice! Oh! come io ho bisogno di Iddio.

_10 gennaio._--Quali incertezze sempre! Ieri sera ero deciso a mandarle

il _Tintoretto_--quel _Tintoretto_ che ho tanto amato!--E come mi spaventa

il giudizio del _mondo_!

Ah potessi essere egoista e avere i mezzi di esserlo con i fatti!

Essere egoista, osceno, pigro, poltrone, ghiotto, e consumare il

cervello coi vizî, non coi pensieri nobili--Ma che faccio

infine?--Ho riletto il mio _Tintoretto_ e sono mestissimo! Quante

illusioni e quanto amore!

_11 gennaio._--Come mi spaventa il _mondo!_ E chi è questo mondo?... Oh

come sto meglio nella solitudine di Limbiate! dove non sento nemmeno

questi nomi!? E il _mondo_ dopo aver ciarlato una settimana, s'annoia, e

cerca un nuovo pettegolezzo: e ad esso si dovrebbe sacrificare tutta

una vita?--Ma perchè questi pensieri, con tanta evidenza?--O Lidia,

come stanotte ho vegliato penosamente! Ho pensato al mio avvenire.

Sono stanco di studiare, così, senza uno scopo. Eppure quando a

teatro sento qualche bella cosa, santa, morale, scritta coll'anima e

col cuore, mi dico:--Mi sento anch'io chiamato _a fare del bene?_ Sì,

e bene!--Bisogna combattere la nuova letteratura da postribolo. Ho

pensato a fare pratica di notaio o di avvocato, e fare gli esami. Ma

che carriera sarebbe per me?--Oh che tormento! E che cosa faccio?--Da

un poco di giorni penso seriamente di parlare al Parravicini e farmi

da lui occupare nella Congregazione di Carità. Almeno fare un po'

di bene! giacchè non posso essere egoista!--Che faccio? Che

farò?--Studio, studio, mi occupo a leggere operone e non elzevir,

riconduco il mio pensiero al grande, al bello, al dignitoso. Ma mi

annoio anche! Non ho una parola gentile che mi aiuti!

_13 gennaio._--Mio Dio! come veglio penosamente la notte! Perchè

questo strazio? Amo quella vergine, e _sento la vita_ de' miei

ventisette anni, vita ribollente, immensa, condensata, perchè non

l'ho mai sfogata colle tremende voluttà della carne.--Amo! e devo

reprimere _tutto in me_: e sperare, sperare vagamente, sperare.... È

ben tristo quello che io penso.

No, no, non mi sento creato per questa vita nulla che conduco! no, no,

no, non mi seducono le scettiche prospettive di una vita negli anni

venturi... no, no!

Io amo come Dio vuole che alla mia età si ami. Io amo come la

Natura vuole che con un viscere che si chiama cuore l'uomo ami.

Una donna! un bambino!--Ecco il sogno del poeta, del credente,

dell'artista, del felice, dell'infelice... dell'uomo!--Che importa a

me della filosofia, di Iddio!--ammetto i bisogni della terra, e di

questi bisogni faccio un tesoro di religione, una filosofia contro cui

non si può lottare, un Dio che non è in cielo nè in chiesa,

ma è un Dio--Amore!

* * *

--No, non sono pazzo: sono infelice, giacchè lo studio accresce i

miei dolori, mi crea sempre nuove speranze che diventano sempre nuove

illusioni e poi sempre nuove delusioni, giacchè non posso essere

egoista come i giovani ricchi e eleganti, giacchè, coll'anima mia

d'amante e col mio cuore di poeta, non potrò fare mai una carriera

seria,--voglio provare a fare il bene colla mano, voglio entrare nella

Congregazione di Carità, e vedere le vere miserie della folla, e

soccorrerle forse anche co' miei denari! Sì, il _bene_!

Io mi tormento; ma ecco sento una calma, una fiducia, una

speranza;--mi inginocchio....

Mio Dio! perchè mi arrabbatto tanto? Tu forse hai già preparato

tutto il mio avvenire nella Tua Bontà; mi vedesti! mi vedi! mi

vedrai! Io so nulla e Tu sai tutto! Io bestemmio e Tu sei e mi

perdoni! O santa fiducia! Chi sa le tua fila, o Dio? E mia madre Ti

prega? Che Ti dice? E Tu la ascolti? Ed io sarò felice? O Dio, io

leggo il tuo Vangelo e sento che se i miei pensieri non si conformano

alle sciocchezze del mondo, si accordano co' tuoi precetti santi,--io

sento la gioia di amare coll'anima e d'essere casto!--E, se vuoi,

fammi pure morire... morire casto, tranquillo, pensando al mio

cimitero di Limbiate, alle mie soavi speranze di vita che mi

lusingavano un giorno, e alla placida certezza di riposo che avrò

sotterra: Oh io mi sento buono!--Sai, ho sempre pensato a Lidia

davanti a quel cimitero: era un cattivo augurio o un buon augurio? Ma

che volevo? che voglio? La pace!

Come ho vergogna, in faccia a mio padre, di non avere una carriera

seria!

La mia vita in sei anni fu eterna e brevissima, felicissima e

infelicissima: speranze, scoraggiamenti, voli, cadute a precipizio:

certezze, febbri, languori, tormenti... chi può dire? oblio, anche

oblio! deliri, pazzie nei sogni, nei desideri: e santa castità, e

santìssimi, rossori! O Dio! ma _un solo il voto_: quando, febbrile,

crudele, briaco, promettevo a me stesso di gettarmi fra le braccia di

una femmina qualunque, e di raccontarle i miei dolori, per farmi

almeno deridere da lei, per istigarmi, per istigarla, quando... No!

no! «Avrai dei figli da guardare negli occhi» mi diceva una voce

segreta... e sentivo che ancora al mondo c'è mia madre, e forse

lei, la mia vergine!

Rileggo la lettera di Lidia! «_Aimons! c'est le bonheur suprème que

l'amour et j'ai aimé plusieurs fois dans ma vie avec une telle

exaltation, un tel transport que j'aurais peut-étre été

capable de tout sacrifier pour des personnes qui maintenant m'ont

déjà oubliées!--J'ai senti en moi un besoin profond d'amour

et de sacrifice! oh combien j'ai souffert quelquefois de n'avoir

reçu une nature ardente!_»

* * *

Torno adesso dalla Pretura. Mio Dio! Come mi spaventa il mondo reale,

il mondo della prosa, dei bisogni, degli affari.--E mi chiudo nel mio

studiolo: apro il mobiletto.... Oh mondo delle mie illusioni, della

mia poesia, del mio cuore! Come mi sento felice!

Leggo la mia lettera a Lidia! Non è un affare, no, ma per me decide

della vita nel futuro! Come sono contento d'avere espresso le mie

idee, i miei cari tormenti.--Rileggerà Ella la mia lettera? E

penserà?--_Et croyez-moi bien je n'oublierai jamais ce que vous avez

été et ce que vous vouliez être pour moi!_

_21 gennajo._--Cinque anni fa, come oggi, mi posi a letto. Se fossi

morto?... Io sarei in pace, ma Ella non avrebbe avuto _Lagrime e

Sorrisi_, e la mia lettera.... Mi conosce? Penserà a me? Al male che

mi ha fatto?

_25 gennajo._--Conosco pochissimi romanzi: e li ho letti assai tardi: a

venticinque e ventisei anni non hanno lasciato traccia su me, li

leggevo, come li avrebbe letti un presidente di Tribunale. Leggendo

Young, Foscolo, Leopardi, Goëthe, Byron, Heine, Rousseau... dicevo

a me stesso «che teste bizzarre!» e pensavo: è più utile un

ingegnere che un poeta pazzo. Oh lo dico francamente: le letture non

hanno esercitato nessuna influenza su me.--Leggevo per esercizio di

lingua francese, inglese e tedesca.--Se un autore ha avuto influenza

su me è Aleardi, e, vedete, Aleardi non può far male!

Deciditi, sciocco! Chiudi in una busta tutte queste memorie: suggella,

come si chiude una pietra di tomba; e non pensare più al passato:

gettati nella vita! già troppi anni sono passati e fra pochi altri

incomincerai ad esser già vecchio! Nella vita!--Oh se potessi

viaggiare! E perchè? Chi mi strapperebbe il cuore e il cervello?

L'orgia? la femmina?... Ah! alcune volte lo dico a Dio: se rinascessi,

fammi nascere donnaccia volgare e venduta, e fammi conoscere tutte le

crudeltà della libidine!--Potessi gettarmi nella vita!

Si ha tanta affezione ai propri dolori, alle proprie illusioni, alle

speranze, quando una vergine nel giorno del sacrificio immenso ci

dice: Conosco che il nostro affetto è puro, è nobile--ho per voi

una confidenza di sorella--non dimenticherò mai quello che voi

siete stato e quello che volevate essere per me.--E sono dolori,

illusioni, speranze che hanno consacrato sei anni _e sei anni della

giovinezza_, sei anni dai ventidue ai ventotto anni.--Ah se sul cuore

si potesse porre una pietra come su una tomba! Ma anche pei morti si

spera la resurrezione!

_25 gennajo._--Oh mie memorie di Limbiate, come mi tornate davanti alla

mente, carissime e meste! E voi tranquille pinete, tranquillissime

mura, squallide croci, mi ricordate il mondo della mia ardentissima

vita. Come vi amo! Come vorrei rivedervi una giornata triste! Oh

memorie dolci e piene di speranze, della mia malattia e della mia

convalescenza! Il piccolo portafogli l'avevo sotto il mio guanciale:

quando i miei parenti erano a pranzo, mi tiravo su a sedere sul letto,

prendevo il portafogli, lo aprivo, leggevo il tuo nome e lo baciavo. E

i miei libri francesi? _Raphael et les confidences_? E il primo

lampeggiarmi alla mente l'idea che della vita del Tintoretto si

potesse fare un dramma, e con quel dramma potessi conquistare un nome,

e col nome, un avvenire? E il piacere di trovarmi ingentilito dalla

malattia? E la soddisfazione di dire: «Mia madre sa che ho sofferto?»

E le trepidazioni, le incertezze?

_26 gennajo._ È una domenica calduccia, sciroccale, umida. Apro la

finestra.--Ho trovato uno schizzo dal vero fatto a Limbiate

probabilmente nel 1863 o 1864: lo amo!

_31 gennajo._--Il tempo si è fatto triste. È inverno.

Quali incertezze!

Se fosse qui vicino ardirei parlarle? No: sono troppo villano di

corpo.

Compero armi antiche: getto denaro e vorrei gettarne di più. Ed

Ella lavora per guadagnare.

_2 febbrajo._--Jeri sera ho offeso, villanamente offeso, un mio amico.

Lidia, perdonami! Ma così contraffatto, e incerto come sono io, il

mio carattere può essere riflessivo e paziente? E i miei nervi?

_Sera_.--Sono tranquillo, anzi sono lieto. Sono tre anni di vita

riassunti in quei drammi e in quelle epigrafi (1874-75-77). E che? Non

temo? Dio mi vede nell'anima.

_7 febbrajo._--«_Je remercie l'ami de se souvenir de moi et l'auteur

de me juger digne de l'apprécier: à tous deux je serre affectueusement

la main._(7)»

O Tintoretto, quanto mi costi! O Byron, o Goëthe, per leggervi ho

speso un anno di fatiche e di illusioni e di delusioni!--L'amico si

ricorderà sempre di voi.

Questo amico che ha votato alla solitudine e allo studio gli anni

più belli e più ardenti della sua giovinezza, colla sola gentile

confidenza in Dio che un'anima di sorella ci poteva essere, la quale

conoscesse le religioni del suo affetto e le febbri del suo povero

ingegno, questo amico, qualunque sieno le circostanze della sua vita e

della Vostra, vi ricorderà sempre. E vi prego di una cosa sola:--in

quei giorni almeno in cui tutti per abitudine mandano un loro

biglietto di visita ai conoscenti, per un mesto pensiero Voi non

vogliate essergli avara del Vostro, perchè almeno egli sappia che

Voi siete ancora a questo mondo e dove siete. Se poi verrà il

giorno in cui al vostro biglietto vedesse aggiunto un altro, l'amico

dirà:--Che essi siano felici!--e state sicuri, la sua preghiera a

Dio sarà senza rossore, senza rimorso, senza un pensiero mondano,

perchè incomincierà coi vostri nomi e finirà coll'augurio che

si fa sulla culla degli innocenti (8 febbrajo 1879).

_11 febbrajo._--Povero illuso! Aspetto ancora una lettera!

_Comme une étoile dans la nuit!_

_14 febbrajo._--Una lettera di Lidia! Che spavento! Ella è infelice e

si confida in me. Vuole consolazioni da me?

Che le dirò? Che posso fare?

È giunto il momento che in sei anni ho sospirato.

Essa è libera, è infelice,--è povera,--e si volge a me. Ed

io?

Ella mi ama! sarà mia?

_Etant pauvre il faut que je travaille_(8).

Lidia, l'anno scorso, in febbrajo, io ti credevo sposa a un altro.

Quest'anno in febbraio, Tu ricorri a me per avere conforti! O Lidia,

come io saprei farti dimenticare quello che hai sofferto! Io che ho

sofferto sei anni! e soffrivo quando tu non sapevi di me!

Forse Dio ha già stabilito tutto. L'ho sempre sentita questa

profonda confidenza, anche quando ti credevo sposa a un altro.--Lidia,

sei mia, sarai mia. Mi voto a te.

Se Ella venisse a Milano?

O mia Lidia, sono felice! Potessi vederti qui, nella mia casa!--Ti

scriverò, come si scrive a una sorella.--È destino, no, è

volere d'Iddio che noi abbiamo a trovarci, fosse pure fra dieci, fra

venti anni! Ma ella è povera.... e vivrà? O Dio, sento una

profonda fede in Te, l'ho sempre sentita anche nella disperazione, ho

fede! e Tu mi dai la speranza!

Povera ragazza! Sono io un infame, che la illusi? No: Dio mi vede.

È Dio che ha disposto che io debba essere a Lei un fratello, un

consolatore. Oh come mi sono meritato questo affetto di sorella!

«_Etant pauvre il faut que je travaille._» Ecco perchè Ti sposerei:

per lavorare insieme, per darti gli agi di una discreta posizione:

ecco perchè Ti vorrei mia...

_16, domenica._---Ho letto un po' dell'_Ugo_. La mia _vita_ la sfogavo in

quei tormenti drammatici! Chi può capire la potenza di certe mie

pagine?

_17 febbrajo._--Come sono felice! Io amo e sono amato! O Lidia, l'anno

scorso, di questi giorni, chi me lo avrebbe detto? Ma _sentivo_ che

l'anime nostre dovevano incontrarsi!

Jeri ho adorato la Madonna della nostra Pinacoteca fingendo ch'Ella fosse

con me, con me felice, sorella, vergine!--Come sono felice! Sento di

vivere! Sì, e parlo in casa, e fuori di casa, pel primo, mi intrattengo

coi conoscenti, parlo, rido, non abbasso gli occhi.... Vivo! o Lidia, da

quella prima sera che ti vidi a Limbiate ad oggi come ti ho sempre amato!

ma quale scoraggiamento nel pensare «Mi amerà lei? o almeno si ricorderà

di me?» Forse Ti ero indifferente!--Ma in questi giorni mi ami! mi ami!

O mamma, come sono felice!

Come Ti amo! Ma ricomincia il tormento:--Come farmi una strada?--come

lavorare a prepararmi un avvenire?

Io sono poeta!

_18 martedì._--Jeri sera come fui melanconico e scoraggiato! Come

farmi una strada?

_19 febbrajo._--_Etant pauvre il faut que je travaille._--Come mi

addolorano queste parole! In casa si discorre di comperare carrozze.

In sei anni io credo che ventiquattro mila lire si sono spese per

questo inutile lusso. E tu lavori!

Jeri sono stato a passeggiare verso Limbiate, per sentirmi felice, per

dire--là, là, un giorno ci troveremo e Ti condurrò in quei

luoghi ove io ho pensato a Te e ho pianto!--Si vedevano i bei monti!

Entrai nel cimitero di Porta Comasina per dedicare un mesto pensiero

alle mie sorelle.

Come sentii la vita! Come pensai a Te! Come Ti volli mia, al mio

braccio sorridente fra le croci, melanconica per quanto hai sofferto,

fidente pel bene che Ti farò io!--Dio ci ha destinati!

Jeri avevo pensato tanto! E a sera un papà mi fa mille complimenti,

per introdurmi nel palco di sua figlia. Combinazione! in quel palco,

tante sere fa, sedeva una ragazza che somigliava a Lidia, ed io,

pensando a Lidia, ho guardato con molta insistenza. La figlia del

signor F. si credette d'essere l'oggetto di tanta mia attenzione, e

cominciò da quella sera a guardarmi.--Oh come sarebbe felice mia

madre!

* * *

Lidia, sono venuti per voi i giorni dello sconforto! cara, l'anima mia

vi trova e vi dice--Coraggio!--l'anima sicura è ardente in Dio.

È dovere il mio, e l'adempio in nome di quanto di più puro avete

nella memoria della vostra vita, di quanto di più sacro sentite in

fondo al cuore, fra i tesori della vostra fede religiosa, che è la

mia. Un anno fa, voi mi avete scritto che credevate all'affetto

nobile, puro, bello, quand'io mi sentivo tanto felice di sapervi

felicissima: in quest'ora in cui ringrazio Dio che la mia povera voce

possa giungere a un'anima sconsolata, in questa ora vi dico che Voi

non avevate offerta la carità del vostro affetto ad un floscio che

volesse raccosciarsi sui gradini del vostro altare e che sempre

volesse tendervi la mano elemosinando l'obolo della vostra

contentezza. Voi avete avuto allora e avete oggi la confidenza di una

sorella: ed io, state sicura, so quale immenso e delicatissimo dovere

mi dia questa massima parentela di _rispetto_ e di _affezione_. Voi

credete? Io ho avuto due sorelle, ma esse mi sono morte assai presto,

bambine ancora: ma ancora le sento intorno a me, cresciute con me,

pietose di me e le invoco, e le voglio, e ne bacio i biondi capegli, e

le amo, e arrossisco di non essere nè bello nè gentile, ma le

amo, tremando e inginocchiandomi, le amo! Ed esse mi dicono:--Siamo

deboli, siamo fiori, siamo profumi, siamo memorie, siamo angioli!

Siamo sorelle, siamo vergini!--Voi credete! Queste parole per me sono

la più possente religione, quella che non si insegna dalle madri

nelle nostre preghiere da fanciulli, quella che non ho trovato davanti

agli altari della indulgenza, quella che non ho cercato alla scienza e

quella che, vizioso e scettico e rachitico, il mondo irride. Una

religione celata in fondo all'anima, colle più tremende battaglie

alla materia, colle più arcane gioie dello spirito, piena di

misteri, di fede, di speranza, senza esame, senza egoismo, colla gran

voce della natura che ci vuole buoni, con Iddio che ci vuole infelici!

Ed è in nome di questa religione che non può offender voi nella

vostra memoria nè nelle vostre speranze, ch'io vi dico:--Sorella,

coraggio! Se le mie parole, disperse alla folla, mi tormentavano

tanto, se le mie fatiche non aprirono mai una via, se le mie speranze

d'Arte sono cadute, Dio è stato buono, ha voluto darmi le delusioni

e i dolori, per darmi un segno della religione del sentimento, ha

voluto togliermi ogni coraggio, per darmi poi la fede perchè io

ripetessi a un'anima queste parole e con sicurezza.--Coraggio!---Se mi

apparecchia un avvenire sa che c'è quest'anima a benedirmi, a

pregare per me. E a Dio mi sono sempre confidato così:--Ella non mi

ha fatto male e desiderando sempre che Tu la rendessi felice, io non

mi sentivo mai egoista! Ella fu un gentile ideale che mi rifulse nella

mestizia di una vita arida e senza scopo: mi accompagnò nella

solitudine e negli studi: forse non dimenticò.... Se la mia voce

può farvi del bene, Lidia, se questa parola _coraggio_ non vi suona

banale da me, se l'espandervi vi sgroppa l'affanno dei giorni tristi,

ricordatevi che non siete sola sulla terra, che io vi pongo tra le

visioni più pure delle mie ore tranquille, e ardenti, che _io credo

in Dio e in Voi_, che anche le vostre lagrime mi sono care, ch'io credo

in Dio ed amo l'amoroso ideale della dolcissima Maria.

E mi dico vostro affezionatissimo fratello.

Storia di un'anima · 第 20 / 118 题